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EDITORIALE.

In una conversazione su Whatsapp, mi hanno chiesto che cosa penso della vicenda del termine “Alto Adige” cancellato da un testo di legge trattato in Consiglio provinciale la settimana scorsa. Al di là delle fake-news che girano sui media, la mia risposta è stata questa: Noi Verdi abbiamo votato contro, perché non è accettabile che le persone di un gruppo linguistico decidano su come le persone dell’altro gruppo vogliano denominare la propria “Heimat”. Può non piacere il termine “Alto Adige”, ma, specie in terra di Tolomei, resta imprescindibile e inviolabile il diritto di ogni gruppo linguistico ad autodeterminare le proprie parole.

L’unica eccezione a questa regola è quando un gruppo si sente offeso dalle parole usate dall’altro. Così gli Inuit hanno chiesto al mondo di non essere più chiamati “eschimesi”. Le persone di origine afro hanno chiesto di non essere più chiamati negri. A un dibattito a Brunico poco tempo fa, si discuteva del termine “Walsch”. Io chiesi di non usare questo termine. Alcuni presenti hanno precisato che loro non lo usano in senso spregiativo. Ho cercato di spiegare che non conta l’intenzione di chi nomina, ma come si sente la persona che con quel termine viene nominata. I miei figli, cresciuti bilingui, quando parlano di sé, mai e poi mai direbbero di essere per una parte “walsch”. Non solo suona male, ma nemmeno gli appartiene. Allo stesso modo mi scandalizzerei se gli italiani dell’Alto Adige-Südtirol iniziassero a chiamare i tedeschi “crucchi” (o wie auch immer). Fa parte della buona convivenza usare buoni nomi.

Il punto è che sulla vicenda “Alto Adige” non si ha un gruppo che nomina un altro, ma un gruppo che nomina (con la sua stessa lingua) il proprio territorio, quindi in qualche modo sé stesso.

E allora, perché i cosiddetti partiti patriottici insistono così tanto sull’uso che gli italiani fanno delle loro stesse parole? Che obiettivo vogliono raggiungere? Che ansia di controllo, di dominio si cela dietro ai tentativi di “rettificare” il corso della storia?

La gravità del fatto della settimana scorsa non è che “d’ora in poi il termine Alto Adige sarà bandito dalle leggi”, come si legge in questi giorni. Questo non è vero. Ma certo è che si è aperta una via per farlo sempre più frequentemente. Mai prima d’ora la SVP aveva ceduto su questo punto. Ed è invece successo, forse neanche per cattiveria o per preciso calcolo politico, che la Volkspartei si è fatta trascinare dalla piccola “Süd-Tiroler Freiheit”. Io penso che sia successo per indifferenza, per negligenza, per noncuranza. Ed è forse quasi peggio, perché significa che ci si è dimenticati dell’altro, dei sentimenti di chi vive in questa terra con gli stessi diritti di sentirvisi a casa.

Un tardivo e coerente episodio di una lunga storia politica di separazione. Ecco dove siamo arrivati: la provocazione dei “patrioti” alla fine ha funzionato perché ci si è dimenticati dell’altro.

C’erano molti modi di trattare il tema. Ci si poteva chiedere quali sono i termini con cui vogliamo denominare la nostra Heimat comune, che è un concetto ben più profondo di “Provincia di Bolzano”. C’era margine per capirsi. Nel proprio cuore nessun tedesco chiama “Autonome Provinz Bozen” il suo “Südtirol”. D’altro canto si poteva anche spiegare perché a qualcuno il termine “Alto Adige” magari ricorda tempi brutti e bui.

Ma negli strilli in Consiglio settimana scorsa non c’era spazio per niente di tutto questo. La spinosa storia che ci accomuna non ha bisogno di urla, di provocazioni, di continui braccio di ferro. Non abbiamo bisogno che gli uni dicano agli altri che parole usare. Abbiamo bisogno di raccontarci la lingua dei nostri cuori. A volte bisbigliano.

Bolzano, 15.10.2019

Brigitte Foppa

COMUNICATO STAMPA.

Primo importante successo della nostra iniziativa giudiziaria: la Procura regionale apre un fascicolo istruttorio per verificare se la svendita di ABD ha provocato un danno alle casse della Provincia.

