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UnioniOmosessualiMOZIONE VERDE RIVOLTA AL PARLAMENTO ITALIANO
L’Italia deve affrettarsi a riconoscere i diritti delle coppie omosessuali. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo che con un pronunciamento del 21 luglio 2015 (“Case of Oliari and others vs Italy”, applications no. 18766/11 and 36030/11) ha accolto il ricorso presentato da tre coppie di cittadini italiani per la violazione delle proprie prerogative di legge. Nella vicenda c’è anche un po’ della nostra provincia: infatti l’iniziatore della causa è, con altre 5 persone, Enrico Oliari, presidente dell’associazione Gaylib, originario di Merano, cresciuto in Alto Adige e poi da qualche anno trasferitosi a Trento.
Secondo l’organo di giustizia comunitario, l’Italia è colpevole del mancato rispetto dell’articolo 8 della Convenzione dei diritti dell’Uomo, dove si stabilisce che: “Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza (….) Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto…”
Naturalmente la Corte ritiene che anche una situazione di disuguaglianza nell’esercizio dello stesso diritto tra categorie diverse di cittadini configuri la violazione del diritto stesso per le categorie svantaggiate. In questo senso, il fatto che le unioni tra persone omosessuali non abbiano lo stesso riconoscimento e gli stessi diritti delle unioni tra persone eterosessuali – siano esse coppie “more uxorio” o veri e propri matrimoni – configura per la Corte una violazione dei diritti sanciti dal citato art. 8 della Convenzione dei diritti dell’Uomo.
La Corte europea ha dunque ammonito l’Italia per il mancato rispetto dei diritti delle coppie omosessuali secondo queste parole:
“La Corte ha considerato che la tutela legale attualmente disponibile in Italia per le coppie omosessuali non solo fallisce nel provvedere ai bisogni chiave di una coppia impegnata in una relazione stabile, ma non è nemmeno sufficientemente affidabile”. Per la Corte dunque “un’unione civile o una partnership registrata sarebbe il modo più adeguato per riconoscere legalmente le coppie dello stesso sesso”.
La sentenza entra nel merito dei diritti da riconoscere. I giudici della Corte europea (le cui decisioni sono vincolanti per la legge italiana) parlano di «vita familiare» e «famiglie» gay e affermano che non può bastare la tutela delle unioni omosessuali attraverso i soli registri comunali, contratti privati (per esempio dal notaio) o il riconoscimento di diritti individuali, senza una chiara normativa statale.
Gli elenchi istituiti a livello municipale, infatti, “non hanno effetti sullo stato civile e in nessun modo conferiscono diritti alle coppie omosessuali, mentre gli strumenti di diritto privato falliscono nel rispondere a bisogni basilari che sono fondamentali per regolare i rapporti di una coppia in una relazione stabile e responsabile, come per esempio, tra gli altri, i diritti e gli obblighi reciproci come il sostegno morale e materiale, l’obbligo di mantenimento e i diritti ereditari”.
Anche per questo, rilevano i giudici, è necessario colmare il vuoto legislativo in cui sono state lasciate le persone omosessuali. “Le coppie dello stesso sesso — scrive infatti la Corte — sono in grado di stabilire relazioni stabili e responsabili proprio come le coppie di sesso diverso, e sono in una situazione significativamente simile a quelle delle coppie eterosessuali per quanto concerne il loro bisogno di riconoscimento legale e la tutela delle loro relazioni”.
I giudici di Strasburgo dicono insomma chiaramente che la tutela giuridica delle coppie omosessuali è un diritto umano.
Del resto il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali è ormai legge nella maggior parte delle democrazie europee e occidentali, a cominciare da quell’Irlanda che di recente si è espressa a favore della legge con un referendum. Ancora più fresca, poi, la pronuncia della Corte Suprema americana che di fatto ha legalizzato le unioni omosessuali in tutti gli Stati degli Usa.
La Corte europea ricorda che dei paesi membri del Consiglio europeo, 11 stati (Belgio, Danimarca, Francia, Islanda, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Svezia, Portogallo Spagna, Gran Bretagna) hanno istituito il vero e proprio matrimonio tra persone omosessuali, mentre 18 Stati (Andorra, Austria, Belgio, Croazia, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Irlanda, Liechtenstein, Lussemburgo, Olanda ,Slovenia, Spagna, Svizzera e Gran Bretagna) hanno istituito (in aggiunta o in alternativa al matrimonio omosessuale) il riconoscimento delle unioni civili. Ricorda infine che anche la Corte costituzionale italiana nel 2010 ha invitato il Parlamento a legiferare, istituendo una forma di riconoscimento e protezione legale delle coppie omosessuali.
Tutto ciò considerato, il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano si riconosce
nelle argomentazioni della Corte europea espresse nella sentenza del 21 luglio 2015 sulla tutela dei diritti delle coppie omosessuali, che, come scrive la Corte, “sono in grado di stabilire relazioni stabili e responsabili proprio come le coppie di sesso diverso e sono in una situazione significativamente simile a quelle delle coppie eterosessuali per quanto concerne il loro bisogno di riconoscimento legale e la tutela delle loro relazioni (…) come per esempio, tra gli altri, i diritti e gli obblighi reciproci come il sostegno morale e materiale, l’obbligo di mantenimento e i diritti ereditari” e dunque
invita il Parlamento Italiano e i parlamentari eletti nelle circoscrizioni elettorali della provincia di Bolzano
ad approvare nei tempi più brevi possibili una legge che garantisca il riconoscimento legale e la tutela dei diritti e delle relazioni delle coppie omosessuali, che abbia effetti sullo stato civile delle persone interessate e regoli in modo efficace i diversi aspetti di una relazione stabile e responsabile, come per esempio, tra gli altri: i diritti e gli obblighi reciproci, il sostegno morale e materiale, l’obbligo di mantenimento, i diritti ereditari, la casa, la salute.
Cons. Provinciali
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hans Heiss
Bolzano, 22 luglio 2015

