{"id":37600,"date":"2025-12-12T11:20:54","date_gmt":"2025-12-12T10:20:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.verdi.bz.it\/?p=37600"},"modified":"2025-12-12T15:18:09","modified_gmt":"2025-12-12T14:18:09","slug":"non-dobbiamo-sempre-essere-i-migliori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.verdi.bz.it\/it\/non-dobbiamo-sempre-essere-i-migliori\/","title":{"rendered":"Contrastare il caro vita"},"content":{"rendered":"<p><strong>Intervento di Zeno Oberkofler sul bilancio provinciale.<\/strong><\/p>\n<p>I GIOVANI LASCIANO L\u2019ITALIA<\/p>\n<p>Spesso si sente dire: \u201cl\u2019Italia non \u00e8 un Paese per giovani\u201d. E guardando i dati, purtroppo, dobbiamo constatare che \u00e8 proprio cos\u00ec.<\/p>\n<p>Dal 2011 al 2024 ben 630.000 giovani italiani, tra i 18 e i 34 anni, hanno deciso di lasciare il Paese in cerca di opportunit\u00e0 altrove. Non si tratta di un fenomeno episodico, ma di un processo strutturale che \u2013 come evidenziato da un rapporto del CNEL \u2013 diventa ogni anno pi\u00f9 marcato. Solo nel 2024 sono emigrati 78.000 giovani, con un saldo negativo di circa 61.000 persone.<\/p>\n<p>La perdita di questi giovani talenti non rappresenta soltanto un grande problema per l\u2019economica: riflette un disagio profondo, radicato nelle crescenti disuguaglianze sociali e territoriali e in una disillusione sempre pi\u00f9 diffusa nei confronti delle opportunit\u00e0 che l\u2019Italia oggi riesce a offrire.<\/p>\n<p>Per molti giovani emigrare non \u00e8 una scelta, ma una necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Se questo \u00e8 il quadro nazionale, bisogna constatare che la situazione in Alto Adige non \u00e8 migliore. Siamo la provincia d\u2019Italia con il pi\u00f9 alto numero di giovani che vanno all\u2019estero ogni 10.000 abitanti.<\/p>\n<p>Solo verso la Germania, Austria e Svizzera emigrano ogni anno quasi 1.500 giovani tra i 20 e i 49 anni, ai quali si aggiungono circa 1.000 trasferimenti verso altre regioni italiane: tre volte pi\u00f9 di vent\u2019anni fa, secondo i dati dell\u2019Osservatorio sul mercato del lavoro. A dieci anni dalla partenza, solo il 25% di loro \u00e8 rientrato.<\/p>\n<p>Le cause sono molte, ma una delle principali \u00e8 senz\u2019altro l\u2019altissimo costo della vita.<\/p>\n<p>L\u2019Alto Adige \u00e8 tra le province pi\u00f9 care d\u2019Italia. Secondo l\u2019Unione Nazionale Consumatori, a febbraio 2025 Bolzano registrava un\u2019inflazione del +2,6%, con un impatto annuale di 753 euro per una famiglia media. In media, il primo semestre segna un\u2019inflazione del 2,5%: chi nel 2024 spendeva 1.000 euro al mese, nel 2025 deve spenderne 1.025 per gli stessi beni.<\/p>\n<p>Nel bilancio provinciale si parla spesso dei quasi 9 miliardi a disposizione. \u00c8 una cifra molto alta, accompagnata da un PIL in crescita pi\u00f9 rapida rispetto alla media italiana. Ma la domanda \u00e8 inevitabile: chi beneficia davvero di questa ricchezza?<\/p>\n<p>Dobbiamo riconoscere che un bilancio cos\u00ec elevato non garantisce automaticamente che le persone vivano bene e riescano ad arrivare a fine mese. Una parte significativa di queste entrate \u00e8 frutto dell\u2019inflazione che negli ultimi anni ha colpito duramente l\u2019Alto Adige, aumentandone allo stesso tempo le entrate fiscali.<\/p>\n<p>Pensiamo all\u2019IVA: se i prezzi aumentano, aumenta anche l\u2019IVA incassata.<\/p>\n<p>Pensiamo all\u2019IRPEF: l\u2019adeguamento dei salari fa crescere i redditi nominali, e quindi le entrate fiscali, anche se il potere d\u2019acquisto reale dei lavoratori contemporaneamente diminuisce.