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Coi piedi per terra…?
Frammenti di una ricerca collettiva intorno a un termine „irritante“.
Abbiamo parlato di „Bodenständigkeit“, dopo che ci eravamo inciampati su questo termine, nell’elaborazione della „Vision“ dei Verdi Grüne Vërc. Il „Törggelen“ ci pareva un luogo e una forma adatti per farlo.
Der „Stein des Anstoßes“ (nel senso che ha fatto rotolare altri sassi…) era questa frase:
„Die Bodenständigkeit und die verschiedenen Sprachen Südtirols sind für uns wertvoll.“ (che in traduzione letterale potrebbe essere reso così: Viviamo l’essere coi piedi per terra e le diverse lingue del Sudtirolo come un patrimonio prezioso.)
Abbiamo scelto di partire dalle posizioni polarizzate, riassunte da Corinna (contraria al termine) e Toni (che lo difende):

Bei der Diskussion über unsere Vision sind wir über den Begriff „Bodenständigkeit“ gestolpert. Vielleicht liegt das daran, dass wir dieses Wort nur mit alten, eher „konservativen“ Synomymen  wie Erd- und Heimat verbunden oder sesshaft und heimisch in Verbindung gebracht und es daher auch mit „legame con la propria terra“ übersetzt haben.
Es gibt aber auch eine andere Bedeutung von Bodenständigkeit, die wir für unsere Vision verwenden sollten. Denn Bodenständigkeit sollte m. E. nicht (nur) durch eine Verbundenheit zum Wohnort / zur „Heimat“ definiert sein. Bodenständigkeit sollte vielmehr Haltungen oder  Einstellungen zum Ausdruck bringen: Klarheit im Blick, Realitätsnähe und unkomplizierte Denkweisen auch in Fragen der Komplexität. Bodenständig hieße demnach „auf dem Boden (der Tatsachen) stehend“ und hätte die Bedeutung von „geerdet“ (con i piedi per terra).
In einer Zeit, wo Flexibilität gefragt und gefordert ist, könnte dieser Begriff vor allem „Ruhe im Inneren“ oder „Sicherheit und Achtsamkeit“ bedeuten.
Bodenständig wäre so betrachtet nichts Statisches und Unverrückbares, sondern die Voraussetzung, um von einer sicheren Basis aus Neues zu wagen, innovative und kreative Lösungen anzustreben.
(Toni Ladurner)

 

La Bodenständigkeit mi sembra un concetto inadeguato alla nostra realtà (la “Bodenständigkeit“ ha a che fare con terra, “radicamento“, radici, provenienza, proprietà, identità… – cosa che proprio noi Verdi dovremmo guardare con grande senso critico…) e ancora di più inadeguato per quanto riguarda il futuro (il futuro porta più incertezze che mai, arrivando a possibilità e scenari che per noi ora nono inimmaginabili – come possiamo, quindi, apprezzare di sentirci “con i piedi per terra“ per innalzarci a guardare lontano…?? Lontano dove? Non abbiamo la minima idea di cosa potremmo vedere in quella lontananza. A parte il fatto che non sappiamo nemmeno dove guardare…;)
Forse l’irritazione nasce anche da un concetto che “sento“ tra le righe, e cioè quello che „bisogna prima essere sicuri nella proprio identità (terra, radici, Heimat, Boden…), nel proprio ‘sentire’ per poter poi affrontare bene il mondo“. Questa concezione, spesa soprattutto a livello di insegnamento di lingua, non corrisponde alla realtà (come sappiamo è scientificamente comprovato) e non rende giustizia alle identità che modificano in continuazione. Non si parte da una base, la ‘base“ non esiste, è un concetto ‘inventato’. Non dovremmo noi Verdi legarci proprio a concetti così vecchi e superati.
(Corinna Lorenzi)

 
Ecco alcune delle riflessioni che abbiamo fatto, in modo anche contrastante, ma in un crescendo di comprensione reciproca:

