MOZIONE .

La salvaguardia del clima è oggi una delle priorità dell’Unione Europea e della comunità internazionale. Alla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici di Parigi, il 12 dicembre 2015, i firmatari dell’UNFCCC [1] – all’epoca 195 Paesi e l’Unione Europea – hanno sottoscritto l’Accordo di Parigi.

Con l’Accordo di Parigi del 2015 si stabiliva di contenere il riscaldamento globale causato dall’uomo ben al di sotto della soglia di 2 °C rispetto ai livelli preindustriali e di proseguire gli sforzi volti a limitare tale incremento a 1,5 °C. Nel dicembre 2020, i capi di Stato e di Governo dell’UE hanno concordato di ridurre le emissioni del 55% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030. In base al Green Deal europeo (EGD), la neutralità dei gas a effetto serra in tutta l’UE dovrà essere raggiunta entro il
2050.

Nel corso del 2021 dovrà essere approvata la legge europea sul cambiamento climatico. Sono in corso negoziati in tal senso tra il Parlamento europeo e gli Stati membri. Oltre al sistema per lo scambio delle quote di emissioni per la grande industria, un nuovo regolamento per la salvaguardia del clima definirà gli obiettivi in materia di gas serra per i settori dei trasporti, degli edifici e dell’agricoltura. Verrà inoltre elaborato un regolamento sull’uso del suolo, in modo da includere nella salvaguardia del clima anche lo sfruttamento delle foreste e dei terreni.

Sviluppi in provincia di Bolzano

Nell’autunno del 2019, la Giunta provinciale tenne una riunione a porte chiuse per discutere la nuova strategia sul clima e la revisione dell’attuale Piano Clima, risalente al 2011. Al termine dell’incontro, la Giunta provinciale annunciò di voler fare dell’Alto Adige una provincia all’avanguardia in campo climatico e di voler procedere alla revisione del Piano Clima del 2011 entro la metà del 2020. Poiché il nuovo piano non è attualmente disponibile, per la stima delle emissioni totali e del loro andamento facciamo riferimento ai piani e agli studi esistenti.

Le emissioni totali in provincia di Bolzano variano, a seconda del metodo di calcolo, da 4,4 tonnellate per abitante (Agenzia per l’Ambiente, 2011) a 5,3 tonnellate per abitante (EURAC, 2013) e 7,5 tonnellate per abitante (Agenzia CasaClima, 2019). I principali responsabili delle emissioni sono il settore dei trasporti, il riscaldamento degli edifici, l’agricoltura, l’edilizia e le cosiddette “emissioni grigie” che generiamo attraverso il consumo di beni del commercio globale. A seconda del metodo di calcolo, negli ultimi 10 anni la provincia di Bolzano avrebbe dovuto risparmiare tra le 0,7 e le 3,9 tonnellate di CO2 equivalente per abitante per andare nella giusta direzione verso la neutralità dei gas serra. In realtà questo dato oscilla tra lo zero e le 0,5 tonnellate di CO2 equivalente per abitante.

Nonostante l’assenza di una grande industria ad alto consumo energetico e nonostante la quota insolitamente alta di energia elettrica da fonti rinnovabili, il ruolo di avanguardia della provincia di Bolzano in campo climatico non si riconosce chiaramente né può essere verificato in alcun modo.
Diverse organizzazioni ambientaliste, così come il movimento Fridays for Future, chiedono da anni una maggiore trasparenza nella presentazione dei dati e, soprattutto, una panoramica periodica delle riduzioni delle emissioni di gas serra da parte dei singoli settori e della provincia nel suo insieme. A tal fine è indispensabile utilizzare metodi standardizzati di calcolo e di attestazione delle emissioni di gas a effetto serra, al fine di garantire che i dati siano comparabili nel tempo e sul territorio.

Di norma, a livello internazionale, si calcolano i seguenti indicatori:

  • emissioni di gas serra pro capite e per anno in equivalenti CO2 (escluso il consumo);
  • emissioni di gas serra pro capite e per anno in equivalenti CO2 (incluso il consumo);
  • potenza media continua in watt pro capite (energia primaria escluso il consumo).

Per tutte queste ragioni, riteniamo necessario elaborare da subito un rapporto annuale di monitoraggio e sancire a livello normativo, nel nuovo Piano Clima 2050, l’obbligo di elaborare tale rapporto. Inoltre sarebbe sensato, dal punto di vista metodologico, far redigere questo rapporto di monitoraggio da un’istituzione scientifica indipendente.

