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YOUNG GREENS.



Gli Young Greens Bolzano apprendono con indignazione la decisione del sindaco Claudio Corrarati di negare il patrocinio comunale al primo Pride dell’Alto Adige, previsto per il 28 giugno a Bolzano.

La mancata attribuzione del patrocinio rappresenta un segnale politico chiaro: l’amministrazione comunale non intende riconoscere ufficialmente il valore sociale di una manifestazione che promuove diritti, visibilità, rispetto e uguaglianza per la comunità LGBTQIA+.

Il sindaco Corrarati ha giustificato la sua scelta adducendo la mancanza di una giunta formalmente costituita, dichiarando di non voler procedere con una decisione monocratica . Questa motivazione è chiaramente pretestuosa. In passato, sindaci in carica in altri comuni hanno concesso patrocini anche in assenza di una giunta pienamente operativa, riconoscendo l’importanza di eventi che rappresentassero valori fondamentali per il loro comune, come l’inclusione e il rispetto delle diversità.

La scelta di Corrarati si inserisce in un contesto più ampio di atteggiamenti ambigui e reticenti da parte di esponenti del centrodestra nei confronti delle istanze della comunità LGBTQIA+. Non possiamo dimenticare che, sebbene la Provincia di Bolzano abbia ribadito il proprio impegno contro le discriminazioni , all’interno della giunta provinciale, forze nella maggioranza come Fratelli d’Italia, hanno espresso riserve sull’adesione alla rete RE.A.DY, volta a contrastare le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.

Il diniego al patrocinio del Pride non è un atto neutro, ma una presa di posizione che tradisce i valori di apertura e diversità che dovrebbero guidare l’amministrazione di una città moderna e inclusiva come Bolzano. È un’occasione persa per dimostrare che la nostra città non si gira dall’altra parte di fronte alle discriminazioni.

Come Young Greens Bolzano, esprimiamo il nostro pieno sostegno all’associazione Alto Adige Pride Südtirol e a tutta la comunità LGBTQIA+. Invitiamo il sindaco Corrarati a riconsiderare la sua decisione e a concedere il patrocinio al Pride, riconoscendo ufficialmente il valore di una manifestazione che promuove diritti, visibilità, uguaglianza e rispetto per la comunità LGBTQIA+.

 

Young Greens Bolzano

Comunicato stampa

In un mondo sempre più connesso, la possibilità di lavorare, studiare e comunicare durante gli spostamenti è fondamentale. In Alto Adige, e in particolare lungo la tratta ferroviaria Bolzano–Bressanone, tra le più trafficate della provincia, la situazione attuale è ben lontana da uno standard accettabile: i siti web non si caricano, le telefonate si interrompono, i messaggi non partono… Ecco la quotidianità per molte persone pendolari.

Durante la prossima seduta del Consiglio provinciale di giugno, il Gruppo Verde presenterà una mozione per promuovere una connessione Internet stabile e affidabile a bordo dei treni in Alto Adige. L’obiettivo: rendere il trasporto pubblico digitalmente all’altezza delle esigenze della società contemporanea.

“Un sistema di trasporto pubblico moderno deve includere anche infrastrutture digitali adeguate. Senza una connessione stabile, viene meno un vantaggio competitivo fondamentale del treno rispetto all’auto”, dichiarano congiuntamente i tre consiglieri del Gruppo Verde Zeno Oberkofler, Brigitte Foppa e Madeleine Rohrer.

Le richieste sono chiare e concrete: pianificare la connettività wireless già in fase di progettazione delle nuove infrastrutture ferroviarie, migliorare la copertura sulle tratte esistenti e mappare le criticità entro il 2026 e definire soluzioni tecniche, in modo da intervenire tempestivamente.

“Il digitale non è più un lusso: ormai è una necessità. I treni devono diventare spazi di produttività e accessibilità per tutte e tutti. Abbiamo l’opportunità di rendere il trasporto pubblico in Alto Adige un modello anche per quanto riguarda la connettività”, sottolinea il primo firmatario della mozione, Zeno Oberkofler.

Il Gruppo Verdi mira a rafforzare la qualità e l’attrattività del trasporto pubblico locale, anche dal punto di vista dell’innovazione.

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Cons. prov.
Zeno Oberkofler
Brigitte Foppa
Madeleine Rohrer

YOUNG GREENS.

I Giovani Verdi del Sudtirolo sostengono i cinque referendum dell’8 e 9 giugno – per una maggiore sicurezza sociale, partecipazione democratica e prospettive, soprattutto per i giovani.

L’8 e il 9 giugno 2025 si terranno in Italia cinque referendum abrogativi: quattro riguardano aspetti centrali del diritto del lavoro, uno la cittadinanza delle persone che vivono da lungo tempo nel Paese. I Giovani Verdi invitano alla partecipazione attiva e raccomandano in tutti e cinque i casi un chiaro SÌ.

