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In questi mesi contiamo diligentemente quanti passi verso il passato, un passato che si sperava dimenticato, sta facendo la nuova giunta. Con sgomento apprendiamo che la giunta ora vuole mettere in discussione anche il progetto DolomitesVives. Nella parte dedicata ai temi di attualità nella prossima seduta chiederemo chiarimenti in merito agli assessori competenti per mobilità e ambiente.
Nel frattempo, però, ci sembra di capire che nella prossima estate il traffico dovrebbe ricominciare a scorrere indisturbato sui passi dolomitici, da come abbiamo potuto leggere dagli assessori su Rai Südtirol.
E buona notte ai suonatori, ci verrebbe da commentare: addio quindi a calma e godimento del nostro bel paesaggio!
Con il progetto DolomitesVives era stato avviato un esperimento, seppur timido e cauto, per mettere in discussione il flusso di traffico sui passi dolomitici e per provare alcune misure volte alla chiusura dei suddetti passi ai mezzi di trasporto privato. Si poteva già fare un primo bilancio e ci si poteva già immaginare come sarebbero state le Dolomiti senza traffico.
E invece ora, a quanto pare, automobili e motociclette potranno di nuovo transitare liberamente. Anche in Trentino la giunta ha annunciato di voler premere sull’acceleratore – in senso letterale – all’apertura totale dei passi.
Chiediamo alla giunta provinciale di rinnovare al più presto il suo impegno per misure che vadano più decisamente verso l’eliminazione del traffico sui passi dolomitici – invece di avviarsi in direzione contraria.
27/02/2019
Cons. prov. Brigitte Foppa, Riccardo Dello Sbarba, Hanspeter Staffler

Dopo diversi anni di intenso lavoro preparatorio, finalmente nell’estate 2018 il Consiglio provinciale ha approvato la nuova legge per la democrazia diretta, partecipazione e formazione politica (Amhof/Foppa/Noggler). Faceva parte delle promesse elettorali del 2013 ed è stata un salto di qualità in materia di partecipazione in Alto Adige, anche se all’ultimo momento la SVP non ha potuto fare a meno di sfalciarne alcune parti.
Già durante il dibattito in Consiglio era emerso come lo stesso Presidente Kompatscher non fosse più d’accordo con le sue stesse promesse. Soprattutto l’articolo 12 (referendum confermativo per le leggi provinciali) sembrava dargli fastidio come una spina.
In vista delle elezioni che si stavano avvicinando però non poteva certo tirarsi indietro, l’imbarazzo sarebbe stato eclatante, e così la legge è passata.
Ora invece che le elezioni sono alle spalle, non si esita un attimo per togliere la partecipazione popolare dall’agenda politica.
Il disegno di legge n. 12/19, primo firmatario Lanz, prevede tra le altre cose che il fastidioso articolo 12 venga cancellato.
Dev’essere proprio una faccenda importante se la SVP concentra le sue forze su questo tema proprio all’inizio della legislatura (è il secondo disegno di legge presentato dalla maggioranza!).
Che cosa ne dobbiamo dedurre? Che la SVP ha paura della democrazia? Crede davvero che le cittadine e i cittadini non abbiano altro a cui pensare che a paralizzare il lavoro del Consiglio e della Giunta? Ha paura che il popolo potrebbe non essere d’accordo con le sue decisioni?
In un modo o nell’altro resta un segnale molto triste ai cittadini e alle cittadine – e un altro passo verso il passato della nuova Giunta.
Annunciamo che, se la proposta di Lanz dovesse essere approvata, proporremo un referendum secondo l’art. 47 dello Statuto d’autonomia. Le sette firme di Consiglieri/e provinciali necessarie alla presentazione sono già garantite dal gruppo Verde, dal Team Köllensperger e dal Movimento 5*.
Per lo meno sulla propria partecipazione i cittadini e le cittadine devono poter dire la loro.

Bolzano, 26/02/2019 – Cons. prov. Brigitte Foppa, Riccardo Dello Sbarba, Hanspeter Staffler

Nella seduta straordinaria del coordinamento provinciale dei Verdi , lunedí 18 febbraio 2019, é stato deciso di sostenere il progetto proposto dal Partito Verde Europeo per le prossime elezioni europee. I Verdi europei stanno cercando di affrontare le elezioni riunendo sotto il patrocinio del proprio simbolo i partiti eco-sociali in Italia, per poter efficacemente battersi per la tutela del clima e la svolta ecologica. Accanto alla Federazione dei Verdi italiani sostengono questo progetto anche “Italia In Comune” del sindaco di Parma Federico Pizzarotti e i Verdi del Sudtirolo.