La Corte dei conti ha preso sul serio gli esposti presentati dal Gruppo Verde contro la vendita di ABD ai privati ed ha iniziato “i necessari approfondimenti istruttori”. E’ quanto ci ha ufficialmente comunicato ieri, lunedì 23 settembre, il Procuratore regionale Paolo Evangelista. Già il 26 luglio scorso, in seguito al primo ricorso (rafforzato poi dal secondo del 17 settembre) la Corte ha aperto un “fascicolo istruttorio” cui è stato assegnato il numero “I00461/2019”.
È un passaggio fondamentale, che non era affatto scontato. Infatti, se la Corte dei Conti riceve esposti che ritiene infondati, li archivia subito senza aprire nessuna indagine. Per i nostri esposti, invece, nessuna archiviazione. Evidentemente la Corte ha ritenuto fossero fondati e da approfondire con indagini istruttorie, per verificare se la Provincia abbia subito un danno erariale con la vendita di ABD a un prezzo così basso (poco più di 3,8 milioni a fronte di un valore in bilancio provinciale di oltre 37 milioni).
L’apertura formale del fascicolo comporta precise procedure di indagine: la Corte acquisirà – direttamente o con l’aiuto della Guardia di Finanza – tutte le informazioni e la documentazione che riterrà necessaria per arrivare poi a una decisione che ci dirà se la vendita di ABD ha danneggiato o meno le finanze pubbliche. Il gruppo Verde, in quanto promotore degli esposti, verrà informato costantemente sull’istruttoria e sulle sue conclusioni.

Siamo molto contenti che i nostri esposti siano riusciti a far partire l’indagine istruttoria della Corte dei conti. Abbiamo piena fiducia che la Magistratura contabile farà piena luce su questa svendita voluta dalla Giunta provinciale per liberarsi della “patata bollente” aeroporto e far fare ai privati quel potenziamento che la popolazione aveva sonoramente bocciato nel referendum del 2016.

Bolzano, 24/09/2019

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler
Gruppo Verde in consiglio provinciale

 

Si allega:

COMUNICATO STAMPA.

Oggi, lunedì 16 settembre, mentre il Presidente Kompatscher firma il contratto di cessione ai privati della società provinciale ABD Airport Spa, il Gruppo Verde in Consiglio provinciale invia un secondo esposto alla Corte dei Conti. L’esposto di oggi segue il primo, del 26 luglio scorso, e ne costituisce il necessario aggiornamento poiché è con la firma di oggi che diventa concreto il possibile danno erariale.

Riassumiamo i fatti che ci fanno temere il danno erariale:

  1. La società ABD è iscritta nel bilancio della Provincia ad un valore di € 37.155.797.
  2. Tale società è stata ceduta alla cordata privata Gostner-Benko-Haselsteiner a un prezzo di € 3.813.000.
  3. Con questa vendita, il bilancio provinciale ha subito quindi una perdita di € 33.342.797.
  4. ABD ha disponibilità liquide di € 5.673.439: acquisendo il conto in banca della società i privati recuperano abbondantemente il prezzo pagato.
  5. Al 31.12 2014 la Provincia aveva investito nell’aeroporto € 120.225.869, di cui € 55.831.050 nelle infrastrutture. A questo va aggiunto quanto speso dalla Provincia da quella data ad oggi.
  6. Il prezzo di vendita irrisorio deriva da una stima messa a base d’asta di € 3.800.000 che appare inadeguata. Tale stima ha azzerato totalmente il valore del patrimonio di ABD (oltre 36 milioni) sostenendo che si tratta di beni di cui la società non dispone poiché ha una concessione provvisoria, che potrebbe essere revocata in ogni momento col passaggio dei beni al demanio pubblico. Tale stima ignora però due fatti:
    a) Dei beni immobili che costituiscono l’aeroporto, 16,5 ettari di terreni sono proprietà diretta di ABD e valgono € 16.000.000. Tali terreni sono stati acquistati con soldi pubblici e non fanno parte dei beni da cedere al demanio a fine concessione.
    b) ABD ha già in tasca la concessione ventennale, poiché così ha deciso l’ENAC con deliberazione n. 20 del 9 maggio 2013. Una volta che ABD firmerà la convenzione proposta da ENAC, anche i beni da cedere al demanio resteranno nella disponibilità di ABD per 20 anni. Essi hanno quindi un valore che non può essere azzerato.
  7. I privati hanno offerto solo € 13.000 in più del prezzo a base d’asta, avvantaggiati dal fatto che alla gara era presente solo la loro offerta, senza concorrenza. Una gara con una sola offerta non consente certo di valorizzare al massimo il bene in vendita (ricordiamo che alla gara della Solland di Sinigo c’erano diversi offerenti e dopo ben 80 rilanci l’asta si è chiusa con un prezzo finale più che triplicato). Esistono norme nazionali che consentivano alla Provincia di ripetere la gara in queste condizioni. E anche nel bando di gara, al punto “V.1. Avvertenze,” era prevista per la Provincia la possibilità di annullare e ripetere la gara a sua discrezione senza alcun indennizzo per i partecipanti. La Provincia però non ha utilizzato questa possibilità e assegnato ABD all’unico concorrente privato ottenendo solo qualche spicciolo in più rispetto alla base d’asta.

