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MOZIONE.

Come ogni inverno, anche nel 2019/2020 si è riproposto il dramma delle persone senza dimora che vivono per strada. Il problema è particolarmente acuto nei centri maggiori e soprattutto nel capoluogo Bolzano, dove si riversa la maggior parte dei senza fissa dimora. Il fenomeno ha assunto anno dopo anno dimensioni crescenti.
A fine novembre, come indicato nella Relazione al Consiglio comunale di Bolzano, dalla Referente per i richiedenti asilo, circa 450 persone erano accolte nelle strutture per senza fissa dimora esistenti sul territorio del comune capoluogo. Nonostante questo, erano in lista d’attesa per un ricovero notturno o sul territorio, circa altre 120 persone senza fissa dimora.

Il profilo di queste persone è variegato: senza tetto, anche autoctoni, richiedenti asilo “fuori quota”, ex richiedenti asilo che hanno ricevuto diniego di protezione e sono in fase di ricorso, ma anche persone che hanno ricevuto una protezione umanitaria o l’asilo, ma hanno dovuto lasciare i centri di prima accoglienza senza trovare altra soluzione abitativa, fino a persone che lavorano regolarmente, oppure frequentano corsi di formazione, ma non riescono a trovare (o pagare) un alloggio, o persone con permesso di soggiorno scaduto che non possono rinnovarlo perché non possono indicare un domicilio.

Tra le persone senza dimora sono comparse a più riprese numerose famiglie con bambini.
La situazione ha portato il Comune di Bolzano a incrementare a dicembre 2019 di ulteriori 54 posti l’offerta per senzatetto in particolare per migranti lavoratori e per donne e bambini.

Nonostante ormai il fenomeno sia ampiamente prevedibile, con la sua acutizzazione nei periodi freddi, esiste ancora una gestione emergenziale con una situazione non completamente coperta dalle istituzioni e a cui il volontariato e il settore privato si è sentito in dovere di far fronte.

In questo autunno, ad esempio, per accogliere le persone che non trovavano altrimenti posto, nella città di Bolzano l’imprenditore Heiner Oberrauch ha messo di nuovo a disposizione un palazzo di sua proprietà in via Carducci che ospita fino a marzo 45 persone.

Con gli ultimi interventi del Comune di Bolzano e del settore privato e del volontariato la lista di attesa si è un po’ ridotta, ma rimangono persone in strada e servono misure definitive per un passaggio da una gestione emergenziale ad una gestione ordinaria.

Per quanto riguarda l’impegno della società civile, la Casa di via Carducci funziona grazie al lavoro di numerose persone volontarie, che svolgono il loro compito senza copertura assicurativa, assumendosi per intero la responsabilità di quanto eventualmente possa accadere e operando senza sostegno pubblico. Queste persone vanno ringraziate e meritano di più da una provincia che ha un forte sistema sociale.

Trovare soluzioni abitative e impedire che la gente resti per strada e sotto i ponti è d’altra parte un interesse pubblico di tutta la società.
Lo stato di senza dimora è infatti particolarmente drammatico, non solo perché espone le persone a gravi rischi per la loro salute e la loro sicurezza, ma anche perché – come ci insegnano i tanti progetti “housing first” attuati in diversi paesi del nord Europa – l’alloggio è la premessa indispensabile per aver un primo domicilio, per cercare un lavoro, per presentare domanda di protezione, per richiedere in prospettiva la residenza, per rinnovare i permessi di soggiorno, per ricevere regolari documenti di identità, per essere intercettati dai servizi pubblici, per essere inseriti nelle reti di integrazione.

Sappiamo che la competenza sui senzatetto spetta ai comuni, ma – per le dimensioni assunte dal fenomeno – i comuni non possono essere lasciati soli. Anche perché il crescente numero delle persone senza dimora è alimentato anche dall’uscita di tante persone dai centri di accoglienza provinciali (per scadenza del periodo o a causa delle recenti restrizioni nella politica di accoglienza), che finiscono per strada.
Occorre quindi una maggiore cooperazione Stato-Provincia-Comuni, un sostegno, un coordinamento delle azioni. Occorre un vero e proprio piano sostenibile per uscire dalla logica emergenziale.

