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Da mesi vengono denunciati i problemi della posta in Alto Adige: carenza cronica di personale e decisioni da parte della direzione senza il coinvolgimento dei diretti interessati contribuiscono al malfunzionamento.

Nel 2017 la Giunta ha firmato un contratto con Poste Italiane in cui erano previsti dei pagamenti di circa 10 milioni di Euro per gli anni 2017, 2018 e 2019. Se davvero questi pagamenti non sono stati effettuati – come sembra – allora la responsabilità per la misera situazione del servizio postale ricade anche sulla Giunta provinciale.
La vera tragedia, accanto all’insoddisfazione dei cittadini e delle cittadine, riguarda il trattamento riservato da Poste Italiane alle proprie collaboratrici e ai propri collaboratori. Da anni nella Posta in Alto Adige vige una grave carenza di personale e l’assunzione di nuovi addetti non è sufficiente. La Val Pusteria da sola avrebbe bisogno di ulteriori 70 postini e postine e il lavoro in eccedenza viene scaricato sui lavoratori e sulle lavoratrici in servizio.
Inoltre le decisioni aziendali e organizzative vengono prese senza nessun coinvolgimento di collaboratrici e collaboratori. In un’azienda moderna dovrebbe essere normale la possibilità da parte del personale di dire la propria sui cambiamenti organizzativi.
L’introduzione di nuovi orari di lavoro a partire dalle 8:30 è stata imposta dall’alto senza tenere conto della specificità della realtà sudtirolese. Finora i postini iniziavano a distribuire la posta alle 7. Iniziando ora alle 8:30, invece che a colazione il giornale si può sperare di leggerlo direttamente a merenda.

L.-Abg.
Hanspeter Staffler
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba

È successo di nuovo: una politica è stata insultata brutalmente attraverso internet – con l’aggravante che gli attacchi sono stati aizzati da un altro politico, seppur appartenente a un partito diverso (in questo caso la Lega).
Ma noi andiamo oltre il caso concreto dell’assessora di Bolzano Marialaura Lorenzini, a cui esprimiamo tutta la nostra piena solidarietà, per portare l’attenzione su un valore che ci sembra oggi più importante che mai: il rispetto.

La parola “rispetto” deriva dal latino “respectare”, guardare indietro, avere riguardo. Come Verdi siamo animati dal bisogno di avere riguardo per la natura, di tutelare il creato, come lo chiamano i/le credenti tra di noi. Rispetto nei confronti di ciò che è sorto, rispetto verso la vulnerabilità della terra e delle creature che ci vivono sopra e dei loro habitat. Questo sta alla base del nostro pensiero e delle nostre azioni politiche.

Anche le relazioni tra le persone ci sembrano però sempre più caratterizzate dalla mancanza di rispetto. Senza dubbio possiamo constatare l’aumento delle tensioni nella società. Cambiamento e sviluppo, migrazioni, messa in discussione delle vecchie regole, nuove forme di comunicazione – tutto questo crea paure e sospetto. A maggior ragione è dunque importante dare voce ai nuovi problemi e verbalizzare i conflitti.

In tutto questo prendiamo atto che il tono delle discussioni negli ultimi anni è diventato sempre più grezzo. Aggredire verbalmente delle persone solo perché sono diverse, o perché appartengono a una minoranza, o perché hanno un’opinione discordante è diventata purtroppo una cosa “normale”. Una rozzezza particolarmente accentuata si può osservare nel dibattito politico, soprattutto in internet e sui social media. Probabilmente si pensa di attaccare la personalità politica, in realtà si colpisce la persona, l’essere umano. E si ferisce.

In molte cittadine e cittadini cresce l’insofferenza contro questo abbrutimento. Solo che spesso, come singola persona spesso non si sa che cosa fare contro questa ondata di razzismo, sessismo, rifiuto e ostilità.
Per questo vogliamo provare a offrire una voce fuori dal coro, perché la resistenza all’odio e all’abbrutimento è di vitale importanza per una società libera.

Pensiamo a più rispetto, soprattutto su tre livelli:

  1.  Rispetto nei confronti della natura e dell’ambient
  2.  Rispetto nei confronti delle minoranze, delle diversità, delle opinioni altrui
  3.  Rispetto nei dibattiti pubblici e in politica.