Perché andare a votare?
Perché partecipare alla vita democratica è un dovere. I referendum permettono di esprimersi direttamente su temi fondamentali. Se si raggiunge il quorum, il risultato ha effetto immediato di legge e non può più essere messo in discussione dalla politica.

Perché questi referendum riguardano soprattutto i giovani?
Secondo i Giovani Verdi, i referendum rafforzano in particolare i diritti, la sicurezza e le prospettive dei giovani nel mondo del lavoro e nella società. Le riforme proposte intendono abrogare parti del Jobs Act, un modello di deregolamentazione che ha svalutato il mercato del lavoro e indebolito la responsabilità delle imprese in caso di infortuni sul lavoro.

“I referendum offrono una rara opportunità di decidere direttamente su questioni fondamentali – come la tutela contro i licenziamenti, le condizioni di lavoro e la partecipazione alla cittadinanza,” afferma Julian Rossmann dei Giovani Verdi. “È un momento decisivo – soprattutto per la nuova generazione.”

Il Jobs Act considera le lavoratrici e i lavoratori come un costo, esonerando le imprese dalle loro responsabilità sociali. I contratti a termine senza giustificazione sono diventati la norma per molti giovani: non offrono prospettive a lungo termine, rendono difficile pianificare la propria vita e creano insicurezza esistenziale. L’indebolimento delle tutele contro i licenziamenti dà alle imprese maggiore libertà di rescindere contratti senza una reale motivazione, spesso con una semplice indennità economica. Inoltre, queste norme non hanno portato a una crescita sostenibile dell’occupazione stabile, ma piuttosto a una stagnazione dei salari.

Sicurezza sul lavoro
In Italia muoiono in media tre persone al giorno sul posto di lavoro, e ogni anno si registrano circa 600.000 infortuni. Solo recentemente, una ragazza di 17 anni ha perso la vita nel suo primo giorno di lavoro. Il referendum mira a rafforzare la responsabilità delle aziende per gli infortuni sul lavoro.

Inoltre, i referendum chiedono la modifica delle attuali norme che impediscono, in caso di infortuni negli appalti, di estendere la responsabilità anche all’impresa appaltante. Per i promotori, abrogare queste norme e attribuire responsabilità anche al committente significa garantire maggiore sicurezza sul lavoro.

Cittadinanza
Il quinto referendum riguarda la legge sulla cittadinanza: si propone di ridurre da dieci a cinque anni il periodo di soggiorno legale necessario per ottenere la cittadinanza italiana. La misura potrebbe interessare circa 2,5 milioni di persone, tra cui circa 300.000 minorenni che vivono, studiano e lavorano in Italia, ma che attualmente non godono di pieni diritti civili e politici.

“Questa riforma è in linea con gli standard europei e rappresenterebbe un passo verso una maggiore uguaglianza giuridica e politica per chi vive stabilmente in Italia” dichiarano i Giovani Verdi.

I Giovani Verdi dell’Alto Adige invitano tutte le cittadine e tutti i cittadini – in particolare i giovani – a recarsi alle urne l’8 e il 9 giugno e a votare cinque volte SÌ:
Per un’Italia che non abbandona la sua gioventù. Per maggiore sicurezza nel lavoro. Per una partecipazione giusta. Per un’Italia con un futuro.

“Se vogliamo rendere l’Italia pronta per il futuro e attrattiva per le giovani generazioni, servono cinque SÌ,” concludono i Giovani Verdi nel loro comunicato.

Comunicato stampa

Ieri la quarta commissione legislativa in Consiglio provinciale ha approvato la legge Omnibus, che, tra le altre cose, riprende tre proposte del Gruppo Verde.
“Siamo molto soddisfatti che molte delle nostre proposte vengano realizzate con la legge Omnibus. Sono cambiamenti concreti, che miglioreranno vari aspetti sociali nella nostra provincia”, affermano i consiglieri Verdi Brigitte Foppa, Madeleine Rohrer e Zeno Oberkofler.

Nello specifico, è stata creata la base giuridica per allargare la retribuzione dei tirocini a tutte le professioni sociosanitarie. Ora sarà possibile garantire tirocini retribuiti in modo equo anche per nuov* assistenti sociali e psicolog*. “Avevamo presentato la proposta nell’ambito della discussione sulla legge provinciale riguardante i consultori familiari. Ricevere un compenso equo per il lavoro che si svolge, anche durante un tirocinio, è un diritto e non un extra”, afferma Oberkofler, vicepreseidente della IV commissione legislativa.

Sarà garantito anche il rimborso delle spese di vitto, alloggio e viaggio correlate agli interventi di trapianto di organi, tessuti e cellule staminali, sia per le persone che si sono sottoposte al trapianto, sia per chi le accompagna. In questo modo l’ordine del giorno che abbiamo presentato per il bilancio e che era stato approvato ora sarà realizzato.

