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INTERROGAZIONE.

Rispondendo alla nostra interrogazione n. 1328/21 l’assessore competente, alla risposta n. 3, ha scritto:

Il criterio base per la determinazione della tariffa da riconoscere alle strutture private per l’erogazione di prestazioni di specialistica ambulatoriale e quindi anche per le visite specialistiche è quello del costo standard, a cui si aggiungono il nomenclatore tariffario nazionale (DM 18.10.2012) e i tariffari delle altre Regioni (art. 8-sexies del DLGS n. 502 del 30 dicembre 1992 e s. m. e i).

Con riferimento particolare alle visite si deve tenere anche conto del fatto che fino a 36,15 euro la tariffa corrisponde al pagamento del ticket da parte dei pazienti non esenti. Pertanto la tariffa è sempre stata mantenuta all’interno del range 25 euro – 36,15 euro (dal 2019 pari a 36,15 euro) per garantire un accesso equo ai cittadini e conforme con quanto applicato dalle altre Regioni/Province Autonome. La tariffa, avendo effetto sul ticket, non corrisponde sempre ai costi effettivamente sostenuti dalle strutture erogatrici: dall’ultima rilevazione anno 2018 il costo standard totale di una visita specialistica ambulatoriale risulta essere di euro 32,30 nelle strutture private (case di cura convenzionate) e di euro 61,20 nella struttura pubblica (Azienda sanitaria).

Ringraziando per la risposta alla nostra interrogazione, chiediamo ulteriori informazioni sia su questo che su altri punti.

 Si chiede quindi alla Giunta provinciale:

  1. La frase “tariffa da riconoscere alle strutture private per l’erogazione di prestazioni di specialistica ambulatoriale e quindi anche per le visite specialistiche” significa che tale tariffa equivale alla somma che la sanità privata riceve per la corrispondente prestazione e che il privato per tale prestazione non riceve un centesimo in più rispetto a questa “tariffa riconosciuta”?
  2. Come incidono “il nomenclatore tariffario nazionale (DM 18.10.2012) e i tariffari delle altre Regioni (art. 8-sexies del DLGS n. 502 del 30 dicembre 1992 e s. m. e i)” nel calcolo della “tariffa da riconoscere alle strutture private”?
  3. Per essere concreti: a quanto ammonta attualmente la “tariffa riconosciuta alle strutture private” nelle branche specialistiche indicate nella citata risposta, cioè dermatologia, cardiologia, oculistica, reumatologia? Se il calcolo è composto da diverse componenti (vedi risposta alla precedente domanda), si chiede di indicate l’ammontare delle singole componenti per ogni branca specialistica.
  4. Tenendo conto che “fino a 36,15 euro la tariffa corrisponde al pagamento del ticket da parte dei pazienti non esenti e che pertanto la tariffa è sempre stata mantenuta all’interno del range 25 euro – 36,15 euro”, questo significa che il pagamento del ticket copre la totalità o quasi della tariffa riconosciuta al privato? E come funziona il sistema: che il paziente per il servizio del privato paga il ticket all’Azienda sanitaria e poi la Provincia rimborsa al privato la “tariffa riconosciuta”, oppure il ticket va subito al privato e poi tra privato e pubblico viene calcolato l’eventuale conguaglio?
  5. Il punto più importante è però questo: “dall’ultima rilevazione anno 2018 il costo standard totale di una visita specialistica ambulatoriale risulta essere di euro 32,30 nelle strutture private (case di cura convenzionate) e di euro 61,20 nella struttura pubblica (Azienda sanitaria)”. Su questo, una prima domanda: come sono stati calcolati questi costi standard? Cioè, questi sono stati calcolati per prestazioni strettamente equivalenti, cioè considerando in entrambi i settori la singola e strettamente identica prestazione? (e non, per esempio, i costi globali dei reparti o simili, poiché in questo caso il privato potrebbe coprire solo una parte – magari la meno onerosa – delle prestazioni possibili, mentre il pubblico è obbligato a coprire tutte le possibili prestazioni di quella branca specialistica e dunque anche quelle più onerose…)
  6. Se il calcolo è stato fatto tra identiche prestazioni, da cosa dipende questa notevole differenza nei costi standard nel pubblico e nel privato?
  7. La differenza dei costi standard significa che il privato è più efficiente, o che cura peggio del pubblico, o che cosa?
  8. I maggiori costi del pubblico vengono considerati conseguenza necessaria per il tipo di servizio che il pubblico deve offrire per garantire il diritto universale alla salute oppure il servizio pubblico ha ampi margini di miglioramento? In questo secondo caso, ha la Provincia un progetto per questo miglioramento e se sì quali e in quali tempi?
  9. Dall’anno 2020 alla sanità privata è stato chiesto anche di accogliere pazienti affetti da Covid 19 che non potevano essere ricoverati nelle strutture pubbliche. Si chiede per l’anno 2020 e 2021 – naturalmente per il periodo in cui sono disponibili i dati richiesti:
    • Quanti sono stati questi ricoveri di pazienti Covid presso strutture private convenzionate?
    • A quante giornate complessive hanno corrisposto?
    • Qual era (o è) la “tariffa riconosciuta” dalla Provincia per ogni giorno di ricovero?
    • Quanto è stato speso in tutto per questi ricoveri nella sanità privata?
  10. Quanto è stato speso dalla Provincia nello stesso periodo di cui alla risposta precedente per visite specialistiche e prestazioni diagnostico-strumentali nelle strutture private convenzionate?
  11. Oltre ai ricoveri di pazienti Covid 19, è stato chiesto alle strutture private di ricoverare in convenzione pazienti affetti da altri tipi di patologie, e se sì, quanti, per quante giornate complessive, a quale “tariffa riconosciuta” e per quale spesa totale? Si richiedono i dati riferiti allo stesso periodo indicato nelle risposte alle domande 9 e 10, o in mancanza per il periodo di cui i dati sono disponibili.

