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MOZIONE ALLE TRE ASSEMBLEE LEGISLATIVE RIUNITE IN SEDUTA CONGIUNTA.

Da sempre le Alpi sono una zona di transito. La principale via di collegamento tra il nord e il sud dell’Europa ha portato prosperità e cosmopolitismo nella nostra regione alpina, ma sempre più spesso anche gli effetti negativi sono al centro dell’attenzione della società e della politica. Il valico del Brennero è la via di transito più trafficata dell’arco alpino con 11,2 milioni di automobili e 2,5 milioni di TIR nel 2019: si tratta di cifre incredibilmente alte.

Ciò che esse comportano in termini di inquina-mento atmosferico e di impatto ambientale è dimostrato ogni anno dai valori di biossido di azoto rile-vati lungo le autostrade del Brennero e della valle dell’Inn, che sono sempre tra i più alti dell’arco al-pino. Va anche detto che i valori lungo l’autostrada della valle dell’Inn sono migliori di quelli rilevati lungo l’autostrada del Brennero: infatti il limite di velocità dei 100 km/h in vigore sul versante tirolese contribuisce a migliorare la qualità dell’aria. Con questa e altre misure di politica dei trasporti, gli Stati cercano da anni di contenere i danni ambien-tali. Non va poi dimenticato l’enorme contributo al riscaldamento globale associato alle emissioni di CO2 dei milioni di veicoli alimentati a carburanti derivati dal petrolio.

Un altro aspetto che merita un’attenzione diffusa e che molti abitanti delle regioni dell’arco alpino giustamente segnalano è quello dell’inquinamento acustico causato dai veicoli a motore. Il rumore è sempre più riconosciuto come un fattore che incide sulla salute. Diverse istituzioni, come l’Agenzia federale tedesca per l’ambiente, hanno confermato che il rumore può causare danni fisici anche dura-turi. Insomma, il rumore può far ammalare. (www.umweltbundesamt.de/themen/verkehr-laerm/laermwirkung/stressreaktionen-herz-kreislauf-erkrankungen#auswirkungen-des-larms-auf-die-gesundheit).

È un fatto appurato che il rumore ha un impatto sulla qualità della vita delle persone. Ma anche gli animali risentono dell’inquinamento acustico o subiscono alterazioni comportamentali in presenza di rumore, come dimostra ad esempio il seguente studio: Phillips Jennifer N., Termondt Sarah E. und Francis Clinton D., 2021, Long-term noise pollution affects seedling recruitment and community com-position, with negative effects persisting after removal. Proceedings of the Royal Society B.). Que-sto problema riguarda soprattutto la fauna selvatica.

Infine, il rumore rappresenta un problema anche per il turismo. Chi viene a trascorrere le proprie ferie sulle Alpi e sulle Prealpi si aspetta, giustamente, relax e tranquillità. L’esatto contrario del rumore causato dai veicoli a motore.

L’arco alpino è interessato in vari modi dall’inquina-mento acustico dovuto al traffico motorizzato. Da un lato a causa del traffico di transito, che scorre prevalentemente lungo le principali vie di collega-mento. In questo caso l’inquinamento acustico è costante e viene percepito come un rumore di fondo ininterrotto. Esso può compromettere grave-mente il riposo notturno e il tempo libero. Nei fine settimana le code e i picchi di traffico dovuti agli arrivi e ai rientri aggravano ulteriormente il problema.

secondo aspetto importante quando si parla di rumore è quello delle oscillazioni acustiche. Il rumore dovuto alle accelerazioni improvvise o ai veicoli di grossa cilindrata che sfrecciano ad alta velocità ha effetti diretti sull’organismo. Molte persone non sono più disposte a sopportare questo genere di rumore.

Questo tipo di oscillazioni acustiche è causato spesso e in particolare dalle motociclette. Sia nel traffico urbano che lungo gli itinerari più turistici, come i passi di montagna, questi rumori di accelerazione sono spesso insopportabili. È innegabile che essi si ripercuotano sul benessere fisico e soprattutto psichico delle persone. Un solo motocicli-sta che “preme sull’acceleratore” può disturbare centinaia di persone, spaventarle o farle sobbalzare dal sonno.

