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Comunicato stampa

Ieri la quarta commissione legislativa in Consiglio provinciale ha approvato la legge Omnibus, che, tra le altre cose, riprende tre proposte del Gruppo Verde.
“Siamo molto soddisfatti che molte delle nostre proposte vengano realizzate con la legge Omnibus. Sono cambiamenti concreti, che miglioreranno vari aspetti sociali nella nostra provincia”, affermano i consiglieri Verdi Brigitte Foppa, Madeleine Rohrer e Zeno Oberkofler.

Nello specifico, è stata creata la base giuridica per allargare la retribuzione dei tirocini a tutte le professioni sociosanitarie. Ora sarà possibile garantire tirocini retribuiti in modo equo anche per nuov* assistenti sociali e psicolog*. “Avevamo presentato la proposta nell’ambito della discussione sulla legge provinciale riguardante i consultori familiari. Ricevere un compenso equo per il lavoro che si svolge, anche durante un tirocinio, è un diritto e non un extra”, afferma Oberkofler, vicepreseidente della IV commissione legislativa.

Sarà garantito anche il rimborso delle spese di vitto, alloggio e viaggio correlate agli interventi di trapianto di organi, tessuti e cellule staminali, sia per le persone che si sono sottoposte al trapianto, sia per chi le accompagna. In questo modo l’ordine del giorno che abbiamo presentato per il bilancio e che era stato approvato ora sarà realizzato.

Infine, viene approvata la proposta per la fornitura gratuita di contraccettivi alle giovani donne, una richiesta avanzata con forza da centinaia di persone durante la Marcia delle Donne del 2024 e che abbiamo presentato con un emendamento alla legge sui consultori.

“Siamo enormemente soddisfatte che la promessa di includere questa proposta nel disegno di legge omnibus sia stata mantenuta. Si tratta, in fin dei conti, del diritto all’autodeterminazione delle donne! Staremo a vedere quali saranno i criteri che fisserà la Giunta provinciale a questo proposito”, conclude Foppa.

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Zeno Oberkofler
Madeleine Rohrer

Ascoltare chi ogni giorno tiene viva la scuola

Il malessere che oggi attraversa il mondo della scuola in Alto Adige-Südtirol non può essere liquidato come una semplice rivendicazione salariale. È molto di più: è un grido d’allarme sul futuro dell’istruzione e sulla qualità del sistema scolastico che vogliamo offrire ai nostri figli.

Gli insegnanti delle scuole in lingua tedesca stanno valutando, come forma di protesta, la sospensione di tutte le attività extra – dalle gite scolastiche ai progetti – per il prossimo anno scolastico. Non per mancanza di volontà, ma perché troppo spesso il loro impegno viene dato per scontato, senza un riconoscimento adeguato né sul piano economico né su quello sociale.

Le uscite didattiche, i viaggi, le attività progettuali non sono “extra”: sono parte essenziale della qualità educativa. Favoriscono la motivazione, il clima di classe, l’apertura al mondo. Privarne le studentesse e gli studenti significa, di fatto, offrire una scuola più povera, più chiusa, più stanca.

Come Verdi Grüne Vërc crediamo che la protesta degli insegnanti sia un segnale forte che interroga tutti: la scuola non è un costo da tagliare, ma un investimento che costruisce comunità, partecipazione e futuro.

Servono risposte concrete, strutturali, che non si limitino al solo adeguamento all’inflazione. Serve una visione ampia, capace di valorizzare tutte le professionalità scolastiche e di garantire pari dignità a chi lavora nelle scuole di ogni lingua.

“Tutto parte dai contratti: dal riconoscimento economico e normativo del lavoro di chi ogni giorno tiene viva la scuola. Ma non possiamo fermarci lì. La qualità dell’istruzione si costruisce anche investendo nel benessere delle classi, nelle relazioni, nelle opportunità educative. È da lì che nasce una scuola pubblica forte e giusta.” Così Luca Bertolini, co-portavoce provinciale dei Verdi Grüne Vërc

Non possiamo accettare che la scuola sia il primo settore dove si risparmia e l’ultimo dove si investe.

Investire nella scuola significa investire nella qualità della nostra democrazia.

Lo scorso venerdì i Verdi dell’Alto Adige/Südtirol hanno partecipato al primo grande incontro strategico del Partito Verde Europeo dopo le elezioni europee. L’incontro, denominato European Green Reflection Day, si è svolto a Bruxelles e ha riunito rappresentanti dei partiti verdi di tutta Europa. A rappresentare i Verdi dell’Alto Adige/Südtirol è stata Verena Frei, coordinatrice del partito.

Al centro della giornata: l’analisi dei risultati elettorali nei vari Stati membri, le sfide comuni a livello politico e l’impostazione strategica del movimento verde europeo per i prossimi anni. Si è discusso anche della nuova struttura organizzativa del Partito Verde Europeo e di come rafforzare la collaborazione tra i partiti membri.

«Questo incontro è stata un’occasione importante per raccogliere nuovi stimoli da tutta Europa e rafforzare la nostra rete di contatti», ha commentato Verena Frei. «Per partiti verdi di dimensioni più piccole come il nostro, è fondamentale far parte di una rete più ampia. Le grandi sfide che affrontiamo – dalla crisi climatica alla giustizia sociale – sono europee, e anche le nostre risposte devono esserlo».

Durante i lavori si è riflettuto su quali temi dovranno avere priorità a livello europeo nei prossimi anni. Tra i punti trattati: la visibilità politica dei Verdi, lo sviluppo di campagne comuni e l’adattamento delle strutture organizzative alle sfide future.

È stata inoltre approfondita la situazione dei partiti verdi nei rispettivi contesti nazionali, con un confronto su strategie e approcci utili a rafforzare la fiducia nella politica verde in un panorama politico in continua evoluzione.

Nella foto: Verena Frei con i due co-portavoce del Partito Verde Europeo, Ciarán Cuffe e Vula Tsetsi

Comunicato stampa

Meno discriminazione, più visibilità

Il 17 maggio cade la giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia, la transfobia (o IDAHOBIT), che vuole mettere l’attenzione e combattere sulle varie forme di discriminazione che le persone LGBTQAI+ subiscono, purtroppo, quotidianamente. Nello specifico, si vuole combattere tutte le forme di discriminazione basate sull’orientamento sessuale (lesbiche, gay e persone bisessuali) e verso le persone le cui caratteristiche fisiche sessuali non possono essere chiaramente classificate come femminili o maschili (intersessualità) o non si identificano con il sesso loro assegnato alla nascita (transessualità).