Infine, viene approvata la proposta per la fornitura gratuita di contraccettivi alle giovani donne, una richiesta avanzata con forza da centinaia di persone durante la Marcia delle Donne del 2024 e che abbiamo presentato con un emendamento alla legge sui consultori.

“Siamo enormemente soddisfatte che la promessa di includere questa proposta nel disegno di legge omnibus sia stata mantenuta. Si tratta, in fin dei conti, del diritto all’autodeterminazione delle donne! Staremo a vedere quali saranno i criteri che fisserà la Giunta provinciale a questo proposito”, conclude Foppa.

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Zeno Oberkofler
Madeleine Rohrer

Ascoltare chi ogni giorno tiene viva la scuola

Il malessere che oggi attraversa il mondo della scuola in Alto Adige-Südtirol non può essere liquidato come una semplice rivendicazione salariale. È molto di più: è un grido d’allarme sul futuro dell’istruzione e sulla qualità del sistema scolastico che vogliamo offrire ai nostri figli.

Gli insegnanti delle scuole in lingua tedesca stanno valutando, come forma di protesta, la sospensione di tutte le attività extra – dalle gite scolastiche ai progetti – per il prossimo anno scolastico. Non per mancanza di volontà, ma perché troppo spesso il loro impegno viene dato per scontato, senza un riconoscimento adeguato né sul piano economico né su quello sociale.

Le uscite didattiche, i viaggi, le attività progettuali non sono “extra”: sono parte essenziale della qualità educativa. Favoriscono la motivazione, il clima di classe, l’apertura al mondo. Privarne le studentesse e gli studenti significa, di fatto, offrire una scuola più povera, più chiusa, più stanca.

Come Verdi Grüne Vërc crediamo che la protesta degli insegnanti sia un segnale forte che interroga tutti: la scuola non è un costo da tagliare, ma un investimento che costruisce comunità, partecipazione e futuro.

Servono risposte concrete, strutturali, che non si limitino al solo adeguamento all’inflazione. Serve una visione ampia, capace di valorizzare tutte le professionalità scolastiche e di garantire pari dignità a chi lavora nelle scuole di ogni lingua.

“Tutto parte dai contratti: dal riconoscimento economico e normativo del lavoro di chi ogni giorno tiene viva la scuola. Ma non possiamo fermarci lì. La qualità dell’istruzione si costruisce anche investendo nel benessere delle classi, nelle relazioni, nelle opportunità educative. È da lì che nasce una scuola pubblica forte e giusta.” Così Luca Bertolini, co-portavoce provinciale dei Verdi Grüne Vërc

Non possiamo accettare che la scuola sia il primo settore dove si risparmia e l’ultimo dove si investe.

Investire nella scuola significa investire nella qualità della nostra democrazia.

Lo scorso venerdì i Verdi dell’Alto Adige/Südtirol hanno partecipato al primo grande incontro strategico del Partito Verde Europeo dopo le elezioni europee. L’incontro, denominato European Green Reflection Day, si è svolto a Bruxelles e ha riunito rappresentanti dei partiti verdi di tutta Europa. A rappresentare i Verdi dell’Alto Adige/Südtirol è stata Verena Frei, coordinatrice del partito.

Al centro della giornata: l’analisi dei risultati elettorali nei vari Stati membri, le sfide comuni a livello politico e l’impostazione strategica del movimento verde europeo per i prossimi anni. Si è discusso anche della nuova struttura organizzativa del Partito Verde Europeo e di come rafforzare la collaborazione tra i partiti membri.

«Questo incontro è stata un’occasione importante per raccogliere nuovi stimoli da tutta Europa e rafforzare la nostra rete di contatti», ha commentato Verena Frei. «Per partiti verdi di dimensioni più piccole come il nostro, è fondamentale far parte di una rete più ampia. Le grandi sfide che affrontiamo – dalla crisi climatica alla giustizia sociale – sono europee, e anche le nostre risposte devono esserlo».

Durante i lavori si è riflettuto su quali temi dovranno avere priorità a livello europeo nei prossimi anni. Tra i punti trattati: la visibilità politica dei Verdi, lo sviluppo di campagne comuni e l’adattamento delle strutture organizzative alle sfide future.

È stata inoltre approfondita la situazione dei partiti verdi nei rispettivi contesti nazionali, con un confronto su strategie e approcci utili a rafforzare la fiducia nella politica verde in un panorama politico in continua evoluzione.