 

Per questi motivi, il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano incarica la Giunta provinciale:

di presentare annualmente al Consiglio provinciale un rapporto di monitoraggio del Piano ClimaEnergia Alto Adige 2050, che descriva l’attuazione delle misure nel campo della salvaguardia del clima, i rispettivi obiettivi e risultati dei singoli settori e la riduzione annuale complessiva delle emissioni di gas serra.

 

Bozen, 31.03.2021

 

Cons prov.

Hanspeter Staffler

Brigitte Foppa

Riccardo Dello Sbarba

 

[1] UNFCCC: United Nations Framework Convention on Climate Change

INTERROGAZIONE SU TEMI DI ATTUALITÀ.

A Bolzano da molti anni l’associazione GEA gestisce su incarico della ASSB una casa rifugio per donne vittime di violenza. La casa esistente dispone di 6 mini appartamenti. Dal 2017, in base a nuovi criteri per l’accredito di queste strutture, dei 6 appartamenti solo 2 possono accogliere donne con figli e figlie, mentre negli altri 4 possono essere ospitate solo donne da sole. Questo ha creato una situazione di emergenza e molti sono i casi di donne con figli e figlie che sono state ospitate in alberghi cittadini, con una forte spesa a carico dell’associazione, coperta per ora con donazioni. La Provincia ha finanziato la realizzazione di una nuova casa rifugio che dovrebbe essere pronta nel 2024 ed è importante che tali tempi vengano rispettati.

Si chiede alla Giunta provinciale:

  1. A quanto ammonta il finanziamento messo a disposizione dalla Provincia per il comune di Bolzano/Assb per la nuova casa rifugio delle donne vittime di violenza?
  2. A che punto è la procedura per la sua realizzazione? Esiste già il progetto per la nuova casa, è già stato individuato il luogo o l’edificio in cui realizzarla?
  3. Quante donne potrà ospitare la nuova casa? Ogni donna potrà avere con sé figli/figlie?
  4. Gli alloggi si troveranno in uno stesso edificio, cosa fondamentale per una gestione ottimale?
  5. Verrà rispettata la scadenza del 2024 per la consegna della nuova casa realizzata?

Bolzano, 30 marzo 2021

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

 

Qui potete scaricare la risposta della giunta.

INTERROGAZIONE SU TEMI DI ATTUALITÀ.

La Convenzione di Istanbul del 2011 sulla “Prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica”, ratificata dall’Italia nel 2013, prevede “case rifugio” e “centri di prima assistenza” adeguati, facilmente accessibili e in numero sufficiente. Tale “numero sufficiente” è indicato nelle “Raccomandazioni alla Commissione sulla lotta alla violenza contro le donne” approvate dal Parlamento europeo nel 2014, che prevedono: “la disponibilità di centri di accoglienza specializzati, concepiti sia come servizi di prima assistenza sia come spazi sicuri e di emancipazione per le donne, dotati di infrastrutture e personale adeguatamente formato, che possano accogliere almeno una donna ogni 10.000 abitanti”.

Si chiede alla Giunta provinciale:

  1. Quanti posti-alloggio antiviolenza esistono in Provincia di Bolzano e in quali città?
  2. Questi posti-alloggio sono tutti in “centri specializzati, spazi sicuri dotati di infrastrutture e personale adeguatamente formato”, o vi sono situazioni diverse e, semmai, quali?
  3. Il numero di posti-alloggio antiviolenza in Alto Adige soddisfa le indicazioni europee per la Convenzione di Istanbul: un posto ogni 10.000 abitanti, ossia da noi almeno 52 posti?
  4. In caso contrario, che cosa intende fare la Giunta provinciale per raggiungere “almeno” il numero minimo indicato dal Parlamento europeo, e entro quando?

Bolzano, 30 marzo 2021

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

Qui potete scaricare la risposta della Giunta.

INTERROGAZIONE SU TEMI DI ATTUALITÀ.

Ci risulta che la diga di Monguelfo, gestita da Alperia, abbia una capacità di circa 6 milioni di m3, ma che circa 5 milioni di m3 siano ormai costituiti da sedimenti. Un intervento è ormai urgentissimo. La diga alimenta la centrale Alperia di Brunico, la cui concessione è scaduta nel 2014 ed è attualmente in regime di proroga in attesa della gara prevista per il 2024. Non vorremmo che in attesa della gara la società non intendesse più mettere mano all’impianto: è un pessimo esempio dato da grandi concessionari come Enel ed Edison, che dalla società provinciale Alperia non deve essere seguito!

