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COMUNICATO STAMPA.

Il 14 aprile 2020 la Giunta ha portato in Consiglio provinciale un primo pacchetto da 500 milioni di Euro per affrontare l’emergenza covid19. Di questi, 200 milioni avevano una destinazione ben definita tra crediti, prestiti, cassa integrazione. La parte più consistente di 300 milioni è stata approvata in bianco, così che la Giunta può prendere e finanziare provvedimenti urgenti senza dover consultare il Consiglio provinciale. Si tratta di una procedura quanto meno dubbiosa dal punto di vista politico-democratico, che deve essere sottoposta a un forte controllo.
La Giunta sta approntando grandi pacchetti finanziari per salvare settori economici in difficoltà e per stabilizzare i posti di lavoro. Ha già dichiarato che nei prossimi anni avremo bisogno di molti miliardi per coprire garanzie di finanziamento, contributi di capitali, misure congiunturali e integrazioni salariali.
Ciò significa che verranno investite quantità enormi di denaro nella ricostruzione. Per questo è necessaria la massima trasparenza e chiediamo quindi alla Giunta di installare, in collaborazione con l’INPS, un cockpit accessibile online con il quale le cittadine e i cittadini possano vedere dove vengono incanalati i diversi fondi di finanziamento: quanto viene dato alle aziende, quanto per le integrazioni salariali, ecc.
Uno strumento di questo tipo permetterebbe alle Consigliere e ai Consiglieri provinciali, alle associazioni, alle cittadine e ai cittadini di capire dove vanno i soldi. “È importante che un cockpit dedicato ai finanziamenti necessari a gestire la crisi venga attualizzato mensilmente, così che possiamo valutare puntualmente l’efficacia dei diversi provvedimenti” sostiene il Consigliere Hanspeter Staffler.

BZ, 30.04.2020

Turismo e artigianato: cosa serve?”

In Alto Adige turismo e artigianato sono tra i settori economici più colpiti dall’emergenza covid-19. Il virus non è ancora sotto controllo e il futuro per hotel, ristoranti, bar, artigiane/i e piccole attività è più che mai incerto. Che cosa serve per affrontare questo periodo difficile e per tenere saldo il timone? È tempo per nuove strategie e nuove visioni? Ne abbiamo parlato nella sesta settimana nei nostri Green meeting point, nel segno dei “mondi che si incontrano”.

Martedì, 28 aprile abbiamo iniziato dal turismo e dialogato insieme a Manfred Pinzger, presidente del HGV sul turismo in tempi di Covid-19. Qui potete visualizzare il raccolto dell’incontro e ascoltare il commento.

Giovedì abbiamo incontrato Thomas Pardeller, direttore di Confartigianato Imprese Lvh-Apa e abbiamo parlato di artigianatoQui potete visualizzare il raccolto commentato.

 

Il progetto Green Meeting Point viene accompagnato della cooperativa sociale Blufink, che, alla fine di ogni dialogo, riassume nel “raccolto” gli input, le domande e i commenti emersi.

COMUNICATI STAMPA.