<\/p>\n<p>Cos\u00ec siamo arrivati al paradosso di avere il bilancio pi\u00f9 corposo di sempre, ma anche il periodo in cui pi\u00f9 persone faticano a sostenere i costi della vita.<\/p>\n<p>\u00c8 positivo che si investa nel sociale, nella sanit\u00e0 e nella scuola, e che dopo tanti anni siano stati fatti progressi nella contrattazione collettiva e negli adeguamenti salariali nel settore pubblico. Anche se bisogna ricordare che i soldi per la contrattazione collettiva per tutti i dipendenti pubblici per il prossimo anno non sono ancora stati messi a bilancio. \u00a0In generale, osservando le politiche della giunta provinciale, non riconosco una strategia per uscire dalla spirale inflattiva e ridurre realmente il costo della vita, a partire dalle politiche abitative.<\/p>\n<p>CARO CASA<\/p>\n<p>A pesare maggiormente sulle famiglie sono proprio le spese abitative: chi vive nella nostra provincia spende mediamente il 41,6% del proprio reddito per la casa (ASTAT, 2023). Questo forte squilibrio comporta un pesante sovraccarico dei costi abitativi, con conseguenze gravi sul benessere economico e sulla possibilit\u00e0 di costruirsi un futuro sul nostro territorio.<\/p>\n<p>Con la riforma dell\u2019abitare sono stati introdotti importanti rinnovamenti nelle politiche abitative, alcuni dei quali come Gruppo Verde abbiamo convintamente sostenuto. Mi riferisco soprattutto alla possibilit\u00e0, per gli enti senza scopo di lucro, di ricevere un finanziamento fino al 55% dei costi di costruzione o di risanamento per alloggi destinati all\u2019affitto a prezzo calmierato. Questa \u00e8 stata la misura pi\u00f9 significativa della riforma, e auspico che attorno ad essa possa svilupparsi un ecosistema di enti senza scopo di lucro impegnati nella realizzazione di numerosi alloggi per chi vive e lavora in Alto Adige.<\/p>\n<p>Sono stati, inoltre, aumentati i contributi per l\u2019edilizia agevolata e il vincolo sociale \u00e8 stato nuovamente portato a 30 anni.<\/p>\n<p>Resto, per\u00f2, scettico sul fatto che questo possa bastare. Abbiamo s\u00ec migliorato il sistema, ma siamo rimasti dentro la stessa logica di politica abitativa che ci ha portati alla situazione attuale: un paradigma che affida il proprio destino al libero mercato.<\/p>\n<p>Lo abbiamo visto in tutta Europa dopo la Seconda guerra mondiale: il mantra della privatizzazione \u2014 potremmo definirla \u201cselvaggia\u201d \u2014 ha travolto il continente. Molti comuni e amministrazioni locali hanno venduto gran parte del proprio patrimonio immobiliare per aumentare le entrate dei bilanci pubblici, delegando sempre di pi\u00f9 al settore privato la responsabilit\u00e0 di creare alloggi per la popolazione.<\/p>\n<p>Il credo era semplice: liberalizzando il mercato, avremmo creato condizioni favorevoli alla costruzione di nuovi alloggi, reso redditizio investire nell\u2019edilizia, aumentato i player in competizione, ampliato l\u2019offerta e quindi ridotto i prezzi.<\/p>\n<p>Parallelamente, la nostra provincia, attraverso contributi, ha cercato di fare in modo che a beneficiare di questa impostazione fosse la popolazione locale, finanziando mutui agevolati per la costruzione o l\u2019acquisto della prima casa, cos\u00ec da aumentare il tasso di proprietari e garantire un capitale sicuro come tutela per la vecchiaia.<\/p>\n<p>Questo modello ha funzionato per molti anni, ma ha prodotto conseguenze molto impattanti nel lungo periodo: la maggior parte del patrimonio edilizio \u00e8 oggi in mano privata, e risulta quasi impossibile intervenire come mano pubblica in un settore dove il libero mercato ha preso il sopravvento su ogni tentativo della Provincia di governare la situazione.