strada dello stelvio; source: www.resegoneonline.it

Strada dello Stelvio; source: www.resegoneonline.it


Lo smantellamento del Parco nazionale dello Stelvio ha già dato il via all’assalto alle risorse naturali di quell’area protetta? Da Milano ci arrivano notizie preoccupanti.
Dalla Lombardia infatti abbiamo ricevuto il testo della Deliberazione della Giunta regionale nr. 3609 approvata nella seduta del 21 maggio 2015 che ha come oggetto “PROTOCOLLO D’INTESA CON LA PROVINCIA DI BOLZANO PER LA VALORIZZAZIONE DELL’AREA DELLO STELVIO”. La delibera approva appunto questo protocollo d’intesa, allegato alla delibera stessa, che porta le firme del Presidente Maroni e del Presidente Kompatscher.
Il protocollo d’intesa ha al centro il progetto della costruzione di un “traforo stradale” da costruirsi sotto il passo dello Stelvio, tra l’alta Valtellina e la Val Venosta, con collegamento verso la val Mustair e i Grigioni.
Il protocollo, con allegata una scheda tecnica, giustifica il progetto con argomenti di impronta esclusivamente economica, con poco riferimento alla tutela della natura e dell’ambiente, fin qui missione fondamentale del Parco.
Si dice infatti che l’area dello Stelvio ha un’importanza economica decisiva per le popolazioni locali, che le Alpi devono cessare di essere un ostacolo allo sviluppo e alle comunicazioni e dunque vanno “aperte all’Europa” e che le popolazioni devono poter decidere in prima persona su che cosa fare del proprio territorio.
Viene ricordato anche che il progetto per quanto riguarda la Lombardia risale al 2002, anno in cui è stato predisposto dal comune di Bormio un primo studio.
Tale progetto, tra l’altro, per la Lombardia sarebbe alternativo alla realizzazione di un collegamento ferroviario tra Tirano ed Edolo, con tunnel di Mortirolo, progetto già inserito negli strumenti urbanistici ma che ora la Giunta Maroni pare voler abbandonare.
Quindi, strada invece che rotaia.
Altri dettagli:
• il finanziamento del tunnel stradale sotto lo Stelvio, e fin da subito delle diverse fasi di progettazione, verrebbe garantito dal Fondo Comuni Confinanti, dunque a carico della Provincia di Bolzano;
• la realizzazione del tunnel verrebbe affidata a “Infrastrutture Lombarde Spa”, che curerebbe tutte le procedure di appalto;
• nei prossimi due anni dovrebbe essere portato a termine il primo studio di fattibilità, interamente finanziato dal Fondo per i Comuni Confinanti;
• il protocollo ha validità di 3 anni, poi si tratterebbe, in base ai risultati dello studio di fattibilità, di passare all’elaborazione del progetto preliminare; questa fase verrebbe finanziata per quota dalle amministrazioni interessate, laddove per la Lombardia ancora una volta verrebbe utilizzato il Fondo Comuni Confinanti.
Non sappiamo se questo protocollo sia poi stato firmato anche dal Presidente Kompatscher.
Ci sembrerebbe paradossale che si intraprenda questa strada senza che, in Sudtirolo, nessuno ne sappia nulla.
Certo è che, comunque sia, va fatta chiarezza e che – firmato o no il protocollo – la Delibera della Giunta regionale Lombarda esprime certamente le intenzioni della Giunta Maroni e certamente il Presidente Kompatscher, e/o l’assessore competente, e/o la Giunta provinciale ne devono essere al corrente.
Su questo progetto va fatta assoluta chiarezza, poiché una simile opera avrebbe un impatto enorme che cambierebbe totalmente – nel bene o nel male va valutato attentamente – l’economia, la società e l’ambiente dell’area dello Stelvio e la stessa missione del Parco.
Si chiede:
1. Il Presidente Kompatscher ha firmato questo protocollo d’intesa con la Regione Lombardia? Se sì, per quali ragioni economiche, sociali e ambientali la Giunta provinciale considera la possibilità di un’opera simile?
2. Se il Presidente Kompatscher non ha firmato tale protocollo d’intesa, quali sono le ragioni della mancata firma? Il progetto è comunque sul tavolo del confronto tra Regione Lombardia e Alto Adige? Come si prevede che si sviluppi il confronto tra le due amministrazioni su questo argomento?
3. Come ritiene la Giunta provinciale di informare e far partecipare la popolazione altoatesina, e in particolare quella della Val Venosta, alla valutazione di questo progetto, o comunque su questa richiesta della Lombardia? E perché finora l’informazione è mancata?
4. La Giunta provinciale ritiene che anche per il Sudtirolo un tunnel stradale sotto lo Stelvio sia un’opera da valutare e che potrebbe avere vantaggi per il nostro territorio, oppure ritiene di dover fin d’ora scartare questo progetto in quanto non interessante e forse anche nocivo per il nostro territorio? In un caso o nell’altro, se ne chiede le ragioni.
Bolzano, 15 luglio 2015
Firmato Cons.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hans Heiss
Delibera della Giunta regionale della Lombardia n. 3609 del 21.5.2015 e allegati protocollo d’intesa col Sudtirolo e scheda tecnica:
[gview file=”http://www.verdi.bz.it/wp-content/uploads/2015/07/21052015-protocollo-stelvio.pdf”]

