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Natale, inizia l’inverno: la stagione dell’anno dove il verde scarseggia. Un buon momento quindi per riflettere su cosa sia il Verde.

Grün, nell’antico alto tedesco significa crescere, germogliare. In italiano Verde viene dalla radice indoeuropea *ghvar: splendere.

Nel Cristianesimo il verde è il colore della Pasqua, il colore della risurrezione. Nell’Islam il verde è il colore sacro, il colore preferito del Profeta, un colore così raro nel deserto da diventare ancora più prezioso e caro.

In Cina il verde rappresenta la vita, la primavera, l’oriente. Verde è il principio femminile.

Verde è il colore dei chirurghi (perché il colore del sangue non si vede così bene sul verde). Verde è il colore militare. La bottiglia verde protegge il vino. La bandiera dell’esperanto è verde. Verde è il Paradiso. E verde è anche il veleno.

Natale, l’inizio dell’inverno è anche la stagione in cui c’è poca luce. Pensiamo allora anche alla luce.

La luce del sole è la base della fotosintesi, questo processo meraviglioso della natura grazie al quale le foglie delle piante trasformano l’acqua e l’anidride carbonica, prodotta dalla nostra respirazione, in ossigeno e zucchero.

Un grande faggio produce, quasi dal niente, l’ossigeno per 20 persone!

Per questo noi Verdi lottiamo per gli alberi. Il bello è però che la fotosintesi avviene nel colore verde delle foglie. È il corpicino della clorofilla che realizza questo processo.

Siamo verdi come la clorofilla. Ed è bello essere, come le foglie verdi, coloro che permettono di realizzare ciò che è nuovo, ciò che nutre. Brindiamo quindi all’inizio di questo nuovo anno: alla luce, al verde, alla vita!

Brigitte Foppa, 18.12.2018

INTERROGAZIONE

Diversi media hanno parlato di un caso di spostamento di cubatura che riguarda 4 malghe attinenti al maso Rönn nel comune di Corvara. Il caso è stato riportato prima dal settimanale FF, poi dal quotidiano Tageszeitung, dalla Rai e dal portale Salto.bz. I media hanno informato che le cubature originarie si trovavano da un lato presso il passo Gardena a 1,3 km di distanza dalla nuova ubicazione (il comune di Corvara ha rilasciato la concessione edilizia per 2 nuove baite il 15.11.2013) e dall’altro lato nella cosiddetta “Mure von Corvara”, ad ovest del paese a 4,2 km di distanza dalla nuova ubicazione (concessione edilizia per 2 nuove baite del 05.05.2015).

Come noto, in casi come questi si applica la legge urbanistica provinciale n. 13 del 1997 (che resterà in vigore fino al gennaio 2020), in particolare l’art. 107, commi 12, 13, 13 bis e 13 ter. Questo articolo sul “Verde agricolo e alpino” è uno dei più tormentati, più volte modificati, contestati e discussi di tutta la legge, che si presta a diverse interpretazioni e ha creato una situazione di forte incertezza del diritto.

I giornali hanno riportato le opposte argomentazioni delle diverse parti, ma di molte non è stata chiarita la documentazione che ne sta a supporto e che è fondamentale per capire se nella procedura tutto era in ordine. Per avere chiarezza ed esercitare la nostra istituzionale funzione di controllo sugli atti della pubblica amministrazione chiediamo alla giunta provinciale le informazioni che ci mancano per poter valutare il caso.

Si chiede quindi alla giunta provinciale:

  1. Il comune di Corvara ha un piano delle zone di pericolo? Se sì, in quale data è entrato in vigore? Se no, quali altri strumenti definiscono le zone a rischio nel territorio del comune di Corvara, ai fini dell’applicazione della legge urbanistica provinciale n. 13 del 1997, art. 107?

SULLE DUE MALGHE IN ZONA PASSO GARDENA:

  1. In base a quali atti giuridici l’area in cui sorgevano le due preesistenti malghe in zona Passo Gardena è stata dichiarata zona di pericolo?
  2. Con la documentazione utilizzata nel corso della procedura di autorizzazione dello spostamento della cubatura delle due malghe in zona passo Gardena era stata presentata la documentazione attestante il fatto che esse si trovavano in una zona di pericolo?
  3. Alla delibera del comune di Corvara del 15.11.2013 per la realizzazione delle 2 nuove baite è allegata la documentazione attestante il fatto che esse si trovavano in una zona di pericolo?
  4. Entro quale area, ai sensi della vigente Legge urbanistica provinciale, poteva avvenire il trasferimento della cubatura delle due baite in zona passo Gardena? La cubatura poteva essere spostata in tutto il territorio comunale oppure in un ambito territoriale più ristretto?
  5. In base a quali criteri e valutazioni è stata autorizzato lo spostamento della cubatura delle ex malghe in zona passo Gardena proprio nell’area dove effettivamente è avvenuta?