Questo è un fenomeno conosciuto anche in montagna. La quiete più assoluta può essere infranta dal rombo improvviso di un motore. Anche in questo caso, spesso è una singola persona che, con il suo comportamento di guida, con un’accelerazione improvvisa o un forte rombo del motore, “sconvolge” acusticamente interi paesaggi.

Le Alpi sono un ambiente sensibile che va protetto anche sotto questo aspetto. È quindi giunto il momento di dedicare maggiore attenzione al problema delle emissioni acustiche dei veicoli a motore e di intraprendere azioni su di-versi fronti al fine di ridurle.

Ciò può avvenire soltanto agendo su tre fronti: i controlli, la regolamentazione e la sensibilizzazione.

1. Controlli

Attualmente il rumore prodotto da una moto non può superare gli 80 decibel. Il problema, tuttavia, è dato dalle linee guida che disciplinano la procedura di omologazione, durante la quale viene misurato il livello di rumorosità: la norma prevede che il livello di rumorosità venga misurato a una velocità massima di 50 km/h su una distanza di 20 metri. A se-conda del modello, tuttavia, una moto può essere nettamente più rumorosa. Tanto più se viaggia a più di 50 km/h, come realisticamente accade il più delle volte. Nella realtà non è raro che si rilevino livelli di rumorosità di gran lunga superiori ai 100 decibel. Il limite di rumorosità di 80 decibel vale an-che per i TIR. Anche in questo caso il problema è dato dalla procedura di omologazione, che tuttavia per i TIR è stata resa più rigorosa in tutta l’UE a partire dal 2026.

In Alto Adige, per esempio, le misurazioni delle emissioni acustiche vengono attualmente effettuate di norma solo a seguito di una contestazione. Il livello sonoro viene comunque rilevato soprattutto nei centri abitati, dove nelle ore diurne è fissato un valore soglia di 50 decibel. Ma nei centri abitati l’inquinamento acustico causato da automobili o motocicli non rappresenta quasi mai un problema dato che c’è il limite di velocità dei 50 km orari, peraltro generalmente rispettato. Dove invece il rumore costituisce un problema, e cioè fuori dai centri abitati e soprattutto sulle strade dei passi, non vengono quasi mai effettuate rilevazioni. Proprio qui, invece, i limiti di velocità vengono superati molto più spesso che nei centri abitati.

Un problema aggiuntivo è rappresentato dal fatto che spesso i/le conducenti manomettono le marmitte delle proprie moto. Purtroppo, non ci sono dati attendibili al riguardo; tuttavia, chiunque non abbia problemi di udito sa bene e da tempo che il rumore di fondo percepito nelle zone alpine non è in nessun modo compatibile con le norme sulle emissioni acustiche attualmente in vigore per i motocicli.

Un’iniziativa transfrontaliera, supportata da una campagna di comunicazione a livello internazionale, che preveda misurazioni preventive delle emissioni acustiche e controlli della velocità e dei gas di scarico, creerebbe consapevolezza e indurrebbe a una maggiore cautela.

2. Approccio sinergico nelle regolamentazioni

Da anni si parla di regolamentare l’accesso delle moto a determinate strade. In Tirolo, per esempio, nel 2020 per alcune tratte dei distretti di Reutte e Imst è stato introdotto, e nel 2021 prorogato, un di-vieto di transito per moto particolarmente rumorose con un livello sonoro del veicolo da fermo superiore a 95 dB. Se nella zona del Catinaccio è stato chiuso l’accesso dalla parte trentina, in Alto Adige “l’assalto” continua.
Per evitare che all’interno dell’Euregio, per aggirare i divieti, si verifichino aumenti del traffico su alcune tratte, bisogna coordinare strettamente le regolamentazioni tra le regioni in una strategia globale.

