Home2019ottobre (Page 2)

INTERROGAZIONE.

ABD è stata ceduta ai privati che si sono obbligati a quanto previsto nel bando di gara, cioè “a realizzare il piano di sviluppo aeroportuale approvato nel 2012 ed alla base dell’istanza per l’affidamento della concessione ventennale presentata dalla Società̀ nel 2011”. Essendo passati parecchi anni, la cosa esige qualche chiarimento. Innanzitutto, su quale sia esattamente il Masterplan di cui si parla nel bando di gara? Nel sito dell’Aeroporto www.bolzanoairport.it/storia-dell-aeroporto.htm si riferisce che “Nel marzo del 2011, la Giunta Provinciale ha approvato il piano per lo sviluppo dell’aeroporto di Bolzano come prerequisito necessario ai fini della concessione di gestione alla società provinciale ABD non più per un solo anno, ma nel lungo periodo. La principale misura prevista dal piano è l’adeguamento della pista e delle aree di sicurezza”. A questo segue un link al sito dell’ENAC, Masterplan 2012: www.bolzanoairport.it/images/pdf/Masterplan_2012_ENAC.pdf.
Il collegamento porta ad aprire un documento di 69 pagine, intestato ad ABD, il cui oggetto è “Istanza per l’ottenimento della gestione totale Aeroporto Bolzano-Dolomiti”, datato 31 ottobre 2012, che riporta: “Piano degli interventi, Piano degli investimenti, Piano economico-finanziario” e il riferimento ai progettisti: “ONEWORKS: Giulio de Carli con M. Gallina, Enrica de Paulis, R. Moretton”. Riportiamo per chiarezza l’immagine del frontespizio:

Si chiede pertanto:

  1. Il Masterplan della cui attuazione si sono impegnati i privati acquirenti, secondo il bando di gara per la cessione di ABD, è quello che abbiamo citato in premessa, come rintracciabile nei siti internet di Bolzano Airport e dell’ENAC ai citati links?
  2. Se non è quello, o se non è quello la versione definitiva, di quale Masterplan, o di quale versione si tratta nel bando di gara che obbliga i privati ad attualo? SE NE CHIEDE COPIA INTEGRALE, O ALMENO L’INDICAZIONE DEI LINKS A CUI È POSSIBILE SCARICARLO DA INTERNET.
  3. Ritiene la Provincia (che sul Masterplan 2012 ha espresso l’intesa con delibera 662 del 6.5.2013, modificando il PUC di Laives con delibera n. 142 del 04.02.2013) che quel Masterplan 2012 sia ancora valido in tutte le sue parti?
  4. Se no, quali parti secondo la Provincia sono datate e da modificare aggiornandole, e quali invece restano valide?
  5. Comunque sia, i privati attuali proprietari di ABD potranno elaborare un nuovo Masterplan? Alla Provincia risulta che ne abbiano l’intenzione?
  6. Se sì, con quali procedure dovrà essere approvato un nuovo eventuale Masterplan? E che ruolo avranno la Provincia, gli uffici e le commissioni provinciali?
  7. Esiste un termine temporale che i privati dovranno rispettare, entro cui potranno elaborare un nuovo Masterplan? Oppure potranno farlo liberamente quando lo ritengono opportuno? Oppure serve una intesa precedente con ENAC?

Bolzano, 21.10.2019

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

Qui potete scaricare la risposta della Giunta.

INTERROGAZIONE.

