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COMUNICATO STAMPA.

Nella seconda commissione legislativa provinciale è in discussione oggi la proposta di riforma della legge “Territorio e paesaggio” presentata dall’assessora Kuenzer.
Il Gruppo Verde ha presentato questa mattina un emendamento per garantire che anche in questa nuova legge nelle commissioni edilizie comunali venga mantenuta la rappresentanza di entrambi i generi.
Nella legge attualmente in vigore, grazie a quella per le pari opportunità del 2010, la rappresentanza di genere è garantita, ma con la legge “Territorio e paesaggio” approvata nel 2018 si rischiava di ripartire da 0. Per fortuna però oggi la commissione ha approvato all’unanimità l’emendamento verde e così la presenza delle donne in commissioni che decidono la forma del nostro territorio è di nuovo assicurata.
Per una rappresentanza che sia “adeguata”, cioè almeno il 30%, i tempi invece non sono ancora maturi. Solo Riccardo Dello Sbarba, Magdalena Amhof e Sandro Repetto hanno votato a favore dell’inserimento nell’articolo delle parole “rappresentanza adeguata”. Franz Locher, Manfred Vallazza, Andreas Leiter Reber e Helmut Tauber hanno votato contro mentre Peter Faistnauer si è astenuto. “Sono felice che siamo riusciti a mantenere la rappresentanza delle donne in queste commissioni. Avevo sperato che potessimo arrivare fino a una “rappresentanza adeguata”, ma si vede che per questo i tempi non sono ancora maturi. Per fortuna i Verdi e le donne hanno il fiato lungo e non mollano” conclude soddisfatta e speranzosa Brigitte Foppa.

Bolzano, 31/10/2019

Consiglieri provinciali
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

COMUNICATO STAMPA.

Trasporti pubblici meno cari per i/le pendolari. Trasporti merci più silenziosi

Ragazzi e ragazze di tutto il mondo ce lo gridano ogni settimana: la tutela del clima deve essere l’obiettivo e l’impegno più importante di ogni politica. E noi a questo grido dobbiamo e vogliamo rispondere.

Insieme al cibo e alla casa, la mobilità è uno dei lati del nostro triangolo per il clima. Sono tre ambiti decisivi su cui anche la politica locale provinciale può agire e dare così piccoli ma importanti segnali. Nella mobilità, incentivare l’uso dei trasporti pubblici e investire in una rete efficiente di trasporto merci su rotaia sono alla base di una politica che guarda al futuro e alla salvaguardia dell’ambiente e del clima.

1 – Campo d’azione – mobilità per i pendolari

Ogni giorno migliaia di persone si spostano con vari mezzi di trasporto per recarsi al lavoro. Moltissime di queste scelgono i mezzi pubblici per i motivi più diversi: necessità, praticità, risparmio sulla benzina, per evitare lo stress da traffico e anche per sensibilità ambientale. Il contributo di queste persone alla diminuzione del traffico individuale sulle tratte casa-lavoro è notevole, così però come resta notevole il carico sulle casse personali per coprire una spesa indispensabile. Con la mozione Trasporto pubblico: tariffe ridotte per i pendolari chiediamo che si prenda consapevolezza di questo e che la Provincia preveda una tariffa speciale ridotta per lavoratrici e lavoratori per i mezzi pubblici sulla tratta casa-lavoro.

La protezione del clima passa anche dal riconoscimento di chi adotta comportamenti buoni e sostenibili. Perché è anche così che avviene la sensibilizzazione e l’incentivazione di chi ancora non lo fa.

2- Campo d’azione – trasporto merci: treni più silenziosi fanno bene alla salute e all’economia.

