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L’estate 2019 sta volgendo al termine, picchi di caldo ed eventi climatici “eccezionali” hanno colpito in questi ultimi mesi l’intera provincia, la Foresta amazzonica, il polmone del pianeta, sta bruciando, i grandi della terra continuano a parlare senza far seguire fatti concreti e i/le giovani continuano instancabili a rivendicare il loro diritto ad avere un futuro. Cosa stiamo aspettando per dichiarare l’emergenza climatica?

Il Gruppo Verde in Consiglio provinciale prova di nuovo a scuotere la Giunta provinciale e, dopo averci provato invano in concomitanza con l’assestamento di bilancio in luglio, ha deciso di anticipare per la seduta di settembre la mozione “Emergenza climatica: non c’è tempo da perdere”. “Lo abbiamo comunicato ieri alla seduta delle/dei capigruppo – dichiara Brigitte Foppa – non c’è tempo da perdere, ce lo chiedono i giovani di tutto il mondo e la politica deve fare la sua parte attivandosi a ogni livello”.

Il Sudtirolo, nel suo piccolo deve dare un segnale, seguendo l’esempio del Vorarlberg, primo Land austriaco ad aver dichiarato l’emergenza climatica. Il governo francese ha dichiarato l’emergenza climatica ancora all’inizio dell’estate, in Italia sono ormai diverse le amministrazioni comunali ad averlo fatto (Varese, Torino, Siracusa, Lucca, Napoli, Milano, Acri) e in Alto Adige il primo comune è stato quello di Vipiteno. A Bolzano l’iter è stato avviato a fine luglio con l’approvazione da parte della Giunta comunale. “Dobbiamo porre un freno al cambiamento climatico entro il 2030, lo dobbiamo alle generazioni future” così Riccardo Dello Sbarba.

L’Alto Adige/Südtirol ha elaborato già nel 2011 il suo Piano clima 2050, ma allo stato dei fatti si sta rivelando troppo poco ambizioso e troppo poco concreto. È necessario provvedere almeno all’adeguamento del piano a quelli che sono gli obiettivi dell’accordo di Parigi e alla definizione di un nuovo pacchetto di misure per ridurre il consumo di energia, la produzione di rifiuti e per rafforzare la mobilità sostenibile. “È ora che alle parole seguano fatti concreti contro il cambiamento climatico” – commenta Hanspeter Staffler.

La tanto decantata sensibilità nei confronti dell’ambiente e per la lotta ai cambiamenti climatici della SVP avrà modo di essere messa alla prova nella seduta di Consiglio dal 10 al 13 settembre. Staremo a vedere. Noi non molliamo!

Bolzano, 27/08/2019

Consiglieri provinciali
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler
Riccardo Dello Sbarba

INTERROGAZIONE.

Da tanti anni la popolazione di Bronzolo chiede una circonvallazione in galleria che tolga il traffico dal paese. L’opera è diventata più necessaria ancora dopo la realizzazione dei tunnel di circonvallazione tra Bolzano e Laives e soprattutto verso sud a Ora, la cui conseguenza è un notevole aumento del traffico, anche pesante, sulla statale preferita da molti all’autostrada perché veloce e gratuita.

Ciò dimostra che è vero il principio per cui nuova strada chiama nuovo traffico: la soluzione migliore sarebbe stata quella di misure di limitazione del traffico, per esempio il divieto del traffico pesante sulla statale. Le varie giunte provinciali però hanno progettato per la Bassa Atesina un sistema di varianti e circonvallazioni per “fluidificare” il traffico e portarlo fuori dai paesi, realizzando in sostanza una sorta di superstrada da Bolzano verso sud. La popolazione di Bronzolo, dunque, ha visto costruire le varie circonvallazioni a nord e soprattutto a sud del paese, ma per Bronzolo l’opera non è stata realizzata e il traffico passa ancora dal vecchio tracciato, continua a dividere il paese, inquinare e assordare.

Attualmente infatti nel territorio del comune di Bronzolo, nell’area attraversata dalla statale, soprattutto di notte vengono regolarmente superati i limiti massimi accettabili per il rumore e ciò sta in contraddizione con l’impegno della Provincia a tutelare la salute come dichiarato nel piano di azione per il risanamento acustico (delibera n. 1395 del 18 dicembre 2018).