3. Sensibilizzazione

Oltre alle misure menzionate, bisogna chiarire che il rumore non è mai una “questione privata”, ma riguarda sempre altre persone. Il rumore generato dai veicoli a motore là dove la gente vive o tra-scorre il proprio tempo libero rappresenta un grave problema. Dopo tutto, il 40% degli intervistati in un sondaggio non rappresentativo condotto nel 2019 nell’area delle Dolomiti ha dichiarato di percepire il rumore delle moto come “estremamente fastidioso”. Occorre creare consapevolezza del fatto che è importante guidare in modo silenzioso ed evi-tare accelerazioni rumorose. È necessario richiamare l’attenzione su questo fatto nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione. Le precedenti campagne sulla sicurezza alla guida (alcool, velocità) hanno contribuito in una certa misura a sensibilizzare la popolazione in merito. È necessario fare altrettanto per quanto riguarda l’inquinamento acustico derivante dall’eccesso di velocità e dalle forti accelerazioni.

Una campagna di sensibilizzazione transfrontaliera sulla guida silenziosa, accompagnata da un appello al rispetto degli altri, dovrebbe rendere le persone consapevoli del fatto che ogni conducente è responsabile della qualità della vita altrui lungo le strade e gli itinerari che percorre.

Ciò premesso, la Commissione interregionale sottopone alle tre assemblee legislative riunite in seduta congiunta la seguente proposta:

Si chiede alle tre assemblee legislative, riunite in seduta congiunta, di deliberare quanto segue:

1. dare il via a un’iniziativa transfrontaliera, suppor-tata da una campagna di comunicazione a li-vello internazionale, che preveda misurazioni preventive delle emissioni acustiche e controlli della velocità e dei gas di scarico;
2. coordinare le diverse regolamentazioni dei vari territori dell’Euregio in una strategia globale;
3. avviare una campagna di sensibilizzazione transfrontaliera sulla guida silenziosa, accompagnata da un appello al rispetto degli altri, al fine di rendere le persone consapevoli del fatto che ogni conducente è responsabile della qualità della vita altrui lungo le strade e gli itinerari che percorre.”

Alpbach, den 08.07.2021

Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler
Lucia Coppola
Paolo Zanella
Paul Köllensperger
Peter Faistnauer
Alex Ploner
Franz Ploner
Maria Elisabeth Rieder

COMUNICATO STAMPA.

Mercoledì 20 ottobre torna in 3a commissione legislativa il disegno di legge del Gruppo verde che vuole fare in modo che le opere edili pubbliche diventino vere promotrici di opere d’arte. Il disegno di legge, doveva essere discusso ancora a febbraio, ma era stato rinviato su richiesta della maggioranza.

Un mondo senza cultura e senza arte – niente musica alla radio, niente teatri, niente musei per non parlare dei cinema- è impensabile per la maggior parte di noi. Eppure, troppo spesso il lavoro di artiste, artisti, operatrici e operatori culturali viene ridotto a semplice offerta per il tempo libero a cui si può facilmente rinunciare. Lo abbiamo visto bene durante questa lunga pandemia. Noi pensiamo però che le cose debbano cambiare.

Una possibilità per iniziare a farlo sono gli appalti pubblici. Questi possono e devono essere promotori e sostenitori di arte e cultura. Ad esempio, con opere d’arte inserite all’interno degli edifici. Già nel 1949 è stata approvata la cosiddetta “Legge 2%”, una legge statale che prevedeva di corredare di un’opera d’arte ogni edificio pubblico. Con gli anni questa legge è stata man mano svuotata, ma il suo spirito è ancora vivo. Inoltre la sua attuazione è diventata di competenza delle Regioni.

L’Alto Adige si è più o meno preso carico di questa responsabilità con la legge sugli appalti del 2015. Qui si legge che una determinata percentuale del costo di un’opera edilizia può essere usata per delle opere d’arte con cui corredare l’edificio. Tuttavia, questo passo della legge sugli appalti, con l’uso del verbo “può” risulta opzionale. Con il nostro disegno di legge, la parola “può” viene quindi sostituita con la parola “deve”: in futuro dovrà diventare così obbligatorio corredare edifici pubblici con opere d’arte. “Istituire una collaborazione vincolante tra edilizia e mondo dell’arte potrebbe essere un passo concreto da parte della politica per rilanciare e promuovere lo sviluppo culturale, artistico ed economico dell’Alto Adige-Südtirol” commenta la prima firmataria Brigitte Foppa.