“Non è più accettabile rimanere in silenzio e osservare passivamente quando le persone vengono discriminate. Dobbiamo assumere una posizione chiara, forte e precisa per una società aperta, tollerante e inclusiva”, affermano le consigliere provinciali Madeleine Rohrer e Brigitte Foppa e il consigliere provinciale Zeno Oberkofler.

In questa occasione il Gruppo Verde ha rivolto un’interrogazione alla Giunta provinciale, chiedendo quali siano le misure adottate nell’anno passato per la lotta alla discriminazione per l’orientamento sessuale e quali siano le misure e il budget previsto per il 2025.
Oggi e ogni giorno – il Gruppo Verde rinnova l’impegno a denunciare ogni tipo di discriminazione e a schierarsi con la comunità LGBTQAI+ nella lotta per una piena uguaglianza.

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Madeleine Rohrer
Zeno Oberkofler

Comunicato stampa.

All’inizio di questa legislatura, il gruppo Verde in Consiglio provinciale ha fatto una promessa: ogni anno a maggio, quando le prime moto rombano sui nostri passi alpini, presenterà una mozione per affrontare l’inquinamento acustico e ambientale causato dal traffico motociclistico sulle strade di montagna.

Le Alpi amano il silenzio – ma le Dolomiti, un tempo simbolo di quiete, vastità e natura incontaminata, stanno soffocando sotto il peso del loro stesso successo. Le montagne altoatesine sono diventate per molti un’esperienza motoristica: il ruggito dei motori sovrasta sempre più spesso i suoni della natura.

“La situazione non è più sostenibile – né per l’ambiente né per le persone che vivono qui”, affermano i consiglieri provinciali Brigitte Foppa, Madeleine Rohrer e Zeno Oberkofler. “Nei giorni di punta, oltre 10.000 veicoli attraversano strade come il Passo Sella, il Passo di Costalunga o il Passo del Rombo. Rumore e gas di scarico non solo danneggiano l’ambiente, ma colpiscono direttamente le comunità locali e anche i turisti che scelgono l’Alto Adige proprio per il suo silenzio.”

Ora il Consiglio provinciale vuole intervenire: la mozione dei Verdi – presentata come ogni anno – è stata approvata. Brigitte Foppa, prima firmataria della mozione, si dice soddisfatta: “In collaborazione con il consigliere SVP Stauder siamo riusciti a far approvare l’introduzione di un rapporto annuale sul traffico nei passi dolomitici. Inoltre, chiediamo al governo di Roma di creare le basi legali per una regolamentazione del traffico nelle aree sensibili – ad esempio tramite pedaggi, contingentamenti o esenzioni per i veicoli a emissioni zero. Anche i controlli dovranno essere intensificati, non solo con autovelox, ma anche con misurazioni del rumore.”

Che alternative siano possibili lo dimostrano altri esempi: a Zermatt (CH) il traffico motorizzato è stato completamente escluso, nel Parco Nazionale di Berchtesgaden (DE) l’accesso al Königssee è regolato da un sistema efficiente di trasporto pubblico. Anche in Alto Adige, il progetto pilota “#Dolomitesvives” al Passo Sella nel 2017 ha portato un sollievo tangibile: il livello di rumore è diminuito sensibilmente, l’atmosfera è migliorata.

La pressione per agire cresce. Le Dolomiti non sono un museo all’aperto né un territorio infinito. Chi vuole conservarle, deve riconoscerne i limiti. L’iniziativa attuale dimostra: la pazienza delle Alpi non è infinita – ma forse non è ancora troppo tardi.

 

Bolzano, 08/05/2025

Cons. prov.

Brigitte Foppa
Zeno Oberkofler
Madeleine Rohrer

Zeno Oberkoflers Rede im Landtag am 06.05.2025

 

  1. Was heißt Autonomie?

Man sagt, die Autonomie sei unser höchstes Gut.
Aber was bedeutet das eigentlich – für die Autonomie zu sein?

Leider reduzieren wir den Diskurs zur Autonomie oft auf die Kompetenzen, die wir vom Staat bekommen sollten. Für die Autonomie ist man, wenn man dafür ist, dass Südtirol so viele Kompetenzen wie nur möglich bekommt. Ohne sich aber zu fragen, wo es sinnvoll ist, Dinge auf lokaler oder auf europäischer oder nationaler Ebene zu verwalten. Zum Beispiel wäre es wahrscheinlich nicht so sinnvoll, die vollen Zuständigkeiten im Bereich Digitales zu bekommen.

Heißt das, dass ich gegen die Autonomie bin, wenn ich mich dagegen ausspreche, dass wir z.B. den Kompetenzbereich Digitales übernehmen sollten?

Natürlich ist es gut, wenn wir mehr autonome Kompetenzen bekommen, aber nicht in jedem Bereich ist das sinnvoll, und nicht um jeden Preis. Und diese Diskussion müssen wir zulassen. Die Autonomie ist nämlich viel mehr.

Und wie hier zu dieser Reform mit kritischen Stimmen aus der Zivilgesellschaft oder Politik umgegangen ist, sogar mit Kritik von Menschen aus den eigenen Reihen, das finde ich einfach beschämend. Als „Zweifelscheisser“ (Karl Zeller) hat man sie beschimpft, als „unqualifiziert“ (Arno Kompatscher), als Gegner der Autonomie, als kleine beleidigte Kinder (Harald Stauder) dargestellt. Und das sagt einiges aus, über das Verständnis der SVP von Partizipation, von Diskurs und Meinungsbildung. Demut null, liebe SVP. Und diese Arroganz, die tut unserer Gesellschaft, der Demokratie und unserer Autonomie schon gar nicht gut.

Für mich bedeutet Autonomie, dass wir erfolgreich zeigen, dass wir uns in den wesentlichen Fragen gut selbst verwalten können. Dass wir gute Politik machen und zeigen, dass es funktioniert.
Dass wir es schaffen, trotz kultureller Differenzen friedlich zusammenzuleben.
Dass wir Verantwortung übernehmen, anstatt bloß Kompetenzen zu sammeln.

Die Autonomie ist kein Etikett, das man sich umhängt, um sich als Südtirol-Retter zu inszenieren. Sie ist ein lebendiges Versprechen: Dass wir zeigen, dass wir uns selbst – verantwortungsvoll und gerecht – verwalten können, im Respekt vor unseren Unterschieden.

Und der Prozess zur Autonomie ist in diesem Sinn Substanz!

Il processo è sostanza.

