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depositphotos_7096965-Happy-Family-Icon-Sign-SymbolOrdine del giorno al DdLp nr. 157/12, “Sviluppo e sostegno della famiglia in Alto Adige”

Fare figli significa assumersi una responsabilità verso il futuro e non deve significare rischiare la povertà per chi lo sceglie.

Nel 2008 in provincia di Bolzano il 17,9% delle famiglie è risultata esposta al rischio di povertà. Si tratta di 36.000 famiglie. Se non ci fossero le prestazioni e le pensioni sociali, le famiglie a rischio povertà sarebbero salite a oltre 50.000, pari al 27,4% del totale. E dal 2008 ad oggi la situazione non è certamente migliorata, anzi è peggiorata.

E’ interesse pubblico collettivo che la società faccia spazio a nuove generazioni che possano crescere con serenità. Il sostegno delle persone che scelgono dei avere dei figli non può essere più affidato all’impegno privato delle famiglie – che diventano sempre più piccole e spesso fragili – ma è un compito di cui deve farsi carico l’ente pubblico.

Il sostegno è fondamentale soprattutto nel periodo iniziale da zero a tre anni, prima dell’obbligo scolastico. Per rendere effettiva la libertà di scelta tra cura a casa e strutture, e sostenere la conciliabilità tra famiglia e lavoro dei genitori, occorre agire su entrambi i lati:

  • Aumentare decisamente l’assegno famigliare provinciale, oggi fermo a 100 euro al mese, assolutamente insufficiente;
  • Garantire adeguate strutture. L’investimento in strutture – secondo i dati ufficiali dell’assessorato competente – copre è appena il 2,5% dell’investimento totale nelle prestazioni rivolte alla famiglia. Secondo l’Astat ancora nel 2011, di fronte a circa 2000 bambini assistiti in asili nido pubblici, microstrutture e Tagesmutter, vi erano ancora 1082 bambini nelle liste d’attesa, tre quarti dei quali in lista di attesa per un posto nell’asilo nido, un quanto nelle microstrutture e nessuno per il servizio Tagesmutter. Ma oltre a questo è possibile che vi sia una domanda più ampia, che non si esprime nelle domande di ammissione, poiché le famiglie vengono scoraggiate conoscendo in anticipo la carenza di posti.
  • Sostenere i comuni nel realizzare le diverse tipologie si struttura di assistenza alla prima infanzia, fornendo da parte della Provincia un finanziamento adeguato a ogni tipo di struttura.

Parti importanti del presente Disegno di Legge provinciale nr. 157/12 sono rimandate a provvedimenti di attuazione affidati alla Giunta provinciale. Con questo Ordine del giorno si intende dare alla Giunta indicazioni sull’attuazione del presente disegno di legge.

Il Consiglio Provinciale impegna la Giunta provinciale,

nell’attuare il presente disegno di legge e redigere le diverse norme di attuazione,

  1. A raddoppiare entro il 2014 l’entità dell’assegno famigliare provinciale;
  2. A compiere entro il 2013 un’indagine approfondita per rilevare il fabbisogno delle diverse tipologie di strutture di assistenza alla prima infanzia nella nostra provincia e a prendere i provvedimenti necessari per rispondere pienamente a questo fabbisogno entro il 2015, eliminando completamente le liste d’attesa nelle varie tipologie di struttura.
  3. A definire un sistema di finanziamento delle diverse strutture di assistenza alla prima infanzia che sia adeguato alle caratteristiche e ai tipi di costi che ciascuna tipologia di struttura deve affrontare.

Firmato consiglieri provinciali

Riccardo Dello Sbarba
Hans Heiss

Bolzano, 9 aprile 2013

 

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Dopo Malles, anche il comune di Tubre in Val Monastero si è espresso con un referendum sulla costruzione di una centrale idroelettrica sul Rio Ram. Il risultato non poteva essere più risicato: 51,43% a favore e 48,2% contro, rappresentano praticamente un pari. L’alta partecipazione del ca. 50% degli aventi diritto rappresenta ad ogni modo un’ulteriore vittoria della democrazia diretta.

Va soprattutto ringraziato l’impegno e la caparbietà degli ambientalisti, che, nonostante il voto anticipato per il sì a Malles pochi mesi fa, hanno combattuto fino all’ultimo per proteggere uno dei pochi corsi d’acqua dell’arco alpino rimasto ancora in condizioni naturali. In queste condizioni, che comunque il 48,2% della popolazione di Tubre abbia votato per la tutela del Rio Ram, in un comune che potrebbe beneficiare molto dal suo sfruttamento, mostra la maturità e l’affetto di molti cittadini per il proprio torrente.

 A loro e agli ambientalisti, soprattutto all’Associazione tutela ambiente Val Venosta, va il ringraziamento di tutta la provincia, poiché a Tubre, nonostante la sconfitta, è stata data una bella lezione a chi predica la necessità di uno sfruttamento senza limiti delle acque.