Trasferire il trasporto merci su rotaia è da sempre una delle grandi battaglie dei Verdi. Avere una rete ferroviaria efficiente non solo in questo senso è l’unica via sostenibile che faccia bene all’economia e alla qualità dell’aria. Purtroppo i carri merci in Italia sono ancora molto rumorosi e chi ne soffre di solito è chi abita in prossimità delle linee ferroviarie. Questo fa sì che il trasporto merci su rotaia faccia sì bene alla qualità dell’aria ma provochi altri danni alla salute provocati dall’eccessivo inquinamento acustico. E RFI fino a oggi ha investito poco o niente nella sostituzione e modernizzazione dei carri usati per questo tipo di trasporti. Questo ritardo, oltre ai danni sulla salute, potrebbe causare presto anche danni economici. L’Unione Europea spinge gli Stati membri a incentivare le imprese ferroviarie che utilizzano carri silenziosi e la Germania, Paese di arrivo o di passaggio per tanti treni merci che oltrepassano il Brennero, presto potrebbe vietare il transito dei treni italiani, proprio perché troppo rumorosi. La nostra Provincia deve quindi fare la sua parte per spingere l’Italia e RFI ad ammodernare i carri per il trasporto merci su rotaia. A questo punta la nostra mozione Carri ferroviari silenziosi: attuare rapidamente il piano europeo.

La protezione del clima e della qualità della vita fa bene anche all’economia.

 Bolzano, 30.10.2019

Cons. prov.

Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

Posizione dei Verdi sulla doppia cittadinanza

Partiamo dai fatti: già oggi in Europa migliaia di persone hanno un doppio passaporto. Ciò rispecchia a buon diritto la storia loro e della loro famiglia in un’Europa i cui confini sono stati continuamente attraversati. La nostra posizione è invece contraria alla trasposizione di un diritto individuale in un diritto collettivo, che in questo caso riguarda la popolazione di lingua tedesca e ladina dell’Alto Adige. Non vogliamo che si crei una disparità di diritti, verso altre persone spesso residenti nella nostra provincia da molto tempo, quando non da più generazioni.

Alcuni in questo momento propongono che, se doppia cittadinanza deve essere, allora lo sia per tutti quelli che risiedono nella nostra provincia, italiani e immigrati compresi. La proposta è fatta con ottime intenzioni, ma purtroppo è illusoria. Infatti, a quanto ci è dato sapere al momento, il diritto alla doppia cittadinanza sarebbe limitato a due gruppi di persone:

  1. a persone che possono dimostrare di avere (avuto) degli antenati in Alto Adige/Südtirol, cittadini dell’Impero austroungarico fino all’annessione all’Italia (diritto per discendenza)
  2. a persone che appartengono ai gruppi linguistici tedesco o ladino (per la funzione tutrice dell’Austria verso entrambi questi gruppi).

Questo comporterebbe una serie di problemi:

Problemi pratici:

  • il diritto per discendenza comporta le seguenti domande: chi può dimostrare (e come) che i suoi antenati un tempo, prima del 1919, erano cittadini/e dello Stato austriaco se nei nostri Comuni gli uffici dell’anagrafe sono stati introdotti solo a partire dal 1922? Bisognerà andare a rovistare nei registri dei battesimi degli archivi parrocchiali?
  • L’altro criterio, quello dell’appartenenza linguistica, comporta anche la domanda su chi faccia parte davvero, oggi, dei gruppi ladino e tedesco. Si pensa di portare come prova la dichiarazione di appartenenza linguistica? Questa è stata istituita per un altro scopo, completamente diverso, cioè la distribuzione delle risorse pubbliche secondo la proporzionale. Chi si dichiara per un gruppo o per l’altro lo fa per un calcolo di convenienza. Che cosa succederebbe con tutte le persone che si sono aggregate per una simile scelta? In futuro gli/le italiani/e dovranno scegliere a quale gruppo appartenere a seconda se vorranno avere la cittadinanza austriaca oppure se riterranno più conveniente dichiararsi italiani secondo la distribuzione delle risorse? Una tale contraddizione potrebbe passare un esame giuridico?
  • Nel caso non si proceda in base alla dichiarazione di appartenenza ai gruppi linguistici, come si appurerà chi è “tedesca/o” e chi è “ladina/o”? E come sempre si dimentica sempre un aspetto: quale sarebbe la posizione delle persone bi- e plurilingui della nostra terra? Quali sarebbero i loro diritti e come li potranno acquisire?

