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C’era un fitto ordine del giorno all’assemblea provinciale verde il 27 maggio 2017 nella sala di Rappresentanza del Comune di Bolzano.
Hans Heiss è stato salutato con una Standing Ovation dopo 14 mesi di co-portavoce.
Sono seguite le votazioni. Brigitte Foppa ha ottenuto 47 voti, Tobe Planer 42 ed Antonella Arseni 13 voti. Quindi Foppa e Planer guideranno i Verdi come co-portavoce nei prossimi anni. Hanno sollecitato un più forte orientamento ecosociale e una maggiore accessibilità per raggiungere anche persone più distanti dai Verdi
All’Assemblea Provinciale sono intervenuti anche il Sindaco di Merano Paul Rösch, l’assessora di Bolzano Marialaura Lorenzini e il deputato Florian Kronbichler. Karl Tragust, presidente del Coordinamento Provinciale, ha parlato della riorganizzazione degli organi di partito in cui negli ultimi mesi è stato rafforzato l’impegno sui temi ambientali e sociali, mettendo in rete i vari consiglieri comunali verdi di tutta la provincia.
Sono state accolte le seguenti mozioni:

  • Accordo con la Federazione dei Verdi a livello nazionale per una futura collaborazione politica che permetta il nostro ingresso nel Partito Verde Europeo. (Foppa/Dello Sbarba)
  • Riduzione del traffico sull‘Autobrennero (Verdi Bolzano)
  • Limitazione del traffico sui passi dolomitici (Simoni/Vignoli)
  • Servizio per i cittadini e monitoraggio di digitalizzazione sostenibile (GdL Digital Sustainibility)

Il discorso di Brigitte Foppa “Una Politica della Buona Vita. Eine Politik des Guten Lebens.” lo trovate sul suo Blog.
Brigitte Foppa e Tobias Planer, Co-portavoce provinciali Verdi Grüne Vȅrc

Legge omnibus: la Giunta provinciale voleva autorizzare i cantieri rumorosi anche nei giorni festivi. Grazie a un emendamento dei Verdi il passo è stato eliminato!
Oggi si è riunita la 2 commissione legislativa del Consiglio provinciale per discutere la legge Omnibus n. 125/17. Tra gli articoli assegnati alla commissione, il n. 13 consentiva ai sindaci di estendere l’orario dei lavori rumorosi nei cantieri edili non solo nei giorni feriali, ma anche nei festivi. Le conseguenze sarebbero state gravi soprattutto per chi vive nei pressi dei cantieri.
E’ stato subito chiaro da chi veniva la proposta. Nel dibattito in Commissione, infatti il rappresentante dell’assessore Theiner ha affermato che con questa misura l’assessorato all’ambiente non c’entrava nulla, ma era farina del sacco dell’assessorato all’economia e del Presidente Kompatscher in persona.
Chi ha seguito la discussione in occasione dell’ultimo mortale incidente al cantiere della nuova cantina di Gries sa che le imprese edili premono in ogni modo per intensificare i ritmi e i tempi di lavoro e che questo lavorare senza sosta ha conseguenze gravissime anche sull’insicurezza e la pericolosità dei cantieri. Dunque non è solo la salute dei vicini che va tutelata, ma anche quella di chi lavora.
La pausa festiva almeno dei lavori rumorosi è un freno che non va eliminato.
Per questo, come rappresentante dei Verdi in commissione, ho presentato un emendamento di stralcio della norma “rovina-domenica”, che è stato approvato all’unanimità.
La quiete dei giorni festivi, almeno per ora, è salva.
Riccardo Dello Sbarba
Rappresentante dei Verdi nella 2. Commissione Legislativa del Consiglio provinciale.

