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Accesa e bella discussione oggi in Consiglio provinciale su due nostre mozioni con cui abbiamo portato avanti il tema della valorizzazione e del sostegno all’imprenditoria femminile nella nostra provincia. La nostra richiesta per un „Sostegno concreto alle imprenditrici e libere professioniste“ è stata accolta con la seguente versione deliberativa:
“Il Consiglio impegna la Giunta provinciale a elaborare in collaborazione con le organizzazioni rappresentative del settore economico e con la Consigliera di parità, delle strategie per migliorare la conciliabilità tra famiglia e lavoro a vantaggio delle imprenditrici”.
È un segnale positivo da parte del Consiglio provinciale. E positivo è stato anche “che da tutti gli interventi sia stato espresso grande riconoscimento verso le tante donne che lavorano autonomamente e che sono imprenditrici“ – afferma la prima firmataria Foppa. Il dibattito è stato in gran parte molto costruttivo. „Non dobbiamo dimenticarci che si tratta di creare un mondo del lavoro più umano e non far sì che siano le persone a doversi adattare a condizioni di lavoro disumane”, conclude Riccardo Dello Sbarba.
Bolzano, 30/11/2017
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hans Heiss


Non è passato nemmeno un mese da quando il Presidente Kompatscher ha promesso pubblicamente che non ci sarebbe mai stato un allungamento della pista di decollo dell’aeroporto. La dichiarazione è stata fatta esattamente l‘8 novembre scorso, durante la discussione sulla nostra mozione, con cui chiedevamo l’eliminazione dal piano regolatore (PRG) di Laives della possibilità di allungamento della pista da 1292 m a 1432 m. „Non è necessario approvare la mozione – disse allora Kompatscher – poiché nessuno finora ha presentato progetti che prevedono un allungamento della pista e comunque, anche se qualcuno lo proponesse, la Giunta provinciale non darebbe la sua approvazione”.
Ora veniamo a sapere che un documento interno della SAD – uno dei tre soggetti che si sono dichiarati interessati alla gestione dell’aeroporto – è finito involontariamente nelle mani della ASGB.  Nel documento, il quale contiene diverse possibilità d’investimento, si parte dal presupposto che sia possibile un allungamento della pista.
Di fronte alle intenzioni Sad, chiediamo patti chiari. Chiunque si proponga come nuovo gestore dell’aeroporto deve sapere fin da ora che le dimensioni della pista non potranno essere modificate, nel rispetto della volontà popolare che è stata espressa nel referendum sull’aeroporto del giugno 2016.
E non c’è nessun modo più chiaro e inequivocabile per comunicare questa decisione, che eliminare dal piano urbanistico di Laives ogni possibilità di allungamento. Purtroppo delle sole promesse non ci si può fidare.
Bolzano, 30. 11. 2017
 
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hans Heiss

Accesa e bella discussione oggi in Consiglio provinciale su due nostre mozioni con cui abbiamo portato avanti il tema della valorizzazione e del sostegno all’imprenditoria femminile nella nostra provincia. La nostra richiesta per un “Sostegno concreto alle imprenditrici e libere professioniste” è stata accolta con la seguente versione deliberativa: “Il Consiglio impegna la Giunta provinciale a elaborare in collaborazione con le organizzazioni rappresentative del settore economico e con la Consigliera di parità, delle strategie per migliorare la conciliabilità tra famiglia e lavoro a vantaggio delle imprenditrici”. È un segnale positivo da parte del Consiglio provinciale. E positivo è stato anche “che da tutti gli interventi sia stato espresso grande riconoscimento verso le tante donne che lavorano autonomamente e che sono imprenditrici” – afferma la prima firmataria Foppa. Il dibattito è stato in gran parte molto costruttivo. “Non dobbiamo dimenticarci che si tratta di creare un mondo del lavoro più umano e non far sì che siano le persone a doversi adattare a condizioni di lavoro disumane”, conclude Riccardo Dello Sbarba.

Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hans Heiss

Bolzano, 30/11/2017

 

Gli effetti del glifosato sono noti da tempo: dove viene utilizzato la biodiversità diminuisce drasticamente. L’erbicida uccide piante verdi naturali e così elimina l’habitat di altre forme viventi come insetti, rettili e uccelli, tutte necessarie al mantenimento di ecosisistemi vivi e funzionali.
Ma è soprattutto l’effetto cancerogeno l’aspetto più problematico. L’IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ha classificato il glifosato come sostanza probabilmente cancerogena.
Per questi motivi oltre un milione di persone da tutta Europa ha alzato la voce per dire no al prolungamento del permesso di diffusione e utilizzo. Anche il Parlamento europeo ha rafforzato questa posizione, votando per la riduzione del suo uso e per un più rapido ritiro dal mercato. Ora però il permesso per il suo utilizzo è stato prolungato e questo perché il dimissionario ministro tedesco per l’agricoltura si è presa il diritto di esprimersi contro gli accordi presi internamente e ha quindi votato a favore della proroga. Ai margini va detto che Monsanto, la multinazionale che vende le sementi resistenti al glifosato, a breve dovrebbe venire acquistata dalla multinazionale tedesca Bayer.
La decisione presa dall’UE è antidemocratica e lesiva della salute. Ma il confronto continua e l’ultima parola non è stata ancora pronunciata. I Verdi sudtirolesi continueranno a impegnarsi con forza per l’eliminazione del glifosato soprattutto nella nostra provincia. La vittoria della Monsanto per ora è solo una vittoria di Pirro.
 
Bolzano, 28/11/2017
Hans Heiss
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
 

Un grande successo e un ottimo risultato a Karlstad: il 100% dei delegati e delegate hanno votato per l’ammissione dei Verdi Grüne Verc nel Partito Verde Europeo.
Da tanto tempo i Verdi dell’Alto adige si erano dati l’obbiettivo di essere ammessi all’interno del Partito Verde Europeo (EGP).
Si trattava di rafforzare la componente europea nella politica sudtirolese,ottenere un sostegno internazionale alla propria politica provinciale e confrontarsi in un contesto internazionale, oltre i confini del Sudtirolo, su temi come la politica del clima, la migrazione, la giustizia sociale e l’economia sostenibile.
Il primo passo l’hanno fatto i Giovani Verdi, che due anni fa a Lione hanno preso i primi contatti col Partito Verde Europeo. In seguito il direttivo dei Verdi altoatesini ha inoltrato la propria richiesta di ammissione. Da allora sono stati molteplici i momenti di incontro e confronto.
L’anno scorso i vertici dell’EGP con Reinhard Bütikofer e Monica Frassoni sono venuti in Alto Adige per una “fact finding mission” e hanno potuto verificare la serietà del lavoro svolto dai Verdi altoatesini. La scorsa estate poi abbiamo organizzato insieme ai verdi europei il congresso internazionale a Merano sul turismo e le sue conseguenze sull’ambiente. Verdi da tutta Europa sono venuti a Merano, confermando quanto sia importante fare rete a livello internazionale quando sono in gioco i temi dell’ambiente.
Finalmente, domenica 26.11.17 una delegazione con Brigitte Foppa, Tobias Planer, Riccardo Dello Sbarba e Verena Frei si è recata nella città svedese di Karlstad, per siglare la definitiva ammissione. Subito dopo quella della Macedonia, il congresso europeo dei Verdi all’unanimità ha votato l’ammissione dei Verdi altoatesini nell’EGP. Il sì è arrivato da tutti i 99 delegati e delegate dei 39 partiti membri provenienti da 34 stati europei.
È stata posta così una pietra miliare e densa di futuro nella storia di ormai 40 anni dei Verdi dell’Alto Adige – Südtirol – una chiara identificazione col progetto dell’Europa come comunità di idee e di valori.
Karlstad, 26.11.2017
Brigitte Foppa, Tobias Planer, Riccardo Dello Sbarba, Verena Frei

L’atteggiamento ballerino della SVP sulla doppia cittadinanza è un flirt rischioso con i secessionisti.
La lettera firmata da 19 consiglieri al governo austriaco sulla doppia cittadinanza ha fatto scalpore… non tanto per i contenuti, quanto piuttosto per la strana alleanza tra l’estrema destra, parti della SVP e Paul Köllensperger.  A questa proposta i Verdi hanno sempre posto alcune questioni problematiche:

  • Chi ne avrebbe diritto? Sono i cittadini e le cittadine di lingua tedesca, o anche quelli/e di lingua ladina o italiana? Questa domanda spaccherebbe la nostra società.
  • In Austria si porrebbe invece la domanda: quali altri gruppi austriaci all’estero ne avrebbero diritto?
  • Tutto porterebbe a un effetto domino contrario agli obiettivi europei di una forte identità europea con diritti civili solidi.