 

BZ,16.04.2021

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

 

Qui potete scaricare la risposta della giunta.

INTERROGAZIONE SU TEMI DI ATTUALITÀ.

Tra il 2018 e il 2019 la Guardia di Finanza effettuò controlli all’inceneritore di Bolzano per verificare eventuali violazioni delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione, sanzionate ai sensi dell’art. 256 del Decreto leg. N. 152/2006 (reati ambientali). In particolare, furono acquisiti documenti sui movimenti di rifiuti accettati dall’impianto per accertare se fossero state superate le quantità autorizzate. Ricordiamo che, secondo la normativa vigente, se il reato pur accertato non ha prodotto sensibile danno ambientale, viene proposta la derubricazione del reato in sanzione amministrativa che, se pagata, interrompe il giudizio. La commissione del reato comunque resta.

Si chiede alla Giunta provinciale:

  1. Come si è conclusa la vicenda dei citati controlli all’inceneritore di Bolzano?
  2. È stato costatato un reato e se sì, quale?
  3. Ci sono stati provvedimenti sanzionatori?
  4. Se c’è stata sanzione, a quanto ammontava e chi l’ha pagata?
  5. Ci sono stati provvedimenti nei confronti di eventuali persone responsabili? se sì, quali? se no, perché?

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

COMUNICATO STAMPA.

Il Consiglio provinciale ha iniziato oggi la trattazione di due mozioni relative al tema le mestruazioni non sono un lusso. Purtroppo il tempo non ha permesso, né la discussione, né la votazione finale. Se ne riparlerà a maggio.
Una cosa normale come le mestruazioni non dovrebbe essere un lusso. Il ciclo mestruale è un processo fisiologico che accompagna ogni donna per molti anni nell’arco della sua vita. Invece costa, e ce ne accorgiamo ogni mese facendo la spesa. Gli assorbenti igienici sono costosi. In Italia, come in molti altri paesi, sono ancora soggetti all’aliquota IVA massima, nel nostro caso del 22%. A livello nazionale si sta cercando di rimediare, ma la strada da intraprendere è incerta.

