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In questi mesi contiamo diligentemente quanti passi verso il passato, un passato che si sperava dimenticato, sta facendo la nuova giunta. Con sgomento apprendiamo che la giunta ora vuole mettere in discussione anche il progetto DolomitesVives. Nella parte dedicata ai temi di attualità nella prossima seduta chiederemo chiarimenti in merito agli assessori competenti per mobilità e ambiente.
Nel frattempo, però, ci sembra di capire che nella prossima estate il traffico dovrebbe ricominciare a scorrere indisturbato sui passi dolomitici, da come abbiamo potuto leggere dagli assessori su Rai Südtirol.
E buona notte ai suonatori, ci verrebbe da commentare: addio quindi a calma e godimento del nostro bel paesaggio!
Con il progetto DolomitesVives era stato avviato un esperimento, seppur timido e cauto, per mettere in discussione il flusso di traffico sui passi dolomitici e per provare alcune misure volte alla chiusura dei suddetti passi ai mezzi di trasporto privato. Si poteva già fare un primo bilancio e ci si poteva già immaginare come sarebbero state le Dolomiti senza traffico.
E invece ora, a quanto pare, automobili e motociclette potranno di nuovo transitare liberamente. Anche in Trentino la giunta ha annunciato di voler premere sull’acceleratore – in senso letterale – all’apertura totale dei passi.
Chiediamo alla giunta provinciale di rinnovare al più presto il suo impegno per misure che vadano più decisamente verso l’eliminazione del traffico sui passi dolomitici – invece di avviarsi in direzione contraria.
27/02/2019
Cons. prov. Brigitte Foppa, Riccardo Dello Sbarba, Hanspeter Staffler

Dopo diversi anni di intenso lavoro preparatorio, finalmente nell’estate 2018 il Consiglio provinciale ha approvato la nuova legge per la democrazia diretta, partecipazione e formazione politica (Amhof/Foppa/Noggler). Faceva parte delle promesse elettorali del 2013 ed è stata un salto di qualità in materia di partecipazione in Alto Adige, anche se all’ultimo momento la SVP non ha potuto fare a meno di sfalciarne alcune parti.
Già durante il dibattito in Consiglio era emerso come lo stesso Presidente Kompatscher non fosse più d’accordo con le sue stesse promesse. Soprattutto l’articolo 12 (referendum confermativo per le leggi provinciali) sembrava dargli fastidio come una spina.
In vista delle elezioni che si stavano avvicinando però non poteva certo tirarsi indietro, l’imbarazzo sarebbe stato eclatante, e così la legge è passata.
Ora invece che le elezioni sono alle spalle, non si esita un attimo per togliere la partecipazione popolare dall’agenda politica.
Il disegno di legge n. 12/19, primo firmatario Lanz, prevede tra le altre cose che il fastidioso articolo 12 venga cancellato.
Dev’essere proprio una faccenda importante se la SVP concentra le sue forze su questo tema proprio all’inizio della legislatura (è il secondo disegno di legge presentato dalla maggioranza!).
Che cosa ne dobbiamo dedurre? Che la SVP ha paura della democrazia? Crede davvero che le cittadine e i cittadini non abbiano altro a cui pensare che a paralizzare il lavoro del Consiglio e della Giunta? Ha paura che il popolo potrebbe non essere d’accordo con le sue decisioni?
In un modo o nell’altro resta un segnale molto triste ai cittadini e alle cittadine – e un altro passo verso il passato della nuova Giunta.
Annunciamo che, se la proposta di Lanz dovesse essere approvata, proporremo un referendum secondo l’art. 47 dello Statuto d’autonomia. Le sette firme di Consiglieri/e provinciali necessarie alla presentazione sono già garantite dal gruppo Verde, dal Team Köllensperger e dal Movimento 5*.
Per lo meno sulla propria partecipazione i cittadini e le cittadine devono poter dire la loro.

Bolzano, 26/02/2019 – Cons. prov. Brigitte Foppa, Riccardo Dello Sbarba, Hanspeter Staffler

INTERROGAZIONE

La Lombardia sta svolgendo in questi giorni una indagine socio-economica in val Venosta sui vantaggi che potrebbe portare un traforo sotto lo Stelvio. E’ l’ultimo passo di un cammino contrassegnato da troppe ambiguità. La Provincia di Bolzano deve fare chiarezza!