Una clausura estiva, al termine di una calda fase di campagna elettorale è stata l’occasione per una riflessione e la definizione di possibili nuove linee di indirizzo. Al centro della lavori di questa clausura estiva 2015 tenutasi a Magrè nel maso Bio di Othmar Sanin, c’erano la struttura organizzativa, l’analisi politica e la definizione dei temi da affrontare per il 2016.
Partendo dal bilancio del bene comune che i verdi hanno recentemente adottato, primo partito in Sudtirolo ad adottare tale procedura, sono stati affrontati i punti di forza e debolezza,  le potenzialità di uno sviluppo  organizzativo sostenibile.
Si è preso atto con soddisfazione della concordanza di obiettivi politici, di valori e stili di vita personale dei verdi. Va ancora migliorata la presenza verde nei comprensori. Già oggi gran parte dei voti verdi proviene dalle zone rurali, ma nell’immaginario collettivo i verdi continuano ad essere considerati come esclusivamente rappresentanti del territorio urbano.
Una delle decisioni della clausura è stata quindi quella di puntare a partire dall’autunno, ad un capillare collegamento con il territorio. I gruppi di lavoro interni al partito hanno necessità di essere valorizzati e collegati reciprocamenti più efficacemente tra loro.
Al momento sono attivi quattro gruppi di lavoro: Donne Verdi, Young Greens, verdECOnomia ed il gruppo sociale; i gruppi definiscono le linee della politica verde nei rispettivi settori di competenza, producono proposte nel settore legislativo ed esprimono pareri sulle proposte dell’amministrazione provinciale.
L’analisi del risultato elettorale e la successiva formazione delle coalizioni hanno nuovamente evidenziato il contrasto tra le posizioni che vedono i verdi in maggioranza o opposizione. In modo evidente ciò emerge dalle situazioni di Merano dove si è vissuto il passaggio da opposizione al governo della città, ma anche dai comuni dove è invece si è vissuto un passaggio contrario come Laives e Bressanone, mentre a Bolzano ci si trova („waiting Benko…!“) in una situazione intermedia. Nessun partito attualmente ha al suo interno talmente tanti scenari diversi ed è quindi una grande sfida convivere con questi contrasti, senza rinnegare il proprio profilo.

