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La strana genesi del bilancio provinciale 2021-2023

La pandemia di Coronavirus del 2020 ha stravolto tante cose, tra cui anche le tempistiche delle leggi di bilancio 2021-2023. Alla fine di ottobre la Giunta
provinciale ha approvato, con un certo ritardo, le tanto attese delibere sul bilancio di previsione e sulla legge di stabilità per il periodo 2021-2023.

Si è subito visto che non si trattava di un bilancio operativo, con nuove priorità politiche, ma di una riproposizione del bilancio 2020, seppure in tono
decisamente minore. Lo stato di previsione di competenza per il 2020 è stimato in circa 6,9 miliardi sul versante delle spese, quello del 2021 nella prima bozza era pari a 6,1 miliardi di euro. In questo modo per il 2021 mancherebbero all’appello 800 milioni di euro, una vera emorragia.

Queste sono le cifre che si è trovata a discutere la III commissione legislativa nella seduta del 20 novembre, nella quale il presidente della Provincia
Kompatscher ha cercato di spiegare il bilancio provvisorio. Alla fine di ottobre, quando la Giunta ha approvato la proposta di bilancio, c’erano ancora poche certezze sulle entrate del 2021. Secondo Kompatscher sul fronte delle entrate vanno considerati anche l’avanzo di amministrazione, gli arretrati delle accise, gli ammortizzatori statali per le minori entrate e forse anche una sospensione del nostro contributo annuale al pagamento degli oneri dell’indebitamento statale. Così facendo si potrebbero racimolare indicativamente 600 milioni, facendo scendere la differenza negativa con il bilancio 2020 a circa 200 milioni.

Nella seduta della III commissione legislativa del 20 novembre non sono state fornite cifre realistiche a supporto delle spese previste, per cui ci si è trovati nell’insolita situazione di dover discutere e votare una proposta legislativa incompiuta. Alcuni componenti della commissione non si sentivano in grado di esaminare un documento provvisorio. Il problema si è risolto quando il presidente della Provincia Kompatscher ha accettato la proposta di alcuni rappresentanti dell’opposizione di partecipare a una seduta aggiuntiva, di carattere informale, in cui sarebbero state disponibili le vere cifre del bilancio.

Tale incontro informale si è svolto il 30 novembre in videoconferenza, e in tale occasione sono state illustrate le tabelle degli stanziamenti a livello di
dipartimento. Per motivi tecnici non è stata possibile un’elencazione delle spese per titoli e per missioni. Il presidente della Provincia Kompatscher
ha dichiarato di essere riuscito a negoziare con lo Stato dei pagamenti compensativi per le minori entrate dovute alla crisi. Tuttavia questa compensazione è calcolata sulla media delle entrate degli anni 2017, 2018 e 2019. Inoltre, tra le entrate sono stati iscritti anche i recuperi dal fondo di rotazione. In questo modo il 30 novembre 2020 erano disponibili in tutto 6.419.810.933,87 Euro per l’esercizio finanziario 2021, e quindi circa 468 milioni in meno rispetto al 2020.

Secondo Kompatscher la differenza potrebbe forse ridursi ulteriormente se si riuscisse a trovare un’intesa con lo Stato in merito alla sospensione del nostro contributo annuale alla copertura degli oneri del debito statale. Nella primavera di quest’anno il presidente della Provincia Kompatscher aveva annunciato l’intenzione della Provincia di contrarre debiti per un miliardo di euro al fine di affrontare la crisi generata dalla pandemia tramite dei “bond provinciali”. Ma ben presto si era capito che non c’era la base giuridica e che sarebbe stata necessaria una modifica della Costituzione.
Ora la Giunta provinciale ha trovato un escamotage: l’Ipes e la STA (Strutture trasporto Alto Adige spa) sono stati autorizzati a indebitarsi per investire. Nei prossimi tre anni l’Ipes avrà bisogno di 100 milioni e la STA di circa 20 milioni.

Analisi dei dati di bilancio disponibili

Per quanto riguarda le spese, tre dipartimenti ne escono bene, altri tre invece con qualche ammaccatura. Tra i fortunati c’è il dipartimento del presidente
della Provincia Kompatscher (personale, finanze, enti locali), il dipartimento dell’assessora Deeg (sociale, edilizia abitativa e famiglia) e il dipartimento
alla sanità dell’assessore Widmann. Ne escono invece piuttosto male i dipartimenti dell’assessore Achammer (formazione, lavoro, economia), dell’assessore Schuler (agricoltura, foreste e turismo) e dell’assessore Vettorato (formazione, ambiente). I dipartimenti degli assessori Alfreider, Bessone e Hochgruber Kuenzer hanno
subito tagli meno dolorosi.

