HomeLavoro consiliareGrandi predatori: piano di gestione per la tutela dell’attività umana e delle altre specie animali

Grandi predatori: piano di gestione per la tutela dell’attività umana e delle altre specie animali

MOZIONE

Da alcuni anni i grandi predatori hanno fatto capolino anche in Alto Adige, nel contesto del loro ritorno su in tutta l’area alpina. Si tratta di un fenomeno europeo che ovunque crea allarmi e preoccupazioni, ma che è ampiamente prevedibile e per questo è possibile e utile adottare piani di gestione e di prevenzione.

I grandi predatori sono specie protette sia dalla normativa europea che da quella italiana.

L’ORSO

Nella Convenzione di Berna del 19 settembre 1979 “Sulla Conservazione della vita selvatica e degli Habitat in Europa”, ratificata dall’Italia con legge 5 agosto 1981, n. 503, l’orso è elencato nell’allegato II (specie particolarmente protette).

Nella Direttiva comunitaria Habitat: (92/43/CEE, 22.7.92) l’orso è elencato nell’allegato IV (specie di interesse Comunitario che richiedono una protezione rigorosa).

Eccezioni sono previste solo nel caso di individui che causano danni gravi o il cui allontanamento risulta necessario per motivi di sicurezza. L’orso figura anche nell’allegato II che prevede l’istituzione di zone speciali di protezione.

In Italia il D.P.R. n.357 del 1997 dà attuazione della citata Direttiva Habitat e nella legge quadro sulla protezione della fauna selvatica n. 157 del 1992 l’orso è compreso tra le specie “particolarmente protette”, prevedendo sanzioni penali nel caso di abbattimento.

IL LUPO

La Convenzione di Berna, inserendo il lupo nell’Allegato II (specie strettamente protette), ne prevede una speciale protezione e ne proibisce in particolare la cattura, l’uccisione, la detenzione ed il commercio.

Direttiva comunitaria Habitat: inserisce il lupo nell’Allegato II (specie d’interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione) e nell’Allegato IV (specie di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa), proibendone la cattura, l’uccisione, il disturbo, la detenzione, il trasporto, lo scambio e la commercializzazione.

In Italia la Legge 11 febbraio 1992 n. 157 “Norme per la protezione della fauna selvatica”, inserisce il lupo tra le specie particolarmente protette (art. 2, c. 1).

Il D.P.R. 8 settembre 1997 n. 357, di recepimento della Direttiva Habitat, in Italia inserisce il lupo nell’Allegato D, tra le specie di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa.

La normativa italiana richiede l’autorizzazione del Ministero dell’Ambiente, sentito l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), per ogni intervento di cattura/abbattimento occasionalmente e in circostanze particolari (es.: lupi ritenuti problematici per la pressione predatoria sul bestiame localizzata in particolari aree o situazioni), purché sia mantenuto lo “stato di conservazione soddisfacente” e sia fornita la dimostrazione della corretta e scrupolosa applicazione delle misure preventive e alternative al prelievo.

Dovendo dare dunque per acquisite queste norme di tutela dei grandi predatori, il compito fondamentale delle regioni e province autonome è quello di garantire la convivenza tra questi animali e la popolazione e soprattutto la protezione di tutte altre specie animali da allevamento che di questi predatori possono costituire facile preda.

L’esperienza di diversi paesi d’Europa ci dice che ciò è possibile, anche se in zone come la nostra che sono state prive per molto tempo di grandi predatori presenta una serie di problematiche dovute alla necessità di recuperare una cultura adeguata, di proteggere persone e animali e risarcire possibili danni. In tutta Europa, dove esistono (esiste anche piano d’azione del Consiglio d’Europa), i piani di gestione prevedono in particolare la mitigazione dell’impatto dei predatori sulle attività antropiche attraverso 4 azioni: prevenzione del danno, indennizzo del danno, sostegno agli allevatori e interventi di gestione.

È dunque fondamentale preparare una strategia organica di prevenzione, di informazione e di gestione, uscendo dalla semplice emergenza, anche perché i grandi predatori possono costituire un indubbio interesse naturalistico, ambientale, turistico e dunque anche economico per la nostra provincia.

Dal 2015 per la Provincia di Bolzano si è riunito saltuariamente un apposito gruppo di lavoro, mai istituito in forma ufficiale, con la partecipazione a titolo gratuito di funzionari provinciali e rappresentanti di categorie potenzialmente “danneggiate”. Nell’ultimo incontro del dicembre 2018 (che è stato anche il solo di quell’anno) la composizione del gruppo era più larga ed equilibrata: accanto a rappresentanti degli uffici provinciali erano stati/e invitati/e rappresentanti del Verband Südtiroler Kleintierzüchter, dell’associazione cacciatori, dell’associazione albergatori HGV, dell’Alpenverein, del Consorzio dei Comuni, del   Bauernbund (compresi singoli contadini e contadine interessate), del Parco dello Stelvio, del Dachverband für Natur- und Umweltschutz, del museo delle Scienze naturali, dell’ Istituto per lo sviluppo regionale dell’Eurac, dell’associazione apicultori e della Azienda Sanitaria. Una composizione certamente molto positiva, che però non è garantita per il futuro, perché il gruppo non è ufficialmente istituito.

Per questo motivo,

il Consiglio provinciale impegna la Giunta provinciale

  1. a elaborare entro sei mesi dall’approvazione della presente mozione, e poi presentare in Consiglio provinciale – in una audizione presso la Commissione legislativa competente, aperta a tutti/e i/le consiglieri/e interessati/e – un “piano di gestione per i grandi predatori”, elaborato in collaborazione con le amministrazioni dei parchi naturali altoatesini, del Parco dello Stelvio e di analoghi interlocutori delle altre regioni alpine, acquisendo anche i pareri delle associazioni ambientaliste della Provincia di Bolzano e di almeno un/a esperto/a in campo scientifico, come ad esempio un/a teriologo/a specializzato/a in grandi carnivori. Tale piano di gestione dovrà affrontare adeguatamente il ritorno dei grandi predatori, con l’obbiettivo di informare e coinvolgere la popolazione interessata in un progetto condiviso e in azioni comuni.
  2. a istituire un “Comitato provinciale grandi predatori” incaricato di seguire con continuità e affrontare tutti gli aspetti derivanti dal ritorno di questi animali nel nostro territorio, nominando al suo interno, accanto a rappresentanti dell’amministrazione provinciale, delle categorie e associazioni e dei territori interessati (nella varietà presente nell’ultimo incontro del dicembre 2018), anche uno o più esponenti del mondo scientifico, come ad esempio un teriologo specializzato in grandi carnivori. Tale comitato, con funzione di consulenza verso la Provincia, dovrà darsi un programma di lavoro che affronti tutti gli aspetti che comporta il ritorno dei grandi predatori sul nostro territorio.

Bolzano, 20 dicembre 2018

Cons. provinciali

Riccardo Dello Sbarba

Brigitte Foppa

Hanspeter Staffler

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