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INTERROGAZIONE.

In tutte le edicole dell’Alto Adige sono state distribuite gratuitamente sciarpe scaldacollo acquistate dalla Provincia presso la ditta Texmarket nel numero di 300.000 a un prezzo che risulta essere stato di € 700.000. In questo momento, l’aspetto che ci interessa di più è quello della utilità o meno di tali oggetti (sugli altri aspetti etico-politici ci sarà tempo per chiedere chiarezza dopo la fine dell’emergenza pandemia).
La Giunta li ha presentati come oggetti non risolutivi, né equivalenti alle mascherine di utilizzo medico, ma comunque utili a difendere se stessi e gli altri dalla diffusione dei virus per via aerea. Questo orientamento è stato plasticamente confermato dal fatto che in alcune conferenze stampa membri della Giunta si sono presentati indossando lo scaldacollo.
Tuttavia, altre autorevoli voci hanno messo in serio dubbio l’utilità di questo oggetto, Nella edizione del 22 marzo del quotidiano Alto Adige, e contemporaneamente in una interista sulla Rai regionale, la presidente dell’ordine dei medici Monica Oberrauch ha affermato che “Quelli scaldacollo servono a poco o niente”. In una nota la dottoressa Oberrauch ha consigliato di usare semmai mascherine chirurgiche. “Qualsiasi altro tipo di protezione – ha continuato – non certificato dal punto di vista scientifico non può essere consigliato. Questo vale anche per foulard, sciarpe, scaldacollo ecc.… In nessun caso poi l’adozione di una mascherina può indurre alla sensazione irrazionale di essere protetti. C’è il rischio che ciò induca a trascurare misure igieniche essenziali”.
Un altro aspetto critico della distribuzione gratuita di scaldacollo da parte della Provincia è stata la vera corsa alle edicole che è avvenuta nella speranza di ottenerlo: tanto che a metà mattinata del sabato 21 marzo la maggior parte delle edicole aveva esaurito le scorte. Ma tutto questo ha senso nel momento in cui si invitano le persone a “restare a casa” a meno di non avere gravi necessità?
Visti questi aspetti dunque ci si chiede su quali basi, e su quali pareri scientifici, si sia basata la Provincia per decidere l’operazione di acquisto e distribuzione degli scaldacollo alla popolazione. Si auspica infatti che ci sia una certificazione ufficiale, o almeno parere fondato E SCRITTO, in cui qualche autorità sanitaria, o qualche esperto medico-scientifico, abbia confermato l’utilità di questo oggetto e si sia preso la responsabilità della sua adozione.

Tutto ciò premesso,
Si chiede alla Giunta provinciale:

  1. Possiede la Provincia una certificazione ufficiale, o almeno un parere scritto di una qualche autorità sanitaria, o qualche esperto medico-scientifico, che ha attestato l’utilità di acquistare e distribuire alla popolazione 300.000 scaldacollo al fine di tutelare se stessi e gli altri dalla diffusione dell’epidemia di Coronavirus, o almeno da ridurre in modo dimostrabile il rischio di contagio? Se esiste questo parere, se ne chiede una copia.
  2. Chi si è assunto, nella Giunta provinciale, la responsabilità politica di proporre e decidere di acquistare e distribuire alla popolazione 300.000 scaldacollo in funzione di protezione antivirus? È stata una decisione del solo assessore alla sanità? È stata concordata dall’assessore competente col Presidente della Giunta? Oppure è stata ratificata dall’intera Giunta e se sì, in quale data e con quale atto?
  3. Con quali atti amministrativi, e firmati da chi, è stato deliberato l’acquisto degli scaldacollo e con quali atti amministrativi, e firmati da chi, è stata disposta e organizzata la sua distribuzione alla popolazione?
  4. Come è nata l’iniziativa dell’acquisto e distribuzione degli scaldacollo? È nata su proposta della Provincia alla ditta interessata, oppure è la ditta produttrice che si è mossa per prima offrendo gli scaldacollo alla Provincia in funzione anti-epidemia?
  5. Comunque sia, la ditta produttrice ha fornito alla provincia una certificazione o una documentazione ufficiali e scritte, magari firmata da qualche autorità sanitaria o da qualche esperto medico-scientifico, che attestasse l’utilità degli scaldacollo per frenare la diffusione del virus? Se sì, da chi era firmata questa documentazione? Se ne chiede una copia.
  6. Se alle domande 1 e 5 la risposta è negativa, è cioè se non esiste – cioè non è stata presentata dalla ditta produttrice né acquisita dalla Provincia per sua iniziativa – alcuna certificazione ufficiale, e nemmeno un parere scritto di una qualche autorità sanitaria, o qualche esperto medico-scientifico, che attesti l’utilità dell’uso degli scaldacollo in funzione anti-epidemia, a quale scopo la Giunta, o l’assessore alla sanità, hanno deciso l’operazione scaldacollo? È stato valutato da parte della Provincia il rischio di assumere una iniziativa che risultasse Alla fine inutile, o addirittura controproducente? E quali considerazioni a proposito di questi rischi hanno convinto la Provincia a procedere ugualmente?