“È un errore politico molto grave quello che il Presidente Kompatscher sta compiendo oggi. Si è lasciato impelagare in una disputa di principio su chi ha ragione, invece che rispettare il risultato del referendum. – commentano i Consiglieri provinciali del Gruppo Verde – La gente questo aeroporto non lo vuole, e ancor meno nel caso venisse ampliato – in più fa male al clima, all’ambiente, alla salute e alle casse della Provincia. Quando è troppo, è troppo”.
Per tutti questi motivi il Gruppo Verde in Consiglio provinciale ha aggiornato il proprio esposto tornando oggi a chiedere alla Corte dei Conti di verificare se la cessione di ABD a un prezzo dieci volte inferiore al suo valore patrimoniale non abbia configurato un inammissibile danno erariale.

Bolzano, 16/09/2019

Consiglieri provinciali
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

Allegati:

UPDATE: È arrivata risposta da parte della Giunta il 20 agosto, dopo due mesi di attesa!

INTERROGAZIONE consegnata il 7 giugno.

Sul “Corriere dell’Alto Adige” del 7 giugno è apparso un servizio intitolato: “BBT, in Austria esplodono i costi. Scontro sui lavori extra contratto”, che contiene notizie inquietanti su cui va fatta subito la massima chiarezza.

In sintesi, il quotidiano riferisce che nel cantiere Tulfes-Pfons sono stati autorizzati lavori aggiuntivi, non previsti, per circa 80 milioni, di cui l’ATI Strabag-Salini Impregilo ha chiesto il pagamento.

Il giornale riferisce inoltre che “i lavori sarebbero stati autorizzati dall’amministratore austriaco ma non dalla parte italiana né dal consiglio di sorveglianza, come invece prevede lo Statuto della BBT”. A leggere il servizio parrebbe che il pagamento avrebbe incontrato difficoltà (e forse ancora non sarebbe stato effettuato), tanto che l’ATI avrebbe minacciato “di aprire un procedimento giudiziario e di chiedere il pagamento di tutti gli interessi maturati nel frattempo”.

Il giornale riferisce anche il fatto che su questa vicenda “lo scontro interno è degenerato e i due amministratori, Raffaele Zurlo e Konrad Bergmeister, hanno in iniziato a incolparsi a vicenda”. In particolare, Zurlo sosterrebbe che “la parte austriaca avrebbe apertamente violato il regolamento interno autorizzando lavori non contrattualizzati”. Infatti “i lavori sarebbero stati autorizzati dall’amministratore austriaco ma non dalla parte italiana né dal consiglio di sorveglianza come invece prevede lo statuto dell BBT”.

La cosa sarebbe particolarmente grave anche dal punto di vista finanziario, poiché l’Europa non finanzierebbe spese per lavori non contrattualizzati e dunque i costi extra ricadrebbero sui paesi e le regioni partecipi del progetto.

Considerando che la Provincia di Bolzano partecipa alla società BBT SE, nel cui consiglio di sorveglianza siede per la Provincia di Bolzano il signor Martin Ausserdorfer,

si chiede alla Giunta provinciale:

  1. Corrisponde al vero che in uno o più cantieri del BBT sono stati effettuati lavori in più al di fuori del capitolato d’appalto originario?
  2. Se sì, quando e dove sono stati effettuati tali lavori e per quali motivi?
  3. I motivi che hanno causato lavori aggiuntivi non erano prevedibili al momento della formulazione del capitolato d’appalto?
  4. A quanto ammontano le spese per questi lavori aggiuntivi?
  5. Tali costi sono già stati liquidati alle imprese che hanno effettuato i lavori, oppure no? Se non sono stati liquidati, qual’è il motivo?
  6. E’ stata avviata una o più controversie legali o giudiziarie sul pagamento di questi costi? Se sì, chi l’ha avviate e contro chi? A che punto sono i procedimenti?
  7. Da chi sono stati autorizzati questi lavori in più e quando sono stati autorizzati?
  8. E’ vero che questi lavori sono stati autorizzati dall’amministratore austriaco ma non dalla parte italiana né dal consiglio di sorveglianza come invece prevede lo statuto dell BBT?
  9. Qual’è la risposta dell’amministratore oggetto di questa critica?
  10. E’ vero che i due amministratori hanno presentato due diverse relazioni sulla vicenda? Si conosce il loro contenuto?
  11. Quali potrebbero essere le conseguenze di queste spese aggiuntive? Se ne farà carico per la metà l’Europa, o l’Europa non le riconosce? E in questo secondo caso chi vi dovrà fare fronte?
  12. Ove questi lavori e costi aggiuntivi fossero davvero stati autorizzati non rispettando le norme dello Statuto della BBT, o comunque in violazione di qualsiasi altra normativa, quali conseguenze potrebbero ricadere su chi li ha autorizzati?
  13. Da questa vicenda possono scaturire danni, o comunque costi aggiuntivi non previsti, anche per la Provincia di Bolzano?
  14. La Provincia di Bolzano è stata informata di questa vicenda e dei conflitti tra ATI e BBT e tra i due amministratori? Se sì, quando è stata informata, da chi e in quale forma?
  15. Se invece la Provincia non è stata informata, intende la Provincia chiedere ai due amministratori e al proprio rappresentante nel Consiglio di Sorveglianza le ragioni della mancata informazione? In particolare se neppure lui ne era al corrente, oppure, pur essendone al corrente, non ha informato la Provincia? In un caso o nell’altro, quali conseguenze intende trarne la Provincia dal fatto che non ha ricevuto queste importanti informazioni pur essendo parte integrante della società BBT?
  16. Quali passi ha fatto la Provincia, o comunque intende fare da ora in poi, per tutelare i propri interessi?
  17. Se tutta questa vicenda venisse confermata, intende la Provincia proporre un cambio al vertice della società BBT, compresi i propri rappresentanti?

 Bolzano, 7 giugno 2019

Cons. prov.

Riccardo Dello Sbarba

Brigitte Foppa

Hanspeter Staffler

 

INTERROGAZIONE

Il Parlamento della Germania ha promulgato il 20 luglio 2017 una legge per la protezione da rumore provocato da ferrovie (citazione completa: Schienenlärmschutzgesetz vom 20. Juli 2017 – BGBl. I S. 2804). Detta legge è entrata in vigore il 29 luglio 2017.

L’articolo 3 della legge prevede che dal giorno 13 dicembre 2020 sulla rete ferroviaria nel territorio tedesco non possono circolare carri ferroviari merci che non dispongono di una certificazione di corrispondenza al Regolamento (UE) Nr. 1304/2014 della Commissione del 26 novembre 2014 riguardo le specifiche tecniche per l’interoperabilità del settore “mezzi di trasporto-rumore”, e in base alla modifica della decisione 2008/232/EG e della sospensione della delibera 2011/229/EU (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 356 del 12.12.2014, pag. 421) o della delibera 2011/229/EU della Commissione del 4 aprile 2011 riguardo le specifiche tecniche per l’interoperabilità del settore “mezzi di trasporto-rumore” del sistema ferroviario convenzionale trans europeo (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 99 del 13 aprile 2011, pag. 1).

La posizione geografica della Germania rende necessario un adeguamento dei carri ferroviari merci che transitano al valico del Brennero in quanto la quasi totalità delle destinazioni si trova in Germania o deve transitare attraverso la Germania per raggiungerla.

Si chiede alla Giunta provinciale:

  1. Quanti carri ferroviari merci sono transitati nel 2018 al valico del Brennero?
  2. Quanti di questi carri dispongono della certificazione prevista dalla legge citata nella premessa?
  3. Per i carri non corrispondenti alla prescrizione prevista dalla legge citata in premessa sono programmati degli interventi d’adeguamento?
  4. Se tali interventi sono programmati, si richiede una descrizione del tipo di interventi e i tempi dell’adeguamento
  5. Se non sono programmati, come si intende affrontare il problema della entrata in vigore della legge tedesca nel dicembre 2020?

Bolzano, 13 agosto 2019

Cons. prov.

Riccardo Dello Sbarba

Brigitte Foppa

Hanspeter Staffler

INTERROGAZIONE.

Come noto, al bando di gara per la dismissione dell’intero pacchetto azionario detenuto dalla Provincia nella società ABD airport Spa si è presentato un solo acquirente, la società ABD Holding Srl, che ha offerto la cifra messa a base d’asta, cioè 3,8 milioni di euro. Si è dunque trattato di una gara con offerta unica, in sostanza senza concorrenza. In questi casi la normativa prevede la possibilità (quando non l’obbligo) per la Pubblica Amministrazione di indire di nuovo la gara in modo da avere una pluralità di offerte e grazie alla concorrenza ottenere un risultato migliore per l’interesse pubblico.

Per spiegare questa tesi facciamo un breve escursus giuridico.