Solo continuando nel lavoro sui temi che stanno alla base dei nostri valori ecosociali potrà essere garantito il mantenimento di questo difficile equilibrio, senza mai perdere di vista l’importanza della comunicazione sia interna che esterna.
A livello tematico vediamo la più grande necessità di intervento nell’ambito delle politiche sociali, anche perché ci consideriamo la forza politica più decisa nell’impegno per la solidarietà e la parità dei diritti. Accanto alle tematiche ambientali è quindi proprio il sociale il punto più importante sulla nostra agenda lavorativa.
Principale obiettivo della politica verde rimane quello di cambiare la società secondo un modello che che sia sostenibile. È chiaro che la possibilità di raggiungere questo obiettivo sono maggiori all’interno di una coalizione di governo e dove le condizioni politiche lo permettono i verdi non mancano di mettere a a disposizione le proprie capacità di governo. Dove questo non è possibile i verdi continueranno a svolgere il servizio di opposizione con coscenza e competenza.
Qui trovi altre foto della Klausur.

Brigitte Foppa e Giorgio Zanvettor
Co-Portavoce portavoce Verdi Grüne Vërc

Magrè sulla strada del vino, 11 luglio 2015

Hans Heiss, Brigitte Foppa, Riccardo Dello SbarbaIn Consiglio Provinciale questa settimana viene discussa la nuova Legge sulla Cultura. Molti rappresentanti del mondo culturale hanno accolto favorevolmente la legge – anche se si è notato una forte spaccatura nelle vedute tra il mondo della cultura tedesca e quella italiana, mentre un ruolo a parte anche questa volta gioca il piccolo ma molto attivo mondo ladino.
Come già notato nel dibattito su altre leggi di questa Giunta (Formazione, Personale) invece di una vera visione prevale lo spirito del „mettere a posto“, del riordinare – come si fa al cambio di stagione. E così anche questa legge è più un “testo unico” che una legge di nuovo orientamento.
Partiamo dal positivo: Le correzioni della prassi vigente proposte dalla legge sono in gran parte da salutare con favore. In particolare apprezziamo il riconoscimento del diritto alla cultura per tutte le persone che vivono nella nostra provincia, come anche il riconoscimento del principio della non-discriminazione. Per quanto riguarda le case editrici, riteniamo che il tempo fosse stramaturo per incentivare economicamente l’attività editoriale e le pubblicazioni. Un passo avanti è anche la possibilità di finanziamenti triennali (benché riservati a un „nucleo ristretto di consueti beneficiari“ (??)). Buone anche le nuove possibilità di sostenere il mondo creativo con premi e concorsi.
Ma da due giovani assessori ci si poteva aspettare di più. Avrebbero potuto „pensare avanti“ e creare qualcosa di veramente nuovo. Purtroppo il Duo Achammer/Tommasini ha perso un’occasione d’oro per superare finalmente la profonda divisione dei mondi culturali che si estende dalle ripartizioni cultura passando per le consulte arrivando fino alla (mancata o non esplicitata) promozione di progetti ed organizzazioni interculturali.
Non c’è traccia di tutto questo nella „nuova“ legge sulla cultura.
Le ripartizioni restano separate, la Consulta Mista (creata nel lontano 1958 e, vista oggi, sembra quasi incredibile l’apertura delle vedute di allora) viene abolita, la Consulta Comune, introdotta dalla legge, resta senza chiari compiti e dal fatto che si riunirà una volta all’anno in seduta aperta al pubblico si evince purtroppo che non avrà nulla di rilevante da dire, da fare e da decidere.
Si è anche persa l’occasione di tirare una chiara linea di confine tra incarico pubblico e sussidiarietà. Anche in futuro persisterà la concorrenza tra chi fa cultura da privato o in un’associazione e la molto più ricca e potente (ma magari non altrettanto creativa) Provincia.
In conclusione una legge che va bene, fatta da funzionari che sanno fare il loro mestiere. Un buon artigianato, si potrebbe dire. Il tocco creativo, il coraggioso colpo di genio, lo avrebbe dovuto dare la politica. Forse era chiedere troppo da una Giunta che risulta esser fatta più da amministratori ed esperti della comunicazione che da persone con una visione per la nostra provincia.
14.07. 2015
Cons. Prov. Brigitte Foppa, Riccardo Dello Sbarba, Hans Heiss
In aula presenteremo una relazione di minoranza e due ordini del giorno (riguardanti la unione delle ripartizioni cultura sotto lo stesso tetto e la provincializzazione della SIAE).
La relazione di minoranza di Brigitte Foppa:
[gview file=”http://www.verdi.bz.it/wp-content/uploads/2015/07/Minderheitenbericht-Kulturgesetz-de-it.pdf”]

Una clausura estiva, al termine di una calda fase di campagna elettorale è stata l’occasione per una riflessione e la definizione di possibili nuove linee di indirizzo. Al centro della lavori di questa clausura estiva 2015 tenutasi a Magrè nel maso Bio di Othmar Sanin, c’erano la struttura organizzativa, l’analisi politica e la definizione dei temi da affrontare per il 2016.