  • A me il concetto rimanda comunque a periodi bui che avevano messo al centro proprio il „Sangue e suolo“.
  • Bodenständig lo sopporto solo se accoppiato a un termine antagonista complementare, tipo „Bodenständigkeit und Weltoffenheit“.
  • Per me è un termine brutto, mi costerebbe fatica votare un partito che ha questo termine nella sua Vision.
  • Per me il termine riporta alle radici e sto riflettendo molto in questo periodo sulla necessità di avere delle radici per poter volare.
  • Attualmente bodenständig non è una parola associata ai Verdi, ma dovrebbe esserlo, perché vorrebbe dire fare una politica più concreta e vicina alle persone, si starebbe di più „auf dem Boden der Tatsachen“ e meno „campati per aria“.
  • Nell’antico motto dei movimenti ecologisti „Pensare globalmente, agire localmente“ si trova già condensato questa complementarietà tra Bodenständigkeit e Weltoffenheit.
  • Sentirsi appartenere a una terra e la concretezza sarebbe necessario anche per gli italiani di questa provincia – e significherebbe essere meno lontani dalle persone. I Verdi sono percepiti a volte „per aria“, forse sono anche solo „troppo avanti“.
  • Il termine si rifa alla „Eigentlichkeit“ di Adorno. Anche se si potesse interpretare nel senso dell’autenticità e della genuinità, bisogna considerare che si colloca comunque in uno spazio semantico „occupato“. La soluzione sta probabilmente nella collocazione all’interno di una dialettica con un termine che contrasta l’eccesso di unilateralità.
  • Bodenständig ha un’accezione anche spirituale, che forse a volte non comprendiamo appieno.
  • Il significato di bodenständig in Tirolo rimanda comunque a Blut&Boden e al DJ Ötzi – ma se ad esempio si guarda questa Stube (al Kinighof a Signat, n.d.r.) si vedono elementi di integrazione con culture diverse. Anche questo è Südtirol!
  • Ho fatto una serie di traslochi e in quelle occasioni si scoprono sempre i legami e la fluttuabilità. Per me la Bodenständigkeit è positiva. I Verdi sono visti più sospesi per aria, l‘unica eccezione è costituita da Hans, che percepisco come veramente bodenständig.
  • I Verdi sono nati proprio in contrapposizione a un Sudtirolo percepito come statico e chiuso su sé stesso e sulle proprie tradizioni in modo asfittico. Non a caso si chiamavano molto esplicitamente Alternative Liste für das Andere Südtirol (ALFAS), con due riferimenti alla diversità, all’apertura. Oggi bisogna trovare un nuovo modo di contestualizzarsi, nei tanti dibattiti in giro per la provincia il nostro ruolo è spesso quello della controparte, a prescindere.
  • Potrebbe essere anche una questione generazionale? Per noi giovani la Bodenständigkeit non è più un tema. Forse in questo dibattito si specchia di più la differenza tra città e campagna.
  • Le mie associazioni sono positive: Geerdet, nachhaltig, weiblich.
  • Nella mia realtà comunale rilevo diversi tipi di Böden, di suoli (il bosco, i pascoli, il suolo sigillato nei centri…, e poi un diverso suolo nelle varie parti del paese…), di per sé il suolo è il tema più verde in assoluto. Noto che come consigliera comunale verde vengo percepita come quella che disturba la quiete. Verde comunque dà fastidio.
  • Lo stigma che portiamo come Verdi secondo me è legato al fatto che presentiamo lo specchio al Sudtirolo dominante, questo ci rende antipatici. Noto ai dibattiti con gli Schützen che come Verde sono considerata automaticamente come non-bodenständig, e quindi affermarlo nella Vision con forza, mi dà il senso di restituire questa parte di me che l’essere verde mi toglie.
  • Sono in Sudtirolo da molto, ma alla fine si resta sempre Gastarbeiter! Forse è proprio questa Bodenständigkeit che rende il Sudtirolo una terra escludente, mi sembra anche un concetto ridondante e che guarda indietro. Forse anche la somma di regole (che spesso conoscono solo gli addetti ai lavori, gli indigeni, gli Eingeweihten) distrugge i potenziali, la creatività.
  • Bello il dibattito sulla consapevolezza di quello che si è, sono una cittadina del mondo e in molti sperimentiamo l’equilibrio che deriva dall’essere in più terre. A volte spaventiamo come Verdi, perché abbiamo sempre la verità in tasca.
  • La Bodenständigkeit è bella e necessaria, specie per me che lavoro la terra. L’innovazione è possibile solo a partire da buone radici e il senso della realtà – che ad ogni modo non deve mai escludere.
  • Non basta usare il concetto di Bodenständigkeit insieme a un elemento antagonista, lo si deve anche spiegare. Per la Visione una soluzione potrebbe essere mettere delle note a pié di pagina.
  • Tutto dipende dal contesto. È il Südtirol che è bodenständig, non necessariamente noi come Verdi. Per noi può significare la cura dell’ambiente, della terra, specie per chi vive in montagna. Però bisogna liberare la Bodenständigkeit dall’idea di possesso. La terra è di Dio e se vogliamo usare il concetto dobbiamo sempre farlo in senso antipodico (v. le utopie concrete).
  • Ho imparato molte cose oggi. Non provo fastidio per il termine bodenständig, forse perché lo sono. Questo non mi impedisce di volermi magari anche trasferire a Vienna – mentre mia moglie viennese preferirebbe stare qui.
  • Possiamo pensare la Bodenständigkeit più come metodo, come modo di affrontare i problemi, in modo realista, concreto, appunto, coi piedi per terra.

Detto tutto questo (e molto altro e mi scuso per quelle parti che non ho trascritto e quindi restano solo nelle nostre memorie) siamo passati alla sperimentazione „fisica“ della Bodenständigkeit, mangiando, bevendo e chiacchierando, in una Stube in cui su di noi vigilavano, dal soffitto, lo Spirito Santo e, dalla parete, in bella complementarietà, La Divina Commedia.
 
Brigitte/16.11.16
 
 
 

 

Das wird eine anstrengende letzte „Wahl“-Kampfwoche für Florian Kronbichler. Hier eine Liste der öffentlichen Veranstaltungen:

  • Donnerstag, 24. 11. vormittag im Walther-von-der-Vogelweider-Gymnasium in Bozen mit Philipp Achammer und anderen – auch über das Flüchtlingsproblem
  • Giovedì, 24/ 11 – 20.30 h, Cles in Val di Non. La riforma della Costituzione e le autonomie regionali.
  • Venerdì, 25/11 – 17 h Bolzano, con SEL speaker’s corner – angolo Via Museo-Cassa di Risparmio.
  • Venerdì, 25/ 11 – 18.30 h Bolzano, circolo cittadino, Municipio, dibattito sulla riforma costituzionale con Francesco Palermo. Moderatore Toni Visentini.
  • Lunedì/Montag, 28.11. – 20.00 h, Pfatten/Vadena – Riforma costituzionale con Guido Denicolò.
  • Dienstag, 29.11. – 20 h, Jenesien, Info-Abend über Verfassungsreform mit (wahrscheinlich) K.Abg. Renate Gebhard.
  • Mittwoch, 30.11. – 19.30 h – Schabs, Haus der Dorfgemeinschaft, Podiumsdiskussion zur Verfassungsreform zusammen mit SVP, Südtiroler Freiheit, Freiheitliche und Bürgerunion.
  • Freitag, 2.12. – 20.00 Toblach – Einzelheiten noch festzulegen.

