Riforma dell’autonomia: qualunque cosa sia, è stata pagata troppo cara
Questa legislatura, l’ultima di Arno Kompatscher come presidente provinciale, è segnata dal suo progetto di riforma dell’autonomia. Ciò che dieci anni fa era iniziato come un percorso partecipativo, con tavole rotonde aperte e decine di persone coinvolte nella convenzione sull’autonomia, si conclude ora con un documento che fatica a uscire dagli uffici dei ministeri a Roma. È stato negoziato a porte chiuse, e solo con difficoltà i/le rappresentanti politici/che dell’Alto Adige sono riusciti a raccogliere alcune informazioni.
“L’intera riforma è stata negoziata bypassando le persone, questo è un dato di fatto. Solo pochissimi cittadini e cittadine di questa terra hanno potuto seguire, per non parlare di partecipare, ciò che è stato negoziato. Si tratta di una grave mancanza nel metodo, anche perché il prezzo del progetto di riforma è stata l’alleanza di governo con post-fascisti e ultradestra”, ricordano i consiglieri Verdi Brigitte Foppa, Madeleine Rohrer e Zeno Oberkofler. Anche loro, come tutti, hanno dovuto attendere in questi giorni il testo che dovrebbe indicare la direzione futura dell’autonomia.
Un primo commento è comunque possibile, anche guardando indietro: “Nella convenzione si è giustamente sottolineato quanto sia importante coniugare l’autonomia (cioè l’autogoverno rispetto allo Stato) con una democratizzazione interna. Negli ultimi dieci anni, qui sono stati fatti solo piccoli passi. Alcuni, come i limiti di mandato, sono stati addirittura revocati. Le quote di genere e la democrazia diretta sono state conquiste faticose, e tutte sono state limitate proprio sul traguardo, dalla maggioranza in provincia”, afferma la capogruppo Brigitte Foppa. “Questo progetto di riforma, invece, si muove nuovamente solo sul livello Stato contro Provincia. Gli sviluppi nella convivenza all’interno dell’Alto Adige non sono stati portati avanti dal presidente della Provincia, ma dal partner di coalizione Urzì. Questo è molto significativo”, aggiungono i consiglieri Verdi.
Alcune prime valutazioni sui contenuti
La “lista della spesa” delle competenze si inserisce nella tradizione delle trattative autonomistiche degli ultimi decenni. I Verdi sono scettici (in attesa di vedere l’attuazione concreta, ancora incerta) riguardo al trasferimento di competenze su ambiente e urbanistica. “Non si deve cadere nell’automatismo che il decentramento sia sempre meglio. Proprio quando ci sono conflitti di interesse, come spesso avviene con urbanistica e ambiente, è vantaggioso avere un’istanza superiore che prenda le decisioni e fissi le regole. Più di una volta lo Stato ha avuto l’ultima parola in materia ambientale”, spiegano Foppa, Rohrer e Oberkofler.
Particolarmente problematico appare ai consiglieri Verdi il nuovo articolo 107. Questo stravolge il rapporto tra norma di attuazione e Statuto, e attribuisce alla Commissione dei Sei – che è in sostanza una rappresentanza dei governi (Stato e Provincia), e non dei Parlamenti – un ruolo per cui non è stata concepita. “Siamo d’accordo con gli esperti che affermano che la Commissione dei Sei non deve assumere il ruolo della Corte costituzionale”.
Un’ultima parola sulle novità previste per la convivenza tra i gruppi linguistici in Alto Adige. “Qui vediamo progressi, con luci e ombre. Un passo importante, che anche noi Verdi abbiamo sempre richiesto, è la riduzione del requisito di residenza a due anni. Anche un anno sarebbe stato sufficiente. Nel XXI secolo e in un’Europa senza frontiere, questo passo era ormai necessario”, dichiarano Foppa, Rohrer e Oberkofler. Accolgono con favore anche la possibilità di nominare un rappresentante del gruppo linguistico italiano in giunta comunale, quando solo un eletto appartiene a tale gruppo. Quello che invece genera più incertezza giuridica e possibili accordi sottobanco è la doppia variante per la composizione della giunta provinciale. Qui i Verdi non sono d’accordo. Avrebbero voluto una soluzione chiara e inequivocabile, per evitare ad ogni inizio legislatura dispute legali e per limitare le manovre politiche.
“Nel Consiglio provinciale straordinario, richiesto dall’opposizione, affronteremo nel dettaglio e con visione d’insieme il dibattito politico. Ma una cosa si può già dire, e lo confermano le affermazioni antidemocratiche sentite in questi mesi in Consiglio: il prezzo per il progetto di autonomia di Arno Kompatscher è stato alto. Troppo alto.”
Cons. prov.
Brigitte Foppa
Madeleine Rohrer
Zeno Oberkofler