Un delle due mozioni è stata portata da Brigitte Foppa con la proposta di mettere a disposizione gratuitamente assorbenti in tutte le scuole e in altri edifici pubblici. L’altra mozione per l’abolizione della cosiddetta Tampontax è stata portata da Sandro Repetto (PD). Entrambe le mozioni sono state modificate su proposta della SVP, la quale propone che gli assorbenti vengano messi a disposizione gratuitamente solo nell’ambito di progetti pilota delle scuole medie. “Lavoreremo nelle prossime settimane per tenere alta l’attenzione su questo tema – commenta Brigitte Foppa – nella sua vita, una donna spende in media più di 2.000 euro per questi prodotti. Per molte donne, soprattutto per quelle più giovani, si tratta di una spesa considerevole. È importante che gli assorbenti vengano messi a disposizione nei luoghi pubblici e non siano più considerati un prodotto di lusso”.

 

 

Bolzano, 15.04.2021

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

INTERROGAZIONE SU TEMI DI ATTUALITÀ.

Risulta che nel 2019 e 2020 il conferimento all’inceneritore di rifiuti provenienti dalla provincia di Bolzano abbia subito interruzioni. In alcune di queste occasioni risulta che sia stata aperta in via d’urgenza la discarica di Sacco a Fortezza per depositare rifiuti che non potevano essere conferiti all’inceneritore. La causa del blocco starebbe nel fatto che l’accordo stipulato con la vicina Provincia di Trento prevederebbe l’obbligo di accettare le quantità concordate di rifiuti trentini (circa 15.000 tonnellate) anche se questo satura l’impianto e blocca i conferimenti altoatesini. Per un impianto che ha per legge come primo scopo quello di chiudere il ciclo dei rifiuti provinciali è un’assurdità!

Si chiede alla Giunta provinciale:

  1. È vero che nel 2019 e 2020 il conferimento all’inceneritore di rifiuti provenienti dalla provincia di Bolzano ha subito interruzioni? Se sì, in quali periodi e per quali quantità?
  2. Che cosa è stato fatto dei rifiuti non conferiti? È vero che tutto o in parte sono finiti nella discarica di Sacco? Se sì, per quali periodi e quantità? E il resto dov’è finito?
  3. È vero che il conferimento è stato bloccato perché l’inceneritore era “saturato” da rifiuti da Trento, che c’era l’obbligo di accettare? Se sì, ciò è previsto da accordi/contratti e quali?
  4. Che cosa intende fare la Provincia per risolvere il problema?

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

INTERROGAZIONE.

Con la Delibera Giunta Provinciale n.1377 del 18.12.2018 “Avvio del procedimento per l’approvazione del piano e del regolamento del Parco Nazionale dello Stelvio – prima adozione” è stato avviato il lavoro di elaborazione e approvazione del piano e regolamento del Parco, accompagnato da processi di partecipazione e raccolta delle osservazioni. La procedura è stata avviata secondo le procedure riservate a un Piano di settore prov.le, secondo la LP 13/97, art. 12.

Tuttavia, ci arrivano notizie sia dal territorio provinciale, sia dalle altre regioni coinvolte dal Parco, che si starebbe pensando di annullare l’iter fin qui seguito, annullando/revocando la stessa delibera 1377/2018 per riavviare da capo il processo. Queste notizie creano insicurezza e vanno chiarite. Per questo presentiamo questa interrogazione, consapevoli che al momento della risposta la Giunta potrebbe avere già deciso in merito. In questo caso, le domande vanno intese ovviamente rivolte alla decisione presa e alle sue ragioni e modalità.