Siamo curiosi di vedere come andrà a finire la discussione in Commissione legislativa. Sentiamo spesso dire che l’arte e la cultura devono essere sostenute di più. Vedremo se con questo disegno di legge riusciremo a passare dalle parole ai fatti.

Il disegno di legge Arte negli edifici pubblici
L’interrogazione Künstlerische Gestaltung öffentlicher Bauten

Bolzano, 19/10/2021

 

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

COMUNICATO STAMPA.

La provenienza del nostro cibo e della nostra carne interessa sempre più persone. Anche se il consumo consapevole, vegetarismo e veganismo sono in aumento, in Alto Adige viene ancora consumata e soprattutto lavorata moltissima carne.

Questo è problematico per diverse ragioni. Il consumo di carne è uno dei principali motori del riscaldamento globale, nella stessa dimensione della mobilità globale. L’impatto ambientale dovuto agli escrementi, ai gas, alla produzione di mangime, ecc. è enorme. Gli allevamenti di massa e i trasporti in tutto il mondo provocano sofferenze atroci agli animali e tendiamo a chiudere un occhio di fronte a questo. Anche noi in Alto Adige.

“Abbiamo quindi bisogno di dati per aprire un dibattito aperto e obiettivo in Alto Adige”, dice la consigliera dei Verdi Brigitte Foppa. “Volentieri pensiamo che siamo un’isola felice e che la carne che si mangia in Alto Adige viene anche dall’Alto Adige. Purtroppo, questa è un’idea completamente falsa”.

Ecco alcune cifre prendendo carne di maiale come esempio – anno di riferimento 2019

Maiali che vivono in Alto Adige: 9.267

Maiali macellati in Alto Adige: 6.740

Questo corrisponde a: 674.000 kg (674 t) di carne di maiale utilizzabile.

Le cifre dell’import sono impressionanti (vedasi le interrogazioni del Gruppo Verde 17-10-21 e 18-10-21).

72.295.987 kg (2019) di carne di maiale vengono importati dall’estero. Questo significa che ogni anno 723.000 maiali (morti) arrivano in Alto Adige. Questo equivale a 1,5 maiale per ogni Alto Atesino/a! I maiali vengono lavorati qui (per esempio in 7,5 milioni baffe intere di Speck). Mettendo in fila tutti questi maiali uno dietro l’altro, la catena si estenderebbe dal Brennero a Bari.

 

“Significa anche che il 99% della carne di maiale che viene mangiata e lavorata in Alto Adige proviene dall’estero. A questa cifra si dovrebbe ancora sommare la carne importata da altre regioni italiane che non viene registrata. Quando si parla di km zero dobbiamo prendere atto che il maiale locale in Alto Adige (quasi) non esiste “, così il Gruppo Verde.

Bisogna essere onesti. Dietro la bella immagine di maiali allevati all’aperto si nasconde un’altra verità: migliaia di animali provenienti da allevamenti di massa in Germania o nei Paesi Bassi (dove vengono trattati come merci industriali) e portati al macello in trasporti spesso tortuosi. L’Alto Adige fa parte di questo meccanismo.

 

Bolzano, 18.10.2021

 Landtagsabgeordnete

Brigitte Foppa

Riccardo Dello Sbarba

Hanspeter Staffler

INTERROGAZIONE SU TEMI DI ATTUALITA’.

I media hanno riferito (con tanto di immagini a corredo) che due candidati della Lega per le comunali di Merano hanno usato per un loro volantino elettorale la foto di un loro incontro con la presidente dell’IPES Francesca Tosolini. L’immagine ritrae la Presidente coi due candidati e alle spalle il logo dell’Istituto per l’edilizia sociale dell’Alto Adige. La Presidente ha preso le distanze dalla pubblicazione e questo è positivo. Resta il fatto anomalo di una Presidente Ipes che riceve due candidati alle elezioni nella sede dell’Ipes e lì si fa fotografare insieme a loro con lo sfondo del Logo dell’Istituto.