I Verdi del Sudtirolo da quasi due anni sono membri del Partito Verde Europeo e mantengono stretti contatti con i Verdi del centro e nord Europa. “Questa é l´unica logica decisione – dice Tobias Planer, coportavoce dei verdi sudtirolesi – poiché come parte dei Verdi europei noi da un lato abbiamo una sorta di impegno familiare nei loro confronti e dall´altra parte siamo anche noi interessati allo sviluppo di una robusta forza verde in Italia”.

Il progetto dei Verdi insieme a “Italia In Comune” é dunque in pista e invitiamo tutte le forze pro-europee della provincia di Bolzano di unirsi in questo progetto.

Le vergognose esternazioni del Consigliere Comunale Kevin Masocco sulla “DJ figa da violentare” hanno giustamente suscitato una tempesta di proteste e sono, come è ovvio, da condannare severamente.
Ma ritengo importante contestualizzare l’episodio.
Perché la vicenda di Masocco non è un caso isolato, né un’eccezione; Masocco, insomma, non è una “mela marcia” in un cesto di frutti intatti.
Al contrario, Masocco è la conseguenza logica, il prodotto naturale di un certo modo di condurre il dibattito pubblico.
Il lavoro preparatorio già avviato da Berlusconi e condotto adesso da Salvini porta dritto al messaggio audio di Masocco.
La brutalizzazione e l’imbarbarimento dei rapporti sociali si sono fatti largo, un passo alla volta, anche qui, in Alto Adige e spesso, purtroppo, con la silenziosa presa d’atto della società civile.
Pensiamo a Sergio Armanini, che nel 2014 reagì all’intervista della giornalista Silvia Fabbi con questa elegante proposta: “perchè non le mettiamo un burka e la facciamo andare in Nigeria?? forse dopo il centesimo stupro si sveglierà….”
Pensiamo alle aggressioni dei consiglieri comunali della Lega contro l’assessora Lorenzini, la cui faccia hanno addirittura fatto stampare su finte banconote da 500 Euro, per incolparla della sua presunta „vena dissipatoria“ (anche se non era lei la responsabile dei lavori pubblici!)
Pensiamo anche, nello stesso contesto, al post del dis-Onorevole Maturi che incita alla gogna pubblica sempre la stessa assessora perché presente a una manifestazione “invece di spalare neve” (competenza peraltro ancora dell’assessore ai lavori pubblici).
È importante tenerlo presente questo, perché spiega bene come funziona alla perfezione la costruzione del capro espiatorio. E in questo caso un’assessora verde è molto, molto più attaccabile di un assessore SVP.
Il sessismo funziona sempre.
Così come il razzismo.
Su questo punto, ovviamente si potrebbero scrivere dei romanzi interi, ma vorrei riportare solo un piccolo aneddoto, fresco di Consiglio provinciale.
Questa è la risposta, di pochi giorni fa, della vicepresidente del Consiglio, Rita Mattei che risponde alle domande degli studenti della winter-school dell’Eurac sulla questione della immigrazione in Alto Adige, affermando, tra l’altro: “i richiedenti asilo che giorno e notte stanno a fare niente mentre le persone normali non sanno come arrivare alla fine del mese”.
Suona quasi innocuo ma contiene quella grave quanto opinabile suddivisione delle persone in “normali” e “non normali”. Suddivisione che nella storia dell’umanità ha sempre portato molto dolore (ma insieme, e lo sappiamo bene, anche consenso e adesione).
Dunque pare evidente che Kevin Masocco non è un „errore nel sistema“, ma un fedele rappresentante del “sistema Lega”.
Dire quello che la normale decenza suggerisce di non dire, suddividere il mondo in giusto e sbagliato, assegnare etichette di normalità e anormalità, dare addosso ai più deboli, rendere ridicole le donne e strumentalizzare il loro corpo.
Tutto questo non è il retaggio estemporaneo di un singolo ragazzotto, forse un po’ ubriaco, di sicuro non troppo sveglio.
Tutto questo rientra organicamente nel progetto vincente di un partito che festeggia un successo dopo l’altro.
Certo che dobbiamo protestare contro Kevin Masocco e le stupidaggini violente che dice.
Ma non dimentichiamo da dove vengono Masocco e le sue volgarità.
Purtroppo Kevin non è una singola mela marcia.

