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Ogni anno il 21 settembre si celebra la Giornata mondiale dell’Alzheimer. La consigliera provinciale del Gruppo Verde Brigitte Foppa esprime la propria vicinanza a chi convive con la malattia e a chi se ne prende cura.

“Quando una persona riceve una diagnosi di Alzheimer, non è mai sola. Questa malattia, infatti, cambia la vita dell’intera rete sociale di chi ne soffre: diverse abitudini e responsabilità incidono sulle relazioni ed è per questo che è importante sostenere sia la persona malata, sia chi ogni giorno se ne prende cura”, afferma Brigitte Foppa. La consigliera ricorda che il gruppo verde ha depositato in Consiglio Provinciale una mozione che mira a togliere peso dai caregiver familiari, offrendo delle possibilità di riposo e recupero.

Questa giornata è un’occasione per dire grazie a tutti i familiari e al personale sanitario e assistenziale che accompagnano quotidianamente chi è colpito dalla malattia, e alle associazioni e i volontari che non si tirano indietro davanti alla demenza e le difficoltà che porta.

“La demenza fa paura, lo so di persona,” conclude Foppa. “Proprio per questo dobbiamo togliere l’Alzheimer dal tabu e dalla vergogna. Solo se sta in mezzo alla società, la malattia perderà lo stigma e potrà finire la tremenda solitudine di chi ne soffre e di chi assiste.”

 

Cons. prov.

Brigitte Foppa

Bocciato oggi, 17 settembre, in Commissione legislativa il disegno di legge a firma verde sulla pensione delle casalinghe. Il voto contrario della maggioranza blocca il ripristino di un diritto acquisito per circa 3.800 donne. 

La I Commissione legislativa del Consiglio regionale ha esaminato oggi il disegno di legge n. 33/XVII, presentato dal Gruppo Verde per ripristinare l’adeguamento annuale all’inflazione della pensione regionale di vecchiaia per le persone casalinghe. Il ddl è stato respinto con 6 voti contrari della maggioranza.

Il provvedimento è stato illustrato dalla capogruppo Brigitte Foppa, in sostituzione della prima firmataria Lucia Coppola, impossibilitata per motivi istituzionali. Il ddl porta le firme di Lucia Coppola, Brigitte Foppa, Madeleine Rohrer, Zeno Oberkofler e Maria Elisabeth Rieder (Team K).

Il disegno di legge interveniva su una legge regionale del 2024, che aveva eliminato l’adeguamento all’inflazione per le circa 3.800 beneficiarie della pensione casalinghe — tutte donne, tutte in pensione, molte delle quali a rischio povertà. La pensione varia tra 520 e 625 euro lordi (!). Senza adeguamento, il potere d’acquisto si erode ogni anno in modo silenzioso e permanente.

“Si tratta di persone che hanno maturato un diritto, e si tratta di donne, molte di loro a rischio povertà”, ha dichiarato Brigitte Foppa in commissione. “Si è tolto un diritto acquisito. Bisogna ripristinare assolutamente questo diritto.”

La consigliera Madeleine Rohrer ha messo a fuoco l’ingiustizia di fondo: “Chi ha versato contributi per anni lo ha fatto in base a regole precise. Quelle regole devono rimanere valide. Non si può cambiare le condizioni di un’assicurazione a posteriori, quando le persone non hanno più la possibilità di scegliere diversamente.”

Nel corso della discussione, la consigliera Pamer ha portato un dato che chiarisce la portata reale della misura: dall’adeguamento la Regione ha risparmiato 420.000 euro grazie al decesso nel frattempo di numerose beneficiarie. Si tratta della cifra pressoché identica a quella che sarebbe stata necessaria per garantire l’adeguamento all’inflazione alle pensionate ancora in vita.

Il consigliere Carlo Daldoss, a difesa della scelta della maggioranza, ha dichiarato di non voler “privilegiare” nessuno. La replica di Foppa è stata netta: “Parlare di privilegi quando parliamo di casalinghe sembra davvero fuori luogo. Iniziare a risparmiare dalle casalinghe è iniziare dal lato sbagliato.”

Il ddl è stato respinto con 5 voti a favore (Foppa, Rohrer, Rieder, Calzà, Valduga) e 6 contrari (Pamer, Schuler, Bisesti, Bosin, Masè, Soini).

La maggioranza ha scelto di non restituire un diritto a donne che hanno già fatto la loro parte. Il Gruppo Verde continuerà a battersi per il ripristino di questa misura nelle sedi opportune.

 

Cons. reg.

Lucia Coppola
Brigitte Foppa
Madeleine Rohrer
Zeno Oberkofler

Oggi il Senato ha ridisegnato i collegi senatoriali: Bolzano e Laives formeranno un collegio a maggioranza italiana, mentre la Bassa Atesina passerà a Merano.

Kathrin Werth e Zeno Oberkofler, co-portavoce dei Verdi Grüne Vërc: «Raramente i partiti della Giunta provinciale, soprattutto SVP e Fratelli d’Italia, hanno dimostrato tanta unità come nel caso della nuova suddivisione dei collegi senatoriali. Insieme hanno fatto in modo che i rispettivi interessi di partito trovassero spazio nella riforma elettorale: Fratelli d’Italia ritagliandosi su misura un collegio senatoriale, la SVP assicurandosi un terzo seggio alla Camera per il proprio partito. Evidentemente questo contava più degli interessi dell’Oltradige e della Bassa Atesina, e quindi di una parte non irrilevante del proprio elettorato, scavalcata nel modo peggiore.»

Werth: «La popolazione sudtirolese merita di avere una vera scelta, sia per il Senato che per la Camera, su chi debba rappresentarla a Roma. Al momento si ha piuttosto l’impressione che si stia costruendo un sistema in cui non resta che avallare le candidate e i candidati presentati dai partiti di governo. Così il diritto di voto si riduce a un atto simbolico, cosa non degna di una democrazia.»

Negli ultimi dieci anni il costo della vita in Alto Adige è aumentato, non altrettanto i salari. I Verdi vogliono venire incontro a chi guadagna meno e diminuire le tasse sui redditi fino a 50.000 euro. Il disegno di legge ora in Commissione.

La notizia è di poche settimane fa: in Alto Adige sono, sì, aumentati gli stipendi, ma non proporzionalmente al costo della vita, che negli ultimi dieci anni ha avuto un’impennata. Sostenere il ceto medio e restituire alle famiglie una parte del potere d’acquisto perso negli ultimi anni è l’obiettivo del disegno di legge del Gruppo Verde sull’addizionale regionale IRPEF, che sarà discusso il prossimo martedì, 15 settembre nella seduta della III Commissione legislativa del Consiglio provinciale.

“Ogni anno si parla di un bilancio provinciale da record. Questo è tuttavia dato in gran parte dai costi della vita altissimi e il rispettivo aumento delle entrate fiscali. È ora che una parte di queste maggiori entrate vengano utilizzate per dare un po’ di respiro a chi lavora e contribuisce ogni giorno alla stabilità economica e sociale del nostro territorio”, afferma Zeno Oberkofler, primo firmatario del disegno di legge.

La proposta vuole intervenire sull’aliquota dell’addizionale regionale IRPEF applicata ai redditi fino a 50.000 euro, portandola dall’attuale 1,23% allo 0,86%. In combinazione con l’attuale detrazione generale di 430,50 euro, la modifica porterebbe di fatto ad azzerare l’addizionale regionale per i redditi imponibili fino a 50.000 euro. La proposta manterrebbe, invece, invariata la tassazione sulla parte di reddito superiore ai 50.000 euro (1,73%), rafforzando così la progressività dell’imposta. L’intervento comporterebbe una minore entrata stimata in circa 3 milioni di euro all’anno, a partire dal bilancio 2028.

“La politica fiscale deve essere anche uno strumento di equità. Il ceto medio si trova spesso stretto tra l’aumento delle spese e l’assenza di misure di sostegno riservate ai redditi più bassi. La nostra è una proposta concreta per sostenere il potere d’acquisto e riconoscere il ruolo fondamentale del ceto medio nella nostra società”, dichiarano i consiglieri provinciali Verdi Brigitte Foppa, Madeleine Rohrer e Zeno Oberkofler.

Maggiori informazioni: https://www.consiglio-bz.org/it/atti-politici/813008

Cons. prov.

Zeno Oberkofler
Brigitte Foppa
Madeleine Rohrer

Comunicato stampa

Negli ultimi dieci anni il costo della vita in Alto Adige è aumentato, non altrettanto i salari. I Verdi vogliono venire incontro a chi guadagna meno e diminuire le tasse sui redditi fino a 50.000 euro. Il disegno di legge ora in Commissione.

La notizia è di poche settimane fa: in Alto Adige sono, sì, aumentati gli stipendi, ma non proporzionalmente al costo della vita, che negli ultimi dieci anni ha avuto un’impennata. Sostenere il ceto medio e restituire alle famiglie una parte del potere d’acquisto perso negli ultimi anni è l’obiettivo del disegno di legge del Gruppo Verde sull’addizionale regionale IRPEF, che sarà discusso il prossimo martedì, 15 settembre nella seduta della III Commissione legislativa del Consiglio provinciale.

“Ogni anno si parla di un bilancio provinciale da record. Questo è tuttavia dato in gran parte dai costi della vita altissimi e il rispettivo aumento delle entrate fiscali. È ora che una parte di queste maggiori entrate vengano utilizzate per dare un po’ di respiro a chi lavora e contribuisce ogni giorno alla stabilità economica e sociale del nostro territorio”, afferma Zeno Oberkofler, primo firmatario del disegno di legge.

La proposta vuole intervenire sull’aliquota dell’addizionale regionale IRPEF applicata ai redditi fino a 50.000 euro, portandola dall’attuale 1,23% allo 0,86%. In combinazione con l’attuale detrazione generale di 430,50 euro, la modifica porterebbe di fatto ad azzerare l’addizionale regionale per i redditi imponibili fino a 50.000 euro. La proposta manterrebbe, invece, invariata la tassazione sulla parte di reddito superiore ai 50.000 euro (1,73%), rafforzando così la progressività dell’imposta. L’intervento comporterebbe una minore entrata stimata in circa 3 milioni di euro all’anno, a partire dal bilancio 2028.

“La politica fiscale deve essere anche uno strumento di equità. Il ceto medio si trova spesso stretto tra l’aumento delle spese e l’assenza di misure di sostegno riservate ai redditi più bassi. La nostra è una proposta concreta per sostenere il potere d’acquisto e riconoscere il ruolo fondamentale del ceto medio nella nostra società”, dichiarano i consiglieri provinciali Verdi Brigitte Foppa, Madeleine Rohrer e Zeno Oberkofler.

 

Maggiori informazioni: https://www.consiglio-bz.org/it/atti-politici/813008

Appena superata con successo la maratona estiva della cura dei bambini, con l’inizio del nuovo anno scolastico per molte famiglie altoatesine ricomincia il consueto puzzle organizzativo. La co-portavoce dei Verdi Kathrin Werth commenta: “L’Alto Adige non ha bisogno di famiglie che ogni anno debbano dimostrare quanto sono brave ad arrangiarsi. Abbiamo bisogno di strutture affidabili, su cui poter contare. Servono servizi con orari prolungati più capillari e adeguati alle esigenze delle famiglie, informazioni tempestive e vincolanti per i genitori, servizi di assistenza accessibili e soluzioni anche nei casi in cui, a causa del numero ridotto di iscrizioni, non si raggiungano i numeri minimi previsti”.

Non si tratta, ovviamente, di fare in modo che i bambini trascorrano il maggior numero possibile di ore nei servizi di assistenza dell’infanzia. Le famiglie sono diverse e devono poter scegliere autonomamente il modello più adatto alla propria vita. Chi vuole andare a prendere il proprio figlio a mezzogiorno e ne ha la possibilità deve poterlo fare, naturalmente. Chi invece, per motivi di lavoro, ha bisogno di servizi aggiuntivi nel pomeriggio deve poter contare altrettanto su un’offerta valida e affidabile.

Perché la libertà di scelta esiste solo quando c’è davvero qualcosa tra cui scegliere. La pedagogista sociale e madre di due figli Silvia Di Panfilo commenta: “La libertà di scelta ha bisogno di un’offerta concreta. La domanda di orari prolungati nella scuola dell’infanzia dimostra quanto sia ancora grande il divario tra l’obiettivo politico della conciliazione tra famiglia e lavoro e la realtà quotidiana di molte famiglie. Da un’offerta capillare siamo tuttora lontani. Che una famiglia riceva o meno l’assistenza di cui ha bisogno dipende oggi anche da dove abita, dalla scuola dell’infanzia frequentata dal proprio figlio e dal fatto che sul posto ci siano abbastanza altre famiglie con la stessa esigenza. La vera libertà di scelta è un’altra cosa”.

A questo si aggiunge la mancanza di certezze nella programmazione. Le famiglie devono organizzare i propri orari di lavoro, coordinare i turni e comunicare per tempo al datore di lavoro quando saranno disponibili. Tutto questo diventa impossibile se informazioni fondamentali sugli orari o sul servizio mensa vengono comunicate ai genitori solo con l’inizio della scuola.

Di Panfilo, consigliera di quartiere dei Verdi a Bolzano, aggiunge: “Il dibattito politico non può concentrarsi esclusivamente sulla durata dell’apertura della scuola dell’infanzia. È decisivo che, nell’ampliamento dei tempi educativi, si tenga conto anche delle necessarie risorse di personale e organizzative e che la qualità pedagogica resti garantita lungo tutta la giornata alla scuola dell’infanzia. Una buona conciliazione e una buona qualità pedagogica non sono in contraddizione”.

Ed è proprio qui che emerge anche una dimensione sociale di cui si parla ancora troppo poco. Le difficoltà nella gestione dell’assistenza non colpiscono tutte le famiglie allo stesso modo. Chi può contare su una rete familiare consolidata, per esempio sui nonni che abitano nelle vicinanze e possono intervenire regolarmente, riesce a compensare alcune lacune. Ma non tutte le famiglie dispongono di una rete di questo tipo. La situazione può essere particolarmente difficile per i genitori single. Un sistema educativo che funziona non può dare per scontato che siano le famiglie a trovare soluzioni private.

Anche il mondo del lavoro ha una responsabilità. Molte aziende altoatesine hanno già capito che la conciliabilità tra famiglia e lavoro è un fattore importante per mantenere le proprie collaboratrici e i propri collaboratori. Orari flessibili, modelli di lavoro a tempo parziale, smart working, attenzione nella pianificazione dei turni e comprensione in caso di situazioni familiari improvvise possono fare una grande differenza. Questo sviluppo va sostenuto. Ma non tutti i lavori permettono questo tipo di flessibilità. Un infermiere non può spostare il proprio turno in smart working. Una medica non può interrompere una visita o un intervento perché la scuola dell’infanzia sta per chiudere. Anche chi lavora nel commercio, nella ristorazione e nel turismo, nei trasporti pubblici, nella produzione, nei servizi di emergenza o in molti ambiti sociali non può semplicemente spostare a piacimento il proprio orario di lavoro.

E il puzzle organizzativo non finisce certo con la scuola dell’infanzia. Poi arrivano la scuola, la mensa, l’assistenza pomeridiana, le giornate senza lezione e i lunghi periodi di vacanza. Per le famiglie è tutto parte di un unico problema. A livello politico, invece, questi aspetti vengono spesso suddivisi tra competenze e servizi diversi. “Dovrebbe essere esattamente il contrario”, afferma Kathrin Werth, chiedendo un maggiore coordinamento a tutti i livelli e il coinvolgimento di tutte le parti interessate. “Dobbiamo iniziare a ragionare dal punto di vista delle famiglie, affinché possano programmare con certezza tutto l’anno. L’attuale frammentazione porta spesso a mettere a confronto le esigenze dei bambini e dei genitori con quelle del personale educativo. Non può essere questa la soluzione. Senza personale sufficientemente numeroso e qualificato, nessuna soluzione può funzionare”.

Questo significa anche smettere di considerare la questione della conciliazione come un problema privato. Quando l’offerta manca, infatti, è ancora troppo spesso la madre a ridurre il proprio orario di lavoro, a fare un passo indietro sul piano professionale e a subirne nel lungo periodo le conseguenze economiche, fino a una pensione più bassa. “Da donna che lavora e che mette passione nel proprio lavoro, mi fa male vedere come, al momento del rientro professionale, molte donne scelgano – o siano costrette a scegliere – posizioni poco ambiziose per le quali sono sovraqualificate, ma che permettono di conciliare il lavoro con gli orari dei figli. Mi chiedo come sia possibile che un’economia che si lamenta continuamente della carenza di personale accetti tutto questo. Per me è incomprensibile”, conclude la co-portavoce dei Verdi Kathrin Werth.

Comunicato stampa

Chi ha istituito il comitato per le donazioni della SVP? Chi ha deciso come distribuire i fondi raccolti? E quale ruolo hanno avuto gli attori economici e i loro contatti con la politica provinciale?

Sono queste le domande affrontate dalla Commissione d’inchiesta Signa-donazioni del Consiglio provinciale. Il mandato della commissione era quello di esaminare la possibile influenza di privati e imprese sulle decisioni politiche, nonché le connesse donazioni alla SVP.

La relazione di minoranza presentata da Zeno Oberkofler giunge ora a una conclusione molto critica. Numerose questioni centrali sarebbero rimaste irrisolte, alcune dichiarazioni si sarebbero contraddette e importanti persone convocate non avrebbero partecipato alle audizioni. Delle 35 persone previste per essere ascoltate, si è presentata soltanto circa la metà. Inoltre, alla commissione non erano disponibili documenti importanti né strumenti giuridici sufficienti per imporre la partecipazione alle audizioni.

„Il fatto che non sia stato possibile dimostrare un’influenza indebita non significa che questa possa essere esclusa. In ogni caso, è stato possibile osservare una certa vicinanza tra alcuni attori economici e la politica provinciale della SVP“, riassume Zeno Oberkofler il nodo centrale emerso dai lavori della commissione.

La relazione di minoranza mostra quali risposte mancano, quali contraddizioni permangono e perché il processo di approfondimento politico della vicenda non può considerarsi ancora concluso.

 

Qui la relazione di minoranza:

Bozen, 08/09/2026

 

Cons. Prov.

Zeno Oberkofler

Brigitte Foppa

Madeleine Rohrer

Comunicato stampa

Il Consiglio provinciale deve reagire all’estremismo di destra che dilaga: ecco la proposta dei Verdi per la seduta di settembre.

In Alto Adige, come nel resto d’Italia, in Germania e in Austria, si registra una crescita di movimenti e posizioni neofasciste, populiste e di estrema destra, che hanno trovato spazio anche nelle istituzioni. L’estremismo di destra mette in discussione l’uguaglianza tra le persone e si fonda su nazionalismo, razzismo, antisemitismo e autoritarismo, entrando in conflitto con i principi della società democratica.

“Andando incontro alla fine della legislatura, le posizioni politiche si polarizzano, ed è iniziata la gara di chi fa l’urlo populista più radicale ed estremista. Lo avvertiamo con grande chiarezza, e ci viene chiesta a gran voce una strategia per difendere la democrazia. Con questa mozione abbiamo provato ad approntare alcune linee difensive”, afferma Brigitte Foppa, prima firmataria della mozione su questo tema che sarà discussa dall’8 settembre in Consiglio provinciale.

Il Gruppo Verde chiede al Consiglio provinciale di esprimere un chiaro “NO” a fascismo, neonazismo, razzismo, antisemitismo ed estremismo di destra. Questo NO vale anche per i singoli consiglieri e le consigliere. Inoltre, si incarica la Giunta di prendere misure concrete per prevenire la diffusione di ulteriori atteggiamenti estremisti in Alto Adige, come ad esempio più educazione alla democrazia nelle scuole e uno sportello che si occupi di atteggiamenti razzisti, neofascisti, antisemiti e di estrema destra.

“Non basta essere scioccati ogni volta che emerge un episodio neofascista o estremista. Bisogna andare oltre la mera indignazione e reagire, come istituzione democratica. È necessaria una posizione chiara per difendere la democrazia e rendere il nostro territorio più vivibile e con pari diritti per tutte e tutti. È questa la direzione che vogliamo dare alla politica provinciale”, concludono Brigitte Foppa, Madeleine Rohrer e Zeno Oberkofler.

 

Maggiori informazioni: https://www.consiglio-bz.org/it/atti-politici/813026

Bolzano, 04/09/2026

Cons. prov.

Brigitte Foppa
Madeleine Rohrer
Zeno Oberkofler

 

Comunicato stampa

Il cambiamento climatico non si può più ignorare: anche nella nostra provincia serve un piano per adattarvisi. Cosa propongono i Verdi per la seduta del Consiglio provinciale di settembre.

“Quest’anno abbiamo sofferto una delle estati più calde di sempre. Il caldo è ormai una problematica reale per la salute pubblica, che non possiamo più ignorare. Non possiamo lasciare che la possibilità di proteggersi dipenda dal reddito: la protezione dal caldo è una responsabilità collettiva”, afferma Zeno Oberkofler.

La mozione del Gruppo Verde, presentata da Zeno Oberkofler che sarà discussa durante la seduta del Consiglio provinciale di settembre, chiede un piano provinciale per la protezione dal caldo, con misure coordinate per rendere gli edifici pubblici, come ad esempio scuole e case di riposo, più resistenti alle ondate di calore, introducendo ombra e zone fresche, oltre che misure per salvaguardale le persone vulnerabili. Tra le proposte anche una rete di “Cool Zones” gratuite – città come Roma, Napoli, Firenze, Milano e Bologna ci danno il buon esempio – più fontanelle, zone d’ombra e spazi freschi accessibili a tutt*.

“Ormai dobbiamo adattarci e anticipare i cambiamenti: solo così possiamo evitare di finire sempre di più nella morsa del caldo, con tutto ciò che ne consegue per la salute”, concludono Zeno Oberkofler, Brigitte Foppa e Madeleine Rohrer.

 

Maggiori informazioni: L’Alto Adige ha bisogno di un piano di protezione dal caldo

 

Bolzano, 31/08/2026

Cons. prov.

Zeno Oberkofler
Brigitte Foppa
Madeleine Rohrer

Prima la SVP ha cercato di farci credere di non sapere nulla della ridefinizione del collegio elettorale Bolzano-Bassa Atesina. In realtà il tutto faceva parte dell’accordo con Fratelli d’Italia. Ora arriva con un presunto “Piano B” – che è ancora peggiore della proposta originaria di Alessandro Urzì.

Con questo Piano B la logica della proposta di Urzì viene ulteriormente inasprita: il collegio viene ritagliato ancora di più a favore della destra – Trump docet – e allo stesso tempo la separazione etnica dei gruppi linguistici viene definitivamente cementata.

“Questo ci riporta indietro alla logica degli anni ‘70, al dogma dell’ex assessore provinciale SVP alla scuola Anton Zelger, che un tempo affermava: ‘Più nettamente ci separiamo, meglio ci capiamo“. È triste vedere quanto SVP, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Freiheitliche argomentino su questo tema con schemi etnici del passato.”, dichiarano i co-portavoce dei Verdi Zeno Oberkofler e Kathrin Werth.

“È la stessa coalizione che solo pochi mesi fa si vantava della riforma dell’autonomia. Non c’è voluto molto per vedere quale valore il governo e i suoi rappresentanti locali attribuiscano davvero alla convivenza tra i gruppi linguistici in Alto Adige”, dichiara Kathrin Werth.

“La SVP evidentemente non sa più come uscire da questo pasticcio che si è creata da sola. E poiché le manca il coraggio di mettere sul tavolo delle trattative la continuazione della coalizione, ora si piega sia davanti a Fratelli d’Italia e Forza Italia, sia davanti ai Freiheitlichen”, conclude Oberkofler.