SULLA ESISTENZA DELLA EX MALGA IN ZONA “Mure von Corvara”:

  1. In base a quali atti giuridici è stata dimostrata l’esistenza effettiva e/o la distruzione dopo il 1° ottobre 1997 della preesistente malga in zona “Mure von Corvara”, nel rispetto del comma 12 dell’articolo 107 della vigente Legge urbanistica provinciale (n. 13/97)?
  2. Nella documentazione allegata alla procedura di autorizzazione dello spostamento della cubatura della ex malga in zona “Mure von Corvara” era stata presentata la documentazione che confermava che essa era effettivamente esistente ai sensi del comma 12 dell’articolo 107 della vigente Legge urbanistica provinciale (n. 13/97)?
  3. Alla delibera del comune di Corvara del 5.05.2015 per lo spostamento di cubatura della ex malga in zona “Mure von Corvara” è allegata la documentazione attestante il fatto che essa era effettivamente esistente ai sensi del comma 12 dell’articolo 107 della vigente Legge urbanistica provinciale (n. 13/97)?

SULLA CLASSIFICAZIONE COME ZONA DI PERICOLO DELLA EX MALGA IN ZONA “Mure von Corvara”:

  1. In base a quali atti giuridici l’area in cui sorgeva la preesistente malga in zona “Mure von Corvara” è stata dichiarata zona di pericolo?
  2. Nella documentazione allegata alla procedura di autorizzazione dello spostamento della cubatura della ex baita era stata presentata la documentazione attestante il fatto che essa si trovava in una zona di pericolo?
  3. Alla delibera del comune di Corvara del 05.05.2015 per la realizzazione delle 2 nuove baite derivanti dalla cubatura della ex baita in zona “Mure von Corvara” è allegata la documentazione attestante il fatto che essa si trovava in una zona di pericolo?
  4. Entro quale area, ai sensi della vigente Legge urbanistica provinciale, poteva avvenire il trasferimento della cubatura della ex baita in zona “Mure von Corvara”? La cubatura poteva essere spostata in tutto il territorio comunale oppure in un ambito territoriale più ristretto?
  5. In base a quali criteri e valutazioni è stata autorizzato lo spostamento della cubatura della ex baita in zona “Mure von Corvara” proprio nell’area dove effettivamente è avvenuta?

POSSIBILITA’ DI UTILIZZO FUTURO DELLE NUOVE BAITE COME “ESERCIZI PUBBLICI PER LA SOMMINISTRAZIONE DI PASTI E BEVANDE NELLE AREE SCIISTICHE”.

  1. Alle quattro baite di nuova realizzazione, o a una o più di esse, (autorizzate con la concessione edilizia del comune di Corvara in data 15.11.2013 e 05.05.2015), che si trovano tutte ai bordi di piste da sci esistenti o in progetto, sarà teoricamente applicabile l’articolo 34 comma 1 della nuova legge “territorio e paesaggio”, trasformandole così in “esercizi pubblici per la somministrazione di pasti e bevande nelle aree sciistiche”?

Bolzano, 21 dicembre 2018

Cons. prov.

Riccardo Dello Sbarba

Hanspeter Staffler

Brigitte Foppa

Qui potete scaricare la risposta della giunta.

L’UE ha trovato un accordo sulla proposta di legge per il divieto della plastica monouso. Entro due anni dovranno sparire dagli scaffali dei negozi cannucce, cotton fioc o piatti usa e getta. Dovranno essere proibiti tutti quei prodotti per cui esistono delle alternative senza la plastica.

Noi Verdi ne siamo molto soddisfatti. Non solo si riducono le emissioni di anidride carbonica, ma in questo modo verranno evitati miliardi di danni ambientali.

I nostri oceani sono pieni di tonnellate di rifiuti di plastica. Dobbiamo fare qualcosa, perché la plastica riempie alla fin fine tutta la nostra vita e si fa strada anche nel nostro cibo. Alcuni ricercatori hanno trovato tracce di microplastica nelle nostre feci.

Anche se questa legge rappresenta un primo passo importante, non possiamo accontentarci. La plastica continuerà a essere onnipresente e alle industrie restano ampi margini di interpretazione che non si faranno scrupolo a usare. Qui l’UE dovrà mostrare la serietà delle sue intenzioni.

Questo divieto è quindi un primo passo di un lungo viaggio nella giusta direzione. Il Sudtirolo dovrà fare la sua parte e mettersi in cammino.

Brigitte Foppa, Riccardo Dello Sbarba, Hanspeter Staffler

MOZIONE

Da alcuni anni i grandi predatori hanno fatto capolino anche in Alto Adige, nel contesto del loro ritorno su in tutta l’area alpina. Si tratta di un fenomeno europeo che ovunque crea allarmi e preoccupazioni, ma che è ampiamente prevedibile e per questo è possibile e utile adottare piani di gestione e di prevenzione.

I grandi predatori sono specie protette sia dalla normativa europea che da quella italiana.

L’ORSO

Nella Convenzione di Berna del 19 settembre 1979 “Sulla Conservazione della vita selvatica e degli Habitat in Europa”, ratificata dall’Italia con legge 5 agosto 1981, n. 503, l’orso è elencato nell’allegato II (specie particolarmente protette).

Nella Direttiva comunitaria Habitat: (92/43/CEE, 22.7.92) l’orso è elencato nell’allegato IV (specie di interesse Comunitario che richiedono una protezione rigorosa).