I fondi per la ricerca sono in linea con la tendenza degli ultimi anni; gli anni d’oro dell’informatica sembrano per il momento un ricordo, e la ripartizione
finanze dispone per il 2021 di ben 1,2 miliardi di euro, sui quali tuttavia per ora non ci sono informazioni dettagliate. Le risorse vengono lesinate
in primo luogo ai comuni e alle comunità comprensoriali, per i quali negli anni scorsi erano disponibili quasi 700 milioni secondo una media pluriennale. Per il 2021 sono intanto disponibili 400 milioni di euro, che dovranno necessariamente essere aumentati in un secondo momento.

Per le politiche sociali e della famiglia vengono stanziati complessivamente 680 milioni di euro, 16 in meno del 2020. In questo settore il gap potrebbe allargarsi nel corso del 2021, in quanto aumenterà soprattutto il fabbisogno di prestazioni sociali. All’edilizia abitativa vanno poco più di 100 milioni di euro, nel complesso decisamente troppo pochi. Tuttavia, se l’Ipes riuscisse a contrarre dei debiti, la situazione potrebbe risultare meno critica nel prossimo anno.

La sanità può contare su 1,4 miliardi di euro, 100 milioni in più del 2019, ma alla luce della pandemia, il 2020 non può valere come anno di riferimento. Tuttavia, l’aumento sarà positivo se andrà a beneficio del rafforzamento delle strutture sanitarie pubbliche. Se invece i mezzi aggiuntivi confluiranno nella medicina privata, in linea con la tendenza emersa negli ultimi due anni, la sanità pubblica subirà un ulteriore indebolimento. Chi è più in sofferenza allo stato attuale è il personale sanitario, tanto più che finora non si è riusciti a definire un contatto di comparto per quello non medico. Per il 2021 vengono stanziati 10 milioni di euro che, tuttavia, sono decisamente insufficienti alla luce della precaria situazione in cui versa il personale infermieristico. Per poter compensare in qualche misura i mancati aumenti salariali e il permanente sovraccarico di lavoro, servirebbero con urgenza più di 20 milioni di euro.

A un primo sguardo, i 26 milioni stanziati per il sostegno all’economia sembrano davvero pochi se si considera che mancano 100 milioni rispetto allo stanziamento per il 2020. Ma un esame più attento rivela che, in ragione della pandemia, nel 2020 l’economia ha ricevuto una corroborante iniezione di 100 milioni di euro, che relativizza questo grosso ammanco. Sia la cultura tedesca che il settore del diritto allo studio devono fare i conti con un pesante -25%. Anche la spesa per
l’amministrazione della scuola è in calo, ma più colpito ancora è il personale insegnante, che da anni attende il contratto integrativo provinciale. In realtà vengono stanziati 15 milioni di euro per la contrattazione collettiva, che tuttavia non bastano a compensare adeguatamente la perdita di salario reale: a tal fine sarebbero necessari tra i 25 e i 30 milioni di euro per il solo 2021.

Il settore turistico pare abbia beneficiato nel 2020 di un finanziamento straordinario per un massimo di 90 milioni di euro, che però ora sono assenti nello stanziamento per il 2021. Da un confronto con il 2018 e il 2019 si nota poi che il dipartimento agricoltura, foreste, protezione civile e turismo è chiaramente sottofinanziato. Lo stesso vale per il settore dell’ambiente, che si vede privato di circa il 40% della consueta dotazione. Una politica innovativa sul clima richiede ben più risorse.

Una sintesi senza pretesa di completezza

Presumibilmente il bilancio 2021 sarà dai 100 ai 200 milioni di euro inferiore al bilancio 2020. I dati esatti li avremo solo nel corso del primo semestre
del 2021. Viste le premesse e considerata la pandemia di Coronavirus, la politica sanitaria e quella sociale ne escono relativamente bene. Rimane
tuttavia indispensabile far confluire, in futuro, molte più risorse in un’attiva politica del personale dell’Azienda sanitaria e portare finalmente a compimento
il contratto di comparto per il personale non medico.

Del resto il bisogno aguzza l’ingegno, e per la prima volta l’edilizia sociale riceve una dotazione adeguata, resa possibile dal futuro indebitamento dell’Ipes. Al momento attuale non è però dato sapere come questi debiti saranno ripianati. La politica dell’istruzione lascia invece a desiderare: pare che ancora una volta il personale insegnante delle scuole primarie, medie e superiori rimarrà a mani vuote. Il contratto integrativo provinciale è atteso da anni, e le/gli insegnanti sono ormai esasperati. La mancanza di rispetto nei confronti di questa categoria professionale, oltre a creare frustrazione tra il personale insegnante,
mette in pericolo l’intero settore, perché le e i giovani laureati si terranno alla larga dalle scuole.

