HomeCovid-19Avremmo dovuto distribuire sacchi per l’immondizia?

Avremmo dovuto distribuire sacchi per l’immondizia?

Considerazioni finali sulla Commissione d’inchiesta di Brigitte Foppa.

(Le mie riflessioni conclusive sono state in buona parte inglobate nella relazione del Presidente della Commissione d’inchiesta Franz Ploner. La relazione è stata bocciata dalla maggioranza SVP-Lega Salvini ed è la base della relazione di minoranza della Commissione.)

Dopo un anno in cui la commissione ha ascoltato un gran numero di attori coinvolti nell’approvvigionamento e nella distribuzione delle maschere protettive di oberalp, riassumo quelli che considero i risultati più importanti per la relazione finale del lavoro della Commissione d’inchiesta. Sono giunta a una conclusione, a una supposizione e una questione che è rimasta irrisolta fino alla fine.

1. “Un’anima buona ha inviato questa e-mail” – La constatazione

I vertici dell’azienda sanitaria non hanno informato immediatamente il personale sul problema delle maschere protettive. Questo ha esposto il personale sanitario a un serio pericolo.

Dopo essere stati informati che le maschere protettive fornite dalla Cina non soddisfacevano i necessari standard di qualità, i vertici dell’Asdaa non hanno immediatamente trasmesso l’informazione ai responsabili dei comprensori. Le informazioni sono arrivate ai direttori medici degli ospedali per iniziativa individuale di una dipendente e si è cercato di annullarle, di nasconderle o di imporre ai destinarari l’obbligo di riservatezza. “Un’anima buona ha mandato questa e-mail”. Questa azione può essere riassunta con questa dichiarazione di uno dei medici consultati. Il problema è chiaro. Spetta al datore di lavoro provvedere alla sicurezza sul lavoro. Se questo non può essere garantito per ragioni ovvie (per esempio una pandemia?) e il dipendente è esposto a un rischio particolare, il datore di lavoro deve in ogni caso informare immediatamente i dipendenti di questo possibile pericolo – anche perché possano reagire in qualsiasi modo. Questo è precisamente ciò che è stato omesso. L’affermazione dell’assessore: “Ma la protezione è stata data e questo è provato anche dalle cifre dell’infezione” (udienza del 09.04.2021) è il contrappeso cinico a un atteggiamento responsabile e trasparente, che sarebbe consigliabile soprattutto in tempi difficili.

2. “C’era un grande bisogno” – La mia ipotesi

Le persone che si definiscono eroi hanno difficoltà ad ammettere gli errori. O meglio, non si voleva creare il panico.

Una narrazione di base di questo tipo è stata ripetuta in tutta una serie di audizioni. Nel marzo 2020, il sistema sanitario dell’Alto Adige, come molti altri sistemi sanitari nel mondo, è stato travolto da una catastrofe imprevedibile. Questo è indubbiamente vero, anche se abbiamo anche sentito più volte che c’erano stati avvertimenti che lasciavano intendere che presto ci sarebbero stati dei momenti di difficoltà, in cui si chiedeva se l’equipaggiamento di protezione fosse sicuro, ecc. Il questo contesto catastrofico si è arrivati alla carenza di attrezzature di protezione e questa carenza viene descritta come una grande emergenza. Bisognava accontentarsi. E così si è ricorso ad amici e conoscenti (Oberrauch, Engl) e in questo modo si è stati in grado di procurarsi l’equipaggiamento protettivo. I singoli protagonisti di questa operazione non si sono fatti sfuggire l’occasione di diventare degli eroi. Metafore di guerra hanno sottolineato la messa in scena, che così è stata anche raccontata dai media. Il fatto che il materiale non fosse utilizzabile avrebbe fatto crollare miseramente la narrazione del salvataggio. Non ce lo si lo poteva permettere. Questa è la prima ipotesi sul perché non hanno dato l’allarme dopo che è stato chiaro che i DPI non erano all’altezza.

La seconda ipotesi, alternativa alla prima, ma molto più probabile, si basa sul presupposto che la gravità della situazione sia stata subito correttamente valutata dopo le perizie negative sulle maschere protettive cinesi, ma che la decisione sia stata presa in favore del principio “l’importante è non scatenare il panico”. I vertici dell’azienda sanitaria possono aver soppesato il fatto che sarebbero potuto insorgere incertezze o persino il rifiuto a prestare servizio se si fosse saputo della scarsa qualità dei DPI. Così è stata fatta la scelta di tenere nascosta la verità. La linea difensiva, riassumibile nella ripetuta affermazione “Avremmo dovuto distribuire i sacchi dell’immondizia?” (per inciso, una domanda sentita ripetutamente dalle voci ascoltate dell’azienda sanitaria) conferma questa ipotesi. Un tale atteggiamento può essere umanamente comprensibile, anzi, forse vale anche il principio del male minore. Il fatto è che nessuno dei responsabili ha mai ammesso una tale considerazione. Piuttosto, sono rimasti fermi sulle loro posizioni: avremmo dovuto distribuire sacchi della spazzatura? E: eravamo in grande difficoltà.

3. “Era solo la mia lista dei desideri” – La questione irrisolta fino alla fine

Non è ancora chiaro come si sia arrivati al secondo ordine di oberalp del valore di circa 25 milioni di euro.

Il 23 marzo 2020 arrivava a Vienna la prima spedizione dell’ordine oberalp. Ancora prima che arrivasse a Bolzano, la sera del 23 marzo, alle 23:12, l’azienda sanitaria (o qualcuno nell’azienda sanitaria, o anche qualcuno ai vertici della politica della Provincia) ha deciso di fare un secondo ordine. (“Alle 23:12 arriva l’ordine del dott. Kaufmann per un altro grande ordine. Alle 23:19 Engl conferma l’ordine via mail”. – questa la versione di Heiner Oberrauch). Oggi questo ordine viene negato da tutti, azienda sanitaria, dipartimento, Giunta provinciale. Non c’è nemmeno un documento ufficiale al riguardo. L’ordine mai ordinato aveva una portata finanziaria immensa, cioè circa 25 milioni di euro. Fino alla fine la commissione d’inchiesta non è riuscita a chiarire, come sia potuto succedere che una “lista dei desideri” (“L’ultima cosa che so riguardo a questo secondo ordine, che di fatto è la questione centrale, è la mia lista dei desideri o dei requisiti, che ho consegnato. Non so nient’altro, poi non sono stato più coinvolto. “. – Marc Kaufmann all’udienza del 19/11/20) sia diventata un ordine di tale grandezza. Né il direttore generale dell’azienda sanitaria, né l’assessore, né il capo della task force, né i responsabili degli acquisti, né il presidente della provincia ne sanno nulla. Ci può essere un equivoco su 25 milioni? Se è così, che tipo di relazione stretta doveva esistere affinché un imprenditore anticipasse denaro puramente sulla base della fiducia, senza alcun contratto? Ma nemmeno per il primo ordine la relazione Asdaa-oberalp è del tutto chiara, poiché anche questo sembra basarsi su un contratto non firmato – è la cosa è piuttosto insolita per un’amministrazione pubblica.

Questo scenario, con le sue conseguenze molto spiacevoli per l’impresa oberalp, ci permette di avere uno sguardo più disincantato sulla gestione e sulla direzione politica del servizio sanitario in Alto Adige.

Una leadership chiara, procedure stabilite democraticamente, trasparenza e responsabilità chiaramente accettate sono le caratteristiche normali di un’azienda che funziona bene. Una tale cultura dimostra il suo valore anche nelle emergenze. Alla luce di quanto ascoltato nel corso dei lavori di questa Commissione d’inchiesta non sembra essere proprio il caso dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige nel caso Covid -dispositivi di protezione – 2020.

Brigitte Foppa/BZ/19.05.2021

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Author: Heidi

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