Problemi politici, sociali e questioni legate all’autonomia:

  • Nella nostra terra si verrà a creare un divario nei diritti: una parte delle cittadine e dei cittadini sudtirolesi potrà richiedere la doppia cittadinanza, un’altra parte no. Questo fomenterà ancora di più l’impressione delle persone di lingua italiana di una loro progressiva emarginazione. Sicuramente non saranno molti gli italiani e le italiane con il desiderio di divenire cittadine e cittadini austriaci, ma la sola prospettiva di non averne assolutamente diritto farà crescere il senso di discriminazione. In una situazione di rassegnazione e scoraggiamento come quella attuale, il gruppo linguistico italiano non ha bisogno di ulteriori attacchi. Non dimentichiamo che la rappresentanza italiana col in 14% in Consiglio provinciale e il 12,5% in Giunta è di molto inferiore rispetto alla reale presenza italiana tra la popolazione [26% secondo il censimento del 2011].
  • I partiti della destra tedesca provocano da anni con questa richiesta. Con il palese richiamo all’ingiustizia storica, senza dubbio commessa nei confronti dell’Alto Adige nel 1918, viene minata in continuazione l’autostima collettiva della popolazione sudtirolese. Qualsiasi identificazione con lo Stato italiano viene etichettato e biasimato come nazionalismo. Proposte politiche, dalla maglia per gli sportivi sudtirolesi fino alla proclamazione dell’autodeterminazione per l’Alto Adige, servono solo a tenere viva la separazione etnica. Questo continuo punzecchiare ha portato a una gara a chi è più discriminato e a una lotta per il ruolo della vittima tra il gruppo tedesco e quello italiano. I presupposti per un ragionamento pacifico e rispettoso nella nostra terra continuano a deteriorarsi. La doppia cittadinanza rafforza ancora di più questo meccanismo perverso.
  • Su un altro livello bisogna poi tenere presente quali sarebbero le conseguenze che il doppio passaporto provocherebbe sui rapporti tra l’Alto Adige/Südtirol e l’Italia, tra l’Alto Adige/Südtirol e l’Austria e tra l’Austria e l’Italia. L’equilibrio difficile e sempre traballante degli ultimi anni sembra essersi già indebolito dopo il semplice annuncio da parte del governo austriaco di una tale possibilità.
  • Pensiamo poi a quale situazione potrebbe verificarsi se solo poche persone di lingua tedesca o ladina chiedessero il passaporto austriaco. Roma potrebbe dedurne che il rapporto con l’Austria abbia perso di significato e la funzione tutrice di Vienna si indebolirebbe. Se per evitare questo esito negativo partisse una campagna massiccia per convincere più persone possibile a richiedere la doppia cittadinanza, si rischierebbe una spaccatura verticale del gruppo di lingua tedesca tra chi si dimostrerebbe “fedele” al passato austriaco e chi si rivelerebbe un “traditore”. In ogni caso, una corsa alla cittadinanza austriaca indurirebbe le relazioni con l’Italia e sarebbe del tutto controproducente rispetto all’ampliamento dell’autonomia.
  • La concessione di una doppia cittadinanza ai e alle sudtirolesi rischia di farci uscire dalla strada dell’autonomia. Non dimentichiamo la storia: clausola fondamentale dell’accordo Degasperi-Gruber fu la restituzione della cittadinanza italiana a chi l’aveva persa optando nel 1939 per la Germania. L’autonomia dunque trova la sua origine e ragion d’essere nella tutela di una minoranza tedesca e ladina all’interno dello stato italiano. Se domani, invece, una parte consistente della popolazione sudtirolese diventasse anche cittadina austriaca, da Roma si potrebbe affermare che basta questa doppia cittadinanza a tutelare chi non si sente italiano, mentre chi si è accontentato della sola cittadinanza italiana non ha bisogno di tutela. In entrambi i casi l’autonomia diventerebbe superflua e anche la “funzione tutrice” dell’Austria cambierebbe natura: non riguarderebbe più il Sudtirolo, ma solo chi ha chiesto e ottenuta la doppia cittadinanza. È su questa strada che vogliamo metterci? E non sarà proprio per questo che i portabandiera della doppia cittadinanza sono proprio i partiti che considerano l’autonomia un ferrovecchio da mettere in soffitta?