La Giunta provinciale non merita un bel voto nemmeno per quanto riguarda la tutela della natura e l’ambiente. Se i fondi per la tutela della natura si attestano su scarsi 7 milioni di euro, la politica ambientale passa da una media di 60 milioni a soli 30 milioni. Rimane un mistero come si possa portare avanti una politica attiva e lungimirante sul clima con queste somme a disposizione. Anche gli operatori culturali non se la passeranno bene visto che i fondi per la cultura sono stati ridotti di un buon 20%.

Lo stesso vale per il settore dei beni culturali, che con 7 milioni di euro si ritroverà anche in futuro a fare la parte della cenerentola, e sarebbe bello
sapere quando comuni e comunità comprensoriali si riprenderanno dall’attuale paralisi. Sono infatti questi ultimi a registrare il buco maggiore, e non si
sa come si riuscirà a colmarlo. Forse la risposta è contenuta nella grande scatola nera della ripartizione finanze, con i suoi 1,2 miliardi di euro, la cui
destinazione al momento non è affatto chiara.
Potrebbe anche essere che si stia facendo il filo ai mezzi, attualmente bloccati, del recovery fund, con l’intenzione di usarli per coprire qualche buco di bilancio.

Nonostante la crisi innescata dalla pandemia, il bilancio provinciale 2021 presenta solo qualche lieve ammaccatura: i consistenti avanzi di bilancio, le abili trattative con Roma e le nuove strategie di indebitamento hanno evitato il peggio. Le riserve sono però probabilmente esaurite, e per i bilanci 2022 e 2023 potrebbero esserci guai in vista.

f.to consigliere provinciale
Hanspeter Staffler

RELAZIONE DI MINORANZA SUL DISEGNO DI LEGGE PROVINCIALE N. 67/20.

Con i circa 20 articoli che costituiscono la legge di stabilità provinciale per l’anno 2021, la Giunta provinciale intende introdurre più di 70 modifiche legislative. Si tratta di svariate modifiche, che vanno dalle “Disposizioni in materia di assunzione del personale insegnante” al “Riordinamento del servizio sanitario provinciale” e all’”Ordinamento del commercio”, per citare solo alcuni esempi. Hanno suscitato la nostra particolare attenzione le proposte di modifica presentate tardivamente, ad esempio quelle relative agli “Strumenti finanziari per il rilancio dell’economia” o alle “Norme per l’amministrazione del patrimonio della Provincia autonoma di Bolzano”.

Anche se alcune modifiche legislative sono proposte in conseguenza diretta o indiretta della crisi dovuta al Coronavirus, è singolare che nell’intero testo del disegno di legge il termine COVID-19 compaia una sola volta, come se alla fine di quest’anno pandemico si fosse in qualche modo stanchi di chiamare le cose con il loro nome.

L’articolo 5 trasferisce la competenza sull’edilizia sanitaria dalla Giunta provinciale all’Azienda sanitaria, un passaggio che è comprensibile dal punto di vista tecnico. Tuttavia, ci sorprendiamo nel prendere atto che non si tratta di un trasferimento di competenze senza precedenti, ma che la responsabilità in materia di edilizia sanitaria in passato è stata più volte palleggiata: già nel 2015 l’edilizia sanitaria è passata dall’Azienda sanitaria all’amministrazione provinciale, dalla quale alcuni anni prima – intorno al 2010 – era stata trasferita all’Azienda sanitaria. Gli stanziamenti per l’edilizia sanitaria ammontano a oltre mezzo miliardo di euro, e questo spiega perché questa competenza daanni viaggia senza pace da un dipartimento all’altro.

Con l’articolo 16/quinquies (Strumenti finanziari per il rilancio dell’economia), attraverso la società in-house “Euregio Plus SGR” la Giunta provinciale intende lanciare strumenti monetari per finanziare le piccole e medie imprese in vari modi: il sostegno verrebbe ad esempio fornito anche attraverso l’acquisizione di titoli di debito. Le aziende innovative (non viene detto quali potrebbero essere) verranno sostenute con capitale di rischio, e la gestione del settore turistico (qualunque essa sia) verrà resa più innovativa attraverso fondi di investimento. Titoli di debito, capitale di rischio e fondi d’investimento: sono termini molto più adeguati alle banche o agli istituti finanziari indipendenti rispetto a una società in-house dell’amministrazione provinciale.

La Giunta provinciale sembra fare sul serio con gli investimenti, e lo dimostra il fatto che con questa modifica legislativa vuole farsi autorizzare ad assumere il controllo di Euregio Plus SGR S.P.A. In termini puramente contabili, a tal fine la Provincia necessiterebbe di 1.208.388,00 euro, ma la Giunta provinciale prevede un importo di 10.600.000,00 euro.