L’autonomia è di tutte e tutti. È di tutti e tutte le Sudtirolesi e non solo il monopolio della SVP. E lo abbiamo visto al consiglio provinciale straordinario, quale valore la SVP dà, alla partecipazione, ad un dibattito aperto, ad una discussione che avviene in consigli provinciale ma anche nella società!

Perché guardate che un’autonomia che non sa essere partecipativa, rischia di diventare un’autonomia debole!

 

  1. Nel merito della riforma

Ci sono aspetti positivi in questa riforma.
È positivo, per esempio, che possano votare le persone cresciute in Alto Adige che per qualche anno hanno vissuto all’estero e che quindi avevano perso i requisiti di residenza.

Positivo è anche il principio di intesa, anche se sappiamo che si tratta piuttosto di una garanzia simbolica.
Peccato non sia stato previsto alcun meccanismo di tutela per i singoli gruppi linguistici.
Dovrebbe valere il Principio che nessun gruppo linguistico dovrebbe decidere su un altro. In questo senso si poteva pensare a ulteriori garanzie per il gruppo italiano e ladino, prevedendo ad esempio che, oltre alla maggioranza del Consiglio provinciale, fosse necessaria anche la maggioranza dei consiglieri di lingua italiana e ladina per approvare una riforma dello statuto.

Auch bedeutsam: Dass die Beschränkung auf „große sozioökonomische Reformen des Staates“ fällt – ein Prinzip, das oft vom Verfassungsgericht herangezogen wurde, um Kompetenzen beim Staat zu belassen. Wobei es wahrscheinlich ist, dass sich das Verfassungsgericht dann auf das nationale Interesse beziehen wird, um Kompetenzen dem Staat zuzuschreiben.

Ci sono però anche aspetti problematici, come ad esempio la doppia possibilità prevista per la formazione della giunta provinciale.
Anziché convergere su regole comuni e condivise, si introducono due opzioni parallele, il che inevitabilmente rischia di riaccendere, a ogni inizio di legislatura, il conflitto etnico.

Se si sceglierà di formare la giunta in base alla proporzione dei gruppi linguistici nella popolazione, ci sarà la Südtiroler Freiheit di turno che denuncerà il mancato rispetto del risultato elettorale e l’agevolazione del gruppo linguistico italiano.
Se invece si deciderà di seguire le regole attuali, sarà la destra italiana ad accusare un danno al gruppo linguistico italiano.

Ci sarà nell’opinione pubblica la giunta “a favore dei tedeschi” o la giunta “a favore degli italiani”. Io sono il primo a dire che dobbiamo andare oltre queste logiche etniche e iniziare finalmente a lavorare insieme per il bene di tutti e tutte i Sudtirolesi, indipendentemente dal gruppo linguistico di appartenenza, ma lo sappiamo, quanto i temi etnici siano delicati, quanto vengano discussi in modo emozionale e quanto molto spesso vengano purtroppo strumentalizzati. Con queste nuove regole parallele, si crea un nuovo terreno di scontro etnico, destinato a riaccendersi a ogni legislatura.

 

  1. Il nuovo ruolo della Commissione dei Sei

Un altro aspetto da discutere è il ruolo centrale attribuito alla Commissione dei Sei – senza che questa sia stata riformata o riorganizzata.

Con questa riforma, i rapporti tra stato e provincia autonoma saranno regolati attraverso le norme di attuazione per quanto riguarda contenziosi sulle competenze concorrenti.  Le norme di attuazione hanno rango primario, e in quanto a importanza giuridica stanno un po’ in mezzo tra costituzione e leggi ordinarie, prevalgono sulla legge ordinaria statale e restano sindacabili dalla Corte costituzionale. Infatti, per definizione attuano lo statuto di autonomia, quindi attuano dei principi di rango costituzionale. Con questo nuovo impianto e questo nuovo ruolo delle norme di attuazione è chiaro l’intento di bai passare la Corte costituzionale quando si aprono dei conflitti nell’ambito delle materie concorrenti, viste le numerose sentenze della corte che hanno sempre dato un’interpretazione centralista e non autonomista. Sarà tenuta a rispettare l’impianto di competenze delineato proprio da queste norme, redatte dalla Commissione dei Sei.

È legittimo domandarsi però se sia opportuno che un organo politico come la Commissione dei Sei assuma un ruolo tanto rilevante su questioni giuridiche e costituzionali così dirimenti. Questo tipo di valutazioni sono giuridiche, non politiche. E tutto questo senza alcuna riforma o riorganizzazione della commissione dei 6.

In valle d’Aosta le norme di attuazione dello statuto vengono discusse in consiglio provinciale. Noi non conosciamo neanche l’ordine del giorno della commissione dei 6..

Ma c’è un altro rischio, quello di una maggiore ingerenza della Corte anche sulle norme di attuazione.

Nel passato le norme di attuazione non sono state soggetto di impugnazione da parte della Corte costituzionale. C’è solo un precedente dove la corte è intervenuta su una norma di attuazione, con una sentenza nel 2023 in materia di appalti. Se la commissione dei 6 avrà questo nuovo ruolo così importante e le discussioni sull’ambito di competenze avverranno nella commissione dei 6 e non più attraverso la Corte costituzionale, se si bai passa in questo modo la Corte costituzionale è possibile che la Corte costituzionale intervenga molto di più anche sulle norme di attuazione. E sappiamo bene che le norme di attuazione non sono sempre state utilizzate semplicemente per attuare lo statuto, ma molto spesso anche per dare nuove competenze alla provincia. In questo senso si potrebbe rendere paradossalmente ancora più difficile lo sviluppo dell’Autonomia attraverso le norme di attuazione. Ma a questo solo la prassi potrà dare una risposta.

 

  1. Autonomie, zu welchem Preis?

Was wir uns auch fragen müssen: Zu welchem Preis bekommen wir diese Reform?

Wir haben einen bedenklichen Präzedenzfall geschaffen:
Wir haben uns – als autonome Region – die Regierungskoalition von Rom diktieren lassen, um unsere Autonomiereform durchzubringen.
Das ist sehr bedenklich und gefährlich.
Sollen wir unser Autonomiestatut künftig nur noch reformieren können, wenn wir uns der römischen Mehrheit unterhaken? Das Autonomiestatut – ursprünglich eine Garantie für unsere sprachlichen Minderheiten – wird zum Werkzeug politischer Profilierung.

Avete creato un precedente davvero pericoloso:
Una regione autonoma che vuole amministrare autonomamente la propria terra si è fatta dettare da Roma la propria coalizione di governo.
E così avete fatto dell’autonomia una “merce di scambio.”

