HomeComunicati stampaI confini della nostra lingua sono i confini del nostro mondo

I confini della nostra lingua sono i confini del nostro mondo

Soluzioni pragmatiche devono poter essere pensabili anche nella terra della proporzionale e dell’obbligo di bilinguismo.

Negli ultimi mesi gli animi intorno al tema del bilinguismo in Alto Adige / Südtirol si sono di nuovo scaldati. Il fatto che non si trovi sufficiente personale medico-sanitario che padroneggi entrambe le lingue ufficiali della Provincia mostra le ombre del sistema della proporzionale e dell’obbligo di bilinguismo e porta a galla i tanti tabù, le situazioni paradossali e i limiti mentali che questi obblighi hanno portato con sé.

  1. Madrelingua nella sanità

In Alto Adige / Südtirol esiste giustamente l’obbligo del bilinguismo nel servizio pubblico, che garantisce a tutte le persone il diritto a potersi esprimere e a ricevere informazioni nella propria lingua. Accanto all’obbligo esiste però anche il dato di fatto che in molti casi il bilinguismo NON viene garantito. Per molto tempo si è preferito evitare di parlarne. La carenza di personale nella sanità ha fatto però infiammare la ferita perché non si riesce a trovare sufficiente personale che sia in grado di esprimersi in entrambe le lingue. In modo disperato si continua a smanettare a vuoto intorno alla proporzionale e all’obbligo di bilinguismo, un metodo che abbiamo potuto osservare ripetutamente negli ultimi anni.

E in tutto questo ci si dimentica di soluzioni che da altre parti sono del tutto normali se non banali. In tutto il mondo si compensano le carenze linguistiche ingaggiando interpreti e traduttori, anche nella sanità. L’ospedale di Monaco (das Städtische Klinikum München) offre un servizio interno di interpretariato in 35 lingue. Da una interrogazione abbiamo saputo che in Alto Adige / Südtirol questo servizio viene offerto a persone di tante altre madrelingue attraverso i mediatori culturali che permettono la comunicazione necessaria tra medico e paziente. Per chi invece parla italiano o tedesco ci si arrangia grazie ad altro personale presente che si fa carico della traduzione quando il medico o la medica non parla la lingua del/la paziente. Con tanta buona volontà funziona anche questo sistema, ma il personale qualificato in ambito sanitario non ha competenze in traduzioni e interpretariato. Eppure, proprio in un ambito così delicato come la salute bisognerebbe puntare sempre più su una comunicazione accessibile e di qualità.

Il tutto ha una logica evidente: l’importante è potersi esprimere nella propria madrelingua, non un (spesso finto) bilinguismo della sanità.

Per questo proponiamo di ammettere la realtà, cioè riconoscere che esistono situazioni in cui de facto il bilinguismo non può essere garantito. Solo così si può oggettivare il tema rendendo normali anche nella nostra provincia delle “semplici” soluzioni pragmatiche.

La nostra proposta che verrà discusso in Consiglio provinciale questa settimana prevede dei corsi di formazione e di aggiornamento facoltativi per il personale infermieristico e medico in ambito di traduzioni e interpretariato. Nel frattempo però devono poter essere ingaggiati degli interpreti professionisti che rendano possibile la comunicazione tra personale medico e pazienti quando il personale non sia in grado di parlare la lingua del/la paziente. E questo si sa è il caso di 343 medici in tutta la provincia.

  1. Un’università trilingue merita il “patentino”

Grazie alle riforme degli ultimi anni, il tradizionale esame provinciale di bilinguismo non è oggi l’unica strada per conseguire il “patentino”. Infatti:

  • Si può conseguire tramite la certificazione europea rilasciata da istituti come il Goethe Institut o il TestDaF per il tedesco e il CELI (Università di Perugia) o il CILS (Università di Siena) per l’Italiano.
  • Chi si diploma in una scuola superiore di lingua italiana e si laurea in un’università di lingua tedesca o viceversa ottiene il patentino senza alcun esame.

Quasi la metà delle persone ottiene oggi l’attestato di bilinguismo senza bisogno del vecchio esame:

ANNO 2017 NR.
Patentino col vecchio esame provinciale 2.528
Patentino con altre certificazioni europee 1.690
Patentino senza esame con percorsi scolastici plurilingui 209

Il tutto ha una logica evidente: l’importante è essere bilingui, non il modo in cui si dimostra.

È paradossale che da questa impostazione siano escluse la laurea presso l’università trilingue di Bolzano, lo studio bilingue della Scuola Superiore di Sanità Claudiana e lo studio bilingue integrato di giurisprudenza presso l’Università di Innsbruck. Sono tutti percorsi plurilingui di alta formazione, cui però non consegue il riconoscimento del patentino di bilinguismo. Quasi che frequentare due separati corsi monolingui di studio garantisca il bilinguismo, mentre frequentare un’Università plurilingue per cinque anni non abbia lo stesso risultato.

L’Alto Adige-Südtirol ha bisogno di persone laureate e noi, invece di “invitare” le tante ragazze e i ragazzi che si laureano nelle nostre istituzioni universitarie a restare nel territorio, sbattiamo loro la porta in faccia obbligandoli dopo la laurea al vecchio esame di “patentino”, come se non credessimo neppure noi al carattere bilingue degli studi che hanno fatto.

Riconoscere il loro bilinguismo reale significa invece aprire loro la strada per restare e al contempo valorizzare la qualità più importante delle nostre istituzioni universitarie: il plurilinguismo.

Per questo proponiamo che la laurea presso l’università di Bolzano, la Scuola Superiore di Sanità Claudiana e lo studio integrato di giurisprudenza presso l’Università di Innsbruck comportino l’attribuzione dell’attestato di bilinguismo, a condizione ovviamente che il percorso di studi abbia previsto un certo numero di esami nelle diverse lingue.

Bolzano, 01/07/2019

 Cons. prov.

Brigitte Foppa            Riccardo Dello Sbarba                      Hanspeter Staffler

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