Attualmente Euregio Plus SGR S.P.A. possiede un capitale sociale di 9.868.500,00 euro, così suddiviso tra i tre azionisti: 51% Pensplan Centrum S.P.A., 45% Provincia autonoma di Bolzano, 4% Provincia autonoma di Trento. Per assumere il controllo della società con il 51% delle azioni, la Provincia autonoma di Bolzano dovrebbe investirvi 1.208.388,00 euro. Tuttavia, la presente modifica legislativa prevede l’esborso di 10,6 milioni di euro, e ci chiediamo quindi quale sia la destinazione della differenza di circa 9,4 milioni di euro di denaro dei contribuenti.

Al contempo, la Giunta provinciale si fa autorizzare a sottoscrivere quote di fondi di investimento, cosa che ipoteticamente spiegherebbe questi 9,4 milioni di euro. Sarebbe interessante sapere di quali fondi di investimento potrebbe trattarsi. Ma al di là di questa questione di dettaglio, l’obiettivo di partecipare a operazioni finanziarie va valutato criticamente, e a questo punto dovremmo ricordare il buon vecchio detto: a ciascuno il suo mestiere!

Oltre alle nuove strategie d’investimento, si nota anche un riorientamento della strategia patrimoniale: parte dei beni pubblici della Provincia autonoma di Bolzano, vale a dire il patrimonio di tutti gli abitanti della provincia, dovrebbe passare dalla Giunta provinciale nelle mani dell’assessore provinciale al patrimonio, cosa che non è né sensata né conforme alla normativa vigente.

L’articolo 16/sexies estende, forse anche eccessivamente, l’ambito di applicazione dell’articolo 54 dello Statuto di Autonomia, che elenca tassativamente i compiti della Giunta provinciale, e al punto 4 recita “l’amministrazione del patrimonio della Provincia”. Poiché si tratta di una competenza esclusiva della Giunta provinciale, tutte le decisioni riguardanti il patrimonio della Provincia devono essere adottate con delibera della Giunta stessa, che quindi, secondo lo Statuto, è LA garante del patrimonio della Provincia, cioè del patrimonio di tutti gli altoatesini e tutte le altoatesine. Tra il 1972 e il 2016, la Giunta provinciale si è sempre assunta questo compito.

Nel 2016, questo principio è stato intaccato per la prima volta aggiungendo il seguente – e apparentemente insignificante – comma 3 all’articolo 16 della legge provinciale 21 gennaio 1987, n. 21 “Norme per l’amministrazione del patrimonio della Provincia Autonoma di Bolzano”:

“(3) L’assessore provinciale competente per l’amministrazione del patrimonio può disporre la vendita o l’acquisto di immobili, qualora il loro valore non superi l’importo di 10.000,00 euro. I relativi contratti con valore fino alla predetta soglia possono essere stipulati dal direttore della Ripartizione provinciale Amministrazione del patrimonio. (Articolo 32, comma 3 della legge provinciale 18 ottobre 2016, n. 21)

Con questa minima ma “raffinata” modifica di legge, per la prima volta dal varo del secondo Statuto di autonomia si è abilmente trasferito un compito della Giunta provinciale all’assessore competente. “Abilmente”, perché nel 2016 è stato probabilmente facile vendere questo passaggio al Consiglio provinciale come un incremento di efficienza: la Giunta provinciale ha cose ben più importanti da fare che occuparsi delle piccole operazioni immobiliari sotto i 10.000 euro. Questa argomentazione sarebbe plausibile da un punto di vista imprenditoriale o di un servizio di controlling, ma l’articolo 54 dello Statuto di autonomia e la legge provinciale 21 gennaio 1987, n. 21 “Norme per l’amministrazione del patrimonio della Provincia Autonoma di Bolzano” vietano in linea di principio questo approccio.

Questo perché, ai sensi dell’articolo 1 comma 2 della LP n. 21/1987, “All’amministrazione dei beni demaniali e patrimoniali, ferma restando la competenza della Giunta provinciale ai sensi dell’articolo 54 dello Statuto, provvede l’assessore competente per l’amministrazione del patrimonio”.

A prescindere, quindi, dall’attività amministrativa dell’assessore competente, resta ferma la competenza della Giunta provinciale; e “ferma restando” in altre parole significa non intaccata, non riscritta, non modificata. Tuttavia, nel 2016 è stata introdotta una prima modifica, insignificante dal punto di vista del contenuto, ma che formalmente equivale a una microscopica crepa nella diga rappresentata dall’articolo 54 dello Statuto di autonomia.