Si chiede alla Giunta provinciale:

  1. Qual è esattamente la situazione della diga di Monguelfo per quanto riguarda i sedimenti in rapporto alla capacità totale dell’impianto, alla sua sicurezza e alla sua efficienza?
  2. Che cosa intende fare Alperia per risanare la diga di Monguelfo e ripristinare una condizione di assoluta sicurezza e di normale efficienza? E entro quale data intende intervenire?

Bolzano, 30 marzo 2021

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

Qui potete scaricare la risposta della Giunta.

ANFRAGE ZUR AKTUELLEN FRAGESTUNDE.

Im Herbst 2019 hielt die Landesregierung eine Klausurtagung ab, worin es um die neue Klimastrategie und um die Überarbeitung des aktuellen Klimaplans aus dem Jahr 2011 ging. Die Landesregierung verkündete im Anschluss an die Klausur, dass sie Südtirol zum Klima-Vorreiter machen wolle und dass der Klimaplan 2011 bis Mitte 2020 überarbeitet werden solle. Seitdem ist es ruhig um den neuen Klimaplan geworden.

Daher richten wir folgende Fragen an die Landesregierung:

  1. Auf welchen Stand ist die Überarbeitung des Klimaplans?
  2. Wurden Bevölkerung und Umweltorganisationen in die Überarbeitung einbezogen?
  3. Wann wird der neue Klimaplan dem Landtag vorgestellt?
  4. Wann wird der neue Klimaplan der Öffentlichkeit vorgestellt?

Bozen, 26.03.2021

Landtagsabgeordnete
Hanspeter Staffler
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba

Hier könnt ihr die Antwort der Landesregierung herunterladen.

MOZIONE.

Le torbiere appartengono a un tipo di vegetazione che dal punto di vista ambientale ha un grande potenziale, sia in positivo, sia in negativo. Da un lato hanno la caratteristica di esercitare una notevole protezione del clima, dall’altro esse sono potenzialmente in grado di danneggiarlo enormemente, e il fattore decisivo che determina l’uno o l’altro di questi effetti è l’essere umano. Le torbiere naturali costituiscono enormi riserve di carbonio. Tuttavia, il loro sfruttamento sprigiona grandi quantità di CO2 che entra nell’atmosfera come gas serra.

Si ritiene che le torbiere costituiscano circa il 3% della superficie terrestre e rappresentino il più grande deposito di carbonio al mondo. Gran parte di esse si trovano nell’emisfero settentrionale.

Le torbiere naturali intatte possono sottrarre costantemente carbonio all’atmosfera e fungono da serbatoi di carbonio. L’attuale riserva di carbonio nei poco più di 3-4 milioni di km2 di torbiere intatte a livello mondiale è di circa 0,1 gt all’anno. Il carbonio si deposita perché la costante elevata saturazione d’acqua nelle torbiere impedisce alla vegetazione morta di decomporsi e ne determina la conservazione. Possiamo quindi pensare alle torbiere come a un enorme sistema di filtraggio che assorbe la CO2 dall’atmosfera e la immagazzina in modo permanente. Questa proprietà è una delle ragioni per cui, secondo le Nazioni Unite, le torbiere sono gli ecosistemi terrestri più importanti dal punto di vista della protezione del clima.

La torba è però anche una preziosa materia prima utilizzata da secoli prevalentemente come combustibile o additivo per il terriccio dei fiori. L’estrazione della torba danneggia le torbiere, e i processi di combustione o decomposizione fanno sì che la torba estratta rilasci nell’ambiente il carbonio immagazzinato.

Le torbiere vengono però anche prosciugate. L’acqua viene rimossa con dei sistemi di drenaggio artificiale, il substrato di torba comincia a decomporsi ed emette costantemente CO2, metano e protossido di azoto (noto anche come gas esilarante). Le aree così bonificate vengono per lo più destinate all’uso agricolo.

Se l’Europa, e quindi anche l’Italia e l’Alto Adige, vogliono raggiungere entro il 2030 l’obiettivo climatico di ridurre le emissioni di CO2 del 55% rispetto ai livelli del 1990 si dovrà inevitabilmente cessare l’estrazione della torba in Europa e rinaturalizzare le torbiere già distrutte.