Bolzano, 22.03.2020

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

INTERROGAZIONE
La competenza sul cantiere del nuovo ospedale di Bolzano è passata a fine 2019 dall’assessore Bessone (Edilizia) all’assessore Widmann (Sanità). Uno dei motivi del passaggio è stato quello della scarsità di personale che caratterizzava l’unità “Incarico speciale Ospedale di Bolzano”: lo stesso assessore Bessone aveva assicurato che così “il dipartimento Sanità potrà mettere a disposizione più personale” per portare a termine questo incarico. Ora si scopre che questo aumento di personale non avverrà con risorse interne alla ripartizione sanità, ma col ricorso a professionisti esterni. In sostanza, la gestione del mega cantiere per le nuove parti dell’Ospedale di Bolzano viene esternalizzata e privatizzata. La ricerca di mercato per l’affidamento a terzi del servizio è stata lanciata il 19 dicembre 2019 e dovrebbe essere conclusa nel momento in cui questa interrogazione riceverà una risposta.
Il bando di gara è il nr. 468/2019 ed ha come oggetto: “Indagine di mercato mediante avviso pubblico per l’individuazione degli operatori economici da invitare alla procedura negoziata per l’affidamento del servizio di supporto amministrativo e organizzativo al responsabile unico del procedimento per l’espletamento delle procedure amministrative di affidamento e di gestione dei contratti dell’Incarico speciale Ospedale Bolzano”. L’incarico ha come base d’asta 210 mila euro all’anno più Iva.
Si cerca un soggetto professionale che fornisca tre professionisti nelle discipline ingegneria, giurisprudenza e scienze dell’amministrazione (i tre professionisti dovranno coprire almeno due di queste discipline) e questi potranno essere presenti in ogni momento presso gli uffici dell’Incarico speciale Ospedale di Bolzano: quindi avremo consulenti privati che opereranno all’interno di uffici pubblici provinciali.
Questo pool privato avrà ampi poteri di gestione, fino a poter affidare incarichi diretti per l’esecuzione dei lavori (tranne quelli che per le loro dimensioni devono essere messi a gara), il controllo della loro esecuzione e la liquidazione dei compensi.
Infatti, la descrizione dell’incarico è la seguente:
“Servizio di supporto amministrativo e organizzativo al responsabile unico del procedimento per l’espletamento delle procedure di affidamento non ad evidenza pubblica e nelle procedure di gestione amministrativa dei rapporti contrattuali con appaltatori e fornitori dell’Incarico speciale Ospedale di Bolzano.
Il servizio si articola nelle seguenti prestazioni:
1. affidamento degli incarichi agli operatori economici per lavori, forniture e servizi (escluse le procedure ad evidenza pubblica),
2. affidamento degli incarichi a tecnici liberi professionisti ed esperti (escluse le procedure ad evidenza pubblica),
3. concorsi di idee e progettazione,
4. assistenza e affiancamento operativo del Rup (responsabile unico del procedimento), nella stipulazione dei contratti per lavori, forniture e servizi per l’incarico speciale,
5. attività di segreteria e verbalizzazione con riguardo alle procedure di affidamento e ai concorsi di cui ai numeri 1, 2 e 3,
6. assistenza e affiancamento operativo del Rup nella vidimazione e liquidazione delle note onorario dei tecnici liberi professionisti ed esperti,
7. assistenza e affiancamento operativo del Rup nella verifica e liquidazione delle fatture per lavori, forniture e servizi nonché provvedimenti per l’inventariazione dei beni mobili degli edifici,
8. assistenza e affiancamento operativo del Rup nella soluzione di questioni amministrative e provvedimenti connessi dalla stipulazione del contratto fino al collaudo finale, autorizzazione al subappalto, atti aggiuntivi, cessione di credito, trattamento delle riserve, accordo bonario, risoluzione del contratto, svincolo delle fideiussioni ecc…
Le prestazioni elencate si intendono esemplificative e non esaustive”.