Tragischer Unfall am Bahnhof Bozen verweist auf chronischen Flüchtlingsnotstand

Dfiocco neroie traurige Nachricht schaffte es nur knapp in die Schlagzeilen: Letzte Nacht ist ein junger, aus Eritrea geflüchteter Mann am Bozner Bahnhof gestorben, weil er von einem Zug erfasst wurde. Die Hintergründe müssen noch geklärt werden, aber schon jetzt ist eindeutig, dass dieser Unfall zumindest auch auf politisches Versagen verweist, auch auf die Versäumnisse der Bahnverwaltung, ihr eigenes Gelände hinreichend zu kontrollieren.
Seit Wochen stellen die Ordnungskräfte, die Freiwilligen im Einsatz und auch viele Beobachtende fest, dass insbesondere in Bozen die Situation eskaliert. Auf den Treppen des Bahnhofs drängen sich in der Nacht geflüchtete Menschen ohne Unterkunft zusammen, andere schlafen in Hauseingängen, unter Brücken oder anderen mehr oder weniger gefährlichen Stätten in der Kälte. Die Notunterkünfte stehen nur in der Nacht und unter absurden Bedingungen bereit (z.B. Pflichtpräsenz ab 21 Uhr, keine Aufnahme länger als 20 Tage). Die Kältenotunterkunft wurde weit außerhalb des Stadtzentrums in Lagerräumen der Industriezonen eingerichtet. Für diejenigen, die sich dazu entscheiden, dort vor den winterlichen Temperaturen Schutz zu suchen, gibt es nur ungenügende Informationen und vor allem wird kein Transportmittel oder Shuttlebus zur Verfügung gestellt. Es ist schon passiert, dass Personen, die auf dem Weg zum Ex-Alimarket waren, nie dort angekommen sind.
Dabei ist es international verbrieftes Recht von Geflüchteten, ab dem Tag der Gesuchstellung um Asyl, im Gastland aufgenommen zu werden. Darüber hinaus gehört es zum humanitären Auftrag, Hilfe im Notfall zu leisten. Das Land Südtirol und das Regierungskommissariat haben viel zu lange die Augen vor den Hunderten von Geflüchteten verschlossen, die auf eigene Faust nach Südtirol gekommen sind und nun ist es offensichtlich, dass das System zu große Lücken aufweist. Unter anderem bezieht sich die Landesregierung auf die Erfüllung des staatlichen Kontingents, wobei aber keine kontinuierliche Zählung zur Feststellung der Anwesenden und die Aktualisierung der Quote stattfinden.
Unabhängig von Tabellen und Rechenspielen lässt sich das Versagen einer Gesellschaft und ihrer Institutionen auch nur daran ablesen, dass Menschen mit Güterzügen zu flüchten versuchen. Hinterfragen, genau hinschauen, helfen (anstatt nachzurechnen) täte als erstes Not.
 