Sie haben die Boxe der Pandora geöffnet und es ermöglicht, dass Fratelli d‘Italia und Lega, Postfascisten, Verschwörungstheoretikerinnen, Klimawandelleugner hier in Südtirol unser Land mitregieren.

Ihr gebt einer Regierung Rückenwind, die schrittweise die Presse unter Druck setzt und Bürgerrechte infrage stellt. Die den mehrfach verurteilten Präsidenten wie Trump anhimmelt – Trump, der die Demokratie verachtet, der klar äußert, dass er über dem Gesetz steht und das dann auch noch praktiziert.

Eine Regierung, deren Minister anordnen, man solle den 25. April, den Tag der Befreiung von den Faschisten “nüchtern“ feiern.

Haben sie die Bilder gesehen? Wo Hunderte von Faschisten in Rom zusammenkommen, um den römischen Gruß zu machen? Und was passiert? Nichts! Gar nichts! Und kein Wort der Premierministerin Meloni. Der Präsident der Abgeordnetenkammern schläft mit der Büste von Mussolini zu Hause und ist auch noch stolz drauf…

Aber wir müssen nicht nach Rom schauen, um diese immer neuen faschistischen, demokratieschädigenden und menschenverachtenden Provokationen zu beobachten. Die konnten wir in dieser ersten Hälfte der Legislatur auch hier bei uns in Südtirol beobachten.

Die Abgeordnete Scarafoni von Ihrer Mehrheit, die die Justiz auch hier im Landtag mehrmals angegriffen hat, mit Unterstützung vom Landesrat Galateo! – Im Einklang mit der Haltung der italienischen Regierung, die Richter jedes Mal angreift, wenn ihr ein Urteil nicht gefällt.

Ein Landesrat, der mit Casapound bei Fackelmärschen mitmarschiert – und nicht einmal den Anstand hat, sich davon zu distanzieren.
Der kritische Stimmen in der Zivilgesellschaft einschüchtert, dem ANPI mit der Streichung von Beiträgen droht, weil man ihn für seine Nähe zu den „Faschisten des dritten Jahrtausends“ kritisiert hat.
Und wieder… was passiert? Nichts. Zu einem Gespräch hat man sich getroffen, Konsequenzen gab es keine.

Das alles nehmen Sie in Kauf für dieses kleine Autonomie-Update.

Diese schleichende Normalisierung des Rechtsextremismus und schleichende Umdeutung des Faschismus, das ist der höchste Preis, den wir für diese Autonomiereform zahlen!

In diesen Wochen wurde oft Magnago zitiert, der zum Thema Ausbau der Autonomie gesagt hat, man solle „die Blumen am Wegesrand pflücken“.

Herr Landeshauptmann Kompatscher, liebe SVP, Sie pflücken die Blumen am Wegesrand, aber gleichzeitig nehmen sie in Kauf, dass der Humus unserer Demokratie vergiftet wird, und auf einem verseuchten Boden, da wachsen keine Blumen mehr.

Madeleine Rohrers Rede im Landtag am 06.05.2025

 

Wir können lang und breit darüber diskutieren, was an dieser Überarbeitung der Autonomie gut ist, was vielleicht sogar schlecht ist – da gibt es hier im Saal ein paar unterschiedliche und durchaus differenzierte Positionen.

Es ist für mich eine andere Frage, die wir in den Mittelpunkt stehen sollte.

Ich will vorausschicken: Wir Grüne stehen voll und ganz hinter der Autonomie Südtirols. Trotz einiger Schwächen ist die Autonomie ein absolutes Erfolgsmodell, um das wir in aller Welt beneidet werden.

Wir erkennen die Bemühungen an, am Autonomiestatut ein paar dringend nötige Anpassungen vorzunehmen – auch die persönlichen Bemühungen des Landeshauptmanns, von dem viele sagen, dass er als „Außenminister“ schon länger eine bessere Figur macht als auf dem heimischen Parkett.

Wird das Autonomiestatut mit den vorgeschlagenen Änderungen besser? Sind einige Formulierungen klarer und einige Regeln zeitgemäßer?

Ist der autonome Spielraum für Südtirol größer?

Die Antwort auf all diese Fragen ist Ja.

Man kann über einige inhaltliche Details sicher diskutieren, aber ich bin mir sicher, dass der Landtag den vorliegenden Text mit einer breiten Mehrheit gutheißen wird.

Doch es wäre nicht ehrlich, so zu tun, als wäre damit alles gesagt und alles klar. Die entscheidende Frage ist eine andere. Und diese Frage ist nicht so einfach und so klar zu beantworten.

War es das wert?

Am Anfang dieser Legislatur hieß es: Natürlich ist es das wert.

Der Landeshauptmann hat sein gesamtes politisches Kapital für diese Autonomiereform in die Waagschale geworfen.

Er hat den Südtirolerinnen und Südtirolern, die ihn immer für fortschrittlich gehalten und seinen Sonntagsreden vom sozialen und nachhaltigen Südtirol Glauben geschenkt haben, diesen „Pakt mit dem Teufel“ verkauft, wie er in den Reihen der SVP genannt wurde (Zitat Zeller): eine Rechts-Rechts-Regierung, eine Regierung mit Rechtsaußen.

Die Gegenleistung für diesen Pakt sollte die große Wiederherstellung der Autonomie sein, von der bis dahin die meisten Menschen in Südtirol nicht einmal gewusst hatten, dass sie verloren gegangen war.

Jetzt, wo es endlich da ist, das Papier, ist die Reaktion bei den meisten Menschen, mit denen ich spreche, so eine Art … wohlwollendes Schulterzucken.

Ja und? – so fragen sie mich – was ändert sich jetzt? Schaden wird es schon nicht, oder? Aber ändert sich überhaupt etwas Wesentliches? Oder anders gesagt: War es das wert?

Die Antwort auf diese Frage hängt auch davon ab, ob man den Preis in Ordnung findet, den man dafür bezahlt hat. In den Sagen von früher mussten die Menschen dem Teufel noch ihre Seele verkaufen, um mit ihm einen Pakt zu schließen. So weit ist es bei unserem Landeshauptmann hoffentlich nicht gekommen.

Doch erstmals in der demokratischen Geschichte unseres Landes sitzt eine Rechtsaußen-Partei in der Landesregierung. Die Südtiroler Volkspartei macht damit, nach der Lega, auch Fratelli d’Italia salonfähig.

Salonfähig? Was heißt das schon?

Das bedeutet, dass der Vizepräsident unseres Landes mit den „Faschisten des Dritten Jahrtausends“ CasaPound auftritt.

Das bedeutet, dass Vereinen wie ANPI bei nicht genehmen Aussagen öffentlich die Kürzung von finanziellen Mitteln angedroht wird.