Per dirlo in maniera chiara abbiamo pensato di puntare su un mezzo un po’ antiquato ma che sta tornando in auge: l’adesivo. L’adesivo “respect” è a disposizione di chi lo desidera presso l’Ufficio verde (Bolzano, Via Bottai 5) oppure lo si può ordinare via e-mail ([email protected]) – ed è fatto per essere attaccato nei luoghi in cui questo valore basilare sia stato leso oppure semplicemente per esporlo rendendo visibile la propria opinione.
Nell’Ufficio verde sono a disposizione anche delle magliette con cui è possibile testimoniare questa richiesta di più RESPECT! portandola direttamente sul proprio corpo.
Nelle prossime settimane vogliamo portare in evidenza questa richiesta con dei manifesti diffusi in tutto il capoluogo. Noi crediamo che fare politica sia anche impegnarsi socialmente ed essere da esempio etico.
Per questo, anche dopo le elezioni provinciali, ci vogliamo impegnare con costanza e decisione per tutelare e tenere alto un valore di vitale importanza per tutta la società: il rispetto, appunto.

La recente proposta di Thomas Baumgartner, presidente di Anita (Associazione degli autotrasportatori) di sospendere il divieto di transito notturno sull’autostrada del Brennero a medio termine porterebbe solo a un aumento del traffico. Abbiamo bisogno di provvedimenti nuovi e più efficaci.

Dobbiamo essere solo contenti che il Tirolo pensi a misure a favore della salute della popolazione residente lungo l’asse del Brennero. Provvedimenti come il divieto di transito notturno e il traffico alternato contribuiscono per lo meno in parte ad alleggerire l’inquinamento acustico e dell’aria in modo da renderlo sopportabile per le persone direttamente coinvolte.

E nonostante queste misure, i valori dell’inquinamento dell’aria in Val d’Isarco superano annualmente quelli minimi consentiti. Per questo non è il momento di togliere provvedimenti e limitazioni, ma bisogna pensare a misure nuove e più efficaci.

Un aumento notevole del pedaggio per i mezzi pesanti (ad esempio raddoppiando quello attuale) e una riduzione dei limiti di velocità per tutti i mezzi sono misure più che mai necessarie e non possono più essere ritardate. L’aumento del pedaggio per i TIR ridurrebbe il traffico deviato, che al momento gli esperti valutano essere il 40% die mezzi. La riduzione dei limiti di velocità per tutti i mezzi di trasporto alleggerirebbe le emissioni nocive.

La sospensione del divieto di transito notturno renderebbe probabilmente il traffico più fluido a breve termine, per poi però attirare ancora più mezzi pesanti a medio termine. Già oggi transitano per il Brennero ben 2,5 milioni di TIR all’anno, un triste record tra le tratte di transito alpine.

Cons. Prov.
Hanspeter Staffler
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba

Bolzano, 7.2.2019

INTERROGAZIONE SU TEMI DI ATTUALITÀ

Su quanto successo all’inceneritore di Bolzano esistono diverse versioni ed è bene fare chiarezza.

Si chiede:

  1. E’ vero che nei giorni scorsi la Guardia di Finanza si è presentata all’inceneritore di Bolzano per acquisire documentazione?
  2. Se sì, in quale veste l’ha fatto? Si è presentata in veste di polizia giudiziaria? Se sì, c’è una indagine in corso e chi e perché l’ha promossa? Quale documentazione è stata acquisita?
  3. Come è sembrato di capire da alcuni servizi giornalistici, è forse la stessa Agenzia per l’ambiente che ha richiesto l’intervento della Guardia di Finanza? Se sì, che cosa ha costretto l’Agenzia, che ha funzioni di controllo sull’inceneritore e dunque poteva rivolgersi direttamente a Eco Center, a rivolgersi invece alla Guardia di Finanza? Forse Eco Center prima di allora non forniva le informazioni necessarie all’Agenzia? In questo caso si chiede di specificare quali richieste dell’Agenzia non siano state in precedenza soddisfatte da Eco Center.
  4. La Giunta provinciale ritiene che i fatti cui si riferiscono le risposte alle domande precedenti dimostrino che qualcosa non va nei rapporti tra Agenzia dell’Ambiente e Eco Center? Se sì, che cosa non va? E che cosa intende fare la Giunta per ripristinare rapporti corretti tra i due soggetti citati?

