DE IT

INTERROGAZIONE.

Per affrontare il problema di un’adeguata sistemazione alle persone senza fissa dimora la Provincia in un primo momento ha puntato sull’ex Alimarket. Erano anche cominciati i lavori (documentati da servizi della Rai), ma poi la cosa si è interrotta perché, risulta dai media, le autorità sanitarie non avrebbero considerata idonea la soluzione.
D’altra parte neppure alcune delle strutture che già accolgono senzatetto e profughi appaiono idonee a contrastare il diffondersi dell’epidemia. Ad oggi, 31 marzo 2020, non ci risulta che a tutti questi problemi sia stata trovata una soluzione definitiva.
C’è chi ha avanzato l’idea di utilizzare a questo scopo gli alberghi, che attualmente sono vuoti, dove ciascuna persona o gruppo familiare potrebbe ricevere una stanza separata.

Tutto ciò premesso,
Si chiede alla Giunta provinciale:

  1. Per quali ragioni è stata abbandonata la soluzione ex Alimarket?
  2. Perché il parere delle autorità sanitarie non è stato acquisito PRIMA di decidere la soluzione ex Alimarket (e cominciare i lavori), ma è arrivato solo DOPO? Come sono andate le cose?
  3. Dopo questo disguido, sono stati definiti con le autorità sanitarie criteri standard per l’accoglienza di senza tetto o profughi in questo periodo di epidemia?
  4. Come valuta la Provincia l’ipotesi di utilizzare alberghi attualmente vuoti per sistemare le persone senza tetto e profughi?

Bolzano, 31.03.2020

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa

COMUNICATO STAMPA.

Oggi iniziano i primi incontri dei gruppi di lavoro del Consiglio provinciale dedicati ai temi particolarmente legati dal Covid19, naturalmente per videoconferenza. L’iniziativa è partita dal Capogruppo SVP Lanz e il Gruppo Verde accoglie con favore la proposta di collaborazione. Proprio in tempi di crisi coinvolgere tutti in iniziative sovrapartitiche è il giusto modo di procedere. Per i Verdi, Hanspeter Staffler parteciperà oggi al gruppo di lavoro dedicato a economia e lavoro, mentre Brigitte Foppa parteciperà a quello dedicato alla salute.
Sui provvedimenti economici, Hanspeter Staffler visionerà e valuterà la situazione e le proposte della Giunta.

Sulla sanità Brigitte Foppa porterà le seguenti proposte del Gruppo Verde:

1) Realizzazione di uno studio a campione
I dati che ci vengono comunicati giornalmente riguardano sempre i nuovi casi testati positivamente di Covid19, le guarigioni e i decessi. Per ora non si sa ancora niente sulla percentuale di contagi nella popolazione. Le conoscenze della medicina basata sull’evidenza consigliano però di aumentare urgentemente questa percentuale per poter prendere dei provvedimenti politico-sanitari sensati ed efficaci. Paesi come la Norvegia stanno già andando in questa direzione.
Proponiamo quindi di estrapolare la percentuale di contagi attraverso uno studio campione rappresentativo. La cosa migliore sarebbe quella di fare il tampone e il test degli anticorpi su un campione di persone rappresentativo della popolazione. Nel concreto si potrebbe incaricare l’Istituto di medicina generale della Claudiana di effettuare lo studio.

2) Test di anticorpi a tappeto
Come sappiamo, i tamponi che vengono fatti oggi ci dicono se è in atto un’infezione oppure no. Questo è importante per isolare le persone colpite e per tutelare chi sta loro vicino. Purtroppo non sappiamo nulla su se e quante persone siano già immunizzate contro il Covid19. Sarebbe molto importante da sapere, in primo luogo per quelle persone che lavorano in ambiti sanitario e sociale e poi anche per chi lavora a contatto con altre persone, ad esempio nel settore alimentare. Questo sarebbe importante da sapere affinché si possa iniziare ad allentare le misure di limitazione delle uscite, iniziando da coloro che sono già immunizzati e che quindi non rappresentano più un pericolo. Si può anche pensare a ulteriori test volontari. Molte cittadine e cittadini sarebbero sicuramente disponibili.

3) Tutela delle persone nelle strutture
Ci arrivano notizie sul fatto che ancora ci sono a disposizione pochi dispositivi e vestiti di sicurezza. Bisogna pensare anche ai volontari attivi nelle strutture sanitarie e sociali, oltre che ai dipendenti, soprattutto nelle case di riposo. È necessaria una efficace protezione anche per quelle persone che operano in situazioni difficili come nella gestione dei senzatetto o che lavorano in stretta convivenza nei centri di accoglienza.

Si tratta di superare questo periodo in maniera efficiente per la salute di tutte le persone che vivono nella nostra Provincia. E di abbreviare il più possibile questo periodo di isolazione per tenere al minimo quelli che possono essere altri effetti collaterali per la salute delle persone.