Das bedeutet, dass die Frauen in Südtirol sich in Sachen Gleichberechtigung um Jahrzehnte zurückgeworfen fühlen.

Die Liste ist lang. Wenn man das alles nebensächlich findet, dann ist der Preis vielleicht gerade recht.

(So wie für die armen Sünder aus den Sagen, die sich gedacht habe: Mit der schwarzen Seele komme ich sowieso in die Hölle, da kann ich mit der Hilfe des Teufels zumindest auf Erden noch ein bisschen Spaß haben.)

Doch das alles sind keine Nebensächlichkeiten. Das sind Freiheiten und demokratische Kultur, die wir da opfern.

Das sind sogar Werte, auf die sich die SVP selbst jahrzehntelang berufen hat, und die beim scharfen Schwenk nach rechts plötzlich über Bord gehen.

Ist es das wirklich wert?

Diese Landesregierung wird das natürlich bejahen. Vor allem der SVP bleibt ja gar keine andere Wahl – sie hat zu viel politisches Kapital investiert.

Was soll sie jetzt auch anderes sagen?

Dass der Pakt mit Teufel ein höchstens mittelmäßiges Ergebnis hervorgebracht hat? Dass man sich mehr erhofft oder erwartet hat?

Dass die Zugeständnisse größer waren als angenommen und die Errungenschaften kleiner?

Allein die Art und Weise, wie jede leise Kritik und jeder zaghafte Zweifel an dieser Autonomiereform vom Landeshauptmann und seinen Getreuen abgekanzelt wird, zeigt ihre Schwäche.

Denn dieser Zweifel, den ich hier äußere, den habe nicht nur ich. Den haben sehr viele Menschen in diesem Land – und den werden sie auch weiter haben, wenn sie sehen, wie diese Landesregierung in Teilen agiert.

Ist der Preis nicht zu hoch, den wir für diese paar kleinen Änderungen am Autonomiestatut bezahlen?

Und bleibt er nicht weiterhin zu hoch, wenn wir in den nächsten Jahren darauf warten, dass dieser Gesetzesentwurf die langsam mahlenden Mühlen des italienischen Parlaments passiert – und die SVP in Rom sich weiterhin mit einer Rechtsaußen-Regierung gut stellen muss, um ja nichts mehr anbrennen zu lassen?

Um die Frage auch noch zu beantworten, darf ich mich beim Kollegen Stauder bedienen, Fraktionsvorsitzender der SVP.

Er hat seine Meinung im Sonderausschuss zum vorliegenden Gesetzesentwurf kundgetan – für alle nachzulesen im Protokoll.

Diese Reform, so meinte er, ist weder eine Riesen-Reform noch das Dritte Autonomiestaut, sondern ein „mittelgroßer Schritt“ in die richtige Richtung. Und Schuld daran, dass die Erwartungen an die Reform so viel größer waren, seien die Medien, die versucht hätten, Schlagzeilen zu generieren.

Das ist ein ernüchterndes und zugleich erschreckendes Fazit für ein Projekt, das dieser Landeshauptmann am Anfang dieser Legislatur wie eine Monstranz vor sich hergetragen hat.

Die groß angekündigte Wiederherstellung der Autonomie sollte alle Zweifel an der Regierung mit Rechtsaußen beseitigen, alle Zweifler überzeugen – und alle Zweifelscheißer gleich mit.

Aus dieser Monstranz ist heute sogar in den Augen derjenigen, die sie verteidigen, ein „mittelgroßer Schritt“ geworden.

Wir werden dieser Änderung des Autonomiestatuts zustimmen, denn selbst wenn es nicht ein mittelgroßer, sondern nur ein kleiner Schritt ist, so geht er doch in die richtige Richtung.

Doch der Zweifel, der diese Rechts-rechte-Landesregierung von Anfang an begleitet hat, er ist leider nicht weniger geworden.

Brigitte Foppas Rede im Landtag am 06.05.2025

 

Erfolge liest man immer am Prozess. Die Erfolgsmeldungen der letzten Tage haben dies etwas unterbelichtet. Gerade der Prozess der Reform der Autonomie aber muss sich an seinem Entstehen und an der Art seines Gedeihens messen lassen.

Vorab eine Aufforderung an Arno Kompatscher: Lassen Sie es nun genug sein, mit Ihrer Antwort auf jegliche Kritik, die aus unseren Reihen und aus den Reihen der Mittelinks-Denkenden kommt und an Sie gerichtet ist. Lassen Sie es genug sein mit Ihrer Interpretation, das sei ja alles nur auf die Enttäuschung zurückzuführen, weil Sie bei der Regierungsbildung Mitterechts bevorzugt haben. Ihre Erzählung von der verschmähten Braut, es langt jetzt. Wir haben bei den letzten Haushaltsreden ausführlich das Tun und Handeln Ihrer Regierung analysiert – Ihre Antwort: ja, wenn man denn immer noch beleidigt ist…. Denselben Ton haben Sie sich auch jetzt schon zurechtgelegt, wir haben es aus der wirklich außerordentlich gut inszenierten Landesversammlung Ihrer Partei dringen hören: Alle beleidigt, auch Günther Pallaver. Ich fordere Sie hiermit auf, dieses paternalistische Gehabe sein zu lassen. Wir sind nicht beleidigt. Wir sind erwachsene politische Kräfte. Wie alle anderen streben wir die Regierungsbeteiligung an, wie alle anderen üben wir die Volksvertretung auch aus der Opposition heraus aus und nehmen den Auftrag ernst, Ihr Tun zu überwachen.

Warum wir Sie an Ihrer Regierungskoalition messen, liegt an Ihrer eigenen Entscheidung. Sie wussten, dass Sie Ihr Autonomiereformprojekt nur mit Giorgia Meloni und Roberto Calderoli durchziehen könnten. Der Preis dafür: die Fahne von Fratelli d’Italia auf der Landkarte über unserer Provinz wehend. Ein immenser Preis. Sie haben das zu spüren bekommen. Unser demonstrierfeindliches Land wurde durch wöchentliche Demos wachgeschüttelt. Sie wussten, der Preis ist hoch. Der Druck muss entsprechend gewesen sein.

Nun ist der erste Teil abgeschlossen, und es gilt zu bewerten, ob es das wert gewesen ist. Denn es gilt auch in der Politik das Prinzip der Angemessenheit. Es ist wie wenn Sie sich eine neue Küche kaufen – kostet sie 10.000 Euro, dann ist das eine Sache, geben Sie aber 50.000 aus, dann muss es sich ausgezahlt haben.