Bolzano, 7/2/2019

Consiglieri

Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

Qui è possibile scaricare la risposta della Giunta

INTERROGAZIONE DI ATTUALITÁ.

Nel comunicato del 6.2.19 si legge che “Il recente controllo al termovalorizzatore riguarda la quantità di rifiuti conferita”. La stampa ha riportato la notizia, mai smentita, che nel 2018 sarebbero stati bruciati rifiuti per 135.000 tn, mentre la capacità massima dell’impianto è di 130.000. Una parte dei rifiuti proviene dal Trentino in forza di un accordo che trae origine dalla tesi di Eco Center che l’inceneritore non avrebbe avuto abbastanza rifiuti da bruciare e era sottoutilizzato. Adesso invece pare sovra-utilizzato!

Si chiede:

  1. Quante tonnellate di rifiuti ha bruciato l’inceneritore nel 2018? Quante tonnellate di essi provenivano dal Trentino?
  2. Se nel 2018 l’inceneritore ha bruciato oltre la sua capacità di 130.000 tonnellate, come mai c’è stato questo aumento rispetto agli ultimi anni? E’ stato solo l’apporto del Trentino, oppure è aumentata anche la quantità dei rifiuti prodotta in Alto Adige? Si chiedono i dati degli ultimi 5 anni, divisi per frazione di rifiuto e provenienza dello stesso.
  3. Che cosa intende fare ora la Provincia per riportare l’attività dell’impianto entro i suoi limiti?
  4. La Provincia intende rinegoziare i termini dell’accordo col Trentino, riducendo la quantità di rifiuti importati nell’inceneritore di Bolzano, o addirittura terminarlo anticipatamente poiché è venuta meno la ragione per cui, come Alto Adige, è stata accettata l’importazione di rifiuti fuori provincia?
  5. Nel caso l’accordio venga confermato, visto che comunque ha durata di 5 anni, intende la Provincia farlo terminare a scadenza, oppure vuole prolungarlo per altri 5, possibilità prevista nell’accordo stesso?

Bolzano, 7/2/2019

Consiglieri

Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

Qui è possibile scaricare la risposta della Giunta.

MOZIONE

Nonostante il teorico obbligo al bilinguismo in Alto Adige, cittadini e cittadine lamentano che nella comunicazione non sempre viene rispettata la madrelingua delle persone coinvolte. La cosa risulta essere piuttosto problematica soprattutto in ambito sanitario, dove le tematiche sono spesso sensibili e con un coinvolgimento emotivo forte.

A tale proposito, a marzo 2017, abbiamo posto delle domande alla giunta in una interrogazione d’attualità. Dalla risposta dell’assessora è emerso che per garantire una comunicazione nella lingua richiesta dal paziente, quando il/la medico/a non sono in grado di offrirla direttamente, intervengono spesso le infermiere o altro personale medico o di cura presente in reparto. Nella risposta non è nemmeno chiaro in che modo il/la paziente possa rendere nota quale lingua preferisca per la comunicazione. A quanto ci risulta dall’esperienza personale non esiste al momento un modulo o una qualsiasi altra forma orale o scritta in cui questo venga appurato sistematicamente.

Nella primavera 2018 il dibattito si è riacceso in seguito alla segnalazione di una signora alla quale era stato richiesto da parte del medico il pagamento di 20 Euro per la traduzione di un referto. Senza entrare qui nel merito della questione specifica, nel dibattito che ne è scaturito altre persone hanno raccontato di varie esperienze in cui avevano avuto difficoltà a comunicare e a capire i medici curanti e che a tal fine avevano dovuto aspettare la disponibilità di altri medici o infermiere/i in grado di comunicare nella lingua desiderata. Oltre alle lamentale sono emerse anche alcune proposte concrete tra cui anche quella di un servizio di interpretariato a disposizione di cittadini e cittadine bisognose di cure.