Già due settimane fa abbiamo chiesto alla Giunta provinciale di cambiare in modalità democratica “normale” e di procedere alla definizione dei prossimi passi in collaborazione con tutti gli altri partiti. Le persone hanno bisogno di lavoro, le piccole aziende devono avere la possibilità di riaprire al più presto e per questo era necessario discutere con Roma.
Anche noi Verdi siamo rimasti delusi e scontenti dalle dichiarazioni del premier Conte sulla fase 2. Non denotano tanto la cautela necessaria, ma sono piuttosto il segno di un governo internamente spaccato e che trasforma il dissidio in debolezza. Certi indugi, la mancanza di chiarezza e il proseguimento di vessazioni assurde (una fra tutte: autocertificazione) meritano tutte le critiche che in Italia sono state espresse con forza da molte parti e che in buona parte condividiamo. Anche noi ci chiediamo come faranno le famiglie con bambini a superare l’estate, come madri e padri single o come lavoratrici e lavoratori autonomi riusciranno a sopravvivere, come le aziende riusciranno a ripartire.
Ma il gioco con il fuoco che la giunta ha iniziato improvvisamente cedendo alle pressioni dei partiti di destra, di alcuni media e di alcune associazioni economiche ci sorprende e ci fa preoccupare non poco. L’Alto Adige può e deve andare per vie autonome? Ma l’Autonomia dell’Alto Adige/Südtirol si basa sulla storia e sulla situazione particolare dei gruppi linguistici presenti nella nostra provincia. L’Autonomia non è collegata in nessun modo con la crisi da covid-19. Al contrario.
L’Alto Adige/Südtirol non ha percorsi sanitari alternativi (si pensi alle discussioni sulla riforma sanitaria di pochi anni fa), ma è parte del sistema sanitario italiano. Confiniamo con le Regioni d’Italia maggiormente colpite dall’infezione e ci troviamo su uno degli assi principali della diffusione del virus in Europa. Anche in Alto Adige si è sottovalutata la pandemia all’inizio, ed esattamente come da altre parti si sono fatti errori. Anche l’Alto Adige si sta riprendendo lentamente proprio come altre Regioni. Il virus attraverserà la chiusa di Salorno ancora per molto tempo, e in entrambe le direzioni.
In Alto Adige/Südtirol, così come nel resto d’Italia, le persone sono deluse e l’aggressività cresce. Chi versa olio sul fuoco in questa situazione non è all’altezza della grande responsabilità nei confronti della salute pubblica (che cosa succederebbe se in Alto Adige scoppiasse una seconda ondata di contagi?) e della coesione sociale.
Ira e rabbia sono cattive consigliere, soprattutto nelle negoziazioni con il governo centrale. Dobbiamo prendere tutti i provvedimenti necessari per evitare un conflitto istituzionale paralizzante con Roma.
Il Gruppo Verde analizzerà e valuterà con grande attenzione il disegno di legge annunciato. L’appello subliminale del presidente Kompatscher alla coesione e all’auto-rinuncia dei diritti democratici (tra questi rientra la presentazione di una relazione di minoranza nel caso non si sia d’accordo con il disegno di legge) non lo troviamo per nulla opportuno. Importante e necessario è invece il coinvolgimento di tutte le forze politiche e delle parti sociali.
In questo momento non abbiamo bisogno né di attacchi di rabbia, né di reazioni guidate dal panico e tanto meno abbiamo bisogno di discussioni del tipo „noi siamo speciali”, ma abbiamo bisogno di menti lucide e competenti in grado di negoziare.
Sosteniamo con tutte le forze ogni azione e iniziativa che sia ben ponderata e mirata. Per trovare tutti insieme, passo dopo passo e in sicurezza una quotidianità con il virus.

Brigitte Foppa, Riccardo Dello Sbarba, Hanspeter Staffler – Gruppo Verde in Consiglio provinciale
Marlene Pernstich, Felix von Wohlgemuth – Co-portavoci provinciali

 

Qui potete ascoltare lo statement di Brigitte Foppa.

COMMENTO DI HANSPETER STAFFLER.

Con la crisi causata dal corona virus per l’Europa si apre anche una grande opportunità: usare la necessaria ricostruzione per accelerare verso una trasformazione socio-ecologica. La crisi climatica e ambientale si stende ancora minacciosa su tutti e tutte noi. Per questo dobbiamo cogliere la palla al balzo ora che siamo in tempo.

Il 23 aprile, i capi degli Stati europei hanno discusso sul futuro dell’Europa. È stato concordato un primo pacchetto finanziario di 540 miliardi e nei prossimi mesi ne seguirà un secondo probabilmente più consistente.

Senza strumenti finanziari solidali non funzionerà nulla, di questo sono convinti quasi tutti gli Stati. Che siano Eurobonds, Coronabonds o Recovery Fund dipende dalla politica interna dei Paesi e dall’intelligenza con cui sarà possibile recuperare un bilione di Euro dal mercato finanziario mondiale. L’UE può raccogliere somme enormi di denaro perché in fin dei conti i cittadini e le cittadine europee si fanno da garanti con le loro tasse.

Non appena i mezzi finanziari sono a disposizione verranno riversati nei settori economici a rischio, nelle aziende prostrate e nella stabilizzazione di infiniti posti di lavoro. E fin qui tutto bene. Si pone ora la questione per che cosa debbano essere investite queste somme enormi. Per un’economia come la conosciamo finora? Oppure per un’economia di svolta.

Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione euroepa e responsabile del Green Deal ritiene, in un’intervista al quotidiano “La Repubblica”, che l’Europa debba attivare tutte le risorse possibili per uscire dalla crisi, ma che al contempo non debba perdere di vista la svolta economica verde.

Diversi commentatori ritengono che la crisi del coronavirus sia semplicemente un assaggio della crisi climatica. La differenza sta nel fatto che la prima ci ha sommersi all’improvviso – come uno Tsunami scrive Marc Zebisch su Salto.bz – e la seconda invece sopraggiunge strisciando lentamente. La crisi del Corona virus fa paura. Quella climatica viene volentieri rimossa.

La lotta per i miliardi è già scoppiata: ci sono quelli che si augurano la ricostruzione senza svolta e ci sono quelli che invece vogliono attenersi al Green Deal della UE. Ursula von der Leyen ha dichiarato su „Die Zeit“: “Abbiamo ora la possibilità di investire miliardi (…). Perché allora non lo facciamo direttamente in progetti clima-sostenibili a favore delle generazioni future?”. Robert Habeck, Co-portavoce die Verdi tedeschi ribatte nella stessa direzione: “Ritengo necessario un programma di investimenti indirizzato verso una congiuntura sociale ed ecologica”.

Proprio in questo momento abbiamo bisogno di coraggio e lungimiranza: questa crisi, oltre a grandi pericoli, nasconde anche occasioni di cambiamento per uno sviluppo diverso.

Andrian, 27.04.2020

Hanspeter Staffler

Quelli che… portano la crisi sulle spalle

È sotto gli occhi di tutti e si legge ormai un po’ ovunque: chi porta letteralmente sulle spalle questa crisi sono le donne. Negli ospedali, nelle case di riposo e di cura, nei supermercati, ma anche a casa dove gestiscono in un colpo solo famiglia e “smart-working”. Eppure, tra quelli che decidono e quelli che discutono su come gestire questa crisi mondiale storica, di donne se ne vedono pochissime. Perché? E che fare per cambiare?

Ne abbiamo parlato martedì 21 aprile  assieme all’on. Rossella Muroni, deputata LeU presso il Parlamento italiano, che si è collegata con noi da Roma. Qui potete visualizzare il raccolto e ascoltare anche il commento finale.

Abbiamo continuiamo a dialogare su questo tema scottante giovedì 23 aprile con la ricercatrice medica Barbara Plagg. Qui potete visualizzare il raccolto e ascoltare anche il commento finale di Blufink.

 

Il progetto Green Meeting Point viene accompagnato della cooperativa sociale Blufink, che, alla fine di ogni dialogo, riassume nel “raccolto” gli input, le domande e i commenti emersi.

COMUNICATO STAMPA.

Il 22 aprile è la giornata mondiale della Terra. Un giorno per ricordarci che abbiamo un solo pianeta e che non esiste alcun piano B. Tutela del clima e mobilità sostenibile vanno a braccetto.

In queste settimane di emergenza, l’uso dei mezzi di trasporto, sia pubblici che privati, è calato drasticamente. Ma ora che si va verso la seconda fase, anche sulle strade sudtirolesi sta tornando il traffico.

Il rischio è che le misure di sicurezza ci riportino all’uso compulsivo dell’auto privata e a non fidarci più dei mezzi pubblici. Questo meccanismo va evitato in tutti i modi. Anni di investimenti e politiche per una mobilità più sostenibile non possono essere resi vani. Per questo, nella prossima seduta di Consiglio provinciale, chiederemo alla Giunta di avviare al più presto l’organizzazione della mobilità pubblica per garantire la sicurezza delle cittadine e dei cittadini. Bisogna provvedere a un aumento del numero di mezzi nel trasporto pubblico, sostenere anche finanziariamente la mobilità alternativa (bici, auto elettriche…). Ci vuole un ripensamento delle tariffe. E su tutto questo un’informazione tempestiva e ben comprensibile.

Sulla mobilità si gioca la partita del clima e della salute. Delle persone e della terra.

22.04.2020

Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

GREEN MEETING POINT CON L’ON. ROSELLA MURONI.