Eccezioni sono previste solo nel caso di individui che causano danni gravi o il cui allontanamento risulta necessario per motivi di sicurezza. L’orso figura anche nell’allegato II che prevede l’istituzione di zone speciali di protezione.

In Italia il D.P.R. n.357 del 1997 dà attuazione della citata Direttiva Habitat e nella legge quadro sulla protezione della fauna selvatica n. 157 del 1992 l’orso è compreso tra le specie “particolarmente protette”, prevedendo sanzioni penali nel caso di abbattimento.

IL LUPO

La Convenzione di Berna, inserendo il lupo nell’Allegato II (specie strettamente protette), ne prevede una speciale protezione e ne proibisce in particolare la cattura, l’uccisione, la detenzione ed il commercio.

Direttiva comunitaria Habitat: inserisce il lupo nell’Allegato II (specie d’interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione) e nell’Allegato IV (specie di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa), proibendone la cattura, l’uccisione, il disturbo, la detenzione, il trasporto, lo scambio e la commercializzazione.

In Italia la Legge 11 febbraio 1992 n. 157 “Norme per la protezione della fauna selvatica”, inserisce il lupo tra le specie particolarmente protette (art. 2, c. 1).

Il D.P.R. 8 settembre 1997 n. 357, di recepimento della Direttiva Habitat, in Italia inserisce il lupo nell’Allegato D, tra le specie di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa.

La normativa italiana richiede l’autorizzazione del Ministero dell’Ambiente, sentito l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), per ogni intervento di cattura/abbattimento occasionalmente e in circostanze particolari (es.: lupi ritenuti problematici per la pressione predatoria sul bestiame localizzata in particolari aree o situazioni), purché sia mantenuto lo “stato di conservazione soddisfacente” e sia fornita la dimostrazione della corretta e scrupolosa applicazione delle misure preventive e alternative al prelievo.

Dovendo dare dunque per acquisite queste norme di tutela dei grandi predatori, il compito fondamentale delle regioni e province autonome è quello di garantire la convivenza tra questi animali e la popolazione e soprattutto la protezione di tutte altre specie animali da allevamento che di questi predatori possono costituire facile preda.

L’esperienza di diversi paesi d’Europa ci dice che ciò è possibile, anche se in zone come la nostra che sono state prive per molto tempo di grandi predatori presenta una serie di problematiche dovute alla necessità di recuperare una cultura adeguata, di proteggere persone e animali e risarcire possibili danni. In tutta Europa, dove esistono (esiste anche piano d’azione del Consiglio d’Europa), i piani di gestione prevedono in particolare la mitigazione dell’impatto dei predatori sulle attività antropiche attraverso 4 azioni: prevenzione del danno, indennizzo del danno, sostegno agli allevatori e interventi di gestione.

È dunque fondamentale preparare una strategia organica di prevenzione, di informazione e di gestione, uscendo dalla semplice emergenza, anche perché i grandi predatori possono costituire un indubbio interesse naturalistico, ambientale, turistico e dunque anche economico per la nostra provincia.

Dal 2015 per la Provincia di Bolzano si è riunito saltuariamente un apposito gruppo di lavoro, mai istituito in forma ufficiale, con la partecipazione a titolo gratuito di funzionari provinciali e rappresentanti di categorie potenzialmente “danneggiate”. Nell’ultimo incontro del dicembre 2018 (che è stato anche il solo di quell’anno) la composizione del gruppo era più larga ed equilibrata: accanto a rappresentanti degli uffici provinciali erano stati/e invitati/e rappresentanti del Verband Südtiroler Kleintierzüchter, dell’associazione cacciatori, dell’associazione albergatori HGV, dell’Alpenverein, del Consorzio dei Comuni, del   Bauernbund (compresi singoli contadini e contadine interessate), del Parco dello Stelvio, del Dachverband für Natur- und Umweltschutz, del museo delle Scienze naturali, dell’ Istituto per lo sviluppo regionale dell’Eurac, dell’associazione apicultori e della Azienda Sanitaria. Una composizione certamente molto positiva, che però non è garantita per il futuro, perché il gruppo non è ufficialmente istituito.

Per questo motivo,

il Consiglio provinciale impegna la Giunta provinciale

  1. a elaborare entro sei mesi dall’approvazione della presente mozione, e poi presentare in Consiglio provinciale – in una audizione presso la Commissione legislativa competente, aperta a tutti/e i/le consiglieri/e interessati/e – un “piano di gestione per i grandi predatori”, elaborato in collaborazione con le amministrazioni dei parchi naturali altoatesini, del Parco dello Stelvio e di analoghi interlocutori delle altre regioni alpine, acquisendo anche i pareri delle associazioni ambientaliste della Provincia di Bolzano e di almeno un/a esperto/a in campo scientifico, come ad esempio un/a teriologo/a specializzato/a in grandi carnivori. Tale piano di gestione dovrà affrontare adeguatamente il ritorno dei grandi predatori, con l’obbiettivo di informare e coinvolgere la popolazione interessata in un progetto condiviso e in azioni comuni.
  2. a istituire un “Comitato provinciale grandi predatori” incaricato di seguire con continuità e affrontare tutti gli aspetti derivanti dal ritorno di questi animali nel nostro territorio, nominando al suo interno, accanto a rappresentanti dell’amministrazione provinciale, delle categorie e associazioni e dei territori interessati (nella varietà presente nell’ultimo incontro del dicembre 2018), anche uno o più esponenti del mondo scientifico, come ad esempio un teriologo specializzato in grandi carnivori. Tale comitato, con funzione di consulenza verso la Provincia, dovrà darsi un programma di lavoro che affronti tutti gli aspetti che comporta il ritorno dei grandi predatori sul nostro territorio.