Per questo motivo, Il consiglio della Provincia autonoma di Bolzano incarica la Giunta provinciale provvedere a quanto segue:

  1. A definire insieme ai Comuni interessati, in collaborazione con le organizzazioni di volontariato e con il Commissariato del Governo, un piano provinciale sostenibile per affrontare la situazione dei senza dimora presenti sul territorio dell’Alto Adige.
  2. A mettere a disposizione le risorse finanziarie e amministrative per attuare il piano concordato, offrendo ai comuni il sostegno di cui hanno bisogno, individuando anche gli opportuni canali di finanziamento.
  3. A sostenere le persone che operano nel volontariato per il soccorso delle persone senza dimora, come nel caso dell’edificio di Via Carducci a Bolzano. A queste persone volontarie va garantita una protezione, una copertura assicurativa e, se da loro richiesto, una formazione adeguata. Per i volontari va individuato per il futuro un luogo adatto dove potersi riunire e offrire i sevizi a chi vive in strada (coperte, altro materiale, sostegno per la ricerca casa lavoro…).
  4. Ad attuare programmi in collaborazione con i Comuni per la ricerca di soluzioni abitative rivolte alle persone che stanno per uscire dai centri di accoglienza con titolo di protezione, o comunque che abbiano una attività lavorativa, ma non un alloggio.
  5. A richiedere allo Stato e al Commissariato del Governo l’immissione in quota dei richiedenti asilo e famiglie attualmente “fuori quota”, al fine di liberare posti nei centri di bassa soglia per senzatetto ed “emergenza freddo” allestiti dai Comuni.
  6. Per le persone che devono lasciare i Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), ad attivare meccanismi di passaggio ai centri per senzatetto in accordo con i Comuni.

Bolzano, 19/12/2019

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

COMUNICATO STAMPA

Non è vero che a Natale diventano tutti più buoni. Questa mattina la maggioranza Svp della 1° Commissione legislativa ha bocciato il Disegno di legge del Gruppo Verde volto ad aumentare i fondi della Cooperazione internazionale.
Il paradosso: questo voto smentisce platealmente l’impegno preso dal Presidente Kompatscher a inizio legislatura e scritto nero su bianco nel programma di Giunta SVP-Lega per il periodo 2018-2023. “La Giunta provinciale – si legge nell’accordo SVP-Lega – punta a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità fissati dalle Nazioni Unite (UN sustainable development goals). Per il perseguimento di tali obiettivi l’Alto Adige si assume responsabilità a livello sovraregionale ed internazionale, mediante la partecipazione attiva a progetti di cooperazione e collaborazione allo sviluppo”.
Evidentemente la Svp non sa che cosa prevede l’Onu nei suoi “Sustainable Development Goals”: l’ultimo obbiettivo (il 17°) chiede infatti ai paesi avanzati come il nostro di “destinare lo 0,7% del PIL all’aiuto pubblico allo sviluppo ai paesi in via di sviluppo e comunque fornire almeno lo 0.20 % di PIL per i paesi meno sviluppati ”. Prendendo come riferimento il PIL dell’Alto Adige (circa 23 miliardi) l’impegno chiesto dall’ONU (e fatto proprio a parole da Kompatscher!) oscillerebbe tra i 161 milioni (lo 0,7%) e i 46 milioni (lo 0,2%). Ma la nostra Provincia investe ogni anno solo 3,5 milioni (dato 2018, e così per il resto della legislatura, mentre erano stati investiti 4 milioni nel 2016 e 2017), che equivalgono a un misero 0,015% del PIL. Il nostro disegno di legge prevedeva un investimento annuale di almeno lo 0,25% del bilancio, cioè circa 12 milioni, equivalenti allo 0,05% del PIL: non certo gli ambiziosi obbiettivi dell’Onu, ma almeno un passo avanti.