L’Alto Adige non è una zona nota per le sue molte torbiere, ma la torba si estrae anche qui. Attualmente, ciò avviene nelle cinque cave di torba della Bassa Atesina, autorizzate a ricavare un totale di 1,5 milioni di m3 di torba, di cui 500.000 m3 erano stati già stati estratti alla fine del 2019. Per ogni metro cubo di torba estratto vengono rilasciate quantità considerevoli di gas serra nocivi quali CO2, metano e protossido di azoto, una situazione a lungo termine incompatibile con gli obiettivi di difesa del clima.

Il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano incarica pertanto la Giunta provinciale

  1. di calcolare in uno studio quali quantitativi di CO2, metano e protossido di azoto vengono rilasciati nell’atmosfera in seguito all’estrazione di torba a livello locale;
  2. di non prorogare le concessioni delle cinque cave di torba in Alto Adige, vale a dire la cava “Pineta” a Laives e le cave “Paludel”, “Cascata”, “Salorno 2” e “Salorno 3” a Salorno, e di
    cessare l’estrazione di torba a livello provinciale ai fini della tutela del clima;
  3. di commissionare uno studio per verificare quali substrati ecosostenibili siano in grado di sostituire la torba nelle coltivazioni di ortaggi e fiori;
  4. di trovare il modo affinché a partire dal 2030 nelle coltivazioni locali di ortaggi, funghi e fiori non vengano più impiegati substrati di torba, né di produzione propria, né importati.

Bozen, 18.02.2021

Consiglieri provinciali
Hanspeter Staffler
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba

COMUNICATO STAMPA.

Oggi 25 marzo 2021 la prima commissione tratta due disegni di legge sulla democrazia diretta. Uno firmato da Josef Noggler, il secondo da Brigitte Foppa.

Un piccolo sguardo indietro:

La legge sulla Democrazia diretta, partecipazione e formazione politica è una legge giovanissima e praticamente a oggi mai usata. È stata approvata alla fine della scorsa legislatura, nel 2018, frutto di un lungo processo di partecipazione e mediazione tra società civile, maggioranza e opposizione. Firmatari della legge erano Magdalena Amhof, Brigitte Foppa e Josef Noggler. Il dibattito in aula era stato intenso, ma sempre costruttivo e il risultato finale aveva lasciato (quasi) tutti soddisfatti.

Già due anni fa, però, durante la discussione della legge in aula, il Presidente Kompatscher, che si era sempre presentato come sostenitore della partecipazione, sembrava ritenere questa legge come una specie di uovo di cuculo. E fin dall’inizio di questa legislatura ha cercato di indebolirla. Questa intenzione è stata fatta propria ora dal Presidente del Consiglio Noggler. Proprio Josef Noggler, che è stato uno dei firmatari dell’originaria legge, per motivi a noi sconosciuti si appresta ora a disossarla.

Ben tre sono i pilastri della legge che stanno per essere smantellati:

  1. Il Referendum confermativo sulle leggi provinciali. Questo strumento dà la possibilità alla società civile di fermare l’entrata in vigore di una legge approvata dal Consiglio per sottoporla al giudizio della cittadinanza. Il suo uso è però limitato a quelle leggi che vengono approvate con meno dei 2/3 dei consiglieri. La legge presentata da Noggler lo vuole eliminare. Fa davvero così tanta paura – ci chiediamo – uno strumento che stimola l’elaborazione di buone leggi e la ricerca di un ampio consenso all’interno dell’assemblea legislativa? Tanto più che nei 2 anni da cui la legge è in vigore, non se ne è mai “abusato”, neanche una sola volta?
  2. Il consiglio delle cittadine e dei cittadini. Si tratta di uno strumento di partecipazione complesso e importante, descritto in modo dettagliato e comprensibile all’interno della legge. La proposta di Noggler vuole cancellare questa descrizione e dare incarico alla Presidenza del Consiglio di riscriverla in un regolamento d’attuazione separato. Perché – ci chiediamo di nuovo – un testo discusso e approvato dal Consiglio provinciale, viene cancellato per essere riscritto da un’altra parte? 
  3. Ufficio per la formazione politica e la partecipazione. È un’istituzione pensata all’interno del Consiglio provinciale, ispirata alle “Landeszentralen für politische Bildung” tedesche, attivate in Germania fin dal dopoguerra e che godono da sempre di rispetto da parte di tutte le parti politiche. Anche nella nostra legge l’Ufficio per la formazione politica deve essere libero e super partes e per questo viene dotato di un consiglio d’amministrazione e di un comitato scientifico che ne garantiscano la totale indipendenza. Che cosa prevede invece la proposta Noggler? Che venga dato in dotazione all’Eurac, ma soprattutto viene messo sotto l’ala dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio, composta sempre da 5 membri espressione della maggioranza e 1 membro dell’opposizione. In questo momento sarebbero i signori Locher, Vallazza, Noggler, Renzler, Mattei (più la sola consigliera Rieder, per l’opposizione) a garantire l’imparzialità dell’Ufficio. Non si sa se ridere o piangere.