Nella foto: Verena Frei con i due co-portavoce del Partito Verde Europeo, Ciarán Cuffe e Vula Tsetsi

Comunicato stampa

Meno discriminazione, più visibilità

Il 17 maggio cade la giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia, la transfobia (o IDAHOBIT), che vuole mettere l’attenzione e combattere sulle varie forme di discriminazione che le persone LGBTQAI+ subiscono, purtroppo, quotidianamente. Nello specifico, si vuole combattere tutte le forme di discriminazione basate sull’orientamento sessuale (lesbiche, gay e persone bisessuali) e verso le persone le cui caratteristiche fisiche sessuali non possono essere chiaramente classificate come femminili o maschili (intersessualità) o non si identificano con il sesso loro assegnato alla nascita (transessualità).

“Non è più accettabile rimanere in silenzio e osservare passivamente quando le persone vengono discriminate. Dobbiamo assumere una posizione chiara, forte e precisa per una società aperta, tollerante e inclusiva”, affermano le consigliere provinciali Madeleine Rohrer e Brigitte Foppa e il consigliere provinciale Zeno Oberkofler.

In questa occasione il Gruppo Verde ha rivolto un’interrogazione alla Giunta provinciale, chiedendo quali siano le misure adottate nell’anno passato per la lotta alla discriminazione per l’orientamento sessuale e quali siano le misure e il budget previsto per il 2025.
Oggi e ogni giorno – il Gruppo Verde rinnova l’impegno a denunciare ogni tipo di discriminazione e a schierarsi con la comunità LGBTQAI+ nella lotta per una piena uguaglianza.

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Madeleine Rohrer
Zeno Oberkofler

Comunicato stampa.

All’inizio di questa legislatura, il gruppo Verde in Consiglio provinciale ha fatto una promessa: ogni anno a maggio, quando le prime moto rombano sui nostri passi alpini, presenterà una mozione per affrontare l’inquinamento acustico e ambientale causato dal traffico motociclistico sulle strade di montagna.

Le Alpi amano il silenzio – ma le Dolomiti, un tempo simbolo di quiete, vastità e natura incontaminata, stanno soffocando sotto il peso del loro stesso successo. Le montagne altoatesine sono diventate per molti un’esperienza motoristica: il ruggito dei motori sovrasta sempre più spesso i suoni della natura.

“La situazione non è più sostenibile – né per l’ambiente né per le persone che vivono qui”, affermano i consiglieri provinciali Brigitte Foppa, Madeleine Rohrer e Zeno Oberkofler. “Nei giorni di punta, oltre 10.000 veicoli attraversano strade come il Passo Sella, il Passo di Costalunga o il Passo del Rombo. Rumore e gas di scarico non solo danneggiano l’ambiente, ma colpiscono direttamente le comunità locali e anche i turisti che scelgono l’Alto Adige proprio per il suo silenzio.”

Ora il Consiglio provinciale vuole intervenire: la mozione dei Verdi – presentata come ogni anno – è stata approvata. Brigitte Foppa, prima firmataria della mozione, si dice soddisfatta: “In collaborazione con il consigliere SVP Stauder siamo riusciti a far approvare l’introduzione di un rapporto annuale sul traffico nei passi dolomitici. Inoltre, chiediamo al governo di Roma di creare le basi legali per una regolamentazione del traffico nelle aree sensibili – ad esempio tramite pedaggi, contingentamenti o esenzioni per i veicoli a emissioni zero. Anche i controlli dovranno essere intensificati, non solo con autovelox, ma anche con misurazioni del rumore.”

Che alternative siano possibili lo dimostrano altri esempi: a Zermatt (CH) il traffico motorizzato è stato completamente escluso, nel Parco Nazionale di Berchtesgaden (DE) l’accesso al Königssee è regolato da un sistema efficiente di trasporto pubblico. Anche in Alto Adige, il progetto pilota “#Dolomitesvives” al Passo Sella nel 2017 ha portato un sollievo tangibile: il livello di rumore è diminuito sensibilmente, l’atmosfera è migliorata.

La pressione per agire cresce. Le Dolomiti non sono un museo all’aperto né un territorio infinito. Chi vuole conservarle, deve riconoscerne i limiti. L’iniziativa attuale dimostra: la pazienza delle Alpi non è infinita – ma forse non è ancora troppo tardi.

 

Bolzano, 08/05/2025

Cons. prov.

Brigitte Foppa
Zeno Oberkofler
Madeleine Rohrer

Zeno Oberkoflers Rede im Landtag am 06.05.2025

 

  1. Was heißt Autonomie?

Man sagt, die Autonomie sei unser höchstes Gut.
Aber was bedeutet das eigentlich – für die Autonomie zu sein?

Leider reduzieren wir den Diskurs zur Autonomie oft auf die Kompetenzen, die wir vom Staat bekommen sollten. Für die Autonomie ist man, wenn man dafür ist, dass Südtirol so viele Kompetenzen wie nur möglich bekommt. Ohne sich aber zu fragen, wo es sinnvoll ist, Dinge auf lokaler oder auf europäischer oder nationaler Ebene zu verwalten. Zum Beispiel wäre es wahrscheinlich nicht so sinnvoll, die vollen Zuständigkeiten im Bereich Digitales zu bekommen.

