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I Verdi presentano il loro disegno di legge per un’agricoltura sana.

Il Gruppo Verde in Consiglio provinciale impegna il Sudtirolo a diventare pioniere per una svolta bio entro il 2030! Lo ha detto recentemente anche Vandana Shiva, premio Nobel alternativo, in visita a Malles che bisogna assolutamente spingere e sostenere l’ecologizzazione dell’agricoltura entro il 2030. La diminuzione di biodiversità e molti effetti negativi che vediamo sul terreno, nelle acque e sulla salute delle persone sono da ritenere conseguenze anche dell’agricoltura intensiva.

Per questo il Gruppo Verde presenta un disegno di legge che si pone come obiettivo quello di incanalare lo sviluppo dell’agricoltura in una direzione sostenibile (Svolta bio).

Per dare atto a questa Svolta bio bisogna iniziare dalla formazione delle giovani e dei giovani agricoltori: il disegno di legge prevede che le scuole professionali di agraria, per l’economia domestica e agroalimentare aprano a partire dall’anno scolastico 2020-2021 un corso di studi dedicato all’“agricoltura biologica”.

Per accelerare il passaggio a un’agricoltura biologica e l’uscita da quella basata sull’uso di pesticidi chimico-sintetici, il disegno di legge prevede l’elaborazione di piani concreti per la Svolta bio da parte della Giunta entro il 2020. Questi piani devono prevedere la graduale ecologizzazione dell’agricoltura e la diminuzione passo passo dell’uso di pesticidi.

Il disegno di legge prevede inoltre una tutela particolare di zone sensibili, come aree abitate, parchi giochi e parchi. Questa tutela deve essere fatta in modo che in queste aree non possano essere riscontrate derive di pesticidi chimico-sintetici. Le attuali direttive che regolano l‘aspersione e le distanze sono assolutamente insufficienti e possono essere emesse solo dalle amministrazioni comunali che dispongono della necessaria conoscenza del territorio. Per questo non dovrebbe essere la Provincia l’ente responsabile, bensì i Comuni.

Con questo disegno di legge vogliamo contribuire a creare un Alto Adige con un ambiente sano e un’alta qualità della vita! Perché un’agricoltura sana deve essere il primo obiettivo per una buona strategia in difesa del clima.

Bolzano, 23/04/2019

Cons. prov.

Hanspeter Staffler

Brigitte Foppa

Riccardo Dello Sbarba

Parte non concimata di un prato con: primule, potentille, viole, anemoni dei boschi, ecc.

 

Parte concimata dello stesso prato con solo tarassaco. 

La via Verde per una Svolta bio 2030

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È solo un caso il fatto che le popolazioni di Monaco, Innsbruck, dei Grigioni e di Calgary abbiano detto chiaramente NO alla possibilità di ospitare i giochi olimpici invernali 2026? Il risultato delle relative consultazioni non sono però da intendersi come un voto contro lo sport, ma piuttosto una chiara presa di posizione contro la sete di guadagno del CIO.
Chi resta ora in gara per il 2016? Stoccolma e Milano con Cortine e l’Alto Adige. Da sette concorrenti che erano ne restano solo due.
Perché la piccola Anterselva, situata in una territorio limitato, circondata da un parco naturale, dovrebbe essere in grado di fare cose per cui nemmeno Monaco, o Innsbruck si sono sentiti all’altezza? Nella candidatura non è nemmeno definita la dimensione dei giochi.
Nelle ultime edizioni il numero di atlete/i, giornaliste/i, spettatori, spettatrici, sponsor, ecc. è aumentato in modo costante. Esperienze passate mostrano come le intenzioni iniziali di non ampliare le infrastrutture esistenti vengono man mano riviste nella fase di concretizzazione.
Per fare chiarezza e per capire la portata di questo progetto per il nostro territorio, il Gruppo Verde ha presentato un’interrogazione di attualità per la prossima settimana di consiglio (9. – 12. aprile)!

Qui è possibile scaricare anche il nostro quaderno sull’Overtourism.

INTERROGAZIONE DI ATTUALITÁ.

Nel comunicato del 6.2.19 si legge che “Il recente controllo al termovalorizzatore riguarda la quantità di rifiuti conferita”. La stampa ha riportato la notizia, mai smentita, che nel 2018 sarebbero stati bruciati rifiuti per 135.000 tn, mentre la capacità massima dell’impianto è di 130.000. Una parte dei rifiuti proviene dal Trentino in forza di un accordo che trae origine dalla tesi di Eco Center che l’inceneritore non avrebbe avuto abbastanza rifiuti da bruciare e era sottoutilizzato. Adesso invece pare sovra-utilizzato!