31.03.2020

COMMENTO DI HANSPETER STAFFLER.

L’Èuropa è a un bivio: per molte famiglie questo è un periodo tragico, e anche nell’Unione europea si sta rischiando una vera tragedia. O l’Unione Europea affronta questa crisi unita, oppure corre il grave rischio di disgregarsi.

Il Coronavirus ci tiene tutti sotto scacco, a livello italiano, europeo, mondiale. Al momento si tratta principalmente di una sfida medica, ma presto ci saranno da affrontare grandi sfide economiche e sociali. E saranno enormi.

L’Europa si è sempre presentata come una comunità di valori solidali, in cui il libero movimento di persone, beni e servizi avrebbe unito gli Stati e i loro cittadini. I Paesi europei ne hanno approfittato molto negli anni buoni. Ora però i tempi non sono più così buoni, piuttosto che alla logica del profitto si dovrebbe ora dare la precedenza al pensiero della solidarietà, secondo il quale i Paesi più forti dal punto di vista economico aiutano quelli più deboli, i Paesi meno colpiti dal virus aiutano quelli più colpiti.

Al momento cosa sta succedendo? Italia, Spagna, Francia e altri Paesi chiedono alla UE degli strumenti finanziari solidali come gli Eurobond, altrimenti detti coronabond. Sono bond di debito assunti dalla UE, distribuiti secondo una chiave di crisi ai vari Paesi e infine ripagati dalla UE. È così che i Paesi europei meridionali pensano debba funzionare una solidarietà europea. E anch’io la penso così!

Purtroppo i Paesi del Nord, soprattutto Germania, Austria e Olanda si dicono contrari a questo patto di solidarietà. Preferiscono farsi “gli affari loro” per far sì di far superare al meglio possibile la crisi al proprio sistema economico e sociale. Questa politica del “prima vengo io” dei paesi nordici crea in quelli del Sud delusione, rabbia e sfiducia. Le persone rischiano di perdere la fede nel progetto europeo, senza speranza e fiducia l’Europa rischia di appassire.

E allora spingiamo insieme per una solidarietà europea, per strumenti finanziari solidali, per i coronabond!!!

Hanspeter Staffler

Rarely before has a crisis of such scale impacted so many, in such a short time, across our planet. This is an unprecedented challenge to our societies, which humanity must face together. Solidarity and ambitious cooperation, not nationalism or egoism, will ensure we come out of this crisis stronger and wiser. We must leave no one behind and face this together with open hearts.

Questa settimana i Verdi Europei insieme al Gruppo Verde del Parlamento Europeo si sono riuniti per uno scambio sulla situazione e sulle reazioni politiche alla crisi attuale.
Anche i Verdi sudtirolesi hanno partecipato all’elaborazione di una presa di posizione come risposta comune Verde alla crisi causata dal COVID-19.
Osserviamo con preoccupazione gli sviluppi che destano di nuovo divisioni all’interno dell’Unione e che invece di generare solidarietà riportano all’irrigidimento di egoismi nazionali.

Insieme, solidarietà e azioni collettive sono i contenuti centrali della nostra reazione politica alla pandemia. Le richieste di aiuto non possono restare inascoltate. Un forte coordinamento da parte delle istituzioni europee può gestire e configurare in modo più efficiente la ricerca scientifica, oltre che la produzione e l’utilizzo di strumenti medici e sanitari. Aiuti finanziari devono essere garantiti senza condizioni. Democrazia e diritti umani devono essere tutelati.
Nessuna vita umana, nessuna regione, nessuno stato deve essere lasciato solo in questa situazione. Solo insieme, con forza e solidarietà europee unite possiamo risolvere e superare la crisi.
Qui sotto trovate la traduzione della dichiarazione. Qui potete leggere l’originale in lingua inglese.

Marlene Pernstich
Co-Portavoce Verdi Grüne Vërc

 

La risposta degli European Greens alla crisi “COVID-19”

Raramente una crisi di tale portata ha colpito così tanti, in così poco tempo, nell’UE e in tutto il nostro pianeta. Si tratta di una sfida senza precedenti per le nostre società, che l’umanità deve affrontare insieme. La solidarietà e la cooperazione ambiziosa, non il nazionalismo o l’egoismo, ci garantiranno di uscire da questa crisi più forti e più saggi. Non dobbiamo lasciare nessuno indietro e affrontare questa sfida insieme con cuore aperto.