Quindi ci domandiamo: a che cosa serve la spinta verso la doppia cittadinanza? Questa richiesta porta la nostra Provincia indietro o avanti? Contribuisce a una convivenza positiva dentro l’Alto Adige/Südtirol e alla sua apertura europea?

Noi pensiamo di no: La direzione in cui muoversi sulla questione della cittadinanza può essere solo l’Europa. La collezione di cittadinanze statali da parte di singoli cittadini e cittadine non ci fa procedere di un solo centimetro in questa direzione. Il progetto delle doppia cittadinanza ci sembra essere legato a doppio filo al passato e per nulla al futuro. E provoca già ora malumore e smarrimento.

Consigliamo di riflettere a fondo su questa questione e sulle sue conseguenze sulla società sudtirolese e sull’autonomia. Liberiamoci dalle favole che raccontano i partiti secessionisti della destra tedesca. Ci appelliamo soprattutto ai partiti al governo in Alto Adige, perché assumano un atteggiamento fermo, responsabile e di buon senso.

MOZIONE.

La legge statale 38/2010 tutela all’art. 1 “il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore”, e individua tre reti di assistenza dedicate alle cure palliative, alla terapia del dolore e al paziente pediatrico. Secondo tale legge le strutture sanitarie che erogano cure palliative e terapia del dolore devono assicurare un programma di cura individuale per il malato e per la sua famiglia, nel rispetto dei princìpi fondamentali della tutela della dignità e dell’autonomia del malato, senza alcuna discriminazione. La legge tutela e promuove la qualità della vita in ogni fase della malattia, in particolare in quella terminale, e prevede un adeguato sostegno sanitario e socio-assistenziale della persona malata e della famiglia.

Da tempo in Alto Adige/Südtirol operatori, pazienti, famiglie si lamentano di un servizio di cure palliative e di terapie del dolore non consone agli standard di vita della nostra provincia. L’unica struttura adibita a hospice è quella all’interno dell’ospedale di Bolzano con 11 posti letto, mentre nel resto della Provincia non esiste una struttura adeguatamente adibita, eccetto quella convenzionata di Martinsbrunn. Dalle risposte ad alcune interrogazioni del 2018 emergeva che in tutto la Provincia dispone di soli 21 posti letto (calcolo dei soli posti a “lunga” degenza – 11 Bolzano e 10 a Martinsbrunn per un’assistenza palliativa a tempo pieno). A questa cifra si aggiungono due letti per ospedale negli ospedali di Bressanone, Brunico e San Candido più uno a Vipiteno. Questi ultimi però “non corrispondono alle esigenze definite nel nuovo piano dell’Azienda sanitaria per la medicina palliativa”, come ha confermato l’allora assessora Martha Stocker in una risposta a un’interrogazione di marzo 2018. Secondo gli standard consigliati a livello nazionale una provincia come la nostra dovrebbe disporre di ca. 36 posti letto.

Preoccupante è poi la carenza di personale, sia per l’assistenza alle persone ricoverate nelle strutture, sia per l’assistenza a domicilio. Sempre dalle risposte date nel 2018 dall’allora assessora i medici palliativi in servizio all’hospice di Bolzano erano solo due e altrettanti per l’assistenza a domicilio, di cui però uno era a tempo parziale. La mole di lavoro svolta da queste poche persone, assistite dal personale infermieristico, è a dir poco impressionante.