Bozen, 22.11.16
Brigitte Foppa, Riccardo Dello Sbarba, Hans Heiss

Das italienische Parlament hat im Frühjahr mit den Stimmen der Regierungsmehrheit beschlossen, die Verfassung des Staates in wesentlichen Punkten abzuändern. Über diese so genannte Verfassungsreform werden die Bürgerinnen und Bürger am kommenden 4. Dezember in einem Referendum endgültig entscheiden. Mit Ja oder Nein – ob sie in Kraft tritt oder nicht.
Wir Grünen sind verantwortungsbewusste Staatsbürgerinnen und Staatsbürger. An der Abstimmung teilzunehmen, ist uns deshalb Selbstverständlichkeit. Die Verfassung ist der Schutzschild unserer Demokratie, so wie auch unserer Autonomie. Es gibt keine gute Landesautonomie ohne gute Staatsverfassung. Selbst die beste „Schutzklausel“ könnte nicht den Schaden aufwiegen, den eine Verschlechterung der Verfassung insgesamt anrichtet. Der Ordnungsruf des SVP-Obmannes Achammer, wonach „wir nur auf Südtirol schauen müssen“ und wonach „alle anderen mit der Verfassungsreform verbundenen Fragen, etwa die Abschaffung des Zweikammersystems, die Umwandlung des Senats in eine Regionenkammer usw. Südtirol nicht zu interessieren haben“, dieser Ordnungsruf entspricht nicht unserem Verständnis von Politik. Auch nicht von Südtirol-Politik. Es geht uns immer auch um das große Ganze.
Uns Grünen ist diese Verfassungsreform nicht geheuer. Ihre negativen Aspekte überwiegen einige fraglos positive bei weitem. Deshalb stimmen wir überzeugt mit Nein. Die punktuellen Gründe für unser Nein sind in dem bescheidenen Grünen-Flyer aufgeführt und werden von den Mandatsträgern der Grünen auf Veranstaltungen landauf landab dargelegt. Sie decken sich weitgehend mit jenen eines breiten politischen Spektrums, das sich ebenfalls zum Nein entschlossen hat. Es sei an dieser Stelle dem „Landeskomitee für das Nein“ gedankt, namentlich dem Verfassungs- und Wahlrechtsexperten Thomas Benedikter für seine engagierten Informationsschriften, die gedruckt wie online zur Verfügung stehen. Der Einsatz für das Nein kennt keine Parteiengrenzen, und sein möglicher Sieg wird keinen Parteinamen tragen.
Im Widerstand zu einer Gegenreform
Wir Grüne sind überzeugt: Italien braucht eine Reform seiner demokratischen Institutionen. Die Reform muss aber auf mehr Demokratie, Durchschaubarkeit und Bürgernähe abzielen und nicht im Dienst der Machterhaltung und unter dem Druck von vorgeblichen wirtschaftlichen Erfordernissen stehen. Die von der Parlamentsmehrheit genehmigte, uns zur Abstimmung vorgelegte Reform ist eher eine Gegenreform. Und unser Nein dazu ist Widerstand: Gegen die Zentralisierung des Staates, gegen Demokratieabbau, gegen die Aushöhlung der Regionalautonomien und gegen das Wahlgesetz „Italicum“, mit dem zusammen die Verfassungsreform zur Verfälschung des Wählerwillens und direkt zum Ein-Mann-Regime führt.
Die Südtiroler Volkspartei leugnet all diese Verwerfungen gar nicht. Sie dient aber die so genannte „Schutzklausel“ für die Regionen mit Sonderstatut als taugliche Entschädigung dafür an. Für uns ist dieses Vorgehen Ausdruck entweder von Naivität oder von Falschspiel. Die Schutzklausel (und deshalb nennen wir sie eine so genannte) garantiert der Südtirol-Autonomie keinen Schutz, und schon gar nicht auf immer. Sie ist eine Aufschubsklausel. Die Nachteile der Verfassungsreform werden uns verzögert und bestenfalls abgemildert treffen. An der Art, die Südtirol-Autonomie zu „überarbeiten auf der Grundlage von Vereinbarungen“ (wie verdächtig schwammig die Formulierung!) wird an einem so genannten „Tavolo Bressa“ bereits gearbeitet. Die Beteuerungen des Unterhändlers Senator Zeller von der „besten jemals erreichten Schutzklausel“ sind so wörtlich zu nehmen wie die Versprechungen des Ministerpräsidenten Renzi vom unmittelbar bevorstehenden wirtschaftlichen Aufschwung Italiens.
Holzweg Freunderl-Autonomie
Das Ja des Landeshauptmanns und der SVP war vorhersehbar und ist verständlich. Sie betreibt ihre Autonomiepolitik nicht auf institutioneller Ebene, nicht von Land zu Staat, sondern vorzugsweise auf der Grundlage von gut gepflegten persönlichen Verhältnissen zum Regierungschef, zu einzelnen Ministern und zur Regierungspartei. Dies geschieht zeitweise durchaus erfolgreich, kann aber längerfristig nicht die Autonomie-Strategie sein und hat ihren Preis. Zu keiner Zeit gab es Zweifel, dass die SVP Regierungschef Renzi beistehen muss in einer Frage, die dieser zum Testfall für sein politisches Überleben gemacht hat. Renzi und sein Südtirol-Verweser Bressa hätten ein Nein zur Verfassungsreform als Verrat und Undank empfunden, und die Rache wäre grausam gewesen. Zu viele Durchführungsbestimmungen, Finanzabkommen, Besserstellungen fußen auf gutem parteilichen Einvernehmen und nicht auf „Rechten“.
So verhält es sich auch mit der „Schutzklausel“ in der Verfassungsreform. Es sei nicht geleugnet: „Unter Freunden“ und „in gutem politischen Einvernehmen“ ließe sich aus ihr so manches herausholen. Aber Senator Zeller übertreibt schwer, wenn er jetzt damit wirbt, dass Südtirol so etwas Großartiges und Sicheres noch nie gehabt habe. Nicht nur mindert er damit die vielen Erfolge und Schutzklauseln herab, die er selber im Laufe seiner über 20jährigen Autonomieverhandlungs-Tätigkeit erreicht hat. Jedes Mal waren es „beste“. Der Verdiente muss sich in Acht nehmen, dass er mit dem Besseren nicht das Gute gefährdet.
Zwiespältiges Argument Schutzklausel
Das Hochjubeln der so genannten Schutzklausel zu einer Art Verfassungs-Unabhängigkeitscharta ist außer widersprüchlich auch schädlich. Warum widersprüchlich? Die Verfassungsreform insgesamt muss wirklich schlimm sein, wenn es für Südtirol notwendig ist, dass es sich vor ihren Auswirkungen mit der besten jemals erreichten Klausel in Schutz zu bringen muss. Die SVP stimmt für etwas, wovor es sich schützt. Dieser logische Widerspruch wird schlafende Hunde wecken. Im Parlament, das morgen das überarbeitete Autonomiestatut wird genehmigen müssen, ist der Groll der Normalregionen bereits vernehmbar. Ministerin und Reformpatin Elena Boschi wird wissen, warum sie in ihrer powerpoint-gestützten Werbe-Show für die Reform die „Schutzklausel“ für die Sonderregionen mit keinem Wort und keiner Grafik erwähnt. Vergessen hat sie sie sicher nicht. Sie will bis zum Referendum Ärger mit den Normalregionen vermeiden.
Das Ja der SVP zu dieser Verfassungsreform wird sich als dauerhafter, folgenschwerer Schaden für die Südtirol-Autonomie herausstellen. Sie verrät für ihre „Schutzklausel“ die Solidarität der übrigen Regionen Italiens. Das kann Südtirol noch teuer zu stehen kommen. Es wird sich herausstellen, dass Autonomie, auch Sonderautonomie, im Rahmen eines Italiens des Föderalismus, des Regionalismus, besser geschützt ist als in einem Italien des Zentralismus und mit bestraften Normalregionen. Der Weg der (gestundeten) Ausnahme von der Verschlechterung ringsum wird sich als Holzweg erweisen. Unter den mächtigen Nachbarregionen rumort es bereits. Und wenn morgen eine (andere) Regierung oder der Verfassungsgerichtshof im Namen „des Nationalen Interesses“ und zum Zweck der „wirtschaftlichen und politischen Einheitlichkeit des Staates“ Südtiroler „Privilegien“ zurückstutzt, und wir in Rom, in Wien, in Europa dagegen protestieren, wird es heißen: Ihr habt doch selber für diese Verfassung gestimmt!
Wir Südtiroler Grünen wollen dann sagen können: Wir waren es nicht!
Deshalb stimmen wir am 4. Dezember mit Nein.
Bozen, 14. 11. 2016
Florian Kronbicher – Parlamentarier
Brigitte Foppa, Riccardo Dello Sbarba, Hans Heiss – Grüne Landtagsfraktion