Sie haben einen hohen Preis gezahlt.

Südtirol hat mit Ihnen einen hohen Preis gezahlt. Ihre Koalitionsmitglieder haben in dieser Aula die Richterschaft Italiens abgekanzelt wie Schulbuben. Vertreter Ihrer Koalition sprechen im Gemeindewahlkampf von Ungeziefer.

Sie werden verstehen, dass es keine Frage der Beleidigtheit ist, wenn wir hier wachsam sind (und es wäre auch gut, wenn Sie selbst nicht den Saal verlassen würden, wenn diese Reden hier drin gehen).

Auf den Text haben wir hart gewartet. Bis er aus den Stuben der römischen Minister kam, war es ein Gehänge und Gewürge. Es ist klar: Diesmal kam „das Gute“ von Oben (so es das Gute ist). Was für ein Unterschied zu Ihren Anfängen, Herr Kompatscher. Als Sie junger Landeshauptmann waren, da glaubten Sie noch an Partizipation. Sie haben den Konvent ins Leben gerufen. Dutzende von Menschen haben sich über Monate hinweg zur Autonomie den Kopf zerbrochen. Man mühte sich ab an Formulierungen, man rang um die Richtung, die es der Autonomie zu geben galt. Am Ende standen diverse Dokumente, es lohnt sich, sie sich noch einmal durchzulesen.

Jene, die dabei waren, sind von der Maus, die jetzt geboren wurde (Zitat Kronbichler), nicht begeistert. Unser Riccardo Dello Sbarba erinnert daran, wie wichtig es ist, Autonomie immer im Zusammenhang mit Demokratie zu lesen. Autonomie ist ohne Demokratie nicht erstrebenswert.

Autonomie ist ein Agieren nach Oben – Demokratie nach Innen.

In Südtirol hat es in den letzten 10 Jahren kaum demokratiepolitische Entwicklungen gegeben. Ja, ein Gesetz zur direkten Demokratie, das haben wir mit vielen Abstrichen durch den Landtag gebracht. Gefreut hat es bis heute niemand von jenen, die im Land das Sagen haben – und wir mussten es mit Klauen verteidigen, bis hin zu einem Referendum übers Referendum.

Wir haben die Frauenquote voran gebracht (auch das ein Weg voller Stolpersteine und mit winzigen, hart erkämpften Errungenschaften).

Und sonst? Was gab es sonst an Demokratisierung in Südtirol seit Ihrem Amtsantritt? Mir fällt beim besten Willen nichts ein. Im Gegenteil, die Mandatsbeschränkung wurde sogar zurück genommen.

Und, man muss es klar sagen, in dieser Hinsicht bringt auch die Autoniomiereform keine Neuerung, wenn nicht ein paar Verbesserungen im Bereich „convivenza/Zusammenleben“ – diese wurden aber nicht vom LH eingebracht, sondern von unserem ehemaligen Landtagskollegen Alessandro Urzì. Er hatte das Alto Adige nel cuore, bevor er zum Fratello d’Italia wurde, aber von ihm kommen die Neuerungen, die am ehesten auf Demokratieebene spürbar sein werden.

Wir müssen es also sagen: Autonomie, das heißt in Südtirol weiterhin „Ringen mit dem Staat“. Unser Wunsch als echte Autonomistinnen und Autonomisten ist eine demokratische Autonomie. Zentralismus ist ganz sicher nicht demokratischer, das ist gewiss.

Aber solange in Südtirol dieses verkrustete System einer weitgehend blockierten Demokratie nicht gebrochen ist, so lange bleibt Autonomie, auch eine erweiterte, defizitär.

Wie erweitert ist also die „neue“ Autonomie?

Um das zu sagen, muss man erst verstehen, wie schlecht es derzeit aussieht. Immerhin waren wir es gewohnt, von der Wortführerin der Südtiroler Minderheiten, der SVP, über Jahrzehnte immer Jubelmeldungen zum Ausbau der Autonomie zu vernehmen. 88 neue Durchführungsbestimmungen wurden zwischen 1992 und 2021 erlassen. Es gehörte zum guten Ton im Lande, dankbar zu sein, darüber, dass „unsere“ Parlamentarier alle paar Monate neue Zuständigkeiten nach Hause brachten.

Erst vor einigen Jahren hieß es dann, dass die Autonomie zunehmend in Gefahr sei (nicht nur vor den Wahlen). Es gab plötzlich eine neue Erzählung. Der böse Staat, hauptsächlich der Verfassungsgerichtshof, beschneidet unsere Zuständigkeiten. Daria De Pretis hat es bei beiden Anhörungen wörtlich gesagt: Der Verfassungsgerichtshof schafft es nicht, zwischen den beiden „registri“, jenem der Regionen mit Normalstatut, und jenem der Regionen mit Sonderstatut zu unterscheiden.

Wie viel also ist wahr? Wie groß ist der Erfolg der „Lieferung“ von Arno Kompatscher, der seine politische Rolle in der Geschichte, vielleicht auch seine politische Zukunft auf dieser Reform aufbaut? Für Laien schwer zu sagen – und für die meisten Menschen im Land ganz sicher auch nicht interessant genug. Ich habe niemanden gefunden, der in diesen Tagen begeistert wäre. Ich fühle mich versetzt ins Märchen „Des Kaisers neue Kleider“. Niemand kann genau sagen, wie reich der Ornat ist.

Wir können uns am Juristen Toniatti orientieren, der im Corriere am 18.04. 2025 zur Dimension der Reform klar Stellung genommen hat. Toniatti ist nicht irgendwer. Der Trentiner Jurist war gewichtiger Teil des Konvents in der 14. Legislatur. Ganz sicher steht er nicht im Verdacht, ein Linker zu sein, auch hat er sicher kein Enttäuschungstrauma.

Dice, Toniatti:

(…) a fronte del disegno governativo, il giudizio del giurista non può non essere che si tratta di un risultato modesto, molto modesto (…)

Noch vernichtender ist Toniatti im Hinblick auf das Einvernehmen:

 (…) la previsione dell’intesa degli organi dell’autonomia speciale quale requisito formale indispensabile per ogni futura revisione statutaria. Si tratta di un nulla assoluto.

Che si trattasse di un’intesa “debole” ce lo ha confermato anche la stessa De Pretis in sede di commissione regionale.

Quindi a livello di contenzioso sulle norme il passo più importante che si è fatto, sta sicuramente nell’aver escluso le famigerate riforme economico-sociali dello Stato – a sentire gli esperti erano loro quelle che più avevano interferito con la tenuta delle nostre leggi.