La Svp ha votato contro questa nostra proposta, dimostrando dunque che quel che c’è scritto nel programma di Giunta sono parole al vento. Per la presidente di Commissione Magdalena Amhof un brutto inizio del suo mandato di presidente della corrente sociale della Svp.

BZ, 18.12.2019

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

INTERROGAZIONE SU TEMI DI ATTUALITÀ.

Con i suoi oltre 13.000 alloggi l’Ipes è il più grande padrone di casa dell’Alto Adige e così le sue scelte costruttive devono fare i conti col mutamento dei modelli di famiglia e di convivenza.

Si chiede pertanto:

  1. Con quali criteri (tipologia, dimensione, m2/persona…) l’Ipes costruisce i propri alloggi?
  2. Considerando il suo intero patrimonio edilizio, quali dimensioni hanno gli alloggi Ipes? (si chiede una statistica distinta tra le varie classi di dimensione degli alloggi stessi).
  3. Di quali dimensioni sono stati costruiti i nuovi alloggi realizzati dall’Ipes negli ultimi 10 anni?
  4. Esistono tuttora appartamenti Ipes troppo grandi per il numero di persone che li abitano, cioè sottoutilizzati? Se sì, quanti sono e perché si crea una situazione di sotto-utilizzazione?
  5. Come affronta l’Ipes i casi d’alloggi che, per diversi motivi, diventano troppo grandi per chi li abita?
  6. Ha costruito, o intende costruire l’Ipes alloggi secondo tipologie innovative che corrispondano meglio alle nuove forme dell’abitare, ad esempio: alloggi modulabili nel tempo col mutare del fabbisogno e del numero di persone che li abitano, appartamenti multigenerazionali, micro-appartamenti per persone giovani ecc…?

Bolzano, 11.12.2019

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

INTERROGAZIONE SU TEMI DI ATTUALITÀ.

Sempre più spesso i comuni deliberano la trasformazione di aree boschive in altre destinazioni. Tali varianti vanno monitorate poiché comportano impatti sugli equilibri ecologici e sullo sviluppo del territorio e del paesaggio. Sappiamo che gli alberi danno un contributo notevole alla riduzione delle emissioni di CO2 e dunque alla tutela del clima.

Si chiede pertanto:

  1. A quanto ammonta la superficie boschiva trasformata, negli ultimi 5 anni in Alto Adige, in un’altra destinazione d’uso, con la conseguente perdita del bosco?
  2. Com’è variata, sia nella quantità che nella qualità, negli ultimi 20 anni la copertura boschiva del territorio della provincia di Bolzano?
  3. Ha fatto la Provincia una valutazione sugli effetti che le variazioni della superficie boschiva in Alto Adige hanno avuto negli ultimi anni e potrà avere nei prossimi sull’ambiente e sugli obbiettivi di politica climatica che la Provincia stessa si è data?
  4. Di quale tutela godono in provincia di Bolzano i boschi cedui o boschi misti che non siano vere e proprie foreste di conifere?

Bolzano, 13.12.2019

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa

COMUNICATO STAMPA.

Mercoledì 18 la prima commissione legislativa tratterà i due disegni di legge presentati dal Gruppo Verde per un ampliamento delle competenze della difesa civica: da una parte il controllo preventivo dei diritti umani, dall’altro la difesa delle istanze della natura e dell’ambiente.

Disegno di legge “Controllo preventivo del rispetto dei diritti fondamentali”.