Bolzano, 20 dicembre 2018

Cons. provinciali

Riccardo Dello Sbarba

Brigitte Foppa

Hanspeter Staffler

I Verdi di Laives presentano un Ordine del giorno che verrà discusso stasera in Consiglio comunale.
Il Gruppo Verde in Consiglio provinciale sostiene l’azione dei Verdi e del Comune di Laives.

Il comune di Laives ha avviato la procedura di modifica del Piano Urbanistico Comunale per eliminare la possibilità di allungare la pista dell’aeroporto. Tale procedura è prevista e regolata nella Legge Urbanistica provinciale, che prevede diversi passaggi, tra cui la pubblicazione, la raccolta di osservazioni, l’analisi della proposta da parte degli uffici provinciali competenti e della Commissione per la natura, il paesaggio e lo sviluppo del territorio, fino alla decisione della Giunta provinciale.
Ieri però, in tutta fretta, la Giunta provinciale ha respinto la proposta del comune di Laives ancora prima che questa procedura sia stata effettuata. A quanto si capisce, la Giunta ha dichiarato “irricevibile” la proposta del comune sulla base di un parere dell’ufficio legale. Un simile “respingimento preventivo” non è assolutamente previsto dalla legge e contrasta con le norme previste dalla Legge Urbanistica, negando il buon diritto di un comune a fare la sua proposta e a sottoporla all’esame procedurale previsto.
Il Gruppo Verde in Consiglio provinciale esprime il proprio sostegno all’Ordine del giorno presentato dal gruppo Verde comunale di Laives e ne auspica l’approvazione. Il Comune di Laives va sostenuto nella sua battaglia per il rispetto della volontà della popolazione espressa col referendum del 2016, in cui il 70% dei/delle votanti ha detto chiaramente No a qualsiasi potenziamento dell’aeroporto.

Per il Gruppo Verde nel consiglio comunale di Laives
Giorgio Zanvettor

Per il Gruppo Verde in Consiglio provinciale
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

Qui L’ORDINE DEL GIORNO DEI VERDI DI LAIVES

MOZIONE

L’Alto Adige / Südtirol è tra le province dove il costo della vita è più alto. A soffrirne di più sono i lavoratori e le lavoratrici dipendenti.

Secondo lo studio ASTAT “Lavoro dipendente e retribuzioni nel settore privato 2011-2016 „ tra il 2011 e il 2016 le retribuzioni lorde annue al netto dell’inflazione sono diminuite del 0,8%. La diminuzione colpisce di più chi lavora a termine o a tempo parziale, rispetto a chi lavora a tempo pieno. L’analisi per età mostra che le retribuzioni diminuiscono in tutte le classi. Le fasce 25-29 anni, 35-39 anni, 50-54 anni e 55-59 anni registrano le perdite maggiori; la più colpita è la fascia 50- 54 anni con una perdita del 3,5%.

L’ASTAT rileva da anni anche il numero di famiglie e persone a rischio di povertà: il dato è stabile intorno al 17% della popolazione. Sono a rischio di povertà circa 35.000 famiglie in cui vivono circa 87.000 persone.

Anche lo studio sul gettito fiscale dell’Afi-Ipl sulla base dei dati del Ministero delle finanze dimostra il divario di ricchezza presente sul nostro territorio: nel 2017 solo il 3,1% dei/delle contribuenti ha dichiarato redditi superiori a 75.000 €, mentre il 27,6% ha dichiarato meno di 10.000 €.

D’altra parte il PIL altoatesino ha conosciuto un costante aumento: + 0,6% nel 2014, + 1,9% nel 2015, + 2,2% nel 2016, +1,7% nel 2017 e la previsione per il 2018 è di +2,5%.

L’alto Adige si è dunque ben difeso dalla crisi, e questo per diversi fattori. Certamente conta la dinamicità delle imprese, ma altrettanto conta l’impegno delle lavoratrici e dei lavoratori e il ruolo dell’ente pubblico sia nel finanziare l’economia che nel garantire efficienza all’intero sistema territoriale.

Se si incrociano tutti questi dati, si ha la dimostrazione del fatto che negli ultimi anni i profitti delle imprese sono cresciuti, mentre le retribuzioni hanno perso continuamente di valore.

E’ urgente dunque riportare maggiore equità nella distribuzione del reddito nella nostra provincia facendo in modo che anche i lavoratori e le lavoratrici godano di una parte della maggiore ricchezza prodotta in questi anni anche grazie al loro impegno e alle loro tasse che hanno alimentato la spesa pubblica locale a favore dell’economia.