Riteniamo che una comunicazione chiara sia sempre molto importante, a maggior ragione in ambito medico e ospedaliero, quando le persone affrontano spesso situazioni difficili sia dal punto di vista fisico che emotivo. Le infermiere e gli infermieri svolgono sicuramente un lavoro encomiabile sia nel loro compito di cura che in quello di tramite linguistico, quando richiesto, ma quest’ultimo non fa parte a oggi delle loro mansioni, né della loro formazione.

Tradurre è un’attività molto complessa, che richiede una formazione specifica, un’attenzione costante e studio continuo. In ambito medico, poi, oltre alle conoscenze lessicali, la comunicazione esige empatia e grande attenzione, soprattutto quando le informazioni da dare sono tristi o complesse.

Ricordiamo inoltre che da anni si discute in Alto Adige del problema della carenza di personale medico. La questione è sicuramente complessa, ma in buona parte viene attribuita sempre più all’obbligatorietà del patentino di bilinguismo.
La situazione ideale sulla quale si basano il nostro sistema sanitario e la proporzionale è che tutto il personale medico o infermieristico sia in grado di parlare correntemente entrambe le lingue. Ma come tutti/e sappiamo, siamo ben lontani dal raggiungere questo obiettivo, anche perché, giustamente, prima che alle conoscenze linguistiche si dà priorità alle competenze e all’esperienza medica. La crescente carenza di medici provenienti dal territorio obbliga all’assunzione di persone provenienti da fuori, chi viene da fuori spesso parla solo una delle lingue ufficiali e passano anni prima che possa raggiungere un reale stato di “bilinguità” e così gli/le utenti continuano a non avere quell’assistenza nella loro lingua madre a cui hanno diritto.

In altri Paesi ci sono esperienze molto positive volte ad andare incontro a una società sempre più multiculturale. Ad esempio lo Städtisches Klinikum München mette a disposizione dei e delle pazienti un servizio di interpretariato interno che copre ben 35 lingue. Questo viene garantito da oltre 100 collaboratrici e collaboratori con formazione di base medica o infermieristica con conoscenze linguistiche da madrelingua. Tale servizio supporta il personale della clinica nella comunicazione con pazienti e loro parenti, ma può essere richiesto gratuitamente dai pazienti stessi. I collaboratori e le collaboratrici addetti al servizio hanno la possibilità di riscattare le ore di straordinari, ricevono un’apposita formazione e hanno la possibilità di seguire corsi di aggiornamento.

Fino a quando non saremo in grado di raggiungere l’obiettivo del bilinguismo medico, riteniamo dovremmo attrezzare altrimenti le nostre strutture ospedaliere, sia per garantire sul breve periodo il diritto a ricevere le informazioni sanitarie nella lingua scelta, sia per avviarci concretamente verso un vero bilinguismo formando il personale nella maniera più adeguata.

Per questo motivo, il Consiglio provinciale impegna la Giunta provinciale

  1. A inserire, nel percorso provinciale di formazione infermieristica, dei corsi facoltativi di interprete/traduttore che diano a infermiere e infermieri gli strumenti per farsi da tramite anche linguistico tra medico/a e paziente, quando necessario.
  2. A proporre nei programmi di formazione continua sanitaria dei corsi di interprete/traduttore specifici aperti a personale medico e infermieristico.
  3. A prevedere dei bonus (economici o di altro tipo) aggiuntivi riservati a chi frequenta i corsi sopracitati.
  4. Sul breve periodo a inserire tra il personale ospedaliero la figura del/lla interprete a disposizione di quelle situazioni in cui il/la medico/a non sono in grado di comunicare nella lingua richiesta dal/la paziente.
  5. A prevedere un modo, possibilmente scritto, in cui il/la paziente possa espressamente dichiarare la lingua nella quale desidera essere informato/a e ricevere la documentazione scritta.

Bolzano, 05.02.2018

Cons. prov.

Brigitte Foppa

Riccardo Dello Sbarba

Hanspeter Staffler

MOZIONE

Con gli attuali prezzi immobiliari è estremamente difficile – se non impossibile – che ragazzi, ragazze e giovani possano permettersi di pagare uno spazio abitativo proprio al di fuori dell’abitazione dei genitori. Sia sul mercato degli affitti, sia per quanto riguarda l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione, è raro o proprio impossibile trovare prezzi accessibili.