In teoria tutte le persone hanno diritto alla libertà e a una vita autodeterminata. Ma in alcune situazioni, questo diritto è limitato. La forma più grave è quella della pena carceraria. Ci sono però anche alcuni momenti o situazioni nella vita in cui di fatto avviene o può avvenire una limitazione della nostra autodeterminazione: quando ad esempio siamo ricoverati in ospedale, o non siamo più autosufficienti, quando invecchiamo e siamo ospiti di una casa di riposo, quando non siamo (più) coscienti, quando abbiamo un disagio psichico o sociale e viviamo in un alloggio protetto o in una struttura di accoglienza.

Anche in condizioni di libertà limitata i diritti fondamentali devono essere garantiti.

In Austria la difesa civica è responsabile del controllo del rispetto dei diritti umani nelle strutture in cui le persone vivono in una condizione di limitazione delle proprie libertà personali. Funziona così: la difesa civica nomina una commissione che effettua regolarmente delle visite a carceri, caserme, strutture psichiatriche, case di riposo, alloggi protetti, così come strutture in cui vivono persone con disabilità. Carenza di personale, turni, sovraccarico lavorativo, carenze organizzative, strutture antiquate sono solo alcuni dei motivi alla base del problema.  Il fatto stesso però che tali visite vengano effettuate comporta una maggiore presa di coscienza rispetto alla problematica e un miglioramento generale della situazione.

In Italia e in Alto Adige la questione è regolata solo in parte dal punto di vista giuridico. Per quanto riguarda i diritti dell’infanzia esiste la garante per l’infanzia e l’adolescenza, la quale ha incarico per legge di controllare che vengano rispettati i diritti umani nei confronti dei minori.

Per i diritti fondamentali delle persone adulte che vivono in situazioni di libertà limitata invece non esiste alcuna prassi preventiva. La difensora civica sarebbe la figura predestinata al compito di controllare preventivamente il rispetto dei diritti umani, ma non ha ancora un mandato ufficiale. Questo disegno di legge vuole coprire il vuoto legislativo in materia.

Qui  il disegno di legge completo, la relazione e il parere del Consiglio dei Comuni.

 

Disegno di legge “Ampliamento dei compiti della Difesa civica alla materia ambientale”.

Vivere in un ambiente sano e pulito, per noi e per le generazioni future, è un diritto civico. L’ambiente però troppo spesso non ha voce e in Italia ancora non esiste un quadro legislativo come quello austriaco, il quale prevede invece da anni tra le diverse “difese” civiche anche la cosiddetta Umweltanwaltschaft.

Difendere l’ambiente e i suoi diritti vuol dire difendere gli esseri umani e i loro diritti.

Il Land Tirol ci mostra come una Umweltanwaltschaft possa ben funzionare, mentre il Trentino, per ovviare alle carenze legislative statali, ha trovato una soluzione attribuendo alla difesa civica anche la competenza ambientale. Chi si occupa della difesa dei diritti della natura diventa così punto di riferimento di persone e associazioni che temono o assistono a interventi o progetti che mettono a rischio l’integrità della natura. Per fare un esempio: in un caso di intervento “bagatella”, come quello che abbiamo denunciato a Olang, con la difesa civica investita della competenza ambientale ci sarebbe un’istituzione a cui affidare la difesa dei diritti di un habitat naturale prezioso come quello di una torbiera e che potrebbe fare pressione su chi approva certi progetti e su chi deve fare i giusti controlli.

Dislocare la difesa dell’ambiente in un’istituzione, in cui al centro sono per definizione le ansie e le preoccupazioni di coloro che altrimenti avrebbero scarsa possibilità di essere ascoltati è coerente, un passo indispensabile e che si doveva fare già da tempo. Con questo disegno di legge intendiamo riempire questa lacuna.

Qui  il disegno di legge completo, la relazione e il parere del Consiglio dei Comuni.

 

Centro antidiscriminazioni: l’Ufficio di presidenza ignora le associazioni e lo riduce a un semplice ufficio.