<\/p>\n<p>E questo dominio del libero mercato si manifesta nelle sue piene potenzialit\u00e0\u2026<\/p>\n<p>Nei corsi di economia ci viene insegnato il principio della mano invisibile, teorizzata da Adam Smith, che regola il rapporto tra domanda e offerta e determina i prezzi. Il principio sembra semplice: quando l\u2019offerta \u00e8 alta e la domanda bassa, i prezzi scendono; quando la domanda \u00e8 alta e l\u2019offerta scarsa, i prezzi salgono.<\/p>\n<p>Applichiamo ora questo al nostro mercato abitativo.<\/p>\n<p>La domanda di alloggi \u00e8 molto alta, l\u2019offerta \u00e8 troppo bassa e quindi i prezzi degli affitti aumentano. La conclusione superficiale potrebbe essere: costruiamo pi\u00f9 alloggi e aumentiamo l\u2019offerta. Risolto il problema.<\/p>\n<p>Ma sarebbe un errore fermarsi qui, perch\u00e9 per costruire servono i terreni. E sappiamo che i terreni edificabili in Alto Adige sono limitati: per la morfologia, le attivit\u00e0 agricole, per la tutela del paesaggio, per la necessit\u00e0 di contenere il consumo di suolo.<\/p>\n<p>Che cosa succede allora?<\/p>\n<p>Pi\u00f9 costruiamo, meno terreni restano disponibili; meno terreni abbiamo, pi\u00f9 aumenta il loro valore; pi\u00f9 aumenta il valore dei terreni, pi\u00f9 aumentano i costi di costruzione \u2014 e di conseguenza i prezzi di vendita e di affitto.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi un altro principio che guida il libero mercato: la massimizzazione del profitto. Chi vende un bene cerca di collocarlo sul mercato al prezzo pi\u00f9 remunerativo possibile, pur restando competitivo rispetto ai beni simili.<\/p>\n<p>Un appartamento si orienter\u00e0 quindi al prezzo medio degli altri appartamenti simili sul mercato. Di conseguenza, se i prezzi di costruzione aumentano e cresce il prezzo medio degli alloggi, anche gli appartamenti costruiti in passato \u2014 magari a costi inferiori \u2014 aumenteranno di valore.<\/p>\n<p>Paradossalmente, la costruzione di nuovi alloggi che non hanno un prezzo calmierato, magari di lusso, invece di abbassare i prezzi, pu\u00f2 contribuire ad aumentare ulteriormente il prezzo medio, facendo crescere il costo anche di tutti gli altri alloggi.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 sbaglia chi pensa che per risolvere il problema del caro-casa basti costruire nuovi alloggi e aumentare l\u2019offerta. No, non \u00e8 il quanto, ma il come che conta!<\/p>\n<p>Questo vale soprattutto per gli alloggi in affitto. Negli ultimi anni l\u2019affitto \u00e8 stato fin troppo trascurato: si \u00e8 puntato quasi esclusivamente sulla propriet\u00e0. Circa il 70% della popolazione vive in casa di propriet\u00e0, mentre il mercato degli affitti resta estremamente ristretto (circa il 10% del totale), ulteriormente compresso dall\u2019uso turistico (7%) e dagli alloggi vuoti (circa 10%). Di questi alloggi in affitto la met\u00e0 sono sul mercato libero. Un mercato degli affitti cos\u00ec ristretto, di cui met\u00e0 completamente libero, porta inevitabilmente a prezzi esorbitanti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma non siamo inermi davanti a questa situazione! Certo non sar\u00e0 facile tornare indietro nel tempo e cambiare la politica abitativa miope degli ultimi 50 anni, per\u00f2 ci sono delle prospettive di miglioramento. Per\u00f2 servono delle politiche coraggiose, che diano una prospettiva di miglioramento ai cittadini e alle cittadine.