Das Undenkbare droht wahr zu werden: Ein Wahlsieg Donald Trumps zeichnet sich ab. Aus grüner Sicht ist der Durchmarsch des Populisten eine multiple Katastrophe für das Weltklima.
Erstens für das Klima im engeren Sinne.
Trump ist nicht nur Verfechter der fossilen Energie, der bereits angekündigt hat, künftig auf Kohle und Öl setzen zu wollen, sondern auch einer der letzten Leugner der Klimaerwärmung. Die mühsam gesetzten Schritte der internationalen Gemeinschaft gegen die Klimaveränderung riskieren nun ins Leere zu gehen, mit einem US-Präsidenten Trump sind schwer wiegende Rückschritte in der weltweiten Klimapolitik zu befürchten. Was das für unseren Planeten bedeuten wird, lässt sich gar nicht ausmalen.
Zweitens für das zwischenmenschliche Klima.
Trump steht mit geballter Präpotenz ein für Ausgrenzung, Abschottung, Rassismus und Sexismus. Verschärfungen und Restriktionen der Einwanderungspolitik sind zu erwarten. Wenn Trump auch nur einen Teil seiner Ankündigungen umsetzt, so wird sich das gesellschaftliche Klima in den USA sicher verhärten und über die Grenzen Nordamerikas hinaus eine Kaskade von Ablehnung und Entsolidarisierung nach sich ziehen. Illegalität, Kriminalität, soziales Auseinanderdriften werden die Folge sein.
Drittens für das politische Klima.
Mit Trump gewinnt ein Populist, der durch unglaubliche Oberflächlichkeit und Respektlosigkeit einen politischen Stil auf die höchste Ebene gehoben hat, der uns als Demokratinnen und Demokraten nur anwidern kann. Die Jubelrufe der europäischen Populisten und der auch in Europa im Wachsen begriffene Rechtsruck bestätigen den Eindruck, dass sich eine neue Ära der Politik etabliert, in der Konsens, Vertiefung, fundierte Auseinandersetzung und kulturelle Dichte keinen Platz mehr haben.
Insofern sind auch wir in unserem kleinen regionalen Umfeld von diesem Wahlausgang hart getroffen. Der 8. 11. 2016 ist ein schwarzer Tag für all jene, die sich für eine umweltfreundliche und solidarische, eine auf Zusammenarbeit, Menschenwürde und Gerechtigkeit der Geschlechter bauende Welt einsetzen.
Brigitte Foppa und Hans Heiss,
Co-Landesvorsitzende Verdi Grüne Vërc                                                           Bozen, 9. 11. 2016

Unter diesem Motto fand am Samstag, 5. November 2016 im Palliativzentrum Martinsbrunn in Meran eine Dialogrunde zum Thema “Gärten und Therapie” statt.

klanggarten-martinsbrunnDie grüne Landtagsfraktion setzt sich seit Längerem mit der ökologischen Bedeutung von Gärten auseinander und hat dazu auch schon mehrfach politische Aktionen gesetzt. Gärten sind nicht aber nur Orte der Nachhaltigkeit und der Nahrungsmittelproduktion, sondern auch Stätten von Therapie und Genesung. Alle Menschen, junge und ältere, gesunde und kranke Leute, mit oder auch ohne Beeinträchtigung können davon Nutzen haben. Dem muss auch die Politik Rechnung tragen und hierzu bessere Voraussetzungen schaffen. Mit dieser Zielsetzung hat die Arbeitsgruppe Social&Green zusammen mit der Grünen Fraktion im Südtiroler Landtag eine Dialogveranstaltung organisiert.
Neben Informationen zu Gartentherapie und bestehenden Vorreiterbeispielen in Südtirol wurde auch an einem Forderungskatalog an die Politik gearbeitet. Das Thema der Gärten im Sozialbereich hat eine große Relevanz, wenn es auch immer noch als „neu“ wahrgenommen wird. So ermöglichen Gärten in Strukturen wie Seniorenheimen oder Kliniken mehr Durchlässigkeit zwischen Struktur und Gesellschaft, mehr Selbstbestimmtheit im Genesungsprozess und schließlich auch mehr Lebensqualität und positive Erlebnisse am Lebensende. Deshalb sollten künftig Strukturen im Sozial- und Gesundheitsbereich grundsätzlich mit Gärten und/oder Grünanlagen ausgestattet werden. Hierzu müssen die urbanistischen Voraussetzungen geschaffen werden. Vereine, die jetzt schon mit innovativen Gartenprojekten arbeiten, müssen gefördert werden, die Berufsbilder der GartentherapeutInnen und die entsprechenden Ausbildungswege geschaffen werden.
Die grüne Landtagsfraktion wird in der nächsten Zukunft entsprechende Vorschläge vorlegen – im Wissen, Gärten tun gut und die Gesellschaft braucht sie vermutlich immer mehr!
Es referierten:
Warum braucht unser Wohlstand einen Garten? – Edith Verginer, Gartentherapeutin
Die Wirkung von Musik, Klang, Farben auf die PatientInnen im Klanggarten – Andrea Gabis, Martinsbrunn, Meran
Der Garten der Sinne für naturnahe Erlebnisse im Alten- und Pflegeheim Latsch – Iris Cagalli, Direktorin des Seniorenwohnheims Latsch
Ein Garten für die Wiedereingliederung im Berufstrainingszentrum – Robert Erb, Bezirksgemeinschaft Burggrafenamt
Ein Kunstgarten in der Onkologie in Bozen – Gruppo TERRAE
Moderation: Katharina Erlacher – Blufink
garten-onkologie foppa-tragust
Brigitte Foppa, Riccardo Dello Sbarba, Hans Heiss – Grüne Landtagsfraktion
Karl Tragust –  Sprecher Social&Green