Infatti, mentre in una risposta a una nostra interrogazione il Presidente Kompatscher ha assicurato che “Per la giunta provinciale il disegno futuro è chiaro e cioè la realizzazione di un collegamento ferroviario”, la Lombardia va avanti con uno studio di fattibilità che contempla ben 7 varianti stradali e 6 varianti ferroviarie che tuttavia vengono messe al servizio della strada, con treni navetta per trasportare migliaia di auto, bus e camion da una parte all’altra dello Stelvio. E tutto questo con documenti, azioni ed interventi in cui il simbolo della Provincia autonoma di Bolzano e della sua società STA compaiono accanto a quelli della Regione Lombardia e di Infrastrutture Lombarde, la società pubblica partecipata dalla vicina Regione.

L’ultimo esempio attuale: in questi giorni la società lombarda “Mobility in Chain srl” sta contattando diverse persone e associazioni in provincia di Bolzano per una indagine “sugli effetti socioeconomici del nuovo traforo dello Stelvio”. Questa società agisce su incarico di Infrastrutture Lombarde per “condurre una serie di interviste semi-strutturate con stakeholder del territorio” altoatesino.

La base su cui viene condotta l’intervista è lo “Studio di pre-fattibilità”, composto da ben 20 elaborati e 700 pagine, predisposto da Infrastrutture Lombarde col finanziamento di 2 milioni messi a disposizione dalla Provincia di Bolzano (Fondo comuni confinanti). Lo studio viene inviato alle persone contattate prima di fare dell’intervista.

E’ intitolato: “Traforo dello Stelvio, collegamento permanente tra la Val Venosta e l’Alta Valtellina” e si può scaricare qui. 

Esso è stato anche presentato al pubblico a Bormio e a Malles (dicembre 2017) con una presentazione che riportava sul frontespizio le sigle di Regione Lombardia, Infrastrutture Lombarde, Provincia autonoma di Bolzano e la società provinciale altoatesina STA.

Ecco il frontespizio della presentazione:

Chi dunque in Alto Adige riceve questo materiale per poi essere intervistato si convince che il progetto sia condiviso anche dalla Provincia di Bolzano e che in esso possa anche rientrare un traforo stradale, o un traforo ferroviario con treno navetta al servizio del traffico su strada.

Nello studio le 7 varianti di tunnel stradale vengono presentate con ricchezza di dettagli. Tuttavia, la soluzione presentata come più interessante è quella di un traforo per un treno-navetta con auto bus e camion al seguito e si fa capire che su questa potrebbero convergere sia la Lombardia che il Sudtirolo. Esso potrebbe essere presentato come un ecologico “tunnel ferroviario”, accettabile per la Provincia di Bolzano. Ma si tratterebbe di un inganno: trasportando auto bus e camion il treno-navetta servirà, attirerà e moltiplicherà il traffico su gomma!

Come modelli per lo Stelvio, lo studio cita i due servizi di treno navetta già operativi in Svizzera, quello tra Iselle e Brigl (Semplione) e quello del Vereina.

Questi sistemi hanno la possibilità di trasportare diversi tipi di veicolo su gomma, compresi i mezzi pesanti, con una capacità notevole: al Sempione per esempio sono stati 1,2 milioni i mezzi trasportati via treno-navetta nell’anno 2015.

Anche per lo Stelvio lo studio di pre-fattibilità prevede ingenti volumi di traffico: con la possibilità di un viaggio ogni 35-40 minuti, nel momento della sua piena operatività vengono valutati 7500 passeggeri al giorno di cui 3500 con veicolo su gomma al seguito.

E’ evidente che questa soluzione, che lo studio chiama “ferrovia bimodale con veicoli al seguito”, è solo apparentemente una soluzione ferroviaria. In realtà di tratta di un treno al servizio dei mezzi su strada, che aprirebbe un canale per il traffico privato su gomma tra le due regioni, realizzando nei fatti quel “corridoio Milano-Ulm” che diverse lobby economiche lombarde propongono da anni.

La conseguenza di tale “Traforo ferroviario” sarebbe l’aumento del traffico di auto e camion sia in Valtellina che in tutta la Venosta: scese dal treno le auto continuano il viaggio su strada in entrambi i versanti, da e verso la Germania e l’Austria e da e verso la Lombardia e oltre, verso le coste del mare ligure-toscano.

Anche dal punto di vista turistico è da dubitare che il traforo possa portare benefici al Sudtirolo: sarebbe la Valtellina, coi suoi prezzi più bassi, a sottrarre clientela turistica al Sudtirolo e non viceversa!

Ecco dunque gli effetti del Traforo dello Stelvio: la Venosta riceve più traffico e perde turisti !