La Provincia di Trento dispone di 27 posti letto. Anche questo è troppo poco, poiché pure il Trentino, sempre in base agli standard consigliati a livello nazionale, dovrebbe fornire 36 posti letto. Questa carenza viene però compensata un’assistenza domiciliare capillare e molto efficiente.

Per poter garantire un’assistenza conforme agli standard di vita della nostra provincia a persone che soffrono, soprattutto nella fase terminale della loro vita, riteniamo che in Provincia di Bolzano siano urgenti e necessarie strutture apposite e personale adeguato, sia nei numeri, che nella formazione.

Il Consiglio provinciale impegna pertanto la Giunta provinciale:

  1. A completare al più presto, nell’ambito delle sue competenze, quanto previsto dalla Legge 15 marzo 2010, n. 38 “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”.
  2. Ad aumentare le strutture hospice ed il numero di posti letto in per adeguare le cure palliative e le terapie del dolore alle esigenze e agli standard qualitativi della Provincia di Bolzano.
  3. Ad aumentare il personale medico e infermieristico palliativo operativo nelle strutture hospice e nell’assistenza a domicilio e a rinforzare la rete di assistenza diffusa sul territorio di assistenza a domicilio per le cure palliative e di terapie del dolore.

Bolzano, 24.10.2019

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

MOZIONE.

La legge statale 38/2010 tutela all’art. 1 “il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore”, e individua tre reti di assistenza dedicate alle cure palliative, alla terapia del dolore e al paziente pediatrico. Secondo tale legge le strutture sanitarie che erogano cure palliative e terapia del dolore devono assicurare un programma di cura individuale per il malato e per la sua famiglia, nel rispetto dei princìpi fondamentali della tutela della dignità e dell’autonomia del malato, senza alcuna discriminazione. La legge tutela e promuove la qualità della vita in ogni fase della malattia, in particolare in quella terminale, e prevede un adeguato sostegno sanitario e socio-assistenziale della persona malata e della famiglia.

Da tempo in Alto Adige/Südtirol operatori, pazienti, famiglie si lamentano di un servizio di cure palliative e di terapie del dolore non consone agli standard di vita della nostra provincia. L’unica struttura adibita a hospice è quella all’interno dell’ospedale di Bolzano con 11 posti letto, mentre nel resto della Provincia non esiste una struttura adeguatamente adibita, eccetto quella convenzionata di Martinsbrunn. Dalle risposte ad alcune interrogazioni del 2018 emergeva che in tutto la Provincia dispone di soli 21 posti letto (calcolo dei soli posti a “lunga” degenza – 11 Bolzano e 10 a Martinsbrunn per un’assistenza palliativa a tempo pieno). A questa cifra si aggiungono due letti per ospedale negli ospedali di Bressanone, Brunico e San Candido più uno a Vipiteno. Questi ultimi però “non corrispondono alle esigenze definite nel nuovo piano dell’Azienda sanitaria per la medicina palliativa”, come ha confermato l’allora assessora Martha Stocker in una risposta a un’interrogazione di marzo 2018. Secondo gli standard consigliati a livello nazionale una provincia come la nostra dovrebbe disporre di ca. 36 posti letto.

Preoccupante è poi la carenza di personale, sia per l’assistenza alle persone ricoverate nelle strutture, sia per l’assistenza a domicilio. Sempre dalle risposte date nel 2018 dall’allora assessora i medici palliativi in servizio all’hospice di Bolzano erano solo due e altrettanti per l’assistenza a domicilio, di cui però uno era a tempo parziale. La mole di lavoro svolta da queste poche persone, assistite dal personale infermieristico, è a dir poco impressionante.

La Provincia di Trento dispone di 27 posti letto. Anche questo è troppo poco, poiché pure il Trentino, sempre in base agli standard consigliati a livello nazionale, dovrebbe fornire 36 posti letto. Questa carenza viene però compensata un’assistenza domiciliare capillare e molto efficiente.

