HomeBuon climaWas zählt, ist die Haltung. Rede zum Landeshaushalt 2022

Was zählt, ist die Haltung. Rede zum Landeshaushalt 2022

Fine 2021. All’inizio di quest‘anno strano, il geniale fumettista Zerocalcare raffigurò il tremendo 2020, disegnandolo come un alunno che doveva scrivere sulla lavagna 100 volte “io sono stato cattivo”.

Dopo di lui arrivava questo nuovo anno 2021, sul quale tutti avevano posto le speranze. Infatti il nuovo anno di fronte a queste aspettative nel fumetto si lamenta, dicendo: Oè, mi mettete troppa ansia di prestazione.

Mi sono ricordata spesso, di quell’immagine a inizio anno, e lo voglio ricordare anche in questa sede.

Aveva ragione, Zerocalcare, che il 2021 era un anno foriero di problemi. Infatti oggi, con davanti il bilancio di previsione per i prossimi anni e tirando le somme di quello che era la politica e la società di questo anno passato, non vediamo un panorama positivo. Notiamo soprattutto nervosismo, tensione, divisione, rabbia, recalcitranza, regressione. Una polarizzazione orizzontale in una spirale che va impazzendo (vax, no-vax, no-novax, no-nonovax) e una polarizzazione verticale con spaccatura tra società e politica.

Si stanno spezzando molti fili.

Il nervosismo e il disorientamento divampa anche nella politica (o forse parte da lì). Notiamo una grande frenesia, una grand’ansia di fare, notiamo azioni strampalate (anche solo negli ultimi giorni:  l’ultima assurda pubblicità dell’IDM che è übergriffig persino verso un personaggio come Angela Merkel. O la Lex Griessmair. O il piano clima tutto pasticciato, mentre ripartono gli aerei sulla pista allungata….).

Forse si fanno già sentire le elezioni del 2023, in questa legislatura che non è mai iniziata e sembra non volere finire mai.

Fatto sta che sembra sia andata persa la bussola. Che tutti remino in tutte le direzioni e che la percezione è di caos e confusione, di un gran dispendio di energie senza che si vada da qualche parte. La guida politica di questa terra sembra spaccata, lacerata in guerre di piccolo cabotaggio, es ist eine Kleinkriegerei im Gange, und eine Kleinkrämerei.

In queste piccole invidie ci si perde, con le piccole insidie si perde.

Arriva giusto in tempo, come una replica fredda alla presentazione del Bilancio da parte del presidente Kompatscher, il report del Sole 24 ore sulla qualità della vita. Retrocessione del Südtirol, di 3 posizioni. E soprattutto non è un posto per donne (infatti ci pareva!).

Sembriamo una provincia che ce la mette tutta nell’apparire bella, pacifica, unita, prima della classe – ma poi dietro la facciata c’è un gran caos, una grande e nervosa fibrillazione.

Proviamo allora a fare ordine. Usiamo questa discussione sul Bilancio di previsione per ordinarci le idee. Il Landeshauptmann ha detto che dobbiamo superare i vecchi schemi di amici e nemici. Quindi vogliamo affrontare i grandi temi del momento in un’ottica di “amici critici”. Nelle organizzazioni l’amico critico ha una funzione molto importante. Speriamo lo sia anche la nostra.

Brigitte Foppa, 15.12.2021

 

Qui il riassunto in lingua italiana dell’ufficio stampa del consiglio provinciale:

La prima a intervenire è stata Brigitte Foppa (Gruppo verde), che ha innanzitutto evidenziato le aspettative che, un anno fa, si riversavano nel 2021, a fronte del panorama che oggi non è positivo: dominano nervosismo, divisione, rabbia  e polarizzazione orizzontale, tra vax-no vax, no-no-vax, e una spaccatura verticale tra societá e politica. c’è una grande frenesia in tanti campi, e forse si fanno già sentire le elezioni del 2023; ci si perde in piccole invidie, si perde con piccole insidie. Nelle classifiche sulla qualità della vita, il Südtirol retrocede di tre posizioni, e risulta non essere un posto per donne. La consigliera ha focalizzato i concetti del periodo: sostenibilitá, rinuncia, attenzione sociale, pandemia.

In quanto alla sostenibilità, Foppa ha ricordato il congresso organizzato 14 anni fa sul progresso sostenibile dall’amministrazione provinciale: ci si chiedeva come formare una società che promuovesse la sostenibilità come concetto centrale, puntando sulla formazione quale forza per il cambiamento, ma ora questo termine viene identificato come “un po’ amico dell’ambiente, ma senza che faccia male”, e viene utilizzato anche in maniera non idonea: appare non vincolante e meno problematico di altri concetti, come dimostra il fatto che la Giunta provinciale la utilizza come bella etichetta in numerose occasioni. Non basta rubare uno slogan ai giovani: sostenibilità è un triangolo armonioso di ecologia, economia e questioni sociali, aree che vanno messe sullo stesso piano. Questo è un passo avanti radicale che deve ancora essere tradotto in realtà, e i 17 obiettivi dell’ONU che fissano la direzione oggi sono le “norme di attuazione”. La sostenibilità è come la superficie di un tavolo che sta su 3 gambe, e sta dritto solo se le 3 gambe sono della stessa lunghezza, e qui entrano in gioco le priorità del bilancio. Questo vale per ogni famiglia: se si deve assegnare del denaro, si determineranno le priorità. Per quanto riguarda il bilancio provinciale, la prima cosa da determinare è ciò che è più importante per una società: i costi di gestione della sanità, dell’educazione, dei servizi sociali, dell’amministrazione.