L’economia riceve contributi consistenti da parte della Provincia. Le imprese hanno goduto inoltre di una diminuzione dell’aliquota IRAP alla quota minima del 2,68%. Sommando le riduzioni di Irap e Ires, le imprese pagheranno nel 2018 ben 144 milioni di euro meno che nel 2012, il che equivale a una riduzione del 20%, mentre nello stesso periodo il gettito dell’Irpef sul lavoro dipendente aumenterà di 231 milioni di euro, cioè di + 14%.

È giusto che almeno una parte dei risparmi in tasse concessi alle imprese venga distribuito anche alle loro lavoratrici e lavoratori dipendenti, con un positivo effetto di redistribuzione della ricchezza.

Per aumentare il valore delle retribuzioni possono essere stipulati contratti integrativi territoriali e aziendali, in Alto Adige /Südtirol purtroppo poco attuati.

Tali contratti integrativi sono previsti dalla normativa statale. L’accordo triangolare imprenditori-sindacati-governo del 1993 prevedeva due livelli di contrattazione: i contratti nazionali, che dovevano assicurare condizioni minime per tutti i lavoratori, e i contratti decentrati, distinti in due tipologie:

  • contratti integrativi aziendali per le grandi industrie
  • contratti integrativi territoriali per le piccole e medie industrie e l’artigianato.

Entrambi hanno la funzione di adeguare le condizioni economiche dei lavoratori alle caratteristiche specifiche del territorio. Tali contratti sono ancora più importanti per una terra ad alta inflazione come l’Alto Adige / Südtirol, dove i prezzi sono trascinati dal settore turistico.

La Provincia non può considerarsi “neutrale” in questa materia. La contrattazione decentrata può infatti essere favorita oppure sfavorita dall’atteggiamento del potere pubblico, soprattutto in settori come il commercio, l’artigianato, le piccole imprese. Del resto, l’accordo del 1993 fu controfirmato anche dal governo: la politica dunque in qualche modo se ne è fatta garante.

La Provincia può favorire l’attivazione di una contrattazione territoriale compiendo diversi passi:

  • Convocando imprenditori e sindacati ad un tavolo per la contrattazione integrativa territoriale e aziendale.
  • Il primo obbiettivo di questo tavolo dovrebbe essere quello di stipulare un “accordo quadro provinciale” (sul modello dell’accordo imprenditori-sindacati-governo del 1993) che fissi un “minimo salariale orario altoatesino” („Südtiroler Mindeststundenlohn“) che renda possibile a tutte le lavoratrici e i lavoratori dipendenti con un lavoro a tempo pieno di arrivare alla fine del mese con dignità.
  • Al tavolo provinciale dovrebbero poi seguire tavoli di categoria e/o aziendali in cui vengano stipulati i relativi contratti integrativi.
  • In base a tale accordo-quadro provinciale e ai successivi contratti integrativi di categoria e/o aziendali, la Provincia dovrebbe varare una serie di misure di incentivo e disincentivo (nella concessione dei contributi, per esempio, oppure nella modulazione delle aliquote Irap) per favorire la contrattazione decentrata e premiare le imprese che la realizzino.

Tutto ciò premesso,

si impegna la Giunta provinciale:

  1. A convocare un incontro urgente con le associazioni imprenditoriali dei diversi settori e i rappresentanti sindacali per avviare un confronto che giunga alla stipula di un accordo-quadro provinciale che fissi un “minimo salariale orario altoatesino” („Südtiroler Mindeststundenlohn“) grazie al quale sia possibile a tutte le lavoratrici e i lavoratori dipendenti con un lavoro a tempo pieno di arrivare alla fine del mese con dignità.
  2. A incoraggiare, se necessario col proprio sostegno e/o sotto la propria regia, l’apertura di tavoli di contrattazione integrativa decentrata territoriale, di categoria e/o aziendale nel settore privato.
  3. Ad adottare provvedimenti utili a sostenere la stipula di contratti integrativi territoriali, di categoria e/o aziendali nel settore privato, attraverso una modifica dei criteri nella concessione di contributi e incentivi, e/o attraverso la modulazione delle aliquote Irap in modo da premiare maggiormente le imprese o le categorie che stipulino contratti integrativi territoriali e aziendali volti a migliorare le condizioni di lavoro e le retribuzioni del loro personale.
  4. A escludere da ogni beneficio finanziario e fiscale quelle imprese che non rispettino il “minimo salariale orario altoatesino” fissato con l’accordo quadro di cui al punto 1.

Bolzano, 19 dicembre 2018

Cons. prov.

Riccardo Dello Sbarba

Brigitte Foppa

Hanspeter Staffler

DISEGNO DI LEGGE PROVINCIALE n. 5/18

La legge regionale 13 agosto 1998, n. 7, disciplina la propaganda elettorale di associazioni, unioni e sindacati. Ai sensi di detta legge, alle associazioni, unioni e ai sindacati ad utilità sociale che si avvalgono delle agevolazioni previste da norme relative al volontariato, che svolgono servizi di patronato e ricevono finanziamenti pubblici sotto qualsiasi forma è vietato, nei 60 giorni antecedenti
la data fissata per le elezioni, fare qualsiasi tipo di propaganda elettorale a favore di candidati e partiti.