Partendo dal bilancio del bene comune che i verdi hanno recentemente adottato, primo partito in Sudtirolo ad adottare tale procedura, sono stati affrontati i punti di forza e debolezza,  le potenzialità di uno sviluppo  organizzativo sostenibile. Si è preso atto con soddisfazione della concordanza di obiettivi politici, di valori e stili di vita personale dei verdi. Va ancora migliorata la presenza verde nei comprensori. Già oggi gran parte dei voti verdi proviene dalle zone rurali, ma nell’immaginario collettivo i verdi continuano ad essere considerati come esclusivamente rappresentanti del territorio urbano. Una delle decisioni della clausura è stata quindi quella di puntare a partire dall’autunno, ad un capillare collegamento con il territorio. I gruppi di lavoro interni al partito hanno necessità di essere valorizzati e collegati reciprocamenti più efficacemente tra loro. Al momento sono attivi quattro gruppi di lavoro: Donne Verdi, Young Greens, verdECOnomia ed il gruppo sociale; i gruppi definiscono le linee della politica verde nei rispettivi settori di competenza, producono proposte nel settore legislativo ed esprimono pareri sulle proposte dell’amministrazione provinciale. L’analisi del risultato elettorale e la successiva formazione delle coalizioni hanno nuovamente evidenziato il contrasto tra le posizioni che vedono i verdi in maggioranza o opposizione. In modo evidente ciò emerge dalle situazioni di Merano dove si è vissuto il passaggio da opposizione al governo della città, ma anche dai comuni dove è invece si è vissuto un passaggio contrario come Laives e Bressanone, mentre a Bolzano ci si trova (“waiting Benko”!) in una situazione intermedia. Nessun partito attualmente ha al suo interno talmente tanti scenari diversi ed è quindi una grande sfida convivere con questi contrasti, senza rinnegare il proprio profilo.

La Giunta provinciale non approvi il piano per lo sfruttamento idroelettrico delle acque, scritto sotto la pressione della lobby dei produttori.
GrosswasserkonzeptionenNella seduta di martedì prossimo la Giunta provinciale ha intenzione di approvare il piano che elenca i corsi d’acqua ancora sfruttabili a scopo idroelettrico. Il nuovo testo è un regalo ai produttori e un danno per l’ambiente- Inoltre la nuova artificiosa classificazione riduce drasticamente la certezza del diritto.
Dopo la levata di scudi della lobby dei produttori contro la prima versione presentata a giugno, l’assessore Theiner si è fatto trascinare in una trattativa da cui è uscita una seconda versione, totalmente modificata e peggiorativa, del piano. Il trucco: le categorie per classificare i corsi d’acqua sono passate dalle due originali (corsi d’acqua totalmente tutelati e corsi d’acqua ancora sfruttabili) a quattro, con l’inserimento di due “categorie grige” di corsi d’acqua ancora sfruttabili a certe condizioni.
In questo modo:

  • i corsi d’acqua totalmente tutelati sono scesi dai 386 della prima versione ai 213 del piano attuale;
  •  corsi d’acqua sfruttabili senza limitazioni sono anch’essi diminuiti dai 34 del vecchio piano ai 27 del nuovo; ma ciò non è un progresso, poiché:
  • nel nuovo piano sono comparsi i corsi d’acqua sfruttabili a certe condizioni: ben 180. Di questi 74 sono sfruttabili a condizioni più severe e 106 a condizioni meno rigide.