Symptom für gestörte Beziehungen in der Euregio zwischen Tirol und Südtirol?

Anfrage zur schriftlichen Beantwortung:

Urheber: Martin Abegglen. Dieses Bild steht unter einer Creative Commons Lizenz.

Urheber: Martin Abegglen. Dieses Bild steht unter einer Creative Commons Lizenz.


Auch wer große Hoffnungen in die Euregio setzt, sieht aktuell die Beziehungen zwischen dem Bundesland Tirol und Südtirol nicht in Bestform, ja sogar auf einem Tiefstand. Die unterschiedliche Haltung beim Thema des Sektoralen Fahrverbot mit der Klage der Handelskammer Bozen, die chronisch offene Frage von Flüchtlingen und Grenzkontrollen und nun der Versuch des faktischen Importverbots für Vieh aus Tirol durch Bergmilch Südtirol sind Belastungen, die nicht zu beschönigen sind.
Bergmilch und ihr Präsident Joachim Reinalter hatten angekündigt, dass Mila-Mitglieder Abschläge beim Auszahlungspreis der Milch hinnehmen müssten, falls der Anteil „ausländischer Kühe“ in ihren Ställen 10 Prozent übersteige. Diese drohende Kürzung richtete sich auch gegen den Viehverkauf aus Nord- und Osttirol, wo die Viehpreise wegen des abstürzenden Milchpreises in den Keller gefallen sind. Die bereits im Frühjahr 2016 geäußerte Drohung des Präsidenten mag betriebswirtschaftlich nachvollziehbar sein, um Milchüberproduktion und fallende Preise auch südlich des Brenners zu verhindern, sie belastet jedoch die Zusammenarbeit zwischen Tirol und Südtirol, die Euregio und ist ein krasser Verstoß gegen EU-Recht. Obwohl die Sanktion bisher nicht greift und nur dann eintreten soll, wenn die angelieferte Milchmenge von Oktober bis Dezember 2016 die der letzten beiden Jahre übersteigt, ist eine derartige Diskriminierung jedoch Gift für die Beziehungen. Zudem droht damit der Bruch von Unionsrecht – wie der auch südlich des Brenners geschätzte Europarechtsexperte Obwexer betont – und eine Beschwerde an die EU-Kommission in Brüssel wäre durchaus aussichtsreich.
Obwohl Landesrat Schuler abwiegelt und im Gespräch mit seinem Kollegen, Landesrat Josef Geisler, ein Einvernehmen gesucht hat, ist die Verstimmung nördlich des Brenners jedoch ebenso mit Händen zu greifen wie von anhaltender Wirkung, zumal ja auch im Vinschgau seit geraumer Zeit ein faktisches Importverbot von Milch aus dem Tiroler Oberland besteht. Der Verweis auf gute Zusammenarbeit im Bereich des Milchhofs Sterzing allein kann die Missstimmung nicht ausräumen.
Zudem ist bei einer Gesamtbetrachtung der Beziehungen zwischen Tirol und Südtirol unser Land in vieler Hinsicht (etwa im Studienbereich) Empfänger und Vorteilsnehmer, sodass der Bereich der Vieh- und Milchimporte bei weitem kein Detailproblem ist, sondern auf grundlegende Belastungen und dringende Verbesserung hinweist.
Wir richten folgende Fragen an die Südtiroler Landesregierung:

  • Wie beurteilt die Landesregierung den Versuch der Bergmilch Südtirol, den Import von „ausländischem Vieh“ durch Festlegung von Obergrenzen zu stoppen?
  • Liegt hier nicht – über die Störung der Beziehungen zwischen Tirol und Südtirol – ein Verstoß gegen EU-Recht vor?
  • Welche genaue Botschaft enthält der Appell von LR Geisler und Tirols Bauerbundpräsident Hechenberger an die Landeshauptleute Platter und Kompatscher (um Aushändigung einer Kopie wird ersucht)?
  • Wäre es nicht an der Zeit, in einer grundlegenden Aussprache zwischen den Landesregierungen zu versuchen, offene Fragen und Probleme auf vielen Ebenen (Transit, Flüchtlinge, Landwirtschaft) auf lange Sicht abzuklären?