Poi il resto, e infine gli investimenti, che, sarebbe auspicabile fossero classificati secondo i criteri di sostenibilità e di controllo del clima. In quanto alla rinuncia, per molti anni, i Verdi di tutto il mondo si sono occupati della questione dei limiti della crescita nel senso della protezione della natura e dell’ambiente, della protezione del clima. Soprattutto per quanto riguarda il riscaldamento globale, c’è sempre stato un discorso di rinuncia. Anche in Consiglio se ne è discusso molto, ma era normale votare contro anche piccole misure per la protezione del clima, come la chiusura delle le porte dei negozi. Nei primi anni, dal 2014 al 2019, c’è stato un silenzio radio sulla protezione del clima, quindi è tanto più importante che Kompatscher si sia lasciato scuotere, tanto più importante che la protezione del clima sta almeno cominciando ad apparire nell’agenda, ma a volte l’interesse appare solo apparente, nonostante anche lui usi spesso il termine rinuncia, senza però proporre soluzioni. In un dialogo con i nostri nipoti, dobbiamo fare in modo che non chiedano “perché non avete agito?” ma dicano “Come ci siete riusciti?”.  Le nostre 7 tonnellate di CO2 vanno ridotte a 1,5, e ognuno deve dare il suo contributo, a cominciare dall’agricoltura, un settore che rappresenta quasi 1/5 delle emissioni ma non è stato incluso nel Piano clima. Anche le cifre del turismo sono impressionanti:  circa il 10% delle emissioni provengono da questo settore, secondo il rapporto Eurac sul clima. Ogni singolo letto nel turismo è un fattore climatico difficile: è più che mai necessario eliminare  le perversioni, le esagerazioni, le assurdità. Mobilità, alloggio e cibo sono i prossimi grandi settori, e qui bisognerebbe prendere esempio dalla Germania. In quanto alla mobilità, Mario Draghi ci sta mandando sulla strada della mobilità pubblica ed elettrica quando i motori a combustione interna saranno vietati nel 2035 (che è ancora molto lontano): restano però il sovraffollamento dei pendolari sul mezzi pubblici e la fissazione per l’auto dell’altoatesino medio.

Qui non bisogna solo puntare su un trasporto pubblico migliore e più comodo, ma anche su un lavoro culturale ed esemplare. In quanto all’attenzione sociale, c’è un vero cambiamento climatico solo con la giustizia sociale: non per niente i giovani dei fridays for future parlano di “giustizia climatica”. Ci sono indicazioni di fratture che vanno prese sul serio: quasi 1/5 delle famiglie sono a rischio di povertà; con il più alto PIL pro capite d’Italia, c’è uno dei più alti oneri di credito per famiglia, e uno spaventoso tasso di suicidi; le donne hanno molteplici fardelli; i dibattiti sui salari degli ultimi anni sono più che giustificati, e mostrano anche quanto si sentano sottovalutati coloro che lavorano nell’assistenza, nel sostegno, nell’istruzione e nel servizio pubblico, settori che sono la base solida della performance economica. Perché il clamore contro l’aumento dell’IRAP è stato molto più forte delle dimissioni e della frustrazione di tanti dipendenti pubblici?  Per quanto riguarda la pandemia, ci si è abituati, e quello che prima era normale ora è inestimabile.

Prima c’era ancora una solidarietà di base all’interno della società, che ora si è rotta: la società si è divisa in vpro vax e no vax, e e l’isolamento forzato e continuo delle persone l’una dall’altra ha lasciato tracce profonde ed esposto bisogni profondi.I costruttori di ponti, i diplomatici e coloro che pensano nel mezzo non sono più ricercati, e nemmeno previsti, e questo preoccupa: “Questa è una delle ragioni per le quali chiediamo strategie di de-escalation – una delle quali è vaccinare e testare”. La consigliera ha concluso dicendo che il suo gruppo avrebbe agito diversamente se fosse stato al governo. “L’empatia, il livello degli occhi, l’ascolto sarebbero stati più efficaci che proclamare, decretare e prescrivere. Forse in questo modo avremmo raggiunto il consenso che è così necessario ora”. È necessario sentire le dinamiche della società, nominarle, bisogna riconoscere la spinta e dare una direzione: “E noi dobbiamo sorvegliare e rimanere fermi”.

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Author: Heidi

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