I tracciati del traforo attraversano aree protette e aree del Parco nazionale dello StelvioCi sono poi i problemi ecologici e finanziari. Infatti:

  • si prevede che i cantieri durino 10 anni
  • vi sarebbero da 1,5 milioni a 2,5 milioni di mc di materiale di scavo per il quale vanno trovate aree di lavorazione e deposito
  • i costi di costruzione dichiarati oscillano tra 1 e 1,3 miliardi di € (ma si sa che alla fine sono sempre maggiori)
  • i costi annuali di esercizio oscillano tra i 4,5 milioni di € (tunnel stradale) e i 5,8 milioni di € (ferrovia).

Lo studio di pre-fattibilità dimostra dunque che vi sono mille motivi i per dire stop a un progetto a cui il Sudtirolo è stato trascinato dalla Lombardia attraverso l’accordo sui “Fondi per i comuni di confine”. Questi fondi, che vengono messi a disposizione dalla Provincia di Bolzano, non possono essere spesi per un progetto che danneggia il nostro territorio a cominciare dalla Val Venosta! E non servono ulteriori analisi socio-economiche, con questionari che sembra abbiano lo scopo di creare in Venosta un consenso a un progetto che consenso non ne ha.

Per questi motivi, si chiede alla Giunta provinciale:

  1. La Provincia di Bolzano collabora al citato sondaggio della società “Mobility in Chain srl” in corso in Val Venosta, con interviste a diversi stakeholder sul nostro territorio? O almeno, la Giunta provinciale ne è stata informata e se sì, da chi?
  2. Se non collabora e neppure è stata informata, ritiene la Giunta provinciale accettabile che la Lombardia svolga simili azioni senza coordinarsi con Bolzano, pur presentandosi con una documentazione che porta il simbolo della Provincia stessa?
  3. La Giunta provinciale conosce l’elenco dei soggetti, singoli o associasti, che vengono contattati da “Mobility in Chain srl”? Se sì, quali sono? Se no, intende chiedere informazioni e poi risponderci su questo punto in un secondo momento?
  4. La Giunta provinciale conosce le domande e le metodologie di questo sondaggio? Se sì, pensa che siano oggettive o siano volte a creare un’opinione favorevole al progetto in Val Venosta? Se invece la Giunta provinciale non conosce domande e metodologie, intende chiedere informazioni per farsi un’opinione in merito e poi risponderci su questo punto in un secondo momento?
  5. Lo studio di pre-fattibilità di Infrastrutture Lombarde ha preso in considerazioni tre tipologie di traforo sotto lo Stelvio: quello stradale, quello ferroviario con navetta per auto bus e camion al seguito e quello ferroviario per soli passeggeri. Alla luce dei risultati dello studio, ritiene la Giunta provinciale che sia matura una scelta tra continuare in questo progetto o abbandonarlo del tutto?
  6. Se la Giunta provinciale intende andare avanti e iniziare con lo studio di fattibilità vero e proprio, la Giunta provinciale ritiene opportuno mantenere aperta la verifica su tutte e tre le tipologie (traforo stradale, ferroviario con navetta per auto bus e camion al seguito e ferroviario per soli passeggeri) oppure interverrà presso Regione Lombardia per esigere l’eliminazione delle tipologie da lei non condivisibili? Se sì, quali tipologie, delle tre citate, la Giunta provinciale chiederà di escludere?
  7. Se la Giunta provinciale consentisse alla Lombardia di andare avanti sottoponendo a studio di fattibilità tutte e tre le tipologie, strada compresa, come si concilia questo con la volontà espressa dal Presidente Kompatscher anche nella sua risposta alla nostra interrogazione, secondo cui “Per la giunta provinciale il disegno futuro è chiaro e cioè la realizzazione di un collegamento ferroviario”?
  8. Per “collegamento ferroviario” la Giunta provinciale intende un treno per soli passeggeri o anche un treno navetta con trasporto di auto, bus e treni nel notevole numero ipotizzato dallo studio di pre-fattibilità?
  9. Non ritiene la Giunta provinciale che un treno navetta per auto bus e camion si configuri nei fatti come un collegamento ferroviario a totale servizio della strada, con la conseguenza di un aumento del traffico in Val Venosta e il rischio della realizzazione di quel corridoio Milano-Ulm che la popolazione e le istituzioni locali della Venosta hanno sempre escluso?
  10. Quali benefici per la val Venosta e l’intera provincia di Bolzano si attende la Giunta dal progetto di Traforo sotto lo Stelvio nelle opzioni indicate nelle risposte alle domande n. 7, 8 e 9?
  11. Non ritiene la Giunta provinciale che per il nostro territorio gli svantaggi di un traforo sotto lo Stelvio superino di molto i vantaggi e che dunque sia opportuno che la Provincia di Bolzano comunichi alla Lombardia che per noi questo progetto debba essere abbandonato?
  12. Nel programma di governo Lega-Svp è scritto che bisogna “rafforzare la collaborazione con tutte le regioni limitrofe, in particolare con il Veneto e la Lombardia e il Cantone dei Grigioni”: questo traforo sotto lo Stelvio è forse parte di questa “collaborazione”?