Heißt das, dass ich gegen die Autonomie bin, wenn ich mich dagegen ausspreche, dass wir z.B. den Kompetenzbereich Digitales übernehmen sollten?

Natürlich ist es gut, wenn wir mehr autonome Kompetenzen bekommen, aber nicht in jedem Bereich ist das sinnvoll, und nicht um jeden Preis. Und diese Diskussion müssen wir zulassen. Die Autonomie ist nämlich viel mehr.

Und wie hier zu dieser Reform mit kritischen Stimmen aus der Zivilgesellschaft oder Politik umgegangen ist, sogar mit Kritik von Menschen aus den eigenen Reihen, das finde ich einfach beschämend. Als „Zweifelscheisser“ (Karl Zeller) hat man sie beschimpft, als „unqualifiziert“ (Arno Kompatscher), als Gegner der Autonomie, als kleine beleidigte Kinder (Harald Stauder) dargestellt. Und das sagt einiges aus, über das Verständnis der SVP von Partizipation, von Diskurs und Meinungsbildung. Demut null, liebe SVP. Und diese Arroganz, die tut unserer Gesellschaft, der Demokratie und unserer Autonomie schon gar nicht gut.

Für mich bedeutet Autonomie, dass wir erfolgreich zeigen, dass wir uns in den wesentlichen Fragen gut selbst verwalten können. Dass wir gute Politik machen und zeigen, dass es funktioniert.
Dass wir es schaffen, trotz kultureller Differenzen friedlich zusammenzuleben.
Dass wir Verantwortung übernehmen, anstatt bloß Kompetenzen zu sammeln.

Die Autonomie ist kein Etikett, das man sich umhängt, um sich als Südtirol-Retter zu inszenieren. Sie ist ein lebendiges Versprechen: Dass wir zeigen, dass wir uns selbst – verantwortungsvoll und gerecht – verwalten können, im Respekt vor unseren Unterschieden.

Und der Prozess zur Autonomie ist in diesem Sinn Substanz!

Il processo è sostanza.

L’autonomia è di tutte e tutti. È di tutti e tutte le Sudtirolesi e non solo il monopolio della SVP. E lo abbiamo visto al consiglio provinciale straordinario, quale valore la SVP dà, alla partecipazione, ad un dibattito aperto, ad una discussione che avviene in consigli provinciale ma anche nella società!

Perché guardate che un’autonomia che non sa essere partecipativa, rischia di diventare un’autonomia debole!

 

  1. Nel merito della riforma

Ci sono aspetti positivi in questa riforma.
È positivo, per esempio, che possano votare le persone cresciute in Alto Adige che per qualche anno hanno vissuto all’estero e che quindi avevano perso i requisiti di residenza.

Positivo è anche il principio di intesa, anche se sappiamo che si tratta piuttosto di una garanzia simbolica.
Peccato non sia stato previsto alcun meccanismo di tutela per i singoli gruppi linguistici.
Dovrebbe valere il Principio che nessun gruppo linguistico dovrebbe decidere su un altro. In questo senso si poteva pensare a ulteriori garanzie per il gruppo italiano e ladino, prevedendo ad esempio che, oltre alla maggioranza del Consiglio provinciale, fosse necessaria anche la maggioranza dei consiglieri di lingua italiana e ladina per approvare una riforma dello statuto.

Auch bedeutsam: Dass die Beschränkung auf „große sozioökonomische Reformen des Staates“ fällt – ein Prinzip, das oft vom Verfassungsgericht herangezogen wurde, um Kompetenzen beim Staat zu belassen. Wobei es wahrscheinlich ist, dass sich das Verfassungsgericht dann auf das nationale Interesse beziehen wird, um Kompetenzen dem Staat zuzuschreiben.

Ci sono però anche aspetti problematici, come ad esempio la doppia possibilità prevista per la formazione della giunta provinciale.
Anziché convergere su regole comuni e condivise, si introducono due opzioni parallele, il che inevitabilmente rischia di riaccendere, a ogni inizio di legislatura, il conflitto etnico.

Se si sceglierà di formare la giunta in base alla proporzione dei gruppi linguistici nella popolazione, ci sarà la Südtiroler Freiheit di turno che denuncerà il mancato rispetto del risultato elettorale e l’agevolazione del gruppo linguistico italiano.
Se invece si deciderà di seguire le regole attuali, sarà la destra italiana ad accusare un danno al gruppo linguistico italiano.

Ci sarà nell’opinione pubblica la giunta “a favore dei tedeschi” o la giunta “a favore degli italiani”. Io sono il primo a dire che dobbiamo andare oltre queste logiche etniche e iniziare finalmente a lavorare insieme per il bene di tutti e tutte i Sudtirolesi, indipendentemente dal gruppo linguistico di appartenenza, ma lo sappiamo, quanto i temi etnici siano delicati, quanto vengano discussi in modo emozionale e quanto molto spesso vengano purtroppo strumentalizzati. Con queste nuove regole parallele, si crea un nuovo terreno di scontro etnico, destinato a riaccendersi a ogni legislatura.