Si chiede quindi alla Giunta provinciale:

  1. La Giunta provinciale ha chiesto spiegazioni alla Presidente dell’Ipes sulla circostanza che la stessa abbia ricevuto due candidati alle elezioni comunali nella sede dell’Istituto e lì si sia fatta fotografare? Se le ha chieste, che cosa ha risposto la Presidente?
  2. Visto che una foto di una persona che ricopre una importante carica istituzionale fatta insieme a due candidati alle elezioni presumibilmente verrà usata a scopo elettorale, la Giunta provinciale si ritiene soddisfatta delle spiegazioni date dalla Presidente?
  3. A prescindere dalle spiegazioni, la Giunta considera corretto questo comportamento? Se sì, perché? Se no, che cosa ha fatto o intende fare perché episodi del genere non si ripetano?
  4. Sono stati presi provvedimenti nei confronti della Presidente in seguito a questa vicenda?

 

Bolzano, 14 ottobre 2021

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

INTERROGAZIONE SU TEMI DI ATTUALITA’.

Nella delibera di Giunta Provinciale nr. 1323/2018 che autorizza il cantiere del WaltherPark, la prescrizione n. 21 recita: “Il livello di falda deve essere monitorato in continuo con almeno due piezometri in sito e paragonato col livello di scavo aperto”. E la prescrizione 26: “Sul sito o nelle immediate vicinanze vanno realizzati un piezometro idrogeologicamente a monte e uno a valle dello scavo sino a quota 235 m. Questi devono essere provvisti di rilevatori di dati in continuo. I dati possono essere richiesti in qualsiasi momento dagli enti competenti”.

Si chiede quindi alla Giunta provinciale:

  1. Sono stati realizzati i piezometri richiesti dalle prescrizioni 21 e 26 e, se sì, per quale periodo di tempo? Questo periodo era adeguato alle problematiche poste dal cantiere?
  2. La Provincia ha richiesto i dati di tali piezometri e, se sì, con quale frequenza li ha richiesti?
  3. Dai dati dei piezometri risultava il crescere progressivo della quota della falda e qual’era?
  4. Si poteva prevedere in anticipo l’allagamento e quindi fermare in tempo gli scavi?
  5. Attualmente il “lago” è coperto da teli di plastica. La prescrizione 21 però impone che “la falda sia sempre protetta da uno strato di terreno di almeno un metro”. Perché non è stata fatta subito rispettare questa prescrizione? La copertura con uno strato di terreno di almeno un metro dovrà essere comunque realizzata ed entro quando? Se no, perché?

Bolzano, 14 ottobre 2021

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

COMUNICATO STAMPA.

Dal servizio sanitario arrivano buone notizie! All’ospedale di Bolzano è stato deciso di presentare ogni lunedì (i cosiddetti “lunedì verdi”) piatti di cucina vegana.
“Ci fa molto piacere” commenta la Consigliera provinciale verde Brigitte Foppa, “da tempo si sa che la riduzione del consumo di carne è una delle misure più importanti per la protezione del clima. L’allevamento e la carne contribuiscono in maniera enorme al riscaldamento globale – sulla scala della mobilità globale”. Provare alternative senza l’uso della carne aiuta a immaginare pasti con meno carne – anche per coloro che non vogliono mangiare sempre vegetariano o vegano. Pertanto, l’iniziativa dell’ospedale di Bolzano è molto gradita e speriamo venga copiata da altri.

Foppa ricorda i tempi (nel 2010) in cui, insieme a più di venti organizzazioni, aveva lanciato il “veggieday”. L’iniziativa di sensibilizzazione per “meno carne nel piatto”, che faceva anche un ragionamento per la tutela del clima, dell’ambiente e degli animali, si era candidata per il premio ambientale euregio e aveva passato la selezione fino alla fase finale. La foto mostra quanto i tempi cambino! 😊

Bolzano, 12.10.2021

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

COMUNICATO STAMPA.

Qualcuno si ricorderà: all’inizio dell’anno Brigitte Foppa ha ricevuto diversi insulti su Facebook. Lo user “Bernd Rossin” le aveva augurato di venire finalmente „presa come si deve da cinque immigrati ben dotati”. Un altro commentatore aveva aggiunto che cinque erano troppo pochi: “a questo >spettinato mostro verde< bisognerebbe fare ben altro”. Diversi altri utenti avevano messo like su entrambi i commenti.