 

Un commento personale di Brigitte Foppa

In una mozione voto rivolta ai parlamentari, il Consiglio provinciale approvò all’unanimità la proposta che possano essere fissati limiti di velocità non solo per motivi di sicurezza, ma anche di salute.

Nella commissione trasporti della Camera si discute in questi giorni della riforma del codice della strada. I parlamentari Svp hanno presentato diverse proposte, come per esempio la n. 193 sulle multe o la n. 192 sui radar per il controllo della velocità, entrambe firmate dall’on. Schullian. Lo stesso Schullian in una corposa proposta di legge ha proposto ben 25 modifiche al codice della strada, tra cui anche all’articolo 142 che tratta di limiti di velocità.

Un’occasione d’oro per mettere all’ordine del giorno della Camera anche le ragioni della protezione della salute e dell’ambiente.

Il Consiglio provinciale ha ampiamente trattato la materia nel gennaio 2016 grazie a una mozione voto del Gruppo Verde. Infatti, quando si parla di limiti alla velocità, viene sempre ricordato che la legge italiana prevede come unico motivo solo quello della sicurezza stradale. Se non si cambia questa normativa, ogni tentativo di fissare limiti alla velocità anche per motivi di salute o ambiente è destinato a fallire.

La consapevolezza di quanto la velocità e l’inquinamento dell’aria siano strettamente legati (+ velocità = + emissioni nocive) e di quanto l’inquinamento metta a rischio la salute, soprattutto in valli come le nostre attraversate da autostrade e superstrade, ha convinto il Consiglio provinciale ad approvare all’unanimità la nostra mozione nella seduta del 12 gennaio 2016. La mozione chiede che anche in Italia doventi possibile fissare limiti alla velocità non solo per motivi di sicurezza,ma anche di tutela della salute e protezione dell’ambiente. La mozione, rivolta al parlamento, già il 2 febbraio 2016 è stata, come prevede la legge, trasmessa alla Camera e in particolare ai parlamentari altoatesini allora in carica tra cui Schullian e Gebhard, firmatari in questi giorni delle proposte di modifica del codice stradale in commissione trasporti.

Purtroppo in nessuna delle loro attuali proposte c’è traccia di quanto chiesto loro dal Consiglio provinciale. E’ davvero incomprensibile che parlamentari altoatesini presentino alla Camera proposte di riforma del codice stradale senza per nulla tenere conto dell’incarico dato loro dal Consiglio provinciale. Dimenticanza? Intenzione? Arroganza? Oppure magari arriverà un nuovo disegno di legge che conterrà finalmente queste proposte?

All’Alto Adige, e soprattutto alle migliaia di persone che vivono lungo l’autostrada e le principali arterie di traffico, resta ancora una debole speranza che i parlamentari altoatesini si facciano carico dell’incarico ricevuto.

Bolzano, 15/02/2019 – consiglieri provinciali Brigitte Foppa, Riccardo Dello Sbarba, Hanspeter Staffler

MOZIONE

Nonostante il teorico obbligo al bilinguismo in Alto Adige, cittadini e cittadine lamentano che nella comunicazione non sempre viene rispettata la madrelingua delle persone coinvolte. La cosa risulta essere piuttosto problematica soprattutto in ambito sanitario, dove le tematiche sono spesso sensibili e con un coinvolgimento emotivo forte.
A tale proposito, a marzo 2017, abbiamo posto delle domande alla giunta in una interrogazione d’attualità. Dalla risposta dell’assessora è emerso che per garantire una comunicazione nella lingua richiesta dal paziente, quando il/la medico/a non sono in grado di offrirla direttamente, intervengono spesso le infermiere o altro personale medico o di cura presente in reparto. Nella risposta non è nemmeno chiaro in che modo il/la paziente possa rendere nota quale lingua preferisca per la comunicazione. A quanto ci risulta dall’esperienza personale non esiste al momento un modulo o una qualsiasi altra forma orale o scritta in cui questo venga appurato sistematicamente.