Bolzano, 20 febbraio 2019

Cons. prov.

Riccardo Dello Sbarba

Brigitte Foppa

Hanspeter Staffler

Qui potete scaricare la risposta della giunta.

Nella seduta straordinaria del coordinamento provinciale dei Verdi , lunedí 18 febbraio 2019, é stato deciso di sostenere il progetto proposto dal Partito Verde Europeo per le prossime elezioni europee. I Verdi europei stanno cercando di affrontare le elezioni riunendo sotto il patrocinio del proprio simbolo i partiti eco-sociali in Italia, per poter efficacemente battersi per la tutela del clima e la svolta ecologica. Accanto alla Federazione dei Verdi italiani sostengono questo progetto anche “Italia In Comune” del sindaco di Parma Federico Pizzarotti e i Verdi del Sudtirolo.

I Verdi del Sudtirolo da quasi due anni sono membri del Partito Verde Europeo e mantengono stretti contatti con i Verdi del centro e nord Europa. “Questa é l´unica logica decisione – dice Tobias Planer, coportavoce dei verdi sudtirolesi – poiché come parte dei Verdi europei noi da un lato abbiamo una sorta di impegno familiare nei loro confronti e dall´altra parte siamo anche noi interessati allo sviluppo di una robusta forza verde in Italia”.

Il progetto dei Verdi insieme a “Italia In Comune” é dunque in pista e invitiamo tutte le forze pro-europee della provincia di Bolzano di unirsi in questo progetto.

Le vergognose esternazioni del Consigliere Comunale Kevin Masocco sulla “DJ figa da violentare” hanno giustamente suscitato una tempesta di proteste e sono, come è ovvio, da condannare severamente.
Ma ritengo importante contestualizzare l’episodio.
Perché la vicenda di Masocco non è un caso isolato, né un’eccezione; Masocco, insomma, non è una “mela marcia” in un cesto di frutti intatti.
Al contrario, Masocco è la conseguenza logica, il prodotto naturale di un certo modo di condurre il dibattito pubblico.
Il lavoro preparatorio già avviato da Berlusconi e condotto adesso da Salvini porta dritto al messaggio audio di Masocco.
La brutalizzazione e l’imbarbarimento dei rapporti sociali si sono fatti largo, un passo alla volta, anche qui, in Alto Adige e spesso, purtroppo, con la silenziosa presa d’atto della società civile.
Pensiamo a Sergio Armanini, che nel 2014 reagì all’intervista della giornalista Silvia Fabbi con questa elegante proposta: “perchè non le mettiamo un burka e la facciamo andare in Nigeria?? forse dopo il centesimo stupro si sveglierà….”
Pensiamo alle aggressioni dei consiglieri comunali della Lega contro l’assessora Lorenzini, la cui faccia hanno addirittura fatto stampare su finte banconote da 500 Euro, per incolparla della sua presunta „vena dissipatoria“ (anche se non era lei la responsabile dei lavori pubblici!)
Pensiamo anche, nello stesso contesto, al post del dis-Onorevole Maturi che incita alla gogna pubblica sempre la stessa assessora perché presente a una manifestazione “invece di spalare neve” (competenza peraltro ancora dell’assessore ai lavori pubblici).
È importante tenerlo presente questo, perché spiega bene come funziona alla perfezione la costruzione del capro espiatorio. E in questo caso un’assessora verde è molto, molto più attaccabile di un assessore SVP.
Il sessismo funziona sempre.
Così come il razzismo.
Su questo punto, ovviamente si potrebbero scrivere dei romanzi interi, ma vorrei riportare solo un piccolo aneddoto, fresco di Consiglio provinciale.
Questa è la risposta, di pochi giorni fa, della vicepresidente del Consiglio, Rita Mattei che risponde alle domande degli studenti della winter-school dell’Eurac sulla questione della immigrazione in Alto Adige, affermando, tra l’altro: “i richiedenti asilo che giorno e notte stanno a fare niente mentre le persone normali non sanno come arrivare alla fine del mese”.
Suona quasi innocuo ma contiene quella grave quanto opinabile suddivisione delle persone in “normali” e “non normali”. Suddivisione che nella storia dell’umanità ha sempre portato molto dolore (ma insieme, e lo sappiamo bene, anche consenso e adesione).
Dunque pare evidente che Kevin Masocco non è un „errore nel sistema“, ma un fedele rappresentante del “sistema Lega”.
Dire quello che la normale decenza suggerisce di non dire, suddividere il mondo in giusto e sbagliato, assegnare etichette di normalità e anormalità, dare addosso ai più deboli, rendere ridicole le donne e strumentalizzare il loro corpo.
Tutto questo non è il retaggio estemporaneo di un singolo ragazzotto, forse un po’ ubriaco, di sicuro non troppo sveglio.
Tutto questo rientra organicamente nel progetto vincente di un partito che festeggia un successo dopo l’altro.
Certo che dobbiamo protestare contro Kevin Masocco e le stupidaggini violente che dice.
Ma non dimentichiamo da dove vengono Masocco e le sue volgarità.
Purtroppo Kevin non è una singola mela marcia.