Studio Kolipsi II: il peggioramento delle conoscenze della seconda lingua tra gli/le studenti non è un incidente di percorso, ma un difetto del sistema Sudtirolo.
Le proposte verdi.
L’analisi approfondita realizzata da Kolipsi mostra un risultato tanto chiaro quanto amaro: le conoscenze della lingua tedesca da parte degli/lle studenti italiani/e sono peggiorate proprio come le conoscenze della lingua italiana tra i/le loro coetanei/e tedeschi/e.
Lo sprofondamento avvenuto negli ultimi anni, per cui il 20% delle persone di lingua tedesca ha una conoscenza a dir poco scarsa della seconda lingua, un buon 50% la destreggia in modo passabile e addirittura il 45% della popolazione di lingua italiana è a malapena in grado di parlare tedesco, è ben più di una perdita di competenze. Il drammatico peggioramento rispetto al 2007/08 indica serie debolezze delle politiche all’istruzione e dell’insegnamento linguistico e significa una sconfitta per l’autonomia. Perché le conoscenze linguistiche sono la base per la convivenza e per la costruzione di un futuro comune.
I risultati dello studio, comparati con quelli del 2007/08, non sono giustificabili, ma richiedono azioni avvedute e con una chiara visione degli obiettivi:

  1. è necessario un controllo sistematico della qualità dell’insegnamento, della formazione e dell’aggiornamento del personale insegnante, con conseguenti provvedimenti migliorativi. Alle scuole e agli/lle insegnanti della seconda lingua dev’essere più che mai chiaro che l’insegnamento linguistico è una qualifica basilare dell’Alto Adige e che loro ricoprono una grandissima responsabilità in questo senso. Il sistema CLIL può avere successo solo se viene preparato con attenzione, applicato in maniera metodica e se viene valutato regolarmente e non se viene inserito come convulso intervento estetico.
  2. È imprescindibile – come spiegato degli esperti e dalle esperte dell’EURAC – un cambio di atteggiamento da parte di genitori e famiglie: se la conoscenza della seconda lingua viene considerata come mera qualificazione per il mercato del lavoro e il successo professionale è troppo poco. La seconda lingua merita di essere vissuta con gioia, deve essere riconosciuta come valore e deve essere praticata.
  3. Da parte dei responsabili politici, soprattutto della maggioranza, questo allarme merita di essere affrontato con delle riflessioni profonde e sostanziali: politica, economia, provveditorati e scuole dovrebbero a breve fare una valutazione comune dell’analisi Kolipsi e sviluppare un catalogo di riforme efficaci con obiettivi e tempi ben definiti.
  4. Come campo d’azione molto importante, lo studio nomina le politiche sociali: famiglie socialmente deboli sono le più colpite dalla perdita del plurilinguismo – a queste famiglie bisognerebbe dare un sostegno particolare.
  5. Una richiesta storica dei Verdi riprende slancio alla luce dei risultati Kolipsi: l’opzione di una scuola plurilingue, almeno come tentativo e possibilità di scelta dovrebbe finalmente essere presa in seria considerazione.
  6. E se è vero che l’incontro, il conoscersi e le occasioni di contatto sono condizioni chiave per bi- e plurilinguisco, allora è ancor più necessario attuare al più presto la mozione verde approvata nel 2014 per la costruzione di edifici scolastici comuni.

L’allarme lanciato dallo studio, per cui dobbiamo ringraziare i ricercatori e le ricercatrici dell’EURAC, è forte e chiaro: in gioco non ci sono solo le competenze linguistiche, ma il futuro dell’autonomia e della convivenza.
Cons. prov.
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hans Heiss