Nella primavera 2018 il dibattito si è riacceso in seguito alla segnalazione di una signora alla quale era stato richiesto da parte del medico il pagamento di 20 Euro per la traduzione di un referto. Senza entrare qui nel merito della questione specifica, nel dibattito che ne è scaturito altre persone hanno raccontato di varie esperienze in cui avevano avuto difficoltà a comunicare e a capire i medici curanti e che a tal fine avevano dovuto aspettare la disponibilità di altri medici o infermiere/i in grado di comunicare nella lingua desiderata. Oltre alle lamentale sono emerse anche alcune proposte concrete tra cui anche quella di un servizio di interpretariato a disposizione di cittadini e cittadine bisognose di cure.
Riteniamo che una comunicazione chiara sia sempre molto importante, a maggior ragione in ambito medico e ospedaliero, quando le persone affrontano spesso situazioni difficili sia dal punto di vista fisico che emotivo. Le infermiere e gli infermieri svolgono sicuramente un lavoro encomiabile sia nel loro compito di cura che in quello di tramite linguistico, quando richiesto, ma quest’ultimo non fa parte a oggi delle loro mansioni, né della loro formazione.

Tradurre è un’attività molto complessa, che richiede una formazione specifica, un’attenzione costante e studio continuo. In ambito medico, poi, oltre alle conoscenze lessicali, la comunicazione esige empatia e grande attenzione, soprattutto quando le informazioni da dare sono tristi o complesse.
Ricordiamo inoltre che da anni si discute in Alto Adige del problema della carenza di personale medico. La questione è sicuramente complessa, ma in buona parte viene attribuita sempre più all’obbligatorietà del patentino di bilinguismo.

La situazione ideale sulla quale si basano il nostro sistema sanitario e la proporzionale è che tutto il personale medico o infermieristico sia in grado di parlare correntemente entrambe le lingue. Ma come tutti/e sappiamo, siamo ben lontani dal raggiungere questo obiettivo, anche perché, giustamente, prima che alle conoscenze linguistiche si dà priorità alle competenze e all’esperienza medica. La crescente carenza di medici provenienti dal territorio obbliga all’assunzione di persone provenienti da fuori, chi viene da fuori spesso parla solo una delle lingue ufficiali e passano anni prima che possa raggiungere un reale stato di “bilinguità” e così gli/le utenti continuano a non avere quell’assistenza nella loro lingua madre a cui hanno diritto.

In altri Paesi ci sono esperienze molto positive volte ad andare incontro a una società sempre più multiculturale. Ad esempio lo Städtisches Klinikum München mette a disposizione dei e delle pazienti un servizio di interpretariato interno che copre ben 35 lingue. Questo viene garantito da oltre 100 collaboratrici e collaboratori con formazione di base medica o infermieristica con conoscenze linguistiche da madrelingua. Tale servizio supporta il personale della clinica nella comunicazione con pazienti e loro parenti, ma può essere richiesto gratuitamente dai pazienti stessi. I collaboratori e le collaboratrici addetti al servizio hanno la possibilità di riscattare le ore di straordinari, ricevono un’apposita formazione e hanno la possibilità di seguire corsi di aggiornamento.

Fino a quando non saremo in grado di raggiungere l’obiettivo del bilinguismo medico, riteniamo dovremmo attrezzare altrimenti le nostre strutture ospedaliere, sia per garantire sul breve periodo il diritto a ricevere le informazioni sanitarie nella lingua scelta, sia per avviarci concretamente verso un vero bilinguismo formando il personale nella maniera più adeguata.

Per questo motivo, il Consiglio provinciale impegna la Giunta provinciale

  1. A inserire, nel percorso provinciale di formazione infermieristica, dei corsi facoltativi di interprete/traduttore che diano a infermiere e infermieri gli strumenti per farsi da tramite anche linguistico tra medico/a e paziente, quando necessario.
  2. A proporre nei programmi di formazione continua sanitaria dei corsi di interprete/traduttore specifici aperti a personale medico e infermieristico.
  3. A prevedere dei bonus (economici o di altro tipo) aggiuntivi riservati a chi frequenta i corsi sopracitati.
  4. Sul breve periodo a inserire tra il personale ospedaliero la figura del/lla interprete a disposizione di quelle situazioni in cui il/la medico/a non sono in grado di comunicare nella lingua richiesta dal/la paziente.
  5. A prevedere un modo, possibilmente scritto, in cui il/la paziente possa espressamente dichiarare la lingua nella quale desidera essere informato/a e ricevere la documentazione scritta.

Bolzano, 05.02.2018

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

Esperte/i da tutto il mondo e ora anche quelle/i del Museo naturale altoatesino mettono in guardia dalla perdita massiccia di biodiversità. La moria delle api diffusa ormai in tutta Europa non è che la punta dell’Iceberg.