Problematisch ist auch in der umformulierten Form, die viele Unklarheiten offen lässt, der neue Artikel 107. Er verdreht das Verhältnis von Durchführungsbestimmung und Statut, und gibt der Sechserkommission, die ja im Wesentlichen eine Vertretung der Regierungen (Staat und Land), und nicht der Parlamente ist, eine Rolle, für die sie nicht gedacht ist.

Neben der „Wiederherstellung“ hat der LH die Gelegenheit genutzt, auch neue Zuständigkeiten nach Südtirol zu holen. Alte Tradition. Die „Einkaufsliste“ der Zuständigkeiten steht in der Tradition der Autonomieverhandlungen der letzten Jahrzehnte.

Mehr Kompetenzen, heißt es, sind immer gut. Zweifel haben wir als Grüne geäußert im Hinblick auf die Übernahme der Zuständigkeit für Umwelt und Raumordnung. Man darf nicht in den Automatismus verfallen, dass es immer besser sei, nach Unten zu delegieren. Gerade wenn es um Interessenskonflikte geht – und das ist bei Raumordnung und Umwelt gang und gäbe – ist eine übergeordnete Instanz, die die Entscheidungen trifft und die Regeln vorgibt, von Vorteil. Derartig missbrauchsanfällige Sachgebiete benötigen ein Maximum an Transparenz und eine möglichst breite Meinungsbildung – und wirksame Anfechtungsmöglichkeiten.

Mehr als einmal hat der Staat in Sachen Umwelt das Machtwort gesprochen.

Es war interessant zu sehen, wie entrüstet auf diesen Zweifel – als solchen hatten wir ihn geäußert – reagiert wurde. Die SVP Meran hat das sogar für einen besonders aggressiven Wahlkampfpromo genutzt. In der Tageszeitung gab es einen unsanften Rüffel, wie man es sich denn erlaube, zu meinen, der Staat sei besser als das Land.

Wir wissen, dass mit der Übernahme der Zuständigkeit für Umwelt und Raumordnung Verbesserungen möglich sind (ein Stichwort für andere: Abfallbewirtschaftung). Ebenso sind wir uns bewusst, dass wir uns jedenfalls im Europäischen Rechtsrahmen zu bewegen haben und dass dieser auch wiederum die Rolle des Staates relativiert (Stichwort: Natura 2000).

Gerade der Blick auf die EU zeigt aber auch auf, wie widersinnig es ist, Umweltschutz lokal wirksam angehen zu wollen.

Ganz einfach formuliert gilt das Prinzip, dass es schwerer ist, einem Bürger meiner Gemeinde etwas zu verwehren als einem Bürger meines Staates. Wir werden in den nächsten Jahren hier aufmerksam hinschauen. Aber wir erinnern uns noch gut daran, wie die Diskussion gelaufen ist, als vor einigen Jahren der Natur- und Tierschutz im Art. 9 der Verfassung neu verankert wurde. Im Südtiroler Landtag gab es dazu einen Begehrensantrag – was glauben Sie wohl, ging es darum, den Schutz zu erweitern, oder ihn einzugrenzen?

Kommen wir noch zu jenem Teil, der wahrscheinlich am ausführlichsten diskutiert wird, und der auch am meisten Erneuerung bringen wird – der Pacchetto Urzì. Der alte Fuchs (la vecchia volpe) hat es verstanden, die dazugekommenen Kompetenzen als „extrapacchetto“ zu verhandeln und somit einige Neuerungen zu erwirken, auf die das Land lange schon wartet. Ich warne davor, diese als „Zugeständnisse an die Italiener“ zu klassifizieren, wie es die Rechtsparteien bis weit herüber zum Team K in diesen Tagen getan haben.

Die Verkürzung der Ansässigkeit auf 2 Jahre (es hätte auch 1 Jahr sein können) sowie die Anerkennung der historischen Ansässigkeit sind keine Zugeständnisse an eine Sprachgruppe, sondern Ausdruck einer modernen und folglich mobilen Gesellschaft. Die Reform der Ansässigkeit erweitert die demokratische Teilhabe.

Ähnliches gilt für die Möglichkeit, eine:n Gemeinderät:in italienischer Sprachgruppe in den Ausschuss zu holen, wenn nur 1 Vertreter:in der italienischen Sprachgruppe im Gemeinderat sitzt. Auch das ist nur Ausdruck einer modernen Demokratie mit ihrem Kräftespiel. Es ist kein Zugeständnis an die Italiener, sondern ein Zugeständnis an den Pluralismus. Wir heißen ihn in Südtirol willkommen!

Probleme sehen wir hingegen voraus bei der künftigen möglichen „B-Lösung“ zur Bildung der Landesregierung. Wir hätten eine klare und unmissverständliche Lösung vorgezogen, um nicht zu jedem Legislaturbeginn in einen Gutachterstreit zu verfallen und um die politischen Manöver einzugrenzen.

Wir sind also hier, um den Inhalt dieses Verfassungsgesetzentwurfs zu bewerten, der erstmals von der italienischen Regierung vorgelegt worden ist. Das Gutachten werden wir am 6. Mai abstimmen.

Wenn wir heute über den Zustand unserer Autonomie diskutieren, dann sollten wir nicht nur über unser Verhältnis zum Zentralstaat reden. „Der Unterschied zwischen uns und Italien ist die Autonomie,“ sagte Arno Kompatscher kürzlich in einer TV-Sendung. Bei uns gebe es andere Straßen, Schulen und Krankenhäuser. Das stimmt. Besonders macht uns jedoch etwas anderes, nämlich die Existenz von drei Sprachgruppen im selben Land, im umgekehrten Verhältnis als im restlichen Staatsgebiet. Das Zusammenleben ist genauestens geregelt und darauf gründet sich, so die herkömmliche Diktion, das Funktionieren im Land. Lang schon sind die Füße dieser peniblen Regelung tönern geworden. Menschen sind nach Südtirol gezogen und bringen neue Sprachen mit. Junge Südtiroler:innen ihrerseits ziehen weg und fügen sich anderswo in aufgeschlossene und moderne Kontexte ein. Die früher geächteten Mischehen sind standardmäßige Formen des Familienlebens geworden. Es gibt Kinder, die mehrere Sprachen in sich tragen, und sich im Raster der 3 Sprachgruppen nicht wiederfinden. Es gibt junge Menschen, die im Land der drei Sprachen Angst oder Scham haben, die zweite Sprache zu sprechen. Wichtige, oft lebenswichtige Arbeitsplätze bleiben unbesetzt, weil die Person nur eine der Landessprachen spricht. Unsere Autonomie ist das alles, und hier gäbe es viel zu tun. Die Demokratie im Lande, und das Zusammenleben, das sind die großen Baustellen unserer Autonomie – und hier ist kein Tunneldurchstich in Sicht. Sie bleiben auch nach der Ära Kompatscher offen und nicht modernisiert.