Il 9 maggio 2016, a pochi giorni dalla data del referendum provinciale sulla legge sull’aeroporto di Bolzano, il direttore generale dell’ENAC Alessio Quarante ha scritto una lettera all’allora parlamentare Hans Berger. In quella lettera, che descrive i diversi scenari dopo la vittoria del Sì o del No, Quaranta scrive che in caso di cessione delle quote della Provincia nella società ABD a un soggetto privato, la Provincia “potrebbe cedere l’intero capitale mediante procedure ad evidenza pubblica garantendo al cessionario [cioè al privato che compra] la liberazione parziale o totale da ogni impegno finanziario sotteso agli investimenti aeroportuali”…
In parole più semplici, la Provincia che cede ABD potrebbe (o dovrebbe?) “liberare” i privati dall’obbligo di finanziare gli investimenti nelle infrastrutture dell’aeroporto. La cosa va chiarita perché l’impegno della Provincia dopo la cessione ai privati è quello di non investire più un centesimo di denaro pubblico nell’aeroporto, ma al contempo i privati si sono obbligati a quanto previsto nel bando di gara, cioè “a realizzare il piano di sviluppo aeroportuale approvato nel 2012 ed alla base dell’istanza per l’affidamento della concessione ventennale presentata dalla Società̀ nel 2011”. Tale piano di sviluppo prevede investimenti per circa 24 milioni di euro.

Si chiede pertanto:

  1. La provincia ha poi “garantito al cessionario [cioè al privato che compra] la liberazione parziale o totale da ogni impegno finanziario sotteso agli investimenti aeroportuali”?
  2. Se sì, per quali investimenti e per quale ammontare? E come si concilia questo con l’impegno a non spendere mai più soldi pubblici nell’aeroporto?
  3. Se invece la Provincia non ha garantito al cessionario alcuna “liberazione” ai sensi di quanto affermato dal Presidente dell’ENAC, che cosa tutela la Provincia da eventuali future richieste in questo senso da parte del cessionario se esso volesse far valere quanto affermato dal Presidente dell’ENAC?
  4. Quale valore vincolante per il presente e il futuro per la Provincia ha l’affermazione citata del Presidente dell’ENAC? Se non ha alcun valore vincolante, su che base giuridica la Provincia ritiene questo?

Bolzano, 21.10.2019

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

Qui potete scaricare la risposta della giunta.

INTERROGAZIONE.

Adesso che la società ABD è passata ai privati, è utile fare il punto sugli assetti proprietari che riguardano l’aeroporto di Bolzano e i suoi beni immobili. Come si sa, esistono a tutt’oggi diversi soggetti proprietari

Si chiede pertanto:

  1. A chi è intestata la proprietà dei diversi beni immobili di cui è composto l’aeroporto di Bolzano (terreni, edifici, impianti…)?
  2. Qual è il valore di questi immobili, distinto per le diverse proprietà?
  3. Di questi immobili, ce ne sono alcuni che sono passati da una proprietà all’altra (ad esempio dalla Provincia – o da ABD, o da STA – al demanio statale o viceversa)? Se sì, quali sono? Sono passati gratuitamente o dietro pagamento del loro valore?
  4. Per gli immobili che sono passati da una proprietà all’altra, sono previste clausole di nuovo passaggio di proprietà (magari in senso inverso) nel caso dovessero verificarsi determinate circostanze? Se sì, quali sono questi immobili, da chi a chi passerebbero di proprietà e in quali eventuali circostanze?

Bolzano, 21.10.2019

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

Qui potete scaricare la risposta della giunta.

Una delegazione di Verdi è oggi in visita a Roma al Ministero della salute. Obiettivo dell’incontro: presentare le istanze dei Verdi per un sistema sanitario che rispetti le peculiarità del nostro territorio speciale. Da sempre i Verdi Grüne Verc sostengono l’autonomia altoatesina perché ritengono sia la forma di governo migliore, per poter garantire diritti, sostenibilità e salute a tutte le persone residenti in questa terra particolare. Il plurilinguismo e la vicinanza al confine con l’Austria pongono il nostro territorio in una situazione bisognosa di misure ad hoc nella formazione di personale medico e sanitario che sia in grado di comunicare per lo meno in entrambe le lingue ufficiali della provincia. A metà mattina i consiglieri provinciali Brigitte Foppa, Hanspeter Staffler, la segretaria del Partito Verde Verena Frei e Karl Tragust, presidente del Coordinamento provinciale, verranno ricevuti dal Capo della Segreteria del Ministro alla salute Speranza.