Con questo gioco di prestigio, i corsi d’acqua liberamente sfruttabili, oppure sfruttabili a certe condizioni sono in tutto 207 sui 420 totali.
Ciò significa che per il 50% dei nostri corsi d’acqua resta aperta la porta per un ulteriore sfruttamento idroelettrico, mentre nella prima versione del piano solo l’8% era lasciato disponibile e ben il 92% veniva messo totalmente sotto tutela.
Se martedì prossimo la Giunta approverà questa nuova versione si scatenerà una nuova corsa allo sfruttamento dei nostri fiumi e torrenti, che già oggi sono sottoposti a una pressione che ne compromette la qualità e la naturalità.
Questo nuovo massiccio sfruttamento di fiumi e torrenti è intollerabile per l’ambiente naturale.
Oggi infatti:

  • Già esistono in Alto Adige circa 1.000 concessioni idroelettriche
  • Solo il 7% dei nostri corsi d’acqua ha conservato ancora il proprio aspetto naturale;
  • Il Sudtirolo dà già il suo contributo allo sviluppo delle energie rinnovabili, producendo con l’idroelettrico il doppio di energia (circa 6.000 kWh/anno) di quanto consuma (3.000 kWh/anno).
  • L’86% di questa energia viene prodotta dalle 30 grandi centrali idroelettriche.
  • Le circa 970 medie e piccole centrali producono invece solo il 14% dell’energia, ma comportano un notevole danno ambientale, poiché penetrano capillarmente fino all’ultimo torrente e, per la loro diffusione, è molto difficile controllare il rispetto dei parametri ambientali (soprattutto il deflusso minimo da garantire nell’alveo naturale).

Il nuovo piano crea inoltre una maggiore incertezza del diritto.
Le due “categorie grige” danno adito a diverse interpretazioni sullo stato dei corsi d’acqua, sulle misure di compensazione eventualmente offerte e sulla valutazione della loro efficacia. In più, il piano contiene un lungo elenco di possibili deroghe ai criteri fissati, che nella nuova versione sono state ulteriormente ammorbidite in favore dei produttori.
La conseguenza è che ogni richiesta di concessione darà origine a contenziosi la spunterà e alla fine chi è in grado di pagarsi un buon avvocato e qualche perizia tecnica favorevole. Oppure chi potrà contare su qualche “santo in paradiso” nella politica.
Insomma: il passato non ha insegnato nulla!
Con questo piano di sfruttamento delle acque si vanificano totalmente i buoni propositi inseriti nella legge n. 2 del 2015, che prevedeva che nuove concessioni idroelettriche fossero possibili solo dopo l’approvazione di un organico “Piano provinciale di tutela delle acque”, basato su criteri rigorosamente scientifici. Con questa legge la Giunta Kompatscher aveva inaugurato un’epoca nuova, visto che la vecchia Giunta Durnwalder non aveva mai voluto approvare un “Piano di tutela” per lasciarsi le mani libere nel campo dell’energia.
Ma anche nella legge del “nuovo corso” (nr. 2. del 2015) era purtroppo stata inserita una disgraziata deroga: l’art. 34 prevedeva che se entro il giugno 2015 il Piano di Tutela non era pronto, si potesse approvare una sorta di stralcio provvisorio per riaprire la porta allo sfruttamento idroelettrico. Detto, fatto: arrivati a giugno il Piano di tutela non è stato predisposto e allora si passa al “piano stralcio”, dove ad essere stralciate sono le ragioni dell’ambiente, oltre che i buoni propositi della Giunta Kompatscher.
Invitiamo la Giunta provinciale:
1. a non approvare questa pessima versione del “piano stralcio”
2. a stabilire la messa sotto tutela, provvisoria e cautelativa, di tutti i corsi d’acqua dell’Alto Adige
3. a lavorare per una rapida approvazione di un organico “Piano provinciale di tutela delle acque”, basato su criteri rigorosamente scientifici
4. a esaminare nuove concessioni solo dopo l’approvazione di questo Piano di Tutela.
Consiglieri provinciali
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hans Heiss
BZ, 13.07.2015

