È arrivato l’Equal Pay Day. Non c’è motivo di festeggiare. L’Equal Pay Day rappresenta il giorno fino al quale le donne devono lavorare per guadagnare quanto gli uomini hanno già percepito nell’intero anno precedente.
Mentre Luisa lavora al 50% e, oltre al suo lavoro, si occupa a casa dei suoi due figli e dei suoceri malati, suo marito Stefan lavora al 100% (facendo anche straordinari più volte alla settimana per avanzare di carriera). Stefan non solo guadagna molto più di Luisa, ma svolge anche molte meno attività di cura non retribuite. I figli vengono accuditi soprattutto da Luisa e dai suoi genitori. Anche la cura dei genitori di Stefan è gestita, oltre che dalla badante, principalmente da Luisa.
“Per noi è importante sottolineare che questo sistema crea problemi di cui soffriamo tutte e tutti. Donne e uomini vengono costretti in rigidi ruoli dai quali è difficile uscire e che spesso non scelgono consapevolmente. Semplicemente ‘accadono’ nel corso della vita”, riassumono i consiglieri provinciali Verdi Brigitte Foppa, Madeleine Rohrer e Zeno Oberkofler. “Alla fine della vita, però, il conto in banca delle donne appare molto più magro. E il lavoro di cura non viene riconosciuto al momento della pensione”.
Cosa si può fare? Primo: informare. Anche solo prendere decisioni più consapevoli aiuta. Molte situazioni che, in ultima analisi, portano alla povertà nella vecchiaia non sono infatti frutto di scelte deliberate. Questo deve cambiare: tutte e tutti dobbiamo imparare a parlare di più dei nostri progetti di vita e di come li immaginiamo.
Affinché le future Luisa e Stefan possano entrambi lavorare al 75% e condividere la gestione della loro vita al di fuori del lavoro… e affinché l’Equal Pay Day del 2027 cada magari qualche giorno prima.
Cons. prov.
Brigitte Foppa
Madeleine Rohrer
Zeno Oberkofler