Come si vede, importantissimi e delicate funzioni amministrative, come affidamenti di incarichi, verifiche e liquidazione di parcelle, che coinvolgeranno numerosissimi operatori economici, professionisti, imprese, esperti ecc.…, cioè funzioni in cui è da garantire la massima indipendenza e imparzialità, vengono affidate a un gruppo di privati professionisti.
Per reclutare queste persone, vengono indicati criteri che restringono molto la possibile platea: infatti il soggetto che fornisce questi tre professionisti, laureati nelle materie indicate, deve aver eseguito, negli ultimi tre anni, servizi analoghi a quello del bando di gara per un importo non inferiore a € 120.000 a favore di enti tenuti ad osservare la normativa in materia di contratti pubblici, di cui almeno la metà (pari a € 60.000) deve essere stato svolto a favore di enti pubblici aventi sede nella Provincia autonoma di Bolzano dove è obbligatorio l’uso congiunto della lingua italiana e tedesca, nonché aver avuto, sempre negli ultimi tre anni, un organico medio annuo non inferiore a sei persone, pari al doppio del personale richiesto per l’incarico.
Viene da chiedersi quante sono le società che hanno questi requisiti, se sono in numero sufficiente da garantire concorrenzialità nella gara e possibilità di ampia scelta da parte dell’ente pubblico, oppure che i soggetti dotati di idonei requisiti siano molto pochi, o magari uno solo, al che la gara si trasformerebbe in una pura formalità. Del resto, nello stesso bando questa possibilità non viene esclusa, poiché vi si legge che “La procedura verrà avviata anche in presenza di una sola manifestazione di interesse”!
Per la scelta, inoltre, la Provincia si riserva la possibilità di decidere in base a un criterio molto generico: “”Prima della stipula del contratto il RUP accerterà in ogni caso la capacità effettiva dell’operatore economico alla prestazione ineccepibile del servizio in oggetto in entrambe le lingue ufficiali della Provincia”. In basi a quali criteri si possa considerare “ineccepibile” la prestazione, non è detto e dunque si aprono sensibili margini di discrezionalità.
Nel settore della sanità l’assessore Widmann sembra dunque aver impresso una forte spinta verso la privatizzazione. Infatti, oltre a risolvere il problema dei tempi di attesa con le convenzioni con le cliniche private, si procede a esternalizzare funzioni propriamente pubbliche come il cantiere dell’Ospedale di Bolzano, in perfetta continuità con il precedente ricorso alla consulenza esterna decisa dalla Asl per la riorganizzazione delle sette sale operatorie negli ospedali di Bolzano, Bressanone, Brunico e Merano. E meraviglia che una amministrazione provinciale con migliaia di dipendenti si senta costretta ad affidarsi a consulenti esterni per alcune attività amministrative. Non è superfluo ricordare infatti che la normativa in materia prevede che la pubblica amministrazione possa ricorrere e incarichi esterni solo nel caso che non abbia al suo interno le competenze necessarie per farvi fronte: la Provincia non dispone forse di sufficienti professionisti nelle materie come ingegneria, giurisprudenza (!) o scienza dell’amministrazione (!!)?

