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Legge “Territorio e paesaggio”: bene comune addio?

COMUNICATO STAMPA.

Nuovo passo indietro della Giunta provinciale nella ennesima modifica che verrà discussa domani nella seconda commissione legislativa del Consiglio provinciale. In diversi punti il disegno di legge n. 63/2020 somiglia a una dichiarazione di bancarotta.

Citiamo solo due esempi:

TURISMO OLTRE OGNI LIMITE: com’è noto, nella nuova legge “Territorio e paesaggio” era stato eliminato il limite massimo di 229.088 posti-letto su scala provinciale, fissato dalla vecchia legge urbanistica per evitare un insostenibile eccesso di offerta nel settore turistico.

La nuova legge recuperava però una certa limitazione nei programmi di sviluppo turistico dei singoli comuni, nei quali doveva essere indicato anche “il numero massimo di posti letto”.
Nella proposta di legge che domani verrà discussa dalla 2. Commissione, anche questo ultimo limite comunale viene cancellato.

In questo modo i posti letto sul nostro territorio potranno essere moltiplicati fuori controllo, gonfiando ancora di più quella “bolla turistica” che proprio in tempi di pandemia diventa pericolosissima per la stabilità economica del settore.

PIANIFICAZIONE ADDIO? La pianificazione comunale svolta attraverso processi di partecipazione dei cittadini e delle cittadine è l’unica via per far prevalere il bene comune sugli interessi di parte. Questa era la vera novità della nuova legge “Territorio e Paesaggio”, che dava ai comuni 24 mesi per presentare il proprio piano di sviluppo comunale.

Purtroppo, già l’attuale versione della legge contiene una scorciatoia: anche in assenza di piano comunale, un comune può chiedere alla Giunta provinciale di approvare nuove zone edificabili adiacenti a zone esistenti (compresi nuclei sparsi di soli 10 edifici).

Il caos che ha accompagnato l’entrata in vigore della legge nel luglio scorso (norme di attuazione che mancano, comuni impreparati, registri degli esperti non predisposti…) ha rafforzato la pressione a eludere la pianificazione comunale.

Risultato: nel disegno di legge che verrà discusso domani si prevede che, senza pianificazione, oltre a nuove aree edificabili i comuni potranno chiedere alla Provincia di poter realizzare nuove infrastrutture e modificare gli indici urbanistici di intere zone, trasformando così radicalmente il loro volto.

In più, nelle aree già edificate i comuni potranno modificare le destinazioni d’uso e gli indici urbanistici e dovranno chiedere il via libera alla Provincia solo se le modifiche interessano beni paesaggisticamente tutelati.

Infine, le decisioni sia iniziale che finale su queste varianti vengono riservate esclusivamente alla giunta comunale, mentre nella legge vigente è previsto che almeno l’ultima approvazione passi dal consiglio comunale.

In pratica, giunte e sindaci avranno mano libera sul proprio territorio anche saltando pianificazione e partecipazione. Molti comuni avranno la tentazione di rinviare i piani alle calende greche e di procedere a colpi di varianti.

Domani in commissione legislativa il gruppo Verde chiederà all’assessora Kuenzer se è davvero intenzionata a lasciare l’urbanistica in balia degli interessi particolari, abbandonando la strada del bene comune che solo una pianificazione comunale trasparente e partecipata può garantire.

Bolzano, 20.10.2020

Cons. Prov.
Riccardo Dello Sbarba (membro della 2. Commissione)
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

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Author: Serena

Kommunikationsbeauftragte der Grüne Fraktion.

Bonifica dei terreni
Legge “Territorio
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