Ora, con questo articolo 16/sexies, la microscopica crepa aperta nel 2016 viene ingrandita, e di 26 volte ad ogni intervento. Sulla base di un programma annuale della Giunta provinciale, l’assessore al patrimonio può acquistare, vendere e affittare beni immobili fino a un valore di 260.000 euro per bene patrimoniale. In tal modo, la Giunta provinciale può approvare all’assessore un ampio programma annuale da molti milioni di euro. È evidente che gran parte delle transazioni annuali passerebbe così dalle mani della Giunta provinciale a quelle di un assessore.

Sia con lo Statuto di autonomia, sia con la relativa legge provinciale sull’amministrazione del patrimonio della Provincia si voleva evitare proprio un simile sviluppo, e per questo motivo voteremo contro questo articolo e contro la legge.

 

Consigliere provinciale
Hanspeter Staffler

COMUNICATO STAMPA.

I diritti umani vanno garantiti sempre, anche in situazioni in cui la libertà personale è limitata.

Nella Giornata mondiale dei diritti umani, che si celebra in tutto il mondo il 10 dicembre, il Gruppo Verde in Consiglio provinciale rilancia, con un disegno di legge, la sua proposta di inglobare nelle competenze della difesa civica il controllo preventivo dei diritti umani. Questo deve essere effettuato in tutte quelle situazioni in cui di fatto avviene una limitazione di autodeterminazione e libertà della singola persona.

Queste situazioni possono verificarsi in strutture come gli ospedali, le case di cura, le case di riposo, le strutture per lungodegenti, gli istituti psichiatrici, i centri per persone con disabilità ecc. Insomma, strutture a cui ognuno di noi in un momento della vita può aver bisogno di rivolgersi. A volte in queste strutture le esigenze organizzative o altre problematiche possono mettere in secondo piano l’esplicazione piena dei diritti della persona ospite. Per questo ci vuole monitoraggio, dialogo e consulenza. Di questo si tratta nel concetto di “controllo preventivo”.

“Secondo noi, la difesa civica sarebbe naturalmente destinata a svolgere questa funzione, ma non ha ancora ricevuto un mandato in tal senso. Purtroppo, nonostante le nostre pressioni, nemmeno la nuova legge provinciale del 9 ottobre 2020, che disciplina gli organismi di garanzia, contiene questo mandato” spiega la consigliera Brigitte Foppa, prima firmataria del disegno di legge.

Con il presente disegno di legge vogliamo colmare questa lacuna legislativa, aggiungendo ai compiti della Difesa civica la facoltà di svolgere il controllo preventivo.

“Vogliamo così dare un chiaro segnale per favorire la sensibilizzazione nei confronti dei diritti di tutte le persone e promuoverne il rispetto – sottolineano i consiglieri Verdi – in Austria questo compito è già stato affidato alla Difesa civica e i risultati sono molto positivi”.

Mai come in questo periodo poi, sentiamo il bisogno di dotarci di questo strumenti. La pandemia sta mettendo a dura prova le strutture di cura e le condizioni di ricovero e di lavoro soprattutto negli ospedali e nelle case di riposo sono estremamente critiche. L’isolamento e la difficoltà dei parenti di poter far visita ai loro cari rendono la situazione ancora più difficile.

Accendiamo oggi e ogni altro giorno i riflettori sui diritti umani di tutte e tutti, ma soprattutto di tutte quelle persone che, anche se solo temporaneamente, non sono in grado di difendere autonomamente i propri diritti.

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

Il tracciamento è uno dei pochi metodi scientificamente provati per arginare la diffusione del Coronavirus. In Alto Adige il sistema di tracciamento è già collassato a fine settembre. Due mesi dopo con lo screening di massa si è cercato di intervenire su larga scala. Lo screening è stato un grande successo per la partecipazione. Ma si sa anche che screenings di massa sono efficaci solo a certe condizioni. Una di queste è la messa in quarantena immediata non solo dei positivi, ma anche delle persone con cui sono state a contatto.

Questo ovviamente vale anche per le persone che hanno avuto un risultato positivo al test antigenico eseguito dal medico di base. Attualmente, in questo caso, il medico mette direttamente in malattia la persona e manda la notifica al Servizio di Igiene e Sanità pubblica. In questo modo la persona positiva al test è direttamente in quarantena. Per le persone con cui il positivo è stato in contatto però non funziona così. Per loro è il Servizio di Igiene a emettere la messa in malattia e quindi lo stato di quarantena. Per farlo, la procedura è lunga, troppo lunga: 3-7 giorni. In questo periodo le persone a contatto possono involontariamente passare il virus ad altre persone. E allo stesso tempo non possono essere messe in malattia.

