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Biodiversità in Alto Adige

DISEGNO DI LEGGE Nr. 54/20-XVI.

Modifiche alla legge provinciale 12 maggio 2010, n. 6, “Legge di tutela della natura e altre disposizioni”

Nel 2019 è stato pubblicato per la prima volta il rapporto sulla biodiversità nel mondo [1], che non dà un quadro incoraggiante dello stato del nostro ambiente vitale. In tutto il mondo gli habitat naturali vengono spinti sempre più ai margini e spesso distrutti. Le specie animali e vegetali selvatiche sono così private del loro ambiente e quindi scompaiono. Il declino globale della biodiversità è drammatico e l’estinzione delle specie ha raggiunto dimensioni enormi: il rapporto stima che circa un milione di specie vegetali e animali sono a rischio di estinzione nei prossimi anni e decenni.

Il rapporto elenca le cinque principali cause della perdita di biodiversità:

  1. cambiamenti nell’utilizzo del suolo e del mare
  2. eliminazione diretta di specie
  3. cambiamenti climatici
  4. inquinamento ambientale
  5. diffusione di specie invasive

La sintesi in lingua tedesca [2] per i responsabili politici/le responsabili politiche si occupa anche del cambiamento nell’utilizzo del suolo in Europa. Le strategie di sfruttamento sempre più intensivo in agricoltura e silvicoltura, insieme allo sviluppo urbano, hanno portato a un impoverimento della biodiversità. È stata ridotta l’estensione di habitat seminaturali di alto valore naturalistico, per cui sono a rischio anche le specie animali e vegetali che vi vivono.

In Europa i principali fattori di rischio per gli ecosistemi terrestri sono, oltre all’uso intensivo del suolo, i cambiamenti climatici, l’inquinamento e la diffusione di specie invasive. Oceani e mari soffrono per il massiccio sovrasfruttamento delle risorse ittiche e per l’inquinamento da plastica. Le foreste vergini ad alta biodiversità in Sudamerica, in Africa e nel Sudest asiatico vengono bruciate e sfruttate senza pietà. In certi casi l’essere umano caccia selettivamente molte specie animali, mettendone a rischio la sopravvivenza per profitto e con il bracconaggio

Il rapporto sulla biodiversità nel mondo lancia quindi un forte segnale di allarme, e avverte che continuare come si è fatto finora provocherà una crisi ecologica di proporzioni gigantesche. Ma non è ancora troppo tardi, se si imboccheranno immediatamente nuove strade a tutti i livelli istituzionali e in tutti i Paesi. Comunque non possiamo più permetterci di aspettare.

Oltre alle numerose argomentazioni avanzate dagli scienziati, anche alti rappresentanti della Chiesa si sono espressi sulla perdita di biodiversità e la distruzione di habitat: “Mantenere, preservare la ricchezza e la bellezza della natura e le funzioni ecologiche legate ad essa è un compito d’importanza capitale per l’umanità. Per poter condurre una vita felice e piena di senso abbiamo bisogno degli svariati doni che la natura ci offre.” [3] Così si è espresso il vescovo Felix Gmür di Basilea.

Inoltre papa Francesco scrive nella sua enciclica Laudato si’ [4]: “Poiché tutte le creature sono connesse tra loro, di ognuna dev’essere riconosciuto il valore con affetto e ammirazione, e tutti noi esseri creati abbiamo bisogno gli uni degli altri.”

Quindi scienza, tutela della natura e religione concordano: è responsabilità di noi umani fare tutto il possibile per far prosperare gli habitat naturali con flora e fauna selvatici. Funzioni dell’ecosistema come l’impollinazione delle colture, l’aria pura e l’acqua pulita sono indispensabili all’essere umano e sono d’immensa importanza per la salute, la qualità della vita e l’economia. Oltre a questo, però, noi umani abbiamo anche una missione spirituale e morale, e come specie dominante dobbiamo prestare attenzione a tutte le altre creature.

Quadro giuridico

A livello europeo, la direttiva Habitat [5] e la direttiva sulla conservazione degli uccelli [6] costituiscono il quadro di base dell’attuale politica di protezione della natura. La prima si basa su due pilastri: da una parte la rigorosa protezione delle specie selvatiche animali e vegetali; dall’altra la regolamentazione della rete europea di zone di conservazione Natura 2000. In Alto Adige sono stati finora individuati circa 40 siti d’importanza comunitaria. Ai sensi della direttiva sulla conservazione degli uccelli vengono individuate speciali zone di conservazione, a cui si applicano apposite misure di conservazione e di gestione.

Nel 2010 la Provincia autonoma di Bolzano, con la legge di tutela della natura [7] , ha recepito le direttive europee, pronunciandosi decisamente per una tutela a lungo termine degli habitat ad alta biodiversità nonché delle specie rare vegetali e animali. È vietato degradare e perturbare sia le aree protette individuate per decreto sia gli habitat non espressamente individuati. Ad esempio si può continuare a coltivare nella maniera tradizionale i prati di montagna ad alta biodiversità. Non sono permessi interventi di spianamento, drenaggio o eccessiva concimazione che possano perturbare o addirittura danneggiare le locali specie animali e vegetali. Lo stesso vale per habitat umidi come boschi ripari, torbiere, prati umidi e allagati.

Il 20 maggio 2020 la Commissione europea ha presentato la strategia sulla biodiversità per il 2030, che dev’essere ancora esaminata dal Parlamento e dal Consiglio europei. Dal punto di vista dei contenuti, vi è un chiaro impegno per l’ampliamento delle aree protette e per una più efficace protezione degli habitat ad alta biodiversità. Per realizzare questi obiettivi la Commissione intende mettere a disposizione 20 miliardi di euro l’anno. In Alto Adige ciò aumenterebbe fortemente le risorse, attualmente a dir poco modeste, destinate alla protezione della natura.

La particolare situazione in Alto Adige

La perdita di biodiversità della flora e della fauna altoatesine è documentata nelle cosiddette Liste Rosse. Le Liste Rosse indicano il grado di minaccia per le specie vegetali e animali in relazione a un determinato bacino. Sono elaborate secondo linee guida internazionali e sono quindi comparabili fra loro anche al di fuori dei singoli bacini. Le Liste Rosse sono una base indispensabile per poter prendere decisioni sulla salvaguardia della natura nel contesto di interventi in habitat ad alta biodiversità. Se gli habitat vengono ridimensionati, alterati o addirittura distrutti, ciò riguarda in ugual misura la loro flora e fauna: la distruzione dell’habitat comporta anche la fine di queste specie.

Le Liste Rosse sono elaborate da esperte ed esperti in base a criteri scientifici, e dovrebbero confluire nel lavoro di salvaguardia della natura. Tuttavia, per dare alle Liste Rosse rilevanza giuridica, è utile definirle a intervalli regolari mediante un atto giuridico. Il lavoro su di esse non si ferma mai, perché l’evoluzione e la scomparsa delle specie sono un processo continuo.

Dalla Lista Rossa delle piante vascolari in via di estinzione dell’Alto Adige [8] risulta che il 27% delle specie vegetali selvatiche è in qualche modo a rischio. Poiché questa pubblicazione risale al 2006, c’è da temere che nel frattempo la situazione sia peggiorata. La situazione è ancora più drammatica per le specie animali: secondo dati aggiornati al 1994 (!), il 41% delle specie animali esaminate [9] è considerato a rischio. Anche in questo caso è ragionevole supporre che dagli anni ‘90 la situazione sia notevolmente peggiorata. È probabile che la situazione degli insetti sia particolarmente grave: la morìa delle api e degli insetti in tutta Europa è ormai un fatto generalmente ammesso.

Come spiegato sopra, il declino della biodiversità ha una serie di cause. Ciò non dovrebbe però dissuaderci dall’adottare, ove possibile, misure mirate a tutela della biodiversità. L’anno scorso, ad esempio, nel comune di Curon Venosta dei prati di montagna ad alta biodiversità sono stati fertilizzati con colaticcio. Questa pratica deteriora molto rapidamente la composizione per specie di un prato di montagna, nonostante la legge vieti chiaramente di perturbare tali habitat ad alta biodiversità. L’eccessiva concimazione ha trasformato prati di montagna un tempo ricchi di specie in monotoni prati a fieno, com’è già stato dimostrato decenni fa riguardo all’Alpe di Siusi10. Sviluppi simili si sono avuti anche sull’altopiano del Salto.

Prati di montagna ad alta biodiversità, prati magri, prati aridi, zone umide e torbiere non resistono a una concimazione ricca di azoto mediante colaticcio o liquame. Tali habitat possono essere fertilizzati al massimo con stallatico ben marcito. La Giunta provinciale ha deciso che nei siti Natura 2000 prati ad alta biodiversità e terre magre a uso estensivo possono essere fertilizzati solo con
letame ben compostato. Tuttavia, poiché anche al di fuori dei siti Natura 2000 ci sono habitat ad alta biodiversità legalmente protetti, pure per questi ultimi devono valere, per analogia, le stesse condizioni. Per evitare la distruzione degli ultimi prati di montagna ad alta biodiversità e per agire nello spirito della strategia europea sulla biodiversità per il 2030, gli habitat ricchi di specie devono essere meglio protetti dalla legge.

Misure

Le Liste Rosse delle specie animali e vegetali minacciate in Alto Adige dovranno essere un punto di riferimento per il lavoro di salvaguardia della natura, e perciò dovranno essere approvate con delibera della Giunta provinciale. Nel valutare gli interventi, gli esperti potranno così attingere a un insieme di strumenti fondati giuridicamente e scientificamente. D’ora in avanti le specie animali e vegetali classificate nelle Liste Rosse come “in pericolo di estinzione” e “fortemente minacciate” dovranno essere considerate pienamente protette.

L’eccessiva concimazione di habitat ad alta biodiversità come prati, terre magre a uso estensivo, prati aridi, torbiere e zone umide, prati alberati, verde agricolo alpino e pascoli è già vietata nei siti
Natura 2000. Il presente disegno di legge estende questa tutela agli habitat ad alta biodiversità situati al di fuori dei siti Natura 2000. L’esperienza dimostra che attualmente la tutela di questi ultimi è insufficiente. È quindi necessario un migliore e più forte strumento giuridico.

 

BZ, 22.05.2020

Consigliere provinciale

Hanspeter Staffler

 

[1] IPBES, Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services, (2019): The global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services.

[2] IPBES (2018): Zusammenfassung für politische Entscheidungsträger des Regionalen Assessments zur biologischen Vielfalt und Ökosystemleistungen in Europa und Zentralasien der Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services. M. Fischer, M. Rounsevell, A. Torre-Marin Rando, A. Mader, A. Church, M. Elbakidze, V. Elias, T. Hahn, P.A. Harrison, J. Hauck, B. Martín- López, I. Ring, C. Sandström, I. Sousa Pinto, P. Visconti, N.E. Zimmermann und M. Christie (Hrsg.). IPBES-Sekretariat, Bonn, Deutschland. 48 Seiten.

[3] Bischof Felix Gmür: Beitrag in oeku-Nr. 2/2019. Kirche und Umwelt, oeku.ch.

[4] Laudato si. 2015. Die Umwelt-Enzyklika das Papstes. Verlag Herder , Freiburg im Breisgau.

[5] Richtlinie 92/43/EWG des Rates vom 21.05.1992 zur Erhaltung der natürlichen Lebensräume sowie der wild lebenden Tiere und Pflanzen.

[6] Richtlinie 2009/147/EG des Europäischen Parlaments und des Rates am 30.11.2009 über die Erhaltung wild lebender Vogelarten.

[7] Landesgesetz vom 12. Mai 2010, Nr. 6 „Naturschutzgesetz und andere Bestimmungen“.

[8] Wilhalm Th., Hilpold A. (2000): Rote Liste der gefährdeten Gefäßpflanzen Südtirols. Gredleriana, Vol. 6/2006. Pp.115-198.

[9] Unsere Tiere in Gefahr. Informationsbroschüre der Abteilung Natur und Landschaft. 2009.

[10] Grabherr, G. (2009): Biodiversitätsverlust durch moderne Hochlagen-Landwirtschaft. Jahrbuch des Vereins zum Schutz der Bergwelt (München). 74./75. Jahrgang. S. 29-40.

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