In seguito la Consigliera verde ha sporto denuncia. E non è stata la prima volta. Già nel 2017 c’era stato uno shitstorm con attacchi verbali violenti contro Brigitte Foppa. Le era stato augurato di morire sulla croce e molto altro. Quella prima denuncia consegnata presso la polizia postale non ha avuto nessuna conseguenza e Foppa non ha più sentito nulla da parte delle autorità. Per questo motivo, la seconda volta la Consigliera aveva dichiarato di voler essere informata in caso di archiviazione del caso, secondo l’art. 408 StPO

E così è avvenuto. Tramite i Carabinieri di Egna Brigitte Foppa ha ricevuto la comunicazione che il procuratore generale Bisignano ha chiesto l’archiviazione. „Non è una buona notizia –commenta Brigitte Foppa – l’effetto di questa decisione sarà la certezza che nella nostra provincia si può tranquillamente insultare e minacciare le persone sui social media senza subire nessuna conseguenza.”

La visione degli atti ha rivelato che la procura aveva richiesto a Facebook i file log senza ricevere risposta. Il quotidiano Neue Südtiroler Tageszeitung, a cui era stato chiesto anche il file log, aveva risposto, ma anche in questo caso c’era il problema che i commenti erano stati scritti sul loro profilo Facebook.

Brigitte Foppa ha fatto ora ricorso contro l’archiviazione presso il pubblico ministero, dando le seguenti motivazioni: “Non sono stata contattata nemmeno una volta dall’ufficio del pubblico ministero. Eppure avrei avuto alcune informazioni importanti sull’identità di almeno uno degli haters. All’epoca dei fatti, in tutta la provincia si è discusso a lungo sul fenomeno e il dibattito ha avuto anche una certa visibilità. Purtroppo, si parlerà anche dell’archiviazione e questo senza alcun effetto positivo. Così ora ho presentato ricorso contro l’archiviazione e questa volta spero almeno di essere ascoltata. Mi sarei anche aspettata un atteggiamento meno passivo da parte della magistratura nei confronti dei colossi dei social media.”

Foppa, che è stata bersaglio di commenti subdoli e insulti per anni, è sicura che in questo tipo di vicende sono necessarie alcune cose importanti: “Coraggio civile e solidarietà, ma anche un chiaro posizionamento della società su dove siano i limiti di ciò che si può e non di può dire”.

 

COMUNICATO STAMPA.

Oggi è stato discusso in Consiglio provinciale un articolo presentato dai tre assessori all’istruzione sull’istruzione parentale. Queste le riflessioni del Gruppo Verde su questo tema delicato e importante:

  • Siamo da molto tempo a conoscenza di svariate iniziative educative da parte di gruppi di genitori e di homeschooling e finora abbiamo sempre visto che la maggior parte di queste iniziative sono molto ben pensate. La maggior parte offrono un’ottima proposta di insegnamento anche al di fuori delle istituzioni scolastiche. Tutte queste iniziative non hanno certamente alcun problema con il regolamento proposto. Un colloquio di consulenza, la presentazione di un programma e visite concordate durante le lezioni non vanno di sicuro a svantaggio di un’istruzione parentale ben studiata e ben programmata. Pertanto, i nuovi requisiti menzionati sono un chiarimento sensato e una garanzia di qualità che noi sosteniamo.
  • Vediamo due punti problematici nel regolamento proposto dagli assessori e li abbiamo sollevati nel corso del dibattito.

1) Riteniamo problematico il fatto che i genitori si debbano impegnare a portare avanti i corsi parentali per un intero anno scolastico. Se le circostanze della famiglia cambiano, se i genitori notano che il bambino non si sta sviluppando bene, ecc. queste possono essere tutte buone ragioni per optare per un rientro a scuola. Questo punto ha occupato molto spazio nel dibattito – e alla fine il passaggio è stato rielaborato. Ora l’istruzione parentale può essere interrotta anche in mezzo all’anno scolastico, e il rientro a scuola richiesto con una semplice motivazione scritta. Riteniamo che questa sia una cosa buona e importante.