Si chiede alla Giunta provinciale:

  1. Sono confermate le notizie (o la decisione già presa al momento di rispondere a questa interrogazione) circa la volontà di annullare o revocare la delibera 1377/2018 e ricominciare su nuove basi il procedimento di approvazione del Piano e regolamento del Parco dello Stelvio, oppure la proposta di piano è confermata e si continua a lavorare sulla base della citata delibera?
  2. Se c’è la volontà (o già la decisione) di annullare o revocare la citata delibera e/o la procedura, quali ne sono le ragioni? Ci sono state difficoltà col Ministero, oppure con l’altra Regione o Provincia autonoma su qualche aspetto di contenuto o di procedura? E se si, quale?
  3. Nell’ipotesi di avviare su nuove basi la procedura, quali saranno le diversità con la procedura già avviata nel 2018? In particolare, si proporrà una nuova versione del piano e del regolamento, oppure si tratterà di cambiamenti nella procedura, o entrambe? Si prega di indicare sommariamente gli elementi di novità/modifica rispetto a quanto avviato con la delibera del 2018.
  4. Se la procedura ricomincerà con una nuova delibera, ciò avverrà sempre sulla base della vecchia legge urbanistica oppure della nuova legge “Territorio e Paesaggio”? Nel secondo caso, quale sarà la differenza tra le procedure?
  5. Se la procedura ricomincerà con una nuova delibera, che fine faranno le osservazioni finora presentate? Saranno archiviate oppure trasferite nella nuova procedura, a condizione che siano pertinenti?
  6. Se la procedura avviata con delibera 1377/2018 viene invece confermata, a che punto è? E quando prevede la Giunta che essa possa concludersi?
  7. È previsto che ogni provincia autonoma/regione abbia un proprio piano e regolamento, o è prevista una parte comune? Se sì, quale?
  8. Se la procedura avviata con delibera 1377/2018 viene invece confermata, sono state pubblicate da qualche parte le osservazioni pervenute? Sono state già valutate e se sì, con quale risultato? E questo risultato è pubblicato e consultabile e se sì, dove?

 

BZ, 14.04.2021

 

Cons. prov.

Riccardo Dello Sbarba

Brigitte Foppa

Hanspeter Staffler

COMUNICATO STAMPA.

Sono piccole, ma la loro azione ha effetti grandi sulla vita della terra. L’ape da miele gode già di grande simpatia. Sua cugina, l’ape selvatica, è meno conosciuta, eppure ne esistono centinaia di tipi. Vive nei muretti a secco, nel legno morto e nel terreno. Qui trova l’habitat giusto per riprodursi e dà un contributo inestimabile alla qualità della nostra vita e di tutto il nostro ecosistema.

Oggi in Consiglio provinciale, grazie a una mozione presentata dal Gruppo Verde, si è discusso su come in futuro possiamo migliorare la tutela di questi piccoli-grandi esseri. La mozione, primo firmatario Hanspeter Staffler, prevedeva dei provvedimenti legislativi per la protezione degli insetti e dei loro habitat. “Una casa è stabile solo se le sue fondamenta sono sane. Lo stesso vale anche per l’ecosistema degli animali: senza le fondamenta degli insetti è destinato a collassare” è stato l’appello di Hanspeter Staffler rivolto all’aula.

Anche se la mozione è stata bocciata con 16 voti favorevoli e 18 contrari, il nostro instancabile impegno a favore di api e insetti non si fermerà.

Cons. prov.
Hanspeter Staffler
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba

COMUNICATO STAMPA.