 

Un commento personale di Brigitte Foppa

DISEGNO DI LEGGE PROVINCIALE n. 11/19

Modifica della legge provinciale 15 aprile 2016, n. 8

Nella nostra provincia, così come in tutta Europa, l’impiego di pesticidi chimici sintetici nell’agricoltura intensiva è sempre più spesso oggetto di critiche. Infatti l’applicazione dei pesticidi non rimane circoscritta ai terreni agricoli trattati, ma tende a sconfinare in aree destinate all’agricoltura biologica, in zone sensibili come parchi giochi o giardini pubblici, in piccoli specchi d’acqua, in habitat seminaturali come prati asciutti, prati umidi o i margini boschivi.

La deriva dei pesticidi chimici sintetici provoca una drastica riduzione dell’entomofauna (vedi ad esempio la morìa delle api), che a sua volta ha un impatto negativo sulle popolazioni di volatili, anfibi e pesci. Nel complesso c’è ragione di ritenere che l’uso di pesticidi chimici di sintesi in Europa, in Italia e in provincia di Bolzano sia direttamente o indirettamente responsabile della perdita di biodiversità.

Recentemente, oltre al problema della perdita di biodiversità, sono anche emersi interrogativi sulla salute della popolazione nelle zone in cui si praticano forme di agricoltura intensiva, perché la deriva e le correnti termiche trasportano le piccole particelle di pesticidi (aerosol) ben oltre le aree bersaglio fino a raggiungere gli insediamenti abitati.

Qui trovate il  disegno di legge e la  relazionein forma completa.

Bozen, 15.02.2019

Consigliere provinciale
Hanspeter Staffler

Il disegno di legge è stato respinto in commissione il 23.04.2019 e verrà ridiscusso in aula.

In una mozione voto rivolta ai parlamentari, il Consiglio provinciale approvò all’unanimità la proposta che possano essere fissati limiti di velocità non solo per motivi di sicurezza, ma anche di salute.

Nella commissione trasporti della Camera si discute in questi giorni della riforma del codice della strada. I parlamentari Svp hanno presentato diverse proposte, come per esempio la n. 193 sulle multe o la n. 192 sui radar per il controllo della velocità, entrambe firmate dall’on. Schullian. Lo stesso Schullian in una corposa proposta di legge ha proposto ben 25 modifiche al codice della strada, tra cui anche all’articolo 142 che tratta di limiti di velocità.

Un’occasione d’oro per mettere all’ordine del giorno della Camera anche le ragioni della protezione della salute e dell’ambiente.

Il Consiglio provinciale ha ampiamente trattato la materia nel gennaio 2016 grazie a una mozione voto del Gruppo Verde. Infatti, quando si parla di limiti alla velocità, viene sempre ricordato che la legge italiana prevede come unico motivo solo quello della sicurezza stradale. Se non si cambia questa normativa, ogni tentativo di fissare limiti alla velocità anche per motivi di salute o ambiente è destinato a fallire.

La consapevolezza di quanto la velocità e l’inquinamento dell’aria siano strettamente legati (+ velocità = + emissioni nocive) e di quanto l’inquinamento metta a rischio la salute, soprattutto in valli come le nostre attraversate da autostrade e superstrade, ha convinto il Consiglio provinciale ad approvare all’unanimità la nostra mozione nella seduta del 12 gennaio 2016. La mozione chiede che anche in Italia doventi possibile fissare limiti alla velocità non solo per motivi di sicurezza,ma anche di tutela della salute e protezione dell’ambiente. La mozione, rivolta al parlamento, già il 2 febbraio 2016 è stata, come prevede la legge, trasmessa alla Camera e in particolare ai parlamentari altoatesini allora in carica tra cui Schullian e Gebhard, firmatari in questi giorni delle proposte di modifica del codice stradale in commissione trasporti.