L’attuale Codice dei contratti pubblici (d.lgs. n. 50/2016) non reca alcuna previsione espressa. Il Codice – sul punto – prevede in senso ampio la possibilità per le stazioni appaltanti di “… non procedere all’aggiudicazione se nessuna offerta risulti conveniente o idonea in relazione all’oggetto del contratto. Tale facoltà deve essere indicata espressamente nel bando di gara o nella lettera di invito” (art. 95, comma 12 che riprende la precedente disposizione dell’art. 81, comma 3 del vecchio Codice n. 163/2006).

Inoltre, il medesimo art. 95, comma 1, stabilisce che i criteri di aggiudicazione “… garantiscono la possibilità di una concorrenza effettiva”.

Il quadro normativa si completa se consideriamo che ancora che oggi vige l’art. 69 del R.D. n. 827/1924; tale disposizione, infatti, non risulta formalmente abrogata (cfr. in particolare, l’art. 256 del d.lgs. n. 163/2006; e l’art. 217 del d.lgs. n. 50/2016).

Pertanto, sulla base dell’art. 69, la gara “… è dichiarata deserta ove non ne siano presentate almeno due (di offerte, ndr), salvo il caso in cui l’amministrazione abbia stabilito, avvertendolo nell’avviso d’asta, che, tenendosi l’asta coi sistemi delle offerte segrete, si procede all’aggiudicazione anche se venga presentata una sola offerta”.

Tale norma costituisce espressione di un principio generale a presidio dell’evidenza pubblica per consentire alle stazioni appaltanti la selezione del migliore contraente attraverso un effettivo confronto concorrenziale tra più offerenti, possibile soltanto in presenza di una pluralità di partecipanti alla gara.

In sostanza, richiamando le disposizioni del vigente Codice e leggendole in combinato disposto con l’art. 69 del R.D. n. 827, appare ammissibile per il committente – ma solo a condizione che preveda espressamente nel bando la relativa opzione – riservarsi la facoltà di procedere ugualmente all’aggiudicazione nel caso in cui sia stata presentata una sola offerta valida.

Al contrario, laddove il bando nulla stabilisce, la Stazione appaltante non potrà affidare l’appalto al soggetto offerente nel caso in cui sia stata presentata una sola offerta, avendo partecipato alla gara un solo concorrente: in questo caso non è possibile procedere all’aggiudicazione, a meno che – come già spiegato – tale facoltà non sia stata preventivamente e diversamente stabilita nella disciplina di gara (cfr. Cons. Stato, sez. VI, sentenza 6/5/2008 n. 2016).

In ogni caso, la scelta finale dovrà essere improntata al rispetto dei principi che governano l’azione amministrativa, tra cui l’economicità (la gara rappresenta un costo), la proporzionalità ed adeguatezza in rapporto alle caratteristiche del caso concreto, nonché la ragionevolezza (cfr. anche, Parere Anac n. 184 del 20 ottobre 2015) e la protezione dell’affidamento dei terzi, da tradurre in seno al provvedimento mediante congrua motivazione che abbia come fine ultimo la protezione dell’interesse pubblico.

 Per questo motivo si chiede alla Giunta provinciale:

  1. Nel bando di gara in oggetto, era prevista una clausola esplicita in cui la Provincia si riservava la è possibilità di assegnare la gara stessa anche in presenza di un solo offerente (ad es. con una clausola di rito del tipo: la stazione appaltante si riserva la più ampia facoltà di procedere all’aggiudicazione nel caso di una sola offerta”)?
  2. Se questa clausola c’era, in quale punto esattamente e con quale dizione?
  3. Se questa clausola non era compresa nel bando in oggetto, per quali motivi la gara è stata ugualmente assegnata, pur in presenza di una sola offerta e dunque in pratica senza concorrenza?
  4. La scelta di assegnare comunque la gara anche in presenza di un solo efferente è stata motivata in qualche modo? Se sì, come è stata motivata e in quale atto risulta tale motivazione?
  5. Se l’assegnazione nonostante un solo offerente non è stata in alcun modo motivata, e mancava nel bando la clausola sulla facoltà di assegnare anche in presenza di un solo offerente, che cosa rende la procedura giuridicamente garantita da possibili obiezioni di illegittimità?
  6. In aggiunta: Se l’assegnazione nonostante un solo offerente non è stata in alcun modo motivata, e mancava nel bando la clausola sulla facoltà di assegnare anche in presenza di un solo offerente, che cosa rende la procedura giuridicamente garantita da possibili obiezioni sul fatto che la mancata concorrenza abbia impedito di valorizzare al meglio il patrimonio messo all’asta con un conseguente danno erariale per la Provincia?