Un anno fa furono raccolte quasi 500 firme per chiedere la variante in galleria anche per Bronzolo, chiedendo dunque alla Provincia di completare il suo stesso progetto e mantenere le promesse.

Per questo motivo, a giugno la popolazione di Bronzolo e la stessa amministrazione comunale si sono stupiti e poi sono stati delusi dallo scoprire che l’urgenza dell’opera è stata declassificata con la conseguenza che i tempi di realizzazione sono spostati a dopo il 2024, senza nemmeno avere certezze su che cosa si intende con la dizione: “appalto presumibile a partire dal 2024”.

È quanto la giunta provinciale ha deciso l’11 giugno 2019 con la delibera n. 472, che contiene l’ordine di priorità delle opere stradali e il loro finanziamento nel quadriennio 2019-2013. La “Variante Bronzolo-Laives” è l’opera n. 120 e classificata come “D2” nell’ordine delle priorità, che significa nel gruppo delle ultime da realizzare, senza tempi precisi e oltre il quadriennio di programmazione degli interventi. Per Bronzolo è come un “arrivederci a mai”.

In questo caso si può parlare tra l’altro di “de-classificazione”, poiché poco più di un anno prima, nella delibera precedente n. 170 del 27 febbraio 2018, la stessa giunta provinciale aveva invece portato l’opera a “priorità A2”, cioè in cima alla lista, tra quelle opere il cui appalto doveva partire nell’anno 2019.

Non solo: nello stesso “DEF” (documento di economia e finanza) della Provincia, approvato con delibera 522 del 25 giugno 2019, (quindi solo 14 giorni dopo la delibera 472 di “de-classificazione”!) alle pagine 284 e 285 l’opera veniva ancora menzionata tra i progetti rilevanti del periodo 2019-2023 ma dal testo non è così chiaro se si intende la sua realizzazione, oppure la semplice progettazione. Sembra che DEF e delibera siano state scritte a distanza di 14 giorni l’una dall’altro da due mani, da due assessori, da due giunte diverse! Qui le cose vanno chiarite.

Un’altra cosa da chiarire sono gli espropri dei terreni necessari all’opera. Ci risulta che il decreto di esproprio sia dell’ottobre 2018 e che il 70% degli espropri sia già stato pagato. La cosa non è di poco conto, poiché ci risulta anche che una volta pagato il 70% degli espropri, la normativa vigente prevede che il cantiere debba essere aperto entro massimo 36 mesi.

Per questo motivo si chiede alla Giunta provinciale:

  1. Che significato ha la citazione della circonvallazione di Bronzolo alle pagine 284 e 285 del DEF: si intende che l’opera deve essere realizzata nel periodo 2019-2023, oppure che cosa?
  2. Comunque sia: la classificazione dell’opera come “D2” fatta nella delibera 472/2019 è la decisione che fa testo? Se sì, quali sono le ragioni per cui un’opera classificata “A2” nel 2018 viene declassificata a “D2” nel 2019? Si richiede una esauriente spiegazione di tutti i motivi di questa riduzione drastica del grado di urgenza e dell’arretramento nel crono programma di lavori.
  3. È vero che il decreto di esproprio dei terreni è stato emanato nell’ottobre 2018?
  4. È vero che almeno il 70% degli espropri è stato già pagato? E in quali date esattamente è avvenuto ciò?
  5. È vero che la normativa vigente prevede che se sono stati liquidati il 70% degli espropri, la realizzazione dell’opera deve cominciare entro 36 mesi?
  6. Se sono vere le affermazioni fatte nelle tre domande precedenti, la Provincia non dovrebbe avviare il cantiere nel 2021 o nel 2022? Prevedere l’appalto a dopo il 2024 non viola la normativa?
  7. Intende la giunta provinciale rivedere la classificazione D2 assegnata all’opera e prevedere tempi più rapidi per appalto e lavori?
  8. È al corrente la Provincia che attualmente a Bronzolo, nell’area attraversata dalla statale, di notte vengono regolarmente superati i limiti massimi accettabili per il rumore?
  9. Gli uffici provinciali competenti hanno eseguito rilievi sul rumore causato dalla statale 12 nel comune di Bronzolo? Quando sono stati fatti i rilievi più recenti e con quali risultati? Se non sono stati eseguiti in zona rilievi sul rumore negli ultimi due anni, intende la Giunta dare mandato agli uffici competenti di eseguirli, per poi comunicare i risultati al comune e alla popolazione?
  10. Poiché la Provincia nel piano di azione per il risanamento acustico (delibera n. 1395 del 18 dicembre 2018) ha preso il solenne impegno di tutelare la salute della popolazione, intende la giunta provinciale decidere misure che liberino in tempi brevi il paese dal traffico di transito e dal rumore da esso causato (come il divieto ai camion in transito di utilizzare la statale, o divieti almeno notturni o per fasce orarie, o altro)? Se sì, quali misure e in quali tempi? Se no, perché?