<\/p>\n<p>Servono forti investimenti pubblici nell\u2019edilizia:<\/p>\n<p>\u2013 alloggi sociali dell\u2019IPES;<\/p>\n<p>\u2013 alloggi comunali;<\/p>\n<p>\u2013 nuovi alloggi realizzati da enti senza scopo di lucro.<\/p>\n<p>Dobbiamo dare piena attuazione alle parti positive della riforma dell\u2019abitare, mettendo in campo le risorse necessarie per riequilibrare il mercato e puntando con decisione su alloggi pubblici per l\u2019affitto a canone calmierato.<\/p>\n<p>Ma sapete cosa non riesco a capire? Quando dinnanzi alla conoscenza della situazione attuale, dei problemi del mercato immobiliare, si continuano a fare gli errori del passato. Puntando per esempio di nuovo sulla propriet\u00e0, si veda il modello Wohnen mit Preisbindung. Oppure i programmi edilizi dell\u2019IPES che o non ci sono oppure vengono ostacolati, e qui sono i nostri comuni che devono fare la loro parte!<\/p>\n<p>Avere un tetto sopra la testa \u2014 un luogo in cui stare al caldo e poter vivere dignitosamente \u2014 non pu\u00f2 dipendere dalle logiche del mercato, ma deve essere un diritto garantito a tutte le persone che vivono nella nostra provincia. E per farlo, l\u20191,5% del bilancio destinato all\u2019edilizia \u00e8 del tutto insufficiente.<\/p>\n<p>OVERTOURISM<\/p>\n<p>Un altro fattore determinante per l\u2019alto costo della vita \u00e8 sicuramente anche il turismo di massa. \u00c8 vero: il turismo \u00e8 un settore economico importante in Alto Adige e genera un indotto significativo. Ma la domanda che dobbiamo porci, anche qui, \u00e8: chi ne trae davvero beneficio? Si generano molti profitti, \u00e8 vero, ma allo stesso tempo aumentano anche i prezzi \u2014 soprattutto per la popolazione locale.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che i luoghi molto turistici diventano spesso luoghi con costi della vita particolarmente elevati.<\/p>\n<p>Lo spazio abitativo entra in concorrenza con lo spazio per alberghi e strutture ricettive; la forte domanda fa salire i prezzi, soprattutto nella gastronomia; e la necessit\u00e0 di ampliare i servizi comporta ulteriori costi per la collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Penso agli ospedali che, oltre a occuparsi dei pazienti altoatesini, devono giustamente occuparsi anche dei turisti.<\/p>\n<p>Penso ai sistemi di produzione del calore, allo smaltimento dei rifiuti, ai depuratori, alle infrastrutture per la mobilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma penso anche ad altre conseguenze: l\u2019aumento del traffico, l\u2019inquinamento dell\u2019aria, quello acustico e luminoso, l\u2019impatto paesaggistico degli alberghi e degli impianti di risalita.<\/p>\n<p>E poi ci sono i costi per la popolazione locale, che in molte zone altamente turistiche non si sente pi\u00f9 a casa propria, ma ha la sensazione di vivere in una vetrina per turisti.<\/p>\n<p>Un mese fa sono stato a una Sprechstunde a Ortisei: sono arrivate persone quasi disperate. Non ne possono pi\u00f9. Non escono pi\u00f9 di casa in certi orari perch\u00e9 le strade sono invase dai turisti. Devono evitare alcune fasce orarie per spostarsi da un paese all\u2019altro, per non rischiare di rimanere imbottigliati nel traffico per ore.<\/p>\n<p>Vedono i propri figli andare via perch\u00e9 non riescono a permettersi un appartamento, oppure costretti a vivere per anni ancora con i genitori.<\/p>\n<p>E allora io mi chiedo: a chi \u00e8 venuta la geniale idea, in un contesto del genere, di organizzare anche le Olimpiadi invernali e i Mondiali di sci in Alto Adige?