 

  1. Il nuovo ruolo della Commissione dei Sei

Un altro aspetto da discutere è il ruolo centrale attribuito alla Commissione dei Sei – senza che questa sia stata riformata o riorganizzata.

Con questa riforma, i rapporti tra stato e provincia autonoma saranno regolati attraverso le norme di attuazione per quanto riguarda contenziosi sulle competenze concorrenti.  Le norme di attuazione hanno rango primario, e in quanto a importanza giuridica stanno un po’ in mezzo tra costituzione e leggi ordinarie, prevalgono sulla legge ordinaria statale e restano sindacabili dalla Corte costituzionale. Infatti, per definizione attuano lo statuto di autonomia, quindi attuano dei principi di rango costituzionale. Con questo nuovo impianto e questo nuovo ruolo delle norme di attuazione è chiaro l’intento di bai passare la Corte costituzionale quando si aprono dei conflitti nell’ambito delle materie concorrenti, viste le numerose sentenze della corte che hanno sempre dato un’interpretazione centralista e non autonomista. Sarà tenuta a rispettare l’impianto di competenze delineato proprio da queste norme, redatte dalla Commissione dei Sei.

È legittimo domandarsi però se sia opportuno che un organo politico come la Commissione dei Sei assuma un ruolo tanto rilevante su questioni giuridiche e costituzionali così dirimenti. Questo tipo di valutazioni sono giuridiche, non politiche. E tutto questo senza alcuna riforma o riorganizzazione della commissione dei 6.

In valle d’Aosta le norme di attuazione dello statuto vengono discusse in consiglio provinciale. Noi non conosciamo neanche l’ordine del giorno della commissione dei 6..

Ma c’è un altro rischio, quello di una maggiore ingerenza della Corte anche sulle norme di attuazione.

Nel passato le norme di attuazione non sono state soggetto di impugnazione da parte della Corte costituzionale. C’è solo un precedente dove la corte è intervenuta su una norma di attuazione, con una sentenza nel 2023 in materia di appalti. Se la commissione dei 6 avrà questo nuovo ruolo così importante e le discussioni sull’ambito di competenze avverranno nella commissione dei 6 e non più attraverso la Corte costituzionale, se si bai passa in questo modo la Corte costituzionale è possibile che la Corte costituzionale intervenga molto di più anche sulle norme di attuazione. E sappiamo bene che le norme di attuazione non sono sempre state utilizzate semplicemente per attuare lo statuto, ma molto spesso anche per dare nuove competenze alla provincia. In questo senso si potrebbe rendere paradossalmente ancora più difficile lo sviluppo dell’Autonomia attraverso le norme di attuazione. Ma a questo solo la prassi potrà dare una risposta.

 

  1. Autonomie, zu welchem Preis?

Was wir uns auch fragen müssen: Zu welchem Preis bekommen wir diese Reform?

Wir haben einen bedenklichen Präzedenzfall geschaffen:
Wir haben uns – als autonome Region – die Regierungskoalition von Rom diktieren lassen, um unsere Autonomiereform durchzubringen.
Das ist sehr bedenklich und gefährlich.
Sollen wir unser Autonomiestatut künftig nur noch reformieren können, wenn wir uns der römischen Mehrheit unterhaken? Das Autonomiestatut – ursprünglich eine Garantie für unsere sprachlichen Minderheiten – wird zum Werkzeug politischer Profilierung.

Avete creato un precedente davvero pericoloso:
Una regione autonoma che vuole amministrare autonomamente la propria terra si è fatta dettare da Roma la propria coalizione di governo.
E così avete fatto dell’autonomia una “merce di scambio.”

Sie haben die Boxe der Pandora geöffnet und es ermöglicht, dass Fratelli d‘Italia und Lega, Postfascisten, Verschwörungstheoretikerinnen, Klimawandelleugner hier in Südtirol unser Land mitregieren.

Ihr gebt einer Regierung Rückenwind, die schrittweise die Presse unter Druck setzt und Bürgerrechte infrage stellt. Die den mehrfach verurteilten Präsidenten wie Trump anhimmelt – Trump, der die Demokratie verachtet, der klar äußert, dass er über dem Gesetz steht und das dann auch noch praktiziert.

Eine Regierung, deren Minister anordnen, man solle den 25. April, den Tag der Befreiung von den Faschisten “nüchtern“ feiern.