Il mercato più importante è quello degli affitti, ma anche qui i prezzi sono al limite del finanziabile. Nell’ultima “indagine sui giovani” (collana Astat 220, 2017), un buon terzo (38,5%) dei giovani tra i 23 e i 25 anni dichiara di investire una parte delle proprie uscite nel settore dell’abitare. Se guardiamo ai giovani tra i 20 e i 22 anni, il dato scende al 28%.

Per poter diventare autonomi e responsabili, i giovani non devono vivere con i genitori. Inoltre, per motivi organizzativi, economici ed ecologici è necessario che chi inizia un lavoro, chi sta svolgendo una formazione e chi studia possa risiedere nelle vicinanze del luogo in cui si svolge la formazione ovvero vicino al posto di lavoro. Per i tanti giovani che cercano una casa, i convitti risolvono solo parzialmente il problema.

Nel rispetto della tutela ambientale e a fronte delle limitate risorse paesaggistiche dell’Alto Adige si dovrebbero evitare ulteriori consumo e impermeabilizzazione del suolo.

Per questi motivi appare opportuno e giustificato introdurre incentivi fiscali per la locazione di immobili alle persone giovani. In cambio, chi affitta si dovrebbe impegnare a non superare un canone di locazione socialmente sostenibile e adeguato a ragazzi, ragazze e giovani. Per incentivare questa disponibilità, l’ente pubblico potrebbe riconoscere alle locatrici e ai locatori una riduzione dell’imposta municipale immobiliare nella stessa misura in cui viene concessa per altre finalità sociali quali ad esempio quelle perseguite dalle organizzazioni senza scopo di lucro (ONLUS), ma anche per altri fini quali le destinazioni d’uso agricole.

Pertanto il consiglio provinciale impegna la giunta provinciale

ad abbassare allo 0,2% l’imposta municipale immobiliare sulle abitazioni affittate a persone che al momento della stipula del contratto di affitto abbiano tra i 18 e i 26 anni; l’aliquota agevolata viene mantenuta fino alla prima scadenza del contratto, per un massimo di cinque anni; il presupposto per l’applicazione di questa aliquota agevolata è che il canone concordato non superi il 75% del canone provinciale.

Bolzano, 5.2.2019

Cons. prov.

Riccardo Dello Sbarba

Brigitte Foppa

Hanspeter Staffler

MOZIONE

Il 2° comma dell’art.4 della Legge 91/1992 Nuove norme sulla cittadinanza regola l’acquisizione della cittadinanza italiana per le/i nuove/i cittadine/i. Vi è previsto “l’acquisto della cittadinanza per lo straniero nato in Italia che vi abbia risieduto legalmente e ininterrottamente dalla nascita fino alla maggiore età e dichiari di volerla acquisire entro un anno dal raggiungimento della maggiore età”.

In presenza dei suddetti requisiti, è possibile acquisire la cittadinanza italiana rendendo una dichiarazione innanzi all’Ufficiale dello Stato Civile del Comune di residenza entro il 19° anno. L’atto viene iscritto nei registri di cittadinanza e annotato nell’atto di nascita dell’interessato.

La procedura prevista è questa: la persona che ha questo diritto entro il compimento del 19°anno, previo appuntamento, deve presentarsi all’ufficio di Stato Civile del Comune di residenza, per rendere dichiarazione di voler acquistare la cittadinanza italiana. L’ufficiale dello Stato Civile iscrive la dichiarazione nei registri di cittadinanza e provvede ad annotarla sull’atto di nascita dell’interessato. Successivamente alla verifica delle condizioni, (nascita in Italia e residenza ininterrotta dalla nascita fino al momento della dichiarazione) trascrive nei registri di cittadinanza l’esito dell’accertamento effettuato dal Sindaco, lo annota sull’atto di nascita e comunica all’ufficio anagrafe, elettorale, leva, alla Questura e al Casellario Giudiziale la variazione di cittadinanza.