Purtroppo in nessuna delle loro attuali proposte c’è traccia di quanto chiesto loro dal Consiglio provinciale. E’ davvero incomprensibile che parlamentari altoatesini presentino alla Camera proposte di riforma del codice stradale senza per nulla tenere conto dell’incarico dato loro dal Consiglio provinciale. Dimenticanza? Intenzione? Arroganza? Oppure magari arriverà un nuovo disegno di legge che conterrà finalmente queste proposte?

All’Alto Adige, e soprattutto alle migliaia di persone che vivono lungo l’autostrada e le principali arterie di traffico, resta ancora una debole speranza che i parlamentari altoatesini si facciano carico dell’incarico ricevuto.

Bolzano, 15/02/2019 – consiglieri provinciali Brigitte Foppa, Riccardo Dello Sbarba, Hanspeter Staffler

MOZIONE

Nonostante il teorico obbligo al bilinguismo in Alto Adige, cittadini e cittadine lamentano che nella comunicazione non sempre viene rispettata la madrelingua delle persone coinvolte. La cosa risulta essere piuttosto problematica soprattutto in ambito sanitario, dove le tematiche sono spesso sensibili e con un coinvolgimento emotivo forte.
A tale proposito, a marzo 2017, abbiamo posto delle domande alla giunta in una interrogazione d’attualità. Dalla risposta dell’assessora è emerso che per garantire una comunicazione nella lingua richiesta dal paziente, quando il/la medico/a non sono in grado di offrirla direttamente, intervengono spesso le infermiere o altro personale medico o di cura presente in reparto. Nella risposta non è nemmeno chiaro in che modo il/la paziente possa rendere nota quale lingua preferisca per la comunicazione. A quanto ci risulta dall’esperienza personale non esiste al momento un modulo o una qualsiasi altra forma orale o scritta in cui questo venga appurato sistematicamente.

Nella primavera 2018 il dibattito si è riacceso in seguito alla segnalazione di una signora alla quale era stato richiesto da parte del medico il pagamento di 20 Euro per la traduzione di un referto. Senza entrare qui nel merito della questione specifica, nel dibattito che ne è scaturito altre persone hanno raccontato di varie esperienze in cui avevano avuto difficoltà a comunicare e a capire i medici curanti e che a tal fine avevano dovuto aspettare la disponibilità di altri medici o infermiere/i in grado di comunicare nella lingua desiderata. Oltre alle lamentale sono emerse anche alcune proposte concrete tra cui anche quella di un servizio di interpretariato a disposizione di cittadini e cittadine bisognose di cure.
Riteniamo che una comunicazione chiara sia sempre molto importante, a maggior ragione in ambito medico e ospedaliero, quando le persone affrontano spesso situazioni difficili sia dal punto di vista fisico che emotivo. Le infermiere e gli infermieri svolgono sicuramente un lavoro encomiabile sia nel loro compito di cura che in quello di tramite linguistico, quando richiesto, ma quest’ultimo non fa parte a oggi delle loro mansioni, né della loro formazione.

Tradurre è un’attività molto complessa, che richiede una formazione specifica, un’attenzione costante e studio continuo. In ambito medico, poi, oltre alle conoscenze lessicali, la comunicazione esige empatia e grande attenzione, soprattutto quando le informazioni da dare sono tristi o complesse.
Ricordiamo inoltre che da anni si discute in Alto Adige del problema della carenza di personale medico. La questione è sicuramente complessa, ma in buona parte viene attribuita sempre più all’obbligatorietà del patentino di bilinguismo.

La situazione ideale sulla quale si basano il nostro sistema sanitario e la proporzionale è che tutto il personale medico o infermieristico sia in grado di parlare correntemente entrambe le lingue. Ma come tutti/e sappiamo, siamo ben lontani dal raggiungere questo obiettivo, anche perché, giustamente, prima che alle conoscenze linguistiche si dà priorità alle competenze e all’esperienza medica. La crescente carenza di medici provenienti dal territorio obbliga all’assunzione di persone provenienti da fuori, chi viene da fuori spesso parla solo una delle lingue ufficiali e passano anni prima che possa raggiungere un reale stato di “bilinguità” e così gli/le utenti continuano a non avere quell’assistenza nella loro lingua madre a cui hanno diritto.

