{"id":15628,"date":"2016-09-22T11:24:00","date_gmt":"2016-09-22T09:24:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.verdi.bz.it\/?p=15628"},"modified":"2021-07-06T08:40:51","modified_gmt":"2021-07-06T06:40:51","slug":"sex-work-cambiamo-prospettiva-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.verdi.bz.it\/it\/sex-work-cambiamo-prospettiva-2\/","title":{"rendered":"Sex work: cambiamo prospettiva"},"content":{"rendered":"<p>Per l&#8217;ennesima volta in Alto Adige si discute di prostituzione. \u00c8 stato il sindaco Caramaschi a lanciare il tema sostenendo di voler affrontare il problema con divieti di sosta e l&#8217;apertura di bordelli. Noi Donne Verdi vediamo questi interventi come tentativi maldestri e proponiamo di cambiare prospettiva. Solo cos\u00ec possono emergere altre possibilit\u00e0 d&#8217;azione, pi\u00f9 utili ed efficaci.<\/p>\n<ol>\n<li>La prostituzione \u00e8 un fenomeno maschile. Normalmente al centro dell&#8217;interesse pubblico e politico si ritrovano sempre le donne che offrono prestazioni sessuali in cambio di denaro. Eppure in tutto il fenomeno della prostituzione le donne sono solo una parte minoritaria. In Italia su 27.000 prostitute si calcolano ca. 2,5 milioni di clienti. Prostituti uomini e clienti donne sono solo delle comparse in questo scenario. Sarebbe quindi pi\u00f9 sensato spostare l&#8217;attenzione sui clienti. Siamo contro misure punitive contro i clienti di prostituzione, ma la clientela deve essere contata, analizzata, resa visibile e soprattutto deve essere informata su chi e che cosa finanziano con l&#8217;acquisto di prestazioni sessuali.<\/li>\n<li>La prostituzione come mestiere scelto liberamente (noi lo chiamiamo sex work) \u00e8 solo una minima parte del fenomeno complessivo. Per le sex worker che vogliono offrire i loro servizi in modo autodeterminato, potremmo anche accettare una sorte di &#8220;bordello&#8221;, sempre che siano le donne stesse a richiederlo. Esperienze internazionali mostrano per\u00f2 che la presenza di queste strutture non riduce l&#8217;attivit\u00e0 sulle strade. La stragrande maggioranza delle prostitute infatti non sono libere sex worker, ma schiave e donne sfruttate, portate in Europa attraverso il traffico di esseri umani e che non decidono certo liberamente su professione, luogo e tariffe.<\/li>\n<li>Spesso chi argomenta a favore dell&#8217;apertura dei &#8220;bordelli&#8221; si scherma parlando di sicurezza e salute delle donne. Chiediamo quindi che di conseguenza vengano coinvolte nella discussione le donne direttamente interessate: le sex worker e le schiave. I sindaci che fanno proposte per una &#8220;prostituzione sicura&#8221;, hanno l&#8217;obbligo morale di partire dalle esigenze delle donne. Sono loro a essere l&#8217;anello pi\u00f9 debole di tutto questo fenomeno e quelle che devono essere tutelate. Forse cos\u00ec sarebbe possibile individuare altri provvedimenti pi\u00f9 utili ed efficaci rispetto al divieto di sosta: ad esempio aree di attesa pi\u00f9 sicure, migliore illuminazione, bagni, luoghi riscaldati e prodotti contraccettivi e per l&#8217;igiene personale.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Da questo veloce schizzo da un&#8217;altra prospettiva emerge in modo chiaro quanto sia distorto il dibattito attuale e come si continuino a ignorare i punti centrali del problema della prostituzione. Spostare in altri quartieri, nascondere dietro le porte di un &#8220;bordello&#8221;, sembrano essere a prima vista delle misure plausibili. In realt\u00e0 non risolvono proprio niente e ancora meno migliorano la condizione di tante povere donne. Eppure sarebbe proprio qui, su questo tema, in questi luoghi, che dovrebbe iniziare una politica della citt\u00e0 onesta, moderna e responsabile.<\/p>\n<p>Brigitte Foppa e Evelyn Gruber-Fischnaller, per le Donne Verdi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per l&#8217;ennesima volta in Alto Adige si discute di prostituzione. \u00c8 stato il sindaco Caramaschi a lanciare il tema sostenendo di voler affrontare il problema con divieti di sosta e l&#8217;apertura di bordelli. 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