Il tracciamento migliorerebbe notevolmente se i medici di base ricevessero più spazio di azione.

Per questo il Gruppo Verde ha presentato una mozione alla Giunta, che dovrebbe essere trattata in concomitanza con la Legge di Stabilità il 16/12.

Si incarica la Giunta di dare facoltà ai medici di base di mettere in malattia le persone che sono state a contatto con individui testati positivi al Covid-19 e di farne notifica al Servizio di Igiene che poi mette automaticamente in quarantena queste persone. La Giunta metta a disposizione i mezzi finanziari e i sostegni organizzativi eventualmente necessari.

 

Bolzano, 06/12/2020

Consiglieri provinciali

Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

INTERROGAZIONE.

Mercoledì 2 dicembre sui quotidiani del Veneto è uscita la dettagliata descrizione del “PRRR”, che non è un’onomatopeica pernacchia, ma che rischia di diventarlo. Il PRRR è il “Piano Regionale per la Ripresa e la Resilienza della Regione Veneto” e contiene la lista delle opere chieste dalla regione a noi confinante all’interno dei finanziamenti del “Recovery Fund”. In tutto il Veneto chiede un finanziamento di 24,9 miliardi per una lista di 155 progetti elencati in 460 pagine, approvati con delibera regionale lo scorso 17 novembre e spedita al governo italiano. Nel macrosettore “Infrastrutture” compare la richiesta di 100 milioni di euro per finanziare “la galleria sotto il massiccio del Sella”. Non è la prima volta che a qualcuno viene in mente l’idea di “spianare” il Sella bucandolo alla base, anche nella nostra Ladinia era circolata l’idea di una serie di gallerie per mettere in comunicazione le diverse valli, quindi forse è arrivata l’ora di fare chiarezza. Prima che il progetto del Veneto riceva il richiesto finanziamento. La stessa stampa veneta dà infatti notizia del fatto che la lista delle opere, pur ufficialmente approvata dalla Regione, non è stata ancora spedita a Roma perché si vuole raggiungere una intesa sul complesso del “Recovery Fund” all’interno della Conferenza delle Regioni e province autonome. Quindi l’Alto Adige può far valere la sua posizione, a patto che una posizione ce l’abbia.

Tutto ciò considerato, si chiede alla Giunta provinciale:

  1. La Giunta provinciale è informata del progetto di “galleria sotto il massiccio del Sella” inserito dal Veneto nelle proprie richieste di finanziamento nell’ambito del “Recovery Fund”? Se sì, in che cosa consiste esattamente il progetto?
  2. Se no, almeno ha saputo la Giunta della citata richiesta di finanziamento della Regione Veneto, magari in sede di Conferenza delle regioni, o per altre vie?
  3. Comunque sia lo stato delle conoscenze della Giunta provinciale, ha intenzione la Giunta stessa di mettersi in contatto col Presidente del Veneto Zaia, o con l’assessore regionale competente, per chiedere una informazione completa e approfondita in materia e avanzare la richiesta che per un’opera del genere sia obbligatoria l’intesa con la Provincia autonoma di Bolzano (e quella di Trento)?
  4. Intanto, intende la Giunta provinciale chiedere ufficialmente al Veneto di stralciare quest’opera non concordata e la collegata richiesta di finanziamento dall’elenco dei progetti del Veneto per il “Recovery Fund”? Se sì, entro quando prima che la lista venga depositata va Roma?
  5. La Giunta provinciale ha una posizione sul citato progetto? Se sì, qual è? Se no, quali passi intende compiere ed entro quando per elaborare una propria posizione?
  6. All’interno della Conferenza delle Regioni e province autonome è stato affrontato il tema dei progetti per il “Recovery Fund”? Se sì, a che punto è il confronto? Se no, questo confronto ci sarà e quando?
  7. Poiché anche nelle nostre valli ladine circola da tempo l’idea di un sistema di gallerie sotto o intorno al Sella per collegare le diverse valli, è stato fatto qualche passo concreto per concretizzare questa proposta? Se sì, quale e a che punto siamo?
  8. In merito alle ipotesi di gallerie di collegamento tra le valli ladine, a Giunta provinciale ha una propria posizione in merito? La ritiene un’idea da scartare o invece da considerare? Se la ritiene da considerare, per quali ragioni?

Bolzano, 5 dicembre 2020

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

 

Qui potete scaricare la risposta della giunta.

INTERROGAZIONE.

In questa fase, in tutta la Provincia si votano di nuovi i rappresentanti da inviare ai consigli comprensoriali.  Le comunità comprensoriali sono enti di diritto pubblico, istituito ai sensi dell’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 22.3.1974, n. 279, e sono equiparate alle comunità montane statali.