Die Diskussion um die Autonomie hat mir sehr zu denken gegeben. Der Zweifel hat es schwer in unserem Land. Das zweifelnde Denken, eigentlich Grundlage für Innovation und Fortschritt, ist bei uns immer noch unerwünscht, man wird gleich zum Spielverderber oder gar Nestbeschmutzer. Alexander Langer ist seit 30 Jahren tot, aber das hat sich nicht geändert. Für den Zweifel gibt es keinen Landeplatz in Südtirol.

Brigitte Foppa

 

Le elezioni comunali del 4 maggio 2025 segnano un importante sviluppo per i Verdi Grüne Vërc, che hanno aumentato la loro rappresentanza sul territorio e arrivando a 9 comuni. Un risultato che evidenzia la crescente attenzione della popolazione verso temi eco-socialiconfermando la volontà di diversificare le scelte politiche per una maggiore democrazia a livello locale. 

A Brunico i Verdi si presentano rafforzati con il 17%, aumentando a 5 seggi. A Bolzano chiudono con l’8% e con 4 seggi in consiglio comunale. A Merano, la campagna è stata particolarmente combattuta, chiudendo al 13% come terza forza politica. 

A Monguelfo entrano due nuovi consiglieri verdi arrivando al 13%. A Badia la Lista Deboriada guadagna un seggio arrivando al 32%. A Gargazzone, la neo-lista verde entra in consiglio con il 9% e Verena Frei, amministratrice del partito dei Verdi, consigliera comunale. Un segnale importante per una nuova voce politica in paese. Anche a Montagna e al Renon i verdi sono presenti nei consigli comunali. 

A Ortisei entra la nuovconsigliera comunale verde Heidi Stuffer con la lista civica “Per la Lista Unica”. AAppiano la lista eco-sociale Pro Eppan raggiunge un ottimo risultato, con la candidata sindaca Greta Klotz che arriva al 18% e la lista chiude con cinque posti in consiglio comunale. A Varna il candidato sindaco Julian Rossmann con la Grüne Bürgerliste Vahrn si posiziona al secondo posto raggiungendo il 14%. Anche a Egna i Verdi mantengono la presenza nel consiglio comunale con Sadbhavana Pfaffstaller. 

I temi della crisi abitativadella qualità di vita locale e della mobilità sono stati temi centrali durante questa campagna, insieme alla necessità di uno sviluppo equilibrato e consapevole rispettoso dell’ambiente. Temi verdi storici. “Le decisioni locali formano la base della fiducia nella democrazia. Questo risultato dimostra che le persone desiderano essere ascoltate e coinvolte nelle scelte che riguardano il loro territorio e lo sviluppo futuro.”, così Elide Mussner, co-portavoce dei Verdi Grüne Vërc 

“Il nostro obiettivo è offrire una politica che ascolta, trasparente, che mette al centro il benessere delle persone e dell’ambiente, rispondendo concretamente ai bisogni legati alla casa, alla crescita dei figli e a una vita dignitosa nelle nostre comunità.”, Luca Bertolini, co-portavoce dei Verdi Grüne Vërc 

Queste elezioni confermanla fiducia delle elettrici e degli elettori in una politica verde orientata al futuro, inclusiva e sostenibile. Un passo significativo verso la costruzione di comunità più resilienti e attente alle sfide del nostro tempo. 

La resistenza è una decisione. Sono passati ottant’anni dalla liberazione dal nazi-fascismo, ottant’anni dalla decisione popolare di non obbedire. La non-obbedienza verso chi detta odio e violenza è una scelta. Scegliere la solidarietà invece della discriminazione, la libertà di pensiero e di parola alla censura, scegliere la democrazia invece della dittatura, sono questi i valori che oggi più che mai vanno fortificati e sostenuti. 

In un mondo oggi, il cui ordine è scosso in continuazione da atti politici arbitrari di sconvolgimento e indebolimento dell’altro, la ricerca della pace e della diplomazia deve ritornare a essere una priorità assoluta della politica globale e locale. Tacere non è un’opzione. La resistenza inizia dalle nostre parole che formano i nostri pensieri che danno seguito alle nostre azioni. Costruiamo il dialogo. Ricordare che dire qualcosa è il primo atto di resistenza, è ciò che ci insegna il 25 aprile.

Oggi, di fronte ad un’uniformazione digitalizzata dell’opinione pubblica, in mano al monopolio di pochi potenti, è necessario investire nella formazione di menti critiche. Di fronte al continuo tentativo da parte delle destre di svuotare di valore le nostre democrazie, di fronte all’insorgere di un’oligarchia globale che indebolisce ulteriormente i più deboli, puntando al profitto a discapito dei più poveri, di fronte allo sdoganamento di una retorica politica che ricorda i tempi più bui della storia recente, è più importante che mai investire nella memoria storica. Luca Bertolini, co-portavoce dei Verdi Grüne Verc: “Entriamo nelle scuole, raccontiamo ai nostri figli e alle nostre figlie, diamo voce alle storie della resistenza anti-fascista, alle lotte partigiane, alle semplici azioni umane di disobbedienza e di solidarietà che sono state la base della liberazione e quindi della nostra democrazia, che va protetta e tutelata creando consapevolezza democratica.”

“Ottant’anni dopo il messaggio è chiaro: abbiate il coraggio di opporvi alle atrocità dell’odio che va stanato alle radici, partendo dalle sue prime parole. “La pace va cercata, voluta, costruita iniziando da ognuno di noi, dal nostro sguardo sul mondo. Distruggere i muri e costruire ponti, questo deve continuare a essere l’obiettivo. Investire nel bene comune deve essere il compito della politica, per una solidarietà politica, economica e sociale.”, così Elide Mussner, co-portavoce dei Verdi Grüne Verc.

Conclude Aurora Floridia, senatrice dei Verdi Grüne Verc: “Oggi più che mai dobbiamo difendere i valori dell’antifascismo, dell’inclusione, del pluralismo e della giustizia sociale. La Resistenza ci ha insegnato che la libertà si costruisce insieme, ogni giorno. Il suo spirito solidale è oggi più che mai attuale e ci ricorda quanto sia importante l’impegno collettivo di tutte e tutti noi per la difesa dei diritti umani e per la tutela della nostra casa comune, l’ambiente in cui viviamo.”