In questi giorni in Alto Adige si discute sul provvedimento spropositato e sproporzionato del Governo che prevede 12 vaccini obbligatori con multe draconiane in caso di inadempimento. Noi Verdi sudtirolesi ci siamo sempre impegnati per la libertà di scelta informata e responsabile da parte dei genitori e seguiamo in questi giorni con preoccupazione e costernazione le notizie che giungono da Roma.
Insieme a genitori e medici indignati, ci ribelleremo con fermezza contro una tale imposizione. Il diritto all’istruzione non può essere contrapposto al diritto alla salute. E in nessun caso la salute dei nostri bambini e delle nostre bambine può essere strumentalizzata per giochi di potere politico.
Brigitte Foppa, Hans Heiss, Riccardo Dello Sbarba
Di seguito lo stato dell’arte in Parlamento, raccontato da Florian Kronbichler.
Con l’annuncio dell’intenzione di inasprire, allargare e dotare di drastiche sanzioni l’obbligo di vaccinazione, il Governo italiano ha diffuso il panico tra la popolazione. Già questo è stato irresponsabile. Il motivo scatenante resta a noi ignoto. Su un tema altamente infiammabile, così come su come il Governo intenda gestirlo non abbiamo notizie certe. Sappiamo solo che il governo ha emesso un decreto e sui contenuti sappiamo solo quello che il presidente Gentiloni e la Ministra della salute hanno detto in conferenza stampa.
Tutto il resto è speculazione mediatica. Nero su bianco il decreto fino a martedì di questa settimana non è ancora apparso, nemmeno in Parlamento. Questa situazione coincide proprio con quella modalità che il governo ha ereditato dal predecessore di Gentiloni e regista occulto Renzi: annunciare, provocare tafferugli e poi presentare i fatti a seconda della risonanza ottenuta.
Vaccini e obbligo di vaccinazione sono un tema così sensibile che il governo dovrebbe agire almeno basandosi su fatti scientifici e con dati sicuri alla mano. In questo caso concreto non sta succedendo. Una delegazione parlamentare ha partecipato martedì a un’audizione dell’agenzia farmaceutica statale Aifa con il suo presidente Vella e il direttore generale Melazzini. Questi hanno spiegato che al momento non sono in grado “per motivi tecnici” di fornire dati certi sui danni causati dai vaccini e sugli effetti collaterali e che questi saranno disponibili solo a partire da metà giugno.
La situazione è seria. Significa che, non solo il Parlamento, ma nemmeno il Governo e la sua Ministra della salute al momento della promulgazione del decreto sui vaccini avevano a disposizione informazioni sicure sulla situazione attuale. E così, non solo hanno agito in modo antidemocratico, ma anche incompetente, aumentando il numero dei vaccini obbligatori, limitando la libertà nella scelta dei rimedi farmaceutici e interferendo a gamba tesa nel diritto genitoriale.
La formulazione del decreto sui vaccini da parte del Governo al Parlamento è stato promesso per questo venerdì. Speriamo che la bufera di proteste scoppiata al solo annuncio abbia prodotto dei cambiamenti all’interno del provvedimento. Il resto lo dovrà fare il Parlamento.
Roma, 23. maggio 2017

No all’uso di erbicidi a livello provinciale e comunale

I Verdi presentano un disegno di legge e una proposta di mozione per limitare l’utilizzo di erbicidi che metteranno a disposizione di rappresentanti comunali.
In alcuni casi si è arrivati addirittura al conflitto. Cittadini e cittadine guardano con sempre più preoccupazione l’uso di erbicidi chimici nei loro paesi e nelle città e vogliono essere protetti. D’altra parte l’attuale legislazione permette l’utilizzo di erbicidi chimici nei centri abitati. La legge di tutela della natura (legge provinciale 12 maggio 2010, n. 6) vieta l’uso di questi prodotti solo per “qualsiasi tipo di manto vegetale (…) presso i confini dei campi e delle banchine, nonché lungo le scarpate stradali, le linee ferroviarie, i corsi d’acqua e i fossi“. Di conseguenza sul resto del territorio vengono utilizzati senza tanti complimenti.
Da alcuni anni però si è acceso un dibattito molto intenso sulle componenti degli erbicidi usati: studi che provano la pericolosità su flora, fauna e persone degli erbicidi vengono presi sempre più in considerazione.
La componente più usata negli erbicidi è il glifosato. Nel 2012 in Alto Adige/Südtirol sono stati venduti ben 11.000 litri di glifosato liquido e 11 Kg di glifosato solido. Ed è componente principale del tanto “amato” e diffuso Roundup. Solo per la pulizia dei bordi delle strade della Provincia ne vengono utilizzati 1500 litri all’anno, come emerge dalla risposta a una nostra interrogazione in proposito.
Nel frattempo la IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) lo ha classificato tra le sostanze che possono causare i tumori. Anche se ancora non sono stati completamente provati gli effetti e le conseguenze sulla lunga distanza dell’utilizzo degli erbicidi, molte persone sono preoccupate per i rischi che corrono gli esseri viventi, la biodiversità e la loro stessa salute. Gli Stati dell’Unione Europea non sono però ancora riusciti a mettersi d’accordo per un divieto unitario del glifosato. Nel 2016 su 28 Stati 19 hanno votato a favore di un prolungamento, 7 si sono astenuti e solo la Francia e Malta si sono espresse contro. La palla è stata così rimandata alla Commissione Europea che ha così permesso un prolungamento di 18 mesi. Il 17 maggio 2017 la Commissione ha proposto agli Stati membri di permettere l’uso del glifosato per altri 10 anni. Ai singoli Stati viene concessa libertà di emettere un divieto. Per giungere a tale proposta la Commissione si è basata su studi che hanno dichiarato che il glifosato non è causa di tumori, non è causa di mutazioni genetiche e non è pericoloso per la riproduzione.
Le prime dure reazioni dei contrari al glifosato non si sono fatte attendere. Mentre le trattative avvenivano in modo poco trasparente e con l’esclusione dell’opinione pubblica, dall’inizio del 2017 una iniziativa civica ha lanciato una raccolta firme per richiedere il divieto definitivo dell’erbicida. Dopo soli 4 mesi sono state raccolte 750.000 Euro in 8 Stati. Ogni firma è una voce contro questo l’erbicida e mostra che per i cittadini e le cittadine europee è una cosa seria. Si appellano al principio di precauzione dell’Unione Europea. In mancanza di certezze, si chiede di agire in maniera preventiva prima che si verifichino dei seri danni a persone e ambiente.
Indipendentemente dalle decisioni a livello Europeo, i Comuni si possono comunque attivare e impegnare per una eliminazione delle erbacce più attenta all’ambiente. La maggior parte delle volte si versano litri di chimica contro erbacce, muschio, ecc. che spuntano dall’asfalto e dalle pavimentazioni solo per motivi estetici. Mettere in pericolo la falda acquifera, la vita e la salute di animali e persone, solo per avere delle belle piastre grige e pulite, non sembra un comportamento proporzionato alle esigenze.
Diversamente da quanto spesso si sostiene, le erbacce non sono responsabili dei danni alla pavimentazione. Il verde spontaneo spunta invece più facilmente da fessure che già esistono e in cui si sono accumulati terriccio e sostanze nutritive.
Non si mette assolutamente in discussione che la sicurezza debba avere la priorità: di conseguenza le strade non devono essere scivolose o sconnesse e l’acqua piovana deve poter scorrere. Per attuare le opere di pulizia e manutenzione necessarie non è però necessario utilizzare mezzi chimici.
Esiste già una serie di possibilità alternative per l’estirpazione delle erbacce. Questi metodi termici e meccanici sono già stati messi alla prova in Alto Adige/Südtirol: vanno dallo spazzolamento, alla falciatura, dall’estirpazione all’abrasione fino all’utilizzo di idropulitrici e vapore bollente. Il Comune di Bolzano ha rinunciato all’utilizzo di erbicidi dal 2016.
Per attuare misure preventive contro la crescita di erbe e piante indesiderate e per trovare la forza lavoro necessaria, alcuni Comuni si sono attrezzati, aprendosi ad esempio a possibilità di tirocini, di lavori estivi oppure coinvolgendo profughi volontari.
Queste buone soluzioni hanno bisogno di una buona base politica e legislativa. Il Gruppo Verde presenta due iniziative in proposito: un disegno di legge (DdL 120/17) e una proposta di mozione che viene messo a disposizione di rappresentanti comunali interessati a presentarla così o in forma simile nel proprio Comune.
Il Disegno di legge prevede che nei centri abitati e nelle immediate vicinanze delle scuole, anche dell’infanzia, e dei parchi giochi si applichi il divieto di utilizzo di erbicidi. In tal senso proponiamo un’integrazione della legge per la protezione delle natura.
La proposta di mozione per i Comuni impegna le relative giunte comunali a deliberare che

  1. si rinuncia all’utilizzo di erbicidi chimici nelle aree pubbliche;
  2. si vieta l’utilizzo di erbicidi chimici anche nei centri abitati e nelle vicinanze di scuole, asili e parchi giochi;
  3. verranno prese le misure adeguate per informare gli uffici competenti, gli/le addetti/e comunali e la popolazione sui rischi legati agli erbicidi e sulle possibili alternative.

Speriamo in questo modo di aver dato un importante contributo per un Sudtirolo più sano, più attento all’ambiente e alle necessità dei suoi cittadini e delle sue cittadine. Il disegno di legge verrà trattato in commissione mercoledì 24 maggio 2017.
Bolzano, 22 maggio 2017
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hans Heiss

Il nuovo disegno di legge sulla struttura dirigenziale dell’amministrazione provinciale punta sugli alti dirigenti. Questo a discapito di competenza ed equità sociale – e con indennità fino a 240.000 Euro!
Il 18 maggio la giunta provinciale ha approvato il disegno di legge sulla struttura dirigenziale dell’amministrazione provinciale. Si chiude così la prima tormentata fase di questa “riforma” che ha già lasciato alle sue spalle più di una vittima. L’opinione pubblica ha potuto intuire quali lotte si svolgevano ai piani alti dell’amministrazione e della politica. Si sono scontrate due impostazioni opposte: meglio rafforzare l’anello dirigenziale più basso (direttori/direttrici di ufficio, coordinatori/coordinatrici) oppure valorizzare ancora di più la punta più alta (soprattutto direttori e direttrici di dipartimento)?
Il Gruppo Verde denuncia da tempo che le direzioni di dipartimento, nominate dalla maggioranza politica, rappresentano la “punta dorata della piramide” (si veda l’interrogazione d’attualità del 12/01/2016, Risposta).
I 23 posti dirigenziali nei dipartimenti costano più di 2 milioni all’anno. Otto capi di dipartimento e tre intendenti scolastici guadagnano tra 77.000 e 142.000 Euro all’anno. A questi si aggiungono il direttore generale (128.700 Euro) e il segretario generale (158.200 Euro). [Tutte le cifre sono al lordo e senza indennità di risultato].
A capo della dirigenza e per la durata della legislatura vengono quindi poste persone (eccetto il direttore generale, che deve superare una selezione) provenienti dalla stretta cerchia degli assessori e delle assessore, spesso dall’ambito politico di fiducia. Puntare su di loro significa rafforzare il livello politico dell’amministrazione. Il disegno di legge approvato dalla giunta valorizza proprio questo livello in quanto il limite per le indennità viene alzato fino a 240.000 Euro, ben oltre le indennità attuali. Uno sviluppo molto pericoloso: si sa che i tetti massimi si trasformano presto in norma. Come si intenda spiegare questi stipendi d’oro ai normali dipendenti è incomprensibile.
Secondo noi sono i direttori e le direttrici di ufficio, nominati/e tramite concorso o altro tipo di selezione, la colonna portante della struttura dirigenziale della provincia. Accanto ci sono le coordinatrici e i coordinatori che con le loro competenza tematiche svolgono un lavoro di grande importanza per i singoli progetti. Con la nuova legge le indennità dirigenziali vengono adeguate all’oneroso sistema statale, mentre l’indennità di coordinamento rischia di essere cancellata. In questo modo vengono svantaggiate le posizioni dirigenziali più basse e le competenze acquisite nel tempo non vengono riconosciute.
L’indebolimento dell’anello più basso e la valorizzazione di quello più alto è il leitmotiv del disegno di legge, ed emerge chiaro quando ad esempio la delega a livelli più bassi deve essere motivata, mentre a direttori e direttrici di dipartimento viene data “facoltà di avocare l’adozione di provvedimenti di competenza dei/lle dirigenti”.
Ulteriori aspetti emergeranno e verranno criticati nel corso del dibattito in commissione.
Un primo commento da parte nostra: non c’è alcuna traccia di un benché minimo impegno per più democratizzazione e trasparenza. Ancora una volta la giunta delude proprio in quell’impegno che nel 2013 aveva solennemente preso: la divisione tra politica e amministrazione sempre promessa ma che viene continuamente negata.
Bolzano, 18.05.2017
Consiglieri provinciali
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hans Heiss

La Giunta provinciale ha annunciato un giro di vite sui sussidi “aggiuntivi”, che andranno d’ora in poi riservati solo a chi “mostra volontà di integrazione”. L’annuncio si riferisce all’articolo 18 della legge Omnibus n. 125/2017 che verrà discusso lunedì 22 maggio nella 4. Commissione legislativa del Consiglio provinciale.
Se si tratta di una sparata propagandistica a scapito delle persone più deboli (e prive di diritto di voto) in una campagna elettorale già cominciata con un anno di anticipo, lo vedremo. Il Gruppo Verde in Consiglio provinciale ha già presentato una interrogazione in cui si evidenziano tutte le contraddizioni della nuova norma:

  1. Su questo nuovo regolamento per i sussidi non è stata nemmeno sentita la Consulta provinciale per l’integrazione, come sarebbe obbligo di legge.
  2. Nelle scarse 16 righe dell’articolo 18 non sono definiti né i sussidi che andrebbero negati, né i criteri per accertare su una persona mostra volontà di integrazione o meno.
  3. La nuova norma non si appoggia su nessun studio scientifico, né locale né europeo, sulla complessa materia della “volontà di integrarsi” e sulle misure conseguenti.
  4. Nella presentazione della legge non si fa alcun cenno alle norme in vigore, ai limiti che esse già contengono (5 anni di residenza e di lavoro in provincia), che i tribunali italiani ed europei hanno già giudicato sufficienti, bocciando gli ulteriori limiti che in passato la Giunta provinciale aveva provato a introdurre, per esempio sul sussidio casa.
  5. Da parte sua la Provincia è inadempiente verso la stessa propria legge sull’integrazione, poiché non ha mai istituito il “Centro di tutela contro le discriminazioni” previsto dalla legge provinciale n. 12 del 2011. Quindi prima di dare lezione di integrazione ai migranti, dovrebbe la Provincia rispettare le stesse proprie leggi sulle misere per favorire l’integrazione.
  6. La Giunta fa la faccia cattiva contro i migranti, ma non ci è dato di sapere se intende anche promuovere campagne contro la discriminazione, il razzismo, la xenofobia e l’islamofobia che si manifestano anche da noi, dagli annunci di case in affitto “riservate a persone locali” alle centinaia di pubblicazioni razziste in internet da parte di persone residenti sul nostro territorio.

In queste condizioni la nuova norma è inaccettabile e, se approvata, non resisterà alle sicure impugnazioni.
Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hans Heiss
Qui l’interrogazione.

source: http://www.buergernetz.bz.it/vote/landtag2013/pre/downloads/mod12-StimmzetteFacsimile.pdf


Questa settimana il Consiglio provinciale si occupa della legge elettorale SVP per le elezioni provinciali. Già in commissione legislativa noi Verdi abbiamo sottolineato le gravi mancanze del disegno di legge. Dopo un lungo, ma costruttivo lavoro, anche grazie alle nostre proposte, il testo è stato nettamente migliorato.
Ricordiamo i cambiamenti più importanti ottenuti in commissione:

  1. Nessuna “poltrona ladina” regalata!
    Il “passo sui ladini” fortemente criticato dalle opposizioni è stato nettamente migliorato. Ora è previsto che, nel caso nessuna persona ladina risulti eletta tra i 35, quella che ha ottenuto il maggior numero di preferenze otterrà il posto dell’ultima persona eletta nella propria lista (e non, come nella prima bozza, il seggio attribuito con i resti a qualcun altro).
  2. Pluralismo democratico reso (più) facile
    Per la presentazione delle liste bisognerà raccogliere le solite 400 firme (mentre nella prima bozza si voleva aumentarle a 500). Anche il numero minimo delle persone candidate per lista è stato limitato a 12 (invece che aumentato a 24, come era previsto inizialmente).
  3. Spazio alle donne
    Nonostante tanti mal di pancia, in commissione è stato impedito l’indebolimento delle quote rosa. Rimane quindi la quota attuale, la quale prevede che nessun sesso possa avere più di 2/3 delle effettive candidature su una lista. Unendo le forze abbiamo così impedito che venisse adottata la formula diabolica “più di 2/3 dei posti in lista”. Questa avrebbe permesso che su una lista si potessero candidare 23 uomini e una sola donna.

Certo esistono ancora diversi margini di miglioramento. A questo proposito abbiamo presentato alcuni emendamenti che renderebbero più efficace la qualità democratica della legge:

  1. Divieto di pubblicità elettorali da parte di associazioni, sindacati e categorie.
    La legge regionale n. 7/1998, in cui è previsto questo divieto, deve finalmente essere attuata. Il nostro emendamento prevede che il testo della legge regionale venga trasposto nella legge provinciale insieme all’inserimento di adeguate sanzioni. In commissione siamo stati accusati di essere i soliti “guastafeste”, ma noi ripresentiamo comunque in aula la nostra proposta. Verrebbero finalmente messi dei paletti al mancato rispetto della par-condicio. In Consiglio regionale abbiamo presentato un disegno di legge con lo stesso obiettivo già nel 2015.
  2. Vera limitazione delle spese elettorali
    Noi sosteniamo la proposta di limitare le spese elettorali a un massimo di 30.000 € per singola persona candidata. La nostra proposta prevede che le spese elettorali volte a sostenere le cosiddette cordate vengano suddivise e comprese nel calcolo. Altrimenti, permettendo la copertura di tali spese tramite il partito, la limitazione delle spese elettorali personali rimarrà pura e inutile formalità.
  3. E le donne ai vertici?
    La nostra proposta di rafforzare la presenza femminile anche ai vertici della provincia, con una donna tra i due vicepresidenti (ma ciò garantirebbe anche gli uomini, il giorno in cui Presidente dovesse essere una donna) ha ottenuto in commissione un solo voto favorevole, quello della proponente. Vedremo che cosa succederà in aula. Infatti la maggioranza ha dimostrato con il dibattito sulla “legge ladina” di non essere contraria alle quote quando si tratta di assicurare una poltrona alla minoranza ladina. Vedremo se le donne in Alto Adige nel loro diritto alle quote raggiungeranno lo status del Ladini.

Bolzano, 10.05.2017
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hans Heiss
Relazione di minoranza

No alle nuove indennità per capigruppo e presidenti di commissione; quelle della giunta devono essere adeguate a tutte le altre regioni.

Arriva finalmente in Consiglio provinciale la legge sulle indennità degli organi istituzionali. La legge fu discussa già in aula nel dicembre 2016, ma, di fronte alle critiche severe emerse nella discussione, la maggioranza e la Giunta tirarono il freno e preferirono rinviare la controversa legge in commissione, dove è stata di nuovo trattata. Adesso approda di nuovo in Consiglio.
La posizione dei Verdi è molto chiara: la proposta che porta la firma di 4 componenti della Presidenza del Consiglio (Widmann, Bizzo, Tinkhauser e Renzler) in questa forma è inaccettabile.
Essa prevede una riduzione minima delle indennità di carica (aggiuntive allo stipendio base da consigliere) della Giunta provinciale e della Presidenza del Consiglio. Le indennità tra 3300 e 4600 euro, in più esentasse, dei componenti di giunta (Presidente della Provincia e assessori/e) non corrispondono affatto alle prescrizioni fissate dal governo Monti e concordate nella Conferenza Stato-Regioni-Province autonome, che in quasi tutte le altre Regioni sono state invece applicate, compreso il Trentino che le ha recepite già nel 2014.
Anche se il carico di lavoro e le responsabilità della Giunta sono notevoli e vanno riconosciute, non si capisce tuttavia perché non devono essere rispettati in provincia di Bolzano i criteri di legge applicati in tutte le altre regioni.
Tali criteri sono stati invece applicati fin dal 2013 agli stipendi delle “semplici” consigliere e consiglieri provinciali sia in Alto Adige che in Trentino, i cui stipendi sono inferiori dell’8% rispetto al 2010 e notevolmente più bassi rispetto a quelli della maggioranza delle altre regioni italiane. Il fondato parere del prof. Giuseppe Caia ha dimostrato che anche le indennità dei vertici di Giunta e Consiglio devono essere adeguati, una conclusione che neppure il “controparere” del prof. Falcon ha potuto contraddire.
Nelle intenzioni della legge presentata, queste indennità eccessive di Giunta e Presidenza del Consiglio dovrebbero  essere “addolcite” (e rese appetibili per le opposizioni) da nuove indennità aggiuntive per capigruppo e presidenti delle commissioni legislative, indennità che finora non esistevano.
I Verdi respingono categoricamente queste nuove indennità per le “piccole cariche” e, se la legge dovesse essere approvata così com’è, comunicheremo al Consiglio che vi rinunciamo. I Verdi non accetteranno neppure un euro in più per l’attività di capogruppo, che rientra (ed è sempre rientrata) nella normale attività di un consigliere o consigliera.
Ciò vale anche per le commissioni legislative, ai cui vertici tuttavia siedono da sempre solo esponenti della maggioranza, il cui appetito pare inesauribile.
La legge che arriva in Consiglio cerca di chiarire poco prima della fine della legislatura una questione che è aperta fin dall’inizio. Ma lo fa in una forma inaccettabile e in modo contraddittorio, che puzza di cattiva coscienza lontano un miglio.
Noi Verdi non ci presteremo a questo scambio tra alte indennità per la maggioranza e contentini per l’opposizione.
Bolzano, 09.05.2017
Hans Heiss
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa

La primavera è ormai sbocciata e il lavoro in campagna e negli orti è in pieno fermento. È tempo quindi di iniziare a seminare nuove idee anche in Consiglio provinciale. Con una mozione vogliamo promuovere la presenza e l’uso degli orti nelle scuole.
L’orto può essere uno strumento efficace per portare bambine e bambini a familiarizzare con la terra e a sperimentare i ritmi della crescita. Gli orti costituiscono un pretesto per una nuova relazione tra spazio esterno e spazio interno, tra persona e natura, pur nelle sue forme più addomesticate. Stare all’aperto e a contatto con la terra, dicono gli esperti, aiuta a mitigare le sempre più diffuse difficoltà di attenzione e di iperattività di tanti ragazzi e ragazze.
Da una nostra interrogazione alla Giunta provinciale è emerso che un po’ più del 10% delle scuole sudtirolesi dispone di uno spazio adibito a orto. La maggior parte di queste sono scuole elementari o medie.
Purtroppo abbiamo però constatato che l’art. 12 delle Direttive per l’edilizia scolastica “Sistemazione delle aree per il gioco e per la ricreazione all’aperto” non prevede alcuno spazio adibito alla coltivazione di un orto e alla sua possibilità di utilizzo da parte di insegnanti e alunne/i all’interno dell’attività didattica.
Proponiamo quindi di introdurre il concetto dell’orto scolastico nelle Direttive per l’edilizia scolastica e la promozione di progetti pilota di orti didattici.
08.05.217
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hans Heiss
La mozione:
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