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Comunicato stampa

Le proposte verdi per il Consiglio di maggio.

Nella seduta del Consiglio provinciale di questa settimana, il Gruppo Verde porterà in aula due proposte che affrontano temi molto diversi ma accomunati da un obiettivo chiaro: migliorare la qualità della vita delle persone e rafforzare la sostenibilità del territorio.

Elicotteri al posto giusto

L’autorizzazione delle elisuperfici è regolata a livello statale e rientra nella competenza dell’autorità nazionale per l’aviazione civile ENAC. La Provincia dispone solo di possibilità di intervento molto limitate o indirette nella scelta concreta dei siti e nell’autorizzazione dei singoli impianti. Questa ripartizione delle competenze comporta che le decisioni fondamentali sulla selezione delle ubicazioni delle elisuperfici possano essere influenzate solo in misura limitata dai comuni interessati e dalla Provincia.

“Negli ultimi anni abbiamo assistito a un aumento significativo dei voli e dei punti di atterraggio per elicotteri, spesso imposti senza un adeguato coinvolgimento del territorio. A questo si sommano rumore, impatti ambientali e un peggioramento della qualità della vita. È necessario che la Provincia abbia più voce in capitolo e che si garantisca maggiore trasparenza e partecipazione”, afferma Brigitte Foppa, prima firmataria della proposta.

Alimenti bio nelle mense

La seconda mozione riguarda l’introduzione e il rafforzamento dell’utilizzo di alimenti biologici nelle mense pubbliche, dalle scuole agli ospedali fino alle case di riposo, per valorizzare la produzione agricola locale e promuovere un sistema alimentare più sano e sostenibile.

“Abbiamo in Alto Adige un grande potenziale nella produzione biologica, ma questo non si riflette ancora a sufficienza nelle mense pubbliche. Vogliamo rafforzare il legame tra agricoltura locale e ristorazione collettiva, migliorando la qualità del cibo e sostenendo al tempo stesso i nostri produttori”, afferma Madeleine Rohrer, prima firmataria della mozione.

Le due iniziative si inseriscono in una visione politica che mette al centro sostenibilità, salute e diritti delle persone. “Che si tratti di ciò che mangiamo o dell’ambiente in cui viviamo, servono scelte politiche che guardino al benessere delle persone e alla sostenibilità del territorio. Rafforzare le filiere locali e dare più voce alle comunità significa costruire un Alto Adige più equo e vivibile”, concludono i consiglieri provinciali Verdi Brigitte Foppa, Madeleine Rohrer e Zeno Oberkofler.

 

Maggiori informazioni:

Bolzano, 05/05/2026

Cons. prov.

Brigitte Foppa
Madeleine Rohrer
Zeno Oberkofler

 

 

Si è svolto oggi a Bolzano, presso il Kolping Haus, il convegno “Di chi è la montagna?”, organizzato dal Gruppo verde in Consiglio regionale. Una mattinata densa di confronto su lavoro, fragilità ecologica, economia montana e prospettive generazionali, con dieci ospiti tra ricercatrici, imprenditori, pastori, politiche e attivisti.

 

I lavori sono stati aperti dalla capogruppo Brigitte Foppa e dalla co-portavoce dei Verdi Elide Mussner, che hanno posto fin da subito la questione centrale: la montagna come spazio naturale e vissuto, sempre più esposta alle pressioni dello sfruttamento e dell’industrializzazione. Una montagna che rischia di perdere la propria magia — e la propria riconoscibilità per chi la abita — quando la logica della crescita illimitata supera i confini di ciò che un territorio può sopportare.

Nel primo panel “Le montagne danno lavoro”, moderato dalla consigliera regionale Madeleine Rohrer, il dibattito ha ruotato attorno alla montagna come spazio di vita e di lavoro. Michele Nardelli ha messo in guardia contro l’insidia della monocultura, a partire da quella turistica, sottolineandone gli effetti non solo economici ma anche sociali e culturali sulle comunità interessate. Il pastore Matthias Prieth ha ricordato che la pastorizia di montagna non è morta, ma che servono regole che la rendano concretamente possibile. Ruth Heidinsfelder ha insistito sulla necessità di aprire il territorio e rinnovare la cultura del lavoro: senza un cambiamento di mentalità, chi vuole fare le cose diversamente è costretto ad andarsene.