Bolzano, 21/10/2019

Brigitte Foppa

Hanspeter Staffler

Karl Tragust

Verena Frei

INTERROGAZIONE.

Sabato 21 settembre si è tenuta a Egna la “Festa dell’Euregio”.

Si chiede:

  1. Chi ha progettato e organizzato la festa?
    2. Quanto è costata in tutto?
    3. Quanto sono costate le diverse iniziative? (Si chiede la lista coi rispettivi costi).
    4. Chi ha finanziato la festa? (Se hanno finanziato soggetti pubblici o privati diversi, si chiede la lista con il rispettivo contributo).
    5. Da dove provenivano i fondi pubblici impiegati per finanziare la festa? Da fondi europei? Da fondi propri del GECT? Da fondi della regione o delle Province? Si chiede una descrizione con le differenti provenienze dei fondi pubblici.

Bolzano, 21 ottobre 2019

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

Qui potete scaricare la risposta della giunta.

COMUNICATO STAMPA.

Sono passati nove anni, ma finalmente ce l’abbiamo fatta. Nel 2010 il Gruppo Verde in Consiglio provinciale aveva lanciato una campagna per compiangere la scomparsa della bottiglia di vetro del latte-Mila. In seguito, siamo stati invitati dal direttore della Mila Robert Zampieri a fare una visita allo stabilimento. Il 16/10 Brigitte Foppa, Rosina Ruatti co-portavoce dei Verdi di Bolzano e altre/i rappresentanti dei Verdi sono state accolte dal direttore e, dopo un’esauriente presentazione non priva di dibattito, hanno potuto così dare uno sguardo dietro le quinte.

Da Mila nessuno piange la perdita del vuoto a rendere di vetro, al contrario di tante consumatrici e tanti consumatori, ma lo slogan “plastic free” ha raggiunto anche i portoni della più grande latteria sociale dell’Alto Adige. L’azienda si occupa intensivamente del tema e cerca di puntare su materiali riciclati e riciclabili. Ma alcuni prodotti problematici, come lo yogurt da bere nella bottiglietta di plastica, resistono ancora.

È stato interessante capire quanto per i prodotti caseari altoatesini sia importante il mercato italiano che rappresenta il 53% delle vendite. Questo si ripercuote anche nelle tipologie packaging.

Noi restiamo convinti della nostra richiesta di indirizzare l’offerta verso il vuoto a rendere. “Soprattutto per il mercato locale si presterebbe. Nonostante la controversa opinione riportata dagli studi, sussiste un consenso generale per cui le bottiglie come vuoti a rendere distribuite su scala regionale sono ecologicamente la soluzione migliore” commenta Brigitte Foppa. Le soluzioni più sostenibili non seguono sempre la logica di mercato. Per questo il Gruppo Verde vuole continuare a chiedere a livello politico un maggiore impegno per l’incentivazione dell’uso del vuoto a rendere e per incentivare le case di produzione a cambiare la loro offerta in questo senso.

Tutte/i erano d’accordo con la richiesta di un sistema di raccolta e di riciclaggio unitario a livello provinciale. “La direzione giusta è una raccolta differenziata uniforme in tutti i comuni dell’Alto Adige accompagnata da una campagna di sensibilizzazione per incentivare una gestione sempre più corretta della divisione dei rifiuti a partire dalle mura di casa“ conclude Rosina Ruatti.

Bolzano, 18.10.2019

Brigitte Foppa
Rosina Ruatti

COMUNICATO STAMPA.

Oggi la nostra proposta sulla raggiungibilità dell’Euregio senza auto è stata approvata all’unanimità alla Seduta congiunta a Merano. Un passo importante per diminuire il traffico in Tirolo, Alto Adige e Trentino e per proteggere abitanti, paesaggio, natura e clima.