Per un cittadino o una cittadina straniera la piena integrazione si raggiunge quando acquista la cittadinanza del paese in cui risiede. Tale diritto è sottoposto a condizioni molto severe e corona un processo riuscito di integrazione, inserendo la persona in un contesto di diritti e doveri precisi e uguali a qualsiasi altra cittadina e cittadino. La cittadinanza di un paese rafforza il sentimento di appartenenza alla società in cui si è chiesto di essere accolti.

Particolarmente importante è l’ottenimento della cittadinanza da parte di figli nati e cresciuti in Italia da genitori stranieri, le cosiddette seconde generazioni. È sui giovani e sulle giovani che riesce o fallisce una buona politica di integrazione. In Italia questa possibilità è data dalla normativa sopra citata, ma si può cogliere solo per un breve tempo: entro il 19° anno di età.

Il rischio che il/la giovane neomaggiorenne si lasci sfuggire questa occasione per mancanza di informazione è alto. Per questo le istituzioni hanno il compito di informare le persone interessate sul loro diritto, poiché l’ottenimento della cittadinanza è un fondamentale passo di integrazione e dunque è anche interesse pubblico dell’intera società che venga realizzato.

Per questi motivi,

il Consiglio provinciale impegna la Giunta provinciale

a garantire che ogni persona, nata in Italia da genitori stranieri e residente in provincia di Bolzano, al compimento del 18° anno di vita venga adeguatamente informata, anche con una comunicazione scritta a lei indirizzata, sul suo diritto a richiedere la cittadinanza italiana entro il 19° anno di età e sulla procedura prevista per ottenerla.

Bolzano, 4 febbraio 2019

Consiglieri provinciali

Riccardo Dello Sbarba

Brigitte Foppa

Hanspeter Staffler

MOZIONE

Da un sondaggio realizzato dall’AFI emerge che 8 padri su 10 vorrebbero passare più tempo con i propri figli. Il numero dei padri che usufruisce del congedo facoltativo di paternità nel 2016 è stato del 20,5%, mentre nel 2011 erano ancora solo il 13%. Ciò dimostra che con le condizioni giuste c’è una disponibilità dei padri a condividere con le madri l’esperienza dell’essere genitori in modo paritario.

Un ostacolo su questa strada è tuttavia costituito dalla limitatezza dei diritti riconosciuti a chi voglia usufruire del congedo di paternità.

Per il settore privato, la legge riconosce ai padri il diritto a solo 4 giorni di congedo di paternità (retribuiti al 100% da usufruire entro i primi 5 mesi dalla nascita della figlia o del figlio), obbligando i datori di lavoro a concedere tali giorni ai padri che ne facciano richiesta. Molto spesso tanti papà non sanno nemmeno dell’esistenza di questo loro diritto e del dovere del datore di lavoro di riconoscerlo.

In Paesi europei come la Svezia, dove l’80% dei padri usufruisce del congedo parentale, sono le stesse aziende a incentivare queste scelte, anche perché gli uomini tornano al lavoro con un’altra motivazione e avendo acquisito competenze importanti di organizzazione e conciliazione, di cui beneficiano le aziende stesse.

La provincia prevede già un Audit per le aziende che intendono andare verso delle politiche aziendali di sostegno alla conciliazione famiglia lavoro. Pochi però sono i criteri che valutino positivamente l’incentivazione parentale da parte dei padri.

La situazione sopra descritta non permette ai padri di poter usufruire dell’importante diritto a una paternità vissuta pienamente e toglie ai figli e alle figlie il diritto ad avere una figura paterna davvero presente. Al contempo anche le madri ne vengono penalizzate: dai dati raccolti periodicamente dalla ripartizione lavoro risulta che sono centinaia le donne che in provincia di Bolzano si dimettono dal lavoro nel periodo di gravidanza o entro il primo anno di vita del/la bambino/a. Tre anni più tardi, solo ca. la metà risulta nuovamente occupata.