Noi, i Verdi europei, siamo uniti per fare la nostra parte nella risposta alla pandemia. Insieme,

  • Esprimiamo la nostra totale vicinanza a tutti coloro che sono stati infettati dal virus e che stanno lottando per la loro vita e per i loro familiari e amici; condividiamo il dolore di coloro che hanno perso i loro cari a causa della malattia.
  • Affermiamo la nostra solidarietà e il nostro profondo apprezzamento per coloro che stanno rischiando la vita nel prendersi cura di quanti sono stati colpiti dal virus. È inestimabile il contributo che stanno dando alle nostre società; questo non deve essere e non sarà dimenticato. Allo stesso modo, non potremo mai ringraziare abbastanza tutti i lavoratori che assicurano la continuità dei servizi essenziali, mettendo in gioco ogni giorno la propria salute.
  • Salutiamo le iniziative e le soluzioni creative della gente comune e della società civile organizzata in tutta l’UE che stanno aiutando le nostre società ad affrontare la nostra nuova realtà quotidiana. Apprezziamo profondamente anche il ruolo delle amministrazioni locali e delle altre istituzioni in prima linea nella gestione di questa crisi.
  • Plaudiamo alle manifestazioni di solidarietà che abbiamo visto tra i Paesi e le regioni. Allo stesso tempo, deploriamo fortemente la mancanza di solidarietà da parte degli Stati membri dell’Unione Europea, dimostrata durante questa crisi, in particolare verso l’Italia, la cui richiesta di forniture mediche è rimasta senza risposta, e verso la Spagna, anch’essa pesantemente colpita dalla situazione attuale. Chiediamo a tutti gli Stati membri e alle istituzioni dell’UE di coordinarsi insieme a tutti gli Stati europei al fine di garantire la massima produzione e l’uso più efficiente delle forniture mediche, lo scambio di informazioni e di competenze, il sostegno economico e il mantenimento della libera circolazione delle merci per evitare possibili carenze di beni di base.
  • Il settore privato ha mostrato brillanti esempi di reattività e creatività nel rispondere alla crisi. Ma anche qui si sta assistendo a tentativi di trarre indebito vantaggio, sfruttando le legittime ansie della popolazione. In particolare, ci opponiamo fermamente a tutti i tentativi di raccolta in massa di dati personali, sia da parte di istituzioni private che pubbliche.
  • Riconosciamo che i governi dell’UE stanno ora agendo, con sincero impegno, per individuare il modo migliore per superare la crisi sanitaria e le sue conseguenze sociali ed economiche. Ovunque i Verdi siano al governo o all’opposizione, non risparmiamo alcuno sforzo per contribuire agli obiettivi comuni.
  • Siamo tuttavia gravemente allarmati dalle azioni unilaterali di alcuni governi dell’UE, in particolare per quanto riguarda le misure di emergenza. Qualsiasi restrizione ai diritti fondamentali e ai diritti umani deve essere il più possibile limitata nella sua durata, e in ogni caso efficace ma non sproporzionata. Siamo molto preoccupati per i tentativi di alcuni governi di trarre benefici politici dalla pandemia. La crisi non deve essere usata come pretesto per distruggere i controlli e gli equilibri democratici, né i diritti sociali e del lavoro. I governi devono dare prova di responsabilità e i poteri straordinari devono essere applicati con equilibrio e misura.
  • Accogliamo con favore gli impegni già assunti a livello UE dalla Commissione e dalla BCE di fare “tutto il necessario” per mitigare le conseguenze economiche e sociali di questa crisi, in particolare per quanto riguarda la sospensione del Patto di stabilità e crescita e il Piano di “quantitative easing” della BCE, ma riteniamo che si debba fare di più. In particolare, chiediamo sostegno finanziario per gli Stati membri più duramente colpiti, attraverso sovvenzioni e prestiti a basso interesse, senza alcuna condizione politicamente pericolosa. I governi e le istituzioni dell’UE dovrebbero lavorare insieme per istituire con urgenza gli Eurobond per contribuire a raccogliere i fondi necessari per le politiche sanitarie e di assistenza sociale.
  • Esortiamo inoltre gli Stati membri e l’UE a coordinarsi per prevedere misure adeguate per prevenire ingenti perdite di posti di lavoro e per stabilizzare il reddito dei lavoratori colpiti, in particolare dei più vulnerabili. Per il periodo immediatamente successivo alla crisi avremo bisogno di un pacchetto di investimenti che si concentri sulle piccole e medie imprese, sui lavoratori individuali e che contribuisca a orientare la nostra economia verso una transizione sociale ed ecologica.
  • Riconosciamo la dimensione globale di questa crisi e apprezziamo la solidarietà offerta ai Paesi europei da molti Stati non europei. Allo stesso modo, la solidarietà dell’UE non deve fermarsi ai confini dell’UE, l’UE deve fornire gli aiuti umanitari necessari e le migliori risorse mediche in particolare ai Paesi del Sud del mondo. L’UE deve garantire la massima collaborazione con l’OMS e altri organismi internazionali per sviluppare una risposta medica efficace (cooperazione nella ricerca sui vaccini, ecc.) e per condividere tale ricerca.