Bolzano, 8 agosto 2019

Cons. prov.

Riccardo Dello Sbarba

Brigitte Foppa

Hanspeter Staffler

INTERROGAZIONE.

Nel bando di gara sul fallimento della ex Solland Silicon Srl di Sinigo è scritto che chi acquista l’area e gli immobili si obbliga a risanarla in modo che “almeno il 70%” di essa “sia restituito al pieno utilizzo produttivo”, mentre “il restante 30% sarà destinato al deposito e alla messa in sicurezza del terreno inquinato del sito”. La vicenda viene attentamente seguita dall’intera comunità di Sinigo giustamente preoccupata che l’area non si trasformi in una discarica, ma invece venga al meglio risanata e riutilizzata per offrire buoni nuovi posti di lavoro e un’ottima qualità ambientale. In particolare, non piace alla popolazione quel 30% di area destinata alla “messa in sicurezza” di materiale inquinato e preoccupa che un’area dove già è stato depositato un simile materiale possa poi essere utilizzata per ospitare depositi o discariche o impianti di trattamento di sostanze pericolose o inquinanti da trattare o da smaltire. Anche sul resto dell’area non sarebbe certo positivo che si insediassero attività simile, avendo la popolazione già convissuto per troppo tempo con lavorazioni e impianti sottoposti alla “Direttiva Seveso” inerente i rischi derivanti dal trattamento di sostanze pericolose.

Per questo motivo si chiede alla Giunta provinciale:

  1. Perché i materiali inquinati destinati al 30% dell’area non vengono trasferiti altrove, per essere opportunamente trattati, in modo da risanare non il 70%, ma il 100% dell’area?
  2. Quanto misurano in metri quadri quel 70% e quel 30% dell’area della ex Solland?
  3. L’espressione “almeno il 70%” significa che potrebbe essere più ampia l’area restituita al pieno uso produttivo, e più ridotta l’area destinata a deposito di materiale inquinato? Ci sono stime su queste possibili variazioni che consentirebbero un migliore recupero dell’aera?
  4. Quali materiali verranno “messi in sicurezza” nel 30% dell’area ad essi destinato?
  5. Ci sarà un pre-trattamento di questo materiale? Se sì, quale? In particolare, al momento del deposito il materiale sarà reso inerte, oppure continuerà nel tempo a subire processi di trasformazione?
  6. Al momento del deposito, quale sarà la composizione del materiale?
  7. Cosa significa concretamente “deposito e messa in sicurezza”? Come avverrà tutto ciò, quali sono le garanzie per la salute e l’ambiente (compresa la falda che in quella zona è piuttosto alta essendo una zona di bonifica)?
  8. A fine lavori, come apparirà quel 30% di area? Sarà ri-naturalizzata, oppure il deposito sotterraneo comporterà impianti di monitoraggio, o drenaggio, o altri tipi di impianto caratteristici di discariche che sono state chiuse, ma di cui si deve sorvegliare l’evoluzione?
  9. A fine lavori, è previsto che sul 30% dell’area usata come deposito si svolgano attività di qualche tipo, oppure che possa ospitare edifici o strutture utili, e se sì, quali? Oppure resterà un’area inutilizzabile per altri usi, se non quello di conservare in modo sicuro il materiale inquinato?
  10. Il materiale inquinato dovrà restare in eterno là dove viene deposto, o c’è la possibilità in un secondo momento di trasferirlo altrove per essere definitivamente smaltito, restituendo l’area a migliori utilizzi? Se sì, quanto tempo deve passare prima della “riesumazione”?
  11. Intende la Provincia coinvolgere e informare la popolazione di Sinigo del procedere dei lavori, in modo da fugare dubbi e preoccupazioni che legittimamente le persone possono avere?
  12. La Provincia ha poteri di controllo su quanto accadrà nell’area durante il processo di bonifica, previsto per un periodo di ben 7 anni? Se sì, quali poteri ha, in che modo e con quale ufficio lo eserciterà la Provincia?