Bolzano, 1 agosto 2019

Cons. prov.

Riccardo Dello Sbarba

Brigitte Foppa

Hanspeter Staffler

Qui potete scaricare la risposta della giunta.

La richiesta: verificare se nella vendita ai privati si possa configurare un danno erariale. 

L’esposto – spedito ieri pomeriggio – ricostruisce tutta la vicenda attraverso le risposte ufficiali della Giunta a nostre interrogazioni, l’analisi del bando di gara, la verifica precisa del valore di ABD iscritto nel bilancio provinciale. E pone domande sulla congruità del prezzo di vendita.

Qui il testo completo dell’esposto e la documentazione allegata.

Allegati:

  1. Aeroporto di Bz trasferito alla Provincia. Interrogazione, risposta.
  2. Vendita delle quote ABD – il prezzo. Interrogazione, risposta, domanda aggiuntiva interrogante.
  3. ABD: 32 milioni valgono zero? Interrogazione attualmente senza risposta.
  4. ABD – quanto vale nel bilancio della Provincia? Interrogazione, risposta, domanda aggiuntiva interrogante.
  5. Spese per l’aeroporto. Interrogazione, risposta.
  6. ABD Holding a New Energy Power. Interrogazione attualmente senza risposta.

Il giorno successivo alla consegna dell’esposto, la Giunta ci ha inviato una delle risposte ancora mancanti:

  • ABD: 32 milioni valgono zero? Risposta

INTERROGAZIONE.

Il 21 dicembre 2018 il gruppo Verde ha presentato l’interrogazione intitolata: “Spostamento di cubatura nel comune di Corvara”, cui è stato attribuito il numero 63 del 2018, che ha avuto la seguente (non) risposta: “si comunica che al comune di Corvara con nota dd. 4.1.2019 n. prot. 6742 è stato chiesto di rispondere alla domanda posta dall’interrogazione. Sino ad oggi non abbiamo avuto nessuna risposta dal comune di Corvara. Si presume quindi che ai sensi della comunicazione n. 82/2016 del Consorzio dei comuni, non voglia rispondere all’interrogazione”.

 Questa risposta non ci convince per due motivi.

Il primo è che, data la delicatezza della materia, la Giunta provinciale avrebbe fatto bene non a “presumere”, ma a chiedere al comune se davvero non ha la volontà di rispondere oppure se solo ha bisogno di più tempo.

Il secondo motivo è che ci sono domande a cui la Giunta provinciale stessa dovrebbe essere in grado di rispondere, poiché ricadono sotto la sua competenza o comunque riguardano campi su cui dispone delle necessarie informazioni. Facciamo alcuni esempi:

Domanda 1: l’eventuale piano delle zone di pericolo viene approvato dalla Giunta Provinciale.

Domanda 2: per “atto giuridico” si tratta principalmente di un atto di competenza della Giunta provinciale: o di approvazione del “piano delle zone di pericolo” o in sua assenza del PUC,  che classifica delle aree come a rischio; la Giunta dovrebbe anche sapere se le baite in questione rientravano in queste aree.

Domanda 5: il trasferimento di cubatura ha a che fare con la legge urbanistica provinciale 13/97, art. 107.

Domanda 10:  analoga alla 2.

Domanda 13: analoga alla 5.

Domanda 15: analoga alla 5, ma qui si tratta di quesito sulla nuova legge provinciale “Territorio e paesaggio”.

Riproponiamo dunque la medesima interrogazione, chiedendo alla Giunta provinciale:

  1. Di chiedere formalmente al comune di Corvara se davvero non ha intenzione di rispondere a questa interrogazione e in questo caso se c’è una motivazione;
  2. Di rispondere come Giunta provinciale almeno alle domande di sua competenza.
  3. Di vedere se le è possibile, come Giunta provinciale, fornire comunque informazioni utili in possesso dell’amministrazione provinciale anche sulle domande non direttamente di sua competenza.

Questa dunque l’interrogazione originaria:

Interrogazione n. 63/2018

Spostamento di cubatura nel comune di Corvara

Diversi media hanno parlato di un caso di spostamento di cubatura che riguarda 4 malghe attinenti al maso Rönn nel comune di Corvara. Il caso è stato riportato prima dal settimanale FF, poi dal quotidiano Tageszeitung, dalla Rai e dal portale Salto.bz. I media hanno informato che le cubature originarie si trovavano da un lato presso il passo Gardena a 1,3 km di distanza dalla nuova ubicazione (il comune di Corvara ha rilasciato la concessione edilizia per 2 nuove baite il 15.11.2013) e dall’altro lato nella cosiddetta “Mure von Corvara”, ad ovest del paese a 4,2 km di distanza dalla nuova ubicazione (concessione edilizia per 2 nuove baite del 05.05.2015).