Nell’affrontare la crisi, crediamo che la nostra bussola comune debba essere guidata dai seguenti elementi:

  1. Dobbiamo garantire collettivamente che nessuno venga lasciato indietro, specialmente coloro che sono più vulnerabili all’interno e ai margini delle nostre società. La gestione della crisi non deve in alcun modo approfondire l’ingiustizia e l’esclusione. Auspichiamo in particolare che la gestione di questa crisi non allontani l’UE e i suoi Stati membri, insieme ad altri Paesi europei, dall’agire con urgenza e responsabilità per alleviare il peggioramento della situazione nei campi profughi delle isole greche. I campi profughi di queste isole devono essere evacuati per garantire a tutti un accesso sicuro alle cure sanitarie, alla quarantena e ad altre misure adeguate contro il coronavirus.
  2. Una risposta efficace, efficiente e duratura alla crisi richiede un’azione collettiva. Proteggere le vite significa lasciarsi alle spalle gli stretti interessi nazionali o economici. In questo senso, se da un lato rendiamo omaggio agli sforzi di coordinamento compiuti finora dalle istituzioni dell’UE, dall’altro auspichiamo un più forte ruolo di leadership.
  3. Per trovare risposte alla crisi dobbiamo agire e pensare fuori dagli schemi abituali, in particolare in termini di politica macroeconomica. Le organizzazioni, le leggi, le regole e le procedure devono essere fatte per servire la vita, non il contrario.
  4. I sistemi sanitari pubblici, gratuiti e ben finanziati sono e devono rimanere una spina dorsale dei nostri sistemi di welfare e l’UE deve impegnarsi per una maggiore cooperazione tra di essi e per meccanismi che li sostengano ulteriormente. Occorre fare in modo che questa crisi sia l’occasione per una maggiore integrazione europea, verso un’Europa più forte, più verde e più sociale.

Dobbiamo sapere che, da come gestiamo questa crisi e dalla nostra capacità di coordinarci e di sostenerci reciprocamente, dipenderà il futuro: si produrrà un danno irrimediabile al progetto europeo e alle nostre democrazie così come le conosciamo o, al contrario, l’uno e le altre potranno rafforzarsi.

Siamo convinti che, una volta superata questa crisi, non si possa e debba tornare alle vecchie politiche, e che tanto meno la crisi vada usata come alibi per politiche di austerità dure come dopo la crisi finanziaria globale.

Come il cambiamento climatico, che rimarrà una sfida urgente ed esistenziale, la pandemia mette profondamente in discussione il modo in cui le nostre società sono organizzate, il modo in cui viviamo su questo pianeta e una serie di politiche convenzionali. Abbiamo più che mai bisogno di una nuova bussola; in questa prospettiva, la crisi “COVID-19” rafforza l’assoluta necessità di iniziative di trasformazione come un coraggioso Green Deal europeo e un massiccio reinvestimento in servizi pubblici di qualità, soprattutto nel settore sanitario.
Solo così questa crisi porterà a società più giuste, più sostenibili e più democratiche.

–        Webinar die verdi tedeschi/europei su cosa può fare l’UE per sostenere l’Italia
–        Serve solidarietà europeo in questa crisi
–        I verdi tedeschi ed europei sostengono gli Eurobonds
–        Gli incentivi per sostenere l’economia in questa crisi devono però sostenere un’economia sostenibile, la lotta contro la crisi climatica deve andare a pari passo
–        Webinar condotto da Alexandra Geese, europarlamentare tedesca che ha vissuto 20 anni in Italia. Partecipa dai verdi del Sudtirolo Pascal Vullo che possiede i due passaporti.

Venerdì 27.03 sera i verdi tedeschi hanno organizzato un webinar con partecipazione dal Sudtirolo sulla questione: “Emergenza coronavirus: cosa può fare l’UE per sostenere l’Italia? Tra sanità e misure economiche“.

La serata è stata condotta da Alexandra Geese, Europarlementare tedesca che ha vissuto più di venti anni in Italia. Alexandra Geese ed i partecipanti del webinar hanno discusso con Elisabetta Groppelli virologa e professore assistente in Sanità Globale presso la University of London ed Andrea Ercoli consulente del lavoro dello Studio Associato Cerioli Ercoli, Lombardia.

Durante la discussione è stato ribadito che serve solidarietà europea in questa crisi. Un primo segno di solidarietà europea viene dalla Germania, che accoglie pazienti di terapia intensiva dalle zone più colpite dell’Italia e della Francia.

“Visto che in Germania adesso mancano i lavoratori che per esempio raccolgono gli asparagi che solitamente vengono dai paesi dell’est europa, anche i tedeschi attualmente si rendono nuovamente conto quanto sono dipendenti da un mercato europeo”, dice Alexandra Geese.