I Verdi sono convinti che, in quanto territorio plurilingue, l’Alto Adige e altre regioni simili abbiano bisogno di uno status speciale per poter garantire una convivenza pacifica. E per questo riteniamo irrinunciabile rafforzare e sviluppare la cittadinanza europea . Noi Verdi continuiamo a impegnarci per una Europa multilingue e pacifica. L’Italia e l’Austria potrebbero davvero sviluppare in Alto Adige/Südtirol il modello esemplare per una nuova cittadinanza europea.
Hans Heiss
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa

Oggi i consiglieri comunali della Lega a Bolzano hanno distribuito ai passanti delle finte banconote da 1000 Euro con l’immagine dell’assessora Maria Laura Lorenzini. Questa azione  vuole portare l’attenzione (e l’odio!) della gente sull’iniziativa della giunta comunale, di abbellimento artistico delle barriere antiterrorismo .

L’azione della Lega è grave. La condanniamo profondamente perché va molto oltre il normale dibattito politico. Si usa l’immagine dell’assessora (che peraltro ha agito su incarico di tutta la giunta comunale) per infangarla e screditarla personalmente. Non è accettabile nei modi, nei toni e nelle immagini usate – modi, toni, immagini che ricadono sulla Lega stessa che se ne assume le responsabilità, verso Maria Laura Lorenzini e verso la civiltà.

Respingiamo questo modo di fare politica, portata avanti con gli insulti invece che con gli argomenti, con la denigrazione invece che con il rispetto.

22.11.2017 

Brigitte Foppa, Tobe Planer, Corinna Lorenzi, Erica Fassa, Riccardo Dello Sbarba, Hans Heiss

60 anni da Castel Firmiano: contraddizioni di una manifestazione – e cosa ci dicono per l’oggi
Il 17/11/1957 a Castel Firmiano resta una data di riferimento per l’Alto Adige. Circa 35.000 persone, donne e uomini, espressero con la loro presenza e l’accoglienza entusiasta dell’appello di Magnago „Los von Trient!“ i loro desideri di libertà: la maggior parte di loro volevano sottrarsi al controllo oppressivo di Roma e delle Regione e chiedevano autonomia. Molti speravano in un „Los von Rom!“ e nell’autodeterminazione, gruppi più piccoli intorno a Luis Amplatz erano addirittura pronti a ricorrere alle armi.
L’impressionante manifestazione di Castel Firmiano non è semplicemente espressione di una volontà popolare compatta e priva di fratture, ma vi si possono individuare diversi livelli e forti contraddizioni. Sei aspetti principali caratterizzarono l’evento:

  1. Il desiderio di liberazione dalla pressione statale prese grande forza dopo 35 anni di fascismo prima e centralismo poi.
  2. Il controllo inflessibile da parte della maggioranza DC sulla Regione con pochissime competenze per la Provincia di Bolzano svuotò le promesse d’autonomia del 1946 e 1948, tanto da rendere assolutamente adeguata la reazione „Los von Trient!“.
  3. Dietro le parole „Los von Trient!“ si celavano anche la spinta verso l’autodeterminazione e la disponibilità all’uso della violenza di una minoranza.
  4. Dal punto di vista sociale, la manifestazione fu anche un inalberarsi contro decenni di discriminazioni, fu espressione del forte sentimento di ingiustizia e di mancanza di prospettive accumulato in Alto Adige, che allora era una delle regioni più povere delle Alpi.
  5. Dal punto di vista politico, Castel Firmiano mise Roma sotto pressione e impressionò l’opinione pubblica italiana; ma costrinse anche l’Austria e il governo di Vienna a un atteggiamento più incisivo.
  6. Dal punto di vista partitico la manifestazione fu una dimostrazione di forza della nuova dirigenza SVP con il nuovo Obmann Magnago e i registi occulti Hans Dietl, Franz Widmann e altri „inarrestabili“, che nel maggio 1957 con un colpo di mano avevano preso il controllo della SVP contro la direzione di Erich Amonn, Josef Raffeiner e Toni Ebner.

Castel Firmiano fu un successo per lo più inaspettato: non solo le richieste della SVP ottennero grandissimo peso, ma allo stesso tempo per la prima volta nel dopoguerra e dopo il 1946 si espresse con grande forza il desiderio di partecipazione da parte delle cittadine e dei cittadini.
Questo intenso desiderio venne presto frenato: la SVP seppe benissimo sfruttare la pressione della base, ma preferì ridimensionare per quanto possibile la partecipazione e la volontà popolare.
La successiva soluzione della questione sudtirolese venne affidata a politici della statura di Magnago e Moro e di altri che portarono avanti l’autonomia sudtirolese singolarmente o a piccoli gruppi. La “volontà popolare” poté balenare solo per un breve momento, una larga partecipazione rimase sempre imbrigliata nei giochi di potere della dirigenza SVP.
Castel Firmiano fu un segnale importante per un cambiamento della politica altoatesina verso un’autonomia sempre più ampia. Gli sviluppi successivi alla grande manifestazione mostrano però anche il ruolo limitato della sovranità popolare in Alto Adige/Südtirol e rendono evidenti gli stretti confini della democrazia reale nella nostra provincia. Castel Firmiano rappresenta quindi anche un monito per una maggiore valorizzazione della partecipazione democratica, che dovrebbe essere qualche cosa di più di una mera stampella, pur solida, all’operare autonomo delle élites politiche.
Cons. prov. Hans Heiss, Brigitte Foppa, Riccardo Dello Sbarba
BZ, 16. 11. 2017

Mozione: Consiglio Regionale


La ferrovia della Val di Fiemme (in tedesco Fleimstalbahn) era una ferrovia a scartamento ridotto, costruita dal Genio militare austriaco all’inizio del ‘900 che congiungeva la ferrovia del Brennero da Ora a Predazzo in Val di Fiemme.
I primi progetti per una ferrovia lungo la Val di Fiemme, che ne incentivasse lo sviluppo turistico, risalgono al 1891. Solo in un secondo momento si pensò di sfruttare la ferrovia anche dal punto di vista economico, ad esempio per il trasporto del legname o dei minerali. Il progetto, però, venne accantonato a causa di divergenze sul tracciato e della mancanza di fondi.
Durante la Prima Guerra Mondiale ci si rese presto conto che le strade esistenti non sarebbero state in grado di assorbire tutto il traffico dei rifornimenti e quindi i progetti della ferrovia della Val di Fiemme tornarono attuali.
La realizzazione fu fatta a tempo di record. I lavori iniziarono nel febbraio del 1916 e già nel 1917 il primo treno poté partire. Gli addetti alla realizzazione raggiunsero punte massime di 6000 uomini: 3900 civili, 600 militari e 1500 prigionieri, prevalentemente serbi, russi e montenegrini. Molti di quei prigionieri perirono decimati da malattie e privazioni. Non mancò, soprattutto nel tratto terminale della linea, il contributo di numerose donne.
Oggi il vecchio tracciato della Ferrovia della Val di Fiemme, con i suoi tunnel, viadotti e ponti, è una popolare via ciclabile ed escursionistica, ma in pochi ne conoscono la storia e sanno del triste destino di migliaia di uomini costretti a lavorare per la sua realizzazione a ritmi forzati un uno stato disumano di prigionia.
Per la correttezza storica e il rispetto di tante persone che in questo caso hanno dato forzatamente la vita sulla nostra terra, riteniamo doveroso fare un atto di riconoscimento ufficiale e visibile a tutti e tutte, restituendo alla memoria collettiva la verità storica di quel periodo.

Tutto ciò considerato, il Consiglio regionale impegna la Giunta regionale:

  1. a intraprendere colloqui con il comprensorio circondariale dell’Oltradige/Bassa Atesina e la comunità territoriale della Val di Fiemme al fine di realizzare un progetto comune per la messa in posa di  tavole illustrative plurilingue nei punti più significativi del percorso,  che illustrino in maniera adeguata la storia della costruzione della vecchia ferrovia, rendendo onore al ricordo delle migliaia di prigionieri di guerra che loro malgrado hanno reso possibile quest’opera.

Bolzano/Trento, 21 agosto 2017
Cons. regionali
Brigitte Foppa
Hans Heiss
Riccardo Dello Sbarba


 
In occasione del 40° compleanno dell’esame di bilinguismo, il Gruppo Verde in Consiglio provinciale ha presentato questa mozione. Ci sembra paradossale che chi frequenta una scuola superiore in italiano e una università in Germania, o viceversa, ottenga automaticamente il patentino di bilinguismo, mentre sia escluso da questa opportunità chi per cinque anni frequenta con successo l’Università trilingue di Bolzano, seguendo lezioni e sostenendo esami sia in tedesco che in italiano in un ambiente totalmente plurilingue.
 

MOZIONE

L’università trilingue merita il patentino

Il 9 novembre 2017 cade il 40° compleanno dell’esame di patentino di bi- e trilinguismo. Dalla sua istituzione, questo strumento è stato più volte riformato, nella direzione dell’approccio comunicativo. Inoltre sono state aperte nuove strade per ottenere la certificazione per il bilinguismo.
Una di queste strade è la certificazione europea rilasciata da vari istituti, come il Goethe Institut o il TestDaF per il tedesco e il CELI (Università di Perugia) o il CILS (Università di Siena) per l’Italiano. Sempre più persone seguono questa strada: l’Astat ci comunica per esempio che nell’anno 2016 a fronte di 2845 persone che hanno ottenuto il patentino di bilinguismo tramite il tradizionale esame provinciale, ben 1998 persone hanno ottenuto lo stesso patentino attraverso la strada delle certificazioni europee.
Un’altra alternativa per ottenere l’attestato di bilinguismo è offerta a chi si diploma in una scuola superiore di lingua italiana e si laurea in un’università di lingua tedesca o viceversa. Paradossalmente, però, alla laurea presso l’università trilingue di Bolzano non è stata riconosciuta pari dignità e per questo non comporta automaticamente il conseguimento del patentino di bilinguismo.
La logica di questa esclusione sembra essere l’assurdo principio che frequentare due separati corsi monolingui di studio garantisca come risultato il bilinguismo, mentre frequentare una Università plurilingue per cinque anni, seguendo insegnamenti e sostenendo esami sia in italiano che in tedesco in un ambiente di studio completamente plurilingue, non garantisca lo stesso risultato. Ciò suona come una mancanza di considerazione verso il carattere trilingue della nostra università.
E’ necessario invece difendere il valore del plurilinguismo trasmesso dall’università di Bolzano, poiché esso rappresenta la sua più importante “carta di identità e di qualità”, anche nel confronto internazionale.
Il tema tra l’altro non riguarda solo l’Università di Bolzano, ma anche lo studio bilingue della Scuola Superiore di Sanità Claudiana, come pure lo studio bilingue integrato di giurisprudenza (“integriertes Diplomstudium der Rechtswissenschaften”) presso l’Università di Innsbruck.

Per questi motivi,

il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano

impegna la Giunta provinciale:

  1. A intraprendere tutti gli sforzi possibili per garantire, attraverso le necessarie modifiche normative, che il conseguimento di una laurea presso la Libera Università di Bolzano – a condizione che il percorso di studi abbia previsto un certo numero di esami sostenuti nelle diverse lingue previste dall’attestato di bilinguismo – consenta l’automatico conseguimento dell’attestato di bilinguismo corrispondente.
  2. A verificare la possibilità dell’automatico conseguimento dell’attestato di bilinguismo corrispondente anche per chi porta a termine il corso di studi della Scuola Superiore di Sanità Claudiana, come pure dello studio bilingue integrato di giurisprudenza (“integriertes Diplomstudium der Rechtswissenschaften”) presso l’Università di Innsbruck.
  3. A concordare con i vertici della Libera Università di Bolzano – e della Scuola Superiore di Sanità Claudiana, come pure dello studio integrato di giurisprudenza (“integriertes Diplomstudium der Rechtswissenschaften”) presso l’Università di Innsbruck. – misure mirate a innalzare sempre di più il livello di bilinguismo realmente ottenuto dagli/lle studenti/esse alla fine del corso di studi.

Bolzano, 9 novembre 2017
Firmato Consiglieri
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hans Heiss