Haben sie die Bilder gesehen? Wo Hunderte von Faschisten in Rom zusammenkommen, um den römischen Gruß zu machen? Und was passiert? Nichts! Gar nichts! Und kein Wort der Premierministerin Meloni. Der Präsident der Abgeordnetenkammern schläft mit der Büste von Mussolini zu Hause und ist auch noch stolz drauf…

Aber wir müssen nicht nach Rom schauen, um diese immer neuen faschistischen, demokratieschädigenden und menschenverachtenden Provokationen zu beobachten. Die konnten wir in dieser ersten Hälfte der Legislatur auch hier bei uns in Südtirol beobachten.

Die Abgeordnete Scarafoni von Ihrer Mehrheit, die die Justiz auch hier im Landtag mehrmals angegriffen hat, mit Unterstützung vom Landesrat Galateo! – Im Einklang mit der Haltung der italienischen Regierung, die Richter jedes Mal angreift, wenn ihr ein Urteil nicht gefällt.

Ein Landesrat, der mit Casapound bei Fackelmärschen mitmarschiert – und nicht einmal den Anstand hat, sich davon zu distanzieren.
Der kritische Stimmen in der Zivilgesellschaft einschüchtert, dem ANPI mit der Streichung von Beiträgen droht, weil man ihn für seine Nähe zu den „Faschisten des dritten Jahrtausends“ kritisiert hat.
Und wieder… was passiert? Nichts. Zu einem Gespräch hat man sich getroffen, Konsequenzen gab es keine.

Das alles nehmen Sie in Kauf für dieses kleine Autonomie-Update.

Diese schleichende Normalisierung des Rechtsextremismus und schleichende Umdeutung des Faschismus, das ist der höchste Preis, den wir für diese Autonomiereform zahlen!

In diesen Wochen wurde oft Magnago zitiert, der zum Thema Ausbau der Autonomie gesagt hat, man solle „die Blumen am Wegesrand pflücken“.

Herr Landeshauptmann Kompatscher, liebe SVP, Sie pflücken die Blumen am Wegesrand, aber gleichzeitig nehmen sie in Kauf, dass der Humus unserer Demokratie vergiftet wird, und auf einem verseuchten Boden, da wachsen keine Blumen mehr.

Madeleine Rohrers Rede im Landtag am 06.05.2025

 

Wir können lang und breit darüber diskutieren, was an dieser Überarbeitung der Autonomie gut ist, was vielleicht sogar schlecht ist – da gibt es hier im Saal ein paar unterschiedliche und durchaus differenzierte Positionen.

Es ist für mich eine andere Frage, die wir in den Mittelpunkt stehen sollte.

Ich will vorausschicken: Wir Grüne stehen voll und ganz hinter der Autonomie Südtirols. Trotz einiger Schwächen ist die Autonomie ein absolutes Erfolgsmodell, um das wir in aller Welt beneidet werden.

Wir erkennen die Bemühungen an, am Autonomiestatut ein paar dringend nötige Anpassungen vorzunehmen – auch die persönlichen Bemühungen des Landeshauptmanns, von dem viele sagen, dass er als „Außenminister“ schon länger eine bessere Figur macht als auf dem heimischen Parkett.

Wird das Autonomiestatut mit den vorgeschlagenen Änderungen besser? Sind einige Formulierungen klarer und einige Regeln zeitgemäßer?

Ist der autonome Spielraum für Südtirol größer?

Die Antwort auf all diese Fragen ist Ja.

Man kann über einige inhaltliche Details sicher diskutieren, aber ich bin mir sicher, dass der Landtag den vorliegenden Text mit einer breiten Mehrheit gutheißen wird.

Doch es wäre nicht ehrlich, so zu tun, als wäre damit alles gesagt und alles klar. Die entscheidende Frage ist eine andere. Und diese Frage ist nicht so einfach und so klar zu beantworten.

War es das wert?

Am Anfang dieser Legislatur hieß es: Natürlich ist es das wert.

Der Landeshauptmann hat sein gesamtes politisches Kapital für diese Autonomiereform in die Waagschale geworfen.

Er hat den Südtirolerinnen und Südtirolern, die ihn immer für fortschrittlich gehalten und seinen Sonntagsreden vom sozialen und nachhaltigen Südtirol Glauben geschenkt haben, diesen „Pakt mit dem Teufel“ verkauft, wie er in den Reihen der SVP genannt wurde (Zitat Zeller): eine Rechts-Rechts-Regierung, eine Regierung mit Rechtsaußen.

Die Gegenleistung für diesen Pakt sollte die große Wiederherstellung der Autonomie sein, von der bis dahin die meisten Menschen in Südtirol nicht einmal gewusst hatten, dass sie verloren gegangen war.

Jetzt, wo es endlich da ist, das Papier, ist die Reaktion bei den meisten Menschen, mit denen ich spreche, so eine Art … wohlwollendes Schulterzucken.

Ja und? – so fragen sie mich – was ändert sich jetzt? Schaden wird es schon nicht, oder? Aber ändert sich überhaupt etwas Wesentliches? Oder anders gesagt: War es das wert?

