HomeConvivenzaAuf einem verseuchten Boden, da wachsen keine Blumen mehr.

Auf einem verseuchten Boden, da wachsen keine Blumen mehr.

Zeno Oberkoflers Rede im Landtag am 06.05.2025

 

  1. Was heißt Autonomie?

Man sagt, die Autonomie sei unser höchstes Gut.
Aber was bedeutet das eigentlich – für die Autonomie zu sein?

Leider reduzieren wir den Diskurs zur Autonomie oft auf die Kompetenzen, die wir vom Staat bekommen sollten. Für die Autonomie ist man, wenn man dafür ist, dass Südtirol so viele Kompetenzen wie nur möglich bekommt. Ohne sich aber zu fragen, wo es sinnvoll ist, Dinge auf lokaler oder auf europäischer oder nationaler Ebene zu verwalten. Zum Beispiel wäre es wahrscheinlich nicht so sinnvoll, die vollen Zuständigkeiten im Bereich Digitales zu bekommen.

Heißt das, dass ich gegen die Autonomie bin, wenn ich mich dagegen ausspreche, dass wir z.B. den Kompetenzbereich Digitales übernehmen sollten?

Natürlich ist es gut, wenn wir mehr autonome Kompetenzen bekommen, aber nicht in jedem Bereich ist das sinnvoll, und nicht um jeden Preis. Und diese Diskussion müssen wir zulassen. Die Autonomie ist nämlich viel mehr.

Und wie hier zu dieser Reform mit kritischen Stimmen aus der Zivilgesellschaft oder Politik umgegangen ist, sogar mit Kritik von Menschen aus den eigenen Reihen, das finde ich einfach beschämend. Als „Zweifelscheisser“ (Karl Zeller) hat man sie beschimpft, als „unqualifiziert“ (Arno Kompatscher), als Gegner der Autonomie, als kleine beleidigte Kinder (Harald Stauder) dargestellt. Und das sagt einiges aus, über das Verständnis der SVP von Partizipation, von Diskurs und Meinungsbildung. Demut null, liebe SVP. Und diese Arroganz, die tut unserer Gesellschaft, der Demokratie und unserer Autonomie schon gar nicht gut.

Für mich bedeutet Autonomie, dass wir erfolgreich zeigen, dass wir uns in den wesentlichen Fragen gut selbst verwalten können. Dass wir gute Politik machen und zeigen, dass es funktioniert.
Dass wir es schaffen, trotz kultureller Differenzen friedlich zusammenzuleben.
Dass wir Verantwortung übernehmen, anstatt bloß Kompetenzen zu sammeln.

Die Autonomie ist kein Etikett, das man sich umhängt, um sich als Südtirol-Retter zu inszenieren. Sie ist ein lebendiges Versprechen: Dass wir zeigen, dass wir uns selbst – verantwortungsvoll und gerecht – verwalten können, im Respekt vor unseren Unterschieden.

Und der Prozess zur Autonomie ist in diesem Sinn Substanz!

Il processo è sostanza.

L’autonomia è di tutte e tutti. È di tutti e tutte le Sudtirolesi e non solo il monopolio della SVP. E lo abbiamo visto al consiglio provinciale straordinario, quale valore la SVP dà, alla partecipazione, ad un dibattito aperto, ad una discussione che avviene in consigli provinciale ma anche nella società!

Perché guardate che un’autonomia che non sa essere partecipativa, rischia di diventare un’autonomia debole!

 

  1. Nel merito della riforma

Ci sono aspetti positivi in questa riforma.
È positivo, per esempio, che possano votare le persone cresciute in Alto Adige che per qualche anno hanno vissuto all’estero e che quindi avevano perso i requisiti di residenza.

Positivo è anche il principio di intesa, anche se sappiamo che si tratta piuttosto di una garanzia simbolica.
Peccato non sia stato previsto alcun meccanismo di tutela per i singoli gruppi linguistici.
Dovrebbe valere il Principio che nessun gruppo linguistico dovrebbe decidere su un altro. In questo senso si poteva pensare a ulteriori garanzie per il gruppo italiano e ladino, prevedendo ad esempio che, oltre alla maggioranza del Consiglio provinciale, fosse necessaria anche la maggioranza dei consiglieri di lingua italiana e ladina per approvare una riforma dello statuto.

Auch bedeutsam: Dass die Beschränkung auf „große sozioökonomische Reformen des Staates“ fällt – ein Prinzip, das oft vom Verfassungsgericht herangezogen wurde, um Kompetenzen beim Staat zu belassen. Wobei es wahrscheinlich ist, dass sich das Verfassungsgericht dann auf das nationale Interesse beziehen wird, um Kompetenzen dem Staat zuzuschreiben.

Ci sono però anche aspetti problematici, come ad esempio la doppia possibilità prevista per la formazione della giunta provinciale.
Anziché convergere su regole comuni e condivise, si introducono due opzioni parallele, il che inevitabilmente rischia di riaccendere, a ogni inizio di legislatura, il conflitto etnico.

Se si sceglierà di formare la giunta in base alla proporzione dei gruppi linguistici nella popolazione, ci sarà la Südtiroler Freiheit di turno che denuncerà il mancato rispetto del risultato elettorale e l’agevolazione del gruppo linguistico italiano.
Se invece si deciderà di seguire le regole attuali, sarà la destra italiana ad accusare un danno al gruppo linguistico italiano.

Ci sarà nell’opinione pubblica la giunta “a favore dei tedeschi” o la giunta “a favore degli italiani”. Io sono il primo a dire che dobbiamo andare oltre queste logiche etniche e iniziare finalmente a lavorare insieme per il bene di tutti e tutte i Sudtirolesi, indipendentemente dal gruppo linguistico di appartenenza, ma lo sappiamo, quanto i temi etnici siano delicati, quanto vengano discussi in modo emozionale e quanto molto spesso vengano purtroppo strumentalizzati. Con queste nuove regole parallele, si crea un nuovo terreno di scontro etnico, destinato a riaccendersi a ogni legislatura.

 

  1. Il nuovo ruolo della Commissione dei Sei

Un altro aspetto da discutere è il ruolo centrale attribuito alla Commissione dei Sei – senza che questa sia stata riformata o riorganizzata.

Con questa riforma, i rapporti tra stato e provincia autonoma saranno regolati attraverso le norme di attuazione per quanto riguarda contenziosi sulle competenze concorrenti.  Le norme di attuazione hanno rango primario, e in quanto a importanza giuridica stanno un po’ in mezzo tra costituzione e leggi ordinarie, prevalgono sulla legge ordinaria statale e restano sindacabili dalla Corte costituzionale. Infatti, per definizione attuano lo statuto di autonomia, quindi attuano dei principi di rango costituzionale. Con questo nuovo impianto e questo nuovo ruolo delle norme di attuazione è chiaro l’intento di bai passare la Corte costituzionale quando si aprono dei conflitti nell’ambito delle materie concorrenti, viste le numerose sentenze della corte che hanno sempre dato un’interpretazione centralista e non autonomista. Sarà tenuta a rispettare l’impianto di competenze delineato proprio da queste norme, redatte dalla Commissione dei Sei.

È legittimo domandarsi però se sia opportuno che un organo politico come la Commissione dei Sei assuma un ruolo tanto rilevante su questioni giuridiche e costituzionali così dirimenti. Questo tipo di valutazioni sono giuridiche, non politiche. E tutto questo senza alcuna riforma o riorganizzazione della commissione dei 6.

In valle d’Aosta le norme di attuazione dello statuto vengono discusse in consiglio provinciale. Noi non conosciamo neanche l’ordine del giorno della commissione dei 6..

Ma c’è un altro rischio, quello di una maggiore ingerenza della Corte anche sulle norme di attuazione.

Nel passato le norme di attuazione non sono state soggetto di impugnazione da parte della Corte costituzionale. C’è solo un precedente dove la corte è intervenuta su una norma di attuazione, con una sentenza nel 2023 in materia di appalti. Se la commissione dei 6 avrà questo nuovo ruolo così importante e le discussioni sull’ambito di competenze avverranno nella commissione dei 6 e non più attraverso la Corte costituzionale, se si bai passa in questo modo la Corte costituzionale è possibile che la Corte costituzionale intervenga molto di più anche sulle norme di attuazione. E sappiamo bene che le norme di attuazione non sono sempre state utilizzate semplicemente per attuare lo statuto, ma molto spesso anche per dare nuove competenze alla provincia. In questo senso si potrebbe rendere paradossalmente ancora più difficile lo sviluppo dell’Autonomia attraverso le norme di attuazione. Ma a questo solo la prassi potrà dare una risposta.

 

  1. Autonomie, zu welchem Preis?

Was wir uns auch fragen müssen: Zu welchem Preis bekommen wir diese Reform?

Wir haben einen bedenklichen Präzedenzfall geschaffen:
Wir haben uns – als autonome Region – die Regierungskoalition von Rom diktieren lassen, um unsere Autonomiereform durchzubringen.
Das ist sehr bedenklich und gefährlich.
Sollen wir unser Autonomiestatut künftig nur noch reformieren können, wenn wir uns der römischen Mehrheit unterhaken? Das Autonomiestatut – ursprünglich eine Garantie für unsere sprachlichen Minderheiten – wird zum Werkzeug politischer Profilierung.

Avete creato un precedente davvero pericoloso:
Una regione autonoma che vuole amministrare autonomamente la propria terra si è fatta dettare da Roma la propria coalizione di governo.
E così avete fatto dell’autonomia una “merce di scambio.”

Sie haben die Boxe der Pandora geöffnet und es ermöglicht, dass Fratelli d‘Italia und Lega, Postfascisten, Verschwörungstheoretikerinnen, Klimawandelleugner hier in Südtirol unser Land mitregieren.

Ihr gebt einer Regierung Rückenwind, die schrittweise die Presse unter Druck setzt und Bürgerrechte infrage stellt. Die den mehrfach verurteilten Präsidenten wie Trump anhimmelt – Trump, der die Demokratie verachtet, der klar äußert, dass er über dem Gesetz steht und das dann auch noch praktiziert.

Eine Regierung, deren Minister anordnen, man solle den 25. April, den Tag der Befreiung von den Faschisten “nüchtern“ feiern.

Haben sie die Bilder gesehen? Wo Hunderte von Faschisten in Rom zusammenkommen, um den römischen Gruß zu machen? Und was passiert? Nichts! Gar nichts! Und kein Wort der Premierministerin Meloni. Der Präsident der Abgeordnetenkammern schläft mit der Büste von Mussolini zu Hause und ist auch noch stolz drauf…

Aber wir müssen nicht nach Rom schauen, um diese immer neuen faschistischen, demokratieschädigenden und menschenverachtenden Provokationen zu beobachten. Die konnten wir in dieser ersten Hälfte der Legislatur auch hier bei uns in Südtirol beobachten.

Die Abgeordnete Scarafoni von Ihrer Mehrheit, die die Justiz auch hier im Landtag mehrmals angegriffen hat, mit Unterstützung vom Landesrat Galateo! – Im Einklang mit der Haltung der italienischen Regierung, die Richter jedes Mal angreift, wenn ihr ein Urteil nicht gefällt.

Ein Landesrat, der mit Casapound bei Fackelmärschen mitmarschiert – und nicht einmal den Anstand hat, sich davon zu distanzieren.
Der kritische Stimmen in der Zivilgesellschaft einschüchtert, dem ANPI mit der Streichung von Beiträgen droht, weil man ihn für seine Nähe zu den „Faschisten des dritten Jahrtausends“ kritisiert hat.
Und wieder… was passiert? Nichts. Zu einem Gespräch hat man sich getroffen, Konsequenzen gab es keine.

Das alles nehmen Sie in Kauf für dieses kleine Autonomie-Update.

Diese schleichende Normalisierung des Rechtsextremismus und schleichende Umdeutung des Faschismus, das ist der höchste Preis, den wir für diese Autonomiereform zahlen!

In diesen Wochen wurde oft Magnago zitiert, der zum Thema Ausbau der Autonomie gesagt hat, man solle „die Blumen am Wegesrand pflücken“.

Herr Landeshauptmann Kompatscher, liebe SVP, Sie pflücken die Blumen am Wegesrand, aber gleichzeitig nehmen sie in Kauf, dass der Humus unserer Demokratie vergiftet wird, und auf einem verseuchten Boden, da wachsen keine Blumen mehr.

Author: Heidi

War es das wert?
Ogni anno una mozion
NON CI SONO COMMENTI

SCRIVI UN COMMENTO