2) Critichiamo il fatto che i test attitudinali e di verifica alla fine dell’anno scolastico possano essere fatti solo nella scuola presso la quale è stata fatta la notifica della scelta di istruzione parentale. Ci sono casi (per esempio se si segue una certa forma di insegnamento, come la Montessori) in cui può essere più ragionevole e sensato fare l’esame in una scuola diversa. Su questo abbiamo presentato un emendamento che però non è stato approvato. La cosa ci dispiace molto.

Lo svolgersi del dibattito ha dimostrato quanto sia importante discutere sui fatti, quando si affrontano politicamente anche i nuovi fenomeni derivanti dalla pandemia, con un atteggiamento ragionevole, non polarizzante e non punitivo. In questo modo si trovano anche dei compromessi accettabili. Per questo in conclusione abbiamo votato a favore dell’articolo.

BZ, 08.10.2021

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

COMUNICATO STAMPA.

La Torre di vetro sul Catinaccio, l’elegante rifugio Santner, la nuova funivia di Tires e il bacino di raccolta sul Puflatsch danno una chiara idea di una nuova tendenza. Il Presidente Kompatscher e l’industria del turismo stanno svendendo le nostre montagne. Hotel di lusso, funivie, laghi artificiali significano la commercializzazione totale della regione montana intorno allo Sciliar.

La torre di vetro diventerà il nuovo hotspot con un investimento di oltre 25 milioni di soldi pubblici. L’edificio così particolare è destinato ad attirare masse di turisti, come fa intuire un ristorante con 350 posti. Le suite all’interno non sono certo destinate ai semplici escursionisti, ma sono pensate per ospiti ben più chiccosi.

La nuova funivia da Tires alla Malga Frommer approvata dalla Giunta provinciale faciliterà l’ascesa verso la Torre di vetro sul Catinaccio. La sua realizzazione è stata duramente criticata dalle organizzazioni ambientaliste perché invade il sensibile habitat del gallo cedrone. Una decisione sbagliata in tempi di crisi climatica e della biodiversità.

A Puflatsch, sull’Alpe di Siusi, sta per accadere una cosa incredibile: uno degli habitat più ricchi di specie dell’Alto Adige sta per essere destinato a un bacino di raccolta per la neve artificiale. Questo significherebbe sacrificare tesori naturali unici agli interessi del turismo. Il progetto poi è totalmente miope, visto il graduale e inesorabile riscaldamento globale, che renderà in futuro sempre meno possibile sciare sull’Alpe di Siusi.

Gli altoatesini si lamentano dell’overtourism, delle strade sempre più congestionate dal traffico e dello sfruttamento della natura e dell’ambiente. Invece di iniziare finalmente un approccio attento verso le nostre preziose montagne, tutte le “dighe” sembrano ora traboccare verso interessi puramente economici. In tempi di crisi climatica e della biodiversità, questi progetti sono tecnicamente controproducenti e politicamente assurdi.

Bolzano, 07.10.2021

Cons. prov.
Hanspeter Staffler
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba

COMUNICATO STAMPA.

Chiediamo numeri sinceri, provvedimenti coraggiosi e monitoring super partes

Ieri 5 ottobre 2021 in Consiglio provinciale si è tenuto un intenso dibattito di attualità sul cambiamento climatico voluto dall’opposizione su iniziativa del Gruppo Verde in Consiglio provinciale.

La situazione è drammatica e il rapporto IPCC non lascia dubbi: o agiamo ora o sarà troppo tardi.

Brigitte Foppa, come prima firmataria dell’iniziativa, ha introdotto il tema e ha riassunto il rapporto IPCC.

L’effetto serra è ormai fuori controllo, le temperature globali continueranno a salire, gli eventi climatici estremi diventeranno sempre più frequenti. È un processo ormai inarrestabile che possiamo solo rallentare.

Il Piano clima che ci ha presentato la Giunta alcune settimane fa è poco convincente e poco onesto. L’Eurac ha calcolato che in Alto Adige ogni persona emette 7,5t di CO2. Una cifra che corrisponderebbe a una media europea: in Italia sono 5,5t, in Germania 8,5t, in Austria 7,15t. Nel piano clima della Provincia invece leggiamo che in Alto Adige emettiamo “solo” 4,5t per persona.