Come noto, in casi come questi si applica la legge urbanistica provinciale n. 13 del 1997 (che resterà in vigore fino al gennaio 2020), in particolare l’art. 107, commi 12, 13, 13 bis e 13 ter. Questo articolo sul “Verde agricolo e alpino” è uno dei più tormentati, più volte modificati, contestati e discussi di tutta la legge, che si presta a diverse interpretazioni e ha creato una situazione di forte incertezza del diritto.

I giornali hanno riportato le opposte argomentazioni delle diverse parti, ma di molte non è stata chiarita la documentazione che ne sta a supporto e che è fondamentale per capire se nella procedura tutto era in ordine. Per avere chiarezza ed esercitare la nostra istituzionale funzione di controllo sugli atti della pubblica amministrazione chiediamo alla giunta provinciale le informazioni che ci mancano per poter valutare il caso.

Si chiede quindi alla giunta provinciale:

  1. Il comune di Corvara ha un piano delle zone di pericolo? Se sì, in quale data è entrato in vigore? Se no, quali altri strumenti definiscono le zone a rischio nel territorio del comune di Corvara, ai fini dell’applicazione della legge urbanistica provinciale n. 13 del 1997, art. 107?

SULLE DUE MALGHE IN ZONA PASSO GARDENA:

  1. In base a quali atti giuridici l’area in cui sorgevano le due preesistenti malghe in zona Passo Gardena è stata dichiarata zona di pericolo?
  2. Con la documentazione utilizzata nel corso della procedura di autorizzazione dello spostamento della cubatura delle due malghe in zona passo Gardena era stata presentata la documentazione attestante il fatto che esse si trovavano in una zona di pericolo?
  3. Alla delibera del comune di Corvara del 15.11.2013 per la realizzazione delle 2 nuove baite è allegata la documentazione attestante il fatto che esse si trovavano in una zona di pericolo?
  4. Entro quale area, ai sensi della vigente Legge urbanistica provinciale, poteva avvenire il trasferimento della cubatura delle due baite in zona passo Gardena? La cubatura poteva essere spostata in tutto il territorio comunale oppure in un ambito territoriale più ristretto?
  5. In base a quali criteri e valutazioni è stata autorizzato lo spostamento della cubatura delle ex malghe in zona passo Gardena proprio nell’area dove effettivamente è avvenuta?

SULLA ESISTENZA DELLA EX MALGA IN ZONA “Mure von Corvara”:

  1. In base a quali atti giuridici è stata dimostrata l’esistenza effettiva e/o la distruzione dopo il 1° ottobre 1997 della preesistente malga in zona “Mure von Corvara”, nel rispetto del comma 12 dell’articolo 107 della vigente Legge urbanistica provinciale (n. 13/97)?
  2. Nella documentazione allegata alla procedura di autorizzazione dello spostamento della cubatura della ex malga in zona “Mure von Corvara” era stata presentata la documentazione che confermava che essa era effettivamente esistente ai sensi del comma 12 dell’articolo 107 della vigente Legge urbanistica provinciale (n. 13/97)?
  3. Alla delibera del comune di Corvara del 5.05.2015 per lo spostamento di cubatura della ex malga in zona “Mure von Corvara” è allegata la documentazione attestante il fatto che essa era effettivamente esistente ai sensi del comma 12 dell’articolo 107 della vigente Legge urbanistica provinciale (n. 13/97)?

SULLA CLASSIFICAZIONE COME ZONA DI PERICOLO DELLA EX MALGA IN ZONA “Mure von Corvara”:

  1. In base a quali atti giuridici l’area in cui sorgeva la preesistente malga in zona “Mure von Corvara” è stata dichiarata zona di pericolo?
  2. Nella documentazione allegata alla procedura di autorizzazione dello spostamento della cubatura della ex baita era stata presentata la documentazione attestante il fatto che essa si trovava in una zona di pericolo?
  3. Alla delibera del comune di Corvara del 05.05.2015 per la realizzazione delle 2 nuove baite derivanti dalla cubatura della ex baita in zona “Mure von Corvara” è allegata la documentazione attestante il fatto che essa si trovava in una zona di pericolo?
  4. Entro quale area, ai sensi della vigente Legge urbanistica provinciale, poteva avvenire il trasferimento della cubatura della ex baita in zona “Mure von Corvara”? La cubatura poteva essere spostata in tutto il territorio comunale oppure in un ambito territoriale più ristretto?
  5. In base a quali criteri e valutazioni è stata autorizzato lo spostamento della cubatura della ex baita in zona “Mure von Corvara” proprio nell’area dove effettivamente è avvenuta?

