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Sostenere il primo corridoio umanitario d’Europa

MOZIONE.

I profughi nel mondo, secondo l’ultimo rapporto dell’UNHCR, l’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, sono oltre 65 milioni. La maggior parte si concentra nei campi profughi dei paesi vicini, dove la situazione è molto difficile. Per questo molte persone decidono di riprendere il viaggio e a migliaia muoiono nel deserto, nel mare, nelle prigioni dei dittatori o nei lager dei trafficanti.

Per fermare questa assurda strage e garantire il soccorso alle persone che ne hanno il diritto, sarebbe necessario creare corridoi umanitari dai territori a rischio: invece che attendere che le persone arrivino in qualche modo da noi, dovremmo essere noi ad andare a prendere chi davvero è in pericolo là dove si trova, in particolare nei campi profughi intorno alle zone di guerra. Un piccolo passo in questa direzione è stato fatto da diverse organizzazioni religiose ed è importante incoraggiarlo, come già sta facendo il vicino Trentino.

Il 15 dicembre 2015 è stato sottoscritto un accordo tra il Governo italiano e i soggetti promotori, cioè la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, l’associazione Papa Giovanni XXIII, la Tavola valdese e i corpi civili di Pace dell’Operazione Colomba.

L’accordo prevede di aprire un canale umanitario straordinario, il primo in assoluto in Europa, e mettere in protezione immediata famiglie di profughi che si trovano in campi profughi assistiti dalle Nazioni Unite in Libano, a poca distanza dal confine siriano, persone registrate e conosciute dall’UNHCR, selezionate in base a diversi criteri, come la durata della loro fuga e la loro particolare vulnerabilità (bambini, persone in gravi condizioni di salute, persone che hanno subito violenze ecc…).

Questa iniziativa di corridoio umanitario aperto dall’Italia prevede in prima fase di applicazione l’arrivo di 2000 persone non solo dal Libano, ma anche da Marocco ed Etiopia. Al dicembre 2018 già 1.400 persone scelte tra quelle che hanno diritto all’asilo sono arrivate in Italia e sono state ospitate in diverse province, tra cui Trento, Reggio Emilia, Torino, Aprilia, Bologna. Soggetti promotori e governo italiano hanno già programmato di prolungare l’iniziativa e di allargarla ad altri territori. I costi sono coperti interamente dallo Stato a partire dal secondo anno di permanenza delle persone accolte, mentre per il primo anno i costi devono essere coperti dai soggetti attuatori.

Il vicino Trentino ci fa capire come il progetto funziona. Finora il Trentino ha accolto diverse famiglie siriane (60 persone circa) che hanno ottenuto un visto umanitario a territorialità limitata rilasciato dall’ambasciata italiana in Libano.

I costi, come detto, sono a carico dei soggetti promotori, nel caso del Trentino della Diocesi, che ha messo a disposizione a titolo gratuito, ad esempio, la struttura di Villa S. Nicolò, nei pressi di Ravina, un tempo residenza estiva dell’Arcivescovo. Le modalità di assistenza sono analoghe a quelle previste per la generalità dei richiedenti protezione internazionale: vitto e alloggio, beni di prima necessità, sostegno psico-socio-sanitario, mediazione linguistico-culturale, orientamento giuridico sulla protezione, corsi di lingua e cultura italiana, percorsi di facilitazione alla vita comunitaria, corsi di formazione al lavoro e al volontariato.

anche la Provincia di Trento ha deciso di fare la sua parte, coprendo finanziariamente i costi dell’assistenza per il primo anno, periodo in cui non interviene lo Stato. Il numero di persone accolte attraverso questo progetto è stato riconosciuto dallo Stato come facente parte della “quota” assegnata al Trentino nell’ambito della distribuzione nazionale delle persone richiedenti asilo. Quindi nessun onere in più, ma una quota di accoglienza gestita nell’ottica dei corridoi umanitari e non dell’assegnazione casuale di persone arrivate con mezzi di fortuna.

Si tratta di una esperienza piccola, ma esemplare di come si può governare il fenomeno dei profughi. Per questo sarebbe importante che anche la Provincia di Bolzano si inserisse in questo progetto e sostenesse chi, dotato delle necessarie garanzie, volesse realizzare anche sul nostro territorio un esperimento di accoglienza di persone provenienti da questo primo “corridoio umanitario” europeo.

Per questo motivo, il Consiglio provinciale

giudica l’iniziativa del “corridoio umanitario” previsto nell’intesa sottoscritta il 15 dicembre 2015 tra il Governo italiano e la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, l’associazione Papa Giovanni XXIII, la Tavola valdese e i corpi civili di Pace dell’Operazione Colomba come una buona pratica nell’affrontare in modo positivo il tema dell’accoglienza delle persone richiedenti asilo e auspica la sua prosecuzione oltre il biennio previsto;

e impegna la Giunta provinciale

  1. A verificare se esistano in Alto Adige/Südtirol soggetti interessati a inserirsi in questa iniziativa e, al contempo, a prendere contatto con la Provincia di Trento e con i soggetti promotori dell’iniziativa, come la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, l’associazione Papa Giovanni XXIII, la Tavola valdese e i corpi civili di Pace dell’Operazione Colomba, per conoscere i dettagli e le modalità del progetto.
  2. Nel caso la verifica di cui al punto precedente sia positiva, a mettere a disposizione la copertura finanziaria, per il periodo in cui non interviene lo Stato a copertura dei costi, a favore di chi, dotato delle necessarie garanzie che la Giunta provinciale verificherà con attenzione, voglia realizzare anche sul nostro territorio l’accoglienza di persone provenienti da questo primo progetto europeo di “corridoio umanitario” previsto nell’intesa sottoscritta il 15 dicembre 2015 tra il Governo italiano e la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, l’associazione Papa Giovanni XXIII, la Tavola valdese e i corpi civili di Pace dell’Operazione Colomba.

Bolzano, 6.12.2018

Cons. prov.

Riccardo Dello Sbarba

Brigitte Foppa

Hanspeter Staffler

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