Panico
Paura
Crisi esistenziale
Pensieri di suicidio
Crisi depressive
Traumi
Stress
Burnout
Mobbing
Crisi d‘astinenza
Aggressione
Inasprimento di una crisi di coppia
Conflitto
Solitudine
Lutto
Perdita
Sovraffaticamento

Sono tutti esempi per una possibile emergenza psicologica, che potrebbe colpire ognuna/o di noi. Ieri, l’ex ministro austriaco alla salute Anschober ha affermato che “non dobbiamo mai vergognarci per una malattia”. È quindi importante condurre un dibattito politico e sociale su infermità e crisi. Lo abbiamo fatto oggi in Consiglio provinciale. Ne è stata occasione la mozione Verde per un “Pronto soccorso psicologico” in cui veniva proposto un presidio psicologico all’interno del pronto soccorso 24 ore su 24 attivo tutto l’anno.

L’ordine degli psicologi si era espresso a favore della proposta. “C’è bisogno di un servizio a bassa soglia, una porta sempre aperta a cui ci si possa rivolgere quando ci si trova in un’emergenza psicologica – e di solito se ne ha bisogno proprio durante la notte o nel fine settimana” commenta la prima firmataria Foppa.
Molte consigliere e molti consiglieri hanno espresso il loro parere favorevole. Dopo un anno di pandemia c’è grande comprensione su questi temi. La proposta è stata bocciata con 16 voti favorevoli e 17 contrari.

Bolzano, 14.04.2021

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

INTERROGAZIONE.

Da tempo il nostro territorio ha il problema dello smaltimento fanghi da depurazione. Finora abbiamo un solo impianto che assorbe solo 1/3 del totale di circa 60.000 tonnellate all’anno di fanghi da trattare e smaltire. Si trova a San Lorenzo di Sebato e tratta circa 20/25.000 tonnellate all’anno. Il resto dei fanghi viene “esportato” verso altre regioni, soprattutto la Lombardia. Una soluzione che non può essere prolungata a lungo: da un lato le regioni tendono a ridurre sempre di più, fino a chiudere del tutto, la disponibilità a trattare rifiuti non loro. Dall’altro i prezzi di questi trattamenti diventano sempre più alti (in poco tempo sono più che raddoppiati).

Per risolvere questo problema rendendo l’Alto Adige autonomo nel trattamento di questi fanghi, la Provincia ha da tempo elaborato fino agli ultimi dettagli il progetto di essiccazione e incenerimento a San Lorenzo di Sebato, ampliando le capacità dell’attuale impianto. Resta il problema di reperire i finanziamenti necessari.

Ci risulta che, nelle more del progetto della Provincia, la società Ecocenter (partecipata per il 10% dalla stessa Provincia, il 44% dal comune di Bolzano e il 46% di altri 96 comuni e comprensori) ha avanzato la proposta di essiccare una parte dei fanghi (circa i 2/3) a Bolzano in un impianto da realizzare nel sito dell’ex inceneritore una volta che esso sia stato demolito e il terreno bonificato. Da lì poi il materiale verrebbe comunque trasferito di nuovo a Sal Lorenzo per il definitivo smaltimento. Questa proposta, tuttavia, non risulta in linea con i programmi della Provincia, e neppure con gli stessi accordi stipulati tra Provincia e Comune di Bolzano al momento di costruzione del nuovo inceneritore, che prevedevano una equa distribuzione territoriale degli impianti necessari a chiudere il ciclo dei rifiuti in Alto Adige, con l’assegnazione alla Pusteria del compito relativo all’intero ciclo di smaltimento dei fanghi. Che questo ciclo non venga spezzettato e che invece si concentrino in un solo punto sia l’essiccazione che l’incenerimento dei fanghi, appare almeno a prima vista la scelta più sensata.

Si chiede alla Giunta provinciale:

  1. È stata valutata la proposta Ecocenter nei suoi diversi aspetti:
    • la tempistica di realizzazione,
    • i costi,
    • gli impatti ambientali?
  2. Se sì, qual è il risultato di questa valutazione?
  3. È stata fatta una comparazione dei vantaggi e degli svantaggi della proposta di Ecocenter rispetto al progetto della Provincia di concentrare essiccazione e incenerimento entrambi a Sal Lorenzo di Sebato?
  4. Se sì, qual è il risultato di questa comparazione?
  5. Intende la Provincia mantenere il proprio progetto di smaltimento dei fanghi a San Lorenzo?
  6. Se sì,
    • come intende la Provincia risolvere il problema del finanziamento e
    • quali tempi si prevedono per la sua realizzazione?

 

BZ, 14.04.2021

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

 

Qui potete scaricare la risposta della giunta.

MOZIONE.

Lo scandalo del giugno 2020 attorno al focolaio di Covid-19 esploso nel mattatoio Tönnies nel Nord-reno-Vestfalia in Germania ci ha purtroppo mo-strato quali possano essere le condizioni di lavoro e di vita delle persone e degli animali in quei luoghi. Le condizioni simili alla schiavitù, in cui lavoravano le operaie e gli operai di quell’azienda, hanno indotto tutta l’Europa a riflettere sui modi in cui viene prodotta la carne che finisce sulle nostre tavole, spesso anche più di una volta in settimana.

Abbiamo inoltre appreso che la carne della ditta Tönnies arriva anche in provincia, dove viene tra-sformata in “Speck Alto Adige IGP” oppure venduta nei banchi macelleria dei supermercati. Per molte altoatesine e molti altoatesini è stata una notizia sconvolgente, in quanto sino ad oggi molti ritenevano, peraltro del tutto comprensibilmente, che la carne di maiale, manzo, pollo, pecora, capra ecc. comprata in Alto Adige provenisse da animali allevati e macellati nel nostro territorio.

Questo perché i certificati di qualità dei prodotti animali danno un falso senso di sicurezza. Nella selva dei marchi, e con tutti i vari certificati esistenti, risulta ancor più difficile riconoscere la qualità.

E invece per molte persone è sempre più impor-tante sapere ciò che consumano, e chiedono trasparenza per quanto riguarda la provenienza degli alimenti. Possono comprare e mangiare prodotti locali o provenienti da fuori regione. L’unica differenza sta nel fatto che sanno cosa fanno e questa è una grande libertà.

Per le produttrici e i produttori non è assolutamente uno svantaggio. Le aziende che puntano sulla trasparenza e dichiarano apertamente la provenienza dei loro prodotti animali suscitano molto interesse.

In passato gli esperti hanno evidenziato in varie occasioni – come convegni tenuti anche a Bolzano e dintorni – l’importanza proprio nella ristorazione collettiva di aumentare l’utilizzo di alimenti prodotti in modo sostenibile e di contrassegnarli chiaramente.

Il piano d’azione nazionale sul Green Public Procurement (GPP) prevede il rispetto dei criteri ambientali minimi (CAM). Attualmente l’Italia è l’unico Stato membro dell’Unione europea che ha intro-dotto il GPP obbligatorio. Un’altra norma importante in materia è il regolamento di esecuzione (UE) n. 1337/2013 che prevede l’obbligo di indicare con una etichetta il Paese di origine o di macellazione per la carne suina, ovina, caprina o di volatili destinata alla vendita.

Dichiarare la provenienza dei prodotti di origine animale che sono impiegati nelle mense pubbliche è un primo passo in questa direzione. Sempre più consumatrici e consumatori chiedono una maggio-re trasparenza sull’origine dei prodotti alimentari (di origine animale) e cresce la consapevolezza delle persone riguardo all’importanza del cibo per la propria salute e quella dei loro figli.

In questo contesto la ristorazione collettiva svolge un ruolo molto importante. Anzitutto perché nelle mense si servono i pasti a persone che vanno a mangiare nello stesso posto più volte a settimana. Poi anche perché spesso si tratta di persone che per via della loro età o del loro stato di salute han-no esigenze e/o sensibilità particolari come bam-bini, anziani, persone malate o non autosufficienti ecc.

Il Comune di Bolzano ha già iniziato dando il buon esempio. Nei menù delle mense scolastiche ac-canto a ogni pietanza sono indicati gli ingredienti provenienti da coltivazioni biologiche e dal commercio equosolidale. Questa pratica andrebbe diffusa maggiormente. Sulla base dell’obbligo di etichettatura, in futuro i consumatori dovrebbero essere anche informati sul luogo di provenienza ovvero di allevamento dell’animale o dei suoi deri-vati e sulle relative condizioni. Chi gestisce mense pubbliche deve aggiungere obbligatoriamente queste indicazioni nel menù.

Altri Paesi in cui questo principio è già stato esteso alla ristorazione, vedi per esempio in Svizzera, ci dicono che l’onere aggiuntivo è limitato in massima parte alla fase iniziale.

Del principio per cui è obbligatorio indicare la provenienza non trarranno vantaggio solo il consumatore, la consumatrice e l’azienda che lavora in modo trasparente, ma soprattutto la nostra agri-coltura locale. La fiducia nei prodotti locali produce un consenso che favorisce l’acquisto di prodotti regionali per le cucine delle mense. E infine un nuovo tipo di domanda genera anche un’offerta ancor più diversificata, con tutti i vantaggi che ne derivano per l’agricoltura locale.

Per questi motivi il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano incarica la Giunta provinciale:

  1. di favorire maggiore trasparenza nel consumo dei pasti nelle mense pubbliche introducendo l’obbligo per i gestori di aggiungere le seguenti indicazioni nel menù con riferimento ai prodotti di origine animale:
    a. il luogo di provenienza dei prodotti di origine animale e le condizioni di allevamento
    b. l’indicazione se gli alimenti proposti contengono organismi geneticamente modificati
    c. l’indicazione se gli alimenti contengono micror-ganismi geneticamente modificati.

BZ, 13.04.2021

Consiglieri provinciali
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

 

EMENDAMENTO:

La parte dispositiva è così sostituita:

“Tutto ciò premesso, il Consiglio della Provin-cia autonoma di Bolzano impegna la Giunta provinciale ad adoperarsi affinché

1) sia resa obbligatoria l’indicazione dell’origine per le seguenti categorie di prodotti offerti in tutti gli esercizi di somministrazione di alimenti e be-vande, al fine di garantirne la tracciabilità:

  • prodotti a base di carne: prosciutto, Speck, fet-tine di carne pronte, salami e insaccati (indica-zione del principale ingrediente, presente in una percentuale superiore al 50%);
  • prodotti a base di latte: latte, burro, ricotta, for-maggi, altri prodotti in cui il latte è l’ingrediente principale (in percentuale superiore al 50%);
  • uova e prodotti a base di uova;
  • frutta e verdura, succhi;

2) l’origine degli ingredienti sia indicata nei menù o resa nota mediante avvisi o fogli informativi. L’indi-cazione dell’origine deve essere precisata tra parentesi accanto all’ingrediente principale nel-l’elenco degli ingredienti ovvero immediatamente vicino. Nel caso delle uova, deve essere indicato anche il metodo di allevamento;

3) il rispetto della disposizione sull’indicazione dell’origine dei prodotti alimentari sia verificato nel corso dei controlli d’igiene;

4) l’indicazione obbligatoria dell’origine dei prodotti alimentari in tutti gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande sia attuata entro il 2022;

5) le organizzazioni turistiche e l’IDM sostengano tutti gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande nell’indicazione dell’origine dei prodotti alimentari.”

 

BZ, 12.05.2021

Cons. prov.

Manfred Vallazza

Brigitte Foppa

Josef Noggler

Riccardo Dello Sbarba

Franz Locher

Hanspeter Staffler

COMUNICATO STAMPA.

La pandemia non ha solo cambiato la vita di tutte e tutti noi. Ci ha anche mostrato i punti deboli della nostra organizzazione sociale. E ci ha messo di fronte a tutta la nostra vulnerabilità.