POSSIBILITA’ DI UTILIZZO FUTURO DELLE NUOVE BAITE COME “ESERCIZI PUBBLICI PER LA SOMMINISTRAZIONE DI PASTI E BEVANDE NELLE AREE SCIISTICHE”.

  1. Alle quattro baite di nuova realizzazione, o a una o più di esse, (autorizzate con la concessione edilizia del comune di Corvara in data 15.11.2013 e 05.05.2015), che si trovano tutte ai bordi di piste da sci esistenti o in progetto, sarà teoricamente applicabile l’articolo 34 comma 1 della nuova legge “territorio e paesaggio”, trasformandole così in “esercizi pubblici per la somministrazione di pasti e bevande nelle aree sciistiche”?

 Si chiede alla Giunta provinciale:

  1. Di chiedere formalmente al comune di Corvara se davvero non ha intenzione di rispondere a questa interrogazione n. 63/2018 e in questo caso se c’è una motivazione;
  2. Di rispondere come Giunta provinciale almeno alle domande di sua competenza contenute nella citata interrogazione n. 63/2018.
  3. Di vedere se le è possibile, come Giunta provinciale, fornire comunque informazioni utili in possesso dell’amministrazione provinciale anche sulle domande della interrogazione n. 63/2018 non direttamente di sua competenza.

Bolzano, 28 maggio 2019

Cons. prov.

Riccardo Dello Sbarba

Brigitte Foppa

Hanspeter Staffler

Qui potete scaricare la risposta della giunta. 

INTERROGAZIONE SU TEMI DI ATTUALITÀ.

Per cedere a privati le proprie quote nella società ABD la Provincia nel bando di gara ha richiesto un prezzo di 3,8 milioni di euro. La cordata che si è aggiudicata la gara ha offerto 4 milioni di euro. Nel bilancio 2017 di ABD si legge che la società è in possesso di beni per un valore di 34.939.322 €, un patrimonio netto di 35.155.797 € e 5.766.221 € in liquidità, di cui 4,8 milioni in banca. In sostanza, chi paga 4 milioni per acquisire ABD si può ripagare subito la spesa con la liquidità disponibile, e gli restano ancora quasi due milioni di € in liquidità. Sulla base di questi dati molti osservatori hanno giudicato l’intera operazione come “un regalo ai privati, purché qualcuno si prenda l’aeroporto”.

Si chiede pertanto:

  1. Il prezzo di 3,8 milioni di € messo dalla Provincia a base della gara per la cessione del 100% delle quote di ABD è adeguato al valore della società, visti i dati di bilancio e le disponibilità patrimoniali e liquide della società ABD? In base a che cosa e con quali calcoli di stima si è arrivati a fissare quel prezzo?
  2. Quali garanzie ha la Giunta provinciale, o ritiene di avere, di non essere un domani chiamata a rispondere di danno erariale per aver chiesto un prezzo così basso per una società con i citati valori sia patrimoniali che liquidi?

Bolzano, 24.04.2019

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

Qui puoi scaricare la risposta della Giunta.

E la nostra replica

INTERROGAZIONE SU TEMI DI ATTUALITÀ.

La norma di attuazione sull’istituzione delle sezioni di controllo della Corte dei Conti (n. 305 del 1988) prevede la possibilità che “Le sezioni di controllo possono essere integrate con un componente designato rispettivamente dal Consiglio della Provincia di Trento e da quello della Provincia di Bolzano con oneri a carico delle Province…”. La Provincia di Trento già lo ha fatto dal 2013 e di nuovo nel 2018, la Provincia di Bolzano no. Risultato: mentre a Trento i giudici della sezione di controllo sono 4, a Bolzano sono solo 2. Va sottolineato che la sezione di controllo svolge una funzione preventiva, che può essere di ausilio alle istituzioni locali (provincia, comuni ecc…) per evitare errori che possono avere gravi conseguenze. Poiché la designazione comporta un onere per il bilancio provinciale, è chiaro che essa dipende innanzitutto da una decisione della Giunta provinciale.

Si chiede pertanto alla Giunta provinciale:

  1. Per quale ragione la Provincia di Bolzano non ha finora fatto tale designazione?
  2. Ritiene la giunta provinciale di dare attuazione a questa possibilità prevista dalla norma di attuazione, e se sì in quali tempi e con quali procedure?

Bolzano, 15.03.2019

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

Qui puoi scaricare la risposta della Giunta.

E la nostra replica