Per poter garantire un’assistenza conforme agli standard di vita della nostra provincia a persone che soffrono, soprattutto nella fase terminale della loro vita, riteniamo che in Provincia di Bolzano siano urgenti e necessarie strutture apposite e personale adeguato, sia nei numeri, che nella formazione.

Il Consiglio provinciale impegna pertanto la Giunta provinciale:

  1. A completare al più presto, nell’ambito delle sue competenze, quanto previsto dalla Legge 15 marzo 2010, n. 38 “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”.
  2. Ad aumentare le strutture hospice ed il numero di posti letto in per adeguare le cure palliative e le terapie del dolore alle esigenze e agli standard qualitativi della Provincia di Bolzano.
  3. Ad aumentare il personale medico e infermieristico palliativo operativo nelle strutture hospice e nell’assistenza a domicilio e a rinforzare la rete di assistenza diffusa sul territorio di assistenza a domicilio per le cure palliative e di terapie del dolore.

Bolzano, 24.10.2019

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

COMUNICATO STAMPA

Nel 2020 la legge provinciale sulle pari opportunità e per il sostegno delle donne compie 10 anni. Le Donne Verdi ne approfittano per fare organizzare alcune serate di dialogo per valutare se la legge sia ancora o meno attuale, per capire quali siano i suoi meriti che cosa ci abbia permesso di ottenere, per proporre alcuni miglioramenti.
Il primo incontro sarà venerdì 25 ottobre 2019 e sarà dedicato a Donne e lavoro – Le leggi servono davvero, con la moderazione di Klaudia Resch, che farà dialogare Michela Morandini, Luisa Gnecchi, Silvia Vogliotti, Silvia Rier. L’appuntamento è alle ore 18 al Capitol-Cafè in Via Streiter a Bolzano.

Anche il secondo incontro – Donne e politica – Le leggi servono davvero – sarà dedicato a un grande tema regolamentato dalla legge: “”. Il 22 novembre 2019 parleremo quindi a Merano di visibilità, rivendicazioni di rappresentanza e di esperienze dirette da parte di politici e politiche.

Nuove prospettive su cos’altro dovrebbe o potrebbe stare in una legge di questo tipo saranno al centro della terza serata, prevista per il 13 dicembre 2019: “Donne e futuro – A cosa dovrebbe servire una legge”.

I risultati degli incontri saranno alla base di una valutazione dei risultati ottenuti dalla versione attuale della legge provinciale e per proposte di miglioramento.

Ulrike Spitaler – coportavoce Grüne Frauen – Donne Verdi
Silvia Rier – coportavoce Grüne Frauen – Donne Verdi
Brigitte Foppa – Consigliera provinciale

COMUNICATO STAMPA.

“Caro Presidente, cara Giunta provinciale, se proprio non volete ascoltare noi Verdi, date almeno ascolto ai lavoratori e alle lavoratrici dell’Alto Adige. Anche loro dicono che il turismo è prezioso, ma anche che siamo arrivati ai limiti della sua crescita nella nostra provincia” commenta così Brigitte Foppa il sondaggio pubblicato da AFI sulla percezione del turismo tra le lavoratrici e i lavoratori altoatesini. “Ancora una volta una buona parte della società si dimostra più saggia e rivolta al futuro rispetto alla sua classe politica dirigente”.
Se davvero mancano idee su come indirizzare il turismo in modo sostenibile e futuribile, le nostre proposte sono pubbliche e a disposizione.

Bolzano, 23/10/2019

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

MOZIONE.