Alexander LangerVent’anni fa Alexander Langer, parlamentare europeo dei Verdi, scelse di porre fine alla sua vita sulle colline di Firenze. Gli innumerevoli scritti lasciati dal fondatore della Neue Linke/Nuova Sinistra – da cui germogliarono i Verdi-Grüne-Vërc e le prime Liste verdi in Italia – rappresentano a tutt’oggi una lezione politica preziosa per molte e molti di noi, non solo in Sudtirolo.
Rileggere Alexander Langer ci permette di ricordare da dove veniamo, i principi fondamentali su cui si fonda il nostro movimento.
Ricordare che i Verdi del Sudtirolo sono innanzitutto inter-etnici: per aprire quelle “gabbie” anche mentali che ancora imprigionano la politica e la società sudtirolese in gruppi linguistici serve il nostro impegno quotidiano – e la fatica – alla convivenza, al plurilinguismo, all’interculturalità.
Ricordare che la politica non è finalizzata unicamente né all’esercizio del potere in sé, né a sterili esercizi di stile: all’interrogativo tra lotta e governo, noi rispondiamo stando dalla parte delle persone e dell’ambiente, di chi non ha voce e diritti, anziché da quella del “sistema dei partiti”.
Ricordare che prima di “agire localmente” occorre “pensare globalmente”, alzare lo sguardo oltre i nostri confini regionali: non c’è questione politica che sia sconnessa dal resto del mondo.
Il nostro continente è difronte a scelte cruciali. “L’Europa muore o rinasce a Sarajevo” denunciò Alexander Langer allo scoppio della guerra in Bosnia, proponendone l’ingresso nell’Unione Europea. 20 anni dopo l’Europa muore o rinasce ad Atene, al centro di uno scontro senza precedenti tra le istituzioni finanziarie internazionali e un paese messo in ginocchio dalle misure di austerità, minacciato con l’uscita dall’euro. L’Europa muore o rinasce al Brennero, dove alla libera circolazione delle merci non corrisponde quella di chi fugge da conflitti, povertà e crisi ambientali. Il Mediterraneo, stretto tra crisi del debito e flussi migratori globali, è il simbolo di un’Europa debole, che rinuncia alla sua missione originale.
A noi resta la responsabilità di resistere alle sirene del “non ci sono alternative”, ai politicismi, a governi sempre più distanti dai rappresentati, con milioni di elettrici ed elettori allontanati dalle urne. Continuare la giusta opera di Langer significa restituire fiducia alla politica, come luogo nel quale si immagina e democraticamente si costruisce un mondo – e quindi un’Europa – migliore.
I/le Verdi dell’Alto Adige/Südtirol
Testo di Valentino Liberto
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Vent’anni fa moriva Alexander Langer; a fine luglio saranno 30 anni dalla morte improvvisa di Andreina Emeri. Noi Verdi Grüne Verc li vogliamo ricordare, iniziando domani mattina con la distribuzione dei pensieri langeriani in Piazza Stazione. A fine mese racconteremo, nel quartiere Casanova, chi era Andreina Emeri.
 

Disabili: un lavoro regolare, un reddito di base, scuole inclusive (private comprese) e treni accessibili, a cominciare dalla “barriera” di Fortezza.inklusion
Le proposte dei Verdi sulla nuova legge sulla disabilità, in aula questa settimana.
Verrà discussa questa settimana in Consiglio provinciale la nuova legge sulla disabilità. I Verdi, dopo aver ottenuto significativi miglioramenti in Commissione Legislativa, hanno preparato per il trattazione in aula proposte per garantire ancora più inclusione e pari opportunità alle persone disabili:

  1. Un lavoro regolare: la persona disabile ha diritto a un normale posto di lavoro. Oggi sono ancora troppe le persone che, pur in grado di lavorare, rimangono in un “laboratorio protetto”, che non garantisce una retribuzione dignitosa né contributi pensionistici. Per questo i Verdi propongono di incentivare le imprese all’assunzione delle persone disabili, garantendo ad esse contributi per compensare l’eventuale ridotta produttività e finanziare un tutoraggio interno di sostegno.
  2. Un “reddito di base” per chi lavora nei “Laboratori protetti”: oggi è prevista una mancia di 180 euro al mese. I Verdi propongono che alle persone disabili sia garantito una retribuzione minima pari al “minimo vitale provinciale” per singola persona: circa 600 € al mese.
  3. Scuole inclusive, anche le private: ogni scuola deve offrire un percorso scolastico inclusivo alle persone disabili. La situazione non è soddisfacente soprattutto in molte scuole private paritarie e riconosciute, che di fatto scoraggiano l’iscrizione di persone disabili. Se una scuola è parificata e riceve finanziamenti pubblici, deve accogliere persone disabili quanto le scuole pubbliche.
  4. Trasporti, anche il treno deve essere accessibile. Muoversi è un diritto fondamentale, ma per le persone disabili diventa un’impresa. I trasporti pubblici devono adottare tutte le tecniche disponibili. Una barriera invalicabile è costituita dalla linea ferroviaria del Brennero. Stazioni e treni devono essere accessibili: questo va fissato nel contratto di servizio tra Provincia e Trenitalia. Emergenza assoluta: la stazione di scambio di Fortezza, che non ha neanche un ascensore per arrivare ai binari.

