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Torniamo coi piedi per terra!

Come possiamo trovare strade diverse rispetto a quella dell’eliminazione, con soluzioni adeguate che tutelino persone, attività umana, habitat, animali e piante.

In generale la biodiversità e la sua tutela vengono riconosciuti come obiettivi auspicabili da parte della politica e della società. Eppure la protezione della natura e delle specie nasconde spesso anche duri conflitti. Negli ultimi anni ne abbiamo avuto conferma in varie situazioni, soprattutto quando si tratta di grandi carnivori e tutela delle persone e delle attività umane. L’Alto Adige/Südtirol non viene risparmiato né dai dibattiti attualmente in corso a livello internazionale, né dalla presenza di grandi carnivori, come l’orso o il lupo. Un tempo questi animali, importanti per un giusto equilibrio della biodiversità, sono stati sterminati ed eliminati dal nostro territorio. Attraverso programmi di ripopolamento e non solo ora tornano anche sulle nostre montagne. Altre specie animali “pericolose” sono state salvate dall’estinzione grazie a misure di tutela e a vasti programmi di sensibilizzazione (si pensi sono ai serpenti velenosi). Accanto al messaggio positivo per la tutela delle specie esiste anche il rifiuto e a volte addirittura la rivolta contro la presenza dei grandi predatori. Sappiamo che l’accettazione di questi animali diventa sempre difficile quando l’esistenza degli allevatori e degli agricoltori di montagna e dei loro animali viene minacciata. E ogni volta si urla e si chiede di sterminarli (parole chiave: per un Sudtirolo libero dai lupi e dagli orsi).

Noi siamo convinti che questi conflitti vadano risolti non in modo totalitario, ma piuttosto con il coinvolgimento di tutta la società. Chiediamo quindi di tornare a un approccio oggettivo e concreto rispetto al problema e si affidi il problema della convivenza con i grandi carnivori a un adeguato Piano di gestione. Con questo obiettivo abbiamo presentato una mozione che verrà discussa in questa settimana di Consiglio provinciale. È necessario inoltre sostenere la protezione delle greggi, stanziare indennizzi adeguati per coloro che subiscono danni, avviare formazioni specifiche per agricoltrici e agricoltori. Per animali particolarmente problematici, l’eliminazione mirata, così come prevista dalla legge, non è un tabù.

Un’informazione equilibrata e una corretta attività di sensibilizzazione ricolloca il tema così polarizzante di lupi e orsi in quello più ampio delle specie animali e vegetali protette e a rischio di estinzione. Anche qui si deve e si può fare di più. E a questo mira la seconda mozione dei Verdi presentata questa settimana.

Niente di nuovo in Consiglio provinciale.

Il ritorno sulle Alpi dei grandi carnivori era annunciato da tempo dalla scienza e la Provincia aveva tutte le possibilità per arrivarci preparata. Il Gruppo Verde in consiglio provinciale ha proposto fin dal 2012 mozioni per l’istituzione di un “gruppo di lavoro sui grandi predatori” (nel 2012 e nel 2014) con scienziati, allevatori e sindaci e per un “Piano di gestione per i grandi predatori” (nel 2014). Ogni volta la maggioranza ha respinto queste proposte.

Ecco una sintetica cronistoria:

11 maggio 2012, Mozione 480: “Gruppo di lavoro sui grandi predatori”. 4 sì. 10 no, 6 astenuti. Respinta.

13 gennaio 2014, Mozione n. 38 “Gruppo di lavoro sui grandi predatori”. 14 sì, 14 no. Respinta.

23 ottobre 2014, Mozione n. 244: “Un piano di gestione per i grandi predatori”. 4 sì, 13 no, 9 astenuti. Respinta.

Così la Provincia è arrivata impreparata a questo appuntamento, aspettando che venisse attaccata la prima pecora per cercare di correre ai ripari, quando ormai rabbia e paura rendono più difficile una argomentazione pacata e scientifica.

Ma non è mai troppo tardi per riprendere in mano la questione offrendo soluzioni pragmatiche, rassicuranti e realistiche. Torniamo dunque a proporlo con una mozione che – non a caso – porta il titolo: “Grandi predatori: piano di gestione per la tutela dell’attività umana e delle altre specie animali”. Poiché, accanto al mantenimento della biodiversità, ci pare ora urgente porsi l’obiettivo della protezione delle greggi, del sostegno agli allevatori, della tutela dell’agricoltura di montagna. Vogliamo indicare una strada che rassicuri chi lavora in montagna e dimostri che una gestione del fenomeno è possibile nell’interesse di tutti e tutte.

Proteggere le greggi, sostenere gli allevatori e le allevatrici di montagna

Noi vogliamo tutelare le agricoltrici e gli agricoltori di montagna, senza dover sterminare il lupo una seconda volta. Sulle malghe svizzere si fa da oltre 10 anni attività di protezione delle greggi. Pastori, cani e steccati proteggono le pecore dall’attacco dei lupi. Queste pratiche ed esperienze positive si possono attuare anche in Sudtirolo e i costi devono essere coperti dalla mano pubblica.

Gli attacchi verificatisi nelle scorse settimane non devono più ripetersi. Gli allevatori hanno bisogno di ogni sostegno da parte della mano pubblica per poter portare sugli alpeggi greggi e mandrie senza troppe preoccupazioni. Da due decenni, in tutta Europa si stanno facendo ricerche per capire come pastorizia e grandi predatori possano convivere. I ricercatori hanno definito una serie di misure che nel frattempo vengono messe in pratica con successo in Germania, Austria e Svizzera.

Le greggi devono essere protette. Tutta la società è chiamata ad attuare soluzioni insieme alle agricoltrici e agli agricoltori di montagna. Pastori, cani da guardia per le greggi e steccati sono costosi e le spese necessarie devono essere coperte da finanziamenti pubblici. Le esperienze sulle malghe svizzere dimostrano che questo tipo di protezione delle greggi funziona, con soddisfazione di tutte le persone coinvolte.

Le perdite vanno risarcite subito e nel modo meno complicato possibile. Nel caso di attacchi gli esperti devono intervenire prontamente recandosi sul posto, rilevando l’entità del danno e il risarcimento deve essere erogato dall’amministrazione all’agricoltore colpito in tempi rapidi.

La formazione è necessaria e importante. Tutte le persone coinvolte, come il personale forestale, allevatori e cacciatori, devono ricevere una formazione adeguata. Solo con delle conoscenze complete si possono elaborare e attuare insieme delle soluzioni adeguate.

Monitoraggio della diffusione di lupi. Lupi e orsi devono essere monitorati costantemente con le metodologie più moderne da parte del servizio forestale. La guardia forestale in Sudtirolo è organizzata in maniera capillare e già oggi è munita di persone con esperienza in grado di garantire questo servizio.

Non spaventarsi di fronte a misure drastiche. Se tutte le misure preventive non fossero sufficienti ed esemplari problematici causassero danni, allora deve esserci la possibilità di misure drastiche come la cattura e lo spostamento se non l’abbattimento vero e proprio, messo in atto secondo le regole vigenti in modo rapido e professionale.

La rabbia degli agricoltori e delle agricoltrici di montagna è ben comprensibile, anche perché finora è completamente mancata l’istituzione di un piano di gestione dei grandi carnivori. I motivi perché questo non sia stato ancora possibile saranno probabilmente disparati, ma non riusciamo a liberarci dalla sensazione che gli sforzi degli uffici competenti vengano ostacolati su più fronti.

L’Alto Adige/Südtirol ha fino a oggi risolto problemi ben più grandi. Società, agricoltori, amministrazione e politica devono accogliere i consigli di esperti e scienza, mettere a disposizione i fondi necessari, investire in formazione ed educazione e non lasciare sole le persone in prima linea, allevatori e agricoltori di montagna.

“L’allevamento delle pecore secondo me è molto importante in Alto Adige, costituisce un fattore importante per la biodiversità sui nostri alpeggi”, così Peter Gasser, veterinario di Malles “i “pifferai”, che con i loro slogan populisti come Alto Adige libero dai lupi intontiscono l’opinione pubblica, dovrebbero sapere che nel contesto italiano e europeo questo non è possibile. Continuare a negare l’evidenza costituisce invece il vero pericolo per le nostre greggi.”

 

Sapere che cosa è a rischio.

Le generazioni di mezza età si ricorderanno dei poster esposti in tutti i luoghi immaginabili in cui era riportata una selezione di animali e piante protetti e a rischio di estinzione. Questi poster avevano per prima cosa il compito di diffondere l’immagine e il nome di questi animali e piante ma erano anche un invito a tutte e tutti a prendersene carico.

Oggi accanto ai poster esistono mezzi di comunicazione ancora migliori per diffondere e fissare il sapere e la consapevolezza nei confronti della natura, compresi esemplari di flora e fauna bisognosi di tutele particolari. In una mozione proponiamo di attivarci in questa direzione. Il nostro ricco bilancio provinciale deve essere a disposizione anche di quelle creature che devono poter continuare a far parte dell’ambiente sudtirolese.

Bolzano, 03/06/2019

 

Brigitte Foppa         Riccardo Dello Sbarba            Hanspeter Staffler          Peter Gasser

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