I bavaresi danno l’esempio: l’iniziativa popolare “Salvate le api” ha raggiunto in brevissimo tempo il numero di firme necessario. Più di mezzo milione di persone hanno sostenuto con la loro firma la tutela della biodiversità, l’ecologizzazione dell’agricoltura e la riduzione dell’uso di pesticidi chimico-sintetici.
L’intento dei cittadini e delle cittadine bavaresi deve valere ancora di più per noi sudtirolesi. Da noi l’intreccio tra agricoltura intensiva, turismo e zone residenziali è molto più stretto rispetto ad altre regioni. Le derive dei pesticidi vanno ben oltre i confini dei campi, finiscono nelle zone abitate e su quelle naturali. Molti esperti temono che le derive possano avere effetti negativi sulla salute degli animali e delle persone. La moria delle api e la rilevante diminuzione delle farfalle sono un chiaro segnale di conflitto ecologico.
All’Alto Adige farebbe bene concentrarsi con tutte le energie a una Svolta ecologica 2030. Avremmo già dovuto iniziare da tempo a impostare in maniera più ecologica la frutticoltura e la viticoltura e a gestire gli allevamenti in modo più adeguato al territorio. Solo così possiamo prevenire il possibile conflitto tra agricoltura e popolazione coinvolta e frenare la perdita di biodiversità.
Da sempre sono il Bauernbund e la Giunta a decidere della politica agricola nella nostra provincia. I politici e le politiche, i funzionari e le funzionarie responsabili sono vivamente invitati/e ad avviare finalmente dei provvedimenti chiari per una Svolta ecologica 2030!

 

Bolzano, 13/02/2019 – consiglieri provinciali Hanspeter Staffler, Brigitte Foppa e Riccardo Dello Sbarba

Da mesi vengono denunciati i problemi della posta in Alto Adige: carenza cronica di personale e decisioni da parte della direzione senza il coinvolgimento dei diretti interessati contribuiscono al malfunzionamento.

Nel 2017 la Giunta ha firmato un contratto con Poste Italiane in cui erano previsti dei pagamenti di circa 10 milioni di Euro per gli anni 2017, 2018 e 2019. Se davvero questi pagamenti non sono stati effettuati – come sembra – allora la responsabilità per la misera situazione del servizio postale ricade anche sulla Giunta provinciale.
La vera tragedia, accanto all’insoddisfazione dei cittadini e delle cittadine, riguarda il trattamento riservato da Poste Italiane alle proprie collaboratrici e ai propri collaboratori. Da anni nella Posta in Alto Adige vige una grave carenza di personale e l’assunzione di nuovi addetti non è sufficiente. La Val Pusteria da sola avrebbe bisogno di ulteriori 70 postini e postine e il lavoro in eccedenza viene scaricato sui lavoratori e sulle lavoratrici in servizio.
Inoltre le decisioni aziendali e organizzative vengono prese senza nessun coinvolgimento di collaboratrici e collaboratori. In un’azienda moderna dovrebbe essere normale la possibilità da parte del personale di dire la propria sui cambiamenti organizzativi.
L’introduzione di nuovi orari di lavoro a partire dalle 8:30 è stata imposta dall’alto senza tenere conto della specificità della realtà sudtirolese. Finora i postini iniziavano a distribuire la posta alle 7. Iniziando ora alle 8:30, invece che a colazione il giornale si può sperare di leggerlo direttamente a merenda.

L.-Abg.
Hanspeter Staffler
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba

È successo di nuovo: una politica è stata insultata brutalmente attraverso internet – con l’aggravante che gli attacchi sono stati aizzati da un altro politico, seppur appartenente a un partito diverso (in questo caso la Lega).
Ma noi andiamo oltre il caso concreto dell’assessora di Bolzano Marialaura Lorenzini, a cui esprimiamo tutta la nostra piena solidarietà, per portare l’attenzione su un valore che ci sembra oggi più importante che mai: il rispetto.

La parola “rispetto” deriva dal latino “respectare”, guardare indietro, avere riguardo. Come Verdi siamo animati dal bisogno di avere riguardo per la natura, di tutelare il creato, come lo chiamano i/le credenti tra di noi. Rispetto nei confronti di ciò che è sorto, rispetto verso la vulnerabilità della terra e delle creature che ci vivono sopra e dei loro habitat. Questo sta alla base del nostro pensiero e delle nostre azioni politiche.

