Il 4 dicembre noi votiamo NO
Il Parlamento italiano ha deciso in primavera con i soli voti della maggioranza di governo di modificare la Costituzione in diversi punti chiave. Su questa cosiddetta “riforma costituzionale” i cittadini potranno finalmente votare il prossimo 4 dicembre. Con un sì o un no – cioè se può entrare in vigore oppure no.
Noi Verdi vogliamo essere cittadine e cittadini responsabili. Innanzitutto andando a votare, questo per noi è ovvio. La Costituzione è lo scudo della nostra democrazia, così come della nostra autonomia. Non vi può essere nessuna buona autonomia senza una buona Costituzione. Nemmeno la migliore “clausola di salvaguardia” potrà mai compensare i danni provocati dal deterioramento della Costituzione. L’ordine dell’Obmann Achammer che “noi dobbiamo badare solo al Südtirol e tutti gli altri aspetti non ci devono interessare” è per il nostro concetto di politica, anche di politica per l’Alto Adige, assolutamente incomprensibile. Per noi conta sempre anche il quadro generale.
A noi Verdi questa riforma costituzionale non piace. Gli aspetti negativi superano di gran lunga quelli positivi. Quindi voteremo convintamente NO. Le ragioni del nostro No sono sommariamente elencati nel piccolo volantino e nei manifesti che distribuiremo in tutta la provincia e dalle argomentazioni che stiamo presentando in tantissimi incontri con la popolazione. Essi sono condivisi con un’ampia area politica schierata per il NO. Cogliamo l’occasione per ringraziare il “Comitato Nazionale per il No” e in particolare ringraziamo i diversi esperti, come Thomas Benedikter, che hanno redatto e messo on line opuscoli informativi in lingua tedesca. L’impegno per il No non conosce confini di partito e la sua possibile vittoria non porterà il nome di alcun partito.
Resistenza ad una contro-riforma
Noi Verdi sono convinti che l’Italia ha bisogno di riformare le sue istituzioni democratiche. Ma la riforma deve andare nella direzione di maggiore democrazia, trasparenza e partecipazione e non porsi al servizio del mantenimento del potere e sotto la pressione di presunte esigenze economiche. La riforma approvata dalla maggioranza è una contro-riforma. Il nostro no è una resistenza. Noi vogliamo resistere contro la centralizzazione dello stato, contro lo smantellamento della democrazia, contro l’erosione dell’autonomia regionale e provinciale e contro la legge elettorale “Italicum”, che in collegamento con la riforma costituzionale ha l’effetto di falsificare la volontà delle elettrici e degli elettori e porta direttamente a un regime di un uomo solo al comando.
La Svp non nega tutti questi aspetti negativi. Ma ritiene una compensazione sufficiente la cosiddetta clausola di salvaguardia per le Regioni a statuto speciale. Per noi, questa è ingenuità o imbroglio. La clausola di salvaguardia (che noi per questo chiamiamo “cosiddetta”) non protegge affatto l’autonomia dell’Alto Adige – e di sicuro non per sempre. Si tratta al massimo di una clausola di rinvio. Gli svantaggi della riforma costituzionale ci colpiranno a scoppio ritardato e, nel caso migliore, leggermente attenuati. Per decidere sul modo in cui per l’autonomia dell’Alto Adige si dovrà arrivare a una “revisione sulla base di intese” (quanto vaga è questa formulazione!) è stato istituito l’ennesimo “Tavolo Bressa”. L’annuncio del negoziatore Zeller che ne sarebbe uscita la “clausola di salvaguardia migliore mai raggiunta” è da prendere sul serio come le promesse di Renzi sulla ripresa economica imminente in Italia.
Il vicolo cieco di un’autonomia “tra amici”
Il Sì del Presidente della Giunta provinciale e della Svp era prevedibile ed è comprensibile. La politica autonomistica che perseguono solo apparentemente passa dai rapporti istituzionali tra Provincia e Stato; in realtà preferiscono puntare tutto sui rapporti personali preferenziali col capo del governo, con alcuni ministri e col partito di maggioranza. Questo porta di tanto in tanto discreti successi, ma può non essere una strategia ottimale per l’autonomia e ha il suo prezzo.
In tutta la vicenda della riforma costituzionale non c’è mai stato il minimo dubbio che la Svp dovesse appoggiare Renzi su una questione che è il banco di prova per la sua sopravvivenza. Renzi e il suo delegato per l’Alto Adige Bressa avrebbero considerato un no alla riforma costituzionale come un tradimento e un’ingratitudine. E la vendetta sarebbe stata crudele. Troppe norme di attuazione, troppi accordi finanziari, troppe concessioni sono basate sui buoni rapporti personali e non su veri e propri “diritti”.
Così accade con la “clausola di salvaguardia” nella riforma costituzionale. Non va negato: “tra amici” e “in buone relazioni politiche” si può anche ottenere qualcosa. Ma il senatore Zeller esagera se dice che il Sudtirolo non ha mai avuto una garanzia migliore. Così minimizza i tanti successi che egli stesso ha ottenuto nel corso dei suoi oltre 20 anni di attività. E ogni volta era “la migliore”! Stavolta però rischia, con questa “migliore”, di mettere a rischio il bene dell’autonomia.