<\/p>\n<p>No, davvero: io non lo capisco. Da anni sappiamo che in Alto Adige abbiamo raggiunto un limite per quanto riguarda il turismo. Da anni sappiamo che la popolazione locale, in molti casi, non ne pu\u00f2 pi\u00f9. Conosciamo bene le sfide legate al turismo. E cosa facciamo? Organizziamo le Olimpiadi.<\/p>\n<p>L\u2019Alto Adige \u00e8 gi\u00e0 attrattivo per i turisti \u2014 anzi, fin troppo attrattivo!<\/p>\n<p>Non abbiamo bisogno di questi mega-eventi per farci conoscere ancora di pi\u00f9 a livello mondiale.<\/p>\n<p>Non abbiamo bisogno di investire sempre pi\u00f9 soldi nel marketing per diventare sempre pi\u00f9 attrattivi.<\/p>\n<p>Presidente, non me ne voglia, ma se non condivido l\u2019\u201cOlympiafieber\u201d \u00e8 perch\u00e9 questo, sinceramente, non ci voleva.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che gioia, provo preoccupazione: preoccupazione che le Olimpiadi faranno aumentare ancora di pi\u00f9 i prezzi.<\/p>\n<p>\u00c8 esattamente ci\u00f2 che \u00e8 successo in tutte le localit\u00e0 che hanno ospitato grandi eventi di questo tipo.<\/p>\n<p>E anche qui, sappiamo benissimo quello che non dovremmo fare, per\u00f2 lo facciamo. Sono queste le cose che portano le persone alla resignazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>TRANSIZIONE ENERGETICA<\/p>\n<p>E poi parliamo di clima.<\/p>\n<p>Lo so che in quest\u2019aula interessa a pochi, ma se gi\u00e0 non interessa il fatto che con la crisi climatica stiamo andando incontro alla pi\u00f9 grande sfida che l\u2019umanit\u00e0 abbia mai visto \u2014 una sfida che mette a rischio le societ\u00e0 e la vita sulla Terra come la conosciamo \u2014 allora almeno dovrebbe interessarci l\u2019enorme impatto che l\u2019energia ha sul costo della vita.<\/p>\n<p>Vale la pena ricordare quanto la nostra dipendenza dai combustibili fossili, dal gas russo, dal petrolio di altre dittature, abbia pesato sulle spalle delle altoatesine e altoatesini negli ultimi anni.<\/p>\n<p>L\u2019unica via d\u2019uscita da questa dipendenza \u00e8 la transizione energetica.<\/p>\n<p>Tuttavia, anche in questo ambito vediamo che l\u2019Alto Adige non sta tenendo il passo.<\/p>\n<p>Invece di essere una regione leader in Europa nella tutela del clima e nella transizione energetica, siamo una regione al massimo nella media, che vive di rendita grazie agli impianti idroelettrici realizzati in passato.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la tutela del clima, non siamo affatto sulla strada giusta.<\/p>\n<p>Il presidente Kompatscher, nel suo discorso, ha espresso soddisfazione per il fatto che nel 2023 il 61% del consumo totale di energia sia stato coperto da fonti rinnovabili.<\/p>\n<p>Ma se confrontiamo questo dato con gli obiettivi del Piano Clima, vediamo subito che siamo lontani dalla piena attuazione.<\/p>\n<p>Nel Piano Clima la quota di rinnovabili citata rispetto al consumo totale era del 67%.<\/p>\n<p>E cito testualmente:<\/p>\n<p>\u201cLa quota di energie rinnovabili deve crescere dall\u2019attuale 67% al 75% nel 2030 e all\u201985% nel 2037; per la neutralit\u00e0 climatica dovr\u00e0 infine arrivare al 100%.\u201d<\/p>\n<p>Sono 6 punti percentuali di differenza, dal dato che ha citato il presidente.<\/p>\n<p>Probabilmente il consumo \u00e8 aumentato, l\u2019idroelettrico ha rallentato, ma questo dato non indica affatto un percorso solido verso un Alto Adige energeticamente indipendente.<\/p>\n<p>E questo \u00e8 ancora pi\u00f9 evidente se guardiamo un altro dato: la produzione di energia solare.<\/p>\n<p>Oggi \u2014 e riprendo le parole del suo discorso \u2014 siamo a 344 GWh.