Bolzano, 1 agosto 2019

Cons. prov.

Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

Qui potete scaricare la risposta della Giunta. 

La Quarta commissione legislativa del Consiglio provinciale guidata dalla SVP ha bocciato oggi il disegno di legge dei Verdi “Tutela del clima, limitazione del traffico aereo e trasferimento alla Provincia dell’aeroporto di Bolzano”. La proposta di legge prevedeva di rilevare la proprietà dell’aeroporto secondo il decreto statale n. 201/2015 e nel caso di concessione dell’azienda a privati, di limitare il traffico aereo, di non prolungare la pista e di costituire un comitato d’intesa che coordinasse e sorvegliasse le attività dell’aeroporto.

“Il nostro disegno di legge dà reale esecuzione alla volontà della popolazione espressa con il referendum del 2016” dichiara Riccardo Dello Sbarba (oggi assente per motivi di salute). Il risultato del voto da parte del gruppo SVP lascia in un certo modo perplessi, visto che Locher, Renzler e Vallazza in una prima fase della trattazione si erano espressi chiaramente a favore. Ieri il partito deve essere intervenuto con chiaro piglio disciplinare – seguendo la linea delle dichiarazioni degli ultimi giorni da parte del Presidente Kompatscher. È evidente infatti che ripetere ostinatamente che con la vendita dell’aeroporto si dà seguito „punto per punto“ (Kompatscher) al risultato referendario del 2016 è solo una tattica difensiva. Il Presidente sa benissimo che il 70% della popolazione ha votato no non solo per dire no al finanziamento pubblico, ma per dire no a tutto il suo progetto di sviluppo – compreso il numero di passeggeri, i tempi di volo e la classificazione dell’aeroporto. E anche se Kompatscher negli ultimi giorni se l’è presa con i Verdi, noi continueremo a dire che il risultato di una consultazione popolare si può manipolare oppure ridimensionare, ma che questo tipo di operazione può avere effetti enormi sulla credibilità politica di una giunta.

“La strategia delle SVP per il futuro ci appare ad ogni modo misera, improvvisata e ingenua”, così la componente della commissione Brigitte Foppa. Si vuole cercare il dialogo con gli acquirenti privati. “Ma nessun privato rinuncerebbe alle opzioni acquistate per fare un affare in perdita. Per noi della Bassa Atesina e della conca bolzanina non è una soluzione”, continua Foppa. Particolarmente interessante è il cambiamento radicale della posizione degli esponenti SVP in commissione legislativa. “Partiti da tigri, atterrati da scendiletto” – questo vecchio detto politico sembra essere particolarmente calzante per i “ribelli di un giorno” della Volkspartei.

Risultato della votazione: 3 sì (Foppa, Nicolini, Ploner), 4 no (Ladurner, Vallazza, Locher, Renzler).

Bolzano, 23.07.2019

Cons. Prov.
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

Ordine del giorno al disegno di legge 25/19 sull’assestamento di bilancio.