Bozen/ Bolzano, 16.10.2019

L’Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino è una delle regioni più amate e visitate di tutto l’arco alpino. E sono anni che la tendenza è in crescita. I numeri del 2018 parlano chiaro:

n. abitanti posti di letto arrivi pernottamenti
Tirolo 754.705 332.212 12.273321 49.379.498
Alto Adige 527.750 227.033 7.519.786 33.329.270
Trentino 540 901 93.042 4.415.851 18.156.000
totale 1.823.356

 

652.287

 

24.208.958

 

100.864.768

 

Si tratta di un vero e proprio esercito di 24 milioni di turisti e turiste che equivale a 13 volte il numero delle persone residenti. Inoltre, il numero dei posti letto è così alto che nell’Euregio in teoria un abitante su tre ne offre uno. Nel 2018 siamo arrivati a 100 milioni di pernottamenti. Il numero complessivo delle notti che gli 1,8 milioni di abitanti hanno verosimilmente dormito in loco equivale appena a 6,5 volte tanto – e non va dimenticato che la popolazione residente vi passa 365 notti all’anno, mentre i turisti in media trascorrono solo 4 notti all’anno nella regione.

Per un territorio sensibile come quello alpino è un bilancio di luci e ombre. La cementificazione, l’invasione di turisti nel sensibile ecosistema alpino, alcuni settori ad alta intensità energetica come il turismo invernale e quello sciistico oppure il turismo del benessere sono solo alcuni aspetti legati ai flussi turistici che hanno un impatto sulla natura, l’ambiente, il paesaggio e il clima. Uno dei problemi principali che invece pesa allo stesso modo su tutti e tre i territori è il traffico.

La stragrande maggioranza dei turisti arriva in macchina. Per quanto riguarda l’Alto Adige l’Istituto di statistica ha calcolato che si tratta dell’85,5% (ASTAT 2015). Secondo il sito tirolwerbung.at in Tirolo la situazione è molto simile e l’automobile è di gran lunga il mezzo di trasporto più amato da chi viene in Tirolo per trascorrere una vacanza. In estate arriva in macchina l’83% e in inverno il 78% dei visitatori. Per il Trentino valgono numeri simili.

Nel frattempo, gli enormi problemi legati al traffico si stanno rivelando controproducenti per il turismo stesso, in quanto per i media stiamo diventando un territorio in cui il traffico è spesso congestionato.

E qui bisogna cambiare qualcosa. La possibilità di arrivare e ripartire senza macchina deve diventare un elemento della strategia comune dei tre territori verso l’obiettivo “no car requested”, vale a dire un territorio turistico in cui le varie località sono raggiungibili senza l’utilizzo dell’automobile. Entro il 2030 la percentuale di coloro che arrivano in treno per passare una vacanza nell’Euregio deve arrivare al 30%. Per questo servono collegamenti funzionanti a lunga percorrenza, sistemi adeguati di prenotazione, servizi minimi per agevolare la vacanza, come navette o servizi bagagli, nonché proposte di car sharing nelle stazioni principali. Bisogna poi introdurre agevolazioni straordinarie a favore delle strutture che decidono di impegnarsi in questa direzione.

Ciò premesso, la Commissione interregionale sottopone alle tre assemblee legislative riunite in seduta congiunta la seguente proposta:

  1. Le assemblee legislative, riunite in seduta congiunta, si impegnano a favore di una mobilità ecosostenibile per il turismo nell’Euregio. In questa ottica incaricano i rispettivi esecutivi di elaborare una comune strategia del tipo “no car requested”, tenendo conto delle iniziative e delle strategie regionali già avviate, per rendere l’Euregio “raggiungibile senza auto” entro il 2022. A tal fine si provvede affinché per l’arrivo e la partenza, nonché durante il soggiorno, i turisti non abbiano più bisogno di avere una macchina propria. L’obiettivo è di fare in modo che entro il 2030 il 30% di chi arriva in regione per una vacanza lo faccia utilizzando il treno.
  2. La strategia prevede
  • ‘introduzione di collegamenti ferroviari regolari e diretti dalle principali piazze del mercato turistico verso l’Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino, per esempio tra Vienna e Trento, tra Berlino e Trento, tra Amburgo e Trento, anche sul modello dei treni charter;
  • una rete possibilmente ampia ed estesa di car sharing nelle stazioni ferroviarie più importanti dell’Euregio, possibilmente con macchine elettriche e relative colonnine di ricarica;
  • un esteso servizio di trasferimento persone e bagagli disponibile in tutto il territorio dell’Euregio;
  • lo sviluppo di applicazioni e sistemi di prenotazione elettronica che consentano di prenotare agevolmente l’arrivo e la partenza con i mezzi pubblici; l’attuazione della deliberazione approvata dalle tre assemblee legislative riunite in seduta congiunta a Schwaz, in cui si chiedeva un sistema tariffario unificato per il trasporto pubblico locale, per viaggiare su tutti i mezzi pubblici dell’Euregio con un biglietto unico;
  • lo sviluppo di strategie pubblicitarie e di comunicazione in cui si mettano in evidenza l’arrivo e la partenza con i mezzi pubblici.”

Cons. Prov.

Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler
Sven Knoll
Myriam Atz Tammerle
Paul Köllensperger
Alex Ploner
Maria Elisabeth Rieder
Peter Faistnauer
Franz Ploner
Josef Unterholzner

COMUNICATO STAMPA.

Era il 2 dicembre 2010. MILA aveva appena annunciato di non vendere più il latte nella bottiglia di vetro, nel vuoto a rendere. All’epoca abbiamo protestato energicamente: in una campagna siamo scesi per strada e abbiamo espresso il nostro “lutto” per la perdita dell’amata bottiglia di vetro (foto) sottolineando che le bottiglie riutilizzabili rispettano molto di più l’ambiente e il clima. Tuttavia, la decisione della MILA era inoppugnabile. Era la fine del vuoto a rendere. Il direttore della MILA, Robert Zampieri aveva reagito alle accuse dei media invitando l’iniziatrice Brigitte Foppa a visitare lo stabilimento MILA per parlare di imballaggi.
La consigliera Foppa accetterà questo invito domani, quasi nove anni dopo.
“Plastic-free ormai corre sulla bocca di tutti”, spiega Brigitte Foppa, “il momento giusto per chiedere che idee su imballaggi riutilizzabili ha la più grande latteria sociale altoatesina”. Consumatrici e consumatori vogliono materiali privi di plastica, lo hanno riportato in queste settimane anche giornali e media altoatesini. L’impatto ambientale e climatico degli imballaggi riutilizzabili è quello più basso in assoluto. “La nostra richiesta alla MILA sarà quindi quella di riorientare la sua offerta verso imballaggi riutilizzabili.”
La visita avrà luogo domani, 17 ottobre 2019 dalle 8.30 alle 10.30. La signora Foppa sarà ricevuta insieme a Rosina Ruatti, portavoce dei Verdi di Bolzano dal direttore della MILA Robert Zampieri.

Bolzano, 16.10.2019

Landtagsabgeordnete
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

EDITORIALE.

In una conversazione su Whatsapp, mi hanno chiesto che cosa penso della vicenda del termine “Alto Adige” cancellato da un testo di legge trattato in Consiglio provinciale la settimana scorsa. Al di là delle fake-news che girano sui media, la mia risposta è stata questa: Noi Verdi abbiamo votato contro, perché non è accettabile che le persone di un gruppo linguistico decidano su come le persone dell’altro gruppo vogliano denominare la propria “Heimat”. Può non piacere il termine “Alto Adige”, ma, specie in terra di Tolomei, resta imprescindibile e inviolabile il diritto di ogni gruppo linguistico ad autodeterminare le proprie parole.