Le alternative all’attuale economia di mercato, orientata esclusivamente al profitto privato, non sono certo nate a seguito della crisi finanziaria ed economica globale del 2007 ma, sullo sfondo di questa grande recessione, l’opinione pubblica ha iniziato a mostrare grande interesse per questa nuova impostazione. La crisi delle risorse, del clima, dell’ambiente e della società evidenzia sempre più i punti deboli del sistema socioeconomico attuale. In quanto parte del sistema economico mondiale non possiamo esimerci dal considerare quanto contribuiamo alle ingiustizie, alla fame e alla povertà nel sud globale. Le riflessioni per trovare un modello economico alternativo si impongono quindi sempre più.

E questo nuovo “stile” dell’economia è già applicato con successo: nei settori più disparati esistono imprese che pur lavorando in modo socialmente ed ecologicamente responsabile realizzano profitti, e quindi non sono organizzazioni caritatevoli o di volontariato. Questo nuovo approccio, che mette al centro la solidarietà con l’uomo e con la natura, viene chiamato “economia solidale”. Le imprese economiche, sociali e culturali che hanno deciso di impegnarsi nell’economia solidale si contraddistinguono per un ciclo economico (dalla produzione alla vendita fino al consumo) in cui:

  • svolgono un’attivitá remunerativa senza però perseguire la massimizzazione dei profitti
  • utilizzano le risorse in maniera parsimoniosa
  • perseguono l’obbiettivo di migliorare le condizioni di vita della comunità
  • puntano sulla cooperazione
  • danno vita a una struttura aziendale autegestita e democratica
  • instaurano relazioni commerciali eque con il resto del mondo

Nel Trentino l’approccio etico e politico dell’economia solidale è sancito da una legge approvata dal Consiglio della Provincia autonoma di Trento nel 2010 (la legge provinciale n. 13/2010 “Promozione e sviluppo dell’economia solidale e della responsabilità sociale delle imprese”) e applicata a partire dal 2013. In questa legge, la prima approvata in Italia, l’economia solidale è così definita: “Per ‘economia solidale’ si intende lo svolgimento dell’attività economica e culturale che consente il conseguimento di obiettivi d’interesse collettivo più elevati rispetto alle soglie fissate dalla normativa vigente; tale modalità è basata sulla valorizzazione delle relazioni tra i soggetti, su un’equa ripartizione delle risorse, sul rispetto e sulla tutela dell’ambiente, sul perseguimento di obiettivi sociali.” (articolo 2, comma 1 della legge della Provincia autonoma di Trento n. 13/2010). La legge trentina elenca 13 settori economici che vanno dalla produzione alimentare biologica, al commercio equo, al software libero, fino all’edilizia e al turismo sostenibili (articolo 3, comma 2 di detta legge provinciale n. 13/2010). Scopo di questa legge è quello di far conoscere e di sostenere l’economia solidale, i suoi settori e le sue imprese
Altre leggi per la promozione dell’economia solidale esistono nel frattempo a livello regionale in Emilia- Romagna (legge regionale n. 19/2014 “Norme per la promozione e il sostegno dell’economia solidale”) e a livello nazionale in Francia (loi/legge n. 856/2014 “L’économie sociale et solidaire”).

Anche in Alto Adige sarebbe bene dare all’economia solidale un sostegno a livello politico. Se guardiamo al contributo essenziale che le imprese dell’economia solidale danno nella nostra provincia alla società nel suo insieme assumendo un atteggiamento responsabile nei confronti della natura e dell’uomo, ci rendiamo conto che la loro presenza si percepisce troppo poco e che queste esperienze non sono valorizzate come meriterebbero. Inoltre manca un appuntamento regolare per uno scambio qualificato tra le imprese e i settori economici dell’economia solidale. Un opportuno sostegno, un’efficace informazione e un adeguato lavoro di rete contribuirebbero a rafforzare decisamente la percezione esterna di queste realtà e la loro autocoscienza.