Gli/le ambientalisti/e lo dicono da decenni. Gli esperti lo scrivono ormai ufficialmente dando tempi sempre più stretti (il rapporto IPCC-ONU dà tempo all’umanità fino al 2030 per limitare la crescita della temperatura globale a 1,5°). I/le giovani ce lo ripetono da mesi e scendono in massa per le strade per urlarlo: non c’è più tempo da perdere! A livello locale eventi climatici estremi e concentrati nel tempo, (inverni secchi, seguiti da tempeste furiose, cali improvvisi di temperature, violente raffiche di vento, ecc.) ce lo ricordano in modo sempre più evidente. Il clima è la nostra risorsa più preziosa e dobbiamo tutelarlo. Non possiamo permettere che le temperature continuino a salire, ne va della sopravvivenza di tutto il pianeta e l’Alto Adige/Südtirol può e deve fare la sua parte.
Già nel 2011 la giunta ha approvato un piano per il clima, da attuare entro il 2050, che contiene obiettivi e misure per uno sviluppo sostenibile del Sudtirolo. Una strategia e un piano d’azione dunque in buona parte già esistono. Ma i tempi e gli obiettivi non sono più adeguati, il 2050 è troppo distante, gli obiettivi lì espressi non sono abbastanza ambiziosi e non corrispondono a quanto deciso a Parigi (secondo l’IPCC nel 2050 bisogna arrivare ad avere un footprint climatico di 0 tonnellate di CO2 a persona, il piano così com’è invece punta a un footprint climatico di 1,5 tonnellate di CO2 a persona) e le misure previste e messe in opera fino a ora non sono sufficienti. È tempo di rielaborare il piano del 2011, adeguandolo alla situazione in rapido cambiamento. In una risposta a una interrogazione consiliare si legge che una prima valutazione del piano è già stata fatta nel 2016 e nell’estate 2019 ci sarà un passaggio intermedio prima della seconda valutazione prevista nel 2021. A noi sembra un’ottima occasione per abbreviare i tempi e rafforzare tutte le misure possibili per affrontare l’emergenza climatica il più presto possibile.

Il Consiglio provinciale impegna pertanto la Giunta provinciale:

  1. A riconoscere e dichiarare lo stato di emergenza climatica e ambientale.
  2. A rielaborare il Piano per il clima 2050 rivedendone gli obiettivi e le misure, prevedendo un congruo finanziamento per i prossimi 2 anni per contribuire alla limitazione dell’aumento della temperatura globale a 1,5° entro il 2030 e per ridurre a 0 tonnellate di CO2 l’impronta ecologica di ogni persona entro il 2050.
  3. A dare priorità nel piano a misure per il risparmio energetico, alla diminuzione dell’uso di plastica usa e getta, alla riduzione drastica del trasporto individuale e di merci su gomma.
  4. A incentivare i Comuni ancora privi di piano climatico a dotarsi di uno e a coinvolgere tutti i Comuni nell’implementazione di misure climatiche e ambientali di loro competenza, valutando la possibilità di assegnare un premio ai Comuni più virtuosi.

Bolzano, 11.07.2019
Cons. prov.
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

Solo perché l’assessore Schuler difende la sua lista positiva di pesticidi in aree di tutela dell’acqua potabile non significa che in Alto Adige Südtirol la situazione sia così positiva.

Nella sua lettera aperta al Presidente di Legambiente Stefano Ciafiani, l’assessore Schuler sostiene che in Sudtirolo non siano mai state trovati principi attivi nell’acqua potabile. Questa affermazione è falsa, dato che a seguito di un’interrogazione nel 2017 il Gruppo Verde aveva ricevuto dall’allora assessore Theiner una risposta diversa.

Da un’analisi straordinaria e mirata sui fitofarmaci erano state analizzati otto pozzi di acqua potabile pubblica. Sette di questi pozzi erano situati in aree di agricoltura intensiva.

In due pozzi erano state trovate tracce di pesticidi. In un caso veniva leggermente superato il limite consentito di 0,1μg/l (Metalaxyl: 0,11μg/l).
In altri pozzi invece erano state accertate tracce di diclorobenzammide, che con 0,02μg/l rappresentavano un quinto del limite massimo consentito (0,1μg/l).

Preoccupante è qui la constatazione che da un’analisi di un campione, in due pozzi su otto siano state trovate delle derive. Sulla base di questi campioni, la Giunta è invitata ad analizzare tutti i pozzi situati in aree agricole intensive, con attenzione particolare al controllo della presenza di pesticidi, e a rendere pubblici i risultati. Solo allora sapremo se la Giunta dovrà tenersi la bandiera nera oppure se potrà rimandarla al mittente.

gennaio 2017 risposta all’interrogazione Verde
ottobre 2017 risposta in plenaria all’interrogazione Verde
BZ, 28.6.2019

Cons. prov.
Hanspeter Staffler
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba

La distruzione di un habitat sensibile significa perdita di biodiversità. I Verdi chiedono chiarimenti su questa nefandezza contro la natura e il paesaggio!

