HomeCovid-19Posizione sull’obbligo di vaccinazione per il personale sanitario, test antigenici rapidi e green pass

Posizione sull’obbligo di vaccinazione per il personale sanitario, test antigenici rapidi e green pass

Questa pandemia non solo porta con sé grandi sfide sociali ed economiche, ma solleva anche molte questioni etiche. Questioni come la vaccinazione o i test antigenici obbligatori, oppure il cosiddetto “green pass”, stanno causando accese discussioni anche all’interno delle famiglie.

In una atmosfera esasperata dalle ripetute chiusure, dalla disperazione, dalle paure per il futuro e dai conflitti mediatici di un intero anno di Covid-19, una discussione oggettiva su questi temi, basata sul rispetto e la considerazione reciproca sembra essere sempre più difficile.

Questa situazione viene inasprita dalle decisioni arbitrarie e talvolta persino autoritarie da parte della politica. Queste possono anche essere state inevitabili all’inizio della pandemia, ma oggi – un anno dopo il primo lockdown – dovrebbero e devono essere messe in discussione.

Per noi Verdi Grüne Vërc è di centrale importanza che valori come consenso, partecipazione e solidarietà tornino a essere basi inalterabili delle decisioni politiche. Solo oggettivando la discussione è possibile elaborare approcci praticabili e orientati alla soluzione, che siano condivisi da tutta la società e che ci possano quindi portare al superamento della pandemia.

La nostra posizione su tre punti particolarmente attuali:

Obbligo di vaccinazione per il personale sanitario:

La necessità di una discussione aperta è dimostrata dalla frettolosa introduzione da parte del governo italiano della vaccinazione obbligatoria per il personale sanitario. Un anno fa, il personale sanitario, che ha svolto un lavoro sovrumano per la gestione di questa pandemia, mettendo a rischio la propria salute, è stato applaudito da tutte e tutti senza riserve.

Al contempo le loro ferie sono state cancellate, hanno dovuto fare innumerevoli ore di straordinario – in condizioni di lavoro inimmaginabili. Coloro che lavorano nel servizio sanitario e in strutture sociali hanno perseverato (fino ad ora) e sopportato un notevole stress psicologico. Sono stati sempre presenti per i nostri cari e li hanno tenuti per mano affinché non dovessero morire da soli.

Sono persone professioniste che chiedono a ragione rispetto e riconoscimento del loro lavoro.

In realtà, ora sarebbe il tempo di premiare e alleggerire il personale sanitario. Invece il governo Draghi si sta muovendo nella direzione opposta. Chi decide di non vaccinarsi verrà sospeso e sarà lasciato senza reddito. Le conseguenze di tali sospensioni – soprattutto nel settore dell’assistenza – non sono state prese per nulla in considerazione, ma anche le considerazioni etico-scientifiche sono state spazzate via dal tavolo senza tanti problemi.

Decidere di vaccinarsi dovrebbe essere sempre una decisione volontaria. La vaccinazione obbligatoria è quindi eticamente giustificabile solo se può essere basata su una necessità scientifica chiara e inequivocabile.

Questo però non è proprio il caso finora. Gli studi scientifici fino a oggi provano solamente che una vaccinazione può prevenire decorsi della malattia gravi e mortali. Tuttavia, non è stato ancora chiarito se una vaccinazione assicuri che la persona vaccinata non infetti gli altri – questo vale in particolare per le mutazioni che diventano sempre più frequenti. Finché questo è il caso, l’unico modo per prevenire una possibile infezione è ancora quello di osservare tutte le misure igieniche nelle strutture sanitarie e di cura. Questo è essenziale, soprattutto per proteggere le persone che non possono essere vaccinate.

Proprio questa mancanza di prove scientifiche che la vaccinazione protegga in modo affidabile dalla trasmissione del virus è la ragione per cui anche le persone vaccinate devono continuare a rispettare le regole di protezione e sicurezza. Perché questo non dovrebbe più valere per gli operatori sanitari resta un mistero.

E anche se il vaccino fornisse una protezione completa contro la trasmissione del virus, la vaccinazione obbligatoria dovrebbe essere applicata solo a quei settori in cui si curano pazienti che non possono essere protetti se non vaccinando le persone che li assistono.