I verdi tedeschi ed europei sostengono gli Eurobonds. “Un singolo stato europeo non può essere attaccabile. Ma i fondi europei mobilizzati adesso dall’Europa devono sostenere un’economia sostenibile. La lotta contro il coronavirus deve andare a pari passo con la lotta contro la crisi climatica” commenta Geese.

È apparso durante il dibattito che la crisi coronavirus sia come una lente di ingrandimento che fa venire a galla diversi problemi più o meno noti come la dipendenza di mascherine e ventilatori da fuori dall’Unione Europea e il grande problema del lavoro sommerso. Questo comporta che in questo periodo di crisi tante persone rischiano di rimanere senza copertura dai sistemi di sicurezza sociale.

Alexandra Geese parlando delle ultime iniziative a Bruxelles informa che il parlamento europeo ha per esempio appena approvato dei provvedimenti per deviare fondi europei finora non utilizzati per le zone europee più colpite dal coronavirus. A questo si aggiunge un provvedimento che visto che attualmente tanti aerei continuano a volare anche se sono voti per non perdere i “slot” fra gli aeroporti ha modificato questa regola che danteggia inutilmente sia le compagnie aeree che il clima.

Il partecipante da parte dei Verdi Alto Atesini Pascal Vullo, che possiede sia il passaporto tedesco che quello italiano, conclude dopo questa esperienza di webinar: “Non solo una forte dimostrazione di solidarietà europea ma anche la crescita di formati digitali durante questa crisi potrebbero ravvicinarci a livello politico-europeo”

Pascal Vullo

COMUNICATO STAMPA.

Questa settimana il Gruppo Verde ha dato il via agli incontri digitali che abbiamo chiamato “Green Meeting Point”. Si tratta di incontri in videoconferenza periodici aperti a simpatizzanti e interessati nei quali è possibile superare l’isolamento politico di questo periodo e tenere acceso, sviluppandolo, il dibattito.

Tramite la App di „Zoom“, giovedì 26 marzo 25 persone hanno dialogato sul tema della solidarietà e della responsabilità in questi tempi di crisi. Il teologo morale Martin Lintner ha dato un input iniziale sulla responsabilità del singolo nei confronti del tutto e partendo dalla teologia della liberazione lo ha indirizzato alla responsabilità soprattutto nei confronti di chi è più debole. Riconoscere i limiti della propria responsabilità fa parte di questo.

Interrogativi, considerazioni e un appello

Interessanti sono stati gli interrogativi che sono stati posti. Che fare quando si vedono comportamenti scorretti e però anche noi stessi siamo in giro “illegalmente”? Fino a dove può arrivare il controllo e la limitazione della libertà?
È emerso chiaro come la separazione dei poteri sia di vitale importanza per assicurare e tutelare uno stato di diritto e che ci dobbiamo impegnare sempre per mantenerla. Osserviamo al momento su diversi livelli la tendenza ad annullare questa separazione – dalla legislazione per gestire la crisi fino a una società in cui tutti si sentono “sceriffi”.
Un aspetto di questa inclinazione è evidenziato dal fatto che si tende a parlare di questa crisi come se fossimo in guerra. Forse questo deriva dal fatto che questa situazione eccezionale risveglia ricordi collettivi dai tempi della guerra – oppure si può spiegare con il fatto che decreti e leggi di emergenza possono essere giustificati solo con una guerra. Qualsiasi sia la spiegazione, constatiamo che la terminologia bellica è entrata nelle dichiarazioni politiche e descrive situazioni che con la guerra non hanno nulla a che vedere. Si parla in continuazione di “guerra al virus”, di “fronte, di “armi”, ecc. Addirittura il Presidente Kompatscher ha recentemente parlato di “bazooka” riferendosi alle necessarie misure finanziarie.
Pensiamo che non faccia bene alla situazione presente con tutte le sue difficoltà. Quindi il nostro appello: facciamo attenzione, in tutte le nostre lingue. A tutti i media, ai politici e alle politiche chiediamo di smetterla di parlare di guerra, ma invece di parlare di una malattia che non possiamo vincere con le “armi della guerra”, ma che dobbiamo affrontare con la solidarietà e la responsabilità, per tutelare la vita delle persone.
Piccoli gesti di cura e attenzione in questi tempi particolari. Anche di questo ha bisogno la politica. Noi non molliamo.

Il prossimo Green Meeting Point si terrà martedì 31 marzo alle 17:30. C’è spazio per circa 30 persone che potranno chiedere i dati d’accesso a [email protected]

CONFERENZA STAMPA.