Il secondo panel, “Montagne fragili”, moderato dalla consigliera regionale Lucia Coppola, ha esplorato il rapporto tra governance ambientale e perdita di biodiversità. Hanspeter Staffler ha descritto la perdita di biodiversità come una crisi non solo ecologica ma esistenziale e spirituale, ponendo una domanda radicale: siamo ancora capaci di pensare il nostro Umwelt come Mitwelt, l’ambiente che ci circonda come un mondo condiviso? La ricercatrice Alessandra Piccoli ha ricordato la necessitò di smontare le gerarchie di potere — tra persone, tra viventi — partendo da pratiche come l’agroecologia, che mettono in discussione dalle radici il sistema economico attuale. Lo zoologo Filippo Zibordi ha ricordato che la coesistenza con lupo e orso è possibile, a patto di partire da basi scientifiche condivise e di andare oltre il carico simbolico di cui questi animali sono stati investiti nel dibattito pubblico.

Nel terzo panel, “Fra uso e abuso: l’economia della montagna”, moderato dal consigliere regionale Zeno Oberkofler, si sono confrontate prospettive imprenditoriali e politiche. L’europarlamentare Cristina Guarda ha messo in guardia sui rischi legati all’avanzata delle forze euroscettiche nelle istituzioni europee: con una Commissione meno orientata alla transizione, cresce il rischio di una competizione al ribasso tra stati e settori, a scapito di chi ha meno forza contrattuale — a partire dagli agricoltori di montagna. L’imprenditore Heiner Oberrauch ha sottolineato che le Alpi sono ormai diventate un concetto di marketing, ma se vogliamo proteggerle, “l’economia deve lasciare le montagne in pace.” L’albergatrice Lisa Resch ha ricordato che il turismo autentico nasce da una storia autentica, da una natura intatta e da una comunità che ci crede.

Le riflessioni conclusive “Cos’è stato, cosa sarà”, condotte da Brigitte Foppa, hanno guardato al tema da diverse età della vita.  Christine Baumgartner ha ricordato che la trasformazione culturale deve partire da un atto di memoria: siamo capaci di coraggio, e ricordarcelo è già il primo passo. Neha Bhati, presidente dell’Associazione universitaria sudtirolese, ha invitato a distinguere ciò che è di passaggio da ciò che permane — un invito a non confondere il cambiamento con la perdita, e a riconoscere nella montagna qualcosa che attraversa le generazioni senza appartenere a nessuna in esclusiva. Le tre donne hanno condensato le intuizioni della mattinata in tre parole chiave: la certezza che una salvezza è possibile, la Mitwelt — il mondo condiviso da considerare alla pari dell’essere umano — e la cura per ciò che ci circonda.

Il convegno ha confermato la necessità di un confronto strutturato per sviluppare una visione alpina condivisa per la nostra regione, capace di partire dalla complessità delle sfide attuali e delle diverse esigenze in campo. L’augurio del Gruppo Verde è che questa giornata possa seminare e essere seguita da ulteriori momenti di confronto, che coinvolgano la società civile, l’imprenditoria, l’associazionismo, la classe politica e il mondo della ricerca. Perché se si parla di futuro delle terre alte — in un tempo di crisi climatica, cambiamenti demografici e nuovi assetti geopolitici — limitarsi a difendere lo status quo non è un’opzione. Serve costruire un percorso comune verso la giustizia ambientale e sociale.

Un passo importante per rafforzare la partecipazione e la qualità della democrazia, riconoscendo alle giovani generazioni un ruolo attivo e una responsabilità concreta nei processi decisionali.

È stato presentato oggi un disegno di legge regionale che mira a introdurre in modo uniforme in tutta la Regione il diritto di voto a partire dai 16 anni per i referendum, le consultazioni e le iniziative popolari nei comuni. La proposta modifica il Codice degli enti locali, superando l’attuale facoltà lasciata ai singoli comuni e ponendo fine a una frammentazione normativa che ha prodotto applicazioni disomogenee sul territorio.