L’unica eccezione a questa regola è quando un gruppo si sente offeso dalle parole usate dall’altro. Così gli Inuit hanno chiesto al mondo di non essere più chiamati “eschimesi”. Le persone di origine afro hanno chiesto di non essere più chiamati negri. A un dibattito a Brunico poco tempo fa, si discuteva del termine “Walsch”. Io chiesi di non usare questo termine. Alcuni presenti hanno precisato che loro non lo usano in senso spregiativo. Ho cercato di spiegare che non conta l’intenzione di chi nomina, ma come si sente la persona che con quel termine viene nominata. I miei figli, cresciuti bilingui, quando parlano di sé, mai e poi mai direbbero di essere per una parte “walsch”. Non solo suona male, ma nemmeno gli appartiene. Allo stesso modo mi scandalizzerei se gli italiani dell’Alto Adige-Südtirol iniziassero a chiamare i tedeschi “crucchi” (o wie auch immer). Fa parte della buona convivenza usare buoni nomi.

Il punto è che sulla vicenda “Alto Adige” non si ha un gruppo che nomina un altro, ma un gruppo che nomina (con la sua stessa lingua) il proprio territorio, quindi in qualche modo sé stesso.

E allora, perché i cosiddetti partiti patriottici insistono così tanto sull’uso che gli italiani fanno delle loro stesse parole? Che obiettivo vogliono raggiungere? Che ansia di controllo, di dominio si cela dietro ai tentativi di “rettificare” il corso della storia?

La gravità del fatto della settimana scorsa non è che “d’ora in poi il termine Alto Adige sarà bandito dalle leggi”, come si legge in questi giorni. Questo non è vero. Ma certo è che si è aperta una via per farlo sempre più frequentemente. Mai prima d’ora la SVP aveva ceduto su questo punto. Ed è invece successo, forse neanche per cattiveria o per preciso calcolo politico, che la Volkspartei si è fatta trascinare dalla piccola “Süd-Tiroler Freiheit”. Io penso che sia successo per indifferenza, per negligenza, per noncuranza. Ed è forse quasi peggio, perché significa che ci si è dimenticati dell’altro, dei sentimenti di chi vive in questa terra con gli stessi diritti di sentirvisi a casa.

Un tardivo e coerente episodio di una lunga storia politica di separazione. Ecco dove siamo arrivati: la provocazione dei “patrioti” alla fine ha funzionato perché ci si è dimenticati dell’altro.

C’erano molti modi di trattare il tema. Ci si poteva chiedere quali sono i termini con cui vogliamo denominare la nostra Heimat comune, che è un concetto ben più profondo di “Provincia di Bolzano”. C’era margine per capirsi. Nel proprio cuore nessun tedesco chiama “Autonome Provinz Bozen” il suo “Südtirol”. D’altro canto si poteva anche spiegare perché a qualcuno il termine “Alto Adige” magari ricorda tempi brutti e bui.

Ma negli strilli in Consiglio settimana scorsa non c’era spazio per niente di tutto questo. La spinosa storia che ci accomuna non ha bisogno di urla, di provocazioni, di continui braccio di ferro. Non abbiamo bisogno che gli uni dicano agli altri che parole usare. Abbiamo bisogno di raccontarci la lingua dei nostri cuori. A volte bisbigliano.

Bolzano, 15.10.2019

Brigitte Foppa

MOZIONE.

Mozione volta a modificare il procedimento amministrativo per l’autorizzazione di interventi non sostanziali ai sensi della legge sulla tutela del paesaggio.

L’espressione “intervento non sostanziale” è entrata nell’uso delle amministrazioni comunali della nostra provincia e designa una prassi frequente. Gli interventi non sostanziali sono autorizzati dal sindaco o dalla sindaca con una procedura semplificata. In questi casi l’amministrazione comunale diventa l’estensione degli organi provinciali competenti (l’autorità forestale e quella preposta alla tutela dei beni ambientali). Come dice la parola stessa, questi interventi sono percepiti come di poco conto. Stiamo parlando di lavori non troppo importanti per la manutenzione e il risanamento di edifici e di interventi minori nel paesaggio. Questo termine risulta tuttavia fuorviante per quanto riguarda gli interventi non essenziali nel paesaggio.