Un’ambigua “clausola di salvaguardia”
Festeggiare la cosiddetta clausola di salvaguardia come fosse una “clausola di indipendenza” è contraddittorio e perfino dannoso. Perché contraddittorio? La riforma costituzionale nel suo complesso deve essere davvero pessima, se per l’Alto Adige è necessario difendersi dai suoi effetti con la “migliore clausola di salvaguardia”.
La SVP vota sì a qualcosa da cui si deve proteggere
Questa contraddizione logica sveglierà il can che dorme.
In quel Parlamento che domani dovrà approvare la revisione dello Statuto di autonomia, il risentimento delle altre regioni è già percepibile. La ministra e madrina della riforma Elena Boschi avrà avuto i suoi buoni motivi per evitare di dedicare una sola diapositiva, o una sola parola, alla famosa “clausola di salvaguardia” per le regioni speciali. Di certo non se l’è dimenticata. Vuole evitare la rabbia delle regioni ordinarie almeno fino al referendum.
Il Sì della Svp a questa riforma costituzionale si rivelerà nel lungo periodo un danno storico per l’autonomia dell’Alto Adige. Per la “clausola di salvaguardia” la Svp si gioca la solidarietà delle altre regioni d’Italia. Questo potrebbe costarci molto caro.
Ci si accorgerà presto che l’autonomia, anche l’autonomia speciale, è meglio protetta in una Italia del federalismo e del regionalismo, che in un’Italia del centralismo e delle regioni ordinarie castigate.
La strada della (provvisoria) eccezione dal peggioramento si rivelerà un vicolo cieco. Tra le potenti regioni limitrofe già bolle la rabbia. E se domani un (diverso) governo o la Corte Costituzionale, in nome dell’”interesse nazionale” o per “l’unità economica e politica dello Stato,” cominceranno a tagliare i “privilegi” dell’Alto Adige e noi correremo a protestare a Roma, a Vienna, o in Europa, la risposta sarà: ma voi questa Costituzione l’avete votata!
In quel momento noi Verdi sudtirolesi vogliamo poter dire: Noi non l’abbiamo fatto!
Per questo votiamo NO il 4 dicembre.
Bolzano, 14. 11.2016
Florian Kronbicher – Parlamentare
Brigitte Foppa, Riccardo Dello Sbarba, Hans Heiss – Gruppo Verde in Consiglio Provinciale
Da tempo il Gruppo Verde in Consiglio Provinciale si occupa del significato ecologico degli orti con diverse azioni politiche. Ma Orti e giardini non sono solo luoghi della sostenibilità e pezzi di terra in cui si coltivano piante, ortaggi e fiori, ma veri e propri luoghi di benessere e terapia. Tutti e tutte, giovani e anziani, persone sane e ammalate, disagiate o meno possono trarne vantaggio. Anche la politica deve tenerne conto e creare le condizioni adeguate. Con questo obbiettivo il Gruppo di lavoro Social&Green ha organizzto, insieme al Gruppo Verde in Consiglio provinciale, un evento-dialogo.

Lunedì 10 ottobre 2016 abbiamo incontrato all’Archivio delle Donne di Bolzano Rosanna Sestito, ostetrica formatasi a Bologna, laureata successivamente anche in sociologia e antropologia. Con alle spalle una esperienza lavorativa di diversi anni con Medici Senza Frontiere in diversi Paesi africani come il Gibuti, Angola, Liberia, Congo, Costa d’Avorio, attualmente è dottoranda presso l’Università di Losanna e sta svolgendo una ricerca sempre su questioni di genere in Iran.

Mercoledì 19 ottobre 2016 alle ore 20 si doveva tenere al centro di riabilitazione “Gelmini” di Salorno la presentazione del libro “E tu slegalo subito” di Giovanna del Giudice, edizioni Alpha Beta. A quanto ha dichiarato ai media Claudio Tommasini, bibliotecario a Salorno che aveva organizzato l’evento, la presentazione non si è potuta tenere in quella sala a seguito di una telefonata allo stesso bibliotecario da parte del primario di Psichiatria Andreas Conca. Le parole di Tommasini alla stampa non sono state finora smentire.
Sul territorio della provincia di Bolzano si trovano circa 1.000 persone richiedenti asilo accolte nei centri già allestiti nel programma di accoglienza e quasi 500 non accolte in tali strutture, ma presenti sul territorio, che hanno avviato la domanda di asilo o protezione internazionale in Alto Adige-Südtirol. Una parte di queste persone ha ricevuto una “assistenza umanitaria” in strutture tipo “emergenza freddo”, quelle che ricadono nella categoria di “soggetti vulnerabili” (donne con figli e figlie) sono state accolte in garni e alberghi economici di Bolzano, mentre molte altre hanno dovuto trovare sistemazioni di fortuna, presso privati o volontari, presso qualche chiesa, oppure hanno dormito semplicemente all’addiaccio.