Anche le relazioni tra le persone ci sembrano però sempre più caratterizzate dalla mancanza di rispetto. Senza dubbio possiamo constatare l’aumento delle tensioni nella società. Cambiamento e sviluppo, migrazioni, messa in discussione delle vecchie regole, nuove forme di comunicazione – tutto questo crea paure e sospetto. A maggior ragione è dunque importante dare voce ai nuovi problemi e verbalizzare i conflitti.

In tutto questo prendiamo atto che il tono delle discussioni negli ultimi anni è diventato sempre più grezzo. Aggredire verbalmente delle persone solo perché sono diverse, o perché appartengono a una minoranza, o perché hanno un’opinione discordante è diventata purtroppo una cosa “normale”. Una rozzezza particolarmente accentuata si può osservare nel dibattito politico, soprattutto in internet e sui social media. Probabilmente si pensa di attaccare la personalità politica, in realtà si colpisce la persona, l’essere umano. E si ferisce.

In molte cittadine e cittadini cresce l’insofferenza contro questo abbrutimento. Solo che spesso, come singola persona spesso non si sa che cosa fare contro questa ondata di razzismo, sessismo, rifiuto e ostilità.
Per questo vogliamo provare a offrire una voce fuori dal coro, perché la resistenza all’odio e all’abbrutimento è di vitale importanza per una società libera.

Pensiamo a più rispetto, soprattutto su tre livelli:

  1.  Rispetto nei confronti della natura e dell’ambient
  2.  Rispetto nei confronti delle minoranze, delle diversità, delle opinioni altrui
  3.  Rispetto nei dibattiti pubblici e in politica.

Per dirlo in maniera chiara abbiamo pensato di puntare su un mezzo un po’ antiquato ma che sta tornando in auge: l’adesivo. L’adesivo “respect” è a disposizione di chi lo desidera presso l’Ufficio verde (Bolzano, Via Bottai 5) oppure lo si può ordinare via e-mail (info@verdi.bz.it) – ed è fatto per essere attaccato nei luoghi in cui questo valore basilare sia stato leso oppure semplicemente per esporlo rendendo visibile la propria opinione.
Nell’Ufficio verde sono a disposizione anche delle magliette con cui è possibile testimoniare questa richiesta di più RESPECT! portandola direttamente sul proprio corpo.
Nelle prossime settimane vogliamo portare in evidenza questa richiesta con dei manifesti diffusi in tutto il capoluogo. Noi crediamo che fare politica sia anche impegnarsi socialmente ed essere da esempio etico.
Per questo, anche dopo le elezioni provinciali, ci vogliamo impegnare con costanza e decisione per tutelare e tenere alto un valore di vitale importanza per tutta la società: il rispetto, appunto.

La recente proposta di Thomas Baumgartner, presidente di Anita (Associazione degli autotrasportatori) di sospendere il divieto di transito notturno sull’autostrada del Brennero a medio termine porterebbe solo a un aumento del traffico. Abbiamo bisogno di provvedimenti nuovi e più efficaci.

Dobbiamo essere solo contenti che il Tirolo pensi a misure a favore della salute della popolazione residente lungo l’asse del Brennero. Provvedimenti come il divieto di transito notturno e il traffico alternato contribuiscono per lo meno in parte ad alleggerire l’inquinamento acustico e dell’aria in modo da renderlo sopportabile per le persone direttamente coinvolte.

E nonostante queste misure, i valori dell’inquinamento dell’aria in Val d’Isarco superano annualmente quelli minimi consentiti. Per questo non è il momento di togliere provvedimenti e limitazioni, ma bisogna pensare a misure nuove e più efficaci.

Un aumento notevole del pedaggio per i mezzi pesanti (ad esempio raddoppiando quello attuale) e una riduzione dei limiti di velocità per tutti i mezzi sono misure più che mai necessarie e non possono più essere ritardate. L’aumento del pedaggio per i TIR ridurrebbe il traffico deviato, che al momento gli esperti valutano essere il 40% die mezzi. La riduzione dei limiti di velocità per tutti i mezzi di trasporto alleggerirebbe le emissioni nocive.

La sospensione del divieto di transito notturno renderebbe probabilmente il traffico più fluido a breve termine, per poi però attirare ancora più mezzi pesanti a medio termine. Già oggi transitano per il Brennero ben 2,5 milioni di TIR all’anno, un triste record tra le tratte di transito alpine.

Cons. Prov.
Hanspeter Staffler
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba

Bolzano, 7.2.2019