Fin dall’inizio la legge aveva il difetto di non prevedere sanzioni in caso di violazione.

La conseguenza è che, prima delle elezioni, associazioni e unioni esprimono regolarmente indicazioni di voto per singole candidate e candidati.

Dunque, per garantire l’effettiva applicazione della legge 13 agosto 1998, n. 7, devono essere previste sanzioni. Nella XV legislatura si è cercato d’introdurle, con il disegno di legge regionale n. 34 presentato dai conss. Foppa, Dello Sbarba e Heiss il 29 giugno 2015.

Restavano però dei dubbi sull’applicabilità di tale norma alle elezioni provinciali, essendo queste disciplinate da una legge provinciale.

Dal 2017 l’elezione del Consiglio provinciale è regolamentata da una legge provinciale (19 settembre 2017, n. 14, “Disposizioni sull’elezione del Consiglio provinciale, del presidente della Provincia e sulla composizione ed elezione della Giunta provinciale”).

L’articolo 11 di detta legge disciplina le spese per la propaganda elettorale. Vi manca però un riferimento alla legge regionale n. 7/1998, né vi sono previste le sanzioni che dovrebbero contribuire a far osservare il divieto per associazioni, unioni e sindacati di svolgere propaganda elettorale.

Con il presente dis disegno di legge ci si propone di colmare questa lacuna. Qui trovate anche la relazione completa.

Bolzano, 18.12.2018

Consigliera provinciale

Brigitte Foppa

 

Il disegno di legge è stato respinto in commissione il 08.05.2019 e verrà ridiscusso in aula.

 

MOZIONE

Il pubblico impiego, principale realtà del terziario nella nostra provincia, rappresenta un modello per lo sviluppo retributivo dei lavoratori e delle lavoratrici dipendenti in tutti i settori. I contratti collettivi nel settore pubblico sono generalmente considerati all’avanguardia e fungono da modello per la contrattazione collettiva nel settore privato. Pertanto l’esecutivo provinciale ha una particolare responsabilità per quanto riguarda la definizione di salari e stipendi equi per tutte le lavoratrici e i lavoratori altoatesini.

Svariati segnali indicano che il posto pubblico è sempre meno ambito sul mercato del lavoro e che, a causa dello sviluppo demografico in generale e della struttura demografica all’interno della
pubblica amministrazione in particolare, in futuro si prospetta una generale carenza di personale.

Negli ultimi 15 anni la società ha subito grandi cambiamenti e le esigenze della vita lavorativa in termini di flessibilità, reddito e opportunità di sviluppo sono aumentate. I contratti collettivi d’intercomparto (CCI) e gli accordi di comparto non hanno tenuto il passo con questo processo di cambiamento né dal punto di vista economico né da quello normativo.

L’esperienza mostra che i contratti collettivi non devono mai essere considerati come qualcosa di statico. La società, l’ambiente di lavoro e le norme sono in continua evoluzione e i contratti collettivi devono fornire una risposta adeguata in tempi ragionevoli. Nell’ultimo decennio lo sviluppo dei contratti collettivi ha subito una battuta d’arresto. Ciò è dovuto alla sospensione della contrattazione collettiva disposta per legge tra il 2010 e il 2015, alle misure di austerità adottate dalla Giunta provinciale di Bolzano e alla definizione di priorità politiche senza tener conto dei/delle dipendenti dell’amministrazione provinciale.

Ciò significa che nell’ultimo decennio i salari reali non sono aumentati in maniera significativa, mentre vivere e soprattutto abitare in provincia di Bolzano è diventato più costoso. Secondo l’IPL (Istituto per la promozione dei lavoratori), il costo della vita in Alto Adige è di circa il 20% superiore alla media italiana, mentre le retribuzioni sono solo circa il 6% superiori alla media nazionale (fonte: INPS).

Per questi motivi è ormai giunto il momento di riprendere la contrattazione collettiva di intercomparto per il pubblico impiego partendo dalla parte economica. L’obiettivo è ottenere un aumento significativo della retribuzione di base per tutte le qualifiche funzionali entro il 2019. La parte economica dovrà poi essere rivalutata ogni due anni per evitare battute d’arresto nel futuro.

Le misure economiche dovranno essere accompagnate da interventi normativi a livello di comparto e d’intercomparto. Si tratta di modernizzare la disciplina degli orari di lavoro, di aggiornare i profili professionali e di attuare un riordino della normativa in materia di indennità.

Tutte queste misure vanno affrontate con urgenza al fine di rendere più attraente il servizio pubblico sul mercato del lavoro. In caso contrario c’è il rischio che la qualità e la quantità dei servizi pubblici siano seriamente compromesse e che presto l’amministrazione pubblica non sia più in grado di svolgere i suoi numerosi compiti e servizi.