Come viene concesso a tutte le cittadine e a tutti i cittadini, anche a chi lavora in strutture sanitarie dovrebbe essere concesso di avere paura delle cure mediche. Molte persone sono sconcertate dalle notizie sugli effetti collaterali che si sono verificati, e questa incertezza deve essere accettata e riconosciuta. Se poi non viene nemmeno concesso di scegliere liberamente con quale vaccino farsi vaccinare, troviamo la vaccinazione obbligatoria un’invasione troppo pesante nell’autodeterminazione delle persone.

Infine, non dobbiamo ignorare anche un altro aspetto importante: studi scientifici hanno dimostrato che l’introduzione della vaccinazione obbligatoria porta sempre a una diminuzione delle vaccinazioni volontarie. Quindi l’intera discussione ha un effetto negativo sulla disponibilità a farsi vaccinare dell’intera popolazione. Quindi, la vaccinazione obbligatoria non funziona nemmeno come strategia di politica sanitaria.

Ci manca in questa vicenda una posizione chiara da parte della Giunta nei confronti del governo Draghi. Per altre tematiche la Giunta ha sempre fatto sentire la sua voce e ha protestato a volte anche in modo molto efficace. Su questo tema invece l’opposizione da parte dei nostri rappresentanti politici è stata tiepida e silenziosa. Questo non fa che creare pressione sul personale e non farà che peggiorare la situazione.

Test nasali:

L’introduzione di test nasali obbligatori nelle scuole dimostra come un dibattito che si allontana dai fatti serva solo a esacerbare il conflitto piuttosto che a trovare soluzioni valide. È di per sé un progetto pilota sensato per permettere alle scuole di restare aperte per la didattica in presenza. E tutti sappiamo quanto siano state stressanti le lezioni in DAD per bambine/i e i giovani.

Ma proprio perché si tratta di un progetto pilota, i bambini i cui genitori si sono opposti a questi test non avrebbero dovuto essere esclusi dalla scuola. La frequenza scolastica è un diritto costituzionale fondamentale e tale diritto può essere limitato solo sulla base di prove chiare di necessità. E non è affatto dimostrato che un test nasale negativo sia sinonimo di sicurezza.

I test nasali o test rapidi antigenici non sono affatto adatti allo screening delle scuole, delle aziende o dell’intera popolazione. Semplicemente non possono fare quello che noi speriamo che facciano. Secondo un recente studio di revisione della Cochrane Collaboration internazionale indipendente, che ha analizzato gli studi sugli attuali test rapidi, è emerso che questi test individuano solo una media del 58% delle persone infette asintomatiche. Ma anche questo valore è raggiunto solo quando i campioni sono presi professionalmente. E: negli adulti.

Michael Wagner, un microbiologo dell’Università di Vienna, che sta lavorando al terzo round del cosiddetto “studio dei gargarismi” nelle scuole austriache, stima che circa tre quarti degli scolari infetti fino a 14 anni non vengono visti nei test rapidi bisettimanali. Di questi, dice Wagner, “circa il 40% sono infettivi”.

È quindi più che discutibile che l’esclusione dei bambini dalle classi di frequenza a causa di un mancato tamponamento delle narici possa essere giustificata scientificamente.

Green Pass:

Stiamo seguendo con attenzione l’attuale discussione sul cosiddetto Passaporto Verde. Promette un ritorno alla normalità per coloro che hanno ricevuto un vaccino, sono sopravvissuti alla malattia o hanno un test recente negativo. Noi siamo a favore.

In dettaglio, vediamo come problematica l’inaffidabilità e l’accessibilità attualmente solo parziale ai test rapidi, così come la mancanza di disponibilità del vaccino. Infine, bisogna ancora chiarire se e come il passaporto può essere usato da persone con un basso livello di alfabetizzazione digitale – e quali test si applicano anche a casi speciali come le partnership transfrontaliere, o se questo non darà luogo a nuovi problemi.

Un passaporto verde non deve discriminare o svantaggiare in nessuna circostanza. Le parità di opportunità devono essere garantite. Altrimenti, le libertà diventano privilegi.

Stand: 19.04.2021

 

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Author: Serena

Kommunikationsbeauftragte der Grüne Fraktion.

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