Il testo del predetto Art. 7, comma 3, del DPR 279/1974 è il seguente:
“(3) L’organo deliberante sarà costituito da membri eletti dai consigli comunali, assicurando la partecipazione delle minoranze. Per quanto attiene alla provincia di Bolzano, la partecipazione sarà assicurata compatibilmente con l’osservanza delle speciali norme relative alla rappresentanza dei gruppi linguistici.”

Successivamente, è stata emanata la Legge provinciale 20 marzo 1991, n. 71 (Ordinamento delle comunità comprensoriali) che all’art. 4 definisce gli organi e in particolare al comma 2 il consiglio comprensoriale:

“(2) Il consiglio comprensoriale è composto da: i sindaci dei comuni facenti parte della comunità comprensoriale oppure da una persona da essi delegata; un rappresentante aggiuntivo per i comuni con un numero di abitanti tra 5.001 e 10.000; due rappresentanti aggiuntivi per i comuni con più di 10.000 abitanti. (…) I componenti aggiuntivi sono eletti dai consigli comunali partecipanti e possono essere scelti anche fra cittadini non facenti parte dei consigli comunali, purché abbiano i requisiti per essere eletti consiglieri comunali. Va garantita la partecipazione delle minoranze politiche, compatibilmente con l’osservanza della disposizione di cui all’articolo 7, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n. 279. Per il calcolo dei rappresentanti aggiuntivi nel consiglio comprensoriale, si fa riferimento al numero di abitanti al 31 dicembre dell’anno precedente l’insediamento. (…).”

Viste le nomine che sono state fatte in passato e conoscendo le proposte per le nomine in corso, ci sembra che sia utile chiarire una volta per tutte la correlazione tra DPR e Legge provinciale. Infatti, il DPR 279/1974 stabilisce l’obbligatorietà della partecipazione delle minoranze politiche e la Legge provinciale lo collega alla nomina dei rappresentanti aggiuntivi, ma questa nomina non è una facoltà ma un obbligo, in particolare l’obbligo della nomina di un/a rappresentanza aggiuntiva per comuni tra 5.000 e 10.000 abitanti e due aggiuntive per comuni oltre i 10.000 abitanti.

Tutto ciò considerato,

Si chiede alla Giunta provinciale:

  1. Nella composizione dei consigli comprensoriali in provincia di Bolzano, la nomina di rappresentanti aggiuntivi oltre il sindaco – in particolare un/a rappresentanza aggiuntiva per comuni tra 5.000 e 10.000 abitanti e due aggiuntive per comuni oltre i 10.000 abitanti – è obbligatoria o facoltativa?
  2. Ai sensi delle norme vigenti, deve essere garantita in ogni caso la partecipazione delle minoranze politiche nella composizione dei consigli comprensoriali in provincia di Bolzano?
  3. Se la risposta alla domanda precedente è negativa, qual è la base giuridica di questa risposta?
  4. Se invece la risposta è che nella composizione del consiglio comprensoriale deve essere garantita in ogni caso la partecipazione delle minoranze politiche, come viene attuata questa previsione nel caso concreto della nomina dei vari consigli comprensoriali in provincia di Bolzano?
  5. Come viene calcolata la quota delle minoranze in ciascun consiglio comprensoriale?
  6. La partecipazione della minoranza deve essere garantita da ogni comune nel gruppo di rappresentanti da esso nominati, o solo da alcuni dei comuni e in questo caso in base a quale criterio?
  7. Come era rappresentata nei fatti la partecipazione delle minoranze nei diversi consigli comprensoriali nel periodo amministrativo 2015-2020? Si chiede una risposta che indichi, per ciascun consiglio comprensoriale, quanti/e esponenti delle minoranze politiche erano presenti in ciascun consiglio, come è stata calcolata questa presenza in modo da ottemperare le norme vigenti, da quali comuni essi/e erano nominati/e e perché proprio da quei comuni.
  8. Per fare comunque un esempio concreto: come si spiega che le tre persone nominate dal comune di Appiano nel relativo consiglio comprensoriale nel periodo 2015-2020 fossero tutte appartenenti alla maggioranza politica, e cioè Massimo Cleva (vice-sindaco, maggioranza), Monika Hofer-Larcher (Bürgerliste, maggioranza) e Philipp Waldthaler (SVP, maggioranza)?

 

Bolzano, 3 dicembre 2020

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

COMUNICATO STAMPA

La soluzione “mista” scelta dalla Giunta non corrisponde alla decisione del Consiglio provinciale

Da una risposta a una interrogazione dei Verdi finalmente dati e criteri del futuro sistema di trasporto pubblico. Un passo avanti, ma non basta.