La proposta di legge Noggler viene discussa oggi giovedì 25 marzo in prima commissione. Brigitte Foppa porta in questa occasione una propria proposta con le necessarie migliorie tecniche alla legge sulla democrazia diretta – e basta. Di più non serve, anzi nuoce.

Proprio in un periodo come questo, in cui a causa della pandemia e del distanziamento la democrazia rappresentativa sta vivendo una grave crisi d’identità e sta cercando nuove modalità di dialogo e di azione, attaccare e indebolire una legge che promuove e rafforza la partecipazione delle cittadine e dei cittadini alla vita democratica è assurdo.

 

Bolzano, 25/3/2021

Cons. Prov.
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

MOZIONE .

La stazione di Landeck-Zams si trova sulla linea ferroviaria ovest che collega la stazione di ViennaSchwechat con Bregenz ed è servita da convogli ÖBB Railjet con frequenza oraria in entrambe le direzioni. Per gli abitanti dell’alta Valle dell’Inn, dell’Oberes Gericht austriaco e dell’alta e media Val Venosta, la stazione di Landeck-Zams è un nodo ferroviario molto importante, che tuttavia è difficilmente raggiungibile con i mezzi pubblici dalla Val Venosta. Attualmente gli autobus che collegano Malles a Landeck impiegano circa due ore per 75 chilometri con un cambio intermedio, mentre in auto per lo stesso tragitto ci vuole un’ora abbondante.

Molti venostani e venostane vivono e lavorano in Tirolo, nel Vorarlberg, in Baviera, a Vienna o in Svizzera e quindi il traffico transfrontaliero tra la Val Venosta e i paesi sopra elencati è solitamente molto intenso. Molte destinazioni sono comodamente raggiungibili in treno da Landeck, mentre spostarsi tra Landeck e la Val Venosta con i mezzi pubblici è alquanto disagevole. Soprattutto le famiglie con bambini o le persone anziane con bagagli pesanti hanno difficoltà con gli attuali collegamenti su gomma, perché cambiare autobus a Nauders o Martina (CH) è scomodo, e due ore di viaggio per un tragitto di soli 75 km sono decisamente troppe.

A nostro avviso una provincia a vocazione turistica come la nostra deve fare tutto il possibile per essere facilmente raggiungibile in treno e in autobus. Si tratterebbe di un intervento importante e
urgentemente necessario per ridurre il traffico turistico che congestiona le nostre strade.

Attualmente i collegamenti ferroviari e con autobus verso le aree turistiche di passo Resia e dintorni sono poco attraenti per le ragioni già menzionate. Occorre quindi intervenire.

Nell’autunno 2020 i Verdi del Tirolo e il gruppo Tiroler Volkspartei hanno presentato una mozione di analogo tenore che è stata approvata dalla Dieta del Tirolo.

Per questi motivi, il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano incarica la Giunta provinciale

di valutare, assieme all’azienda dei trasporti austriaca Verkehrsverbund Tirol (VVT), l’attivazione di un servizio di autolinea veloce tra Malles e Landeck, senza cambi e con più corse al giorno.

Bolzano, 28.01.2021

Consiglieri provinciali
Hanspeter Staffler
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba

COMUNICATO STAMPA.

Oggi la seconda commissione ha trattato il disegno di legge presentato dal Gruppo Verde per inserire la supervisione ambientale obbligatoria. Il disegno di legge prevede che per tutti i grandi progetti, come la realizzazione di strade, livellamenti o condutture di centrali idroelettriche venga predisposta sempre un servizio di supervisione ambientale. “Una o un supervisore ambientale è un figura professionista esperta in tutela della natura e del paesaggio che, direttamente sui cantieri, fa sì che non si producano danni alla natura” spiega il primo firmatario Hanspeter Staffler.