Mercoledì scorso a Valdaora è stata distrutta una torbiera nella zona detta Seeland. Il sindaco del comune di Valdaora sostiene che vada tutto bene, perché l’intervento si rifà a una sua autorizzazione per un “intervento non sostanziale” (Bagatelleingriff) risalente al 2017. Per puro caso, due giorni prima della distruzione è stata fatta una documentazione fotografica sul luogo che dimostra l’importanza ecologica e il valore naturalistico del sito.

Su richiesta del Gruppo Verde l’esperto di botanica del Museo di scienze naturali ha analizzato le fotografie: “L’habitat visibile sulle fotografie è senza dubbio da classificare tra le torbiere basse. A causa della posizione su un pendio, come è chiaramente visibile, si può dedurre che l’acqua venga alimentata da una sorgente superficiale e anche la combinazione delle specie vegetali che si possono osservare nelle immagini confermano che si tratta di una torbiera di sorgente.”

Secondo l’art. 16 della legge provinciale del 25 maggio, n. 6 le torbiere di sorgente sono tutelate in modo esplicito. Possono certo essere falciate dagli agricoltori con mezzi tradizionali, ma non possono né essere disturbate né tanto meno distrutte. Anche nello stesso piano per il paesaggio del Comune di Valdaora del 2005 si legge che gli habitat umidi non possono essere drenati o seccati.

È inconcepibile come sia possibile oggi arrivare al punto da permettere la distruzione di un habitat prezioso come questo, nonostante la legge sia molto chiara in proposito. Il Gruppo Verde ha chiesto chiarimenti alla Giunta provinciale attraverso un’interrogazione di attualità in modo da individuare chi siano i responsabili di questa nefandezza.

Nel frattempo, ci auguriamo e diamo per scontato che gli uffici provinciali competenti fermino i lavori e chiariscano la situazione. Gli enti pubblici sono obbligati a denunciare le infrazioni della legge per la tutela della natura. In ogni caso l’habitat distrutto deve essere ripristinato, così come previsto dalla legge.

BZ, 28.6.2019

Cons. prov.
Hanspeter Staffler
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba

L’assessore Alfreider e il presidente bavarese Söder criticano le politiche per i trasporti attuate dal governo tirolese, ma senza offrire concrete proposte alternative per risolvere la situazione del traffico lungo l’asse del Brennero ormai insostenibile. Noi Verdi sosteniamo le politiche per i trasporti del governo tirolese.

Il governo tirolese ha introdotto il divieto di deviazione dalla tratta autostradale per tutelare le/gli abitanti dell’Alta Val d’Isarco e della Valle dell’Inn che altrimenti ne vengono travolti. Infatti, non appena l’autostrada è satura di mezzi e il traffico è congestionato, autisti e camionisti deviano sulle strade laterali e intasano anche i paesi.

Invece di plaudire alle politiche per i trasporti coerenti del governo tirolese, l’assessore Daniel Alfreider e il presidente bavare Markus Söder non fanno altro che criticare e brontolare. Entrambi però su questo tema non fanno altro che ripetere le solite frasi vuote. Sottolineano certo che bisogna procedere in maniera concertata e coordinata, ma è un ritornello che sentiamo ormai da 40 anni.

Fino a che i governi del Sudtirolo e della Baviera non avranno alcun piano su come diminuire al più presto il traffico sull’asse del Brennero, sono pregati di evitare le critiche ai vicini del Nord, o a quelli del Sud. I Tirolesi stanno prendendo sul serio le loro responsabilità e attuano provvedimenti concreti per la tutela della popolazione. È un esempio che l’Alto Adige/Südtirol dovrebbe solo seguire: proposte e soluzioni sono sul tavolo da tempo, ora si tratta di attuarle.

BZ, 24/6/2019

Cons. prov.
Hanspeter Staffler
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba

MOZIONE

Già 7 anni fa, nel 2012, l’Associazione tutela ambiente val Venosta aveva ricevuto i risultati di analisi di laboratorio su campioni d’erba che confermano le paure diffuse nella popolazione riguardo alla salute di alunni e alunne. Residui di nove diversi fitofarmaci, cioè di sostanze che dovrebbero proteggere le piante, sono stati trovati nell’erba intorno alla scuola elementare di Tarces, e in grandi concentrazioni. Sono state rilevate le seguenti sostanze: dithianon, 6-benziladenina, ditiocarbammati, rame, cyprodinil, penconazol, chlorpyriphos etil, fluazinam e imidacloprid. Alcune di queste sostanze sono dannose soprattutto in combinazione con altre, particolarmente per gli organismi in fase di crescita, che per il minore peso corporeo ne risentono più degli adulti.

