Home2016febbraio

Nonostante le delusioni, si è rotto il tabù. L’amore ha i suoi diritti, anche quello arcobaleno.
Ora anche il Sudtirolo adegui la propria legislazione.
UnioniOmosessualiIl testo sulle unioni civili approvato dal Senato non è quello auspicato da molte persone che per anni si sono battute per il pieno riconoscimento delle coppie omosessuali e delle famiglie arcobaleno. Comprendiamo dunque l’amarezza di molti attivisti e attiviste, che hanno visto il loro impegno umiliato dalle contese partitiche e elettorali di Movimento 5 Stelle e Pd, per poi diventare merce di scambio tra Renzi e il centro-destra.
Nonostante questo, oggi il bilancio ci sembra comunque positivo. Grazie soprattutto all’impegno dei movimenti e della società civile, l’Italia – e anche il Sudtirolo – hanno fatto un grande passo avanti nella coscienza comune. Quello che era fino a ieri un tabù, oggi è una realtà riconosciuta: che l’amore e la solidarietà tra due persone dello stesso sesso hanno la stessa natura e lo stesso valore (anche giuridico) di quello finora attribuito solo alle famiglie tradizionali. Resta irrisolta la rilevante questione dei figli e delle figlie, ma il tema è comunque posto davanti all’intera opinione pubblica e ci resterà, mentre i tribunali continueranno a dare ragione nei singoli casi.
Il testo approvato istituisce per la prima volta in Italia – e anche in Sudtirolo – l’unione civile tra persone dello stesso sesso, parificando i diritti dei partner con quelli di ogni altra famiglia. Assistenza, sanità, cura, condivisione dei beni, eredità, reversibilità della pensione: ovunque nelle leggi e nel codice civile si parla di “coniuge”, quel diritto viene esteso anche ai partner dell’unione civile. Manca il “dovere di fedeltà”, ma se si pensa che tale “dovere” è un relitto del passato, che è servito a giustificare il “delitto d’onore”, oppure il “divorzio per colpa” (soprattutto a discapito della donna, perché i tradimenti degli uomini erano considerati normali), allora ci appare positiva la strada intrapresa da un gruppo di parlamentari, cioè quella di eliminare questo “dovere” anche nel matrimonio tradizionale.
Noi Verdi attendevamo da anni che a livello statale venissero riconosciuti i diritti delle unioni tra persone dello stesso sesso. Adesso il compito che ci diamo è di trasferire – con adeguati provvedimenti – i diritti conquistati nella legislazione provinciale.
Per noi l’approvazione della legge in Parlamento non è il punto d’arrivo, ma quello di partenza di un cammino di civiltà e nuovi diritti.
Bolzano, 26.2.2016
Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba, Brigitte Foppa, Hans Heiss

I Verdi del Sudtirolo parteciperanno domani alla catena umana al Brennero.
EuropaI Verdi-Grüne-Verc fanno appello alle cittadine e ai cittadini del Sudtirolo perché, insieme alle persone che arriveranno dal Trentino e dal Tirolo, partecipino alla catena umana che, attraversando il confine del Brennero, ricucirà simbolicamente un’Europa che rischia di tornare divisa da nuovi confini.
Mettendo in discussione la libertà di movimento sancita a Schengen ed erigendo nuove barriere sui passi Brennero, Resia e Prato alla Drava, l’Europa rischia di perdere se stessa. La questione dei flussi di profughi va affrontata con una soluzione comune e non col tentativo di ogni stato di scaricare i problemi sul vicino.
L’autonomia della Provincia di Bolzano e della Regione Trentino-Alto Adige è stata pensata all’interno del cammino dell’integrazione europea. Un blocco, o peggio l’abbandono di questo progetto di pace, rappresenta una minaccia anche al futuro dell’autonomia. Il blocco dei confini a Brennero, Resia e Prato alla Drava colpiscono i rapporti tra Tirolo e Sudtirolo, ma anche Trentino, resi più facili grazie a Schengen, in modo molto più doloroso rispetto a quanto non ci si immagini a Vienna; incide pesantemente sulle relazioni tra le province e il Land, ma anche con Roma.
La questione profughi, con tutta la comprensione per la posizione austriaca, non si risolve in nessun modo con filo spinato ma con la condivisione delle responsabilità.
GrenzeL‘Alto Adige/Südtirol nel 2015 ha accolto circa 1000 richiedenti asilo, più di Slovenia e Portogallo messi insieme, ma solo un sesto rispetto al Tirolo. Solidarietà nell’Euregio significa anche maggiore responsabilità. Già ora dobbiamo prevedere una rete di centri di assistenza con sufficienti posti letto dal Brennero in giù. Il compito che ci si prospetta non è una questione di protezione civile, ma una priorità politica e sociale a lungo termine.
Non si deve chiudere gli occhi davanti a queste sfide. Non c‘è motivo di fare allarmismo. Serve maggiore attenzione e soprattutto un maggiore impegno umanitario, prendendo ad esempio la generosità e la disponibilità dimostrate in questi mesi da migliaia di cittadini e cittadine sudtirolesi che volontariamente hanno prestato soccorso alle persone in fuga che si trovavano sul nostro territorio.
Riccardo Dello Sbarba, Brigitte Foppa e Hans Heiss, consiglieri e consigliera provinciali/regionali
Florian Kronbichler, deputato Verdi-Sel al Parlamento italiano
Bolzano, 19 febbraio 2016

Un primo passo verso l’introduzione delle sanzioni.
P0044066Prima delle elezioni salta regolarmente agli occhi in modo molto spiacevole la propaganda elettorale da parte di associazioni e unioni all’interno dei loro bollettini a favore di singoli candidati o di partiti. Non per nulla arrivano sempre ai partiti di opposizione delle segnalazioni di protesta per questa abitudine percepita come scorretta. La fiducia nel rispetto delle regole viene poi lesa sensibilmente quando associazioni e unioni finanziate dalla mano pubblica poco prima delle elezioni, o anche prima delle consultazioni popolari (siamo curiosi di vedere quanto correttamente ci si comporterà in occasione delle consultazioni su “Benko” e sull’aeroporto!) prendono prendono posizione a favore dell’una o dell’altra opzione.
Oggi la prima Commissione legislativa del Consiglio regionale ha trattato il nostro disegno di legge con il quale si propone di inserire delle sanzioni nella legge che già vieta la propaganda elettorale da parte di associazioni e unioni: coloro che, nonostante il divieto in vigore, nei 60 giorni prima delle elezioni reclamizzano singoli candidati o partiti, dall’anno successivo perderanno il diritto ai contributi pubblici. Questo modello viene già applicato efficacemente per le associazioni turistiche.
Il disegno di legge ha inaspettatamente superato il primo scoglio della commissione, dove per 6 a 4 si è deciso di passare alla discussione degli articoli. La maggioranza dei consiglieri (Verdi, PD, Patt, Freiheitliche, Alto Adige nel Cuore u.a.) ha condiviso la problematicità della questione.
In conclusione, la prima firmataria Brigitte Foppa ha chiesto la trattazione nella prossima seduta di marzo per chiarire meglio alcuni dettagli.
Potrebbe davvero succedere che prima o poi si arrivi a un vero miglioramento della par-condicio pre-elettorale.
Consigliera/i regionali
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hans Heiss

Garantire la libertà di movimento e le strette relazioni tra Tirolo e Alto Adige/Südtirol; il prevedibile aumento dei profughi ha bisogno di nuovi standard qualitativi per l’accoglienza.

Grenzstein BrennerLa paventata gestione del confine del Brennero più rigida è un grave contraccolpo, sia per quanto riguarda una accoglienza umana dei profughi, sia in considerazione della libertà di movimento attraverso i passi Brennero, Resia e Prato alla Drava ottenuta dal 1998.
I governatori che oggi si incontrano hanno il compito di sottolineare con enfasi i seguenti fatti:

  • La questione profughi, con tutta la comprensione per la situazione austriaca, non si risolve in nessun modo con filo spinato e muri – una soluzione europea deve puntare alla distribuzione del peso e delle responsabilità e non alla chiusura dei confini.
  • Il blocco dei confini a Brennero, Resia e Prato alla Drava colpiscono i rapporti tra Tirolo e Sudtirolo, ma anche Trentino, resi più facili grazie a Schengen, in modo molto più doloroso rispetto a quanto non ci si immagini a Vienna; incide pesantemente sulle relazioni tra le province e il Land, ma anche con Roma. Cittadine, cittadini e rappresentanti politici stanno vivendo l‘irrigidimento della gestione dei confini come un vero e proprio affronto.
  • L’Italia, con l’aiuto dell‘Europa deve cercare delle soluzioni che limitino i movimenti dei profughi verso nord, offrendo maggiori prospettive e spingendo per una soluzione a livello europeo.

 

  • L‘Alto Adige/Südtirol nel 2015 ha accolto ca. 1000 richiedenti asilo, più di Slovenia e Portogallo messi insieme, ma solo un sesto rispetto al Tirolo. Solidarietà nell’Euregio significa anche maggiore responsabilità, la quale sembra ormai ineluttabile con la paventata nuova gestione dei confini. Già ora dobbiamo prevedere una rete di centri di assistenza con sufficienti posti letto dal Brennero in giù. Qui deve intervenire la Provincia in funzione sussidiaria per lo Stato.
  • La Provincia di Bolzano dovrebbe considerare l’opportunità di istituire la figura di una coordinatrice o di un coordinatore dell’accoglienza profughi. Questa personalità dovrebbe dedicarsi esclusivamente alle questioni dedicate ai profughi e richiedenti asilo: logistica, necessità di alloggi, corsi di lingua e offerte di impiego. Il compito che ci si prospetta non è una questione di protezione civile, ma una priorità politica e sociale a lungo termine.

Chiudere gli occhi davanti a queste sfide non è futuribile. Per la nostra Provincia non c‘è motivo di allarmismo, ma di una maggiore attenzione, abilità di contrattazione e gestione più efficiente. Soprattutto però di apertura all’impegno umanitario a cui i cittadini e le cittadine sudtirolesi sono sicuramente molto più pronti rispetto a tanti rappresentanti politici.
Hans Heiss
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Bozen, 15. febbraio 2016

Brennerbahn

Brennerbahn


Dopo le dichiarazioni del governo austriaco e della polizia tirolese sarà difficile evitare un nuovo regime di gestione al confine del Brennero, che prevederà probabilmente sistemi di controllo e di sbarramento. Con tutta la comprensione per il desiderio da parte dell’Austria di ridurre il numero dei profughi, scaricare in questo modo il problema sugli stati confinanti non è né condivisibile né di grande lungimiranza – una soluzione europea deve puntare alla distribuzione del peso e delle responsabilità e non alla chiusura dei confini.
In più la chiusura del confine al Brennero danneggia gli stretti rapporti tra Tirolo e Alto Adige/Südtirol, resi molto più facili con l’accordo di Schengen.
Ad ogni modo, i seguenti provvedimenti sono irrinunciabili:

  • Da parte italiana è necessario provvedere alla distribuzione e all’assistenza dei profughi molto prima del confine, invece di lasciare che si arenino tutti al Brennero: no ai cosiddetti „hotspots“ al Brennero! Rischierebbero peraltro di diventare degli inospitali “coldspots” viste le condizioni fredde e precarie, sia dal punto di vista climatico che umanitario.
  • Se da parte dell’Austria verranno realizzate delle strutture di controllo, le possiamo accettare solo in un’ottica strettamente umanitaria.
  • Da parte dell’Alto Adige/Südtirol è ancora più importante rafforzare l’attuale assistenza diurna e prevedere delle possibilità di alloggio. L’offerta si limita oggi a uno standard minimo e abbandona molti profughi nella completa incertezza anche a causa della mancanza di informazioni.
  • Già ora dobbiamo prevedere una rete di centri di assistenza con sufficienti posti letto dal Brennero in giù. Qui deve intervenire la Provincia in funzione sussidiaria per lo Stato.

L’Alto Adige/Südtirol, che finora ospita un numero piuttosto gestibile di profughi (1000), nel 2016 dovrà sostenere sfide ben più grandi, ma di certo ben lontane da quelle sostenute dal Land Tirol che attualmente fa fronte ad altre cifre, ospitando a oggi 6000 richiedenti asilo. Per la nostra Provincia non c‘è motivo di allarmismo, ma di una maggiore attenzione, abilità di contrattazione e gestione più efficiente. Soprattutto però di apertura all’impegno umanitario a cui i cittadini e le cittadine sudtirolesi sono sicuramente pronti.
P.S. Una conseguenza dei maggiori controlli sarebbe che il traffico di transito, aumentato nell‘ultimo anno del 4% superando i 2 milioni di mezzi, potrebbe spostarsi verso ovest su altre tratte. Mentre la politica sta ad osservare i flussi migratori con gli occhi di Argo, accetta con rassegnazione i “flussi” del traffico di transito con le sue enormi emissioni inquinanti. Magari per questi fosse possibile, cosa molto utile in quest’altro contesto, ottenere finalmente uno „spostamento“!
Hans Heiss
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Bolzano, 8 febbraio 2016

footprintSenza voti contrari il 3 febbraio 2016 è stata approvata dal Consiglio provinciale la mozione verde per dotare l’Alto Adige/Südtirol di un sistema adeguato alla nostra realtà per il calcolo dell’impronta ecologica, non solo per le singole persone, ma soprattutto per aziende, organizzazioni e amministrazioni pubbliche. Un piccolo passo con un grande significato simbolico ed educativo per continuare nel cammino verso la sensibilizzazione per pratiche e comportamenti ecocompatibili e climasostenibili. Anche l’amministrazione provinciale potrà sottomettersi al calcolo e renderlo noto.
La parte deliberativa di questa mozione è stata così sostituita: “L‘agenzia provinciale per l‘ambiente viene incaricata di analizzare già esistenti strumenti di calcolo per l‘impronta ecologica e la loro adattabilità alla provincia di Bolzano. Valuterà poi se sia possibile un collegamento con i label „Klimafactory“ e „Comune amico del clima“. Tale strumento sarà accessibile online e messo a disposizione di aziende, organizzazioni, Comuni e amministrazione provinciale.”