Se partissimo però da cifre più realistiche, se fossimo più oneste/i con noi stesse/i, avremmo una motivazione maggiore per cambiare davvero le cose.

È come se pesassimo 100 kg e dovessimo arrivare a 20kg. Continuando a dire “domani inizio la dieta” non si perde mai peso. Si tratterebbe di uno sforzo enorme, impossibile senza un piano dietetico serio. Lo stesso si può dire per raggiungere la neutralità climatica: abbiamo bisogno di un vero e proprio piano dietetico e per questo abbiamo bisogno di un Piano clima onesto nelle cifre di partenza e con misure ambiziose e condivise.

Sarà un processo difficile, ma assolutamente necessario se vogliamo rispondere seriamente all’appello dei e delle tante giovani dei Fridays for Future che scendono da mesi regolarmente in piazza.

Riccardo Dello Sbarba ha poi esaminato con attenzione il Piano clima della Provincia.

Nessun obiettivo stabilito nel piano clima firmato ancora nel 2011 da Michael Laimer è stato raggiunto in questo decennio. In alcuni ambiti la situazione è addirittura peggiorata. E il “nuovo” Piano clima, di cui abbiamo avuto visione alcune settimane fa, non riesce nemmeno a fare propri gli obiettivi di neutralità climatica entro il 2050 stabiliti nell’accordo di Parigi. Quello che questo piano clima fa è riprendere semplicemente gli obiettivi definiti nel 2010 e spostarli dieci anni più in là.

Per esempio, il piano clima del 2011 prevedeva che entro il 2020 avremmo coperto il nostro fabbisogno energetico con il 75% di energie rinnovabili. Nel 2019 eravamo al 64%. Entro il 2020 avremmo dovuto diminuire il nostro consumo di elettricità da 2.800 Watt (dato del 2008j a 2.500 Watt a testa. Oggi invece siamo a 3.000 Watt pro capite. Le emissioni di CO2 pro capite, che dovevano calare dalle 4,5 tonnellate (del 2008) a 4 tonnellate nel 2020, sono invece oggi a quota 4,4 tonnellate: quindi non c’è stata alcuna riduzione significativa, mentre l’Eurac ci avverte che questo calcolo non comprende né l’agricoltura (+1 tonnellata pro capite), né le emissioni dell’Autobrennero, né la cosiddetta “energia grigia” (causata da noi ma fuori dai nostri confini, pari a oltre 2 tonnellate pro capite).

Per questi motivi, questo piano clima non è credibile. Chiediamo che i suoi risultati vengano monitorati annualmente non dalla Giunta, né da uffici da essa dipendenti, ma da una commissione di esperti indipendente che analizzi e valuti annualmente l’attuazione del piano.

Anche Hanspeter Staffler ha fatto sentire forte la sua voce.

È triste constatare che la Giunta nella sua bozza di Piano clima provinciale non faccia nessun riferimento al Piano climatico nazionale, da lei stessa approvato. In questo piano nazionale è previsto, ad esempio, che l’Alto Adige si munisca entro 2030 di 350 Megawatt di fotovoltaico. Nel Piano clima provinciale appena elaborato ne sono previsti solo 150.

Nella misurazione delle nostre emissioni reali, la Giunta non considera l’agricoltura e non considera il corridoio del Brennero (principale fonte di emissione di gas serra). Allora ci chiediamo: dov’è finita la trasparenza che ci chiedono a gran voce le/i giovani che sono scese in piazza in questi ultimi anni.

Noi Verdi abbiamo presentato diverse proposte concrete in questo Consiglio per affrontare il cambiamento climatico. Ne cito solo due: un monitoraggio annuale delle misure e il clima-check di tutte le leggi (cosa che di recente è stata approvata in Tirolo). La maggioranza SVP-Lega Salvini ce le ha bocciate tutte.

La crisi climatica è una crisi globale e nessun Paese, nessuna Regione può farcela da sola. Prendiamone atto, riconosciamo le nostre vere responsabilità e agiamo in fretta. La smetta la Giunta di creare il mondo climatico che le conviene!

Bolzano, 6/10/2021

Landtagsabgeordnete
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler