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INTERROGAZIONE.

Restare a casa è l’obbligo per tutti per cercare di combattere la diffusione della pandemia da Coronavirus. Il problema è che non tutti questa casa ce l’hanno. Le associazioni di volontariato di Bolzano stimano che almeno 200 persone si trovino in strada e dormano in tende, sotto i ponti o in altre sistemazioni di fortuna. Questo li espone maggiormente al contagio.
Ma anche per chi è ricoverato in una delle strutture di accoglienza, in quella che si è chiamata “emergenza freddo” (sia in strutture allestite dal pubblico, sia in strutture messe a disposizione da privati), o nei CAS più grandi per quanto riguarda i profughi, la situazione è difficile. Quelle strutture non sono state concepite per garantire il “distanziamento sociale”, e nemmeno le stringenti misure di prevenzione, disinfezione e protezione fisica che sono ora imposte dalla lotta al virus.
Intervenire in queste situazioni è interesse di tutti poiché significa contrastare la diffusione dell’epidemia. Il volontariato da solo non può certo far fronte alla nuova emergenza e ha bisogno di un forte aiuto pubblico, come hanno spiegato le associazioni di volontariato nella loro lettera del 20 marzo 2020.
Tutti questi problemi sono stati fatti presente in una lettera ufficiale del 20 marzo 2020 firmata dalle associazioni del volontariato e inviata a Provincia, Comune di Bolzano (il più toccato dal fenomeno), commissariato del Governo, forze dell’ordine e UNHCR.

Tutto ciò premesso,
Si chiede alla Giunta provinciale:

  1. Quali interventi e misure sono state attuate dalla Provincia, in collaborazione con i Comuni, per garantire alle persone senza tetto un adeguato ricovero dove anche loro possano sottrarsi alla pandemia, evitare di diffondere l’infezione e dunque poter “restare a casa”? Inoltre, quante persone e quali comuni sono state/i interessate/i da questi interventi e misure?
  2. Se ancora non sono state prese misure specifiche per persone senza tetto, intende la Provincia introdurle e se sì, quali, con quale tempistica, in quali comuni e per quante persone?
  3. Quali interventi e misure sono state attuate dalla Provincia, in collaborazione con i Comuni e il mondo del volontariato, per garantire alle persone presenti nelle esistenti strutture di accoglienza (sia per senza tetto che per profughi, sia pubbliche che private) per garantire in queste strutture una adeguata prevenzione contro il diffondersi dell’epidemia da Coronavirus? Inoltre, quante persone e quali comuni sono state/i interessate/i da questi interventi e misure?
  4. Se ancora non sono state prese misure specifiche per le strutture di accoglienza già esistenti, perché ciò finora non è stato ritenuto necessario? Intende la Provincia introdurle e se sì, quali e in quali strutture sia pubbliche che private?

Bolzano, 21.03.2020

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

COMMENTO DI BRIGITTE FOPPA.

 

Il Sindaco di San Lorenzo di Sebato ha pubblicato su facebook una foto di ragazzini del suo Comune che, contro ogni regola e logica, si erano radunati su una panchina. Come Sindaco, in modo vagamente minaccioso (“io so chi siete, voi sapete chi sono io”), lancia un monito ai ragazzi a scusarsi con lui via mail entro il giorno successivo e li intima di indicare un lavoro socialmente utile da svolgere prospettando, in caso contrario, conseguenze.

I volti dei ragazzi sono stati cancellati dal Sindaco; ma si sa, in un piccolo paese ognuno si riconosce anche solo dai vestiti e dalle bici.

Il sindaco non si è limitato a rimproverare i ragazzi, ma li ha processati, giudicati ed ha scelto lui le pene.

Ma soprattutto li ha messi alla berlina, esponendoli alla condanna pubblica.

La vicenda non è di grande rilievo, ma mi impone delle riflessioni.

Stiamo attraversando un momento molto difficile, drammatico e delicato. C’è il concreto pericolo che alcuni equilibri sociali si spezzino. Dobbiamo tutti fare uno sforzo per cercare di comprenderlo, questo momento.

Adesso tutti dipendiamo dagli altri.

Dal fatto che tutti si comportino in maniera solidale e responsabile.

Ci vuole adesione sociale ma, allo stesso momento, distanza fisica. Questo è già di per sé una contraddizione, tanto che molti di noi avvertono una fortissima lacerazione mai conosciuta prima.

I responsabili politici hanno deciso di mettere al primo posto la distanza fisica, per arrestare l’onda dei contagi. Hanno fatto bene. È giusto così. Teniamo però presente che più questa imposizione non è condivisa ma imposta (e anche solo per questo è importantissimo mantenere vivi i meccanismi democratici!), più facilmente si inaridisce la coesione sociale.

Ne vediamo i primi segni.

Cominciano a sorgere episodi di “giustizia” fai-da-te. Si iniziano a confondere i ruoli. I cittadini giocano a fare i poliziotti, i sindaci si auto-proclamano giudici. Si intravede la tendenza a concedersi delle deroghe nella suddivisione dei poteri, anche nei livelli più bassi.

Le persone iniziano a sorvegliarsi a vicenda. Ci sono i primi segnali di una società del sospetto.

Mi sono prefissata di rileggere il libro di Philip Zimbardo sull’effetto Lucifero.

Nel famoso esperimento di Stanford lo scrittore aveva simulato con i suoi studenti una prigione e nel giro di pochissime ore sia le “guardie” che “i prigionieri” si sono totalmente fusi con i loro ruoli. L’esperimento è degenerato, tanto che Zimbardo, che guidava l’esperimento, è diventato il “direttore del carcere” senza accorgersene.

Io Zimbardo l’ho sentito raccontare questa storia a Berlino, in una conferenza sul coraggio civile nelle società autoritarie; e penso sempre di più che questo di adesso sia un buon momento per riflettere sulla nascita dei meccanismi sociali autoritari e sulla possibilità di interromperli.

Il teologo morale Martin M. Lintner, che ho interpellato su questo argomento, ritiene che la solidarietà si spezza se non sono più chiari i limiti della propria responsabilità. Se la singola persona dimentica che è lei stessa ad essere responsabile per il bene di tutti, e non il vicino.

Non si tratta perciò di fare il guardiano della responsabilità degli altri, ma di prendere sul serio, fino in fondo, la propria di responsabilità.

È per questo che spiare, denunciare, mettere alla gogna sono meccanismi che mi fanno paura. Perché alla fine servono soltanto per distogliere lo sguardo da noi stessi.

Mentre scuoto la testa indignata, puntando il dito su chi non si attiene alle regole, posso evitare di confrontarmi con me stessa, i miei istinti, i miei buchi neri. E posso addossare, con disprezzo, la responsabilità all’altro.

Sì, tra giustizia fai-da-te e coraggio civile ci sono dei limiti molto precisi.

Io mi batto, e lo farò sempre, per il coraggio civile.

In altre lingue viene tradotto anche con „coraggio sociale“ o “coraggio morale”.

È di questo coraggio che ora abbiamo bisogno.

Tanto bisogno.

 

21.03.2020

Brigitte Foppa

INTERROGAZIONE.

Il 6 febbraio in piazza Magnago sono stati consegnati 10 nuovi veicoli elettrici con cella a combustibile a idrogeno modello Hyundai Nexo. I veicoli sono stati acquistati dalla società di trasporto pubblico SASA e saranno noleggiati a lungo termine a una decina di utenti: fra questi soggetti pubblici e privati, come la stessa Giunta provinciale altoatesina, Eurac Research, Alperia, A22, IDM, Centro sperimentale Laimburg e, tra i privati, Microtec e Camping Moosbauer. Altre 10 auto elettriche con cella a combustibile furono acquistate nel 2013.

Si chiede:

  1. Quanto sono costate le ultime 10 auto a idrogeno e quanto costarono le 10 acquistate nel 2013
  2. Attraverso quali canali sono stati finanziati questi acquisti? Solo con fondi europei, o la Provincia ha coperto una quota di suo?
  3. Quali soggetti hanno attualmente in uso queste 20 auto a idrogeno? Si chiede l’elenco completo e la natura societaria.
  4. Qual’è la forma di utilizzo/noleggio adottata per le auto date in uso a terzi diversi dalla Provincia e quali sono i prezzi di noleggio? Se i prezzi e/o le formule di noleggio sono diversi da soggetto a soggetto, si chiede l’elenco dettagliato dei soggetti con le corrispondenti forme di noleggio e le relative tariffe di noleggio.
  5. A chi vanno gli introiti di questo noleggio? Gli introiti sono vincolati a determinati investimenti oppure sono a libera disposizione del soggetto che li incassa?
  6. Attraverso quale procedura sono stati scelti i SOGGETTI PUBBLICI a cui affidare le 20 auto all’idrogeno a noleggio?
  7. Attraverso quale procedura sono stati scelti i SOGGETTI PRIVATI a cui affidare le 20 auto all’idrogeno a noleggio?
  8. A proposito della scelta dei SOGGETTI PRIVATI, non sarebbe stato obbligatorio – o comunque preferibile e corretto – ricorrere a una gara, poiché non è da escludere chi vi fossero anche altri soggetti interessati a partecipare al progetto, oltre a quelli scelti?
  9. A proposito della scelta dei SOGGETTI PRIVATI, quali sono i motivi per cui sono stati scelti proprio quei soggetti e non altri? Per ogni soggetto privato scelto per il noleggio di una delle 20 auto a idrogeno si chiede adeguata motivazione della scelta.

Bolzano, 11 febbraio 2020

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

Egregio Presidente del Consiglio provinciale,
Egregio Presidente della Provincia,
Egregi colleghi, gentili colleghe Capigruppo

In questi giorni e settimane stiamo vivendo una sospensione della vita pubblica per favorire la prevenzione e la limitazione dell’epidemia da Covid 19.

Noi condividiamo e sosteniamo in buona parte le misure prese. Ma al contempo vediamo anche in modo problematico le limitazioni del dibattito parlamentare.

Gli uffici del Consiglio provinciale continuano a funzionare in maniera lodevole, così come quelli dell’amministrazione provinciale. Alle interrogazioni si ricevono le risposte, ma non è questo il problema.

Preoccupante è il fatto che non solo le decisioni vengono prese unilateralmente dalla Giunta (fa parte della natura delle cose e nella situazione attuale è anche necessario), ma che non ci sia nessun luogo per l’obiezione politica, per lo scambio di informazioni, per fare domande. Il Consiglio provinciale è chiuso, le sedute sono sospese.

L’esecutivo di fatto non ha più una reale controparte, né dalla parte della maggioranza, né da quella della minoranza.

Si tratta di uno squilibrio democratico che dobbiamo arginare. Una possibilità è quella di realizzare delle videoconferenze a intervalli regolari (ad esempio settimanali) tra la Giunta e i/le Capigruppo del Consiglio provinciale. In questo modo può essere avviato uno scambio di informazioni e di opinioni. La Giunta così può trasmettere i propri provvedimenti a una opposizione informata per tempo e in modo corretto. La voce della minoranza politica trova ascolto e una giusta collocazione.
A nome del Gruppo Verde in Consiglio provinciale chiedo l’accettazione e la rapida attuazione di questa proposta.

Montagna, 18/03/2020

Capogruppo, Consigliera provinciale
Brigitte Foppa

MOZIONE.

Fino a pochi anni fa, i grandi gestori di servizi software e cloud che agiscono sul mercato globale hanno rifornito buona parte delle amministrazioni europee con i loro prodotti software conosciuti in tutto il mondo. Da qualche tempo in tutta Europa a livello politico e amministrativo si è giunti alla conclusione che una totale dipendenza da un ristretto numero di fornitori a livello mondiale di servizi software e cloud comporti un potenziale di rischio per le pubbliche amministrazioni, per cui in futuro sarà opportuno introdurre una concorrenza possibilmente ampia nelle gare per l’acquisizione e lo sviluppo di prodotti informatici.

Attualmente se ne sta discutendo a vario titolo all’interno della Commissione europea, degli Stati membri dell’UE e in Svizzera. Ci sono amministrazioni che si sono poste solo da poco il problema, ma ci sono anche Paesi in cui si è già legiferato in materia.

 

Gli sviluppi in Europa

Nel 2014 la Commissione europea ha deliberato una prima strategia open source allo scopo di aumentare la quantità di prodotti OSS utilizzati nell’amministrazione dell’UE. Nell’acquisizione di prodotti informatici, i fornitori di OSS e quelli mondiali di software proprietario vengono trattati allo stesso modo. Nei casi in cui i fornitori di prodotti OSS si aggiudicano una gara, questi prodotti sono poi, ove possibile, messi a disposizione di altre amministrazioni.

Nel 2018 in Svizzera è stato effettuato uno studio sull’open source in questo Paese, con lo scopo di aumentare l’utilizzo di prodotti OSS all’insegna del motto “via dalle licenze e verso i servizi”. L’attuale dipendenza dai fornitori mondiali di software proprietari viene definita pericolosa. Si consiglia quindi agli enti di valutare l’alternativa di inserire soluzioni open source in ogni progetto informatico. Inoltre, in Svizzera vale il principio per cui prodotti OSS applicati con ottimi risultati si rilasciano ad altre amministrazioni. Nello studio si suggerisce anche la possibilità per gli enti di elaborare applicazioni specifiche a basso costo in collaborazione
con altri enti.

In Austria nel programma di governo per il periodo 2020-2024 i partner di coalizione hanno concordato di elaborare una strategia a livello nazionale per l’utilizzo del software open source. A tale scopo verranno elaborati un masterplan e uno studio di fattibilità.

Nel settembre 2019 la commissione petizioni del parlamento tedesco ha approvato a larga maggioranza una raccomandazione rivolta all’assemblea legislativa affinché d’ora in poi gli organi federali chiedano con forza l’utilizzo di sistemi operativi a codice sorgente aperto nelle gare telematiche. La proposta è motivata con il fatto che in caso di problemi di sicurezza le autorità possono eseguire le verifiche solo se si tratta di sistemi applicativi aperti, poiché nel caso di software proprietari non hanno modo di vedere il codice sorgente. Oltre a ciò, a lungo andare i prodotti OSS risultano meno costosi, in quanto non vi sono oneri di licenza.

 

Gli sviluppi in Italia

Per quanto riguarda l’e-government l’Italia è all’avanguardia a livello europeo. Un passo importante nell’utilizzo di software open source è stato compiuto nel maggio 2019: con le “Linee Guida su acquisizione e riuso di software per le pubbliche amministrazioni”, entrate in vigore il 9 maggio 2019 (Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 119 del 23 maggio 2019), l’Italia ha avviato una svolta. In fase di elaborazione, le linee guida avevano ottenuto il parere positivo della Conferenza unificata e di seguito sono state anche approvate dalla Commissione europea.

In esse si stabilisce che la pubblica amministrazione debba acquistare preferibilmente applicazioni OSS e che la realizzazione ex novo di applicazioni dovrebbe avvenire con l’ausilio di OSS. Si sollecitano quindi le pubbliche amministrazioni a rispettare quanto segue:

  • nell’acquisizione di software va effettuata una valutazione comparativa delle soluzioni proprietarie o OSS, preferendo tendenzialmente i prodotti con software di tipo aperto; questo vale anche per i prodotti provenienti da altre amministrazioni;
  • lo sviluppo e l’acquisizione di software proprietario vanno motivati in modo esauriente;
  • tutti i software sviluppati dalla pubblica amministrazione vanno, se possibile, messi a disposizione di altre amministrazioni con una licenza aperta.

 

Gli effetti della strategia OSS per l’amministrazione provinciale

Applicando la strategia OSS, le amministrazioni possono realizzare un importante risparmio dei costi per l’approvvigionamento, il riuso e lo sviluppo cooperativo di applicazioni IT. Al momento dell’acquisizione si arriva quindi ad avere un’offerta più ampia, perché a quelle di software proprietario si aggiungono quelle di software open source. A ciò si aggiunge che il concetto di servizio torna ad avere un ruolo importante, perché i tecnici informatici interni sviluppano rapidamente soluzioni
per utenti interni.

Nel caso di software realizzato con risorse interne non ci sono oneri di licenza, e con il riuso le amministrazioni che hanno esigenze simili possono aiutarsi reciprocamente. Inoltre, le pubbliche amministrazioni tornano a essere posti di lavoro più interessanti per gli sviluppatori informatici e le sviluppatrici informatiche, che vi trovano spazi creativi e nuove sfide stimolanti. In altri Paesi si è visto che datrici/datori di lavoro aperti al software libero risultano preferiti in quanto possono offrire una maggiore competenza interna.

L’economia informatica locale e regionale trarrà vantaggio dall’applicazione della strategia OSS, perché i fornitori di software potrebbero contribuire ad aumentare le competenze. La pubblica amministrazione non utilizzerà esclusivamente software realizzato da risorse interne, ma acquisirà anche prodotti OSS sul mercato IT. Questo fa nascere localmente e in regione nuove filiere sostenibili dal punto di vista economico e digitale.

 

Gli sviluppi all’interno dell’amministrazione provinciale

Nonostante le “Linee Guida su acquisizione e riuso di software per le pubbliche amministrazioni”, nell’autunno 2019 l’amministrazione provinciale ha deciso di fermare il progetto di software libero FUSS (Free Upgrade for a digitally Sustainable School) in corso nelle scuole italiane, e di sostituire il relativo software con software proprietario. Tale decisione risulta incomprensibile dal punto di vista didattico e strategico ed è in evidente contrasto con le citate linee guida su acquisizione e riuso di software per le pubbliche amministrazioni.

 

Per questi motivi il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano incarica la Giunta provinciale

  1. di elaborare una strategia OSS (software open source) per l’amministrazione provinciale allo scopo di aumentare progressivamente e costantemente la quantità di prodotti OSS utilizzati all’interno dell’amministrazione provinciale;
  2. di continuare a utilizzare i prodotti OSS già esistenti e portare avanti i progetti OSS attualmente in corso;
  3. di elaborare annualmente una relazione sulla strategia OSS;
  4. di includere nella relazione per ogni nuovo acquisto o estensione di licenza per un prodotto informatico almeno i seguenti punti:
    a) valutazione comparativa della soluzione basata su software di tipo aperto e di quella basata su software proprietario;
    b) motivazione dettagliata nel caso in cui si scelga la soluzione con software proprietario;
    c) elencazione e tipo di riuso dei prodotti OSS utilizzati dall’amministrazione provinciale o per essa sviluppati;
  5. di presentare la relazione sulla strategia OSS alla commissione legislativa competente del Consiglio provinciale.

BZ, 17.03.2019

Consiglieri provinciali
Hanspeter Staffler
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba

Che può fare un’opposizione senza parlamento? Qual è in questa situazione il nostro compito come gruppo consiliare di opposizione? In questo periodo di quarantena e di vita sospesa assistiamo a diversi comportamenti della politica: qual è quello giusto?

Oggi, nella nostra videoconferenza periodica, ci siamo interrogati su questo tema.

In questi giorni il Consiglio provinciale è chiuso. Il luogo dove noi consigliere e consiglieri ci incontriamo per discutere e decidere è blindato. E proprio adesso comprendiamo meglio quanto sia importante incontrarsi, scambiarsi opinioni e informazioni – ancora più che convinzioni. Come componenti del Gruppo verde cerchiamo di farlo a distanza, che non è la stessa cosa, ma almeno non ci condanna all’isolamento politico. Cerchiamo anche di tenere i contatti con gli altri gruppi politici. Come primo compito, dunque: ricevere e condividere le informazioni.

Secondo compito, continuare a esercitare la funzione di controllo che la Costituzione ci assegna. In una situazione di emergenza come questa la gestione della „res publica“ è posta in modo quasi esclusivo nelle mani dei governi. Noi questo lo accettiamo, anche perché (e finché) i governi – sia nazionale che provinciale – obbediscono alle precise indicazioni che vengono dalla scienza e dalla medicina. Ci sono momenti in cui le decisioni devono essere accelerate per evitare il peggio. L’Italia sta compiendo uno sforzo enorme per combattere l’epidemia e fa da apripista a un’Europa che, paese dopo paese, dovrà seguire questa strada.

Ma questo accentramento del comando significa per noi raddoppiare la vigilanza affinché tutto avvenga in modo corretto, nell’ambito della Costituzione e nel rispetto dei diritti personali, della dignità, della giustizia e della parità di trattamento di ogni cittadino e cittadina. In certe situazioni il rischio di errore diventa più grande. E – con tutta la fiducia che possiamo avere in chi governa – c’è tuttavia sempre il rischio che qualcuno – singoli o governi – approfitti della situazione. Per questo: noi raddoppiamo l’attenzione!

Infine, terzo impegno: vogliamo essere osservatori e osservatrici. La situazione attuale mette in moto processi sociali totalmente inediti. Noi li vogliamo descrivere, pensarci su e ricavarci, se possibile, qualche suggerimento per una vita migliore.

E’ tempo di attesa e di rinuncia alle nostre consuete abitudini. Un tempo che richiede anche nuove forme di comunicazione politica – e soprattutto di pensiero. Questo sarà il nostro contributo in questi giorni difficili.

Il Gruppo Verde in Consiglio provinciale, Bolzano, Montagna, Malles, Trento, Bressanone – 13.03.2020

VOTO.

L’origine di un prodotto è diventata un aspetto importante per molti consumatori e consumatrici quando fanno acquisti. Soprattutto quando si tratta di generi alimentari, molte persone prediligono i prodotti locali. Per molti altri prodotti, la questione della regionalità è invece un po’ più complessa: una borsa, una camicia, un aspirapolvere ecc. provengono veramente dal Paese indicato sull’etichetta “Made in …”? In altre parole, la produzione è avvenuta davvero interamente nel Paese indicato, dall’estrazione della materia prima fino all’ultima rifinitura? Sotto sotto, sappiamo tutti che ciò è assai improbabile. Il cotone non cresce in Veneto e il litio per le batterie dei nostri apparecchi elettrici non viene certo dal Tirolo. L’etichetta con la dicitura “Made in …”, che troviamo sui nostri capi di abbigliamento, ma non solo, si limita a indicare il Paese in cui è stato dato il tocco finale al prodotto. Questo è il Paese che viene poi dichiarato come luogo di produzione.

La tipica domanda che viene da porsi è quindi la seguente: che viaggio ha fatto, ad esempio, una maglietta con la scritta “Made in Italy” o “Made in Germany”? Come si svolge la filiera dalla produzione del cotone fino al prodotto finito?

Secondo la Fair Fashion Guide, un’iniziativa sostenuta dall’Ufficio federale tedesco per la cooperazione e lo sviluppo economico, la produzione di una maglietta di cotone attraversa le seguenti fasi: la “genesi” di un prodotto comincia sempre dalla materia prima. Nel caso di una maglietta, molto spesso si tratta di cotone. Il cotone si coltiva soprattutto nelle zone subtropicali dell’Africa o lungo
le sponde del lago d’Aral, tra il Kazakistan e l’Uzbekistan. Da lì il cotone viene trasportato in una filanda, che in molti casi si trova in India. In una terza fase, il filato viene poi trasformato in tessuto, di solito in Cina, dove viene anche sbiancato e tinto. In Bangladesh o nell’Europa dell’Est, i capi vengono poi cuciti. Infine la nostra maglietta viene spedita verso la sua destinazione finale, nel nostro caso l’Italia, dove viene venduta al dettaglio. Queste fasi intermedie sono fino a un certo punto inevitabili. Per molti articoli di uso quotidiano è praticamente impossibile gestire a livello locale l’intera catena produttiva dalla A alla Z. Ciò non significa tuttavia che le aziende che commissionano e, alla fine, distribuiscono il prodotto finale possano sottrarsi alle loro responsabilità.

Purtroppo però in Italia e in molti altri Paesi europei esse riescono a farlo fin troppo facilmente. Queste aziende sono solite scaricare sui loro fornitori la responsabilità dello sfruttamento delle
persone e dell’ambiente. Occhio non vede, cuore non duole. Questo spiega come sia possibile che il lago di Aral si sia ridotto a meno della metà delle sue dimensioni originali a causa delle enormi
quantità d’acqua consumate per la coltivazione del cotone. O ancora, come sia possibile che, a causa dello spargimento di pesticidi sui campi di cotone che circondano il suddetto lago, quella regione abbia il più alto tasso di tumori all’esofago a livello mondiale, come denunciava il settimanale “Der Spiegel” già nel 2004. Per non parlare poi delle numerose violazioni dei diritti umani nelle filande e nei vari sweatshop in Cina e in Bangladesh. Quando poi si verifica un tragico incidente come il crollo dell’edificio Rana Plaza in Bangladesh, le aziende occidentali promettono all’unisono di migliorare e di innalzare gli standard. Nell’edificio in questione erano presenti anche catene di moda italiane. Purtroppo da allora nulla è cambiato.

Sempre più Paesi europei si stanno rendendo conto che devono assumersi le proprie responsabilità e che le aziende devono impegnarsi a garantire il rispetto dei diritti umani e degli standard
ambientali lungo tutta la loro filiera. Così è avvenuto, ad esempio, in Francia nel 2017 con la legge sulle due diligence aziendali (“Loi relative au devoir de vigilance des sociétés mères et des
entreprises donneuses d’ordre”). Questa legge mira a obbligare le imprese francesi a identificare i rischi di violazione dei diritti umani e di danni ambientali lungo le loro filiere. Inoltre esse sono tenute a prevenire questi rischi e a rendere conto del loro operato all’opinione pubblica. In caso di mancato rispetto di tali obblighi, sono previste pesanti sanzioni pecuniarie. Si tratta fino ad oggi di una legge unica nel suo genere.

Ma anche altri Paesi stanno seguendo l’esempio: il Belgio, i Paesi Bassi e la Finlandia hanno promosso normative di questo tipo per singoli settori economici come la produzione del cacao o per
reati specifici come il lavoro minorile.

Proprio perché viviamo in un mondo globalizzato, dobbiamo agire in modo responsabile. A questo punto, spesso si fa appello ai consumatori e alle consumatrici finali, che con le loro scelte hanno il potere e il dovere di indirizzare il mercato in una o nell’altra direzione. Tuttavia ciò è possibile solo a condizione che i consumatori e le consumatrici siano in grado di seguire passo dopo passo una complessa catena produttiva e che possano contare su standard di sicurezza affidabili.

Per questo motivo è giunto il momento che lo Stato italiano agisca ed elabori una propria legge sulle filiere al fine di prevenire le violazioni dei diritti umani e i crimini contro l’ambiente.

 

Pertanto il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano sollecita Governo e Parlamento

  1. a elaborare una legge sulle filiere per le imprese italiane che le obblighi a garantire il rispetto dei diritti umani e della natura lungo tutta la loro catena di approvvigionamento, dal reperimento della materia prima fino alla realizzazione del prodotto finale;
  2. a prevedere esplicitamente, in fase di stesura di tale legge, che si tenga conto del rispetto dei diritti umani e della natura.

BZ, 09.03.2020

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

 

Il 30.06.2021 il voto è stato accettato con questo emendamento:

La parte dispositiva è così sostituita:

“1) ad adottare provvedimenti legislativi per impedi-re, in collaborazione con le associazioni imprendi-toriali e quelle dei consumatori, il dumping salaria-le, sociale e ambientale nelle importazioni di mate-rie prime, prodotti, beni commerciali e servizi.”

f.to consiglieri provinciali
Brigitte Foppa
Gerhard Lanz

COMUNICATO STAMPA.

Nella settimana che precede l’8 marzo il Consiglio provinciale ha trattato la nostra mozione “La piccola differenza nel lavoro domestico”. Il dibattito è stato acceso e non senza toni di derisione verso una tematica evidentemente considerata triviale da qualche consigliere.

Anche se la nostra società è cambiata, l’immagine della donna impegnata a pulire la casa, cucinare e stirare e quella dell’uomo che guarda la partita e legge il giornale sono difficili da estirpare. Non per nulla ancora oggi un uomo su cinque in Alto Adige non dedica nemmeno un’ora alla settimana al lavoro domestico.

“La gestione della casa non è una questione di donne. Ma la strada verso la parità è lunga e purtroppo dobbiamo passare sempre attraverso le stesse discussioni”, commenta la prima firmataria della mozione Brigitte Foppa al termine del dibattito, “per l’8 marzo, con l’approvazione dei punti 2 e 3, abbiamo ottenuto il minimo sindacale”.

I punti approvati:

Il Consiglio Provinciale incarica la Giunta Provinciale

  1. a incoraggiare gli uomini a non limitarsi ad “aiutare” nelle faccende domestiche ma ad assumersene la responsabilità così come fanno le donne;
  2. a incoraggiare le donne a far sentire maggiormente la propria voce nella vita pubblica.

BZ, 05.03.2020

COMUNICATO STAMPA.

La 4° commissione legislativa si è riunita oggi alle 14:00 per votare il disegno di legge per il “Ripristino del diritto di ricorso per prestazioni di assistenza economica sociale” presentato dal Gruppo Verde, prima firmataria Brigitte Foppa. Questo diritto vigeva nella nostra provincia fino al 2014, quando, con una modifica alla legge 13/1991, è stato tolto. Da allora i nostri cittadini e le nostre cittadine non possono più presentare ricorso contro la riduzione o negazione di prestazioni di assistenza economica. La possibilità di ricorrere in via amministrativa contro le decisioni delle autorità però è un principio fondamentale dello Stato di diritto, a maggior ragione in ambiti in cui le persone non si possono permettere costose azioni legali.
La 4° commissione legislativa oggi lo ha riconosciuto. Con 5 voti a favore (Foppa, Renzler, Repetto, Ploner F. e Nicolini) e 3 astenuti (Ladurner, Locher e Vallazza) il disegno di legge del Gruppo Verde è stato così approvato. “È un risultato importante – commenta la prima firmataria Foppa soddisfatta – è raro che un disegno della minoranza venga approvato in commissione. Un passo importante per la difesa dei diritti fondamentali delle cittadine e dei cittadini”.

BZ, 03.03.2020

 

CONFERENZA STAMPA PER L‘8 MARZO 2020.

Per la Giornata internazionale per i diritti delle donne presentiamo ogni anno fatti e proposte sul tema delle pari opportunità. Quest’anno vogliamo ampliare lo sguardo e mettere un focus diverso: spostiamoci dal dibattito classico sulla conciliazione (= facilitare le donne nella gestione di famiglia e lavoro) per andare verso una cultura della condivisione di responsabilità (= gestire insieme lavoro e famiglia).
Su questo abbiamo presentato come Gruppo Verde due mozioni per la settimana di Consiglio provinciale.

1) Responsabilità condivisa, povertà dimezzata (mozione n.254/20)

Si dice spesso che le donne interrompono il loro percorso professionale per conciliare meglio famiglia e lavoro. Così molte di loro per un periodo più o meno lungo escono dal mercato del lavoro. La conseguenza direttamente correlata è che le donne nella loro vita professionale e lavorativa guadagnano meno e quando invecchiano prendono pensioni più basse rispetto agli uomini.

[ASTAT: „Renten 2017“, in: Astat Info 10/2019, p. 9]

Molte giovani famiglie non ne sono consapevoli o lo sono solo in parte. Relegare il tema a una decisione “della donna” porta soprattutto a marginalizzare la cosa come una “questione di donne”. Questo deve cambiare.

Le proposte verdi alla Giunta:

  1. Lavoro di attenzione: conciliazione famiglia-lavoro deve venire presentato e percepito come qualcosa che interessa e tocca tutti i componenti della famiglia.
  2. Sensibilizzazione: per una responsabilità condivisa nella fondazione di una famiglia, nell’accudimento dei figli, nella cura dei familiari e per il rischio povertà in età della pensione.
  3. Sostegno finanziario e misure specifiche a quelle famiglie che dimostrano di non penalizzare nessuno dei due partner nella fase in cui si fonda una famiglia e ci si occupa dell’accudimento dei figli e/o della cura dei famigliari.
  4. Campagne di sensibilizzazione in ambito aziendale, affinché l’attenzione alla famiglia venga considerata sempre più un fattore che rende un’azienda attrattiva.
  5. Particolare attenzione alle difficoltà che incontrano i genitori single.

2) La “piccola differenza” nel lavoro domestiche (mozione n. 255/20)

In Alto Adige – Südtirol si è fatto molto sulle pari opportunità. Un ambito però che viene considerato ancora come “di responsabilità” delle donne è quello del lavoro domestico. Secondo l’ASTAT-relazione dell‘8 marzo 2016, la suddivisione dei compiti nel lavoro domestico è ancora segnata da “modelli tradizionali”.

Dall’analisi emerge che il 66,2% degli uomini lavora meno di 10 ore alla settimana nella gestione del lavoro domestico. Più di un terzo delle donne (35,1%) lavora invece più di 30 ore alla settimana nelle quattro mura di casa. Un uomo su cinque (!) in Alto Adige dedica 0 ore alla settimana al lavoro domestico. Tra le donne succede solo per un caso su 20.

[ASTAT: „8. März 2016 – Tag der Frau“, in: Astat Info 3/2016, p. 1]

Le proposte Verdi alla Giunta:

  1. riportare l’attenzione su questo tema con una nuova campagna di sensibilizzazione.
  2. Incoraggiare gli uomini ad assumersi anche loro la responsabilità dei lavori domestici.
  3. Incoraggiare le donne ad aumentare la loro presenza nella vita pubblica.
  4. Organizzare un convegno o un evento pubblico per presentare i risultati delle ricerche e le esperienze, allo scopo di sensibilizzare quante più persone possibile nei confronti di questo tema

Bolzano, 2 marzo 2020

Cons. prov.

Landtagsabgeordnete
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler