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Di quanta Europa ha bisogno l'Alto Adige?

conferenza stampa Rebecca Harms - Hotel lunaRebecca Harms, con i Verdi altoatesini sul futuro della nostra provincia

Anche in questa campagna elettorale si discute del futuro istituzionale dell’Alto Adige. Il disagio diffuso della popolazione di lingua tedesca, originato da una partecipazione vissuta come insufficiente e una mancanza di democrazia, unito a una purtroppo ancora presente diffidenza verso i “vicini” italiani, viene canalizzata dai partiti della destra tedesca verso l’idea di uno “stato proprio”.

“Libero Stato” e ritorno all’Austria vengono presentati come opzioni praticabili. In questo modo si gioca sulla voglia di cambiamento avvertita dalla popolazione, ma si pianta un cuneo che divide i gruppi linguistici. Inoltre, si esclude dalle responsabilità proprio chi sarebbe il primo a doversi far carico del rinnovamento: i partiti della maggioranza al governo.

I Verdi oppongono a queste fantasie la concreta proposta di un rinnovamento democratico dell’autonomia statuto contrario (vedi i dettagli nel nostro programma) . In un dialogo aperto, in una nuova forma partecipata, cittadini e cittadine e rappresentanti di movimenti e correnti sociali dovrebbero lavorare insieme per una convivenza che si fondi su nuove basi. Risorsa essenziale e caratteristica identitaria della nostra provincia è il multilinguismo e la presenza di più culture in una precisa area alpina.

In questa visione l’Europa assume grande importanza . E’ l’ insieme più grande in cui la nostra provincia è inserita, al di là del sofferente e fragile stato nazionale italiano.Ma soprattutto l’Europa è la garanzia di una convivenza pacifica tra stati, regioni e popoli del nostro continente.

La presidente dei Verdi al Parlamento europeo Rebecca Harms ricorda l’idea dei “trasferimenti di solidarietà”, che sta alla base dell’Europa e che ancora conserva il suo valore. Le tendenze disgregatrici che si manifestano in diversi luoghi in Europa sono spesso espressione di egoismo, dell’insicurezza finanziaria di regioni ristrette e la voglia di separarsi da chi è economicamente più debole.
Non c’è dunque bisogno di un’astratta “più Europa”, ma di una autentica fiducia nella nostra comunità internazionale. “In definitiva ‐ ha detto Rebecca Harms ‐ è la cosa migliore che abbiamo prodotto negli ultimi cento anni. Di più: un miracolo!”.

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