 Il vero problema è che la Provincia non dispone ancora di un piano di tutela delle acque degno di questo nome e di un piano che preveda i luoghi e le aree in cui si possono o meno realizzare ulteriori centrali idroelettriche. Così tutto rimane sotto la responsabilità dei singoli comuni con il rischio che si scateni la “corsa all’oro bianco”.

 ADESSO:

  • I Comuni di Malles e di Tubre dovrebbero prendere in considerazione, oltre ai loro progetti energetici, anche l’opzione di sospendere ogni decisione, poiché – come conseguenza dello scandalo SEL – le carte verranno certamente rimescolate a favore dei comuni nella partita dell’energia.
  • Inoltre, la Provincia deve riscrivere ex novo un serio Piano per la tutela delle acque e definire un piano di distribuzione delle centrali idroelettriche. Fino ad allora è assolutamente necessario decidere una moratoria, fermando la realizzazione di nuovi impianti.

 

Bolzano, 8 aprile 2013

Riccardo Dello Sbarba
Hans Heiss

 

 

Grosswasserkonzeptionen

MOZIONE

Con l’art. 37 del “Decreto Monti” (DL 22 giugno 2012, n. 83) il Governo italiano ha modificato la disciplina delle gare per le concessioni di grandi derivazioni per uso idroelettrico. In particolare, il comma 2 prevede che le gare siano indette cinque anni prima della data di scadenza e che “per le concessioni in scadenza entro il 31 dicembre 2017, per le quali non è tecnicamente applicabile il periodo di cinque anni”, tali concessioni siano di fatto prorogate fino al 31 dicembre 2017.

Il 7 dicembre 2012, con mozione 444/12, il Consiglio provinciale ha impegnato la Giunta provinciale a “non varare nuove disposizioni legislative sull’aggiudicazione delle concessioni idriche, ma di (…) sfruttare la finestra temporale concessa dal Governo prolungando (…) le concessioni di grandi derivazioni.”

Il 13 dicembre 2012, con l’art. 38 della legge finanziaria, il Consiglio provinciale ha abrogato l’art. 19 della legge provinciale 20 luglio 2006 n. 7, cioè la norma provinciale che regolava le gare per le grandi concessioni idroelettriche.

In questo modo, sulle grandi concessioni idroelettriche si è creato un vuoto di legislazione provinciale e trova applicazione unicamente il “Decreto Monti”. Risultano così prorogate fino al 31 dicembre 2017 le concessioni delle centrali Hydros di Brunico (scadenza 05.03.2014, proroga di 45 mesi), Vizze (scadenza 17.11.2016, proroga di 14 mesi) e Marlengo (scadenza 18.11.2016, proroga di 14 mesi).

La proroga delle concessioni di queste tre centrali Hydros fino al 2017 comporta una doppia perdita per i Comuni e le loro società pubbliche:

1° UNA POSSIBILE PERDITA IN TERMINI DI ENERGIA: le società pubbliche comunali, esistenti o in via di costituzione proprio in vista delle gare, perderanno l’opportunità di concorrere per le concessioni delle 3 centrali Hydros. Basti pensare che nel caso di Brunico, l’Azienda Pubbliservizi aveva già presentato già due progetti, poi archiviati dalla Provincia poiché la gara non è mai stata indetta ai termini di legge. Per la centrale Hydros di Brunico, la proroga di 45 mesi equivale ad una produzione stimata di oltre 580.000 Mwh. Per la centrale di Marlengo di oltre 280.000 MWh. Per la centrale di Vizze di quasi 100.000 MWh. Questa energia continuerà ad essere sfruttata dal vecchio concessionario Hydros. Oltretutto, per effetto del contratto SEL-EDISON, fino al 31.12.2015 le centrali di Brunico e Vizze cederanno il 100% dell’energia prodotta a Edison e nulla a SEL. E’ chiaro l’enorme vantaggio che Edison avrà dalle proroghe delle vecchie concessioni. Il caso più eclatante è quello di Brunico: se la concessione verrà prorogata fino al 2017, per effetto il contratto SEL/Edison, il 68% dell’energia, e dei profitti, della centrale andranno a Edison e solo il 32% a SEL.

2° UNA PERDITA CERTA IN TERMINI DI INVESTIMENTI AMBIENTALI: Con la proroga delle concessioni di Brunico, Vizze e Marlengo– erogate secondo la vecchia disciplina che non prevedeva investimenti ambientali – i Comuni rivieraschi subiscono infatti una perdita stimabile attorno ai 3 milioni all’anno di fondi per investimenti ambientali non erogati, per una somma complessiva fino a fine 2017 stimabile – sulla base delle cifre stanziate per le concessioni già andate in gara – in almeno 6 milioni di euro (Brunico oltre 3,5 milioni, Vizze quasi un milione, Marlengo almeno 1,4 milioni).

Queste due perdite – la prima possibile, la seconda, in investimenti ambientali, certa – vengono subite dai comuni senza che essi ne abbiano alcuna responsabilità, poiché la via delle proroghe tramite il Decreto Monti è stata imboccata dalla Provincia per cercare di far fronte allo “scandalo SEL” e alle sue possibili conseguenze.

Ciò premesso,

il Consiglio provinciale impegna la Giunta provinciale

1. A riconoscere che i Comuni rivieraschi delle centrali oggetto di possibile proroga subirebbero un danno economico ingiusto;

2. Ad assicurare che la procedura di aggiudicazione della concessione delle centrali in scadenza entro il 2017 venga avviata il più presto possibile con procedure corrette e trasparenti;

3. A trovare le soluzioni più adatte perché i Comuni rivieraschi vengano comunque compensati per la mancata erogazione dei fondi per gli investimenti ambientali per tutto il periodo dell’eventuale proroga delle concessioni;

4. A prendere subito contatto con i Comuni interessati, aprendo con loro un tavolo di confronto per trovare una soluzione condivisa.

Firmato Consiglieri Provinciali

Riccardo Dello Sbarba
Hans Heiss

Bolzano, 8 aprile 2013

 

Nel ritiro di Richard Theiner si ritrovano tutte le ombre dell’ultima era Durnwalder: l’uscita di Theiner dalle primarie Svp non è solo la conseguenza di una schermaglia tra lui e lo sfidante Arno Kompatscher. È soprattutto il risultato dei continui conflitti in Giunta e del dominio assoluto di Durnwalder. A subire le conseguenze di questo stile di governo e dell’indebolimento del futuro presidente della giunta, chiunque esso sia, non è solo l’SVP, ma tutta la provincia.

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  • Il post su Facebook di Arno Kompatscher, sicuramente irriverente, è stato solo l’ultima “goccia” per la decisione di Theiner. Già molti osservatori hanno notato che Theiner aveva presentato la propria candidatura in ritardo, in modo esitante e timoroso. E ora si ritira, con grande nervosismo. Theiner ha la stoffa del mediatore, del tessitore di reti con un buon potenziale per le riforme, ma mirare alla guida della provincia è stato fare il passo più lungo della gamba, come lui stesso sa bene.
  • Il ritiro non è però solo espressione di una personalità timida e troppo cauta, ma anche il risultato di anni di dominio e pressione da parte del Presidente della Provincia. Per più di vent’anni, Durnwalder ha disciplinato e punito pressoché tutti i propri assessori e i possibili successori. Lo possono ben testimoniare Achmüller e Saurer, così come Hans Berger e Alois Kofler da tempo scomparso dalla scena. Tra le poche eccezioni possiamo citare Remo Ferretti, da poco deceduto, il quale godeva del pieno rispetto di Durnwalder. L’autoesclusione di Theiner, a causa della sua posizione sulla politica energetica, è sicuramente l’ultimo di una serie di contrasti con Durnwalder. Come Arnold Schuler dopo la mancata nomina ad assessore, così ora anche Theiner ha tirato le somme. Molto meglio sarebbe stato affrontare prima di petto le divergenze con Durnwalder, per la necessaria (e già molto in ritardo!) democratizzazione del Sudtirolo, per una politica più pulita, trasparente e libera da clientelismi. Il chiarimento senza riserve dello scandalo SEL, promesso da Theiner, non è mai avvenuto, né all’interno del partito, né del governo, ma è stato lasciato alla giustizia, ai media e non da ultimo all’opposizione – ai Verdi prima di tutti.

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  • Il candidato Kompatscher ha ora il compito di avviare una nuova politica. Non ha commesso “parricidio”, né ha gettato fango contro Theiner, come questi sostiene, ma ha semplicemente lasciato cadere una considerazione irriverente, tutt’al più inopportuna, nell’ambito di una competizione fino a oggi piuttosto mite. Sempre che riesca a farsi eleggere all’interno del partito e alle elezioni provinciali, il suo compito sarà quello di cambiare lo stile di governo, spingere per più democrazia, lavoro di gruppo, trasparenza nelle decisioni, maggiore giustizia e meno supporto a cordate e lobbie. Dovrà anche prendere con forza le distanze dallo stile di guida e dalla politica del suo predecessore, con un giudizio deciso sui punti di forza e di debolezza dell’era Durnwalder. A questo proposito un esempio di rilievo: Angela Merkel in Germania è riuscita a diventare la figura di riferimento del suo paese solo dopo una tagliente critica al “patriarca” Kohl e alle sue pratiche. Un tale processo di demarcazione da Durnwalder e dal suo stile politico non è solo necessario per la personalità di Kompatscher, per la sua credibilità e per il bene del suo partito, ma per tutta la provincia. La collaborazione con il presidente della SVP è altrettanto necessaria, così come quella con le altre forze politiche, anche di quelle libere da populismi e orientate a un’opposizione basata sui fatti concreti.

Bolzano, 3 aprile 2013

Hans Heiss
Riccardo dello Sbarba