Tutto ciò premesso,
Si chiede quindi alla Giunta provinciale:

  1. La Provincia sa quanti “operatori economici” siano in grado di rispondere ai criteri richiesti dal bando nr. 468/2019 e in particolare: “Disporre di tre professionisti nelle materie indicate, aver eseguito, negli ultimi tre anni, servizi analoghi a quello del bando di gara per un importo non inferiore a € 120.000 a favore di enti tenuti ad osservare la normativa in materia di contratti pubblici, di cui almeno la metà (pari a € 60.000) deve essere stato svolto a favore di enti pubblici aventi sede nella Provincia autonoma di Bolzano dove è obbligatorio l’uso congiunto della lingua italiana e tedesca, nonché aver avuto, sempre negli ultimi tre anni, un organico medio annuo non inferiore a sei persone, pari al doppio del personale richiesto per l’incarico?
  2. Se la Provincia non riesce a rispondere all’intera domanda n. 1, sa almeno indicare quanti “operatori economici” abbiano negli ultimi tre anni eseguito servizi analoghi a quelli richiesti dal bando a favore di enti pubblici aventi sede nella Provincia autonoma di Bolzano per un importo di almeno € 60.000?
  3.  Quanti “operatori economici” hanno risposto al bando n. 468/2019?
  4. Come è avvenuta la scelta dell’operatore che ha vinto la gara? In base a quali criteri è stata fatta questa scelta?
  5. Come può dimostrare la Provincia – ove per esempio fosse chiamata a rispondere davanti alla Corte dei conti – di essere stata costretta a ricorrere a un incarico esterno perché non disponeva di risorse analoghe di personale al suo interno? La Provincia non dispone forse di sufficienti professionisti nelle materie come ingegneria e soprattutto giurisprudenza e scienza dell’amministrazione?

Bolzano, 13.01.2019

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

Una delegazione di Verdi è oggi in visita a Roma al Ministero della salute. Obiettivo dell’incontro: presentare le istanze dei Verdi per un sistema sanitario che rispetti le peculiarità del nostro territorio speciale. Da sempre i Verdi Grüne Verc sostengono l’autonomia altoatesina perché ritengono sia la forma di governo migliore, per poter garantire diritti, sostenibilità e salute a tutte le persone residenti in questa terra particolare. Il plurilinguismo e la vicinanza al confine con l’Austria pongono il nostro territorio in una situazione bisognosa di misure ad hoc nella formazione di personale medico e sanitario che sia in grado di comunicare per lo meno in entrambe le lingue ufficiali della provincia. A metà mattina i consiglieri provinciali Brigitte Foppa, Hanspeter Staffler, la segretaria del Partito Verde Verena Frei e Karl Tragust, presidente del Coordinamento provinciale, verranno ricevuti dal Capo della Segreteria del Ministro alla salute Speranza.

Bolzano, 21/10/2019

Brigitte Foppa

Hanspeter Staffler

Karl Tragust

Verena Frei

DISEGNO DI LEGGE PROVINCIALE n. 8/19

Modifica della legge provinciale 18 agosto 1988, n. 33

La stragrande maggioranza delle donne oggi In Alto Adige/Südtirol partorisce in ospedale. A questa modalità esistono poche alternative, anzi, una sola: quella del parto a domicilio. Mentre però il costo per il parto effettuato in ospedale è coperto dal servizio sanitario, quello per il parto a domicilio è quasi interamente a carico delle gestanti. Su un costo complessivo che può variare dai 2.000 ai 3.000 € (esattamente come il costo di un parto vaginale in ospedale: 2.003 € presso l’ospedale di Bolzano, 4.103 € presso l’ospedale di Vipiteno), attualmente la provincia concede infatti alle madri che optano per un parto in casa un contributo di 516 €.

Già questa condizione di partenza non ci sembra garantire quella libertà di scelta delle donne, su come e dove partorire, compreso nel diritto alla salute sancito dalla Costituzione italiana e dalla Dichiarazione dei Diritti umani. La scelta di partorire in casa diventa quindi un piccolo/grande investimento che non tutte possono permettersi. Dal momento che alcuni punti nascita negli ospedali periferici della nostra provincia sono stati chiusi, il ventaglio di possibilità assistenziali si è ristretto ancora di più, poiché in questo modo viene preclusa anche la possibilità di scegliere l’ospedale più vicino o quello dalle metodologie più congeniali a ogni donna.