È sotto gli occhi di tutti e si legge ormai un po’ ovunque: chi porta letteralmente sulle spalle questa crisi sono le donne. Negli ospedali, nelle case di riposo e di cura, nei supermercati, ma anche a casa dove gestiscono in un colpo solo famiglia e “smart-working”. Eppure, tra quelli che decidono e quelli che discutono su come gestire questa crisi mondiale storica, di donne se ne vedono pochissime. Perché? E che fare per cambiare?

Ne parliamo martedì 21 aprile alle ore 17:30 assieme all’on. Rossella Muroni, deputata LeU presso il Parlamento italiano.Vuoi partecipare? Allora scrivi al più presto a barbara.unterhofer@consiglio-bz.org

Continuano i nostri incontri online su Zoom. Un punto d’incontro Verde, ogni martedì e giovedì alle 17:30, a cui non puoi mancare!

Ti aspettiamo!

INTERROGAZIONE.

Alla data del 19 aprile 2020 le persone decedute in provincia di Bolzano per Covid-19 sono state 245, di cui 92 nelle case di riposo, pari al 37,5% dei decessi complessivi. Sulle 77 case di riposo dell’Alto Adige, risulta che solo in 28 di esse non vi siano persone positive o poste in isolamento. Le case di riposo, dunque, sono diventate uno dei maggiori focolai dell’epidemia – e dei più letali, visto che ospitano persone particolarmente a rischio per età, debolezza di costituzione e malattie concomitanti. Questa vulnerabilità delle case di riposto rende simile il Sudtirolo al resto del nord Italia e lo differenzia da altri paesi a cui di solito facciamo riferimento, come Germania e Austria, che sono riusciti a proteggere maggiormente strutture così sensibili.
Ma ciò che colpisce è che, a quanto sembra, ci sono pazienti che hanno trovato la morte nella casa di riposo, senza essere trasferiti -nel momento in cui le loro condizioni si aggravavano – in ospedale o nella terapia intensiva. Sappiamo che in altre regioni vi erano protocolli precisi di comportamento, che orientavano le decisioni del personale in merito alla scelta se trasferire una persona alla terapia intensiva o lasciarla nel suo letto in casa di riposo anche se le sue condizioni si aggravavano di ora in ora. Si tratta di decisioni gravose e terribili, ed è grave quanto è emerso in alcune regioni, cioè il sospetto che le persone anziane non sono state trasferite in ospedale per la scarsità di posti letto in terapia intensiva e la scelta di riservarli a pazienti con maggiori possibilità di sopravvivenza. In molte situazioni le famiglie di queste persone decedute hanno presentato denunce collettive all’autorità giudiziaria, che ha aperto inchieste in numerose strutture.
Ci pare importante dunque chiarire bene che cosa è successo nelle case di riposo della provincia di Bolzano, perché vi siano stati così tante persone contagiate e decedute in struttura.

Tutto ciò premesso,
Si chiede alla Giunta provinciale:

Facendo riferimento agli ultimi dati disponibili al momento in cui viene data risposta a questa interrogazione:

