HomeItalianoDi chi è la montagna? Voci, tensioni e proposte dal convegno del Gruppo verde regionale

Di chi è la montagna? Voci, tensioni e proposte dal convegno del Gruppo verde regionale

Si è svolto oggi a Bolzano, presso il Kolping Haus, il convegno “Di chi è la montagna?”, organizzato dal Gruppo verde in Consiglio regionale. Una mattinata densa di confronto su lavoro, fragilità ecologica, economia montana e prospettive generazionali, con dieci ospiti tra ricercatrici, imprenditori, pastori, politiche e attivisti.

 

I lavori sono stati aperti dalla capogruppo Brigitte Foppa e dalla co-portavoce dei Verdi Elide Mussner, che hanno posto fin da subito la questione centrale: la montagna come spazio naturale e vissuto, sempre più esposta alle pressioni dello sfruttamento e dell’industrializzazione. Una montagna che rischia di perdere la propria magia — e la propria riconoscibilità per chi la abita — quando la logica della crescita illimitata supera i confini di ciò che un territorio può sopportare.

Nel primo panel “Le montagne danno lavoro”, moderato dalla consigliera regionale Madeleine Rohrer, il dibattito ha ruotato attorno alla montagna come spazio di vita e di lavoro. Michele Nardelli ha messo in guardia contro l’insidia della monocultura, a partire da quella turistica, sottolineandone gli effetti non solo economici ma anche sociali e culturali sulle comunità interessate. Il pastore Matthias Prieth ha ricordato che la pastorizia di montagna non è morta, ma che servono regole che la rendano concretamente possibile. Ruth Heidinsfelder ha insistito sulla necessità di aprire il territorio e rinnovare la cultura del lavoro: senza un cambiamento di mentalità, chi vuole fare le cose diversamente è costretto ad andarsene.

Il secondo panel, “Montagne fragili”, moderato dalla consigliera regionale Lucia Coppola, ha esplorato il rapporto tra governance ambientale e perdita di biodiversità. Hanspeter Staffler ha descritto la perdita di biodiversità come una crisi non solo ecologica ma esistenziale e spirituale, ponendo una domanda radicale: siamo ancora capaci di pensare il nostro Umwelt come Mitwelt, l’ambiente che ci circonda come un mondo condiviso? La ricercatrice Alessandra Piccoli ha ricordato la necessitò di smontare le gerarchie di potere — tra persone, tra viventi — partendo da pratiche come l’agroecologia, che mettono in discussione dalle radici il sistema economico attuale. Lo zoologo Filippo Zibordi ha ricordato che la coesistenza con lupo e orso è possibile, a patto di partire da basi scientifiche condivise e di andare oltre il carico simbolico di cui questi animali sono stati investiti nel dibattito pubblico.

Nel terzo panel, “Fra uso e abuso: l’economia della montagna”, moderato dal consigliere regionale Zeno Oberkofler, si sono confrontate prospettive imprenditoriali e politiche. L’europarlamentare Cristina Guarda ha messo in guardia sui rischi legati all’avanzata delle forze euroscettiche nelle istituzioni europee: con una Commissione meno orientata alla transizione, cresce il rischio di una competizione al ribasso tra stati e settori, a scapito di chi ha meno forza contrattuale — a partire dagli agricoltori di montagna. L’imprenditore Heiner Oberrauch ha sottolineato che le Alpi sono ormai diventate un concetto di marketing, ma se vogliamo proteggerle, “l’economia deve lasciare le montagne in pace.” L’albergatrice Lisa Resch ha ricordato che il turismo autentico nasce da una storia autentica, da una natura intatta e da una comunità che ci crede.

Le riflessioni conclusive “Cos’è stato, cosa sarà”, condotte da Brigitte Foppa, hanno guardato al tema da diverse età della vita.  Christine Baumgartner ha ricordato che la trasformazione culturale deve partire da un atto di memoria: siamo capaci di coraggio, e ricordarcelo è già il primo passo. Neha Bhati, presidente dell’Associazione universitaria sudtirolese, ha invitato a distinguere ciò che è di passaggio da ciò che permane — un invito a non confondere il cambiamento con la perdita, e a riconoscere nella montagna qualcosa che attraversa le generazioni senza appartenere a nessuna in esclusiva. Le tre donne hanno condensato le intuizioni della mattinata in tre parole chiave: la certezza che una salvezza è possibile, la Mitwelt — il mondo condiviso da considerare alla pari dell’essere umano — e la cura per ciò che ci circonda.

Il convegno ha confermato la necessità di un confronto strutturato per sviluppare una visione alpina condivisa per la nostra regione, capace di partire dalla complessità delle sfide attuali e delle diverse esigenze in campo. L’augurio del Gruppo Verde è che questa giornata possa seminare e essere seguita da ulteriori momenti di confronto, che coinvolgano la società civile, l’imprenditoria, l’associazionismo, la classe politica e il mondo della ricerca. Perché se si parla di futuro delle terre alte — in un tempo di crisi climatica, cambiamenti demografici e nuovi assetti geopolitici — limitarsi a difendere lo status quo non è un’opzione. Serve costruire un percorso comune verso la giustizia ambientale e sociale.

Author: Serena

Kommunikationsbeauftragte der Grüne Fraktion.

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