Studi effettuati negli Stati Uniti e presentati alla seconda Conferenza Internazionale sui Diritti umani nel Parto (tenutasi in Belgio nel 2013) dimostrano che l’assistenza del parto a casa riduce sia il tasso di parti prematuri, sia il tasso di tagli cesarei, con migliori esiti in termini di salute materno-fetale e con un potenziale di risparmio sotto il profilo della spesa sanitaria. Anche per motivi economici, dovrebbe quindi sussistere interesse da parte dell’ente pubblico a rendere accessibile a tutte la scelta del parto in casa.

In altre realtà, sia in Italia che all’estero, esistono già delle altre modalità e strutture che vanno ad arricchire e integrare le due alternative possibili sul nostro territorio. Si stratta delle cosiddette Case Maternità e Nascita. Le troviamo in Germania, ma anche a Milano, Bologna, Como, Genova, Torino, Firenze e sono delle piccole strutture private in cui donne e coppie possono essere accompagnate da ostetriche e altre figure professionali fin dall’inizio della gravidanza. Sono strutture ben connesse con la rete sanitaria e ospedaliera locale e fanno parte dell’assistenza di base in un sistema orientato alla salute delle persone. Al momento non esiste una regolamentazione statale delle case nascita, ma altre regioni come la Lombardia, le Marche e l’Emilia Romagna già alla fine degli anni novanta o all’inizio degli anni 2000 hanno approvato in proposito un regolamento regionale apposito.

In attesa che anche in Provincia di Bolzano si proceda ad analoga regolamentazione, pensiamo comunque che l’unico modo per aumentare la libertà di scelta alle singole donne su come, dove partorire e da chi farsi assistere sia quello di prevedere lo stesso tipo di agevolazione economica o rimborso per qualsiasi tipologia di assistenza al parto scelta da ogni donna, nel rispetto delle proprie necessità e sensibilità.

Presentiamo quindi questo disegno di legge per ampliare la possibilità di ottenere un rimborso spese per parti assistiti che avvengono al di fuori dell’ospedale. Un piccolo passo per il diritto delle donne a scegliere liberamente dove partorire e da chi farsi accompagnare.

Bolzano, 30.01.2019

Qui trovate il disegno di legge.

Consigliera provinciale
Brigitte Foppa

Il disegno di legge è stato respinto in commissione il 15.04.2019 e verrà ridiscusso in aula.

INTERROGAZIONE

Come è noto, per assumere un lavoro di dipendente pubblico in Alto Adige è necessario presentare la dichiarazione di appartenenza o aggregazione a un gruppo linguistico e così rientrare nella distribuzione proporzionale dei posti disponibili.

Ove tale dichiarazione non sia stata resa entro un anno dal compimento della maggiore età, essa può essere rilasciata anche successivamente in tribunale ma essa, per i residenti in provincia di Bolzano, ha efficacia solo dopo 18 mesi. Per chi viene da fuori invece la prima dichiarazione, in giusta ottemperanza con le norme europee sulla circolazione della forza-lavoro all’interno dei paesi dell’Unione, può essere rilasciata in qualsiasi momento ed essa ha efficacia immediata.

Questa normativa, contenuta nella norma di attuazione relativa, si basa ancora sul sospetto che il cittadino o la cittadina possano raggirare l’ente pubblico rilasciando dichiarazioni “opportunistiche” quando e come fa comodo, ma in questo suo spirito punitivo (e differenziato tra residenti e non) contrasta con lo spirito dell’ultima riforma del sistema dichiarazione-proporzionale che si basava sul principio che ciascuno rilascia (o meno) la dichiarazione linguistica solo se e quando serve, evitando dunque la “schedatura etnica di massa” verso cui l’Unione europea aveva fatto a suo tempo rilevare il fatto che tale schedatura universale non era proporzionata (e dunque violava la normativa sui dati sensibili) in quanto obbligava alla dichiarazione etnica tutti i cittadini benché solo una parte poi la utilizzasse effettivamente. Per superare questa obiezione si fece la riforma della norma, prevedendo la libertà di dichiararsi quando si volesse. Tuttavia questa riforma fu “corretta” da un sistema di penalizzazioni per chi non si dichiarava entro un anno dalla maggiore età (con la sospensione di 18 mesi della efficacia della dichiarazione) che in parte vanificava lo spirito della riforma. Si intendeva con queste penalizzazione far rientrare dalla finestra quello che il diritto europeo aveva cacciato dalla porta, cioè l’obbligo di fatto della schedatura etnica universale.