In altri Paesi ci sono esperienze molto positive volte ad andare incontro a una società sempre più multiculturale. Ad esempio lo Städtisches Klinikum München mette a disposizione dei e delle pazienti un servizio di interpretariato interno che copre ben 35 lingue. Questo viene garantito da oltre 100 collaboratrici e collaboratori con formazione di base medica o infermieristica con conoscenze linguistiche da madrelingua. Tale servizio supporta il personale della clinica nella comunicazione con pazienti e loro parenti, ma può essere richiesto gratuitamente dai pazienti stessi. I collaboratori e le collaboratrici addetti al servizio hanno la possibilità di riscattare le ore di straordinari, ricevono un’apposita formazione e hanno la possibilità di seguire corsi di aggiornamento.

Fino a quando non saremo in grado di raggiungere l’obiettivo del bilinguismo medico, riteniamo dovremmo attrezzare altrimenti le nostre strutture ospedaliere, sia per garantire sul breve periodo il diritto a ricevere le informazioni sanitarie nella lingua scelta, sia per avviarci concretamente verso un vero bilinguismo formando il personale nella maniera più adeguata.

Per questo motivo, il Consiglio provinciale impegna la Giunta provinciale

  1. A inserire, nel percorso provinciale di formazione infermieristica, dei corsi facoltativi di interprete/traduttore che diano a infermiere e infermieri gli strumenti per farsi da tramite anche linguistico tra medico/a e paziente, quando necessario.
  2. A proporre nei programmi di formazione continua sanitaria dei corsi di interprete/traduttore specifici aperti a personale medico e infermieristico.
  3. A prevedere dei bonus (economici o di altro tipo) aggiuntivi riservati a chi frequenta i corsi sopracitati.
  4. Sul breve periodo a inserire tra il personale ospedaliero la figura del/lla interprete a disposizione di quelle situazioni in cui il/la medico/a non sono in grado di comunicare nella lingua richiesta dal/la paziente.
  5. A prevedere un modo, possibilmente scritto, in cui il/la paziente possa espressamente dichiarare la lingua nella quale desidera essere informato/a e ricevere la documentazione scritta.

Bolzano, 05.02.2018

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

Esperte/i da tutto il mondo e ora anche quelle/i del Museo naturale altoatesino mettono in guardia dalla perdita massiccia di biodiversità. La moria delle api diffusa ormai in tutta Europa non è che la punta dell’Iceberg.

I bavaresi danno l’esempio: l’iniziativa popolare “Salvate le api” ha raggiunto in brevissimo tempo il numero di firme necessario. Più di mezzo milione di persone hanno sostenuto con la loro firma la tutela della biodiversità, l’ecologizzazione dell’agricoltura e la riduzione dell’uso di pesticidi chimico-sintetici.
L’intento dei cittadini e delle cittadine bavaresi deve valere ancora di più per noi sudtirolesi. Da noi l’intreccio tra agricoltura intensiva, turismo e zone residenziali è molto più stretto rispetto ad altre regioni. Le derive dei pesticidi vanno ben oltre i confini dei campi, finiscono nelle zone abitate e su quelle naturali. Molti esperti temono che le derive possano avere effetti negativi sulla salute degli animali e delle persone. La moria delle api e la rilevante diminuzione delle farfalle sono un chiaro segnale di conflitto ecologico.
All’Alto Adige farebbe bene concentrarsi con tutte le energie a una Svolta ecologica 2030. Avremmo già dovuto iniziare da tempo a impostare in maniera più ecologica la frutticoltura e la viticoltura e a gestire gli allevamenti in modo più adeguato al territorio. Solo così possiamo prevenire il possibile conflitto tra agricoltura e popolazione coinvolta e frenare la perdita di biodiversità.
Da sempre sono il Bauernbund e la Giunta a decidere della politica agricola nella nostra provincia. I politici e le politiche, i funzionari e le funzionarie responsabili sono vivamente invitati/e ad avviare finalmente dei provvedimenti chiari per una Svolta ecologica 2030!

 

Bolzano, 13/02/2019 – consiglieri provinciali Hanspeter Staffler, Brigitte Foppa e Riccardo Dello Sbarba

DISEGNO DI LEGGE PROVINCIALE n. 9/19

Modifica della legge provinciale 19 marzo 1991, n. 5

La Provincia di Bolzano è impegnata da sempre nella cooperazione allo sviluppo con progetti propri, o sostenendo quelli di associazioni e volontari, in diversi paesi del Sud del Mondo. Nel corso del tempo si è consolidato un ottimo gruppo di funzionari e funzionarie provinciali che alla professionalità aggiungono la passione e l’impegno personali e una rete di associazioni che continuano a gettare un ponte di solidarietà tra il nostro territorio e il resto del pianeta. Il risultato sono progetti la cui caratteristica principale consiste nel fatto che le risorse disponibili sono impegnate tutte a beneficio di chi ne ha bisogno.