Bozen, 4. 11. 2016
L.Abg.         Hans Heiss         Brigitte Foppa        Riccardo Dello Sbarba

Ein trauriger Tag für Südtirols Gesundheitspolitik, Anlass zum Rückblick in Dankbarkeit

iostoconvipiteno

Kundgebung und Demonstration #iostoconvipiteno im Sommer 2016


Heute schließt die Geburtenstation Sterzing: Der Termin ist kein Ruhmesblatt für die Gesundheitspolitik Südtirols, sondern ein Tag der Trauer und der Niederlage.
Wir Grünen haben die Debatte rund um die Schließung der Geburtshilfe Sterzing aufmerksam beobachtet. Wir sind davon überzeugt, dass hier eine falsche Zielrichtung eingeschlagen, eine fehl geleitete Strategie gewählt und denkbar schlecht kommuniziert wurde.
Der Beschluss der Landesregierung, die Geburtshilfe Sterzing mit 31.10.16 zu schließen, war ein dreifacher Fehlschlag, an den nochmals erinnert sei.
Die gesundheitspolitischen Gründe
Zu Beginn der Diskussion hatte die Landesregierung noch Sparmaßnahmen ins Feld geführt. Wenn auch heute vehement bestritten, war der Rationalisierungsdruck der erste angegebene Grund für das Vorhaben, die Geburtshilfe Sterzing zu schließen. „Wir fahren den Sanitätsbetrieb an die Wand“, so die plakative Aussage von Sanitätsdirektor Mayr bei der Anhörung im Landtag 2015. Nach großer Entrüstung der Bevölkerung, die Sparmaßnahmen anderswo besser angebracht sieht, setzte man in der Folge zuerst auf die Nichterreichung der Mindestzahl von 500 Geburten, dann auf fehlende Abdeckung der 4 Spezialisten laut Forderung des Ministeriums und schließlich auf den Ärztemangel.
Das Krankenhaus Sterzing setzte sich engagiert und erfolgreich dafür ein, nacheinander alle diese Kritikpunkte auszuräumen: die Leistungszahlen des Ministeriums wurden erreicht, die von Rom geforderten personellen und strukturellen Sicherheitsstandards erfüllt.
Die Frage stellt sich daher umso eindringlicher: Was wird mit der Schließung der Geburtshilfe Sterzing erreicht? Eine bestens ausgestattete und mit engagiertem Personal innovativ arbeitende Abteilung von größter Beliebtheit wird geschlossen, auf Vor- und Nachsorge reduziert. Nach Aussagen des Landeshauptmanns wird es keine Personaleinsparungen geben. Die Gebärenden werden nach Brixen umgeleitet, wo aber bereits jetzt personelle und infrastrukturelle Probleme bestehen.
Die lokal- und demokratiepolitischen Gründe
Die exzellente Qualität Sterzings im Bereich Geburtshilfe ist unbestritten, speziell unter Frauen. Die Attraktivität für die Gebärenden weit über das Wipptal hinaus war hoch: 2015 haben 193 Frauen aus den anderen Bezirken Südtirols in Sterzing entbunden. Für das Wipptal ist das Krankenhaus Sterzing, vorab seine Geburtshilfe, ein identitätsstiftender Fixpunkt. Nicht umsonst stellten sich der gesamte Bezirk und alle Gemeinderäte hinter das Team der Abteilung. Die Entscheidung der Landesregierung trifft die Wipptaler Identität ins Mark. Das wird sich demokratiepolitisch rächen und der Vertrauensverlust in die Volksvertretung wird über die SVP hinaus auch andere politische Kräfte treffen.
Die frauenpolitischen und frauengesundheitlichen Gründe
Die gesamte Debatte rund um die „Sicherheit“ der Geburt hat die hart erkämpfte Selbstbestimmung von Frauen während der Geburt leider weit zurückgeworfen. Die Geburt, existentieller Moment im Leben einer Frau, wurde in dieser Diskussion ihrer weitreichenden und ganzheitlichen Dimension beraubt und auf „Standards“ reduziert. Dem Bedürfnis und dem Recht der Frauen auf Sicherheit wird man damit am allerwenigsten gerecht. Sicherheit, das wissen Frauen und Hebammen am besten, umfasst nicht nur die Verfügbarkeit von medizinischem Fachpersonal und Hygiene, sondern auch Informationssicherheit, Entscheidungsfreiheit, Recht auf Individualität, auf Vor- und Nachsorge.
Dabei ist die Stimme der Frauen kaum jemals gehört worden. Das große Wort in der Diskussion führten vielfach Männer, Primare, so genannte Sicherheitsexperten. Sie haben ein weiteres Mal darüber entschieden, was für die Frauen das Beste ist.
Unser Dank gilt all jenen, die die Geburtshilfe Sterzing aufgebaut und sie auf den Standard geführt haben, für den sie weit über Südtirol hinaus bewundert und gesucht wurde. Große Anerkennung gilt Ärztinnen und Ärzten, Pflegekräften und Verwaltern, die sich tatkräftig für Aufbau und Erhaltung eingesetzt, oft darum gerungen haben. Besondere Dankbarkeit gilt den Hebammen, die in Sterzing ein Modell sanfter und ganzheitlicher Geburt entwickelt und gepflegt haben.
Tausende von Frauen und Kindern danken der Geburtshilfe Sterzing dafür, dass sie die wichtigsten Momente ihres Lebens als tief beglückend erfahren durften. Dieses große Verdienst erhellt auch einen traurigen Tag wie den heutigen Termin.
31.10.2016
Landtagsabgeordnete
Brigitte Foppa, Hans Heiss, Riccardo Dello Sbarba