Già nelle prima sedute di Consiglio provinciale dopo il primo lockdown, il Gruppo Verde ha richiamato l’attenzione sul pericolo di un accentuarsi di problemi psicologici e psichiatrici dovuti alla riduzione dei contatti, alla solitudine, all’isolamento, al disgregarsi delle abitudini quotidiane, alla paura, al dolore e al lutto, ecc.

In quelle occasioni la Giunta ci aveva risposto che si stava già facendo abbastanza e che non c’era bisogno di rafforzare i servizi in questo senso, nemmeno i centri d’assistenza medico-sanitaria a bassa soglia e neanche quelli decentralizzati.

Più però dura la crisi, più chiaro diventa l’emergenza psichica e psicologica di molte persone. „Secondo uno studio Astat di gennaio 2021 lo spirito e l’umore della popolazione è decisamente peggiorato rispetto allo scorso anno. Leggiamo dell’aumento di problemi legati a dipendenze e disturbi alimentari. Nel 2020 l’attività di sostegno e consulenza del Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare INFES è aumentata del 20%. Se si osserva solo l’ultimo terzo dell’anno si tratta di un aumento del 30%. Vista quindi la situazione abbiamo deciso di portare in Consiglio provinciale la mozione in cui proponiamo l’istituzione di un Pronto soccorso psicologico” spiega la capogruppo e prima firmataria Brigitte Foppa.

Di fronte a un’emergenza sanitaria ci si rivolge al proprio medico di famiglia o al pronto soccorso di uno degli ospedali dell’Alto Adige, quasi sempre per disturbi di natura fisica. Le situazioni di grave malessere psichico competono ai reparti psichiatrici.

Accanto a queste problematiche, ne esistono tante altre che possono colpire improvvisamente le persone di qualsiasi età: stati di panico o di ansia, pensieri suicidi, crisi legate alle dipendenze e all’astinenza, traumi e stress postraumatici, mobbing, stati d’animo depressivi, esaurimenti nervosi, escalation di conflitti legati alla coppia, alla famiglia o all’abbandono, aggressività, decessi, ecc.

Spesso in un’emergenza psicologica acuta non si sa a chi rivolgersi. Le strutture di pronto soccorso negli ospedali dispongono di pochi psicologi e psicologhe che, se presenti, sono disponibili solo in determinate ore del giorno. Tuttavia, la percentuale di persone che per queste situazioni (quindi non su indicazione di un medico) si reca al pronto soccorso non è affatto trascurabile.

Per questo motivo in varie città è stato istituito un pronto soccorso psicologico, quale ad esempio il Pronto Soccorso Psicologico (PSP) di Roma, una struttura sociosanitaria per le emergenze psicologiche aperta e liberamente accessibile alle cittadine e ai cittadini quotidianamente e nei fine settimana. Il servizio può essere utilizzato da tutte le persone indipendentemente dal luogo di residenza e senza prenotazione e viene applicata una tariffa inferiore al normale ticket per i servizi sanitari.

Gli esperti e le esperte presenti forniscono un primo consulto e, a seconda del caso, inviano la persona ai reparti psichiatrici o ad altre strutture. La cosa tuttavia più importante è offrire colloqui facilmente accessibili, che in questi casi sono di primaria importanza.

Proprio nella nostra provincia, dove sono molti i casi di problemi psicologici, per non parlare dei suicidi e delle aggressioni, la necessità di agire appare urgente.

La mozione prevede quindi che la Giunta

  • verifichi la necessità e la possibilità di istituire un pronto soccorso psicologico;
  • preveda nelle strutture di pronto soccorso dei principali ospedali la presenza, 24 ore al giorno, di psicologi e psicologhe specializzati, eventualmente anche nel quadro di progetti pilota;
  • preveda la necessità e la possibilità di una presenza continuativa di psicologhe e psicologi anche in altre strutture quali residenze per anziani, centri per lungodegenti, ecc.

Che cosa vogliamo aspettare ancora?

 

BZ, 12/04/2021

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler