Home2022Dicembre

COMUNICATO STAMPA.

La quarta commissione ha iniziato la trattazione della legge “Indicazione obbligatoria della provenienza di carne, latte e uova nella ristorazione collettiva” cofirmata da Brigitte Foppa insieme a Vallazza (primo firmatario), Locher e Noggler. Oggi è stato approvato il passaggio all’articolato. A gennaio ci sarà il voto finale.

Da sempre i Verdi lottano per più trasparenza sulla provenienza dei prodotti alimentari nella ristorazione. In questi ultimi anni abbiamo presentato diverse mozioni e disegni di legge con esiti diversi. Vi raccontiamo le ultime tappe:

Il 29 aprile 2021 il Gruppo Verde consegna un disegno di legge per più trasparenza sulla provenienza dei prodotti di origine animale in tutta la ristorazione.

Il 13 maggio 2021, grazie a una concertazione con la SVP, viene approvata in Consiglio provinciale una mozione in cui chiedevamo di rendere obbligatoria l’indicazione dell’origine dei prodotti (non solo quelli di origine animale) in tutti gli esercizi di ristorazione.

L’11 novembre 2022 viene consegnata un ulteriore disegno di legge “Indicazione obbligatoria della provenienza di carne, latte e uova nella ristorazione collettiva” cofirmato da Brigitte Foppa insieme a Manfred Vallazza (primo firmatario), Franz Locher e Josef Noggler.

Su quest’ultimo è iniziata oggi la trattazione nella commissione competente. Ed è stato fatto un altro passo in avanti: la 4° commissione ha approvato all’unanimità il passaggio all’articolato. La discussione continuerà a gennaio.

“Siamo a buon punto” ha dichiarato soddisfatta Brigitte Foppa alla conclusione di questa prima parte del dibattito. “Tutela dell’ambiente e agricoltura possono collaborare. Questa legge costituirà un altro passo in avanti per una maggiore consapevolezza sulla provenienza dei cibi, per la valorizzazione dei prodotti locali, per una vera libertà di scelta delle cittadine e dei cittadini, per la qualità di vita degli animali”. Aspettiamo l’approvazione definitiva in commissione a gennaio.

Bolzano, 22/12/2022

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

Come previsto dalla legge provinciale 5/2022, la bozza dei regolamenti di esecuzione è stata inviata alla quarta commissione legislativa competente per l’elaborazione di un parere da parte dei consiglieri provinciali. Questo è obbligatorio ma non vincolante.

Brigitte Foppa, membro in quarta commissione del Gruppo Verde ha elaborato il parere che vi alleghiamo e che verrà discusso dalla commissione giovedì 22 dicembre.

Naturalmente, nelle norme di attuazione si ripetono i “difetti” della legge. Ne citiamo due, secondo noi tra i più gravi:

  • l’accesso della classe media agli appartamenti WOBI, che sono già troppo pochi, rischia di provocare una vera e propria guerra tra poveri
  • Il limite a 4 anni dei contratti d’affitto renderà la vita delle famiglie ancora più precaria.

Tra le criticità più specifiche sottolineiamo in modo particolare:

  • che la rigida separazione per gruppi linguistici non è più appropriata alle esigenze del nostro tempo. Il bisogno e la necessità devono venire prima del gruppo linguistico;
  • che l’accesso all’edilizia sociale per i migranti diventa sempre più difficile. Le persone in fuga da fame e guerra possono fare domanda solo dopo aver ottenuto lo status di rifugiato. Ad essi si applica una graduatoria nazionale separata e non più del 10% degli appartamenti riservati ai cittadini extracomunitari può essere assegnato a persone con lo status di rifugiato;
  • che il punteggio (5 punti) assegnato alle coppie sposate (e solo a loro) è fuori dal tempo oltre che una discriminazione nei confronti di altre forme di convivenza e di chi ancora non ha il diritto di sposarsi.

Bozen, 21/12/2022

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

Bilancio 2023 – Due ordini del giorno dei Verdi approvati.

Il Consiglio provinciale ha approvato oggi due ordini del giorno presentati dal Gruppo Verde. La Giunta si è così impegnata a gestire al più presto e in modo sostenibile il flusso di migranti, attivando anche un “telefono del freddo”. La stazione di Bolzano sarà poi liberata dalle barriere architettoniche che ancora impediscono il libero movimento a chi soffre di disabilità. Almeno qualche buona notizia in questo tratto finale dell’anno.

La tragica morte di un giovane diciannovenne di origini egiziane in un riparo di fortuna a Bolzano Sud ha scosso l’intera popolazione altoatesina. I Verdi hanno accolto l’appello di associazioni di volontariato, Diocesi, Caritas, istituzioni e società civile e lo hanno portato in Consiglio provinciale con un ordine del giorno collegato alla legge di bilancio: non si può morire di freddo nel ricco Sudtirolo. E il Consiglio ha risposto approvando le nostre proposte: saranno riattivati i Centri di accoglienza straordinaria diffusi su tutto il territorio, sarà garantito un pasto e un letto caldo a chi transita sul nostro territorio e verrà attivato un “Kältetelefon” tramite il quale sarà possibile chiedere aiuto. Qui trovate il testo approvato  .

L’Alto Adige si impegna da tempo per abbattere le barriere architettoniche, soprattutto in luoghi sensibili come le stazioni ferroviarie. Le stazioni ferroviarie della Venosta e della Pusteria sono per lo più dotate di marciapiedi rialzati per consentire a chi è in sedia a rotelle, o necessita di altri ausili, di salire e scendere autonomamente. Naturalmente queste migliorie sono utili anche alle persone senza disabilità poiché evitano di dover superare dislivelli eccessivi. La stazione di Bolzano rappresenta purtroppo una grave eccezione. La più importante stazione ferroviaria della provincia ad oggi è accessibile solo in minima parte alle persone con disabilità. Il Consiglio provinciale ha così impegnato oggi la Giunta provinciale a liberare al più presto la stazione ferroviaria di Bolzano dalle barriere architettoniche e di farlo coinvolgendo la Consulta per le persone con disabilità. Qui il testo approvato.

Due notizie positive in questa fine anno così tormentata. Speriamo siano di buon auspicio.

Bolzano, 16/12/2022

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

Bilancio provinciale 2023.

Un’occasione per tirare le somme di una legislatura e per guardare al futuro.

In occasione della discussione del bilancio provinciale, Brigitte Foppa, Hanspeter Staffler e Riccardo Dello Sbarba hanno contribuito all’analisi di errori e punti deboli di questa legislatura che volge al termine, sottolineando l’importanza di clima, giustizia sociale e buona politica.

Gli anni che ci lasciamo alle spalle non sono stati facili e le conseguenze sono ancora ben visibili. La crisi climatica non si ferma e la politica fatica a dare una direzione chiara per una gestione efficace. “Il mio timore è questo – ha affermato Brigitte Foppa nel suo discorso – di vedere nel prossimo anno una serie di piani programmatici che danno la sensazione che si faccia qualcosa, ma che in realtà restano solo una lista di desideri.  Il piano clima è l’esempio più lampante. Lo sappiamo tutte e tutti: il piano dell’ex assessore Laimer è rimasto anni a prendere polvere in un cassetto, anche nel pieno dell’era Kompatscher. Se fossi io la Presidente della provincia mi rimprovererei proprio questo: di aver sottovalutato e rimosso in maniera colossale e per troppi anni questo tema. È un periodo di crescente complessità. Questo spaventa molte persone, che si rifugiano in concetti semplici e populisti. Come forza politica progressista, vogliamo lavorare per rendere le persone forti, in modo che possano affrontare la complessità. Perché non si tratta più di applicare la vecchia ricetta patriarcale basata sulla gerarchia e sul potere, ma di gestire la complessità insieme alla società.”

La crisi economica colpisce duramente tutte le lavoratrici e i lavoratori. La perdita del valore d’acquisto dei salari è drammatica. La Giunta, come datore di lavoro di tutto il settore pubblico, dovrebbe dare un segnale concreto ai suoi dipendenti. “L’amministrazione si preoccupa del bene comune, l’amministrazione guarda con occhio vigile alla nostra autonomia e la difende dagli attacchi di Roma. Per questo, al personale dei servizi pubblici spettano salari e stipendi equi.” Non ha dubbi su questo Hanspeter Staffler. “E questo riguarda anche chi lavora nelle scuole e si occupa della formazione delle future generazioni, chi lavora nelle strutture di cura. È inaccettabile che la giunta, con un bilancio di 6,7 miliardi di Euro, non voglia prevedere alcun fondo aggiuntivo per i dipendenti del settore pubblico. Per il prossimo anno proponiamo di investire 50 milioni per il contratto collettivo intersettoriale, che consentirebbe di negoziare per il momento una compensazione salariale del 5%. Un piccolo passo indispensabile!”

La guerra nel cuore dell’Europa con lo spettro di un’escalation nucleare, il riscaldamento del pianeta di almeno di 3 gradi entro fine secolo, una pandemia mondiale dopo la quale si è verificato l’aumento vertiginoso di grandi ricchezze e di grandi povertà. Le profezie peggiori sembrano realizzarsi. Che cosa possiamo noi, piccolo Sudtirolo, in questo mondo che rischia di precipitare?

“Prendere i nostri compiti con serietà e sincerità: non c’è più spazio per la propaganda e le vuote promesse. Non sono le tecniche che ci mancano: quello che manca è una nuova consapevolezza, una nuova cultura, nuovi rapporti sociali.” Lo ha rimarcato con forza Riccardo Dello Sbarba rivolgendosi alla Giunta. “Purtroppo le strutture portanti della società sono rimaste quelle del passato. Lo stesso bilancio provinciale è lo specchio di questa incapacità di un vero cambiamento: conserva la stessa struttura degli ultimi 20 anni, solo un milione in più da una parte e un milione in meno dall’altra. Un bilancio di 6.7 miliardi modella la società. Un bilancio identico al passato riproduce l’identica società insostenibile, egoista, dipendente con cui stiamo rovinando il pianeta. Una vera politica climatica e solidale ha bisogno di un altro bilancio, concentrato su due missioni fondamentali: il finanziamento della transizione ecologica in tutti i settori dell’economia e della società, e un fondo sociale per la giustizia climatica, per combattere disuguaglianze e povertà, affinché la transizione ecologica sia vissuta da ogni persona come occasione di riscatto sociale.”

 

Qui trovate i discorsi completi:
Brigitte Foppa https://www.verdi.bz.it/it/una-societa-avvilita/
Hanspeter Staffler https://www.verdi.bz.it/it/un-bilancio-dai-due-volti/
Riccardo Dello Sbarba https://www.verdi.bz.it/it/anders-ist-mehr/

Bolzano, 16/12/2022

Discorso di Riccardo Dello Sbarba sul bilancio 2023.

Care colleghe e colleghi, egregio Presidente Kompatscher,

questa mattina ho attraversato una Bolzano imbiancata per venire da casa a qui. Il panorama con la neve era meraviglioso; tante persone spalavano non solo i marciapiedi, ma anche i passaggi pedonali, anche se non spettava a loro; in via della Mostra c’era un ragazzo seduto per terra, vestito con una sola felpa e un cartello: “Ho fame”; in piazza Walther c’era la solita frenesia per l’allestimento mattutino del mercatino.

Come vedete, in meno di un chilometro ho incontrato tutto il bello e anche tutto il dolore che ci sono nel nostro Sudtirolo.

Quando sono arrivato qui, in questo Palazzo del Consiglio, mi sono guardato intorno e ho deciso di rinunciare al lungo e dettagliato discorso che avevo preparato. Ieri il vescovo ci ha invitato a “rinunciare”. Ho pensato che se non cominciamo per primi noi a rinunciare– noi vecchi uomini bianchi europei, che abbiamo procurato tanti guai a questo pianeta – chi dovrebbe farlo?

Quindi, nach dem Motto “weniger ist mehr”, ho preparato una sintesi di poche righe di quello che volevo dire.

Siamo di fronte a quello che il cancelliere tedesco Olaf Scholz, in un saggio dai toni drammatici pubblicato il 5 dicembre scorso sui maggiori media di lingua inglese e tedesca, ha chiamato “die globale Zeitwende”, il cambio d’epoca globale.

Abbiamo una guerra nel cuore dell’Europa che ha reso concreto il rischio di una terza guerra mondiale con l’uso dell’arma nucleare.

Il riscaldamento del pianeta non è più una minaccia futura ma una realtà del presente, con un ormai inevitabile aumento medio della temperatura di almeno di 3 gradi entro fine secolo, che vuol dire 6 gradi all’interno dei continenti. Sulle Alpi siamo già a più 1,6 gradi di inverno e più 2,6 gradi in estate. Già ne viviamo le conseguenze: eventi estremi, scioglimento dei ghiacciai, siccità, grandi migrazioni climatiche.

Siamo usciti dalla pandemia con l’aumento vertiginoso di ricchezze sempre più grandi e di povertà sempre più estese. La paura della malattia e i lunghi lockdown hanno strappato le connessioni sociali, hanno creato solitudine e diffuso un esasperato individualismo.

Ce ne aveva avvertito nel 2020 uno dei miei autori preferiti, Jonathan Franzen, nel saggio: “E se smettessimo di fingere?”: le profezie peggiori sembrano sul punto di realizzarsi.

Io appartengo a una generazione che credeva nelle utopie. Ora ho purtroppo la sensazione di cominciare a vivere in una distopia.

Che cosa possiamo fare noi, piccolo Sudtirolo, in questo mondo che rischia di precipitare? Prendere i nostri compiti con serietà e sincerità: non c’è più spazio per la propaganda e le chiacchiere. Quello che ci manca non sono le tecnologie: quello che manca è una nuova consapevolezza collettiva e individuale, una nuova cultura, nuovi rapporti sociali.

In sintesi: serve una società nuova, fondata sull’empatia invece che sull’egoismo; sulla sufficienza invece che sul massimo profitto; sulle reti sociali invece che sulla fredda burocrazia; sulla condivisione di oggetti, servizi e beni comuni invece che sulla privatizzazione dello spazio pubblico; sulla distribuzione del potere invece che sulla sua concentrazione; sulla partecipazione invece che sulla delega.

Molte persone, innanzitutto giovani e innanzitutto donne e soprattutto giovani donne, vivono già la trasformazione come presupposto di una vita che resti semplicemente umana.

Più che il principio “weniger ist mehr”, io vedo queste giovani donne, come mia figlia, e mi viene piuttosto da dire che: “Anders ist mehr”! Voglio dire: un’altra società è possibile. Più umana, più giusta, più mite, e per tutto questo molto più felice.

Ciò che ancora ostacola la trasformazione è il fatto che le strutture portanti della società sono rimaste le stesse. Guardiamoci intorno, appena fuori dalla porta!

Appena fuori dalla porta di questo Palazzo trionfa il turismo mordi e fuggi del Mercatino di Natale, un’orgia di stress e consumismo che rende infelice sia chi vi partecipa, sia chi deve sopportare questi 40 giorni di follia.

Poco lontano il cantiere del multimiliardario René Benko ci promette boutique firmate, un hotel stallato e appartamenti di lusso, come di lusso sono quasi tutti i cantieri in costruzione in questo momento in città. Come se ci mancasse il lusso! No, quello che manca sono alloggi a prezzi ragionevoli per la maggioranza “normale” della popolazione!

Lo stesso bilancio provinciale dimostra questa incapacità di immaginare il cambiamento: Anche quest’anno il bilancio conserva la stessa struttura degli ultimi 20 anni, limitandosi a spostare un percento in più di qua o in meno di là.

E’ un bilancio ricco: 6,7 miliardi! Dovrebbero bastarci e avanzarci! Invece un collega della maggioranza anche oggi ha affermato che questi soldi non bastano mai. Ma allora non si è capito nulla del momento in cui ci troviamo!

Ma soprattutto, dobbiamo renderci conto che con un bilancio così, di 6.7 miliardi, noi diamo forma alla società, la modelliamo! E quale società modelliamo?

Un bilancio identico al passato riproduce l’identica società insostenibile, egoista, dipendente che ci ha portato alla crisi climatica.

Una vera politica climatica ha bisogno di un altro bilancio, che – in estrema sintesi – dovrebbe essere totalmente ristrutturato e concentrato su due missioni fondamentali:

  • il finanziamento della transizione ecologica in tutti i settori dell’economia e della società,
  • un fondo sociale per la giustizia climatica, per combattere disuguaglianze e povertà, affinché la transizione ecologica sia vissuta da ogni persona come occasione di riscatto sociale.

Due missioni attorno a cui riorganizzare tut\ti i nostri investimenti. Una cosa semplice a dirsi, difficilissima a farsi. Ma se vogliamo prendere sul serio i buoni propositi che anche quest’anno abbiamo qui sentito, dobbiamo metterci al più presto al lavoro.

Non abbiamo più tempo, non possiamo più perdere tempo!

Buon Natale a voi.

Discorso di Hanspeter Staffler sulla legge di bilancio 2023-2025.

„Nichts ist so fein gesponnen“

Sehr geehrte Damen und Herren, geschätzte Kolleginnen und Kollegen,

Es ist auch dieses Jahr verstörend, die Haushaltsrede des LH mit den effektiven Zahlen des Haushaltes zu vergleichen. Die Rede ist auf Ausgleich, soziales Engagement und Nachhaltigkeit ausgelegt, die Zahlen zeugen von Wirtschaftslastigkeit, krasse Unterfinanzierung des Sozialen und wenig Geld für die Energie-, Mobilitäts- und Ökowende. Kurzum ein Haushalt der zwei Gesichter, ein bisschen wie Dr. Jekyll und Mr. Hyde.

Wie jedes Jahr wissen wir, dass die eigentlichen politischen Akzente erst kommen werden. Heute, wo der mediale Fokus auf den Landeshaushalt 2023 gerichtet ist, ist dieser weder Fisch noch Fleisch. Im Lauf des kommenden Jahres werden aber Haushaltsänderungen und Nachtragshaushalt unterfinanzierte Bereiche ausgleichen (einerseits) und Infrastrukturprojekte finanzieren (andrerseits).

Es bahnt sich auch immer deutlicher ein Schattenhaushalt an, also Geldmittel, die der direkten Kontrolle des Landtages entzogen werden. Über 150 Millionen Euro Olympiagelder fließen in den Ausbau der Pustertaler Straße, diese Landeregierung baut fleißig an einer neuen Transitroute.

Über 600 Millionen Euro PNRR-Gelder gehen in den Hochbau.

Drei Themenbereiche liegen mir heute besonders am Herzen, die ich mit „Anders wirtschaften“, „Gemeinwohl im Fokus“ und „Mut für Erneuerung“ titulieren möchte.

Anders wirtschaften und das Konzept der Nachhaltigkeit

Ein ganzes Jahr Nachhaltigkeitstour hinterlässt einen schalen Nachgeschmack: es wurden die 17 SDGs so von Ihnen beworben, als ob sie für Südtirol konzipiert worden wären, dabei sind sie für Inter- und supranationale Vergleiche entwickelt worden. Marketing! Es wird gebetsmühlenartig darauf hingewiesen, dass Nachhaltigkeit immer drei Aspekte beinhalte, nämlich den ökologischen, sozialen und wirtschaftlichen Aspekt. Nachhaltigkeit müsse immer in diesem Dreiklang gedacht werden.

Das klingt gut, wurde aber in der Anwendung auf Südtirol falsch verwendet oder nicht zu Ende gedacht: Das Konzept der Nachhaltigkeit basiert auf dem zitierten Dreiklang und auch auf dem Gesetz des Minimums. Dieses Gesetz besagt, dass Nachhaltigkeit nur so gut sein kann, wie das schwächste Glied in der Kette. Es nützt also gar nichts, wenn das Wirtschaftsglied (in der Nachhaltigkeitskette) aus gehärtetem Stahl, das Sozialglied aus Hanfseilen und das Ökologische Glied aus Pappmaché ist. Bei der leichtesten Beanspruchung reißt die Nachhaltigkeitskette, weil das Ökologische Glied im Vergleich zu den anderen Gliedern aus Papier besteht.

Unter dem Deckmantel der 17 SDGs und des nachhaltigen Dreiklanges wurde und wird mit Steuergeldern das Wirtschaftsglied massiv gestärkt, das Sozialglied mehr schlecht als recht verwaltet und das Ökologische Glied vernachlässigt. Das Nachhaltigkeits-Gesamtergebnis ist demnach – im Sinne des Gesetzes des Minimus – bisher ungenügend. Das ist die erste Verantwortung der Landesregierung Kompatscher, es wird viel über Nachhaltigkeit kommuniziet aber wenig getan, viel Marketing, wenig Inhalte.

Die zweite Verantwortung ist ebenso schädlich für die Sache. Haben Sie sich Herr LH Kompatscher oder Ihre Marketingabteilung jemals Gedanken über die Verantwortung gemacht, was sie mit der Nachhaltigkeitstour ohne Inhalte anrichten können? Greenwashing ist der allgemeine Begriff dafür, wenn politische Ankündigung und politisches Handeln sich nicht decken wollen.

Aber noch gravierender ist meiner Meinung nach die Beschwichtigungs- oder „Einlullungstaktik“. Mit den perfekt inszenierten Nachhaltigkeit-Shows wird das Publikum (also die Bürger:innen) im Glauben gelassen, dass sich der LH eh um die ungemütlichen Themen der Energie-, Klima- und Naturkrisen kümmern werde. Man sei also irgendwie auf Schiene.

Aber „an den Früchten werdet ihr sie erkennen“, wobei die Früchte das realpolitische Handeln sind, welches Akzente setzt wie Straßen- und Seilbahnbau, Erweiterung von Schigebieten, Bau von Beschneiungsbecken, Projekte wie die Erlebnisstraße Stilfserjoch, Industrieprojekte auf der grünen Wiese wie in Siebeneich (Alpitronic) oder den Abbruch von intakter Bausubstanz wie im Falle der Schlanderser Kasernen.

Die politische Botschaft ist eindeutig:

  • Mehr Straßen, mehr Verkehr
  • Mehr Seilbahnen, mehr Tourismus

Die psychologischen Effekte sind fatal:

  • Ach so, sagt die Seilbahnwirtschaft, wenn wir gewusst hätten, dass Südtirols Nachhaltigkeit auch weiterhin den Seilbahnbau forciert, wären wir schon viel früher nachhaltig geworden;
  • Ach so, sagt die Immobilienwirtschaft, wenn wir gewusst hätten, dass Südtirols Nachhaltigkeit auch weiterhin industrielle Ansiedlungen auf landwirtschaftlichen Bioflächen forciert, wären wir schon viel früher nachhaltig geworden.

Die Menschen glauben Ihnen Herr Kompatscher, sie glauben, dass Sie sich tatkräftig um die Probleme unserer Zeit kümmern, um die Energiewende, um die Ökowende, um die Mobilitätswende. Aber Sie machen durch ihr operatives Handeln die Menschen auch glauben, dass ressourcenfressende Wachstumsprojekte Teil Ihrer Nachhaltigkeitsstrategie sind (viele wollen dies auch glauben). Hatten Sie nie den Gedanken oder das Gefühl, dass Ihre inszenierte Nachhaltigkeitspolitik ein großes Täuschungsmanöver ist?

Dabei wäre anders wirtschaften angesagt:

  • Keine zusätzlichen strom- und wasserfressenden Beschneiungsbecken, sondern Natur schonende Weideprojekte;
  • Keine neuen Straßenprojekte sondern Vorfinanzierung der notwendigen Bahninfrastrukturen;

Gemeinwohl im Fokus – Resilienz

Wenn der Präsident des Unternehmerverbandes in regelmäßigen Abständen gegen die öffentliche Verwaltung wettert und Bürokratieabbau oder mehr Effizienz einfordert, dann herrscht großes Schweigen im Palais Widmann. Niemand verteidigt die öffentliche Verwaltung, niemand verteidigt die öffentliche Sache, niemand verteidigt das Gemeinwohl.

Wenn die Privatwirtschaft Bürokratieabbau einfordert, meint sie Privatisierung öffentlicher Dienste. Was das für eine tolle Idee ist, haben wir ja in Coronazeiten gesehen: Länder mit einer guten öffentlichen Gesundheitsinfrastruktur haben es gut gemacht, Länder mit einer guten Verwaltung sind resilienter.

Das „goldene Kalb“ Effizienzkonzept hat ausgedient, was es heutzutage braucht, ist Resilienz. Resilienz als dynamische Widerstandsfähigkeit gegen die multiplen Krisen, effiziente Betriebe und Gesellschaften sind auf Kante genäht, beim leichtesten Gegenwind knicken sie ein.

Oder kaum hatte unsere reiche Tourismusbranche eine Krise, musste die öffentlichen Verwaltung „über Nacht“ hunderte Millionen an Krisengeldern verteilen. Wenn die Geschäfte laufen, werden die Gewinne privatisiert, wenn es kriselt, müssen Steuergelder und öffentliche Verwaltung einspringen.

Was aber diese Landesregierung mit der Verwaltung und eigenen Personal vorhat, bleibt ein Rätsel. Sie vermitteln den Eindruck, dass sie die Verwaltung noch effizienter machen wollen, dass sie den Mitarbeitenden noch mehr abverlangen wollen. Das sind alte Betriebskonzepte, die schleunigst in die Mottenkiste gehören.

Über 15 Prozent Reallohnverlust seit 2013, das ist bei unseren prächtigen Landeshaushalten zynisch. Ich weiß, es gibt Kompetenzstreitigkeiten mit Rom aber die gab es auch bei der Jagdausübung. Dort haben Sie eine Durchführungsbestimmung auf den Weg gebracht, bei den öffentlich Bediensteten noch nicht. Das sagt viel über die Prioritäten dieser Landesregierung aus.

Ganz hart trifft es die Pflegekräfte und die Lehrer:innen der Grund- , Mittel- und Oberschulen. Beide Berufsstände steuern auf eine gewaltige Krise zu, seit Jahren müsste diese Landesregierung gegensteuern. Und das wissen sie auch! Aber bisher wurde viel zu wenig unternommen. Sie gefährden mit ihrer Sparpolitik (Effizienzpolitik) bei den Mitarbeitenden die soziale Gerechtigkeit, sie setzen bewährte Gesellschaftsverträge aufs Spiel.

Erneuerung der Gesellschaftsverträge – vom Wachstum zum Wohlstand

Gesellschaftsvertrag Kollektivvertragsverhandlungen

Diese Landesregierung hat die sieben fetten Jahre zwischen 2013 und 2019 verstreichen lassen, um die öffentliche Sache zu stärken und die öffentlich Bediensteten gut zu bezahlen. Unsere Verwaltung leistet in den Gemeinden und beim Land Außerordentliches, die Verwaltung kümmert sich um das Gemeinwohl, die Verwaltung schaut mit Argusaugen auf unsere Autonomie und verteidigt sie bei Angriffen aus Rom. Dafür gehören die Menschen der öffentlichen Dienste mit fairen Löhnen und Gehältern bezahlt.

Bildungsoffensive 2030

Das Unwohlsein bei den Lehrer:innen ist nicht mehr zu verheimlichen: der Frust ist groß, die Bezahlung ist unwürdig, die Attraktivität der Bildungsberufe wird von Anwärter:innen immer häufiger in Frage gestellt, Herausforderungen und Komplexität an den Schulen nehmen zu. Selbst bei uns melden sich angehende Lehrer:innen und wollen wissen, ob sie die attraktiveren Angebot in Österreich annehmen sollen? Von der Schweiz gar nicht zu reden. Unsere deutschsprachigen jungen Leute sind im Ausland sehr gefragt.

Es bräuchte daher dringend eine Bildungsoffensive, mit viel besserer Bezahlung, mit Begleitungsprogrammen für die Lehrer:innen, mit kreativer Autonomie für die Schuldirektionen, mit finanzieller Aufwertung des unterstützenden Schulpersonals. Eine Mrd. Euro sind viel Geld, aber angesichts der Herausforderungen, die auf die Schulwelt einstürzen, viel zu wenig.

Pflegeoffensive, Wohnungs- und Mobilitätsoffensive

Ähnliche Überlegungen gelten auch für das Pflegepersonal, die Pflegekrise ist da und wird immer schlimmer, wenn nicht sofort eine Pflegeoffensive gestartet wird. Die Österreichische Bundesregierung hat es bereits vorgemacht, die Pflegereform wurde zeitlich vorgezogen, Österreich eilt uns davon und wahrscheinlich auch mit einem Teil unserer Südtiroler Mitarbeiter:innen.