Oggi nel primo pomeriggio si è svolta la prima videoconferenza tra il Presidente Kompatscher e i Capigruppo del Consiglio provinciale. La settimana scorsa il Gruppo Verde aveva lanciato la proposta di questo “scambio minimo” e si esprime soddisfatto della sua concretizzazione. “Il confronto parlamentare e il flusso di informazioni tra le forze politiche non deve essere interrotto, nemmeno in tempi di crisi. La democrazia non è in quarantena” commenta la capogruppo Brigitte Foppa.
In questo primo incontro in videoconferenza, i Verdi hanno chiesto chiarimenti su due temi emersi in queste ultime settimane in varie conversazioni video con la base: il primo riguardava la presenza dei militari in Alto Adige, sul loro numero, se fossero aumentati, e sui loro compiti e competenze.
Il Presidente Kompatscher ha spiegato che al momento ci sono in Alto Adige 40-50 soldati, che non si tratta di una presenza aggiuntiva e che l’esercito ha solo un compito di assistenza alle forze dell’ordine.
In secondo luogo, la capogruppo ha chiesto informazioni riguardo le limitazioni delle uscite all’aperto. “Regolarmente ci chiamano persone, anche esperte in materia, che temono che la mancanza di movimento, di sole e di aria possa avere conseguenze sulla salute psichica e fisica delle persone” ha spiegato Foppa.
Per il Gruppo Verde la disposizione a rimanere a casa e a mantenere l’isolamento è assolutamente fuori discussione.
La questione su come viene trattato il bisogno di movimento per la salute delle persone è molto delicata e deve essere parte del ragionamento sulla salute pubblica.
Il Presidente ha fatto presente che nel decreto Conte sono inclusi i motivi di salute come ragioni eccezionali per allontanarsi da casa. In merito alla discussione su cosa significhi “nelle immediate vicinanze della propria abitazione” Kompatscher ha ribadito che si è rinunciato appositamente a una indicazione in metri. Questo per fare appello alla responsabilità personale di ognuno di noi.
Lo condividiamo pienamente, confidando che tutte e tutti adotteranno un comportamento attento e responsabile nei confronti del proprio vicino, della vicina, dei propri familiari, delle persone anziane e di tutta la società.

Lo scambio necessario tra Giunta e minoranza è ricominciato. Noi non molliamo.

Lettera aperta al Presidente Kompatscher.

 

I più alti rappresentanti politici di tutto il mondo, tra cui la Cancelliera Angela Merkel, parlano della crisi attuale come della più grande crisi dalla Seconda guerra mondiale.

Il Coronavirus ha cambiato tutto in pochissimo tempo. Alcuni sono nel panico, altri in profonda depressione, a volte paralizzati dallo shock.
Altri pensano che quando tutto sarà finito tutto riprenderà vita di prima e le attività potranno ricominciare regolarmente. L’economia si riprenderà…

Chi guarda più lontano, invece, vede la crisi attuale anche come un’opportunità per un cambiamento radicale della nostra cultura e dei nostri stili di vita, un’opportunità per una politica eco-sociale e sostenibile.

La sospensione in cui viviamo oggi, proprio in tempo di quaresima, può essere usata come periodo di riflessione. Il reddito di base sarebbe per tutte e tutti una visione che consente di uscire dalla logica del capitalismo neoliberale, che da decenni è la causa principale delle terribili distruzioni ambientali e dell’ingiusta distribuzione delle risorse del nostro mondo.

L’argomento che di solito viene usato per confutare la proposta di un “reddito di base incondizionato” per tutte e tutti è che non possa essere sostenibile finanziariamente, soprattutto ora, in questa crisi economica.

Se però la politica reagisce in modo così impegnato e interviene così come sta facendo in queste settimane contro il Coronavirus, allora si possono trovare facilmente vie anche per l‘introduzione del reddito di base e per il suo finanziamento. In questo nostro Alto Adige ci sarebbero risorse sufficienti. Ma ce ne sono sempre troppo poche per la brama e la smoderatezza di chi è già ricco/a.

Servirebbe naturalmente una diversa e più equa politica fiscale. Alcuni esempi su come potrebbero e dovrebbero essere trovate risorse:

  • Con una tassa sulle transazioni finanziarie per tutti coloro che fanno i soldi con i soldi, ottenendo dal denaro profitti esorbitanti;
  • Con una tassa sulle speculazioni con le quali i ricchi diventano sempre più ricchi [secondo uno studio Oxfam, 42 (!) miliardari possiedono tanto quanto mezzo mondo];
  • Una decisa tassa ecologica, anche per fare in modo che la nostra madre terra possa riprendersi. Il 29 luglio 2019 c’è stato l’”Earth Overshoot Day”, il giorno in cui l’umanità ha consumato quello che la terra riesce a rinnovare in un intero anno.

Se la politica fiscale si muove in questa direzione, allora il lavoro potrebbe essere completamente libero dalle tasse, allora non saremmo più sotto la pressione del produrre a qualsiasi costo e di consumare a più non posso. E di conseguenza verrebbero sprecate meno risorse.
Bisogna iniziare da una tassa unica a livello europeo. L’Alto Adige potrebbe farsi “profeta nel deserto”. Siamo abituati a dichiararci orgogliosamente primi della classe. Perché non farlo per una volta con un’idea eticamente fondata che potrebbe portare a un cambiamento benefico per l’intera umanità?