Nel quadro delle “Difese” provinciali registriamo anche una brutta notizia sul “Centro di tutela contro le discriminazioni”, previsto per legge provinciale fin dal 2014 ma finora mai istituito. Il “Centro” altoatesino costituiva l’attuazione in Alto Adige della direttiva europea n. 2000/43/CE, che impone a ciascun Stato di creare un organismo per combattere ogni forma di discriminazione. In Italia l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni esiste dal 2003 e centri regionali sono stati creati già in Veneto, Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Calabria, Marche, Puglia, Sicilia.

Dopo 5 anni di inerzia, la scorsa settimana l’Ufficio di presidenza del Consiglio ha approvato una delibera che riduce il “Centro” a un ufficio della Difesa civica. Oltre 30 associazioni che lavorano sul campo sono state informate a cose fatte e solo all’ultimo momento hanno potuto presentare una loro proposta, ma è stato loro risposto che ormai la decisione era presa.

Non solo: il Presidente Noggler ha comunicato che la delibera non dovrà neppure essere approvata dal Consiglio provinciale, nonostante che la legge preveda una procedura in cui “l’Ufficio di presidenza formula proposte, sottoponendole all’approvazione del Consiglio…”.  Ricordiamo che l’Ufficio di Presidenza non rispecchia la composizione politica del Consiglio, poiché è composto da 6 persone di cui 5 della maggioranza e una sola dell’opposizione, che ha votato contro la delibera (Maria Rieder), mentre tra la maggioranza Helmuth Renzler si è astenuto. Non è a colpi di maggioranza (e neppure tutta) che si decide su un organo così importante!

Il Gruppo Verde chiede che la delibera dell’Ufficio di presidenza sia ritirata e sia aperto un tavolo di dialogo con le associazioni, le cui proposte vanno prese in seria considerazione. Chiediamo inoltre che la decisione finale sia sottoposta al voto del Consiglio provinciale.

Bolzano, 17/12/2019

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

PRESSEMITTEILUNG.

L’assessora Hochgruber-Kuenzer ha risposto in maniera molto dettagliata all’interrogazione dei Verdi sul collegamento dei due comprensori sciistici Valle Lunga e Kaunertal. Il parere ambientale è chiaramente negativo e anche il secondo parere socioeconomico sembra non essere da meno.

La seconda perizia socioeconomica è stata peraltro fatta senza interpellare la popolazione di Curon. “Il coinvolgimento delle aziende turistiche, di quelle artigianali e dell’amministrazione comunale è stato decisamente inadeguato” commenta Hanspeter Staffler dei Verdi e chiede alla Giunta di non prendere decisioni alle spalle della popolazione di Curon.

Il collegamento dei comprensori sciistici Belpiano e Malga S. Valentino, realizzato nel 2018, è costato 20 milioni di Euro ed è stato accettato dalle cittadine e dai cittadini di Curon con il presupposto che così il collegamento Valle Lunga-Kaunertal non sarebbe stato realizzato. Nonostante la crisi climatica, le perizie negative, l’atteggiamento contrario di gran parte della popolazione locale, la Giunta ancora si mantiene cauta.
In più il progetto, se realizzato, andrebbe a fare direttamente concorrenza al comprensorio sciistico Belpiano-Malga S. Valentino e la cosa sarebbe molto rischiosa.

“I Verdi Grüne Verc sono assolutamente contrari al progetto, perché sfigura il paesaggio, attira traffico, distrugge habitat preziosi e rovina in modo irreparabile il turismo dolce attualmente presente in Valle Lunga” conclude Hanspeter Staffler.

Bozen, 16.12.2019

Cons. prov.
Hanspeter Staffler
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba

Qui  trovate l’interrogazione, la risposta e i rispettivi allegati.

È abbastanza stupefacente osservare tutto quello (per non parlare di chi) che negli ultimi tempi sta diventando verde. Si potrebbe quasi pensare che gli ambientalisti abbiano fatto un golpe.
Same same but green also? Purtroppo no!

È il marketing della politica che sta portando a picchi indicibili di popolarità il concetto della „sostenibilità“. Oggi tutto, tutti, sono sostenibili… perché senza sostenibilità nel programma non si vincono più le elezioni; per non parlare del cambiamento climatico! Anche quello va portato tra la gente almeno più volte al giorno.

Sia in Baviera da Söder, o da Kurz in Austria, o nella nostra piccola provincia bisbetica: improvvisamente e inaspettatamente ovunque regna la sostenibilità!

Nella pratica però si tratta di un “continuiamo così!” infiocchettato di verde.

Un „continuiamo così“ sfruttando le ultime superfici rimaste libere sulle nostre montagne, divorando territorio senza freni nelle nostre valli, cementificando senza limiti, perdendo biodiversità: un „continuiamo così” bypassando le perizie ambientali dei nostri uffici  e ignorando l’opinione di esperti riconosciuti.
Il caro vecchio „continuiamo così“ quando si tratta di sacrificare natura, paesaggio e la Heimat per il profitto a breve termine (e miope).

Alla lunga però, questo „Greenwashing” non porterà quei cambiamenti necessari per nostra società e per il nostro ambiente.

Finora la politica climatica in Alto Adige ha portato pochi risultati rispetto a quanti sarebbero davvero necessari. La Provincia di Bolzano a oggi non ha fatto nemmeno lo sforzo di misurare la propria impronta ecologica. Come e dove si possono portare cambiamenti se non si sa nemmeno da dove si parte?
Per essere sostenibili non basta riempirsi la bocca di parole verdi. Per essere sostenibili bisogna fare vera politica verde! 

Il nuovo orario degli autobus e dei treni entrante in vigore il 15 dicembre porta con sé alcune innovazioni per Egna e le Bassa Atesina. Il gruppo locale dei Verdi critica l’accorciamento della linea autobus Bolzano – Salorno e la mancanza di collegamenti ferroviari tra la Bassa Atesina e Bolzano al mattino.

La linea 120 (finora Salorno – Bolzano) è stata abbreviata ed ora circola tra Egna Stazione e Bolzano. Sfortunatamente, la popolazione di Laghetti e Salorno per questo perde l’opportunità di andare direttamente ad Ora, Bronzolo, Laives e Bolzano. Solamente singoli autobus percorrono ancora al mattino e alla sera l’intera tratta Salorno-Bolzano/Bolzano-Salorno.

Per raggiungere Laghetti e Salorno la linea 121 è stata ampliata. Dal 15 dicembre ci saranno autobus che passano ogni ora tra Egna Stazione e Salorno. Si tenga presente però che questo autobus non si ferma alla stazione degli autobus di Egna, ma solamente alla fermata Municipio.

Un’altra carenza per la popolazione di Salorno e Laghetti è il fatto che il nuovo orario non consente il cambio sulla nuova linea 120 Egna-Ora-Bolzano. Infatti, l’autobus proveniente da Salorno/Laghetti arriva alla stazione di Egna cinque minuti prima dell’ora piena (ad esempio 8:55), mentre l’autobus per Bolzano parte già al minuto 33 dell’ora (ad esempio 8:33).

“Il nuovo orario comporta che arrivando da Laghetti o Salorno durante il giorno si possa prendere soltanto il treno per arrivare direttamente a Bronzolo, Laives e Bolzano. Inoltre, il viaggio da Laghetti a Ora in autobus è diventato più lungo in quanto bisogna cambiare nella stazione di Egna sulla linea 122, la quale continua a partire ogni ora e 8 minuti dalla stazione di Egna ad Ora. In poche parole: ci vogliono ben 40 minuti per andare da Laghetti a Ora ”, critica il gruppo locale dei Verdi.

Sul lato positivo, la linea 120 circola ogni ora la domenica e nei giorni festivi.