Wohnungs- und Mobilitätskrise möchte ich nur als Schlagworte nennen, auch hier gibt es nichts neues unter der Sonne zu berichten. Der öffentliche Wohnungsbau für die Mittelschicht kommt nicht in die Gänge, der Individualverkehr nimmt laufend zu. Hierzu hat diese Regierung keine nennenswerten Fortschritte vorzuweisen, ohne ambitionierte Wohnbauprogramme und ohne Reduzierung der Tourismuswerbung oder einem echten Bettenstopp wird es nicht gehen.

Die Naturkrise als Spiegel Südtirols Politik – Wegschauen anstatt erneuern

Die Weltgemeinschaft spricht in zurzeit in Kanada vom sechsten Artensterben, Südtirol baut Seilbahnen und rodet Wälder für Pisten. Der Weltbiodiversitätsbericht befürchtet den Verlust von einer Million Arten, Südtirol diskutiert über den bösen Wolf. Die EU möchte 30 Prozent des Territoriums unter Naturschutz stellen, Südtirol diskutiert die Güllewirtschaft in Natura 2000 Gebieten.

Das Artensterben ist eine schleichende Krise, die von der Bevölkerung kaum wahrgenommen wird. Wissenschaftler:innen und Künstler:innen hingegen schlagen Alarm und beknien alle Regierungen, endlich etwas zu unternehmen. Wenn gewartet wird, bis die Bevölkerung, die Landwirte, die Tourismustreibenden, die Seilbahnwirtschaft, die Immobilienwirtschaft, die Bauwirtschaft das Artensterben als existentielle Krise anerkennen, ist es zu spät. Viel zu spät! („Man müsse alle mitnehmen.“)

Hier müsste sich die Landesregierung diese Krise zu eigen machen und handeln. Ja, dies mag in Südtirol unpopulär sein, aber es gibt keine Alternative dazu. Es bräuchte bei uns mutige Politker:innen, die mit den Möglichkeiten eines der reichsten Länder weit und breit, die Ökowende in die Hand nehmen. Und dafür braucht es kein zusätzliches Monitoring der EURAC, womit nur auf Zeit gespielt wird, keine fadenscheinigen Nachhaltigkeitskonzepte der Landwirtschaft, wo es zum wiederholten Male um Vertuschung geht. Dafür braucht es einen offenen Geist, die Bereitschaft das vorhandene Wissen anzunehmen und die längst bekannten Maßnahmen in die Wege zu leiten:

  • Ausstieg aus der Pestizidwirtschaft im Obst- und Weinbau;
  • Schluss mit der Erschließung der alpinen Regionen durch Straßen, Seilbahnen, Schutzhäuser und Hotels;

Zum Schluss „kommt alles an die Sonnen“

Ich knüpfe an, an die eingangs gemachte Beobachtung, dass es sich um einen Haushalt der zwei Gesichter handeln würde, wofür Sie Herr LH verantwortlich sind. Aber diese  Ambivalenz setzt sich in der SVP fort,  eine Partei mit zwei Gesichtern. Wir sind auch ein Land mit zwei Gesichtern, nach außen Tourismusweltmeister, nach innen Gehalts-Sparmeister, wir haben eine Medienlandschaft der zwei Gesichter.

Diese Ambivalenz erzeugt eine Glaubwürdigkeitskrise (als ob es nicht schon genug Krisen gebe) , die sich vom LH über die Landeregierung bis in den Landtag zieht.

Die Ambivalenz zwischen Anspruch und Wirklichkeit, zwischen Ankündigung und Umsetzung, zwischen Landesregierung und Landtag (Haushalt) zieht immer weiter ihre schädlichen Kreise. Es fühlt sich krank an.

Ambivalenz verunsichert die Menschen, dabei sollten gerade politische Institutionen Sicherheit geben, sie sollten inkludieren und nicht spalten. Politische Spaltpilze sind am Werk in Ihrer Partei, in der Landesregierung und im Landtag. Sie sind bei diesen Prozessen immer mittendrin und natürlich tragen Sie als Spitze der Politik die Hauptverantwortung dafür.

Somit ist dieser Haushalt der zwei Gesichter auch Spiegelbild Ihrer Politik der zwei Gesichter. Diese ständige Ambivalenz tut nicht gut, weder Ihnen,  noch der Landesregierung, noch dem gesamten Politikbetrieb und schon gar nicht unserer Gesellschaft.

So wie die betriebswirtschaftliche Effizienz durch Resilienz abgelöst werden wird,

So sollte die politische Ambivalenz durch politische Verlässlichkeit abgelöst werden. Das ist mein Anspruch und mein politischer Wunsch!

Discorso di Brigitte Foppa sul bilancio provinciale 2023.

Der Landeshaushalt 2023 und seine Reden fallen in eine besondere Zeit.

Es ist Ende 2022.

Wir stehen am Ende der 16. Legislaturperiode. Eine „Legislatur“, wie wir auf südtirolerisch sagen, die uns alle verändert hat. 2 Jahre Pandemie, 1 Jahr Krieg – sie sind auch an uns nicht spurlos vorüber gegangen.

Die Politik steht anders in der Welt als zu Beginn der Legislatur 2018. Bis dahin gab es eine Ordnung, die man durchaus auch in Frage stellte, aber die Größenordnungen, die Denkkategorien, die Systembeschreibungen – die waren in ihren Grundlagen unumstritten. Und die politische Ebene versuchte, auf eben dieser gemeinsamen Grundlage, die Gewichte zu verschieben.

Dass dies alles der Vergangenheit angehört, merkt man schon rein daran, wie aus der Zeit gefallen politische Kämpfe und patriarchale Machtspielereien wirken. Entnervt schaut Südtirol in diesem 2022 auf eine Mehrheitspartei, die die grundlegenden Veränderungen nicht wahrnimmt und sich indessen in Grabenkämpfen überbietet.

In der Kulturgeschichte nennt man solche Degenerationen eines bis dahin anerkannten Stils den Manierismus. Das, was die SVP derzeit beutelt, ist in ihrer Ausdrucksform reiner Manierismus.

Seltsam überdrüssig sind denn auch die Menschen in diesem Land, die auf das unwürdige Schauspiel blicken. Nach der Veröffentlichung der Abhörprotokolle war man noch erschüttert und entsetzt. Das sollen unsere Volksvertreter:innen sein?, fragte man sich.  Eine große Enttäuschung machte sich breit. Inzwischen wäre das noch zu positiv gesagt.

Die Bürger:innen sehen ein Schauspiel, das sie großteils abstößt. Sie blicken auf ein politisches System, das nur mit sich selbst und dem Krieg in der eigenen Partei beschäftigt ist. Das dabei ist, sich selbst in die höchste Eskalationsstufe zu treiben („gemeinsam in den Abgrund“). Das gezielte Zuspielen von parteiinternen Dokumenten an die politischen Mitbewerber, mit dem Ziel, die internen Gegner jeweils zu vernichten, bzw. sich als Opfer zu inszenieren, ist Zeichen dieser perversen Mechanismen, die die ehrwürdige Volkspartei ergriffen haben wie ein Fieber.

Es ist ver-rückt und verantwortungslos und hat zweierlei fatale Folgen: Erstens führt es zum massiven Sich-Abwenden der Menschen von der Politik in ihrer Gesamtheit. Und zweitens, man weiß nicht, was schlimmer ist, bringt es auch die sachpolitische Ebene völlig durcheinander und vergiftet sie.

Es sei nur das blamable Finale des Wohnbaugesetzesprozesses genannt, das nicht nur LH und LRin Deeg gleichermaßen als Verlierer:innen darstellte – und vor allem bis zuletzt offen ließ, ob die Ausweitung der Förderung auch finanziell gesichert war.

Gesetzgebung kann, bei aller Auseinandersetzung, auch eine gewisse Eleganz und Erhabenheit in sich tragen. Das Gedoktere und Geschustere beim Wohnbaugesetz hat vielmehr Kleingeistigkeit und politische Prioritätenverschiebung (weg von der Sachpolitik und hin zum Kleinkrieg) aufgedeckt. Und dies vor dem Hintergrund der dramatischen Wohnungsnot im Lande.

Ich möchte unterstreichen, dass wir als Grüne in dieses grässliche Spiel nicht eingegriffen haben. Nicht nur, weil in unseren Briefkasten keine Dokumente eingeworfen wurden (was ich als Qualitätsmerkmal für unsere politische Bewegung werte), sondern weil es uns total fremd ist. Als eine der wenigen Oppositionsparteien haben wir uns bewusst und vorsätzlich heraus gehalten. So ist nicht die Politik, die wir wollen. Es ist die Arbeit an der Öffentlichen Sache, die uns beseelt.

Das Zaudern rund um die Wiederkandidatur des LH hat zusätzlich geschadet. Man konnte sich des Eindrucks nicht verwehren, dass sich die SVP inmitten einer Weltkrise eine Führungskrise leistet. Das wurde als abgehobenes Luxusspiel wahrgenommen.

Der einsame Tanz auf der Titanic des Landeshauptmanns hat offengelegt, wie schwach und isoliert der LH in seiner Partei ist. Es gelingt ihm nicht (oder er versucht es gar nicht) (oder er kann es nicht), den Laden zusammenzuhalten. Wir sehen ihn im Landtag meistens allein, und das seit Jahren. Es ist eine grobe Asymmetrie, einerseits der Chef zu sein und zugleich im Abseits zu stehen. Ich kann mir nicht vorstellen, dass das auf Dauer zu halten ist. Der Eindruck ist schon seit Längerem, dass das Boot schlingert und inzwischen überdreht ist. Ob es noch auf Kurs zu bringen ist, ist die Frage des Augenblicks.

Es könnte uns gleichgültig sein, wenn nicht der Alltag und das Wohlergehen der Menschen in diesem Land so wesentlich von seiner politischen Führung abhängen würden. Diese gegenseitige Verbindung der Gewählten zu ihren Wähler:innen und umgekehrt muss ein Verhältnis des Vertrauens sein. Es ist momentan ebenso gespannt oder schon gerissen wie der Geduldsfaden der Südtirolerinnen und Südtiroler im Hinblick auf ihre politische Vertretung.

Es ist Ende 2022 – in welcher Gesellschaft leben wir

Dass viele Menschen ihre Geduld verloren haben, hat ganz sicher nicht nur mit der Selbstvergessenheit der politischen Vertretung zu tun. Es ist die Gesamtsituation der Gesellschaft, die an diesem Jahresende aufrüttelt, vielleicht auch etwas ratlos macht.

Wir haben in unserem Grünen Rat die verschiedenen Wahrnehmungen aus den diversen Landesteilen und Städten Südtirols zusammengetragen, um eine gemeinsame Analyse vorzunehmen. Wir stellten fest: Die Menschen sind gestresst. Zorn greift um sich. Auf den Straßen, in Zug, im „Kondominium“ gibt es Streit. Menschen toben, schimpfen, zanken sich.

Der Druck steigt. Pandemie, Krieg, Energiepreiskrise, das alles vor dem Hintergrund der inzwischen konkret wahrnehmbaren Erderwärmung, haben Sorgen wie eine dichte Wolkenschicht über die Menschen und Familien gelegt. Die Gesellschaft ist erschöpft, viele sind am Ende ihrer Kräfte.

Hoffnungslosigkeit macht sich vor allem unter der Jugend breit. Sie ist es, die sich unter erschwerten Umständen einen Weg in die Zukunft freischaufeln muss. Nicht umsonst bilden sich viele junge Menschen zu Energieexpert:innen und Klimawissenschaftler:innen aus. Vom Wissen oder Nichtwissen kann jetzt die Zukunft abhängen.

Dahingegen haben ältere Menschen oftmals keine Kraft mehr, hier mitzuziehen. Sie sind überfordert von einer Digitalisierung, die als Vereinfachung und Demokratisierung gestartet ist – aber auch als Ausschlussgrund und Anschlussverlust wahrgenommen wird. SPID steht für eine digitale Identität, die als Vereinfachung empfunden werden kann. Oder aber, je nachdem, als beängstigendes Kürzel für eine Reihe von Abläufen, die zu groß sind für eine einzelne Person, die es nicht gewohnt ist, mit Scannern und Dateien zu hantieren.

Wir sind vielleicht zum ersten Mal an einem Punkt angelangt, an dem sich ältere Menschen gleichermaßen sorgen wie die jungen, wenn auch mit anderen Vorzeichen und vor allem mit anderen Perspektiven. Die einen kommen nicht mehr mit, die anderen haben eine beinahe unbewältigbare Aufgabe vor sich. Die Ressourcen scheinen aufgebraucht.

Mittendrin drückt die gesellschaftliche Hauptlast schwer auf die Schultern der Familien. Wir alle kommen mit den Existenzängsten der Menschen täglich in Kontakt.

Wie kann jene Kleinunternehmerin über die Runden kommen, die ein kleines Geschäft mit einer Angestellten führt und monatlich mindestens 7.000 Euro Fixkosten hat?

Wie jene alleinerziehende Mutter, die mit ihrer vormals mithelfenden Ursprungsfamilie gebrochen hat?

Wie kann jener junge Akademiker von zu Hause ausziehen, für den als Parasubordinato ein Wohnungskaufkredit undenkbar bleibt?

Wie ernährt die Schulwartin mit ihren 1.200 Euro netto ihre Familie?

Was für Aussichten hat jene Familie, in der das Elternpaar sich nicht mehr erträgt und sich die Trennung schlicht nicht möglich ist?

Wie werden die vielen Frauen überleben, die auf dem Weg in ein Alter mit beitragsbezogener Rente sind?

Wir erleben eine erschöpfte, ja, schlimmer, eine verzagte Gesellschaft. Diesen Begriff hat die scharfsinnige junge Gemeinderätin Sadbhavana Pfaffstaller verwendet, um ihre Beobachtungen zu subsumieren. Ich bin in diesem Wort verhangen geblieben. Verzagt. Als Beschreibung einer jungen Frau zu unserer Gesellschaft. Wikipedia sagt dazu: Verzagt = ohne Mut und Selbstvertrauen; kleinmütig. Es ist ein Wort, das 1950 noch 3x so oft verwendet wurde als heute. Nach dem Krieg war man vielleicht sehr verzagt. Die Etymologie des Wortes führt zu Wortwurzeln, die mit Furcht und Unentschlossenheit besetzt sind.

Das ist wichtig. Es sagt uns, dass sich das Gefühl der Verzagtheit tief in die Gemüter eingegraben hat. An einem solchen Grundgefühl ändern ganz sicher Bonuszahlungen oder andere Soforthilfemaßnahmen, die Abhängigkeit schaffen, gar nichts. Es muss bewusst sein, dass der Verlust an Selbstvertrauen große und langfristige Folgen haben wird.

Insbesondere ist dies auch für den gesamten Klimaschutz- und Nachhaltigkeitsdiskurs von allergrößter Bedeutung. Wir Grüne wissen um die Wichtigkeit dieses Diskurses – und um seine enge Bindung an soziale Befindlichkeiten.

Denn:

Wer Angst vor Statusverlust hat, ist nicht offen für Veränderungsdiskurse.

Wer Angst vor Verarmung hat, ist nicht offen für Verzichtsdiskurse.

Wer Angst vor Digitalisierung hat, ist nicht offen für Modernisierungsdiskurse.

Wer Angst vor Entlassung hat, ist nicht offen für Rationalisierungsdiskurse.

Wer Angst vor Vorteilsverslust hat, ist nicht offen für Gleichstellungsdiskurse.

Wer Angst vor noch mehr Schwierigkeit hat, ist nicht offen für Komplexitätsdiskurse.

Wer Angst vor der Stromrechnung hat, ist nicht offen für Luxusdiskurse.

Wir fürchten daher etwas ganz besonders: Dass Nachhaltigkeit und Klimaschutz bald wieder zurückgewiesen werden in die Ecke „jener, die es sich leisten können“.

Das wäre dann die ultimative Fraktur zwischen den genannten verzagten Jugendlichen (die sich existentiell um ihre Zukunft sorgen) und den genannten verzagten Senior:innen (die sich Nachhaltigkeit schlicht nicht leisten können). Der Optimismus und die Hoffnung der letzten Jahre, es könne doch einen Schulterschluss der Generationen und sozialen Klassen im Hinblick auf den Klimaschutz geben, könnte zerschellen an den Klippen der Familienhaushalte. Außer, ja, außer, es gibt hier einen wirklich ernst zu nehmenden Weg, der diese Schwierigkeiten annimmt und überwindet.

Die Haushaltsrede des Landeshauptmanns – sie hätte diesen Weg aufzeigen können und sollen – war hierzu äußerst entmutigend. Sie war von einer beeindruckenden Unoriginalität. Darin ist sie deckungsgleich mit dem Haushalt selbst. Der Landeshaushalt 2023 ist beeindruckend unoriginell. Besondere Zeiten bräuchten auch besondere Maßnahmen. Nicht nur im technischen Sinne, sondern vor allem im Hinblick auf das Vertrauen, die Zuversicht, die die Menschen nun wieder brauchen, um die Hoffnung auf eine Veränderung, auf die Rettung vielleicht, nicht vollkommen zu verlieren.

Denn es gilt, genau, die Nachhaltigkeit mit der sozialen Frage ursächlich zu verknüpfen. Mir hat es Mut gemacht, als ich voriges Jahr in Mailand bei der Kundgebung der Fridays for Future dabei sein durfte – und genau das gehört habe. Wie eng von den jungen Vordenker:innen das Thema des Klimaschutzes mit der Gerechtigkeit verbunden wurde.

Climate justice ist der “Schlachtruf“, der diesen Ansatz verdichtet. Vorgebracht wurde er in Mailand nicht von ungefähr von der Uganderin Vanessa Nakate.

Klimagerechtigkeit klingt in den reichen Staaten des globalen Nordens nach Verlust von Privilegien oder auch nur von Gewohntem. Klimagerechtigkeit, das bedeutet für uns vor allem eins: Bezahlen, was bisher gratis war, nämlich der Ausstoß von Klimagasen. Klimagerechtigkeit, das klingt nach Carbon Tax, Plastic Tax, nach teuren Spritpreisen oder zumindest nach Kompensationsmaßnahmen. Klimagerechtigkeit, das klingt für das normale Ohr des globalen Nordens nach lauter schlimmen Dingen, wie: Kosten, Zahlen, Verlust, Verzicht. Wir nehmen zur Kenntnis, dass wir Jahrzehnte auf Kosten anderer Kontinente gelebt haben und für deren geringe Überlebenschancen die Verantwortung übernehmen müssen. Eine Erkenntnis, die zu Zeiten der eigenen Krise mehr als schmerzhaft ist.

Ganz anders die Sichtweise von Vanessa Nakate. Sie und ihre Schwestern sehen Klimagerechtigkeit als die einzige Chance auf Überleben, vielleicht auch die einzige Möglichkeit, einer Flucht aus dem Heimatland zu entgehen. Vanessa Nakate und ihre Schwestern kommen aus der Krise, die aus Ausbeutung, Verarmung, Kolonialismus und Gewalt erwachsen ist, und sie fordern zu Recht: climate justice. Now.

Wir brauchen dafür gesellschaftliche Diskussion und Diskussionsplattformen. Klimabürgerräte jetzt! stand zwei Tage vor den Parlamentswahlen auf den Pflastersteinen unserer Landeshauptstadt. Wir müssen uns verständigen, wie wir zu Klimagerechtigkeit finden, ohne die Verzagtheit und die Ängste weiter zu verstärken.

Das geht nur mit Partizipation.

Lassen Sie mich daher diesen Moment nutzen, um mit Nachdruck zu fordern, Herr Kompatscher, dass wir das Büro für politische Bildung endlich einrichten, wo auch immer, aber dass das seine Tätigkeit aufnehmen kann. Ich erinnere Sie daran, dass Sie und Ihre Mehrheit heuer das Referendum zu Ihrem Gesetz zur direkten Demokratie verloren haben. Beinahe 100.000 Südtiroler:innen (Sie fanden das wenig!) haben gesagt, dass sie Ihre Einschränkungen der direkten Demokratie nicht wollen.

Es braucht nun die Bürgerräte, es braucht das gemeinsame Nachdenken über diese Konfliktthemen.

Sie können die Leere des demokratischen Diskurses nicht mit Großveranstaltungen in der Industriezone kompensieren!

Nachhaltigkeit ist in erster Linie eine Methode. Ich sagte das in unserer gemeinsamen Diskussion an der unibz. Die verschiedenen Standbeine des Sozialen, der Wirtschaft und der Ökologie abgleichen, immer wieder und in unterschiedlicher, zum Teil auch zufälliger Besetzung – das ist ein Bürgerrat.

Es braucht jetzt, das ist mein Credo im Jahr 2022, alles. Nicht ein Ausspielen des Einen gegen das Andere, nicht das Ausgleichen des Einen durch das Andere. Jetzt, angesichts der rasanten Erwärmung, braucht es… ALLES. Und, noch wichtiger: ALLE.

Es ist Ende 2022 – in che tempi viviamo

Fine anno 2022. Sono giorni e notti di freddo ottundente. A Bolzano Sud è morto un giovane uomo, dicono che è morto di freddo. I volontari e le volontarie che da anni aiutano le persone che transitano per Bolzano e altri che non hanno una casa dove abitare, giustamente hanno corretto questa dizione.

Il giovane uomo a Bolzano è morto di non-accoglienza.

Spero che siate andati a vedere, colleghi, il luogo in cui è morto il giovane uomo. Ci sono i cartoni sotto un cavalcavia. C’è scritto sopra: Vor Nässe schützen. Evidentemente questi cartoni in origine contenevano qualcosa che andava protetto.

Anche il giovane uomo andava protetto.

Molti altri e molte altre in questi tempi vanno protetti. Ci dice chi lavora sul campo, le psicologhe, i medici, le operatrici sociali: La gente sta male. In molti non ce la fanno. Altri hanno la sensazione di non farcela. Aumentano i suicidi, le dipendenze. C’è chi si ritira dal mondo, chi si ferisce, chi non esce più da un mondo virtuale che si sostituisce a quello reale.

Il nostro sistema sociale, formativo e socio-sanitario non riesce a far fronte a tutto questo. Anche perché in una società sempre più liquida, mobile e fluida le persone si adeguano sempre meno a strutture prestabilite. La depressione non sempre si acuisce in orari d’ufficio. La solitudine magari diventa schiacciante proprio in un momento in cui nessuno è reperibile. Il giovane uomo arriva a Bolzano proprio la sera che non ci sono posti liberi, neanche nello squallido supermercato di periferia messo a disposizione per chi non ha casa.

Mich hat dieser Tod in Bozen sehr getroffen, liebe Kolleginnen und Kollegen.

Unser Europa, dem wir uns so zugehörig fühlen und in das wir so große Hoffnungen legen, hat so große Verantwortung für diesen Tod. Wir haben in der kolonialen Vergangenheit den Menschen im globalen Süden unsere Wirtschaftssysteme aufgedrückt, ihnen ihre Würde und Lebensgrundlage genommen. Wir haben Arbeitskräfte, Energie und Bodenschätze in unsere Länder transferiert.

E oggi con il nostro stile di vita e il nostro consumo di energia, di nuovo roviniamo la possibilità di sopravvivenza nel sud globale, dove desertificazione e surriscaldamento rendono invivibile la terra. E poi facciamo morire a Bolzano chi fugge da tutto questo. Pensate che catena di responsabilità che si concentra in quei cartoni sotto il cavalcavia sotto Bolzano fiera. Vor Nässe schützen. Già.

Auch beim letzten Glied der Verantwortungskette haben wir versagt. Gemeinde und Land spielen sich für den Vorfall gegenseitig den Ball zu. Darüber hinausschauend erinnern wir uns daran, dass sich Landesrätin Deeg beim Beschluss der Landesregierung zum Haushalt der Stimme enthalten hat. Ein Signal, das im Normalfall eine Regierungsmehrheit politisch erzittern lässt (wenn sie nicht schon seit Monaten schlottern würde…). Die dahinter liegende Aussage, dass das Budget für den Sozialbereich seit Jahren keineswegs reicht, weist darauf hin, dass man entgegen den Beschwörungen von sozialem Ausgleich das Sozialwesen abwertet und aushungert.

Das macht sich bemerkbar.

Im Juni wurde die Stellschraube bei der Zuweisung von Sozialwohnungen enger gedreht. Wohnungssicherheit wird für sozial Bedürftige künftig zeitbegrenzt sein. Auch das war leider ein starkes Signal. Menschen, Familien, die es erst schon schwer haben, werden in Zukunft noch eine zusätzliche Prekarietät auf sich lasten sehen: Nach 4 Jahren könnte Schluss sein. Landesrätin Deeg sagte, Armut dürfe kein Dauerzustand sein. Damit kann man nur einverstanden sein, wenn es sich um eine Zielformulierung handelt. Als Zustandsbeschreibung allerdings ist eine solche Aussage wahrlich schlimm. Denn wer arm ist, und das schon das ganze Leben oder darüber hinaus (auch Armut ist leider vererbbar), der oder die wird eine solche Aussage als Hohn erleben.

Auch die Löhne treten auf der Stelle. Im Jahr von Energiepreissteigerung und Inflation hat vor allem eines an Wert verloren, nämlich der Wert der Arbeit.

Die Wochenzeitschrift DIE ZEIT sagt von dem ablaufenden Jahr: Dieses Jahr ist eine Zumutung.

Dieses Jahr ist eine Zumutung, auch für unser Land.

Fine 2022. La politica.

In questo anno in Italia è stata eletta un primo ministro (così vuol essere chiamata e io rispetto sempre e ovunque la scelta delle persone) dell’estrema destra. Le scelte del personale di governo e le prime misure prese dal governo Meloni non lasciano dubbi rispetto alla collocazione politica. Per molti versi si profila un ritorno a posizioni pensate superate. Era quello che l’Italia voleva, evidentemente, visto che era una scelta, per Giorgia Meloni, netta e non casuale.

Credo che ci sia molto da capire su questo voto. Sarà un desiderio di ritorno a valori forti, tradizionali. A un mondo ordinato e che semplifichi la complessità. Non a caso la questione di genere è diventata simbolica per una complessità che viene percepita da molte persone come “überfordernd”. Quando i sessi erano 2, era tutto più semplice – forse in questa frase, o una simile, si condensa il desiderio di semplificazione di molte persone in questo frangente di secolo.

Infatti è tornato alla ribalta il termine “normalità”. Dissi già in uno dei miei primi interventi in quest’aula, che la “normalità è un pessimo parametro per una società”. Perché normale è un concetto sempre arbitrario. Fissa una norma ed esclude chi in quella norma non ci sta. Chi non ci sta, diventa “altro”. Noi donne ne sappiamo qualcosa, di essere “l’altro sesso”, e quanto è faticoso uscire da una zona di “altra-normalità”.

Come forza politica progressista ovviamente non siamo a favore di questo appiattimento. Vogliamo invece lavorare per rafforzare le persone, renderle forti per sopportare e gestire la complessità. La fine del patriarcato sarebbe soprattutto questo. Non più: Comandare con la gerarchia e il potere, ma invece:  Gestire, paritariamente, la complessità.

Was braucht es also, in diesem Szenario?

Zweierlei: einen Plan und eine Gesellschaft, die mitgeht, bzw. sagen wir es besser: Einen Plan, der im Konsens und im Gleichschritt mit der Gesellschaft umgesetzt wird.

Wir haben verstanden, dass die Regierungsmehrheit im nächsten Jahr kurz vor den Wahlen ein Feuerwerk an Plänen abzünden wird. Es wird der Gleichstellungsplan kommen (an dem wir schon alle fleißig mitarbeiten), der Sozialplan (an dem wir schon alle fleißig mitarbeiten), der Klimaplan (an dem wir, ca va sans dire, schon alle fleißig mitarbeiten), vielleicht gibt es noch weitere (für jeden Landesrat mindestens 1 Plan, nehme ich an).

Sie, werte Landesregierung, werden also am Ende Ihrer Amtszeit sagen, was Sie in Ihrer nächsten Amtszeit (für viele wird es die letzte sein) umsetzen wollen. Eine kuriose Vorgangsweise – stehen Pläne normalerweise am Beginn einer Amtszeit. Ich nehme an, das Signal, das Sie geben wollen, ist, dass man etwas tut. Die Gefahr ist halt, dass das, was als Versprechen verkauft wird, in Wirklichkeit ein Wunschkatalog sein wird.

Ich möchte nur auf den Klimaplan kurz eingehen. Wir Grüne sagen es jährlich in unseren Haushaltsreden und beinahe monatlich in den Landtagssitzungen, seit ewigen Zeiten: Die Zeit drängt.

Nun ist sie inzwischen schon abgelaufen. Wir wissen: Der Klimaplan von LR Leimers Zeiten verstaubte in einer Schublade, auch in den ersten Jahren der Ära Kompatscher. Wenn ich mir als Landeshauptfrau 2013-2023 etwas vorhalten würde, dann als erstes, dass ich dieses Thema so lange so kolossal unterschätzt oder verdrängt habe. Es ist erst 4 Jahre her, dass das Schlüsselthema Energie und Umwelt an den völlig ahnungs- und wirkungslosen Kollegen Vettorato übergeben wurde. Diese strategische Fehlentscheidung lastet schwer auf der Zweiten Amtszeit Kompatscher, wir müssen dies in aller Deutlichkeit sagen.

Nun bleiben wenige Jahre. Die gesetzten Ziele sind ambitioniert und scheinen die Versäumnisse der letzten Jahre wettmachen zu wollen. Vielleicht sollte man das auch hie und wieder sagen. Bloß: die Zielformulierungen waren auch im Klimaplan von 2010 nicht schlecht. Leider ist dann nichts geschehen. Es ging alles weiter wie bisher, Südtirol blieb strikt wachstumsorientiert.

Das Jahr 2022 hat hier eine Wegmarke gesetzt. Nicht so sehr, was die erzielten Maßnahmen betrifft. Die sind sehr mager. Weniger Weihnachtsbeleuchtung. Eine kleine Bettenbremse. Das alles in keinem Verhältnis zu:

kontinuierlicher Erschließung

Weiterausbau der Infrastrukturen im Tourismus,

zu Olympia, Flughafen und mercatino,

zu Millionenwerbung und Millionennächtigungszahlen

usw.

Und auch das Energiesparen hat Südtirol sehr schneller durch den Preisanstieg gelernt als durch Sensibilisierungsbroschüren gegen den Klimawandel, das muss man offen sagen.

Nein, den Markstein haben die Diskussionen gesetzt. Wenn auch wenig herausgekommen ist, so hat doch die notwendige gesellschaftliche Debatte über die Grenzen des Wachstums eingesetzt. Die Bruchlinien sind offen zutage getreten. Das Kollidieren von gegensätzlichen Interessen war vehement. Es zeigt auf, worauf wir uns einzustellen haben, wenn‘s ernst wird mit dem Klimaschutz.

Die Betten waren erst der Anfang, ein Vorgeschmack auf die Verteilungskämpfe, die kommen werden. Stellen wir uns erst vor, was passieren wird, wenn wir die 625.000 Fahrzeuge Südtirols entweder eliminieren oder auf elektrisch umrüsten müssen, wie der Klimaclub Südtirol vorrechnet.

Oder wenn die 180.000 Heizungen von fossil auf erneuerbar umgestellt werden müssen.

Wird auch da mancher beim Alten bleiben wollen? Und wer wird dann den Vorrang erhalten?
Die Landwirtschaft, die schließlich unsere Lebensmittel produziert?
Der Tourismus, der mit seiner Wirtschaftskraft argumentieren wird?
Die sozial Schwachen, die es sich nicht leisten können?

Wir sehen, es ist gar nicht absehbar, wie die Diskussionen laufen könnten. Das geht nicht ohne einen genauen Plan, und zwar einen, den alle mittragen. Ob die auf dem Magnagoplatz vorfahrenden Wasserstoffautos den nötigen Konsens schaffen werden, ist zu bezweifeln.

Ich warne vor elitärer Aura.

Wenn es nicht ein geteiltes Ziel ist, die Emissionen bis 2030 auf 45% zu senken, dann wird die Gleichgültigkeit zäh wie Kaugummi auf den Menschen kleben bleiben – und jeder wird für Ressourcensparen und Kontingentierung sein… sofern es den Nachbarn trifft, oder das andere Wirtschaftssegment.

Deshalb, liebe Kolleginnen und Kollegen, werter Landeshauptmann, plädiere ich so vehement für das B&B der Zukunftsfähigkeit. Das heißt in diesem Fall nicht Bed&Breakfast, sondern Beteiligung und Bildung.

Ohne Beteiligung und Bildung bleibt der schönste und teuerste Nachhaltigkeitsdiskurs Lari Fari.

Und so möchte ich schließen, indem ich vom Jahr der Zumutungen zur Zumutbarkeit komme.

Ingeborg Bachmann sagte zu ganz anderen Zeiten (1959): Die Wahrheit ist dem Menschen zumutbar.

In beiden Wörtern steckt das Wort „Mut“. Wir brauchen ihn in dieser Zeit mehr denn je. Ohne mutige Entscheidungen lassen wir das Bekannte weiterschleifen. Unsere Enkelkinder würden uns das nicht verzeihen. Zur Zeit von Ingeborg Bachmann, 1959, drehten sich die gesellschaftlichen Diskurse um Unabhängigkeit, um die Befreiung vom Alten. Das ist umso mehr heute gültig. Wir müssen Altes definitiv hinter uns lassen. Ging es damals auch und vor allem um die Wahrheit über die Vergangenheit, so geht es heute vor allem um die Wahrheit über die Zukunft.

Die Wahrheit ist dem Menschen zumutbar. Sie muss das auch in aller Komplexität bleiben.

Das wäre ein guter Plan für die nächste Legislatur.

Vielen Dank. Grazie.

 

Brigitte Foppa, Bozen, am 13.12.2022

ORDINE DEL GIORNO DDL 119/2022, 120/2022 und 121/2022.

Quando un oggetto di uso quotidiano si rompe, la maggioranza di noi non si pone neanche più la domanda se ripararlo o comprarne uno nuovo, perché si sa: nella maggior parte dei casi
l’acquisto del nuovo è più conveniente. Riparare non conviene. Ma, invece di comprare oggetti nuovi, si possono rammendare i capi d’abbigliamento, riparare le biciclette o fare aggiustare i dispositivi elettronici. Riparando le cose si producono meno rifiuti perché si incoraggia il riuso invece dell’acquisto di oggetti nuovi. Parallelamente, conta anche il fattore risparmio. Prendiamo ad
esempio un oggetto di cui fino a pochi anni fa non si poteva intuire una simile evoluzione: le sneaker, che negli ultimi anni da semplici scarpe da ginnastica si sono trasformate in un prodotto lifestyle spesso venduto a prezzi esorbitanti. Chi le possiede quindi non le getta semplicemente via dopo una stagione, non appena sono necessarie piccole riparazioni. Proprio questo tipo di domanda viene recentemente soddisfatta dal sempre maggior numero di negozi per la riparazione delle sneaker sorti soprattutto negli Stati Uniti, ma anche in Germania e persino a Milano. In questi negozi specializzati si possono far pulire o riparare le sneaker e dare quindi loro nuova vita. Certamente si tratta di prodotti il cui prezzo di acquisto è superiore alla media e che pochi possono permettersi. Comunque, la tendenza a riparare va nella giusta direzione e gli esempi di altri Paesi dimostrano che le persone, se ne hanno l’opportunità, sono ben contente di far riparare i
loro oggetti.

L’Austria e alcuni Länder tedeschi hanno reagito introducendo il cosiddetto “bonus riparazioni”. In Austria, se si porta a riparare un apparecchio elettrico rotto invece di acquistarne uno nuovo, lo
Stato copre il 50% dei costi. Questa offerta ha riscosso molto successo. Vengono portati ad aggiustare soprattutto smartphone e altri piccoli apparecchi. La peculiarità di questa offerta è che
non si tratta di un bonus una tantum per una persona o una famiglia, in quanto si può ottenerlo per ogni singolo apparecchio danneggiato.

L’Alto Adige potrebbe seguire questo esempio e introdurre un bonus riparazioni come ha fatto l’Austria, senza però limitarlo agli apparecchi elettrici bensì estendendolo all’abbigliamento e alle
calzature. In questo modo si produrrebbero meno rifiuti e si ridurrebbero le emissioni di CO2. Inoltre, così si allenterebbe la pressione sul sempre più vuoto portafoglio dei cittadini e delle cittadine.

Il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano, con riferimento all’attuazione dei disegni di legge provinciale n. 119/2022, n. 120/2022 e n. 121/2022, invita la Giunta provinciale

  1. a introdurre in Alto Adige un’offerta simile al bonus riparazioni austriaco, in base alla quale la Provincia di Bolzano rimborsi, a partire da un importo da definire, il 50% della spesa quando
    un apparecchio elettrico o elettronico, un capo d’abbigliamento o delle calzature rotti vengono fatti riparare;
  2. a prevedere i relativi fondi nel bilancio provinciale.

Bozen, 07.12.2022

 

Landtagsabgeordnete

Brigitte Foppa

Riccardo Dello Sbarba

Hanspeter Staffler

 

ORDINE DEL GIORNO ai disegni di legge provinciale Nr. 119/22, Nr. 120/22 und Nr. 121/22.

Il 3 dicembre 2022 si è svolto a Bolzano un convegno sul tema della mobilità indipendente per tutte le persone. In quell’occasione è stato ribadito con forza che il diritto di spostarsi in modo autonomo e indipendente da un luogo all’altro rientra tra i diritti umani. L’articolo 9 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità stabilisce quanto segue: “Al fine di consentire alle persone con disabilità di vivere in maniera indipendente e di partecipare pienamente a tutti gli aspetti della vita, gli Stati Parti adottano misure adeguate a garantire alle persone con disabilità, su base di uguaglianza con gli altri, l’accesso all’ambiente fisico, ai trasporti, all’informazione e alla comunicazione, compresi i sistemi e le tecnologie di informazione e comunicazione, e ad altre attrezzature e servizi aperti o forniti al pubblico, sia nelle aree urbane che in quelle rurali. Queste misure, che includono l’identificazione e l’eliminazione di ostacoli e barriere all’accessibilità, si applicano, tra l’altro:

  1. a edifici, viabilità, trasporti e altre strutture interne ed esterne, comprese scuole, alloggi, strutture sanitarie e luoghi di lavoro;
  2. ai servizi di informazione, comunicazione e altri, compresi i servizi informatici e quelli di emergenza.”

L’articolo 20 impegna a facilitare la mobilità personale delle persone con disabilità nei modi e nei tempi da loro scelti e a costi accessibili.

In Alto Adige già da parecchio tempo si lavora per ottemperare a queste direttive, ad esempio per quanto riguarda l’accessibilità delle ferrovie. I treni della SAD sono in gran parte quasi privi di barriere e i nuovi autobus dovrebbero avere i pianali ribassati. Anche le stazioni ferroviarie della Venosta e della Pusteria sono per lo più dotate di marciapiedi rialzati per consentire a chi è in sedia a rotelle, o necessita di altri ausili, di salire e scendere autonomamente. Naturalmente queste migliorie sono utili anche alle persone senza disabilità poiché evitano di dover superare dislivelli eccessivi.

Una grave eccezione in questo panorama, come confermato durante il convegno del 3 dicembre 2022, è la stazione ferroviaria di Bolzano. La più importante stazione ferroviaria della provincia ad oggi è accessibile solo in minima parte alle persone con disabilità. In particolare, i marciapiedi molto bassi rendono impossibile la salita e la discesa. Ma anche per quanto riguarda le informazioni e le altre attrezzature, la stazione ferroviaria di Bolzano è una pecora nera nel campo dell’accessibilità.

Il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano invita la Giunta provinciale, con riferimento all’attuazione dei disegni di legge provinciale n. 119/2022, n. 120/2022 e n. 121/2022,

  1. ad avviare tutte le misure necessarie per rimuovere le barriere architettoniche dalla stazione ferroviaria di Bolzano.
  2. a coinvolgere ampiamente la Consulta per le persone con disabilità nella progettazione e nell’attuazione.

Bozen, 07.12.2022

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

ORDINE DEL GIORNO DDL 119/2022 ,120/2022, 121/2022.

La tragica morte di un giovane diciannovenne di origini egiziane in un riparo di fortuna a Bolzano Sud ha scosso le coscienze dell’intera popolazione altoatesina. Associazioni di volontariato, Diocesi, Caritas, autorità istituzionali ai vari livelli e tante persone della società civile hanno lanciato un appello urgente: non si può morire di freddo nel ricco Sudtirolo. Il sindaco di Bolzano, città più colpita di altre dal dramma dei senza tetto, ha chiesto solidarietà e condivisione. Tutti questi appelli non possono restare senza risposta. La Provincia si è mossa cercando soluzioni di emergenza, ma serve uno sforzo maggiore e misure permanenti, perché l’inverno viene ogni anno e non possiamo farci sorprendere ogni volta da fenomeni ampiamente prevedibili.

I bisogni sono diversi e ad ognuno va data una risposta adatta. Le persone che si rivolgono alla mensa della Caritas per un pasto caldo, ha riferito la direttrice Beatrix Mairhofer, sono passate in poche settimane da 130 a 400. A molte di queste oltre a un pasto, manca anche un letto. Questa la dimensione del fenomeno.

Che assume diverse facce. Da settimane è incrementato il flusso migratorio: l’assessore al sociale del comune di Bolzano parla di una media di 20/30 arrivi al giorno. Alcuni viaggiano da sud verso nord nel tentativo di oltrepassare il Brennero. Altri arrivano dal nord, respinti verso l’Italia, paese della loro prima identificazione, molti arrivano dalla rotta balcanica. Alcune di queste persone sono in transito sul nostro territorio. Dove sostano per un periodo limitato. Altre invece presentano a Bolzano la propria richiesta di protezione e cercano da noi un percorso di integrazione.

I profili di chi dorme in ripari di fortuna sono dunque variegati: senza tetto, anche autoctoni, richiedenti protezione internazionale “fuori quota”, richiedenti protezione che hanno ricevuto il diniego di protezione e sono in fase di ricorso, ma anche persone che hanno ricevuto una protezione umanitaria o l’asilo, ma hanno dovuto lasciare i centri di prima accoglienza senza trovare altra soluzione abitativa, fino a persone che lavorano regolarmente, oppure frequentano corsi di formazione, ma non riescono a trovare (o pagare) un alloggio, o persone con permesso di soggiorno scaduto che non possono rinnovarlo perché non possono indicare un domicilio.

Anche i diritti di cui sono titolari queste persone sono diversificati: alcune che sono arrivate in Alto Adige autonomamente e hanno presentato domanda di protezione avrebbero di fatto diritto a entrare nei CAS (Centri di accoglienza straordinaria) o essere inserite nel SAI (Sistema di accoglienza ed integrazione, ex Sprar) se solo non si limitasse l’accesso alle sole persone inviate dal Ministero attraverso il sistema nazionale. Le strutture della rete SAI sono passate da 6 a 3 in tutta la provincia, e sono necessarie per una rete di accoglienza e integrazione diffusa su tutto il territorio.

Altre persone hanno semplicemente il diritto alla vita, il diritto a non morire di freddo mentre attraversano o sostano nella nostra provincia. Garantire questo elementare diritto è un principio basilare dell’umanità che la Provincia di Bolzano non può negare.

Tra i 17 obbiettivi ONU per lo sviluppo sostenibile, fatti ufficialmente propri dalla Giunta provinciale, ce ne sono almeno 6 che riguardano questa dimensione: il primo, “sconfiggere la povertà”; il secondo, “sconfiggere la fame”, il terzo, “salute e benessere”, il sesto, “acqua pulita e servizi igienico sanitari”, il decimo, “ridurre le disuguaglianze”, il sedicesimo, “pace e giustizia”.

Se non riusciamo a garantire questi obbiettivi per qualche centinaio di persone che con percorsi di fortuna e di violenza arrivano nel nostro territorio, come potremo essere credibili nel perseguire questi obbiettivi su una scala molto più ampia?

Il Sudtirolo ha risorse ed energie, sia istituzionali che volontarie, per rispondere a tutti questi diritti. L’abbiamo dimostrato con l’accoglienza straordinaria delle persone in fuga dalla guerra in Ucraina. In pochi giorni, lo scorso marzo, la Giunta provinciale è stata in grado di istituire una task force, ha mobilitato la protezione civile, ha creato un centro di prima accoglienza davanti alla fiera di Bolzano in un edificio di proprietà della STA, una struttura con servizi igienici e letti di emergenza.

È tragico e assurdo che proprio a poche decine di metri da questa struttura sia morto di freddo pochi giorni fa il diciannovenne egiziano!

Bisogna dunque guardare in faccia la realtà: siamo di fronte a un nuovo flusso continuo di migranti e profughi, la cui competenza spetta allo Stato e alla Provincia. Occorre quindi una maggiore cooperazione tra Stato, Provincia, Comuni, Terzo Settore e volontariato; serve sostegno reciproco e coordinamento delle azioni. Occorre un vero e proprio piano sostenibile per uscire dalla logica emergenziale.

Der Landtag fordert daher die Südtiroler Landesregierung auf, in Zusammenhang mit der Umsetzung der Landesgesetzentwürfe Nr. 119/2022, 120/2022 und 121/2022

1.  a istituire un tavolo di lavoro a cui partecipino Provincia, Commissariato del Governo, Comuni, organizzazioni del terzo settore e esperti di accoglienza a livello europeo, per definire e condividere un piano provinciale sostenibile per affrontare la situazione dell’accoglienza delle persone senza fissa dimora e dei richiedenti protezione internazionale presenti sul territorio del­l’Alto Adige;
2.  a garantire anche per il futuro, attraverso la collaborazione tra Stato, Provincia e Comuni una rete di accoglienza all’altezza dei bisogni reali con centri CAS diffusi su tutto il territorio;
3.  a individuare una forma di accoglienza a “bassa soglia” per offrire da subito, considerato l’abbassamento delle temperature, un pasto caldo e un letto a chi sia in transito attraverso il nostro territorio e non sia in grado di provvedervi autonomamente;
4.  a creare un canale di comunicazione sul modello del “Kältetelefon” austriaco, anche affidandolo a un’organizzazione del terzo settore con capacità ed esperienza adeguate, al quale possono rivolgersi tempestivamente le stesse persone in difficoltà, come anche semplici cittadine e cittadini, al fine di soccorrere in modo puntuale chi, senza fissa dimora, rischia la propria vita al gelo.

 

Bozen, 12.12.2022

 Landtagsabgeordnete

Riccardo Dello Sbarba

Brigitte Foppa

Hanspeter Staffler