Soprattutto, che cosa provocherebbe il reddito di base?

  • Più libertà e giustizia
  • Meno paure esistenziali
  • Un’enorme riduzione burocratica nella politica economica e sociale
  • Meno pressione per un’occupazione al 100%, possibilmente di tutti
  • Più dignità per ogni persona.

Il “reddito di cittadinanza” italiano e l’“Hartz IV” tedesco non sono soluzioni, perché comportano strutture super burocratiche e perché si basano su una falsa politica dell’occupazione con costrizione al lavoro.

Egregio Presidente Kompatscher,
abbia il coraggio di fare i primi passi verso un reddito di base incondizionato per tutte e tutti!

La strada è sicuramente lunga e non la si potrà percorrere tutta da un giorno all’altro. Ma in tutto il mondo ci sono già degli esempi interessanti con risultati importanti.

Dovremmo prenderli in considerazione, non dimenticando che anche in Alto Adige sono già stati fatti alcuni piccoli passi.

Nel 2012 la Provincia (con l’assessore Richard Theiner) aveva istituito un tavolo insieme alle parti sociali, che aveva elaborato una proposta su come trasferire in un pacchetto unico sotto la Provincia tutte le attuali prestazioni sociali di base di Provincia, Regione e Stato e su come tutto potesse essere trasportato in un sistema riformato e semplificato. Il “reddito di cittadinanza” andrebbe integrato in questo nuovo sistema.

La semplificazione e la riunificazione delle prestazioni sociali di base sono previste anche nell’accordo di governo firmato per la legislatura 2018-2023.

Quel che serve è una svolta nella cultura amministrativa, per smantellare gli inutili e sempre più complicati apparati che spesso finiscono per trasformarsi per cittadine e cittadini in degradanti percorsi a ostacoli burocratici.
La sicurezza incondizionata dell’esistenza di ogni persona è un diritto fondamentale, inserito nella dichiarazione dei diritti umani delle Nazioni Unite del 1948 – non a caso proprio all’indomani della Seconda Guerra mondiale.

Sepp Kusstatscher
Ex Co-Portavoce Verdi Grüne Vërc

INTERROGAZIONE.

In tutte le edicole dell’Alto Adige sono state distribuite gratuitamente sciarpe scaldacollo acquistate dalla Provincia presso la ditta Texmarket nel numero di 300.000 a un prezzo che risulta essere stato di € 700.000. In questo momento, l’aspetto che ci interessa di più è quello della utilità o meno di tali oggetti (sugli altri aspetti etico-politici ci sarà tempo per chiedere chiarezza dopo la fine dell’emergenza pandemia).
La Giunta li ha presentati come oggetti non risolutivi, né equivalenti alle mascherine di utilizzo medico, ma comunque utili a difendere se stessi e gli altri dalla diffusione dei virus per via aerea. Questo orientamento è stato plasticamente confermato dal fatto che in alcune conferenze stampa membri della Giunta si sono presentati indossando lo scaldacollo.
Tuttavia, altre autorevoli voci hanno messo in serio dubbio l’utilità di questo oggetto, Nella edizione del 22 marzo del quotidiano Alto Adige, e contemporaneamente in una interista sulla Rai regionale, la presidente dell’ordine dei medici Monica Oberrauch ha affermato che “Quelli scaldacollo servono a poco o niente”. In una nota la dottoressa Oberrauch ha consigliato di usare semmai mascherine chirurgiche. “Qualsiasi altro tipo di protezione – ha continuato – non certificato dal punto di vista scientifico non può essere consigliato. Questo vale anche per foulard, sciarpe, scaldacollo ecc.… In nessun caso poi l’adozione di una mascherina può indurre alla sensazione irrazionale di essere protetti. C’è il rischio che ciò induca a trascurare misure igieniche essenziali”.
Un altro aspetto critico della distribuzione gratuita di scaldacollo da parte della Provincia è stata la vera corsa alle edicole che è avvenuta nella speranza di ottenerlo: tanto che a metà mattinata del sabato 21 marzo la maggior parte delle edicole aveva esaurito le scorte. Ma tutto questo ha senso nel momento in cui si invitano le persone a “restare a casa” a meno di non avere gravi necessità?
Visti questi aspetti dunque ci si chiede su quali basi, e su quali pareri scientifici, si sia basata la Provincia per decidere l’operazione di acquisto e distribuzione degli scaldacollo alla popolazione. Si auspica infatti che ci sia una certificazione ufficiale, o almeno parere fondato E SCRITTO, in cui qualche autorità sanitaria, o qualche esperto medico-scientifico, abbia confermato l’utilità di questo oggetto e si sia preso la responsabilità della sua adozione.

