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MareNostrumVOTO al Parlamento italiano approvato dal Consiglio Regionale con 33 voti a favore.
Ecatombe nel Mediterraneo: è urgente ripristinare l’operazione “Mare Nostrum” per salvare i migranti in mare
l flussi di migranti che attraversano il Mediterraneo sono aumentati in modo significativo a partire dal 2013, all’indomani della “Primavera araba”, a seguito della crisi in Libia e nel Corno d’Africa e della guerra civile in Siria, dove il governo di Bassar al-Asad e il maggiore responsabile della morte di oltre 200.000 uomini, donne e bambini siriani. Infine vi e anche il regime terroristico del ISIS, che in Medio Oriente ha costretto alla fuga migliaia di persone.
Queste situazioni catastrofiche hanno come conseguenza l’esodo di milioni di persone, che raggiungono la Turchia, il Libano e la Giordania, ma anche l’Europa attraverso il Mediterraneo. La principale destinazione di transito di questo flusso migratorio e l’ltalia, dove nel 2014 sono approdati circa 200.000 migranti, di cui solo 37.000 registrati, mentre la parte restante soggiorna illegalmente sul territorio. La maggior parte dei migranti sbarcati in Italia senza essere stati registrati ha raggiunto l’Europa centrale e settentrionale, per cui solo in Austria sono stati registrati circa 30.000 nuovi arrivi nel 2014.
La fuga dall’Africa avviene per la maggior parte in barconi, gestiti da trafficanti di esseri umani, spesso in partenza da Libia o Egitto, sovraccarichi di persone, con insufficiente carburante e cibo, e di conseguenza spesso si verificano dei naufragi. La recente strage in mare del barcone sovraffollato sino all’inverosimile e costata la vita a 900 persone, ma oltre all’indignazione e all’orrore suscitato non ha prodotto alcuna misura efficace per migliorare la situazione.
Un intervento umanitario di grande impatto e stata l’operazione “Mare Nostrum”, avviata da meta ottobre 2013 al 31 ottobre 2014 dopo l’annegamento di circa 350 persone davanti a Lampedusa, con la quale il Governo italiano, guidato da Letta, decise di impiegare la Marina Militare per operazioni di salvataggio ad ampio raggio. “Mare Nostrum” ha effettivamente salvato molte migliaia di persone in difficoltà in mare, sottraendone alcune a morte sicura. L’operazione, riconosciuta a livello internazionale, si è tuttavia conclusa il 31 ottobre 2014. La decisione di terminare la missione di “Mare Nostrum” e stata incomprensibile, dato che i costi di 9 milioni di euro al mese erano più che ragionevoli rispetto ai risultati raggiunti. Anche l’argomentazione che “Mare Nostrum” incentiverebbe ancor più le bande di passatori, non ha fondamento se si considerano le catastrofi di questi ultimi mesi.
A fronte del recente disastro, per il quale l’espressione “catastrofe umanitaria” appare quasi un eufemismo, e alla luce delle tiepidi reazioni da parte dell’UE che si mostra indegna del premio Nobel a lei conferito, e necessario ripristinare la missione “Mare Nostrum” e assegnare nuovamente alla Marina Militare italiana il comando per salvare i migranti in difficoltà, intervenendo già dinanzi alla costa africana.
Ciò premesso, il Consiglio regionale della Regione Trentino-Alto Adige fa voti al Parlamento e al Governo italiano affinché

  • si ripristini immediatamente un‘operazione per il salvataggio di migranti in mare e vengano predisposti i provvedimenti necessari per entrare in azione;
  • si intervenga con forza presso I’UE affinché finalmente si sviluppi e si attui rapidamente un programma di aiuto e coordinamento per i flussi di migranti provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente.

f.to: l CONSIGLIERI REGIONALI
Hans HEISS
Brigitte FOPPA
Riccardo DELLO SBARBA
Magdalena AMHOF
Paul KÖLLENSPERGER
Mattia CIVICO

-L’ecatombe di profughi nel Mediterraneo mette l’Europa sul banco degli imputati. Aver cancellato l’operazione di soccorso “Mare nostrum”, per sostituirla con l’operazione di semplice sorveglianza dei confini “Triton” è un delitto compiuto a freddo dall’Unione Europea. Le conseguenze erano prevedibili e ora si vedono. Le vittime dall’inizio dell’anno a oggi sono già più di 1.600. L’anno scorso, al 30 aprile, erano 96. L’Europa ha scelto cinicamente di usare la morte di migliaia di profughi per scoraggiare l’arrivo di altri profughi. A un’Unione che compie simili delitti andrebbe revocato il premio Nobel per la pace ricevuto nel 2012.
Ma ora è importate dire ciò che va fatto, di fronte a una emergenza umanitaria di dimensioni bibliche.
Per questo chiediamo:
ALL’UNIONE EUROPEA

  • Di revocare la missione “Triton” e ripristinare immediatamente una missione congiunta di soccorso in mare delle marine dei paesi europei.
  • Di creare la possibilità di richiedere asilo presso ambasciate e consolati direttamente nei paesi in emergenza umanitaria: corno d’Africa, Medio Oriente, Africa sub sahariana, in modo da sottrarre le persone migranti dalle grinfie dei trafficanti di essere umani. Vanno istituiti corridoi umanitari con mezzi navali e aerei dell’UE per trasferire le persone richiedenti asilo nei paesi di accoglienza.
  • Di revocare l’irragionevole “accordo di Dublino” e rendere possibile alle persone di richiedere asilo nel paese da loro scelto e non semplicemente nel primo paese di arrivo.

AL GOVERNO ITALIANO

  • Di porre con forza il tema profughi come priorità nella propria agenda e in quella dell’Unione Europa.
  • Di accelerare i procedimenti di riconoscimento della protezione umanitaria.
  • Di migliorare le condizioni di accoglienza di chi chiede asilo e di controllare rigorosamente l’uso delle risorse a disposizione per evitare affarismo e mafia.
  • Di avviare fin dalla richiesta di asilo programmi di integrazione, rendendo possibile stabilità, lavoro e vita sociale a chi ha richiesto la protezione umanitaria. Non è possibile trattare esseri umani come pacchi che vengono spostati da una struttura all’altra, com’è successo a Bolzano con le persone ospitate in via Carducci.
  • Di revocare immediatamente il sistema di controlli sui treni attraverso pattuglie di polizia di Italia, Germania e Austria. La “caccia al profugo” sui treni deve cessare immediatamente, poiché è disumana, inutile, arbitraria e non fa che arricchire anche sul nostro confine i passatori di clandestini.

ALLA QUESTURA DI BOLZANO

  • Di attuare immediatamente il DPR n. 21/2015, in vigore dal 20 marzo scorso, che prevede che per richiedere asilo sia sufficiente alla persona “eleggere un domicilio” (art. 3 comma 3). Finora invece, seguendo una assurda circolare del Ministero degli interni, la Questura chiede una dimora stabile, cosa impossibile per persone appena arrivate dalla traversata di mare e deserto.

ALLA PROVINCIA DI BOLZANO

  • Di aumentare il numero di posti a disposizione per l’accoglienza.
  • Di rivedere la propria posizione di non adesione al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), chiedendo al contempo che tale sistema si trasformi in un sistema europeo di protezione umanitaria.
  • Di avviare progetti di integrazione per le persone assegnate al nostro territorio e incrementare adeguate campagne di informazione rivolte alla popolazione locale per incentivare la solidarietà e l’accettazione.
  • Di apprestare un punto di sostegno e soccorso anche presso la stazione di Bolzano e rafforzare quello al Brennero.
  • Di predisporre un ricovero per la notte per le persone migranti di passaggio. A questo proposito si potrebbe riattivare gli spazi utilizzati in inverno per l’emergenza freddo.

Di fronte alla tragedia umanitaria nessuno può voltarsi dall’altra parte.
Cons.prov.: Riccardo Dello Sbarba, Brigitte Foppa, Hans Heiss
Florian Kronbichler, Deputato
Il Gruppo Verde ha preparato un documento voto al governo chiedendo la riattivazione di “Mare Nostrum”:
[gview file=”http://www.verdi.bz.it/wp-content/uploads/2015/04/2015-04-20-Mare-Nostrum.pdf”]

DSC_0067Ieri sera il Consiglio Provinciale ha votato la legge sulla Convenzione dell’autonomia. La legge è stata scritta da SVP e PD, SVP e PD l’hanno votata. Da soli. Nonostante noi Verdi fossimo favorevoli al concetto di Convenzione (tant’è che avevamo consegnato un disegno di legge analogo 2 mesi prima della SVP), il modo di procedere a cui abbiamo assistito ci delude profondamente. Perché una Convenzione, così come viene concepita nella legge, necessita di una cultura politica specifica. La partecipazione richiede dai politici delle competenze nuove, diverse da quelle solite dei giochi di potere e del Do-ut-des. Al loro posto devono porsi l’atteggiamento dell’ascolto, l’umiltà, il rispetto delle idee altrui e la consapevolezza che le proposte degli altri possono anche essere più azzeccate delle proprie. La trattazione della legge sulla Convenzione in questo senso era un test per capire se questo nuovo spirito davvero c’è. Non lo si è percepito.
Non si è sentita nessuna brezza di novità, neanche un venticello di speranza.
Le proposte dell’opposizione sono state tutte respinte, alle solite, anzi, in parte nemmeno guardate. Non c’era nessun segnale della convinzione che le idee possano anche essere sviluppate insieme o che perlomeno possano essere valutate seriamente le idee degli altri. La maggioranza non era neanche in grado di correggere in modo coerente le proprie lacune e dimenticanze commesse nella scrittura. Gli 8 cittadini quindi resteranno schiacciati dai 3/4 di nomina politica all’interno della Convenzione. Le finalità, le modalità di lavoro, la conduzione della Convenzione restano vaghi. La scrittura della legge è rimasta al maschile – e dopo la vergognosa discussione sull’uso dell’italiano in Consiglio abbiamo assistito a un dibattito ancora piu imbarazzante sulle forme femminili nella lingua).
Con queste condizioni era prevedibile che la legge sarebbe rimasta una legge della maggioranza. Ci sono quindi tutti i peggiori presupposti per la Convenzione. L’autonomia delle cittadine e del cittadini e del pluralismo democratico si farà attendere ancora un bel po‘.
Consiglieri Provinciali Brigitte Foppa, Hans Heiss, Riccardo Dello Sbarba
Bolzano, 20 aprile 2015

La posizione del Deputato Florian Kronbichler.
StilfserJoch_StelvioIeri 14 aprile 2015 alla Camera il Ministro per l’ambiente ha finalmente risposto a una “interrogazione urgente” che il Deputato SEL-Verdi Florian Kronbichler aveva presentato ancora un anno fa e nella quale metteva in guardia sul pericolo di disfacimento del Parco nazionale dello Stelvio.
Il testo sulla riforma del Parco dello Stelvio approvato dalla Commissione dei 12 il 25 febbraio 2015 prevede quanto segue:

  • Il Parco dello Stelvio continuerà a chiamarsi Parco nazionale. Decisione accettata e confermata anche dalla Provincia di Bolzano.
  • Al posto dell’attuale consorzio, per la gestione verrà istituito un comitato di coordinamento e di indirizzo che sulla carta ha una composizione ragionevolmente equilibrata, ma che non avrà valore giuridico e non disporrà né di una sede, né di personale, né di mezzi finanziari e che quindi non sarà altro che un consiglio di 9 saggi.
  • L’interno del parco verrà gestito separatamente dalle province di Trento e Bolzano e dalla Regione Lombardia per i territorio di rispettiva competenza.
  • Il finanziamento sarà a carico delle province autonome e non c’è motivo per non pensare che alla fine dei conti chi paga fa.
  • Unico elemento di garanzia per l’unitarietà del parco (e ostacolato fino all’ultimo dal Sudtirolo): il parere vincolante del Ministero dell’ambiente su tutti gli interventi e le decisioni importanti.

Il Ministero è soddisfatto per il mantenimento del nome e dei confini, ma sia il piano del parco che il regolamento verranno decisi separatamente dalle Province autonome di Trento e Bolzano e dalla Regione Lombardia.
Che si sia costretti ad accettare il diritto di veto da parte del Ministero centralista è sicuramente poco dignitoso, ma questa misura, vista come necessaria, non deve sorprendere i politici della SVP che per decenni hanno boicottato il Parco demonizzandolo come un relitto dell’occupazione fascista.

2014 10 16 PressekonferenzKonvent-ConvenzioneIl dibattito consigliare sarà un banco di prova per la legge sulla Convenzione.
Questa settimana il Consiglio provinciale decide sulla legge per la Convenzione sull‘autonomia. Di per sé si tratta di un momento storico che potrebbe segnare l‘inizio di una nuova epoca per la nostra autonomia. Primo passa di una nuova era, nella quale i grandi cambiamenti non vengono più decisi a porte chiuse, ma nella quale sono le cittadine e i cittadini a essere le esperte e gli esperti del loro territorio, ricoprendo un ruolo decisivo nelle scelte che riguardano il futuro della nostra provincia.
Per la Convenzione sull’autonomia ci sono due disegni di legge. Già a ottobre 2014 noi Verdi abbiamo consegnato la nostra proposta, a dicembre è arrivata quella di SVP-PD. Entrambi i disegni di legge si basano su proposte della Rete per la partecipazione e propongono una assemblea composta da rappresentanti della democrazia rappresentativa, da esperti ed esperte e da una rappresentanza di cittadine e cittadini. La proposta della SVP è meno dettagliata rispetto alla nostra e riduce la rappresentanza dei cittadini a un numero minimo.
Il nostro disegno di legge, però – proprio seguendo il „vecchio“ stile SVP – non è nemmeno arrivato alla discussione per articoli nella commissione legislativa ed è stato bocciato dalla maggioranza. Ora vogliamo verificare nel dibattito in Consiglio provinciale quanto serio sia l‘impegno della maggioranza verso una „ampio coinvolgimento“ e verso un „approccio partecipativo“. I banchi di prova non mancheranno:

  1. Noi proponiamo che i due disegni di legge (Foppa/Heiss/Dello Sbarba e Steger/Bizzo) vengano discussi insieme. Un vero approccio „aperto“ prenderebbe il meglio da entrambe le bozze per creare la legge migliore possibile. Sinora non abbiamo riscontrato alcun tentativo di incontro.
  2. Per contribuire in ogni caso al miglioramento della legge SVP-PD, abbiamo preparato 51 emendamenti. La metà sono variazioni linguistiche, poiché la rappresentanza femminile della cittadinanza è stata completamente dimenticata. Speriamo che gli emendamenti linguistici vengano accolti interamente.
  3. Una seconda serie di emendamenti prova a risolvere deficit e mancanze riscontrabili nella legge SVP. Anche perché mancano gli obiettivi e una definizione del documento finale perseguito: proponiamo di definire in modo chiaro entrambi („Obiettivo della Convenzione è la riforma dello statuto di autonomia. I suoi compiti consistono quindi nell’individuare e ridefinire i temi della convivenza all’interno della Provincia autonoma di Bolzano o di singoli suoi territori, della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, dell’Euregio Tirolo Alto-Adige Trentino, della Repubblica italiana e della comunità internazionale, che nello Statuto di autonomia sono disciplinati in un modo non più adeguato ai tempi. Nell’ambito della Convenzione si possono affrontare tutti i temi che emergeranno in questo contesto. A tale riguardo la Convenzione elabora soluzioni che vanno a integrare l’attuale Statuto oppure anche a sostituirlo in alcune sue parti.“ e „Al termine dei lavori della Convenzione, quale documento conclusivo, viene elaborato un disegno di legge di riforma dello Statuto di autonomia, composto da una introduzione e da diversi articoli, da sottoporre al Consiglio provinciale. Il disegno di legge è messo ai voti secondo il procedimento di cui all’art. 103 dello Statuto di autonomia.“). La formulazione molto vaga della bozza SVP non è un mandato serio alla Convenzione.
  4. Altri emendamenti riguardano la composizione dell’assemblea. Noi proponiamo di raddoppiare il numero di cittadini e cittadine e di ridimensionare invece quello dei politici e delle politiche di professione. Riteniamo inoltre che il coinvolgimento dei Comuni dell‘Euregio sia più importante rispetto a quello di imprenditori e sindacati che rappresentano comunque solo una parte di lavoratrici e lavoratori. E deve essere garantita una composizione giusta ed equilibrata dal punto di vista della rappresentanza di genere e linguistica.
  5. In conclusione critichiamo le modalità di lavoro della Convenzione che nella proposta SVP-PD viene solo abbozzata e lascia aperti molti problemi. La nostra bozza offre a questo proposito delle proposte più che valide. Ad ogni modo è comunque necessario offrire il massimo della trasparenza con la trasmissione delle sedute in streaming e con la pubblicazione online dei documenti elaborati dalla Convenzione, fare un buon lavoro di comunicazione e di informazione, creare un collegamento con il Trentino e infine creare le condizioni per una buona conciliazione tra famiglia, lavoro e attività della Convenzione.

Se la maggioranza mostrerà disponibilità a trovare dei punti di incontro sui 5 punti sopra elencati, sosterremo il progetto di legge SVP-PD secondo una logica di collaborazione costruttiva. Ma se invece prevarranno i giochi di forza e di potere non lo sosterremo. Questo dibattito sulla Convenzione offre alla maggioranza l’occasione di mostrare quanto sia sincera la disponibilità a superare i vecchi schemi e a osare qualche cosa di veramente nuovo.
Questo qualcosa di nuovo, una vera Convenzione per l’autonomia, prenderà vita solamente nel momento in cui verrà sostenuto da una maggioranza politica larga che superi i partiti di governo. Se invece il sostegno sarà garantito dai soli partiti di maggioranza, l’intero processo sarà destinato a fallire.
Cons. prov.
Brigitte Foppa
Hans Heiss
Riccardo Dello Sbarba
BZ, 14.4.2015

FazzolettoI colleghi e le colleghe dei partiti di destra, a intervalli regolari, cercano con ottusa costanza di portare il dibattito sul foulard (chiamato sempre erroneamente velo) anche in Sudtirolo. Questa volta, a quanto pare, con una iniziativa a livello provinciale dei Freiheitlichen i quali propongono che venga proibito l’uso del fazzoletto annodato intorno alla testa nelle istituzioni pubbliche come scuole, asili, uffici pubblici, consigli comunali.
Già diverso tempo fa, noi donne verdi ci siamo confrontate con il tema dell’uso del “velo” e, probabilmente al contrario di Ulli Mair, lo abbiamo fatto insieme ad alcune donne musulmane. Da quell’esperienza noi siamo contrarie ai divieti dell’uso del fazzoletto, foulard, velo, o in qualunque modo lo si voglia chiamare, per vari motivi:

  1. In Italia esiste la legge n. 152 del 1975 che già vieta l’uso del casco o di altri elementi potenzialmente atti a rendere in tutto o in parte irriconoscibili le persone in tutte le manifestazioni pubbliche, ad eccezione delle attività sportive.
  2. In Sudtirolo l’uso del fazzoletto o foulard ha una lunga tradizione, in parte legato anche alla religione cattolica. Sarebbe assurdo, con un divieto generico, escludere dalle istituzioni queste donne che si coprono il capo con il foulard. D’altra parte sarebbe discriminante e contro la costituzione limitare tale divieto a un solo gruppo religioso.
  3. Da un punto di vista femminista si potrebbe argomentare che il fazzoletto è un simbolo di costrizione perché viene imposto a ragazze e donne. Questa eventualità è sicuramente possibile. Molte donne musulmane portano il fazzoletto liberamente come simbolo della loro fede. La situazione delle donne musulmane è spesso molto problematica, ma questi problemi, che spesso sono dovuti al fatto che queste donne vivono in un “doppio patriarcato” (quello musulmano e quello occidentale), non vengono né risolti, né ridotti da un divieto dell’uso del fazzoletto.
  4. Siamo dell’opinione che in generale la politica debba farsi carico dei problemi delle donne, ma nella maggior parte dei casi le richieste di divieto dell’uso del fazzoletto non sono azioni A FAVORE delle donne, ma sono molto più spesso azioni CONTRO le migranti. Chi si spaccia per liberatore o liberatrice delle donne musulmane, agisce in realtà contro l’apertura e contro la vera inclusione.
  5. Ad ogni modo il tema deve essere affrontato insieme alle donne musulmane. Solo così potrà esserci comprensione e uno sguardo differenziato. Noi donne verdi siamo fermamente contrarie alla strumentalizzazione senza scrupoli di un tema così sensibile.

Le Donne Verdi
Brigitte Foppa, Consigliera provinciale
Cecilia Stefanelli, Candidata sindaca a Bolzano
Evelyn Gruber-Fischnaller e Caterina Maurer, Co-portavoce Donne Verdi
Patrizia Trincanato, Assessora a Bolzano
Elda Letrari Cimadom, Assessora e candidata sindaca a Bressanone
Cristina Kury, Già Consigliera provinciale, Consigliera comunale a Merano
Azra Fetahovic, Maria Laura Lorenzini, Julia Psenner, Corinna Lorenzi, Candidate alle elezioni comunali a Bolzano

È curioso. Da mesi le centrali di partito altoatesine fanno di tutto per non dover introdurre le fastidiose quote rosa nelle liste elettorali dei Comuni. Nel Consiglio Regionale si sono riunite tutte le forze per respingere ogni tentativo di migliorare la situazione delle donne nella politica comunale che risulta per esse– molti studi lo confermano – il campo più spinoso. Si è preferito mantenere le ridicole „quote morbide“ del sistema attuale – per cui basta non riempire tutti i posti in lista e con una sola donna la quota è raggiunta.
E persino quella, così ora tutti si lagnano, non si trova! Noi non ci meravigliamo. Chi dapprima cerca di ostacolare le donne, dovrebbe mettere in conto che poi difficilmente risulterà invitante per le donne… che all’improvviso dovrebbero accorrere numerose al momento della composizione delle liste.
Quando sono le donne a chiamare altre donne, la situazione cambia. In tutti i partiti verdi europei esiste una lunga tradizione di donne in posizione di guida e/o testa di lista. I progetti verdi di successo, ad esempio in Austria, sono spesso creati da esponenti donne o da reti di lavoro femminili. Le elettrici e gli elettori apprezzano.
Noi Verdi dell’Alto Adige – Südtirol ci inseriamo volentieri in questa tradizione e anche per le elezioni comunali 2015 presentiamo molte donne, donne che contano.
A Bolzano e Bressanone ci sono due candidate sindaca, Cecilia Stefanelli (per la coalizione ecosociale) ed Elda Letrari Comadom (Alternativa Ecosociale).
Nelle teste di lista a Merano, Bolzano e Bressanone figurano donne trainanti come Cristina Kury, Evelyn Gruber-Fischnaller e Marialaura Lorenzini o Elisabeth Thaler e Verena Stenico.
Tutte loro guidano dei teams di candidate e candidati caratterizzati da forte presenza femminile: la lista verde di Bolzano ne mette 17 (accanto a 7 uomini, il 71%!), l’Alternativa Ecosociale di Bressanone raduna 11 donne (accanto a 8 uomini, il 58%) ed anche a Merano le donne sono oltre un terzo (38%).
Le donne (verdi) sono pronte ad assumersi le responsabilità e a prendersi cura dei Comuni in cui vivono con tutto il loro impegno.
Non perché le donne siano migliori degli uomini, ma semplicemente perché – nonostante tutte le resistenze – c’è bisogno dello sguardo e del bagaglio di esperienze di tutti, uomini e donne, per governare il mondo. Anche nei nostri Comuni.
Brigitte Foppa, Co-Portavoce Provinciale Verdi Grüne Vërc
Caterina Maurer, Co-Portavoce Donne Verdi

L’impegno verde 2015 è femminile, giovane, trasversale per generazioni e culture.
presentazione candidatei verdi bz1
Dopo che il Sindaco Spagnolli ha sposato totalmente il progetto Benko e dopo che ha scelto di allargare le sue alleanze verso il centro destra, per i Verdi Bolzanini, pur dopo 10 anni di governo in comune, un’ulteriore sostegno a Spagnolli è diventato improponibile.
La candidata sindaca alternativa che abbiamo con convinzione scelto è Cecilia Stefanelli: è lei la comune candidata-sindaca della coalizione eco-sociale formata da Verdi, SEL e Sinistra per Bolzano.
Oggi, 7 aprile, è stata presentata all’opinione pubblica la lista delle candidate e dei candidati dei Verdi Grüne-Vërc. Si è scelto per questa presentazione un luogo particolare: il parco della stazione. Con ciò la lista vuole evidenziare con chiarezza l’impegno per una rivalorizzazione di questo amato angolo di verde in mezzo alla città – e contro la cementificazione che deriverebbe dall’enorme cubatura prevista nel progetto Benko, con tutte le note problematiche.
La lista bolzanina viene guidata dal consigliere e capogruppo uscente. Insieme alla candidata sindaca Cecilia Stefanelli Tobe Planer rappresenta un cambio generazionale all’interno die Verdi bolzanini, cambio reso necessario e giusto dopo la scelta di Patrizia Trincanato e Wally Rungger di lasciare la politica attiva.
Mentre in tutta la provincia ci si lamenta per la mancanza di „giovani e donne“ sulle liste, la nostra lista bolzanina è caratterizzata proprio da questi due gruppi. 17 donne e 7 uomini formano la lista dei 24 candidati. 11 sono „under 40“, 4 sotto i 30 (V. Liberto, M. Keitsch, J. Psenner, B. Oberrauch), di cui uno è addirittura del 1995. Ma anche persone più mature sostengono ancora i valori verdi – lo dimostrano Erica Fassa e Carla Leverato – due donne con riconosciuti meriti della cui presenza in lista siamo particolarmente orgogliose/i.
I verdi bolzanini si muovono con agilità tra i mondi culturali e linguistici. Lo si nota dalla presenza di varie persone plurilingue come anche da tre donne che venendo a Bolzano da altre parti del mondo, hanno scelto di impegnarsi proprio per la politica comunale (A. Agolli/Albania, A. Fetahovic/Montenegro, M.R. Morato Silva/Brasile).

La lista viene capeggiata da una “testa di lista” di 5 persone: oltre alla figura-simbolo della cultura giovanile Tobe Planer, vi troviamo la „Pasionaria Anti- Benko“, l’architetto Marialaura Lorenzini, la portavoce delle donne verdi ed esperta di comunicazione, Evelyn Gruber-Fischnaller, il presidente di Arci-Gay Centaurus Andreas Unterkircher e il giovane intellettuale, blogger su Salto.bz e co-portavoce dei Young Greens Valentino Liberto.
 
Tutti loro, insieme alla lista ricca e diversificata, rappresentano una Bolzano verde, ecosociale, solidale, vivace, vivibile e aperta al mondo – supportando Cecilia Stefanelli che riassume tutti questi valori come la nostra sindaca ideale.