Pertanto il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano incarica la Giunta provinciale

  1.  di avviare immediatamente la contrattazione collettiva a livello d’intercomparto e di comparto attraverso l’istituzione di una piattaforma permanente;
  2.  di negoziare la parte economica a livello intercompartimentale entro il 2019 e di aumentare le retribuzioni di base per tutte le qualifiche funzionali almeno del 10 per cento; il parametro di 1818riferimento del 10 per cento corrisponde infatti alla perdita di potere d’acquisto, che non è stata ancora compensata da aumenti salariali nel periodo 2009-2016 (fonte: ufficio osservazione mercato del lavoro, Mercato del lavoro news 11/2018);
  3. di prevedere per il futuro l’obbligo di rinegoziare la parte economica ogni due anni su base intercompartimentale (2021, 2023, 2025);
  4. di procedere, a livello di comparto, alla modernizzazione degli orari di lavoro, all’aggiornamento dei profili professionali e al riordino della normativa in materia di indennità per il personale provinciale;
  5. di sviluppare ulteriormente il sistema dei fringe benefits, quali il fondo SaniPro, il Laborfonds, il servizio mensa e i buoni pasto.

Bolzano, 18.12.2018

Consiglieri provinciali

Hanspeter Staffler

Brigitte Foppa

Riccardo Dello Sbarba

INTERROGAZIONE

A fine novembre il Parlamento ha convertito in legge il Decreto 4 ottobre 2018, n. 113, recante “Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica ecc…”

La nuova norma peggiora notevolmente il sistema attuale di accoglienza, poiché, tra l’altro:

  • abroga, di fatto, il permesso di soggiorno per motivi umanitari e introduce una tipizzazione delle tipologie di tutela complementare che non riconosce l’accesso alle misure di accoglienza;
  • non specifica se questi nuovi permessi di soggiorno permettano l’iscrizione obbligatoria al Servizio Sanitario Nazionale (SSN), come invece garantiva il permesso per motivi umanitari;
  • riserva l’accoglienza nel sistema SPRAR ai soli titolari di protezione e minori stranieri non accompagnati, escludendo i richiedenti asilo e protezione internazionale e i titolari di protezioni complementari;
  • impedisce per i detentori di permesso di soggiorno per richiesta di asilo e protezione internazionale l’iscrizione all’anagrafe dei residenti;
  • di fatto, riporta il grosso delle persone richiedenti asilo nei centri di accoglienza straordinaria (CAS) e ridimensiona i centri di accoglienza del sistema SPRAR (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati) che nella nostra Provincia sono gestiti dalla fine del 2016 direttamente dalla Comunità comprensoriali in modo diffuso sul territorio con percorsi di integrazione reale ed efficace di piccoli numeri.

I rischi per il sistema di accoglienza costruito con grande fatica nella nostra provincia sono evidenti:

  • vengono compromessi i molti sforzi fatti sinora e in particolare negli anni 2017/2018 dal sistema di accoglienza provinciale volti ad un’equa distribuzione sostenibile su tutto il territorio e non solo nella Città di Bolzano come era prima del 2017: il provvedimento nell’immediato favorirà nuovamente la concentrazioni di persone nei CAS, con minori possibilità di percorsi di integrazione e con impatti fortemente negativi per la percezione dei cittadini;
  • l’esclusione dai percorsi di integrazione, che adesso le ospitano, aumenterà ulteriormente, specialmente a Bolzano, le persone in strada in condizione di estremo disagio, potenzialmente preda di attività illecite e quindi con ripercussioni in termini di sicurezza;
  • è altrettanto prevedibile l’aumento delle persone in condizione di clandestinità esposte alla marginalità estrema.

Per tutti questo motivi il cosiddetto “decreto sicurezza” è stato ribattezzato “decreto insicurezza”, poiché otterrà l’esatto contrario delle intenzioni con cui è stato presentato.

Le associazioni di volontariato e diversi referenti comunali hanno calcolato che, alle attuali 200 persone senzatetto in strada a Bolzano, alcune anche richiedenti protezione internazionale, si aggiungeranno a causa del decreto ulteriori 250 persone prive di assistenza e dimora con conseguente ricaduta sui servizi di bassa soglia e con rischi per la legalità.

L’ANCI nazionale ha stimato in 280 milioni di Euro i costi amministrativi che ricadranno su Servizi Sociali e Sanitari territoriali e dei comuni in conseguenza del decreto, per l’assistenza di quei soggetti vulnerabili, oggi a carico del sistema nazionale.

Tutte queste criticità sono state presentate anche dal Presidente della Provincia Kompatscher nel suo recente incontro col Ministro Salvini, cui va il demerito di aver concepito e voluto il decreto (in)sicurezza.

Si tratta adesso di capire quali conseguenze immediate ci saranno per la nostra provincia a causa di questa pessima normativa.

Per questo motivo, si chiede alla giunta provinciale:

  1. Quante persone attualmente sono accolte negli Sprar attivati in provincia di Bolzano (si chiede l’elenco e l’ubicazione dei singoli Sprar con il numero di persone corrispondente);
  2. Che tipo di titolo di soggiorno hanno le persone attualmente accolte negli Sprar attivati in provincia di Bolzano
  3. Quanti/e operatori/trici lavorano attualmente negli Sprar attivati in provincia di Bolzano;
  4. Quanti Sprar, dove e per quanti posti sono stati già richiesti e sono ancora in attesa di autorizzazione da parte dello Stato (si chiede l’elenco e l’ubicazione dei singoli futuri Sprar con il numero di persone previsto);
  5. Quante persone attualmente sono accolte nei CAS attivati in provincia di Bolzano (si chiede l’elenco e l’ubicazione dei singoli CAS con il numero di persone corrispondente);
  6. Che tipo di titolo di soggiorno hanno le persone attualmente accolte nei CAS attivati in provincia di Bolzano.
  7. Quanti/e operatori/trici lavorano attualmente nei CAS attivati in provincia di Bolzano;
  8. Quali saranno le conseguenze del citato Decreto “sicurezza” sul sistema di accoglienza della nostra provincia?
  9. In particolare, come cambierà la situazione delle persone attualmente accolte nei citati Sprar in conseguenza del Decreto “sicurezza” (resteranno, dovranno uscirne, verranno spostate nei CAS o cosa altro?).
  10. E come a sua volta cambierà la situazione delle persone attualmente accolte nei citati CAS in conseguenza del Decreto “sicurezza” (resteranno, dovranno uscirne, verranno trasferiti in centri di espulsione o cosa altro?).
  11. Che cosa ha intenzione di fare, e cosa può fare con le proprie competenze e risorse, la Provincia di Bolzano per ovviare alle conseguenze negative del “Decreto sicurezza”?
  12. C’è già un piano operativo e una previsione finanziaria per intervenire nel senso della domanda precedente?

Bolzano, 15 dicembre 2018

Cons. prov.

Riccardo Dello Sbarba

Hanspeter Staffler

Brigitte Foppa

Qui potete scaricare la risposta della giunta.

MOZIONE.

Il trend delle case fatte di paglia si sta diffondendo anche in Alto Adige, ma vantano una lunga tradizione negli USA, in Canada, in Australia, dove le più antiche risalgono a oltre 100 anni fa. Con la paglia e il legno si possono realizzare edifici resistenti, confortevoli e su più piani. In Europa questa tecnica costruttiva ha nel frattempo preso piede in Francia, Gran Bretagna, Olanda, Austria e Svizzera. E anche in Germania sta crescendo l’interesse per questo tipo di costruzione.

La paglia è una materia prima rinnovabile, a basso costo, facilmente procurabile e che consente quindi la creazione di una filiera corta e ad alto valore aggiunto per il territorio. Le case costruite con la paglia, al contrario si quanto si crede, sono resistenti al fuoco e sismicamente sicure, anche perché la struttura portante deve essere in legno o in cemento armato.

La tecnica della costruzione con la paglia assicura un ridotto impatto ambientale contribuendo a tutelare il clima in tre modi diversi:

  • Durante la crescita, la pianta sottrae anidride carbonica all’atmosfera.
  • In fase di costruzione viene emessa molta meno CO2 rispetto alla produzione di altri materiali isolanti come la lana minerale o il polistirolo.
  • Grazie alle ottime caratteristiche di isolazione termica delle pareti realizzate con balle di paglia, l’edificio consuma meno energia per il comfort termico riducendo le emissioni inquinanti.

L’indice di impatto ambientale LCA (Life Cycle Assestment) della paglia è bassissimo, rispetto ad altri materiali isolanti molto diffusi come le fibre minerali e il polistirene: è un materiale di scarto dell’agricoltura, quindi richiede pochissima energia in fase di produzione della materia prima, i trasporti sono molto ridotti vista la produzione di paglia diffusa in tutta Italia e sono gli stessi contadini a imballare la paglia nella misura e compattezza adeguata agli scopi edili. E anche a fine ciclo di vita la paglia può essere portato al compostaggio perciò è un materiale da costruzione che si allinea perfettamente agli obiettivi dell’economia circolare.

I costi contenuti, rispetto a un edificio standard, e la salubrità degli ambienti interni costituiscono il vero valore aggiunto di questo materiale. In una casa di paglia si vive bene per il grande isolamento termico e acustico e per la qualità dell’aria. La paglia non rilascia nessuna sostanza nociva, in più, se abbiniamo un intonaco in argilla all’interno, questo assorbe parte degli inquinanti e regola l’umidità, aumentando il comfort idrotermico.

Nel 2015 presso il TIS era stato realizzato un laboratorio su questo tema da cui era emerso che questa materia prima e la relativa tecnica vengono troppo poco sfruttate in Alto Adige/Südtirol. Secondo gli esperti le case in paglia avrebbero grande potenziale di sviluppo nella nostra provincia, perché permetterebbero di combinare le esigenze locali di mantenimento della tradizione e l’apertura all’innovazione, punto di forza e di attrazione turistica di molte località.

Per questo motivo, il Consiglio provinciale impegna la Giunta provinciale

  1. ad avviare in collaborazione con CasaClima, TIS, Laimburg e l’Università di Bolzano un percorso di ricerca, informazione e promozione delle costruzioni in paglia per la nostra provincia.
  2. A proporre dei corsi di formazione rivolti ad artigiani e progettisti sulle tecniche di costruzione con la paglia.
  3. A individuare delle misure concrete di sostegno anche economico per chi decide di costruire con questo tipo di materiale ecosostenibile.

Bolzano, 15.12.2018

Cons. prov.

Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

La mozione è stata emendata e approvata il 16.05.2019.