Come gruppo Verde abbiamo reagito nel 2013 presentando una mozione che prevedeva il controllo periodico della presenza di pesticidi nei cortili scolastici. La maggioranza ha respinto la mozione nella seduta consiliare del 13 marzo 2014 rimandando a uno studio svolto su incarico della Giunta provinciale (ai sensi della delibera n. 1133 del 27 luglio 2013). Tale studio doveva rilevare se i pesticidi hanno un effetto negativo sulla salute delle persone. Dopo vari rinvii lo studio è finalmente stato presentato il 1° agosto 2017, con la conclusione che non sussistono pericoli gravi.

È tuttavia risaputo che i fitofarmaci utilizzati sui terreni agricoli per combattere insetti, erbacce o malattie fungine possono essere trasportati per tratti anche lunghi tramite evaporazione, vento e
precipitazioni. Mentre nei prodotti agricoli si analizza regolarmente un’eventuale presenza di residui di pesticidi, mancano ancora i rilevamenti sulla possibile contaminazione di luoghi pubblici o giardini privati adiacenti ai terreni agricoli.

Ora lo studio “Pesticide contamination and associated risk factors at public playgrounds near intensively managed apple and wine orchards”, pubblicato a maggio 2019 sulla rivista “Environmental Sciences Europe” ha prodotto dei nuovi risultati. Nello studio è stata analizzata la contaminazione da deriva di pesticidi degli spazi pubblici confinanti con terreni agricoli.

Per lo studio sono stati selezionati in modo casuale 71 parchi giochi pubblici in quattro aree dell’Alto Adige (val Venosta, valle Isarco, val d’Adige e Bassa Atesina). Sui campioni d’erba prelevati è stata analizzata l’eventuale presenza di 315 pesticidi. L’autrice Caroline Linhart afferma che la particolarità dello studio consiste non solo nella misurazione dei residui dei pesticidi, ma anche nell’analisi dei fattori sottostanti (distanza dal frutteto o vigneto, direzione e forza del vento, radiazione solare).

Il tossicologo e coautore Peter Clausing, di Pestizid Aktions-Netzwerk (PAN Germany), sostiene che i residui nei campioni di erba rappresentano un problema anche se le persone non mangiano l’erba. Il 92% dei pesticidi riscontrati agisce infatti a livello ormonale e può interferire con il sistema endocrino delle persone e creare disturbi, cosa problematica soprattutto nei bambini. Clausing afferma che simili interferenti endocrini possono contribuire all’insorgere di malattie croniche come obesità, diabete o anche tumori.

Risultato principale dello studio: i parchi giochi in val Venosta sono quelli più frequentemente contaminati da pesticidi mentre quelli in Bassa atesina registrano la concentrazione più alta.

Le analisi hanno anche dimostrato che la concentrazione di pesticidi rilevata è più elevata nei parchi giochi più vicini ai terreni agricoli. Inoltre elevate precipitazioni e vento moderato sono collegati a una maggiore concentrazione di pesticidi.

Secondo l’autrice dello studio i risultati dimostrano che i parchi giochi analizzati dovrebbero avere una distanza minima di 100 metri dai terreni agricoli per evitare quanto più possibile una contaminazione da pesticidi. In caso di vento moderato o forte, i pesticidi possono essere trasportati fino a 300 metri di distanza. A seconda dell’irraggiamento solare sono possibili anche concentrazioni più elevate.

Anche la legislazione europea si occupa di questa tematica. La direttiva n. 2009/128 del Parlamento europeo recita: “In altre aree come i parchi e giardini pubblici, i terreni sportivi e le aree ricreative, i cortili delle scuole e i parchi giochi per bambini […] i rischi derivanti dall’esposizione ai pesticidi sono elevati. In queste aree, l’uso di pesticidi dovrebbe essere vietato o ridotto al minimo.”