Il disegno di legge è stato valutato positivamente dai membri della commissione. Hanspeter Staffler si è reso disponibile a elaborare degli emendamenti in collaborazione con la commissione, ma ciononostante la maggioranza con i 4 voti SVP ha affossato la proposta. “Non appena il disegno di legge arriverà in aula saremo pronti: con alcune variazioni ci impegneremo con forza per inserire la supervisione ambientale obbligatoria per i grandi progetti.” conclude Hanspeter Staffler ottimista.

Bolzano, 24/03/2021

Cons. prov.
Hanspeter Staffler
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa

MOZIONE .

Introduzione

I Comuni altoatesini hanno un efficiente sistema di raccolta dei rifiuti e un sistema di raccolta differenziata ben funzionante. Ciascun Comune dispone di almeno un centro di riciclaggio al quale le cittadine e i cittadini si recano regolarmente. La raccolta differenziata della plastica si è ormai affermata ed è raro che il paesaggio sia deturpato da rifiuti di plastica smaltiti in modo improprio.

Eppure nei corsi d’acqua si osservano quantità relativamente consistenti di macroplastiche, e questo soprattutto dopo le piene, poiché la plastica rimane visibilmente appesa alla vegetazione
riparia. Tra Merano e Salorno, il fiume Adige sembra soffrire in modo particolare dell’inquinamento da plastiche, e infatti ogni anno le iniziative di pulizia svolte a Terlano, Egna e altrove producono considerevoli quatità di rifiuti di plastica.

Da dove vengono i rifiuti di plastica?

I rifiuti di plastica nell’Adige sono molto probabilmente solo l’espressione di un fenomeno a livello provinciale; anche tutti gli affluenti dell’Adige presumibilmente contengono notevoli quantitativi di plastica. L’assessore provinciale Vettorato ha fornito la seguente risposta a un’interrogazione consiliare del gruppo dei Verdi sulle cause dei molti rifiuti di plastica riscontrati nell’Adige: “Tra le
cause principali della presenza di rifiuti di plastica e di microplastica nell’Adige o in altri corsi d’acqua rientrano i rifiuti abbandonati per terra, che gli agenti atmosferici (pioggia o neve o vento) trasportano nei corsi d’acqua, le fibre sintetiche derivanti dagli scarichi delle lavatrici, che i depuratori non trattengono del tutto, così come i residui di pneumatici.”

Potrebbe trattarsi di una spiegazione plausibile, ma in base a quanto osservato e alla documentazione noi la classificheremmo come secondaria. A noi sembra più probabile che la causa principale
sia un’altra, quella descritta sul sito web dell’Agenzia per l’ambiente come “le discariche illegali di rifiuti domestici e industriali e quelle legali mal gestite”.

Una possibile spiegazione

Quest’idea nasce dalla generale valutazione dei rifiuti di plastica raccolti, che dà l’impressione che le bottiglie di plastica, i pezzi di plastica dura, le parti di teloni e gli pneumatici (vedi foto) risalgano agli anni Settanta. In quel periodo anche nella nostra provincia c’erano molte “discariche legali mal gestite”, molte delle quali probabilmente non sono state ancora bonificate.

Spesso queste “discariche legali mal gestite” si trovavano nelle fosse e in riva ai corsi d’acqua, e probabilmente sono state ricoperte con materiale terroso ancora negli anni Settanta, o nei primi anni Ottanta, e infine dimenticate. È quindi possibile che le piene di una certa importanza smuovano i depositi che si trovano nei pressi dei corsi d’acqua. Le piene prima erodono gli strati di terra
e poi trascinano con sé il contenuto delle discariche.

Se questa ipotesi fosse corretta, tutte le discariche abusive o dimenticate vanno localizzate, classificate e bonificate secondo le norme ambientali vigenti.

Il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano incarica pertanto la Giunta provinciale

di commissionare un progetto di ricerca che indaghi la causa delle notevoli quantità di rifiuti di plastica presenti nell’Adige e nei suoi affluenti.

Bozen, 24.03.2021

Consiglieri provinciali
Hanspeter Staffler
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba

Prima (il) Klima!