Home2014febbraio

HH_BF_RDSL’attuazione della riforma delle pensioni dei consiglieri e consigliere regionali, sia ex che in carica, che ha comportato per molti e molte di loro l’erogazione di „anticipi“ milionari suscita, in un momento di insicurezza economica e sociale come questo, rabbia e indignazione. Giustamente.

Come gruppo Verde abbiamo sempre combattuto, senza toni populisti, per l’abolizione dei privilegi e abbiamo visto come un passo avanti la legge del 2012 ha abolito il vecchio mostruoso sistema dei vitalizi d’oro.

Tuttavia, abbiamo fatto l’errore di non pretendere fin da subito il calcolo preciso e puntuale dei pagamenti anticipati che una legge così impostata avrebbe alla fine comportato. Lo avremmo dovuto pretendere in nome della funzione di controllo che ci spetta e che, su questo punto, non abbiamo a sufficienza esercitato. Questo nostro errore ci addolora profondamente.

L’attuale ondata di indignazione deve servire per fare assoluta chiarezza e garantire totale trasparenza.

Bisogna agire subito. Abbiamo abolito il „mostro“ dei vitalizi, ma è rimasto il „mostriciattolo“ dei cosiddetti „diritti acquisiti“, un principio che non vale per il normale cittadino e cittadina e che invece per politici e politiche ha comportato il pagamento degli anticipi milionari. Bisogna rimettere in discussione questi „diritti acquisiti“: il Consiglio regionale deve trovare alla svelta una soluzione di legge per far tornare il denaro alla collettività.

Un principio potrebbe essere quello di fissare per legge che a ogni consigliere e consigliera delle legislature passate sia riconosciuta una pensione dignitosa ma non esagerata e al di là di questo venga dichiarato decaduto ogni altro diritto (acquisito o meno). Il denaro recuperato dovrebbero essere versato nei fondi previsti (e attualmente a rischio) per la politica sociale, come l’assegno di cura o l’assegno familiare.

Adesso saranno necessarie accurate verifiche giuridiche. Ci pare urgente una drastica marcia indietro, che rimedi all’ingiustizia creata e restituisca dignità e credibilità alla politica.

Riccardo Dello Sbarba e Hans Heiss

Brigitte Foppa

BZ, 27.02.2014

 

MOZIONE

Garantire la configurazione unitaria del Parco nazionale dello Stelvio

Cascate_Saent_WasserfallIl Parco nazionale dello Stelvio è uno dei più antichi parchi naturali italiani. È nato allo scopo di tutelare la flora, la fauna e le bellezze del paesaggio del gruppo montuoso Ortles-Cevedale e di promuovere lo sviluppo di un turismo sostenibile nelle vallate alpine della Lombardia, del Trentino e dell’Alto Adige. Si tratta di un’area ambientalmente omogenea per la quale, al di là dei confini amministrativi, è stata ritenuta necessaria una tutela omogenea.

Il Parco si estende sul territorio di 24 comuni e di 4 province ed è a diretto contatto a nord con il Parco Nazionale Svizzero, a sud con il Parco naturale provinciale Adamello-Brenta e con il Parco regionale dell’Adamello: tutti questi parchi, insieme, costituiscono una vastissima area protetta nel cuore delle Alpi, per quasi 400.000 ettari.

Oltre che essere un’area di grande importanza per il mantenimento del delicato eco-sistema alpino, il Parco rappresenta anche un’opportunità di marketing per un turismo responsabile e per la promozione di prodotti e tradizioni locali, tutta a favore delle località insediate nelle vallate del parco.

Fino a oggi, sulla carta, Parco nazionale dello Stelvio è stato amministrato da un Consorzio costituito dal ministero dell’Ambiente, Provincia di Bolzano, Provincia di Trento e Regione Lombardia. Il Consorzio, nato nel 1993 e mai veramente operativo, è costituito da tre comitati di gestione (Bolzano, Trento e Lombardia) cui sono state già delegate numerose funzioni operative. Il vecchio Consorzio aveva al suo vertice un consiglio direttivo in cui oltre al Presidente e ai rappresentanti dei tre comitati di gestione, delle due province autonome e della Regione Lombardia, vedeva anche la qualificata presenza di tre rappresentanti delle associazioni ambientaliste, una per territorio, e di due persone esperte in campo scientifico designate d’intesa tra diverse istituzioni di ricerca botanica e zoologica, comprese le università presenti nelle province in cui ricade il Parco.