Inoltre nel 2019 il Parlamento europeo ha approvato la “Risoluzione del Parlamento europeo del 12 febbraio 2019 sull’applicazione della direttiva 2009/128/CE concernente l’utilizzo sostenibile dei pesticidi”. Al punto 61 del suddetto documento il Parlamento europeo “invita la Commissione e gli Stati membri a vietare l’utilizzo dei PPP nelle aree frequentate dal grande pubblico o da gruppi vulnerabili di cui all’articolo 3, paragrafo 14, del regolamento (CE) n. 1107/2009”.

Al punto 62 “invita la Commissione e gli Stati membri a prestare particolare attenzione alla protezione dei gruppi vulnerabili di cui all’articolo 3, paragrafo 14, del regolamento (CE) n. 1107/2009,
considerando in particolare l’attuale assenza di protezione dei residenti delle zone rurali che vivono in prossimità delle colture; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a proporre divieti
immediati sull’uso dei pesticidi entro una distanza considerevole dalle abitazioni dei residenti, dalle scuole, dai campi da gioco, dagli asili nido e dagli ospedali”.

In Alto Adige vi è urgente necessità di intervenire. Molte scuole e parchi giochi si trovano nelle immediate vicinanze di aree a frutticoltura intensiva in cui si usano pesticidi. Bisogna fornire una risposta alle paure e preoccupazioni di molti genitori.

Pertanto il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano incarica la Giunta provinciale

  1. di svolgere regolari controlli sulla presenza di pesticidi nei cortili scolastici e nei parchi giochi dell’Alto Adige.
  2. I controlli sono vincolanti per tutti i cortili scolastici e i parchi giochi che confinano con terreni coltivati in modo intensivo o che non rispettano la distanza minima di 100 metri raccomandata dallo studio.

Bozen, 29.05.2019

Consiglieri provinciali

Brigitte Foppa

Riccardo Dello Sbarba

Hanspeter Staffler

Come volevasi dimostrare. Lo temevamo già in fase di discussione: congiungendo nella stessa legge gli ambiti della pianificazione urbanistica e del paesaggio si sarebbe avviato un processo in cui alla fine a pagarne le conseguenze più care sarebbe stato il paesaggio.
E avevamo cercato di mettere in guardia la maggioranza anche durante la discussione in Commissione legislativa che, fino al momento dell’entrata in vigore della legge, si sarebbe scatenata un’aspra guerra alla ripartizione dei terreni che dopo il 2021 potrebbero essere esclusi dalle aree di insediamento e così diventerebbero difficilmente edificabili. Questa corsa all’ultimo pezzo di terra, che assomiglia tanto a una dinamica di brigantaggio, è ora molto evidente.
L’ultimo esempio è la nuova area turistica approvata ieri dalla Giunta a Velturno, il paese del vicepresidente del HGV e Consigliere provinciale Helmut Tauber.

Con questa delibera la Giunta continua a sostenere l’espansione turistica nella nostra provincia, che continua a tutto gas, nonostante tutte le dichiarazioni di impegno alla moderazione: dopo le controverse aree turistiche a Naturno e a Laces, ora si passa ai fatti anche in Val d’Isarco. La costruzione di numerosi chalets distanti dal paese e dal centro abitato, cambierà e caratterizzerà negativamente il paesaggio. Con queste modalità urbanistiche ed edili si aumenta notevolmente l’occupazione di suolo.
Solo l’assessora all’urbanistica si è dichiarata contraria – in solitaria, cosa che le succederà spesso – il resto della Giunta invece continua a supportare gli sforzi della lobby turistica di mettere al sicuro i propri interessi prima che entri in vigore il temuto limite alle aree insediative. E questo contro gli ammonimenti per il pericolo di carenza d’acqua su cui si è espresso chiaramente il congresso tenutosi recentemente a Bressanone e senza nessun tipo di attenzione al rapido cambiamento climatico. Anche le perizie da parte degli uffici – che hanno espresso parere negativo – sono state semplicemente ignorate. Le promesse del 2014 con cui la nuova Giunta assicurava che avrebbe rispettato le indicazioni degli uffici competenti si sono sciolte da tempo come neve al sole.

Gli ammonimenti del Gruppo Verde in Consiglio provinciale sui pericoli degli eccessi dell’espansione turistica continuano a restare inascoltati.

Bolzano, 15.05.2019
Cons. prov. Brigitte Foppa, Riccardo Dello Sbarba, Hanspeter Staffler