Un primo giusto passo per promuovere l’economia solidale, costruire un network e dare visibilità a questo sistema economico potrebbe consistere nell’organizzazione di una “fiera dell’economia solidale”. La Giunta provinciale potrebbe proporre l’idea alla Fiera Bolzano SpA, di cui con l’88,84% delle quote è azionista di maggioranza. E questa “Fiera dell’economia solidale” potrebbe essere collegata ad analoghi eventi fieristici come per esempio la fiera Biolife. Le imprese dell’economia solidale dovrebbero poter partecipare a titolo gratuito.

Per questo motivo, Il consiglio della Provincia autonoma di Bolzano incarica la Giunta provinciale provvedere a quanto segue:

  1. Al fine di garantire lo scambio, il collegamento e la visibilità, e quindi il rafforzamento delle imprese dell’economia solidale, viene istituito un tavolo di lavoro intorno al quale possano riunirsi i e le rappresentanti dei vari settori e dell’ufficio provinciale competente. Il tavolo di lavoro provvede a promuovere e far conoscere l’economia solidale.
  2. Per la partecipazione al tavolo di lavoro viene elaborato un apposito disciplinare che in base ai criteri dell’economia solidale, individui imprese persone e progetti che vi corrispondono. Per elaborare tale disciplinare è possibile rifarsi, se necessario, alle esperienze in corso nelle altre regioni e in particolare in Trentino.
  3. Si incarica la Fiera Bolzano SpA di organizzare una “Fiera dell’economia solidale” per la promozione dell’economia solidale, dei suoi settori economici e delle sue imprese.
  4. La partecipazione è gratuita per chi soddisfa i requisiti di cui al citato disciplinare.
  5. Al fine di organizzare la “Fiera dell’economia solidale” di cui al punto 3 è prevista la partecipazione della Fiera Bolzano SpA al tavolo di lavoro di cui al punto 1.

Bolzano, 15/10/2019

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

COMUNICATO STAMPA.

I consiglieri provinciali Brigitte Foppa e Hanspeter Staffler insieme al presidente del Coordinamento provinciale Verde Karl Tragust sono stati accolti oggi a Roma dal Capo della Segreteria del Ministro alla salute Speranza. “Massimo Paolucci, ex europarlamentare e grande conoscitore della social-democrazia europea, ha mostrato grande attenzione e sensibilità verso l’Alto Adige e verso le problematiche da noi esposte” – commenta Brigitte Foppa alla fine dell’incontro. La delegazione ha potuto così consegnare al Ministero della Salute le istanze dei Verdi Grüne Verc sui problemi del sistema sanitario nella nostra provincia che trovate nel memorandum allegato. Più autonomia e flessibilità nella formazione del personale medico e sanitario e maggiore attenzione alle peculiarità del nostro bilinguismo, sono solo alcune delle richieste esposte al Ministero.

Bolzano, 21.10.2019

Brigitte Foppa, Consigliera provinciale
Hanspeter Staffler, Consigliere provinciale
Karl Tragust, Presidente coordinamento provinciale Verdi Grüne Verc

Una delegazione di Verdi è oggi in visita a Roma al Ministero della salute. Obiettivo dell’incontro: presentare le istanze dei Verdi per un sistema sanitario che rispetti le peculiarità del nostro territorio speciale. Da sempre i Verdi Grüne Verc sostengono l’autonomia altoatesina perché ritengono sia la forma di governo migliore, per poter garantire diritti, sostenibilità e salute a tutte le persone residenti in questa terra particolare. Il plurilinguismo e la vicinanza al confine con l’Austria pongono il nostro territorio in una situazione bisognosa di misure ad hoc nella formazione di personale medico e sanitario che sia in grado di comunicare per lo meno in entrambe le lingue ufficiali della provincia. A metà mattina i consiglieri provinciali Brigitte Foppa, Hanspeter Staffler, la segretaria del Partito Verde Verena Frei e Karl Tragust, presidente del Coordinamento provinciale, verranno ricevuti dal Capo della Segreteria del Ministro alla salute Speranza.

Bolzano, 21/10/2019

Brigitte Foppa

Hanspeter Staffler

Karl Tragust

Verena Frei