Guardando a come si è evoluta la situazione normativa si capisce perché la situazione qui in provincia è del tutto particolare. La legge sulla tutela del paesaggio 25 luglio 1970, n. 16, disciplina la conservazione di paesaggi e siti che hanno caratteristiche di particolare interesse oppure costituiscono un ambiente naturale tipico. Nel 1998 questa legge è stata modificata con l’introduzione del comma 1-bis nell’articolo 8 per stabilire che con regolamento di esecuzione verranno definite le “categorie di lavori che per la loro natura ed entità rappresentano degli interventi non essenziali nel paesaggio”.

Nel relativo decreto del presidente della Provincia n. 33/1998, alle lettere dalla a) alla i) sono elencati gli “interventi non sostanziali ai sensi della legge sulla tutela del paesaggio” che il sindaco o la sindaca può autorizzare con una procedura semplificata.

Andando a guardare nel dettaglio, tra gli interventi elencati se ne trovano molti che sembrano innocui, ma che di fatto costituiscono interventi sostanziali sul paesaggio in quanto comportano una riduzione o persino una perdita della biodiversità. Gli interventi di cui alle lettere b), d), e) ed f) lo mostrano in modo chiaro:

b) movimenti di terra per la posa in opera di condutture qualora l’area occupata durante i lavori non superi la larghezza di 5 m. Qualora trattasi di condutture d’acqua il richiedente deve essere in possesso della concessione per la derivazione d’acqua. All’interno dei parchi naturali deve essere richiesto un parere dell’ufficio provinciale Parchi naturali;”
N.B.: sulla base di questa disposizione si autorizza anche la posa di tubi per drenaggio con cui si prosciugano i prati. Ai sensi dell’art. 16 della legge di tutela della natura (L.P. 6/2010) le zone umide sono però integralmente protette e in Alto Adige sono nel frattempo diventate uno degli habitat maggiormente a rischio.

“d) eposito di materiale di scavo fino a 1.000 m³su una superficie massima fino a 1.000 m², qualora esso non comporti un cambio della destinazione d’uso del terreno;”
N.B.: sulla base di questa disposizione è possibileinterrare piccoli elementi paesaggistici come stagni, mucchi di pietrame, muri a secco, piccolissi mi corsi d’acqua e scarpate, perché una superficie di 1.000 m² può essere alzata di un metro.

“e)strazione di materiale fino a 200 m³ su una superficie massima fino a 500 m², qualora essa non comporti un cambio della destinazione d’uso del terreno;”

“f) pianamenti di superfici a coltivazione agricolaintensiva a quote inferiori a 1600 m sul livello del mare, qualora la superficie non sia complessivamente superiore a 5.000 m² o la pendenza media non sia superiore al 40 per cento, oppure non sia previsto un livellamento superiore a +/- 1 m.”
N.B. sulla base delle disposizioni di cui alle lettere e) ed f) è possibile spianare collinette di piccole e medie dimensioni che si trovano nei prati e spesso sono sezioni aride. Anche le sezioni aride sono considerate meritevoli di tutela nella legge di tutela della natura (L.P. 6/2010), pur “consentendo l’utilizzo ecosostenibile di queste superfici”.

Negli anni tra il 1998 e il 2010 è stato quindi possibile distruggere un numero importante di piccoli e piccolissimi habitat molto preziosi ricorrendo al procedimento per l’autorizzazione di interventi non sostanziali. Si calcola che in questo modo nella provincia di Bolzano siano andate distrutte diverse migliaia di habitat meritevoli di tutela.

Nel 2010 il Consiglio provinciale ha finalmente approvato la legge di tutela della natura che in molti aspettavano da tempo (L.P. 6/2010) in cui si è fissato quali sono gli habitat, le specie animali e le specie vegetali integralmente o parzialmente protetti. Gli habitat elencati in questa legge, come le zone umide e le sezioni aride, si trovano spesso nel verde agricolo (prati e prati alberati). Se si può continuare a destinarli a un utilizzo, non è invece consentito modificarli o persino distruggerli.