Molto gradito invece è il fatto che è stata introdotta una nuova linea di autobus che va a Caldaro passando direttamente a Termeno (linea 130). Ciò permette di andare da Egna a Termeno ogni ora (in 7 minuti invece di 24 come precedentemente con la linea 122), al Lago di Caldaro o a Caldaro Piazza Rottenburg. Lì è possibile salire sull’Express per Bolzano per arrivare ad Appiano e Bolzano ogni ora.

Un’altra graditissima innovazione riguarda invece Egna centro e Villa: grazie alla nuova linea 120 (stazione Egna-Bolzano e viceversa) e alle precedenti linee 122 (Egna stazione-Egna centro-Ora-Termeno e viceversa) e 121 (Egna stazione ferroviaria-Egna centro-Laghetti-Salorno e viceversa) è possibile percorrere ogni mezz’ora Egna dal centro fino alla stazione e viceversa. Ciò significa che quasi per tutti i treni regionali per Bolzano ovvero Trento/Verona c’è un bus di collegamento. Un sollievo per tutti i pendolari che finora dovevano per forza prendere i treni a Bolzano al minuto 36 dell’ora per avere un collegamento in autobus.

Niente di nuovo nei collegamenti ferroviari

Sfortunatamente, non ci sono nuove notizie riguardanti i collegamenti ferroviari.

La Bassa Atesina durante la mattina rimane ancora completamente tagliata fuori dal capoluogo di provincia e dalle città di Trento e Verona. Tra le 10:01 e le 12:31 non circolano treni tra la Bassa Atesina e Bolzano. Al contrario, nessun treno collega Bolzano e la Bassa Atesina (e quindi neanche la Bassa Atesina ed il Trentino/Verona) tra le 09:06 e le 11:36. Anche durante il pomeriggio, la cadenza di mezz’ora non è sempre assicurata.

Una situazione penosa che i Verdi stanno segnalando da anni, ma che continua a cadere nel vuoto presso le autorità competenti .

Florian Romagna, verdi di Egna

COMUNICATO STAMPA.

Il Consiglio provinciale approva e la Giunta accoglie la mozione legata alla legge di bilancio presentata dai Verdi per dare supporto ai cosiddetti “cervelli che rientrano” che in questo periodo sono in seria difficoltà con l’Agenzia delle entrate.
Si tratta di studenti, lavoratrici e lavoratori che hanno trascorso un determinato periodo all’estero e che rientrando in Italia possono usufruire di sgravi fiscali per agevolare il reinserimento nel mercato del lavoro locale. Ma da quanto viene riferito sulla stampa, decine di sudtirolesi stanno facendo un’esperienza a dir poco problematica con l’Agenzia delle entrate. Questa ritiene che chi non sia stato iscritto all’A.I.R.E. non abbia diritto a tali sgravi (secondo la circolare dell’Agenzia centrale a Roma invece non è necessario se si hanno altri requisiti, come ad esempio un contratto di lavoro) e nemmeno Innsbruck sembra essere considerata dall’Agenzia una località dislocata all’estero.
Con la nostra mozione, la Giunta si impegna a monitorare la situazione di queste persone e a prendere contatti direttamente con l’Agenzia delle entrate per risolvere al più presto quella che sembra diventare una vera e propria ingiustizia fiscale. Se vogliamo che le intelligenze del nostro paese rientrino, questo è il minimo che possiamo e dobbiamo fare.

Qui il nostro ordine del giorno.

BZ, 13.12.2019

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Riccardo dello Sbarbra
Hanspeter Staffler

INTERROGAZIONE.

Il Piano di Riqualificazione Urbana (PRU) che interessa a Bolzano l’area Via Perathoner, via Alto Adige, via Garibaldi, è meglio conosciuto come “progetto Benko”, dal nome dell’imprenditore austriaco che, attraverso il Gruppo Signa, lo ha promosso.
Tale PRU comprende anche la demolizione e ricostruzione dell’edificio in via Garibaldi n. 20, per il quale il progetto iniziale pare sia stato di recente cambiato radicalmente.