Paradossalmente, però, tale settore rappresenta ancora una sorta di “Cenerentola” tra le voci del bilancio annuale della Provincia. I fondi disponibili vengono decisi anno dopo anno senza un vincolo preciso. Così, da 25 anni la media degli investimenti è stata di circa 2 milioni all’anno. Se si calcola l’inflazione, il valore reale dell’investimento è dunque diminuito progressivamente.

Su pressione di diverse associazioni, della Caritas, dell’OEW e dello stesso “Comitato provinciale per la cooperazione allo sviluppo” (che è nominato dalla giunta provinciale stessa) nel 2016 e 2017 l’investimento è finalmente salito a circa 4 milioni. Per il 2018 invece l’impegno è di nuovo calato a 3.5 milioni di euro.

Negli ultimi anni si è discusso molto in Europa, e anche in Alto Adige, del tema della migrazione e su un punto l’opinione è unanime: uno dei modi per affrontare questo fenomeno è quello di creare le condizioni per uno sviluppo durevole nei paesi di provenienza.

A questo fine, nel settembre 2015 più di 150 leader internazionali si sono incontrati alle Nazioni Unite e hanno approvato l’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile, i cui elementi essenziali sono i 17 “Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS/SDGs, Sustainable Development Goals)”, che mirano a porre fine alla povertà, a lottare contro l’ineguaglianza, a promuovere sviluppo sociale ed economico nei paesi terzi, ad affrontare i cambiamenti climatici e costruire società pacifiche entro l’anno 2030.

Questi obbiettivi ONU sono esplicitamente citati nell’accordo per il governo provinciale sottoscritto da SVP e Lega, che indica il programma per la XVI legislatura 2018-2023. “La Giunta provinciale – recita l’accordo SVP-Lega – punta a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità fissati dalle Nazioni Unite (UN sustainable development goals). Per il perseguimento di tali obiettivi l’Alto Adige si assume responsabilità a livello sovraregionale ed internazionale, mediante la partecipazione attiva a progetti di cooperazione e collaborazione allo sviluppo”.

Prendiamo dunque sul serio questo impegno. Che cosa possiamo fare come Provincia? Un obbiettivo che ci riguarda direttamente è l’ultimo, il n. 17, che fissa l’impegno finanziario richiesto ai paesi avanzati e che così recita: “Garantire l’intervento dei paesi sviluppati al fine di adempiere pienamente agli obblighi di assistenza allo sviluppo ufficiali, tra cui l’impegno di raggiungere l’obiettivo di destinare lo 0,7% del PIL all’aiuto pubblico allo sviluppo  ai paesi in via di sviluppo e comunque di prendere in considerazione l’ obiettivo di fornire almeno lo 0.20 % di PIL per i paesi meno sviluppati ”.

Con le cifre messe a disposizione finora, l’Alto Adige resta ben lontano da questo obiettivo: sul nostro PIL provinciale, che ammontava nel 2018 a 23 miliardi di euro, 3,5 milioni rappresentano solo lo 0,015%!

Se invece si dovessero prendere sul serio “gli obiettivi di sostenibilità fissati dalle Nazioni Unite (UN sustainable development goals)” citati dal programma della nuova Giunta provinciale, la Provincia dovrebbe mettere a disposizione somme pari allo 0,7% del nostro PIL, che per il 2018 dovrebbero corrispondere a 161 milioni (lo 0,7% di 23 miliardi), o almeno pari allo 0,2% del PIL per i paesi meno sviluppati, che corrisponderebbero a 46 milioni!

Lo scopo di questo disegno di legge (che modifica la legge provinciale n. 5/1991 sulla cooperazione allo sviluppo) è più modesto: ancorare a una quota fissa del bilancio provinciale l’investimento per la cooperazione internazionale, impegnando nel comma 1 la Provincia a destinare a questo scopo almeno lo 0,25% del bilancio annuale (attualmente l’investimento si aggirerebbe intorno ai 12,5 milioni all’anno, che corrispondono allo 0,05% del nostro PIL – ben lontano dalle cifre necessarie a raggiungere sia lo 0,7%, sia lo 0,2% richiesti dall’Onu), valorizzando ed incrementando così un settore di eccellenza della nostra amministrazione.

Nel comma 2 la proposta di legge cita esplicitamente gli obiettivi di sostenibilità fissati dalle Nazioni Unite (UN sustainable development goals), impegnando la Provincia a aumentare progressivamente il proprio impegno per raggiungerli, ma lasciando alla Giunta provinciale di stabilire con una certa libertà l’entità di questo aumento.

Qui trovate il disegno di legge completo.

Bolzano, 12.02.2019

Cons. prov.

Riccardo Dello Sbarba