Le proposte dei Verdi sono illustrate nella relazione di minoranza del consigliere Riccardo Dello Sbarba, membro della 4a Commissione Legislativa, e verranno proposte in aula attraverso numerosi emendamenti e due ordini del giorno.
Consiglieri provinciali
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hans Heiss
BZ, 01.07.2015

La relazione del consigliere Riccardo Dello Sbarba
[gview file=”http://www.verdi.bz.it/wp-content/uploads/2015/07/Minderheitenbericht-de-it.pdf”]

EnciclicaVerdePrecetti verdi.
Perfino il Papa chiede una conversione ecologica.
Papa Francesco seguendo con coerenza le orme del suo patrono, Francesco d’Assisi, rivolge nella sua enciclica dedicata all’ambiente un invito urgente al mondo per rinnovare il “dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta”.
Degno di nota è che tale Enciclica sia stata presentata il 19 giugno a Roma da Hans Joachim Schellnhuber, il direttore dell’Istituto per la ricerca sulle conseguenze climatiche di Potdsam. (Potsdamer Instituts für Klimafolgeforschung). Secondo Schellnhuber questo documento dimostra come fede e ragione, morale e scienza non siano in contraddizione, anzi, “solo insieme possono rendere giustizia alla complessità del creato”.
Questo Papa, non a caso sudamericano, collega all’aspetto ecologico anche quello sociopolitico. Dopo aver criticato fortemente l’economia neoliberale (“Questa economia uccide”), afferma con chiarezza che non è la crescita della popolazione mondiale a essere causa del cambiamento climatico, cosa che Schellnhuber sottolinea e conferma anche dal suo punto di vista: “Non sono le masse dei più poveri che cambiano il clima, ma il consumo dei pochi ricchi”.
Ma i più poveri sono quelli che sentono con maggiore violenza le conseguenze del cambiamento climatico. Papa Francesco parla di “debito ecologico”. Il riscaldamento globale, causato dall’enorme consumo di pochi Paesi ricchi, riversa le sue conseguenze sulle zone più povere della Terra, con gli effetti che conosciamo: siccità, fame, fuga. Ai lamenti della terra si uniscono i gemiti “degli abbandonati del mondo“.
Se siamo noi Verdi a esprimerci in modo così chiaro, veniamo tacciati di fondamentalismo ecosociale. Ora siamo in buona compagnia.
L’invito dell’enciclica ad agire con urgenza non deve ridursi a un mero appello spirituale, ma richiede dei passi concreti, soprattutto per ciò che riguarda le politiche climatiche. E il cattolico Alto Adige/Südtirol dovrebbe prendere sul serio questa enciclica, anche perché la nostra provincia, nonostante i tanti buoni propositi, non è così virtuosa come potrebbe invece essere, soprattutto per quanto riguarda le misure per la protezione del clima, il consumo idrico e di suolo, e l’inquinamento.
BZ, 19.06.2015
Brigitte Foppa, Giorgio Zanvettor
Sepp Kusstatscher
Hans Heiss, Riccardo Dello Sbarba

Cristina Kury - Paul Rösch
Die Entscheidung Cristina Kurys, auf einen Stadtratsposten zu verzichten, hat weit über die grünen Parteigrenzen hinaus Verwunderung, vor allem aber große Bewunderung ausgelöst.
Die meistgewählte Meranerin hat sich dafür entschieden, „Platz für Neues“ zu schaffen und die Regierungsbildung unbelastet von vergangenen Fronten vonstatten gehen zu lassen.
Als grüne Partei tut es uns zwar leid, dass die lange politische Karriere von Cristina Kury nicht mit einer Regierungserfahrung gekrönt wird, wie es nur verdient gewesen wäre – zugleich erfüllt uns die Entscheidung unserer Grande Dame mit Stolz und Bewunderung.
Denn nach Patrizia Trincanato macht eine weitere Grüne vor, wie nachhaltige Politik zu verstehen ist. Nämlich vorrangig nicht als Erfüllung persönlichen Ehrgeizes, sondern als Dienst an der Allgemeinheit, der in vielen verschiedenen Rollen erfolgen kann – und der als echter „Zivildienst“ (Hans Heiss) immer auch ein Amt auf Zeit ist, einem größeren Ganzen, dem Gemeinwohl untergeordnet.
Frau Kury hat ein großes Zeichen gesetzt. Wir wünschen ihr und dem Bürgermeister Paul Rösch alles Gute bei der Leitung der Meraner Stadtpolitik – auf dass das „grün-bürgerlistige“ Tandem weiterhin Rückenwind haben möge!
 
Brigitte Foppa und Giorgio Zanvettor
Co-Landesvorsitzende
Bozen, den 14.06.2015