<\/p>\n<p>Anch\u2019io ho studiato il rapporto GSE 2025 e, confrontando l\u2019Alto Adige con le altre regioni italiane, si capisce che 344 GWh sono davvero molto pochi.<\/p>\n<p>In termini assoluti siamo il fanalino di coda.<\/p>\n<p>\u00c8 vero, bisogna considerare anche la popolazione, e infatti, per potenza installata pro capite, a fine 2024 arriviamo a 835 watt per abitante. Ma siamo comunque dietro a Basilicata, Molise, Puglia, Abruzzo, Umbria, Marche, Sardegna e Friuli Venezia Giulia.<\/p>\n<p>Siamo semplicemente nella media nazionale, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno.<\/p>\n<p>Altro che leader italiani della sostenibilit\u00e0, come ci piace raccontarci.<\/p>\n<p>Ricordo, inoltre, che gli obiettivi che ci siamo fissati sono molto pi\u00f9 ambiziosi.<\/p>\n<p>Il Piano Clima prevede l\u2019installazione di altri 400 MW di fotovoltaico entro il 2030 (circa 480 GWh) e ulteriori 400 MW entro il 2037.<\/p>\n<p>Questo significa che l\u2019attuale produzione da fotovoltaico \u00e8 inferiore rispetto alla sola potenza aggiuntiva che dovremmo installare da qui al 2030 \u2014 per non parlare del 2037.<\/p>\n<p>Dove verr\u00e0 stoccata questa energia? Come verr\u00e0 trasportata?<\/p>\n<p>Questo rimane ancora poco chiaro.<\/p>\n<p>Il presidente Kompatscher ha citato il progetto in Val d\u2019Ultimo, ma non baster\u00e0 per garantire un sistema di accumulo per tutta la provincia.<\/p>\n<p>E se la popolazione si opporr\u00e0?<\/p>\n<p>Qual \u00e8 la strategia?<\/p>\n<p>Qual \u00e8 la pianificazione di una rete di trasporto e stoccaggio dell\u2019energia?<\/p>\n<p>Forse ho cercato male e l\u2019assessore potr\u00e0 inviarmi della documentazione, ma io \u2014 ad oggi \u2014 non ho trovato nulla.<\/p>\n<p>Ricordo inoltre, sempre citando il Piano Clima, che:<\/p>\n<p>\u201cLe emissioni di CO\u2082 dovranno essere ridotte del 55% entro il 2030 e del 70% entro il 2037 rispetto ai livelli del 2019, e l\u2019Alto Adige dovr\u00e0 raggiungere la neutralit\u00e0 climatica entro il 2040.\u201d<\/p>\n<p>Dobbiamo davvero darci da fare.<\/p>\n<p>Bene colleghi e colleghe, questo non lo dico perch\u00e9 sono sadico e mi piace cercare ovunque il pelo nell\u2019uovo, (anzi lo so che mi rende antipatico almeno negli occhi del nostro assessore Brunner e del nostro \u201cKlimalandeshauptmann\u201d della domenica mi permetto di aggiungere), o perch\u00e9 mi piace smentire la narrazione che da sempre la giunta provinciale cerca di portare avanti, raccontandoci che siamo i Besten su tutto e che viviamo nel Klimaland delle meraviglie. Lo dico perch\u00e9 finalmente ci da la possibilit\u00e0 si ambire a di pi\u00f9, ci da la possibilit\u00e0 di essere una volta pi\u00f9 rilassati e dire, ok non siamo i migliori, che bello, possiamo fare ancora un sacco di cose per migliorare, altre regioni ci mostrano come si pu\u00f2 fare, cerchiamo di imparare da loro e diamoci da fare insieme. Cos\u00ec che si danno prospettive alle persone.<\/p>\n<p>Abbiamo un enorme potenziale sulle energie rinnovabili: un potenziale ancora inespresso, che potrebbe renderci indipendenti nella produzione energetica, ridurre i costi per cittadini e imprese e abbassare drasticamente le nostre emissioni.<\/p>\n<p>Purtroppo questo potenziale rimane inespresso e si vede ancora una volta: senza una legge sul clima, la tutela del clima rimane una promessa vuota.<\/p>\n<p>EINE NEUE ERZ\u00c4HLUNG<\/p>\n<p>\u201eFlei\u00df, Unternehmergeist und eine vorausschauende Finanzpolitik haben S\u00fcdtirol zu dem gemacht, was es heute ist. Diese Werte sind die Basis f\u00fcr eine positive wirtschaftliche Entwicklung\u201c \u2013 so beginnt Ihre Haushaltsrede Landeshauptmann. Und das wird ja wohl etwas hei\u00dfen.