Tutto ciò premesso,
Si chiede alla Giunta provinciale:

  1. Possiede la Provincia una certificazione ufficiale, o almeno un parere scritto di una qualche autorità sanitaria, o qualche esperto medico-scientifico, che ha attestato l’utilità di acquistare e distribuire alla popolazione 300.000 scaldacollo al fine di tutelare se stessi e gli altri dalla diffusione dell’epidemia di Coronavirus, o almeno da ridurre in modo dimostrabile il rischio di contagio? Se esiste questo parere, se ne chiede una copia.
  2. Chi si è assunto, nella Giunta provinciale, la responsabilità politica di proporre e decidere di acquistare e distribuire alla popolazione 300.000 scaldacollo in funzione di protezione antivirus? È stata una decisione del solo assessore alla sanità? È stata concordata dall’assessore competente col Presidente della Giunta? Oppure è stata ratificata dall’intera Giunta e se sì, in quale data e con quale atto?
  3. Con quali atti amministrativi, e firmati da chi, è stato deliberato l’acquisto degli scaldacollo e con quali atti amministrativi, e firmati da chi, è stata disposta e organizzata la sua distribuzione alla popolazione?
  4. Come è nata l’iniziativa dell’acquisto e distribuzione degli scaldacollo? È nata su proposta della Provincia alla ditta interessata, oppure è la ditta produttrice che si è mossa per prima offrendo gli scaldacollo alla Provincia in funzione anti-epidemia?
  5. Comunque sia, la ditta produttrice ha fornito alla provincia una certificazione o una documentazione ufficiali e scritte, magari firmata da qualche autorità sanitaria o da qualche esperto medico-scientifico, che attestasse l’utilità degli scaldacollo per frenare la diffusione del virus? Se sì, da chi era firmata questa documentazione? Se ne chiede una copia.
  6. Se alle domande 1 e 5 la risposta è negativa, è cioè se non esiste – cioè non è stata presentata dalla ditta produttrice né acquisita dalla Provincia per sua iniziativa – alcuna certificazione ufficiale, e nemmeno un parere scritto di una qualche autorità sanitaria, o qualche esperto medico-scientifico, che attesti l’utilità dell’uso degli scaldacollo in funzione anti-epidemia, a quale scopo la Giunta, o l’assessore alla sanità, hanno deciso l’operazione scaldacollo? È stato valutato da parte della Provincia il rischio di assumere una iniziativa che risultasse Alla fine inutile, o addirittura controproducente? E quali considerazioni a proposito di questi rischi hanno convinto la Provincia a procedere ugualmente?

Bolzano, 22.03.2020

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

INTERROGAZIONE.

Nella sua risposta alla nostra interrogazione n. 687/20 del 22.01.2020, il Presidente Kompatscher spiega che “la Giunta provinciale con delibera n. 445 del 15 aprile 2014 ha disposto il trasferimento al Demanio dello Stato – ramo trasporti-aviazione civile, dei terreni (165.503 mq) di proprietà della società ABD (già oggetto di conferimento da parte di STA Spa, con decorrenza dalla data di stipula del relativo rogito notarile.
Quello che ci interessa è sapere se questo rogito notarile è stato firmato, oppure no: cioè se i terreni sono passati al Demanio statale, oppure sono ancora di proprietà della società ABED, nel frattempo privatizzata.
E proprio la privatizzazione dovrebbe aver creato un interesse della provincia affinché questi terreni vengano demanializzati. Infatti, nella stessa delibera 445/2014 era previsto che, in caso di cessazione dell’attività aeroportuale, “tali aree ora destinate alla demanializzazione a favore dello Stato vengono restituite a titolo non oneroso alla Provincia” che li ha finanziato a suo tempo il loro acquisto tramite STA.

Tutto ciò premesso,
Si chiede alla Giunta provinciale:

  1. È stato stipulato il rogito notarile in forza del quale i terreni di proprietà ABD (165.503 mq già oggetto di conferimento da parte di STA Spa) sono stati trasferiti al Demanio dello Strato? Se sì, in quale data?
  2. Se il rogito non è stato ancora firmato, questo vuol dire che i terreni sono ancora proprietà della società ABD?
  3. La delibera che disponeva il trasferimento al Demanio è dell’aprile 2014, in sostanza sei anni fa. Come mai a distanza di 6 anni non è ancora stato firmato il rogito? Che cosa lo impedisce?
  4. Quando si prevede che venga firmato il rogito?
  5. La Giunta provinciale ha interesse a che questo rogito sia stipulato e, se sì, che cosa sta facendo perché ciò avvenga nel più breve tempo possibile?
  6. O invece la Giunta provinciale non intende intervenire in questa questione, e se non intende farlo, per quale ragione? Non ritiene che la demanializzazione sia nell’interesse della Provincia? Oppure non può? E perché?

Bolzano, 21.03.2020

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

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