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50 anni dello Statuto dei lavoratori: una giornata di festa – una giornata di apprensione.

Il 20 maggio 1970, quindi esattamente 50 anni fa, lo Stato italiano approvò la legge n. 300, altrimenti nota come lo Statuto (delle lavoratrici e) dei lavoratori.

Già nell’articolo n. 1 della Costituzione, approvata nel 1948, era stato riconosciuto e fissato il valore del lavoro. „L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” recita, ma per molti anni, nella pratica sembrava non esservene traccia.

L’immagine del lavoratore e della lavoratrice nel secondo dopoguerra era fortemente caratterizzata da una completa dipendenza dal “padrone”. Proprio come i braccianti del 19° secolo, i lavoratori erano totalmente in balia delle decisioni della direzione aziendale – chi non corrispondeva alle aspettative dell’azienda veniva scartato e sostituito, senza nessun tipo di tutela; chi osava criticare la direzione aziendale, o chiedere migliori condizioni di lavoro, o pretendere un aumento di salario veniva “premiato” molto spesso con il licenziamento.

Con lo Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori si ottenne un cambio di paradigma che modificò radicalmente il mondo del lavoro in Italia. Dopo decenni di lotta di classe, di sfruttamento e assenza di tutele, con questa legge fondamentale si diede un importante ancoraggio legislativo al valore del lavoro, riconosciuto come diritto fondamentale e alla dignità delle lavoratrici e dei lavoratori.

In maniera particolare venne tutelato l’importante lavoro dei sindacati, sia a livello nazionale, sia soprattutto a livello delle singole aziende. Senza questi forti sindacati avremmo oggi un mondo del lavoro in cui le disparità e le incertezze sociali aumenterebbero in maniera ancora più drammatica.

In questo mondo globalizzato che richiama insistentemente a una maggiore liberalizzazione, viene comodo criticare lo Statuto dei lavoratori: per molti è una zavorra per l’economia, troppo poco flessibile per il mercato globale. Le misure di tutela quindi sono state ammorbidite e annacquate, e sempre più modelli contrattuali sono stati sviluppati proprio per non essere più compresi nell’ambito di questa legge così importante.

Il risultato: centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori – soprattutto ora in questo periodo di crisi – si ritrovano senza tutele. Sono i lavoratori e le lavoratrici apparentemente autonomi, precari e a tempo determinato a essere maggiormente colpiti dalle scosse sul mercato del lavoro. Sono i primi, proprio come cento anni fa, a essere eliminati e sostituiti per fare spazio a modelli di lavoro ancora più convenienti per le aziende.

Questa assenza di protezione per milioni di cittadine e cittadini, questa insicurezza nel proprio progetto di vita e quindi questa preoccupazione verso il futuro della famiglia, sta generando un enorme potenziale esplosivo a livello sociale che dobbiamo disinnescare.

Come società democratica siamo obbligati a rimettere il valore del lavoro al centro dell’azione politica. Dobbiamo lottare ancora una volta per un lavoro sicuro ed equamente retribuito; lottare per la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori. Una lotta non contro le imprese, ma insieme a loro.

Lo Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori può sembrare una vecchia signora, ma i valori in esso contenuti – proprio oggi – sono più moderni e importanti che in qualsiasi altro momento dei suoi 50 anni di storia.

Felix von Wohlgemuth
Co-Portavoce Verdi Grüne Vërc

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