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Wissen Sie, woran mich dieser Einstieg erinnert?<\/p>\n<p>Er erinnert mich an ein Mantra, das uns dieses Wirtschaftssystem seit Jahrzehnten einfl\u00fcstert:<\/p>\n<p>Dass jede und jeder erfolgreich sein und reich werden kann, wenn man sich nur genug anstrengt, wenn man flei\u00dfig genug ist.<\/p>\n<p>Die Wahrheit ist:<\/p>\n<p>Dieses Aufstiegsversprechen des Kapitalismus steckt in einer tiefen Krise \u2013 und in vielen Bereichen gilt es l\u00e4ngst nicht mehr. Wahrscheinlich hat es nie wirklich gegolten und ist eher ein romantisches M\u00e4rchen. Kann etwa ein System, das auf Konkurrenz beruht, gar funktionieren, wenn alle erfolgreich sind?<\/p>\n<p>Nicht alle Menschen werden in ihrem Leben Erfolg haben. Und das ganz unabh\u00e4ngig davon, wie \u201eflei\u00dfig\u201c sie sind. Viele menschen strengen sich n\u00e4mlich extrem an, kommen aber z.B. aus schwierigen verh\u00e0ltnissen, und haben nicht die gleichen chancen um erfolgreich zu sein.<\/p>\n<p>Viele geraten in den Wirbel einer rasenden Gesellschaft, aus der sie kaum herausfinden. Ihnen wird suggeriert, dass alles erreichbar sei, wenn sie nur h\u00e4rter arbeiten, l\u00e4nger durchhalten, noch ein Opfer mehr bringen. Und wenn sie keinen Erfolg haben, dass waren sie wahrscheinlich nicht flei\u00dfig genug\u2026.<\/p>\n<p>Diese Erz\u00e4hlung stimmt nicht und tut uns auch nicht gut.<\/p>\n<p>Was wir brauchen, ist eine Erz\u00e4hlung der Chancengerechtigkeit.<\/p>\n<p>Und daf\u00fcr, brauchen wir gerechtere Verh\u00e4ltnisse in unserer Gesellschaft.<\/p>\n<p>Die Schere zwischen Arm und Reich geht auseinander, w\u00e4hrend materielle Verteilungskonflikte innerhalb derselben sozialen Schicht ausgetragen werden.<\/p>\n<p>Relative Wohlstandsverluste und Abstiegs\u00e4ngste verst\u00e4rken das Gef\u00fchl eines Gegeneinanders.<\/p>\n<p>Pl\u00f6tzlich werden marginalisierte Gruppen gegeneinander ausgespielt:<\/p>\n<p>Asylsuchende gegen Menschen mit Sozialleistungen, gegen Working Poors.<\/p>\n<p>Hier braucht es eine Umverteilung des Reichtums, eine echte Unterst\u00fctzung f\u00fcr niedrige und mittlere Einkommen.<\/p>\n<p>Und der Kollege Repetto hat v\u00f6llig recht:<\/p>\n<p>Die Steuerreform der Regierung Meloni geht diese Ungerechtigkeiten nicht an. Die untersten Einkommen werden nicht entlastet. Das Steuersystem bleibt viel zu wenig progressiv.<\/p>\n<p>Aber nicht nur auf staatlicher Ebene haben wir eine Schieflage in der Steuerpolitik.<\/p>\n<p>Auch hier in S\u00fcdtirol m\u00fcssten wir die wenigen Hebel, die wir haben, viel entschlossener nutzen \u2013 insbesondere beim IRPEF-Zuschlag.<\/p>\n<p>F\u00fcr das Steuerjahr 2024 und 2025 gelten in S\u00fcdtirol folgende S\u00e4tze:<\/p>\n<ul>\n<li>F\u00fcr Einkommen bis 50.000 Euro: 1,23 %<\/li>\n<li>F\u00fcr Einkommen \u00fcber 50.000 Euro: 1,73 %<\/li>\n<\/ul>\n<p>Jemand, der 50.000 Euro brutto verdient, zahlt also denselben IRPEF-Zuschlag wie jemand, der das Doppelte verdient. Ist das gerecht? Ist das progressiv?<\/p>\n<p>Und auch hier, wir haben handlungsspielraum um das steuersystem progressiver aufzustellen, wir k\u00f6nnten einkommen bis zu 50.000 euro entlasten und diese Ma\u00dfnahme mit einer erh\u00f6hung des irpef zuschlags auf einkommen \u00fcber 100.000 euro gegenfinanzieren.