Die Antwort auf diese Frage hängt auch davon ab, ob man den Preis in Ordnung findet, den man dafür bezahlt hat. In den Sagen von früher mussten die Menschen dem Teufel noch ihre Seele verkaufen, um mit ihm einen Pakt zu schließen. So weit ist es bei unserem Landeshauptmann hoffentlich nicht gekommen.

Doch erstmals in der demokratischen Geschichte unseres Landes sitzt eine Rechtsaußen-Partei in der Landesregierung. Die Südtiroler Volkspartei macht damit, nach der Lega, auch Fratelli d’Italia salonfähig.

Salonfähig? Was heißt das schon?

Das bedeutet, dass der Vizepräsident unseres Landes mit den „Faschisten des Dritten Jahrtausends“ CasaPound auftritt.

Das bedeutet, dass Vereinen wie ANPI bei nicht genehmen Aussagen öffentlich die Kürzung von finanziellen Mitteln angedroht wird.

Das bedeutet, dass die Frauen in Südtirol sich in Sachen Gleichberechtigung um Jahrzehnte zurückgeworfen fühlen.

Die Liste ist lang. Wenn man das alles nebensächlich findet, dann ist der Preis vielleicht gerade recht.

(So wie für die armen Sünder aus den Sagen, die sich gedacht habe: Mit der schwarzen Seele komme ich sowieso in die Hölle, da kann ich mit der Hilfe des Teufels zumindest auf Erden noch ein bisschen Spaß haben.)

Doch das alles sind keine Nebensächlichkeiten. Das sind Freiheiten und demokratische Kultur, die wir da opfern.

Das sind sogar Werte, auf die sich die SVP selbst jahrzehntelang berufen hat, und die beim scharfen Schwenk nach rechts plötzlich über Bord gehen.

Ist es das wirklich wert?

Diese Landesregierung wird das natürlich bejahen. Vor allem der SVP bleibt ja gar keine andere Wahl – sie hat zu viel politisches Kapital investiert.

Was soll sie jetzt auch anderes sagen?

Dass der Pakt mit Teufel ein höchstens mittelmäßiges Ergebnis hervorgebracht hat? Dass man sich mehr erhofft oder erwartet hat?

Dass die Zugeständnisse größer waren als angenommen und die Errungenschaften kleiner?

Allein die Art und Weise, wie jede leise Kritik und jeder zaghafte Zweifel an dieser Autonomiereform vom Landeshauptmann und seinen Getreuen abgekanzelt wird, zeigt ihre Schwäche.

Denn dieser Zweifel, den ich hier äußere, den habe nicht nur ich. Den haben sehr viele Menschen in diesem Land – und den werden sie auch weiter haben, wenn sie sehen, wie diese Landesregierung in Teilen agiert.

Ist der Preis nicht zu hoch, den wir für diese paar kleinen Änderungen am Autonomiestatut bezahlen?

Und bleibt er nicht weiterhin zu hoch, wenn wir in den nächsten Jahren darauf warten, dass dieser Gesetzesentwurf die langsam mahlenden Mühlen des italienischen Parlaments passiert – und die SVP in Rom sich weiterhin mit einer Rechtsaußen-Regierung gut stellen muss, um ja nichts mehr anbrennen zu lassen?

Um die Frage auch noch zu beantworten, darf ich mich beim Kollegen Stauder bedienen, Fraktionsvorsitzender der SVP.

Er hat seine Meinung im Sonderausschuss zum vorliegenden Gesetzesentwurf kundgetan – für alle nachzulesen im Protokoll.

Diese Reform, so meinte er, ist weder eine Riesen-Reform noch das Dritte Autonomiestaut, sondern ein „mittelgroßer Schritt“ in die richtige Richtung. Und Schuld daran, dass die Erwartungen an die Reform so viel größer waren, seien die Medien, die versucht hätten, Schlagzeilen zu generieren.

Das ist ein ernüchterndes und zugleich erschreckendes Fazit für ein Projekt, das dieser Landeshauptmann am Anfang dieser Legislatur wie eine Monstranz vor sich hergetragen hat.

Die groß angekündigte Wiederherstellung der Autonomie sollte alle Zweifel an der Regierung mit Rechtsaußen beseitigen, alle Zweifler überzeugen – und alle Zweifelscheißer gleich mit.

Aus dieser Monstranz ist heute sogar in den Augen derjenigen, die sie verteidigen, ein „mittelgroßer Schritt“ geworden.

Wir werden dieser Änderung des Autonomiestatuts zustimmen, denn selbst wenn es nicht ein mittelgroßer, sondern nur ein kleiner Schritt ist, so geht er doch in die richtige Richtung.

Doch der Zweifel, der diese Rechts-rechte-Landesregierung von Anfang an begleitet hat, er ist leider nicht weniger geworden.