  1. Quante persone sono decedute in Alto Adige per Covid-19, quante di queste erano ospiti delle case di riposo, e quante erano persone che lavoravano nelle case di riposo?
  2. Quante persone sono ospitate complessivamente nelle case di riposo dell’Alto Adige e quante di queste in totale sono risultate finora positive al tampone del Coronavirus?
  3. Quante persone lavorano complessivamente nelle case di riposo dell’Alto Adige e quante di queste in totale sono risultate finora positive al tampone del Coronavirus?
  4. Quanti/e ospiti delle case di riposo in totale sono stati/e finora posti/e in isolamento?
  5. Quante persone tra il personale delle case di riposo in totale sono state finora poste in isolamento?
  6. Esiste – e se sì quando è stato formulato – un protocollo valido per le case di riposo dell’Alto Adige che indica misure e comportamenti aventi lo scopo di proteggere le strutture dall’epidemia?
  7. Quali sono state le misure protettive adottate nelle case di riposo della provincia di Bolzano al fine di evitare il propagarsi in esse dell’epidemia? E quando sono state attuate tali misure?
  8. In particolare, quando sono state chiuse a visite di esterni le case di riposo? Si ritiene – visti i risultati – che la chiusura sia stata tempestiva, o ritardata?
  9. I casi sospetti di Coronavirus sono stati isolati dagli altri ospiti e se sì, in quali ambienti? Esisteva in ogni casa di riposo un’ala separata riservata a tali casi? Il personale che aveva accesso a questi ambienti riservati ai casi sospetti operava solo lì o in tutti i reparti? Quali sintomi venivano considerati sufficienti per far scattare le misure di isolamento?
  10. Una volta effettuato il tampone con esito positivo, questi/e ospiti venivano spostati/e in un’ala isolata a loro riservata? Esisteva in ogni casa di riposo una simile ala? E il personale che accedeva a quest’ala operava anche negli altri reparti o solo lì?
  11. Esiste – e se sì quando è stato formulato – un protocollo di misure per proteggere il personale delle case di riposo dall’epidemia da Covid-19. Se sì, che cosa prevede? E quando sono state attuate le misure previste?
  12. Le case di riposo sono state fornite di dispositivi di protezione personale adeguati, sia per quanto riguarda gli/le ospiti, sia per quanto riguarda il personale? Se sì, da quando le case di riposo hanno ricevuto tali dispositivi? E le forniture erano sempre nella quantità sufficiente a garantire il massimo della protezione?
  13. Esiste – e se sì quando è stato formulato – un protocollo che stabilisca se e quando un ospite positiva/o al Coronavirus deve essere trasferito dalla casa di riposo all’ospedale? Se esiste, che cosa prevede questo protocollo? Quali criteri indica per il trasferimento in ospedale oppure per rinunciarvi?
  14. Chi prende la decisione di trasferire la persona positiva al Covid-19 in ospedale, o lasciarla in casa di riposo?
  15. Come mai ci sono persone che sono decedute per Coronavirus nella casa di riposo e non sono state trasferite in ospedale, nonostante le condizioni si aggravassero sempre di più? Mancavano letti in ospedale e specialmente in terapia intensiva? O si è deciso che il trasferimento fosse inutile e in questo caso perché?
  16. E’ stata chiesta quale fosse la volontà del/della paziente, nel caso le sue condizioni si fossero aggravate? Se sì, è stata chiesta a una parte o proprio a tutte/i le/i pazienti? E chi non è stato trasferito in ospedale aveva espresso per tempo la chiara volontà di restare in casa di riposo? Esistono prove, documentazione o verbalizzazioni di questa espressione di volontà?
  17. Sono state interpellate le famiglie per chiedere il loro consenso alla scelta di lasciare il/la paziente contagiato/a in casa di riposo o trasferirlo/a in ospedale? Se sì, è stato chiesto proprio in tutti i casi? Il parere delle famiglie è stato registrato/verbalizzato in qualche modo? Se sì, come?
  18. Visto l’alto numero di contagi e decessi nelle case di riposo, ritiene la Giunta provinciale che vi siano stati errori nella gestione dell’emergenza sanitaria Covid-19 in questo settore? Se sì, quali sono stati e chi li ha commessi? Se no, come spiega la Giunta l’alto tasso di contagio e mortalità nelle case di riposo?

Bolzano, 20.04.2020

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

In queste settimane ci siamo chiesti tante volte: Che cosa può fare un’opposizione senza parlamento? Qual è in questa situazione il nostro compito come gruppo consiliare di opposizione?

Abbiamo provato in tanti modi a tenere attivo il discorso politico, abbiamo avviato dei dialoghi online, i nostri frequentatissimi Green meeting point, abbiamo attentamente osservato la realtà, condiviso commenti e riflessioni. Abbiamo raccolto tutto sul nostro sito.

Mercoledì 15 aprile alle ore 14:30, dopo più di un mese di assenza, siamo rientrati in Consiglio provinciale. Ed è stata una sensazione davvero speciale essere di nuovo nel luogo dove far risuonare parole, pensieri proposte. Finalmente la democrazia, anche se in mascherina e guanti, ha ripreso un po’ di vita.

La SVP ha provato all’inizio a mettere di nuovo a tacere il dibattito, chiedendo all’opposizione di non presentare emendamenti. Non potevamo accettarlo. Soprattutto in tempi di crisi bisogna prendersi il tempo per la democrazia. E su nostra ferma proposta il dibattito si è tenuto, con grande senso di responsabilità da parte di tutte e tutti.

Dovevamo approvare un pacchetto di misure da 200 milioni per la gestione della crisi. La terza commissione legislativa ne aveva discusso bene e a lungo. Sul tavolo però ci siamo trovati 300 milioni in più da approvare, 150% in più di quanto annunciato. Non è stato facile ottenere le spiegazioni necessarie per capire che cosa stessimo votando. È un periodo di emergenza e i provvedimenti vanno presi in fretta, con procedure snelle. Abbiamo approvato il pacchetto da 500 milioni con una promessa, fatta a noi stessi, agli elettori, alle elettrici, alla Giunta: osserveremo, come sempre, con attenzione tutte le delibere che la Giunta approverà e faremo sentire la nostra voce se vedremo operazioni ingiuste e poco trasparenti. E faremo anche delle proposte, affinché le famiglie, i più deboli, l’ambiente e il clima non vengano dimenticati.

I nostri due ordini del giorno in cui chiedevamo di convocare regolarmente le commissioni legislative per discutere delle misure per il covid19 e di attenersi ai criteri di sostenibilità e di tutela del clima nell’elaborazione delle misure nella seconda fase di gestione della crisi sono stati bocciati, seppur nell’imbarazzo di tutti. Ci siamo dovuti accontentare di promesse e di dichiarazioni d’intenti “ci stanno comunque già pensando”. Staremo a vedere e sicuramente non abbasseremo la guardia…

In questo periodo in cui niente sembra essere certo, è arrivata ieri una bella notizia, vera e concreta. Finalmente la Giunta si è decisa e ha detto NO al progetto di collegamento Vallelunga-Kaunertal. Anni di battaglie, mozioni, comunicati, sensibilizzazione, sostegno alle associazioni ambientaliste hanno finalmente dato i loro frutti. Valle Lunga rimarrà un territorio intatto, con una biodiversità preziosa e un turismo dolce e sostenibile.

In questi tempi preoccupanti di coronavirus il lavoro del Gruppo Verde continua, la democrazia non si ferma. Se avete bisogno di contattarci, scrivete a gruppo-verde@consiglio-bz.org .

#NoiResistiamo

Brigitte, Riccardo, Hanspeter

COMUNICATO STAMPA.

Sempre più spesso ci arrivano in queste settimane di emergenza Covid-19 racconti sconvolgenti di persone che proprio adesso muoiono nelle case di riposo. Rappresentano una gran parte delle persone decedute per il Coronavirus. Ma non si tratta solo di statistiche.

Ci arrivano storie di abbandono e di morti solitarie senza nessun conforto dei familiari. Ci arrivano racconti di parenti che non sono stati informati o che sono stati informati solo troppo tardi del peggioramento improvviso delle condizioni di salute dei loro cari. Ci raccontano di somministrazioni di medicinali senza che ne sia stato chiesto il consenso.

Sentiamo e leggiamo ogni giorno del sovraccarico disperato del personale di cura e di condizioni di lavoro insostenibili. Possiamo immaginare quanto sia complicata la situazione, soprattutto quando molte persone colpite devono essere curate nella stessa struttura dove anche il personale è decimato.

Pensiamo quindi che sia importante e necessario sostenere e con ogni mezzo le strutture e tutelare il loro personale, in modo che tutte/i possano svolgere il loro compito al meglio, anche in questi tempi eccezionalmente difficili.

Da tempo cerchiamo di richiamare l’attenzione sul tema delle strutture in cui la libertà personale è limitata per i motivi più diversi. E abbiamo anche presentato un disegno di legge. Il DDL n. 20/19-XVI prevede che la difensora civica oppure una commissione indipendente faccia visita a queste strutture, senza preavviso e possa così dare dei consigli. In Austria questo mandato si chiama “controllo preventivo dei diritti umani” e si è dimostrato essere uno strumento efficace per il miglioramento delle condizioni di molte strutture. Tra le altre cose ha anche contribuito ad alleggerire il tabù, a portare il tema all’opinione pubblica e ad aprire un dialogo sui diritti delle persone con necessità particolari e nella fase finale della loro vita.

Proprio nella situazione attuale ne abbiamo bisogno più che mai.

Poiché proprio in questo momento in Consiglio provinciale si sta elaborando un disegno di legge sulle istituzioni di Difesa, ci impegneremo affinché il controllo preventivo dei diritti umani venga affidato alla Difesa civica. Perché i diritti umani devono valere fino alla fine.