Per la prima volta disponiamo di un quadro più chiaro:

  • Sasa, la società pubblica in-house di Provincia e comuni, dovrebbe passare dall’attuale 26% al 45% dei servizi.
  • I privati (oggi SAD e Libus), che ad oggi gestiscono il 74% del servizio, dovrebbero scendere al 55%, messo in gara in 10 lotti.

Siamo contenti che la quota pubblica del trasporto locale aumenti e parallelamente diminuisca la quota affidata ai privati.

Tuttavia, questo modello “misto” deciso dalla Giunta non corrisponde a quanto deliberato dal Consiglio provinciale nel giugno 2019 (mozione n. 103/2019), che prevedeva “un modello in-house o una azienda speciale” – quindi un modello 100% pubblico, (come in Trentino con “Trentino Trasporti”). Un modello 100% pubblico non escluderebbe che alcuni servizi vengano sub-affidati con gara a imprese private, ma l’intera regia sarebbe interamente in mano alla società pubblica in-house, senza la frammentazione pubblico-privato che non ha dato buoni frutti (vedi la gara indetta e poi annullata nel 2018, il permanente conflitto SAD-Provincia, il conflitto SAD-altri privati ecc.)

Inoltre, notiamo con preoccupazione che la Provincia usa la definizione di “rete di trasporto ecosostenibile” solo per la quota pubblica (45%) e non per quella privata (55%). Significa che, per consentire magari ai privati margini maggiori di profitto, per loro non varranno – o varranno di meno – i criteri di ecosostenibilità?

Noi Verdi resistiamo e continueremo a sostenere una regia totalmente pubblica per il trasporto locale e l’applicazione dei massimi criteri di sostenibilità all’intera rete di trasporto locale, senza distinzioni tra pubblico e privato.

  • Interrogazione del Gruppo Verde e risposta ass. Alfreider
  • Mozione n. 103/2019, approvata: “Modello in-house per il trasporto pubblico locale”

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

Il 3 dicembre si celebra la Giornata internazionale delle persone con disabilità. Per questo, gli Young Greens Southtyrol (YGS) hanno dedicato ieri il loro Young Green Meeting Point (YGMP) con due espert* dalla Germania sotto il motto “#StartUpInclusion” all’importante tema dell’inclusione.

“Bensì siamo diventati una società con molte persone diverse, ma non tutt* abbiamo lo spazio e le opportunità che dovremmo avere. Le persone con disabilità continuano a lottare con le barriere quotidiane, a prescindere dal fatto che le*i loro prossim* le notino o meno “, ricorda Arjun Pfaffstaller, attivista YGS con disabilità visiva.

Tali barriere quotidiane assumono molte forme: Le fermate sopraelevate impediscono alle*agli utenti su sedia a rotelle e alle persone con mobilità ridotta di salire. Un linguaggio complicato impedisce alle persone con disabilità cognitiva di ottenere informazioni.

Anche il modo in cui intratteniamo rapporti può creare barriere: “Troppo spesso le persone che non rientrano nei nostri schemi predefiniti le mettiamo fuori gioco, in parte involontariamente e in parte per comodità. Questo accade spesso con persone le cui disabilità non sono visibili, ma il cui comportamento non passa inosservato”, afferma Alex Guglielmo, co-portavoce degli YGS e portatore di apparecchi acustici. “In questi casi spesso basta un “Come stai? Di cosa hai bisogno?” in un minuto calmo.

Nonostante un sistema scolastico largamente inclusivo e leggi sull’inclusione collaudate in Italia, c’è ancora molto lavoro da fare sul tema dell’inclusione: “Inclusione significa avere un pensiero creativo che non deve mai fermarsi. Dobbiamo ripensare l’inclusione ogni giorno e reinventarla a seconda della situazione. Questo è l’unico modo per creare un facile accesso alla società per tutt*”, afferma Pfaffstaller.

“L’inclusione non deve più essere una questione di cui si parla solamente quando tutto va bene, se la prendiamo sul serio. Il pensiero inclusivo deve diventare un principio cardine che influenza ogni decisione. La pandemia ci ha mostrato quanto fragili possano essere le promesse e gli sforzi. Infatti, non è passato molto tempo da quando Masatsch ha dovuto chiudere”, ricorda Guglielmo.

“Nel complesso, essere inclusiv* significa la disponibilità di tutt* noi a pensare oltre, a progettare in modo più differenziato ed a pianificare più in grande rispetto allo stato precedente, purtroppo abituale e non inclusivo. Per fare questo, abbiamo bisogno della consapevolezza delle*dei nostri prossim* con disabilità e della volontà di renderl* completamente visibili”, sintetizza Pfaffstaller.