HomeComunicati stampaViolenza sulle donne: anche quella verbale fa male

Violenza sulle donne: anche quella verbale fa male

COMUNICATO STAMPA.

Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. In questo contesto, un tema riguarda quando ha inizio la violenza sessuale. Inizia già col “complimento” gridato dietro a una ragazza che cammina tranquillamente per strada? Il fenomeno del “catcalling” arriva in Consiglio Provinciale questa settimana con una mozione del Gruppo Verde. Ci sarà da discutere.

Con il termine catcalling si indicano tutte le molestie sessuali che avvengono nei luoghi pubblici attraverso allusioni, commenti ad alta voce, fischi o altri suoni di apprezzamento. Per molte donne si tratta di un’esperienza quotidiana. Molte volte il catcalling viene spesso fatto passare per un banale complimento. In verità, tante donne e ragazze si sentono intimidite da questa prassi. E limitate nei loro movimenti quotidiani. Uno studio dell’Istituto di ricerca criminologica della Bassa Sassonia ha rilevato che la maggior parte delle donne interessate è diventata più paurosa dopo un episodio di catcalling: il 40% delle intervistate ha dichiarato di evitare i luoghi pubblici, e l’8% ha addirittura rivisto il proprio abbigliamento.

“Spesso ci si chiede quando inizia la violenza. Inizia già con un complimento? Un fischio per strada? Un “apprezzamento” per gambe, sedere, e seno? Crediamo di sì, e lo confermano statistiche e testimonianze di ragazze che perdono sicurezza di sé e iniziano a scegliere percorsi e vestiti in base a questi comportamenti. Lo spazio pubblico è di tutti e tutte, allo stesso modo. Non esiste che per una donna sia più pericoloso, o anche solo fastidioso, camminare per strada,” afferma con fermezza la prima firmataria della mozione, la consigliera Brigitte Foppa.

Poco tempo fa, il tema era stato sollevato nei social media dalla cantautrice sudtirolese Camilla Cristofoletti, che racconta: “È un tipo di molestia che, secondo me, non ha ancora avuto l’attenzione pubblica necessaria. Mi è capitato di rispondere a un aggressore a voce alta e il risultato è stato che ad avere addosso lo sguardo infastidito dei passanti ero io, non lui. Ricordo di aver pensato che se tutte quelle persone avessero posto il loro sguardo giudicante su di lui, io mi sarei sentita più sicura e lui forse avrebbe cambiato atteggiamento. Una corretta informazione è secondo me un primo passo importante per aumentare la consapevolezza di tutta la società su queste dinamiche.”

La Convenzione di Istanbul classifica la violenza sessuale verbale come violenza di genere, dato che si rivolge soprattutto contro le donne. Il catcalling rientra in questo tipo di violenza, ma a differenza di altri Stati europei, l’Italia non lo ha ancora stato inserito nel Codice penale. Eppure, sarebbe importante succedesse. Il catcalling è infatti al contempo un atto intimidatorio e un gioco di potere che porta al cosiddetto “victim-blaming”, termine che descrive il capovolgimento del ruolo della vittima e del colpevole, secondo il quale sarebbe la vittima ad “essersela cercata”.

Non si tratta di imporre il divieto di flirtare, ma iniziare a parlare di queste dinamiche ci fa capire quanto una donna possa sentirsi diversamente sicura negli spazi pubblici rispetto ai maschi. “Sono certo che gli uomini che si comportano così in fondo sono consapevoli di esercitare un potere” commenta Riccardo Dello Sbarba. Riconoscere che si tratta di una forma di violenza sessuale verbale è il primo passo.  Sensibilizzare, informare e formare dentro e fuori dalle scuole, attraverso campagne di comunicazione e laboratori può portare a una maggiore presa di consapevolezza da parte di tutta la società e allo sviluppo di comportamenti più corretti e rispettosi.

 

Bolzano, 24/11/2022

Cons. prov.
Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

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Author: Heidi

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