Purtroppo da anni il Parco è de-finanziato e paralizzato, anche in seguito al mancato rinnovo degli organi collegiali scaduti da parecchio tempo:

Il Consiglio direttivo dal 26 dicembre 2010;

Il comitato di gestione della Provincia di Bolzano dal 12 marzo 2011;

Il comitato di gestione della Provincia di Trento dal 16 luglio 2011;

Il comitato di gestione della Regione Lombardia dal 3 ottobre 2012.

Da anni si discute di dare una nuova organizzazione al Parco, tramite una sua “provincializzazione”. Nel settembre 2009 la Commissione dei 12 elaborò una prima Norma di Attuazione che prevedeva il passaggio della gestione del parco agli enti interessati, cioè Lombardia, provincia autonoma di Trento e provincia autonoma di Bolzano. Tuttavia, nel marzo del 2011 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non convalidò la Norma, che fu dunque di nuovo rinviata alla commissione dei 12.

Nel frattempo, per effetto degli accordi Stato-Province autonome, è stato deciso (e ribadito anche nella Legge si Stabilità 2014) che le due Province autonome si assumano l’onere di finanziare l’operatività del Parco (anche per la sua parte lombarda) come loro concorso al riequilibrio della finanza pubblica.

La Commissione dei 12 sta dunque lavorando a una Norma di Attuazione che sostituisca l’articolo 3 del DPR nr. 279 del 22 marzo 1974. Secondo la bozza attualmente in discussione, il nuovo articolo sarà composto di 8 commi.

  1. Il comma 1 trasferisce la competenza sul Parco alle Province autonome, pur precisando che ad esso “sarà conservata una configurazione unitaria”.
  2. Il comma 2 prevede che con legge provinciale le due Province possano modificare i confini del Parco, previa consultazione dell’altra Provincia e del Ministero dell’ambiente.
  3. Il comma 3 prevede che siano le Province a disciplinare con propria legge “le forme e i modi di specifica tutela” nel territorio di propria competenza, “in armonia con le finalità e i principi dell’ordinamento giuridico nazionale in tema di aree protette”; per favorire l’omogeneità delle discipline le Province devono ricercare intese tra loro – intese comunque limitate dalle competenze garantite loro dagli articoli 4 e 8 dello Statuto.
  4. Il comma 4 prevede che “la configurazione unitaria del Parco è assicurata mediante la costituzione di un apposito comitato di coordinamento con funzioni di programmazione ed indirizzo”, così composto: 4 persone che rappresentano la Provincia di Bolzano, di Trento, la Lombardia e il Ministero, più altre tre persone che rappresentano i comuni dei tre territori. Insomma: 7 persone in tutto, tutte rappresentanti le amministrazioni, e nessuno che rappresenti le ragioni dell’ambiente e della scienza, come era nel vecchio consorzio.
  5. Il comma 5 prevede che le funzioni amministrative siano esercitate dai tre enti territoriali.
  6. Il comma 6 prevede la messa a carico degli oneri finanziari alle due Province.
  7. Il comma 7 prevede la soppressione del vecchio Consorzio del Parco.
  8. Il comma 8 trasferisce il personale agli enti gestori di Trento, Bolzano e Lombardia, garantendo le posizioni giuridico-economiche acquisite.

Diverse associazioni ambientaliste hanno sottolineato il pericolo che il Parco perda la sua connotazione unitaria, che si affermino sistemi di tutela differenziati a seconda degli orientamenti politici delle diverse amministrazioni, con gravi rischi per la conservazione del’habitat naturale che è invece unico ed omogeneo.

Da parte della politica si sottolinea la volontà di mantenere “la configurazione unitaria del Parco” e questo è scritto anche nella Norma in discussione. Tuttavia il “coordinamento” previsto appare uno strumento troppo debole per garantire a pieno tale unitarietà, in esso non è rappresentata più né la voce di chi difende la natura, né quella della comunità scientifica e infine non si dice se e come il Parco verrà dotato di un “Piano” e un “regolamento” unitari, che sono gli strumenti a cui in ogni parco vengono incardinati le tutele e i programmi di sviluppo.