“Si dice spesso: i giovani sono il futuro. Invece sono il presente ed è giusto che vengano coinvolti fin da subito nelle decisioni”, ha sottolineato Zeno Oberkofler, primo firmatario del disegno di legge, durante la conferenza stampa. “Consentire ai sedicenni di partecipare alle consultazioni popolari è un plusvalore per i comuni. Chi sa meglio dei giovani come essere attrattivi per i giovani?” hanno sottolineato i consiglieri Regionali dei Verdi Zeno Oberkofler, Brigitte Foppa, Madeleine Rohrer e Lucia Coppola.

Soddisfazione per l’iniziativa è stata espressa anche da Manuela Weber, direttrice del Jugendring Südtirol, presente alla conferenza stampa. “Le giovani e i giovani sono competenti, impegnati e coinvolti. L’età di voto a 16 anni non è un esperimento, ma un progresso democratico già affermato a livello internazionale”.

La proposta si inserisce nel solco delle buone pratiche europee: dall’Austria ad alcuni Länder tedeschi e Cantoni svizzeri, l’abbassamento dell’età di voto ha dimostrato di favorire l’abitudine alla partecipazione e il senso civico. Un tema particolarmente rilevante anche dal punto di vista demografico, in una società che invecchia e in cui il rischio di marginalizzazione politica delle giovani generazioni è sempre più concreto.

Durante la conferenza stampa è stato inoltre ribadito che, qualora il disegno di legge non dovesse essere approvato, i comuni potranno comunque fare la loro parte. Per questo motivo è stata presentata una bozza di mozione a disposizione dei consigli comunali, con cui impegnarsi a riconoscere il diritto di voto dai 16 anni negli statuti comunali, in coerenza con i principi di partecipazione e cittadinanza attiva.

“L’obiettivo è chiaro: garantire pari diritti su tutto il territorio regionale, superando l’attuale applicazione disomogenea della normativa”, hanno concluso i promotori. Con questa proposta il gruppo dei Verdi conferma il proprio impegno per il rafforzamento e l’innovazione degli strumenti di democrazia diretta, con particolare attenzione al coinvolgimento delle giovani generazioni.

 

Consiglieri regionali

Zeno Oberkofler
Brigitte Foppa
Madeleine Rohrer
Lucia Coppola

Una delegazione del parlamento del Land della Bassa Sassonia ha visitato in questi giorni l’Alto Adige. Il consigliere dei Verdi Pascal Leddin ha approfittato del suo soggiorno per visitare due aziende agricole innovative Bioland sul Renon. Era accompagnato dalla collega altoatesina Madeleine Rohrer e da Johann Tappeiner e Ulrich Gamper, entrambi membri del direttivo di Bioland. “L’agricoltura biologica non è più di nicchia. È una risposta sia alla crisi climatica, sia alla perdita di biodiversità e alla dipendenza dalle risorse fossili”, hanno concordato i due consiglieri.

La prima parte dello scambio sulla politica agricola tra la delegazione tedesca e quella altoatesina si è svolta presso il maso Egger, una delle tre “Aziende Agricole Bioland”, tra le più esemplari di quest’anno. L’agricoltore Martin Lintner ha mostrato ai suoi ospiti come, su una superficie relativamente ridotta, coltiva cereali e legumi di alta qualità, gestendo allo stesso tempo prati e allevamento. “In un territorio così variegato come l’Alto Adige, l’agricoltura può funzionare come economia circolare. Questo incoraggia giovani come me a credere che il nostro futuro sia nelle nostre mani”, ha affermato Lintner.

La seconda tappa è stata all’azienda lattiero-casearia Lichtensternhof. Erich Hohenegger ha convertito l’azienda al biologico dopo averne assunto la gestione. “Le stalle sono state ampliate nel rispetto del benessere animale”, ha spiegato il giovane agricoltore. Le macchine, tra cui un robot di mungitura, facilitano il lavoro. “La politica deve ora creare le condizioni per promuovere la vendita dei prodotti biologici altoatesini. Gli agricoltori hanno bisogno di sicurezza nella pianificazione”, hanno dichiarato Tappeiner e Gamper. A tal fine è urgentemente necessaria una migliore coordinazione e cooperazione tra agricoltura e turismo.

Dopo la visita alle due aziende Bioland, Leddin si è detto convinto: “L’Alto Adige dimostra, con la sua agricoltura a struttura ridotta, che il successo economico e la sostenibilità non sono in contraddizione e che, oltre alla logica spesso citata del ‘crescere o scomparire’, esistono anche altre strade valide e sostenibili”.

 

Cons. prov.

Madeleine Rohrer
Brigitte Foppa
Zeno Oberkofler

Foto: Simon Deppe

Der Equal Pay Day ist da. Kein Grund zur Freude. Der Equal Pay Day markiert jenen Tag bis zu dem Frauen arbeiten müssen, um das Gehalt zu verdienen, das Männer im Kalenderjahr des vorigen Jahres erwirtschaftet haben.

Während Luisa 50 % Teilzeit arbeitet und nach ihrer Erwerbstätigkeit zu Hause die Betreuung ihrer beiden Kinder sowie ihrer kranken Schwiegereltern übernimmt, arbeitet ihr Mann Stefan 100 % in der Erwerbstätigkeit (macht zwecks Karriereleiter auch noch Überstunden mehrmals die Woche). Stefan verdient nicht nur erheblich mehr als Luisa, er übernimmt auch erheblich weniger unbezahlte Care-Arbeit zu Hause. Um die Pflege seiner eigenen Eltern kümmert sich neben der Badante auch Luisa.

„Uns ist wichtig zu betonen, dass dieses System Probleme schafft, unter denen wir alle leiden. Frauen wie Männer werden in enge Rollenkorsette gezwängt, aus denen sie nur schwer entkommen können und die sie sich oft nicht bewusst aussuchen. Sie ‚passieren‘ im Laufe des Lebens halt so“, fassen die Grüne Landtagsabgeordneten Brigitte Foppa, Madeleine Rohrer und Zeno Oberkofler die Situation zusammen. „Am Ende eines Lebens führt dies jedoch dazu, dass es auf dem Konto von Frauen erheblich trister aussieht. Die Care-Arbeit dankt ihnen bei Renteneintritt niemand“.

Was dagegen unternommen werden kann? Aufklärung ist das erste. Denn schon bewusste Entscheidungen zu treffen hilft. Sehr viele Situationen, die in letzter Konsequenz zu Altersarmut führen, werden nämlich nicht bewusst entschieden. Das muss sich ändern: Wir alle müssen lernen, mehr über Lebensentwürfe zu reden und wie wir sie uns vorstellen.

Damit zukünftige Luisas und Stefans beide zu 75 % erwerbstätig sein können und sich gemeinsam um ihren Lebensentwurf außerhalb dieser Erwerbstätigkeit kümmern können… und damit der Equal Pay Day 2027 vielleicht ein paar Tage früher stattfinden wird.

 

Landtagsabgeordnete

Brigitte Foppa
Madeleine Rohrer
Zeno Oberkofler

Il Consiglio provinciale dell’Alto Adige ha deciso oggi di rendere accessibile il Fondo per costruire in legno a tutta la popolazione. Finora solo i comuni e le organizzazioni senza scopo di lucro potevano richiedere i contributi quando costruivano con legno locale. D’ora in poi, anche i privati potranno beneficiarne. La decisione nasce da una mozione del Gruppo Verde, sottoscritta anche da due consiglieri SVP.

“Chi ha una buona idea e insiste per metterla in pratica, può farcela”, commenta con soddisfazione Madeleine Rohrer, promotrice della mozione. “Costruire con il legno fissa la CO₂ negli edifici a lungo termine, rafforza l’economia circolare locale e dimostra come tradizione e innovazione possano convivere in Alto Adige”.

Il Gruppo Verde in Consiglio provinciale aveva già presentato più volte la proposta. Oggi ha finalmente trovato consenso unanime in Consiglio.

Con l’apertura del Fondo, costruire con legno locale sarà d’ora in poi più conveniente per tutti gli altoatesini e le altoatesine: un chiaro segnale a favore della tutela del clima, della valorizzazione economica locale e di un’edilizia sostenibile.

Maggiori informazioni: Wood be nice – con il legno dare all’Alto Adige un futuro sostenibile

Cons. prov.

Madeleine Rohrer
Brigitte Foppa
Zeno Oberkofler

“Un infinito grazie ai milioni di cittadine e cittadini ungheresi per la loro eccezionale partecipazione, segnale autentico di democrazia. Come osservatrice elettorale sul campo, ho vissuto direttamente l’intensità di questo voto. È stata un’onda che ha attraversato il Paese e ha travolto il modello di Viktor Orbán. Una vera sconfitta per i sovranisti che volevano fare dell’autocrazia un metodo di governo”.

Lo dichiara, in una nota, la senatrice dei Verdi Alto Adige-Südtirol Aurora Floridia, che ha seguito il voto in Ungheria come componente della delegazione degli osservatori del Consiglio d’Europa.

“Questi giorni sono destinati a lasciare un segno nella storia politica dell’Europa. Da queste elezioni esce sconfitto non solo un leader, ma un progetto politico preciso: l’idea di poter svuotare la democrazia dall’interno, piegando le istituzioni, comprimendo i diritti e restringendo gli spazi di libertà e opposizione.

La scelta dei cittadini ungheresi si aggiunge ai segnali arrivati in questi mesi da altri Paesi, dal Canada all’Australia, dalla Germania fino all’Italia con il referendum sulla giustizia. È una bocciatura politica per gli alleati del trumpismo e per i tentativi del mondo MAGA di condizionare le democrazie fuori dagli Stati Uniti. In molti Paesi cresce infatti un rifiuto netto verso ciò che quel modello rappresenta: paura, propaganda, polarizzazione e costruzione continua di nemici.

Da oggi l’Europa democratica è più forte, e con essa è più forte l’idea che i cittadini possano veramente fermare con il voto chi usa il consenso per indebolire lo Stato di diritto e concentrare il potere. È una sconfitta che riguarda anche il Governo Meloni, che non ha mai nascosto la propria vicinanza politica e culturale a Trump e Orbán. Quel modello arretra perché i cittadini hanno scelto di respingerlo. E questa è una buona notizia per l’Ungheria, per l’Europa, per l’Italia e per tutte le democrazie“, conclude Floridia.

Comunicato stampa

Nella prossima seduta del Consiglio provinciale, il Gruppo Verde discuterà in aula due mozioni: da un lato la valorizzazione della filiera del legno locale e del legno come materiale da costruzione sostenibile, dall’altro il rafforzamento dell’indipendenza energetica attraverso le fonti rinnovabili.

Le due iniziative puntano a coniugare sostenibilità ambientale, sviluppo economico e giustizia sociale.

Fondo per la costruzione in legno per tutti: i Verdi chiedono l’apertura anche ai privati

Chi costruisce con legno locale protegge il clima, sostiene le aziende del territorio e mantiene il valore aggiunto nella nostra provincia. Eppure, ad oggi non esiste alcun incentivo per i privati in Alto Adige. Il Fondo per l’edilizia in legno, attivo dal 2023, eroga contributi solo a comuni e organizzazioni senza scopo di lucro.

I Verdi vogliono cambiare questa situazione. In una mozione, chiedono di aprire il Fondo a tutta la popolazione. Una proposta simile dei Verdi era stata respinta dalla maggioranza un anno fa. Ora, però, la mozione trova ampio sostegno: anche i consiglieri della SVP Josef Noggler e Franz Locher l’hanno sottoscritta.

“Costruire con il legno è un modello per il futuro. Utilizzando legno proveniente dai nostri boschi, rafforziamo i cicli locali e allo stesso tempo fissiamo CO₂ in maniera duratura. È una politica economica buona e sostenibile”, spiega Madeleine Rohrer, prima firmataria della mozione.

Il settore delle costruzioni è tra i maggiori responsabili di emissioni dannose per il clima a livello mondiale. Allo stesso tempo, l’industria del legno in Alto Adige genera oltre 1,7 miliardi di euro all’anno e garantisce più di 25.000 posti di lavoro. “Incentivare il costruire in legno invia un segnale chiaro: a favore di un’edilizia sostenibile, della creazione di valore locale e delle oltre 25.000 persone che vivono in Alto Adige grazie all’industria del legno”, conclude Rohrer.

Energia rinnovabile: indipendenza e bollette più leggere

Con la seconda mozione, il Gruppo Verde prevede un pacchetto di misure per accelerare la transizione energetica e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Al centro della proposta ci sono nuovi strumenti per facilitare l’accesso al fotovoltaico, come contributi diretti, prestiti agevolati e la creazione di una società pubblica per sostenere l’installazione di impianti su edifici pubblici e condomini.

“La guerra in Iran, la guerra in Ucraina e la situazione geopolitica ci mostrato ancora una volta quanto sia costosa la nostra dipendenza dai combustibili fossili. Questa dipendenza è uno strumento di potere degli autocrati nel mondo: colpisce l’economia, ma soprattutto la popolazione che si confronta con costi insostenibili, sia per l’energia, sia per altri beni di necessità. L’indipendenza energetica è ormai un imperativo e si raggiunge puntando sull’energia rinnovabile. L’Alto Adige ha in questo campo un potenziale enorme ancora inespresso. Serve un immediato cambio di rotta”, sottolinea Zeno Oberkofler, primo firmatario della mozione.

Le due mozioni si inseriscono in una visione politica che punta a rafforzare la sostenibilità ambientale e l’autonomia economica del territorio.

“La transizione ecologica è un’opportunità concreta per il nostro territorio. Significa creare valore locale, ridurre le dipendenze dall’esterno e migliorare la qualità della vita delle persone. Per farlo servono scelte politiche chiare e coraggiose”, concludono Madeleine Rohrer, Zeno Oberkofler e Brigitte Foppa.

Maggiori informazioni:

Bolzano, 10/04/2026

Cons. prov.

Madeleine Rohrer
Zeno Oberkofler
Brigitte Foppa

Il Gruppo Verde in Consiglio provinciale propone un abbonamento annuale altoadigemobilità Fix365 gratuito per tutte le persone con un reddito annuo lordo inferiore a 40.000 euro, per sostenere le persone con redditi bassi e medi alla luce dell’attuale crisi energetica. A tal fine hanno preparato un ordine del giorno per il bilancio di assestamento.

Il mondo e l’Europa si trovano attualmente in una situazione precaria: il perdurare della guerra in Iran sta avendo effetti duraturi sui prezzi globali delle materie prime e dell’energia, con conseguenze tangibili sui costi di petrolio, gas ed elettricità per famiglie e imprese. Questi sviluppi colpiscono in modo particolare le famiglie e le persone con redditi medio-bassi, poiché l’aumento dei prezzi di carburanti ed energia incide direttamente sul reddito disponibile. I costi della mobilità rientrano tra le spese regolari di molte famiglie e, soprattutto in tempi di prezzi elevati dei carburanti, possono rappresentare un onere finanziario significativo.

“Per le persone con redditi bassi e medi, le spese aggiuntive per la mobilità possono essere decisive. Mentre un importo di 250 euro all’anno è generalmente sostenibile per i nuclei familiari con redditi più elevati, può costituire un ostacolo nell’utilizzare regolarmente i mezzi pubblici per chi dispone di minori risorse finanziarie”, spiega il consigliere provinciale dei Verdi Zeno Oberkofler.

Alla luce di ciò, i Verdi propongono che tutte le persone con un reddito annuo lordo inferiore a 40.000 euro ricevano gratuitamente l’abbonamento annuale altoadigemobilità Fix365.

La Lituania offre un esempio in tal senso: il governo ha recentemente deciso, in risposta alla crisi energetica, di ridurre temporaneamente del 50% i prezzi dei biglietti ferroviari nazionali, per alleviare il peso sulla popolazione del rincaro del carburante e allo stesso tempo incentivare il passaggio al trasporto pubblico. L’obiettivo della misura è esplicitamente quello di offrire alle famiglie un’alternativa più economica ai crescenti costi del carburante e rendere il trasporto pubblico più attrattivo.

“In un periodo di forti aumenti dei prezzi dell’energia, dei carburanti e del costo della vita, la politica deve intervenire dove il sostegno è più necessario. Un abbonamento Fix365 gratuito per le persone con redditi bassi e medi sarebbe una misura efficace in questa direzione. La Giunta provinciale deve agire attivamente contro il caro vita”, sottolineano i consiglieri provinciali dei Verdi Zeno Oberkofler, Brigitte Foppa e Madeleine Rohrer.

Cons. prov.

Zeno Oberkofler
Brigitte Foppa
Madeleine Rohrer

Il 26 marzo la seconda commissione legislativa si occuperà del limite ai posti letto turistici e della prevista proroga dei termini per le zone turistiche già registrate ma non ancora realizzate. Il Gruppo Verde in Consiglio provinciale propone di limitare le eccezioni decise dalla SVP a un numero nettamente inferiore di comuni.

Il contesto è noto: nel 2022 la Giunta provinciale ha fissato un “limite ai posti letto”, insieme a un periodo transitorio di quattro anni per le zone turistiche già approvate ma non ancora attuate. In una sorta di corsa dell’ultimo minuto, prima della decisione sono state presentate circa 90 richieste per nuove zone turistiche. Ora, su iniziativa dell’assessore al turismo, si vuole prorogare questo termine. Dopo forti critiche, anche interne al partito, la SVP ha concordato di concedere la proroga solo ad alcuni comuni – al massimo 25, secondo il segretario della SVP Dieter Steger. Nella lista della Giunta provinciale figurano però 56 comuni: quasi la metà dei comuni nella nostra provincia. “I criteri alla base sono formulati in modo così ampio che finiscono nella lista anche comuni già molto sviluppati turisticamente”, afferma Madeleine Rohrer, vicepresidente della seconda commissione legislativa. “Lo sviluppo turistico rischia così di perdere sempre più equilibrio.”

Criteri che mancano l’obiettivo

Il primo criterio prevede meno di 500.000 pernottamenti nel 2025. Solo 28 località turistiche superano questa soglia e vengono escluse. Il secondo criterio riguarda il calo della popolazione tra il 2009 e il 2024. Vi rientra, ad esempio, la Val Senales, che nonostante l’emigrazione registra un alto numero di pernottamenti. A questi si aggiungono comuni “strutturalmente deboli” come Gargazzone, Vipiteno o Terlano. Alcuni di questi soffrono già oggi di una grave carenza di alloggi. “I posti letto verrebbero distribuiti sul territorio con un approccio grossolano e indiscriminato. L’equilibrio verrebbe meno”, sottolinea Madeleine Rohrer. Di fatto, allo scadere del periodo transitorio potrebbero nascere altri 7.000 posti letto, e questo dopo lo “stop”, che avrebbe dovuto fissare il limite massimo.

Meno comuni, più equilibrio turistico

Madeleine Rohrer, Brigitte Foppa e Zeno Oberkofler propongono, invece, di utilizzare l’elenco dei comuni del piano di sviluppo turistico del 2021, basato su criteri scientifici. Questo suddivide i comuni secondo indicatori riconosciuti: intensità turistica (pernottamenti per abitante) e densità turistica (pernottamenti per superficie). In questo modo, nella lista delle eccezioni rientrerebbero 28 comuni (tra cui Campo Tures, Castelbello, Ultimo, Vadena e Predoi), cioè circa quanti ne aveva inizialmente promessi la SVP.

Inoltre, i Verdi avanzano altre due richieste: il limite massimo di 150 posti letto deve valere per zona, non per singola struttura. Altrimenti un investitore potrebbe creare più strutture formalmente indipendenti sullo stesso terreno, aggirando la norma a danno delle aziende familiari. Infine, il Consorzio dei Comuni della Provincia di Bolzano dovrebbe gestire una banca dati pubblicamente accessibile su tutti i posti letto già autorizzati ma non ancora realizzati. Poiché questi devono essere compensati entro dieci anni, sono necessarie trasparenza e controllo per evitare un ulteriore indebolimento di questo limite ai posti letto.

 

Cons. prov.

Madeleine Rohrer
Brigitte Foppa
Zeno Oberkofler