 Per questi motivi,

Il Consiglio provinciale impegna la Giunta provinciale:

  1. A concordare insieme al Comitato per le pari opportunità, alla Consigliera di parità e alla Camera di commercio una campagna di informazione e sensibilizzazione al tema del diritto al congedo parentale per i padri.
  2. A intervenire presso il Governo italiano per aumentare a almeno 15 giorni le giornate in cui il padre ha diritto a richiedere il congedo di paternità retribuito al 100%, col conseguente obbligo per il datore di lavoro di concederlo, senza che questi giorni vadano a discapito della maternità obbligatoria e senza che possano essere trasferibili alla madre.
  3. A potenziare il processo Audit famiglia e lavoro inserendo nei criteri di valutazione delle aziende degli standard che riguardano il sostegno e l’incentivazione dei congedi parentali per i papà.

Bolzano, 4 febbraio 2019

Firmato Cons. prov.

Riccardo Dello Sbarba

Brigitte Foppa

Hanspeter Staffler

MOZIONE

Nell’anno scolastico 2016/17 le giovani altoatesine e i giovani altoatesini iscritti nelle scuole superiori di lingua tedesca erano 13.263, quelli nelle scuole in lingua italiana 5.941 e quelli nelle scuole delle località ladine 524. In quell’anno 2.411 hanno sostenuto l’esame finale in una scuola media superiore tedesca, 982 in una italiana e 78 in una ladina.

Molti continuano la formazione in un istituto d’istruzione superiore. Nell’anno scolastico 2015/2016 5.945 altoatesine e altoatesini erano immatricolati in università italiane e 6.601 in atenei austriaci. Altre studentesse e altri studenti (numero non rilevato dall’ASTAT) studiano in Germania, in altri Paesi dell’UE e in Paesi non appartenenti all’UE. I requisiti d’accesso richiesti ai diplomati e alle diplomate delle scuole medie superiori tedesche sono tuttora diversi rispetto a quelli richiesti ai diplomati e alle diplomate delle scuole in lingua italiana.

  • Negli istituti superiori austriaci non viene applicata una direttiva unitaria. Nella maggior parte di questi istituti i diplomati e le diplomate di scuole superiori italiane devono presentare uncertificato di conoscenza linguistica, mentre in altri basta il diploma di maturità. Tendenzialmente è però richiesta la certificazione linguistica.
  • Per accedere alle facoltà di medicina le diplomate e i diplomati di scuole medie superiori italiane non sono equiparati a quelli delle scuole tedesche, che rientrano nella quota riservata agli austriaci, mentre i primi sono trattati alla stregua di chi proviene dagli altri Paesi dell’UE.
  • In Germania (nonostante 13 anni di lezioni di tedesco!) si devono presentare attestati con il livello di conoscenza della madrelingua (C1, e in parte persino C2), ma a seguito della delibera della conferenza permanente dei ministri dell’istruzione dei Länder del 2 giugno 1995 i diplomati e le diplomate delle scuole superiori tedesche dell’Alto Adige ne sono esenti.

Tutto ciò rappresenta una per certi versi grave disparità di trattamento e condiziona le prospettive future di numerose/numerosi giovani di madrelingua italiana, ma anche tedesca (oppure di altre
lingue o i plurilingui), che per vari motivi hanno deciso di frequentare scuole superiori di lingua italiana.

Tutto ciò premesso,

il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano incarica la Giunta provinciale

di avviare trattative a livello internazionale ai fini di una futura equiparazione, e in modo particolare,

  • di lavorare per una soluzione unitaria per gli istituti di istruzione secondaria superiore in Austria, per quanto riguarda il riconoscimento automatico del diploma di maturità conseguito in
    Alto Adige nelle scuole superiori in lingua italiana;
  • di lavorare per ottenere l’equiparazione dei diplomi delle scuole superiori italiane con quelle tedesche ai fini dell’accesso alle facoltà di medicina in Austria, di modo che entrambi diano
    accesso alla quota riservata ai cittadini austriaci/alle cittadine austriache;
  • di ottenere dalla conferenza permanente dei ministri dell’istruzione dei Länder che i diplomi conseguiti presso le scuole superiori di lingua italiana dell’Alto Adige siano equiparati a quelli
    delle scuole in lingua tedesca e non si debbano presentare ulteriori attestati di conoscenza linguistica.

04.02.2019

Consiglieri provinciali

Brigitte Foppa

Riccardo Dello Sbarba

Hanspeter Staffler

Prima (il) Klima!