<\/p>\n<p>ABSCHLUSS<\/p>\n<p>Die Menschen werden t\u00e4glich konfrontiert mit Bildern vom florierenden Leben, einem \u201eWay of Life\u201c alla Sudtirolese, in dem alles rund l\u00e4uft: die Sonne scheint, man besitzt eine Eigentumswohnung, gr\u00fcndet eine Familie, f\u00e4hrt sonntags Skifahren und trinkt ein Gl\u00e4schen Wein zu einer Lachstartar auf 2.500 Metern.<\/p>\n<p>Wir schauen gerne auf Erfolg \u2013 und tun uns schwer, \u00fcber Misserfolg zu sprechen.<\/p>\n<p>Und ich frage mich:<\/p>\n<p>Gibt es in S\u00fcdtirol eigentlich Platz f\u00fcr Misserfolg?<\/p>\n<p>Gibt es Platz f\u00fcr Menschen, die Erfolg anders definieren?<\/p>\n<p>F\u00fcr Menschen, die nicht dem typischen S\u00fcdtiroler Lebensmodell entsprechen wollen \u2013 oder k\u00f6nnen?<\/p>\n<p>Ich glaube, viele junge Menschen, (aber nicht nur!) f\u00fchlen sich in S\u00fcdtirol sehr eingeengt. Und vielleicht ist ja auch das ein Grund weshalb viele lieber in Wien, Firenze oder M\u00fcnchen bleiben.<\/p>\n<p>Vielleicht sollten wir uns ernsthaft damit auseinandersetzen, wie wir S\u00fcdtirol erz\u00e4hlen.<\/p>\n<p>Man muss sich daf\u00fcr nur die wundersch\u00f6nen Marketingvideos der Marke Qualit\u00e4t S\u00fcdtirol ansehen:<\/p>\n<p>\u201eWas macht Qualit\u00e4t zu S\u00fcdtiroler Qualit\u00e4t? Ist es die Frische? Ist es die reine Bergluft? Oder die Achtung von der Natur? Ist es unsere Hingabe? Oder ist es unsere \u00dcberzeugung, dass all das erst wirklich gut ist, wenn es gut f\u00fcr alle ist? Das ist unser Antrieb, das ist Qualit\u00e4t f\u00fcrs Leben. S\u00fcdtirol.<\/p>\n<p>Was treibt uns an? Ist es das Sch\u00f6ne? Das Bewehrte? Oder das Fortschrittliche? Sind es unsere h\u00f6chsten Anspr\u00fcche? Treiben uns neue Ziele an? Eine neue Kraft? Oder ist es unsere \u00dcberzeugung, dass all das erst wirklich gut ist, wenn es gut f\u00fcr alle ist? Innovationen f\u00fcrs Leben. S\u00fcdtirol.\u00a0\u201c<\/p>\n<p>Am Anfang dachte ich: Ich bin im falschen Film.<\/p>\n<p>Aber seien wir ehrlich, liebe Kolleginnen und Kollegen:<\/p>\n<p>Es ist lange nicht nicht \u201ef\u00fcr alle gut\u201c.<\/p>\n<p>Es ist f\u00fcr manche gut \u2013 und sehr viele k\u00f6nnen sich mit dieser ach so heilen Welt nicht identifizieren bzw. nicht mithalten;<\/p>\n<p>Und trotzdem klammern wir uns an diese sch\u00f6ne, sichere Illusion fest.<\/p>\n<p>ich habe den Eindruck, dass wir uns in der gl\u00e4nzenden Vitrine, die wir aufgebaut haben, inzwischen selbst eingeschlossen haben. Wir kommen nicht mehr raus aus unserer eigenen errichteten Idylle der perfekten Welt, die in Wahrheit weit davon entfernt ist, perfekt zu sein..<\/p>\n<p>Vielleicht sollten wir diese Vitrine einmal aufbrechen.<\/p>\n<p>Vielleicht sollten wir schauen, was dahinter liegt, neue Dinge ausprobieren, neue Wege gehen, unkonventionell denken, perspektiven aufzeigen und uns vielleicht auch mal zugestehen, dass wir nicht immer \u00fcberall die Besten sein m\u00fcssen.<\/p>\n<p>Wir leben in einer anderen welt, und machen uns vor, dass wir weitermachen k\u00f6nnen wie bisher. Doch leider wird auch ein \u00f9ppiger Haushalt von 9 Miliarden, die Orientierungslosigkeit dieser Landesregierung nicht wettmachen k\u00f2nnen. Wir brauchen umbedingt neue perspektiven, neue antworten auf eine neue gesellschaft. Nicht eine politik des stillstandes, nicht eine politik der schuldzuweisungen, sondern eine politik des mutes.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervento di Zeno Oberkofler sul bilancio provinciale. I GIOVANI LASCIANO L\u2019ITALIA Spesso si sente dire: \u201cl\u2019Italia non \u00e8 un Paese per giovani\u201d. E guardando i dati, purtroppo, dobbiamo constatare che \u00e8 proprio cos\u00ec. 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