Era chiaro però che questo obbligo non poteva essere applicato a persone che assumevano un lavoro pubblico in provincia di Bolzano venendo da fuori provincia, come è permesso loro dalla norma europea sulla libera circolazione. A queste perone doveva essere concesso di rilasciare la prima dichiarazione, e essa doveva per orza essere immediatamente efficace. Si è creata così una differenza di trattamento tra persone residenti (penalizzate) e persone non residenti (liberalizzate).

Il gruppo Verde ha provato a farsi carico di questa situazione, presentando ripetutamente una mozione (l’ultima n. 418 del 2015) in cui si proponeva “una modifica dell’articolo 20-ter del D.P.R. n. 752/1976, in modo tale che almeno la prima dichiarazione di appartenenza al gruppo linguistico possa essere resa nel momento liberamente scelto da ogni persona e, una volta resa, sia immediatamente efficace“. In questo modo si rendeva davvero libera ogni persone, residente o meno, di fare la prima dichiarazione quando e come lo riteneva opportuno, eliminando qualsiasi penalizzazione e ritardo nella sua efficacia. Ciò andava anche incontro alle esigenze di diversi settori pubblici, primo tra tutti la sanità, che per colpa del sistema dichiarazione-proporzionale hanno difficoltà a reperire personale qualificato. La maggioranza ha più volte respinto questa nostra mozione, lasciando il problema immutato.

Su questa mancata soluzione si innesta ora una sentenza della giudice del lavoro Francesca Muscetta, che ha condannato l’Azienda Sanitaria in una causa intentata da una dottoressa irlandese ma residente a Bolzano. La dottoressa, già in servizio in sanità con forme di lavoro precarie, era stata esclusa dal concorso per un posto a tempo determinato poiché aveva fatto la propria dichiarazione linguistica in tribunale ma, dovendo aspettare 18 mesi, tale dichiarazione non aveva efficacia. La giudice del lavoro ha annullato la selezione, sostenendo che, almeno per le assunzioni a tempo determinato, la dichiarazione di appartenenza etnica non sia più dovuta.

Questo caso dimostra che lasciando i problemi irrisolti, si rischia che la normativa sulla dichiarazione etnica e la proporzionale venga modificata nei fatti a colpi di sentenze senza che il sistema venga organicamente riformato.

Per questo motivo si chiede alla giunta provinciale:

  • E’ corretta, per quanto riguarda l’obbligo o meno della dichiarazione linguistica, la descrizione fatta in premessa del caso che ha portato alla sentenza della giudice Muscetta?
  • Qual’è la ricostruzione dei fatti e l’interpretazione della sentenza che dà la Provincia?
  • Quali sono le conseguenze concrete che la sentenza avrà sul sistema delle assunzioni pubbliche in generale, e in particolare su quelle della sanità?
  • Quali soluzioni vuole dare la Giunta al problema emerso con la sentenza della giudice Muscetta? Da ora in poi per tutte le assunzioni pubbliche a tempo determinato non sarà più richiesta la dichiarazione linguistica?
  • Non ritiene la Giunta che la soluzione più corretta, equa, semplice ed efficace, sarebbe quella di rendere libera e immediatamente efficace la prima dichiarazione linguistica per chiunque la faccia, sia residente o meno?
  • Intende la giunta provinciale offrire una soluzione alle contraddizioni crescenti del sistema della dichiarazione e della proporzionale, in generale e in particolare nella sanità? Se sì, in quale direzione?
  • Se invece si vuole lasciare tutto com’è, perché? E come si vuole comunque ovviare ai problemi che dichiarazione e proporzionale creano nel reperire personale per il settore pubblico, e in particolare per la sanità?

Bolzano, 7 dicembre 2018

Cons. prov.

Riccardo Dello Sbarba

Brigitte Foppa

Hanspeter Staffler

Qui potete scaricare la risposta della giunta.