Inizialmente infatti, nell’edificio era previsto che fossero realizzati:

– Una mensa per anziani al pianterreno.
– Un centro anziani al primo piano.
– Asili nido al secondo (e terzo?) piano.
– Uffici nei successivi due piani.
– Appartamenti agli ultimi due piani.

Uffici provinciali erano previsti invece in via Alto Adige, non nell’area del PRU ma nel “buco” da tempo inedificato accanto alla Camera di Commercio, acquisito di recente anche quello dal Gruppo Signa.

Ci risulta che adesso il progetto sia stato modificato e prevede cose completamente diverse. E cioè:

– La mensa per anziani viene spostata al primo piano interrato, il centro anziani scompare e scompaiono anche gli asili nido.
– Vengono realizzati ulteriori 3 piani interrati, due dedicati ad archivio e uno a impianti tecnici.
– Sei piani, dal terreno al quinto, vengono dedicati a uffici (al cui servizio probabilmente stanno i due piani di archivio sottoterra, oltre ovviamente a gran parte degli impianti dell’ultimo piano interrato).
– Almeno tre di questi piani di uffici sono collegati con un edificio a altri edifici del Walther Park, laddove questo edificio non funge solo da connessione ma ospita anche ulteriori uffici.
– Gli ultimi due piani restano utilizzati per appartamenti.

Ci risulta anche che gli uffici siano destinati alla Provincia. Se così fosse, con due piani interrati e sei piani sovra-terra sorgerebbe in via Garibaldi n. 20 un nuovo grande palazzo provinciale.

 

Si chiede quindi alla Giunta provinciale:

  1. La Giunta ritiene legittimo questo cambio di progetto, rispetto all’ipotesi iniziale di PRU che in ogni caso è un concorso pubblico, che viene vinto in base a una precisa proposta? E’ legittimo cambiare questa proposta ex post?
  2. Gli uffici che verranno realizzati dalla società Signa in via Garibaldi 20 a Bolzano sono destinati, in tutto o in parte (e in questo caso quale), alla Provincia?
  3. Se sì, per quale uso? Quali uffici, o ripartizioni, o dipartimenti verranno traferiti in quel palazzo?
  4.  Gli uffici saranno affittati o comprati dalla Provincia? Ed esiste già un accordo, o un contratto con la società costruttrice?
  5. Quale sarà la spesa a carico della Provincia per questa acquisizione, o per questo affitto (in questo caso si chiede la spesa annuale)?
  6. Gli uffici trasferiti in via Garibaldi 20 sono attualmente sistemati altrove? Quali sono attualmente i costi sopportati dalla Provincia per detti uffici? Il trasferimento rappresenta un risparmio o un maggiore onere?
  7. Quale vantaggio – a prescinde dall’aspetto economico – rappresenta il portare uffici della Provincia in via Garibaldi 20?
  8. E’ vero che uffici provinciali erano previsti inizialmente nell’edificio che sorgerà dal “buco” di via Alto Adige? Se sì, questa decisione viene mantenuta, e in questo caso quali uffici andranno in quell’edificio, per quale superficie (e piani) totale?
  9. Oppure la Provincia rinuncerà agli uffici inizialmente previsti in via Alto Adige? In questo caso, per quale motivo e con quali vantaggi per l’interesse pubblico?
  10. Che pensa la Provincia del fatto che servizi prima previsti in via Garibaldi 20 (centro anziani e due piani con asili nido) non verranno realizzati? Verranno realizzati da qualche altra parte? La Provincia darà un suo contributo alla realizzazione di questi servizi, di cui la città ha bisogno?
  11. Il cambio di progetto in via Garibaldi 20 ha avuto qualche valutazione o parere da parte di organi provinciali? Se sì, da quali e con quali esiti? Se il cambio di progetto è stato valutato positivamente, per quali ragioni?

 

Bolzano, 12.12.2019

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa