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Chiuso per eccesso di ricchezza!

Contro le richieste populiste della destra, a favore di una gestione pragmatica di chi fugge da guerra e miseria.
A policeman stands in front of a door of a train ready to go to Munich, Germany, as he blocks migrants without the proper documentation from getting on it, at Brenner railway station, Italy May 28, 2015. Some 200 mostly Eritrean migrants heading northwards from Italy were turned back by police in the Italian Alps on Friday and left sleeping in train stations as European countries tightened frontier checks before a global summit in Germany. Picture taken May 28, 2015. REUTERS/Stefano Rellandini - RTR4Y1QB
I partiti di destra hanno convocato una seduta straordinaria del Consiglio provinciale per trattare una mozione sui profughi. Siamo a favore di un’occasione per discutere seriamente dell’emergenza umanitaria per centinaia di migliaia di persone in fuga, ma non condividiamo per niente le vere intenzioni dei proponenti.
Milioni di persone fuggono da guerra e fame. Fuggono proprio in quei Paesi e continenti che sono co-responsabili della loro miseria. Per questo è nostro dovere prestare loro aiuto e comportarci in maniera solidale. Nel caso l‘Alto Adige/Südtirol, una delle regioni più ricche d‘Italia, volesse distinguersi limitando il numero di persone che è disposto ad accogliere non troverebbe certo grande comprensione a livello europeo.
Rifiutiamo l‘isolamento, così come il respingimento verso altre Regioni d‘Italia più povere. E rifiutiamo anche discorsi strumentali sulla legalità. Chiediamo invece una gestione pragmatica del fenomeno „fuga“: non si tratta ormai (più) di rispondere alla domanda SE dobbiamo prestare aiuto, ma solo COME possiamo farlo nel migliore dei modi.
Ecco alcune proposte concrete:

  1. Istituire una quota volontaria da parte dell‘Alto Adige/Südtirol, posta più o meno a metà tra lo standard austriaco-tirolese (1% della popolazione) e quello italiano (per l‘Alto Adige/Südtirol attualmente 0,9% dei profughi).
  2. Distribuire i profughi in piccoli gruppi su più comuni;
  3. Rafforzare in modo deciso la proposta di servizi per l‘integrazione come corsi di lingua, occasioni sociali, lavori per la comunità;
  4. Creare un tavolo di coordinamento permanente tra Commissariato del governo, Provincia (ripartizioni sociale, sanità, lavoro, scuola, formazione professionale, lingue, edilizia, ecc.) Comuni, Enti territoriali, organizzazioni non governative, la società civile, partner sociali, volontari/e;
  5. Assicurare prestazioni umanitarie migliori e più sistematiche ai profughi di passaggio;
  6. Far divenire il problema dei profughi come tema centrale dell‘Euroregione Tirol-Südtirol-Trentino;
  7. Informare e sensibilizzare meglio cittadine e cittadini dell‘Alto Adige/Südtirol. E soprattutto riconoscere meglio di quanto non sia stato fatto fino a ora il lavoro di volontari e volontarie.

Strategie chiare e azioni consapevoli portano molti più risultati rispetto a richiami di allarme e richieste di limiti massimi. Oggi l‘Alto Adige/Südtirol accoglie 850 profughi, che corrispondono al 1,5 per mille della sua popolazione. Il Tirolo ne ha già accolti 5000. Fino a che le cause di fuga (guerra, povertà, ingiustizia) non verranno arginate in modo efficace, ci dovremmo preparare a nuovi arrivi. Sarà un fenomeno epocale che richiede lungimiranza e non miopi richiami all’isolamento.
 
19.10.2015

Un vecchio gingillo
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