Altro punto critico è il fatto che nella elaborazione di tale Norma, così importante per i nostri territori, non è mai stato coinvolto il Consiglio Provinciale né il mondo ambientalista e scientifico della nostra provincia, né tali soggetti hanno mai ricevuto alcuna informazione ufficiale. Trasparenza e partecipazione sono invece un presupposto indispensabile per decisioni di questa portata.

Tutto ciò considerato,

il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano

impegna la Giunta provinciale:

  1. prima di dare il proprio assenso alla nuova Norma di attuazione sul Parco dello Stelvio, a informare e confrontarsi con il Consiglio provinciale nelle forme che verranno concordate con il collegio dei capigruppo, prevedendo comunque un’audizione sull’argomento nella competente Commissione Legislativa a cui partecipino rappresentanti delle associazioni ambientaliste più rappresentative della nostra Provincia;
  2. a rafforzare il carattere unitario del Parco, sottolineando nella Norma l’importanza di una pianificazione unitaria e precisando le procedure di adozione (e/o modifica) di un piano e di un regolamento del Parco unitari e ancorati a criteri scientifici, definendo con precisione anche l’organismo che è competente per l’adozione di tali strumenti e prevedendo le necessarie intese con le Province autonome, nel rispetto delle competenze sul territorio loro garantite dallo Statuto di autonomia;
  3. a prevedere che all’interno dell’organismo che adotta il piano e il regolamento del Parco sia prevista la presenza di rappresentanti delle associazioni di protezione ambientale più rappresentative in ciascuno dei tre territori, così come prevede la legge quadro sulle aree protette nr. 394/1991, e di una adeguata presenza di rappresentanti della comunità scientifica, su designazione degli enti culturali e di ricerca tra cui le Università presenti nelle province e regione interessate dal Parco;
  4. a garantire nella pianificazione e gestione del Parco forme concrete ed efficaci di partecipazione democratica della popolazione interessata;
  5. a lavorare nella prospettiva di un allargamento degli orizzonti del Parco dello Stelvio, da Parco nazionale a Parco transfrontaliero, vista la stretta vicinanza del Parco con altre aree protette quali il Parco Nazionale Svizzero, il Parco naturale provinciale Adamello-Brenta e il Parco regionale dell’Adamello. Ciò può costituire un passo importante nella direzione di una “Euroregione delle Alpi”.

Cons. Provinciali

Riccardo Dello Sbarba
Hans Heiss
Brigitte Foppa

Bolzano, 24 febbraio 2014

MOZIONE – VOTO

BrennerautobahnNo all’Alemagna: l’Italia ritiri la sua “interpretazione” del Protocollo dei Trasporti

Con la legge 196 del 9 novembre 2012 il parlamento italiano ha ratificato il Protocollo sui Trasporti della Convenzione delle Alpi. Con la legge tuttavia è stato approvato anche un Ordine del Giorno che “interpreta” alcuni articoli del protocollo stesso, in particolare l’articolo 11 il cui comma 1 così recita: “1. Le Parti contraenti si astengono dalla costruzione di nuove strade di grande comunicazione per il trasporto transalpino”.

L’”interpretazione” data dall’Italia consiste invece in una “dichiarazione interpretativa” in cui è scritto che “le disposizioni dell’articolo 11 non pregiudicano la possibilità di realizzare progetti stradali di grande comunicazione sul territorio italiano, comprese le infrastrutture necessarie per lo sviluppo degli scambi con i Paesi situati a nord dell’arco alpino“. Tale dichiarazione è stata ufficialmente depositata dall’Italia il 7 febbraio 2013 (BGBI. III 2013/37 ratificata con BGBI. III 2013/138) e da quel momento assume rilevanza internazionale e non solo interna.

L’argomentazione dell’Italia è in sostanza la seguente: il Protocollo trasporti vieta la realizzazione di nuove autostrade “transalpine”, ma non vieta a ciascun paese di costruire nuove autostrade “interalpine”, cioè nel territorio di ciascun singolo stato. E’ evidente che così l’Italia si è lasciata aperta la possibilità di realizzare grandi progetti stradali come quello dell’autostrada “Alemagna” dal Cadore attraverso la Pusteria fino al confine austriaco. Se poi Austria e Germania interpretassero allo stesso modo il Protocollo Trasporti, esso diventerebbe carta straccia.

L’obiettivo del Protocollo trasporti infatti è di impedire che nuove grandi strade aumentino “il transito transalpino” su gomma, al fine di spostare il più possibile merci e persone su vettori più sostenibili, innanzitutto su ferrovia, e difendere così la salute delle popolazioni alpine, l’ambiente e il paesaggio.

L’evidente contrasto della “dichiarazione interpretativa” italiana con il Protocollo dei trasporti è stato approfonditamente chiarito in un parere del “Servizio legale della Convenzione delle Alpi” rilasciato il 23 settembre 2013 (prot. ZVR-Zahl 255345915).

In essa il “Servizio legale” dichiara che “la riserva italiana esprime una deroga generale per i futuri progetti senza specificarli o limitarli in alcun modo. Ciò, oltre a condizionare pesantemente ogni tentativo di coordinare la politica dei trasporti, (…) è in contrasto con l’essenza, la ragion d’essere del Protocollo trasporti”. Nel parere si cita esplicitamente il progetto dell’autostrada Alemagna come uno di quelli su cui l’Italia ha particolarmente insistito in sede di trattative sul Protocollo: “Con la riserva inserita – afferma il Servizio legale – l’Italia si manterrebbe la possibilità di realizzare questo progetto stradale”.

Una conclusione assai preoccupante per la provincia di Bolzano!

Per eccepire alla “dichiarazione” italiana gli altri paesi alpini hanno avuto un anno di tempo. E’ ciò che ha fatto l’Austria, paese che ha elaborato in prima persona il Protocollo stesso, attraverso una nota dell’ambasciata austriaca a Roma, depositata il 27 novembre 2013.

Alla nota austriaca il Ministero degli affari esteri italiano ha risposto con una “nota verbale” del 30 gennaio 2014, nella quale si ribadisce che l’Italia “intende dare applicazione al Protocollo dei Trasporti”, ma che il Paese “si trova in una situazione diversa dagli altri membri della Convenzione delle Alpi, in quanto è l’unico stato a trovarsi a sud dell’arco alpino” e che “la dichiarazione interpretativa non contraddice il testo dell’articolo 11 del Protocollo stesso, che non pregiudica – ove ricorrano le condizioni del comma 2, la possibilità di realizzare progetti stradali di grande comunicazione sul territorio italiano”,

L’argomento è stato anche oggetto di una recente interrogazione alla Camera dei Deputati. Nella sua risposta all’on. Kronbichler il Viceministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Rocco Girlanda, ha ripetuto che “Il protocollo sui trasporti vieta grandi strade di attraversamento delle Alpi (“strade transalpine”), ma non nuove strade “interalpine” sul territorio italiano.

La risposta dimostra che occorre assolutamente fare chiarezza sulla materia.

Per questo motivo,

il Consiglio provinciale di Bolzano

invita il Governo e il Parlamento italiano

a ritirare la “dichiarazione interpretativa” al Protocollo dei trasporti della Convenzione delle Alpi, concernente gli articoli 11 e 14, depositata dall’Italia il 7 febbraio 2013 (BGBI. III 2013/37 ratificata con BGBI. III 2013/138), poiché potrebbe costituire un’inammissibile riserva all’attuazione del Protocollo stesso, ratificato dall’Italia il 9 novembre 2012 e su cui lo stesso Ministero degli affari esteri, nella nota verbale trasmessa all’ambasciata austriaca il 30 gennaio 2014, ha affermato che l’Italia intende dare coerente e rispettosa applicazione.

Bolzano, 21.02.2013

Consiglieri provinciali

Riccardo Dello Sbarba
Hans Heiss
Brigitte Foppa

 

INTERROGAZIONE

AltoAdigePassL’AltoAdige Pass è nato il 14 febbraio 2012 e per tutti coloro che hanno richiesto la tessera fin dal primo momento comincia a scadere la validità annuale e occorre fare il rinnovo, che avviene in automatico per un altro anno.

Dunque una questione solo formale? Niente affatto. Infatti c’è un’unica ma sostanziale novità: al momento del rinnovo viene azzerato l’ammontare dei chilometri percorsi. La persona interessata deve ricominciare da capo la “scalata” dei chilometri, ripartendo dalla fascia a più alto prezzo, per accumulare viaggi e entrare nelle fasce più agevolate.

Il sistema tariffario infatti prevede una prima fascia da 8 cent al km (6 per le famiglie) sino al raggiungimento dei 1.000 km percorsi, e un costo che cala a 4 cent al km (3 per le famiglie) per la seconda fascia tra i 1.000 e i 10.000 km. C’è poi una terza fascia, per chi percorre tra i 10.000 e i 20.000 km, che prevede un costo ancora inferiore, pari a 2 cent per ogni km percorso, mentre una volta superata la soglia dei 20.000 km, gli ulteriori viaggi saranno a costo zero.

Al momento dell’adesione alle persone interessate è stato concesso un “bonus” di 500 Km. La cosa si è ripetuta al primo rinnovo, lo scorso anno.

Anche per il rinnovo nel 2014 gli utenti hanno ricevuto una prima comunicazione scritta che diceva che il bonus veniva concesso anche quest’anno. Ma poi, subito dopo, le stesse persone hanno ricevuto una seconda comunicazione che spiegava che dal 2014 in poi il “bonus” per il rinnovo non è più previsto: si riparte davvero “da zero”. La cosa ha suscitato lo sconcerto degli interessati, soprattutto per questo susseguirsi di due comunicazioni una l’opposto dell’altra.

Si chiede

  1. Come è potuto accadere che sia stata data prima la comunicazione della ripetizione del “bonus” anche per il 2014 e subito dopo la comunicazione opposta?
  2. Quale ufficio era responsabile di queste comunicazioni?
  3. L’annullamento del “bonus” dopo due anni era previsto fin dall’inizio dell’introduzione del sistema Alto Adige Pass, oppure è stata decisa dopo? Se dopo, quando, con quale atto e perché?
  4. Comunque sia, e in qualunque momento sia stata decisa, la sospensione del bonus dopo un certo periodo è stata messa chiaramente a conoscenza degli utenti al momento della prima richiesta della tessera per i trasporti pubblici? Se sì, come era informata la persona interessata? In quale atto a lei trasmesso o comunque da lei necessariamente letto nel corso della procedura di richiesta della tessera?
  5. Se tale informazione non era a portata di utente, tale clausola può essere considerata valida o si presta a ricorsi?

Bolzano, 17 febbraio 2014

Firmato Consiglieri

Riccardo Dello Sbarba
Hans Heiss
Brigitte Foppa

ValeLinda webSi è tenuta oggi a Bolzano l’assemblea generale dei Young Greens Southtyrol, il gruppo giovani dei Verdi. Sono stati eletti i nuovi portavoce dei giovani verdi sudtirolesi, Linda Perlaska e Valentino Liberto.

Linda Perlaska (28), studentessa di giurisprudenza a Trento, è di origine kosovara e  membro della Consulta Giovani di madrelingua italiana. Valentino Liberto (24), studente di Scienze politiche a Pisa,  già candidato alle provinciali nel 2013, è blogger e membro del Coordinamento provinciale dei Verdi.

“Si stanno avvicinando le Elezioni europee e i Verdi candidano alla Presidenza della Commissione europea una giovane eurodeputata, Ska Keller, che si è impegnata da anni delle questioni migratorie e della disoccupazione giovanile”, così Valentino Liberto e Linda Perlaska. “È arrivato il momento che anche il Sudtirolo esprima una candidatura giovane al Parlamento europeo.”

Proprio Ska Keller, appena eletta alle primarie dei Verdi Europei, ha inviato un videomessaggio ai/alle giovani verdi. Presenti all’assemblea anche il/la portavoce del partito, Brigitte Foppa e Giorgio Zanvettor, la portavoce dei Giovani Verdi tirolesi, Daniela Weißbacher, e la consigliera comunale dei Die Grünen a Innsbruck, Kathrin Heis.

AlleWeb

INTERROGAZIONE

Muell_artikelBoxLa Xela Srl, che appartiene al gruppo PA Holding, è attiva da gennaio 2009 e opera nella zona industriale di Cortaccia (BZ) in un’area sensibile tra l’Autostrada A22 e la linea ferroviaria del Brennero. L’azienda si sviluppa su una superficie di oltre 6 mila metri quadrati. Si occupa di trattamento di rifiuti di vario genere, sia liquidi che solidi, destinati poi per lo smaltimento ad altri impianti.

In questo contesto, è stato più volte affermato sugli organi di stampa che la Xela avrebbe trattato anche rifiuti provenienti da fuori provincia, notizia rilanciata anche in Consiglio provinciale dall’intervento del collega Schiefer, che ha avuto modo di occuparsi del caso Xela nella sua esperienza di amministratore nella Bassa Atesina.

D’altra parte, è noto che la nostra legge provinciale vieta l’importazione di rifiuti da fuori provincia.

Si chiede:

  1. Tra i rifiuti trattati dalla Xela dal 2009 a oggi, quanti e quali rifiuti provenienti da fuori provincia ha trattato e/o stoccato la Xela Srl? Si chiede i dati distinti per anno.
  2. In base a quale autorizzazione è avvenuta tale importazione? Essa non è in contrasto con il divieto di importazione dei rifiuti sancito dalla legge provinciale? Se non è in contrasto, perché?
  3. Quali controlli sono stati previsti ed effettuati su questo import-export di rifiuti dovuto alla lavorazione presso la Xela?

Bolzano, 14.2.2014

Cons. Provinciali

Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hans Heiss

INTERROGAZIONE

Muellverbrennungsanlage_artikelBoxIl presidente della Giunta provinciale del Trentino Rossi e l’assessore all’ambiente Gilmozzi hanno auspicato “una maggiore integrazione tra Alto Adige e Trentino” per quanto riguarda la politica dei rifiuti che si concretizzerebbe nel trasferimento dei rifiuti trentini all’inceneritore di Bolzano. Il governatore trentino Ugo Rossi ha confermato di aver inviato a Bolzano una simile proposta, secondo la quale il progetto dovrebbe partire a metà 2014, anche in considerazione dell’imminente esaurimento delle discariche disponibili in Trentino.

Da parte sua, l’assessore Theiner in occasione di un dibattito in Consiglio provinciale, ha dichiarato il 13 febbraio scorso che la giunta provinciale di Bolzano “ha già respinto la proposta dei colleghi trentini”.

Si chiede:

  1. Quando e in che forma, o con quale atto, la Giunta provinciale di Bolzano ha risposto ufficialmente alla Giunta trentina in merito alla richiesta di quest’ultima di poter bruciare nel nostro inceneritore rifiuti della vicina provincia di Trento?
  2. Se la risposta è stata inviata tramite un atto scritto, si chiede copia dell’atto stesso.
  3. Se la risposta non è stata inviata con atto scritto, si chiede perché ciò sia avvenuto, la descrizione comunque più precisa possibile della risposta e delle circostanze in cui è stata data, e se tale forma abbia validità giuridico-formale, o si tratti solo di una comunicazione informale.

Bolzano, 14.2.2014

Cons. Provinciali

Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hans Heiss

 

MOZIONE

Riccardo Dello SbarbaL’assegno di cura, in tedesco “Pflegeversicherung, è regolato dalla Legge provinciale 12 ottobre 2007, n. 9, ”Interventi per l’assistenza alle persone non autosufficienti”. Questa legge compie 7 anni e occorre trarre un bilancio della sua efficacia, dei suoi effetti e dei risultati che ha dato.

Ricordiamo che la legge riconosceva ad ogni persona non autosufficiente il diritto a ricevere un “assegno di cura” impostato sul principio del “Budget personale”. Il finanziamento era assicurato con un fondo alimentato dal bilancio provinciale e venivano fissati criteri per stabilire il grado di bisogno di cura della singola persona. Variabili importanti, nel tempo, sarebbero stati lo sviluppo demografico (progressivo invecchiamento della popolazione), le scelte delle persone interessate, i costi dei servizi, l’evoluzione a medio-lungo termine del fondo di garanzia.

Abbiamo ormai alle spalle almeno 5 anni di prassi di questa legge, abbiamo verificato il funzionamento dei 4 livelli di cura, l’efficacia della cura a casa (da familiari o con assistenza domiciliare) o del ricovero in case di cura o di riposo (dove si registra una diminuzione delle persone al 3° e 4° livello e crescenti difficoltà finanziarie delle strutture), abbiamo sperimentato diversi modelli tariffari dei servizi.

Vi sono stati già in questi 5 anni sensibili cambiamenti: nei criteri di determinazione del bisogno di cura, nelle modalità di accoglienza nelle strutture e nel loro finanziamento, nel tipo di diritto che viene di conseguenza riconosciuto, nella tendenza crescente all’assistenza a casa.

D’altra parte, il previsto “fondo di garanzia” non è stato istituito e in certi casi – come nel 2013 – si è dovuto ricorrere a riserve del bilancio provinciale per far fronte a difficoltà di finanziamento dell’assegno di cura.

La stessa legge prevede il puntuale aggiornamento del piano decennale. Ma per lavorare a questo aggiornamento bisogna sapere con precisione quanto denaro è stato speso, in che modo, con quali finalità e con quali risultati. A sette anni dalla legge e dopo cinque anni di sua concreta applicazione è arrivato il momento di fare questo bilancio, evitando di continuare ad apportare aggiustamenti parziali e di corto respiro senza un criterio di lungo periodo.

 Tutto ciò considerato, il Consiglio Provinciale impegna la Giunta Provinciale

a predisporre una valutazione attenta dei risultati dei cinque anni di applicazione della legge sull’assegno di cura e a presentare al Consiglio provinciale, entro sei mesi dall’approvazione della presente mozione, un rapporto completo nel quale si approfondiscano i diversi aspetti del problema, in modo da rispondere in ogni caso alle seguenti domande:

  1. L’assegno di cura ha raggiunto l’obbiettivo che l’assistenza a casa si svolga in modo durevole in una forma qualitativamente alta e senza sovraccarico per le famiglie, per i familiari della persona assistita e in particolare per le donne della famiglia?
  2. Come avviene nella pratica l’assunzione privata di personale di sostegno (es. le/i cosiddette/i badanti)? E’ diffuso il lavoro nero e come si è evoluto il fenomeno nel tempo: si è ridotto, è aumentato?
  3. Esistono sufficienti offerte da parte dell’ente pubblico di possibilità di “alleggerimento” e sostegno per i familiari della persona assistita? Se sì, quali e quale efficacia hanno dimostrato?
  4. L’ammontare dell’assegno di cura è sufficiente per coprire le necessità?
  5. 5. Le tariffe dei servizi sono adeguate?
  6. Le modifiche apportate ai criteri per la valutazione del bisogno di cura sono state tecnicamente e professionalmente giustificate oppure hanno portato ulteriori ingiustificate difficoltä alle persone interessate?
  7. Il ritiro dell’assegno di cura in caso di ricovero in casa di riposo e la sua sostituzione con un finanziamento forfettario del servizio ha portato a un ingiustificato indebolimento del diritto delle persone interessate?
  8. Quali conseguenze ha avuto quanto sopra citato nel finanziamento nel caso di cura in altre strutture?
  9. Quali conseguenze ha avuto sul finanziamento a medio e lungo periodo del fondo per la cura (Pflegefonds)?
  10. L’assegno di cura è garantito nel medio e lungo periodo considerando che il previsto “fondo di garanzia” non è stato mai istituito?
  11. Quali misure e quali correttivi sono da prendere, per fare in modo che venga garantito nel medio e lungo periodo il sistema dell’assistenza alle persone non autosufficienti, così come previsto nella legge nr. 9/2007?

Firmato cons. provinciali

Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hans Heiss

Bolzano, 10 febbraio 2014

NO! Referendum 09-02-2014Prendiamo atto con soddisfazione del risultato del referendum sulla legge sulla partecipazione popolare targata SVP.

Abbiamo contrastato fin da subito questa legge in quanto avrebbe reso la partecipazione popolare una vera corsa ad ostacoli rendendo di fatto impossibile l’esercizio della democrazia diretta.

Il 65% dei partecipanti al voto ieri si è espresso contro la legge, ponendo quindi le basi perché la discussione sulla partecipazione possa finalmente iniziare. Confermiamo, anche per il futuro, il nostro impegno affinché possa essere concretizzato il desiderio di maggior partecipazione espresso con forza dai cittadini.

All’iniziativa per più democrazia diretta va il nostro ringraziamento per il costante impegno in questa causa.

Brigitte Foppa e Giorgio Zanvettor
Co-Portavoce Provinciali Verdi Grüne Vërc

Bolzano, 10/02/2014