Unterstützung südlich des Brenners gefragt

autobahn-stauDie Tiroler Landesregierung mit LH Platter und Verkehrsreferentin Ingrid Felipe haben am 18. Mai 2016 die Einführung des Sektoralen Fahrverbots auf einem Anschnitt der Inntal-Autobahn ab 1. November 2016 beschlossen – als Verpflichtung, sperrige, nicht verderbliche Güter wie Holz, Steine, Marmor, Stahl oder auch Müll vom LKW auf die Bahn zu bringen. Die Maßnahme wird infolge bisher fehlenden Einspruchs der EU mit Sicherheit in Kraft treten.
Ihre Wirkung ist zwar beschränkt, vor allem dann, wenn sie bestimmte LKW-Kategorien ausklammert. Dennoch ist es begrüßenswert, dass die Tiroler Schwarz-Grün-Regierung nun ernst macht und in wenigen Tagen einen Teil der LKW von der Straße holt – hoffentlich unter Beibehaltung von Tempo 100 – des Lufthunderters, der erste Entlastung gebracht hat.
Südtiroler Solidarität ist nun gefragt: Das Sektorale Fahrverbot sollte auch von Südtirols Landesregierung überprüft und die Tiroler Position weiterhin auf allen Ebenen unterstützt werden. Die Klage der Handelskammer Bozen gegen das Sektorale Fahrverbot ist hingegen ein unnötiger Angriff auf eine maßvolle Einschränkung, die weite Teile Südtirols ausnimmt.
Dagegen sind entschiedene Maßnahmen auch südlich des Brenners zur Nachahmung empfohlen. Die Einführung von Tempo 100 auf der A 22 ist aus Gesundheitsrücksichten längst schon geboten – hierzu liefern die von LR Theiner wiederholt vorgestellten, miserablen Luftwerte die beste Argumentation. Die sprunghafte Zunahme des Schwerverkehrs in den letzten Jahren liegt auf der Hand, ebenso der Rückgang des Gütertransports auf Schiene, der seit 2010 von 35% auf 28% eingebrochen ist. Nicht der nur saisonal spürbare Hausbrand ist – wie Frächtervertreter Morandell behauptet – das Kreuz der Brennerroute, sondern ihre Überlastung als Transitschleuse.
Südtiroler Schützenhilfe für Tirol wäre in einer Zeit, in der die Interessengegensätze etwa in der Flüchtlingsfrage deutlich hervortreten, dringend gefragt: Im Sinne der gutnachbarlichen Beziehungen, vor allem aber der Menschen an den Transitrouten.
Bozen, 25. 10. 2016
Hans Heiss
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba

OBB_TrasportoLaut Ankündigung des Bahnnetzbetreibers RFI sollen die Infrastrukturpreise (= Schienenmaut) für internationale Fernverkehrszüge, und zwar nur für diese, mit 1. 1. 2018 um ca. 65 % steigen. Dies sehe eine entsprechende Entscheidung des Ministeriums vor.
Es ist abzusehen, dass dadurch sämtliche internationalen Fernverkehrsverbindungen zwischen Italien und dem Ausland in ihrer Wirtschaftlichkeit gefährdet sind.
Die betreffende Trassenpreiskategorie (Open Access International) von RFI wird von € 2,70 im Jahr 2016 wird auf € 4,48 im Jahr 2018 steigen. Das sind 65,9 %. Die Erhöhung trifft nur die Fernverkehrzüge, nicht Regionalverkehre – das bedeutet, dass die Verteuerung auf den Auslandsbahnverkehr abgewälzt wird. Für Südtirol und dessen Anbindung an die Welt, in den letzten Monaten immer wieder beschworen, ist diese Aussicht katastrophal. Verteuerung der Schiene hat weiteren LKW- und Autoverkehr zur Folge … BBT hin oder her.
Nach Informationen unserer Kollegen der österreichischen Grünen bereiten die ÖBB eine Klage gegen RFI bzw. ART (italienischer Eisenbahnregulator) vor, um diese einseitige und europarechtlich fragwürdige Trassenpreiserhöhung zu bekämpfen. Die Einreichung einer solchen Klage ist bis 28.10. möglich. Weitere Betroffene und Kläger sind u.a. DB bzw. Trenord, der Verband der Güterverkehrsunternehmen in Italien FerCargo, Trenitalia und die französische Staatsbahn SNCF.
Aus grüner und Umwelt-Sicht ist diese angedrohte Preiserhöhung ein doppelter Anschlag: die Fernverkehrszüge nach Italien sind sehr gut ausgelastet. Werden sie unwirtschaftlich, weil Italien die Schienenmaut um 2/3 erhöht, werden diese Züge entweder reduziert oder überhaupt eingestellt?? Leere Schienen und daneben noch mehr Pkw auf der Straße? Das wäre anno 2016 ein Alptraum.
Es gilt den Anfängen zu wehren. Geht dieses Vorhaben durch, dann können die Güterzüge das nächste Opfer sein. Der Güterverkehr steht ohnehin unter gewaltigem Preisdruck, weil der Straßengüterverkehr – bedingt durch günstige Treibstoffpreise und im Vergleich zur Bahn günstigen Mauten – so billig ist.
Maßlose Trassenpreiserhöhungen lähmen die Verlagerung auf die Bahn und sind als verkehrtes Signal völlig inakzeptabel – auch Südtirol muss sich wehren!
25.10.2015
Brigitte Foppa, Hans Heiss, Riccardo Dello Sbarba