Un episodio verificatosi nel Comune di Valdaora ci mostra che il procedimento di autorizzazione di interventi non sostanziali continua ad essere impiegato nonostante la protezione di cui godono habitat rari e specie vegetali e animali rare. Nel caso che qui citiamo nel 2019 con un’autorizzazione del sindaco sono state definitivamente distrutte due torbiere, denominate “Kranebitten” e “Schwarzes Moor”. Usiamo la parola definitivamente perché già in passato ci sono stati diversi interventi che hanno drenato e spianato le torbiere pezzo per pezzo. Come per miracolo, fino al 2019 era riuscito a salvarsi un fazzoletto di diverse centinaia di m² di questa torbiera in cui vivano rare specie animali e vegetali. Nel giugno 2019 anche questo scampolo è andato definitivamente distrutto con un intervento non sostanziale autorizzato dal sindaco.

Per puro caso questo habitat, classificato come torbiera o meglio torbiera soligena, è stato dettagliatamente documentato con foto prima che avvenisse la distruzione. Sulla base delle specie vegetali rilevate in loco nel maggio 2019 è stato persino possibile classificare la torbiera allora esistente come tipo di habitat n. 7230 “torbiera bassa alcalina” della direttiva Habitat. Questo piccolo residuo di torbiera era quindi protetto ai sensi della legge provinciale di tutela della natura (L.P. 6/2010), ma pure ai sensi della direttiva europea per la conservazione degli habitat. Tuttavia entrambe le normative non sono bastate a proteggere le specie vegetali e animali che lì vivevano, perché autorizzando l’intervento ai sensi del decreto del presidente della Provincia n. 33/1998 in quanto non sostanziale sono state violate la legge provinciale come pure la direttiva europea Habitat.

Da quanto illustrato si deduce che la pratica da anni utilizzata del procedimento per l’autorizzazione di interventi non sostanziali mette a repentaglio l’esistenza di piccoli e piccolissimi habitat prativi, anche all’interno del verde agricolo destinato alla coltivazione intensiva, nonostante questi habitat siano tutelati per legge.

Per questi motivi il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano incarica la Giunta provinciale

  1. di modificare il decreto del presidente della Provincia 6 novembre 1998, n. 33, ridefinendo gli interventi in natura e paesaggio;
  2. di cancellare da detto decreto la lettera b) del comma 1 dell’articolo 1 (movimenti di terra per la posa in opera di condutture qualora l’area occupata durante i lavori non superi la larghezza di 5 m. Qualora trattasi di condutture d’acqua, il richiedente deve essere in possesso della concessione per la derivazione d’acqua. All’interno dei parchi naturali deve essere richiesto un parere dell’ufficio provinciale Parchi naturali);
  3. di cancellare da detto decreto la lettera d) del comma 1 dell’articolo 1 (deposito di materiale di scavo fino a 1.000 m³ su una superficie massima fino a 1.000 m², qualora esso non comporti un cambio della destinazione d’uso del terreno);
  4. di cancellare da detto decreto la lettera e) del comma 1 dell’articolo 1 (estrazione di materiale fino a 200 m³ su una superficie massima fino a 500 m², qualora essa non comporti un cambio della destinazione d’uso del terreno);
  5. di cancellare da detto decreto la lettera f) del comma 1 dell’articolo 1 (spianamenti di superfici a coltivazione agricola intensiva a quote inferiori a 1600 m sul livello del mare, qualora la superficie non sia complessivamente superiore a 5.000 m² o la pendenza media non sia superiore al 40 per cento oppure non sia previsto un livellamento superiore a +/-).

Bolzano, 15.10.2019

f.to consiglieri provinciali

Hanspeter Staffler

Brigitte Foppa

Riccardo Dello Sbarba