Si chiede:

  1. Quante tonnellate di rifiuti ha bruciato l’inceneritore nel 2018? Quante tonnellate di essi provenivano dal Trentino?
  2. Se nel 2018 l’inceneritore ha bruciato oltre la sua capacità di 130.000 tonnellate, come mai c’è stato questo aumento rispetto agli ultimi anni? E’ stato solo l’apporto del Trentino, oppure è aumentata anche la quantità dei rifiuti prodotta in Alto Adige? Si chiedono i dati degli ultimi 5 anni, divisi per frazione di rifiuto e provenienza dello stesso.
  3. Che cosa intende fare ora la Provincia per riportare l’attività dell’impianto entro i suoi limiti?
  4. La Provincia intende rinegoziare i termini dell’accordo col Trentino, riducendo la quantità di rifiuti importati nell’inceneritore di Bolzano, o addirittura terminarlo anticipatamente poiché è venuta meno la ragione per cui, come Alto Adige, è stata accettata l’importazione di rifiuti fuori provincia?
  5. Nel caso l’accordio venga confermato, visto che comunque ha durata di 5 anni, intende la Provincia farlo terminare a scadenza, oppure vuole prolungarlo per altri 5, possibilità prevista nell’accordo stesso?

Bolzano, 7/2/2019

Consiglieri

Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hanspeter Staffler

Qui è possibile scaricare la risposta della Giunta.

MOZIONE

Nel suo accordo di coalizione la Giunta provinciale ha voluto dare importanza alla “conservazione del Creato” e “della biodiversità” inserendole entrambe nel preambolo.

Tuttavia si tratta di nobili obiettivi contraddetti dalla realtà dei fatti, in quanto in Europa il numero delle specie di insetti è calato del 45% ca. o è già a rischio estinzione. I motivi di questa diminuzione sono molteplici e uno di questi è la mancanza di spazi vitali e fonti di nutrimento sufficienti.

La creazione di aree ricche di polline e nettare è un modo semplice per contrastare efficacemente questo fenomeno. In esse gli insetti trovano cibo e luoghi per la nidificazione. Per questo motivo è
auspicabile che il maggior numero possibile di spazi pubblici sia configurato in modo da attirare gli insetti utili.

Spesso nei Comuni ci si preoccupa di curare il lato estetico di spazi verdi e aiuole spartitraffico, ma non sempre queste aree sono sistemate in modo da servire anche come habitat naturale per gli
insetti.

Sarebbe senz’altro utile se i Comuni mostrassero maggiore sensibilità da questo punto di vista.

L’iniziativa del Baden-Württemberg è interessante e merita considerazione: Città e Comuni possono già iscriversi al nuovo concorso “Blühende Verkehrsinseln” per aiuole spartitraffico fiorite, al quale si partecipa portando all’attenzione pubblica rotatorie lungo strade sovracomunali e comunali, e aree di sosta risistemate negli ultimi tre anni o destinate a essere riqualificate. Il cambiamento deve però avvenire all’insegna di un habitat più favorevole agli insetti utili e quindi favorire la biodiversità. In palio c’è il titolo di “Goldene Wildbiene” (ape selvatica d’oro) del Baden-Württemberg che verrà per la prima volta assegnato nell’estate 2019.

In questo Land si è convinti che la perdita di biodiversità si possa fermare solo lavorando tutti assieme, garantendo così la sussistenza alle generazioni future. Una riqualificazione naturalistica di rotatorie e aree di sosta non è molto onerosa e i suoi effetti positivi perdurano nel tempo. In tutto il territorio il marchio assegnato diventa sinonimo di spazi verdi in ambito stradale a cui è stato attribuito un riconoscimento in quanto costituiscono un prezioso habitat per gli insetti.

Il premio per i Comuni selezionati è una targa che rende stabilmente visibile l’impegno localmente profuso. Tutti i premiati vengono poi anche inseriti nel sito internet del ministero dei trasporti come paladini della tutela della biodiversità. La fioritura delle aiuole spartitraffico unisce l’utile al bello, trasformando semplici aree in importanti spazi vitali per gli insetti. Queste zone rinaturalizzate non richiedono grande manutenzione e i Comuni non devono ricorrere all’uso di pesticidi. Inoltre, grazie ai fiori selvatici diventano vivaci macchie di colore per il piacere di abitanti e turisti.

Le modalità di svolgimento del concorso sono molto semplici e una giuria di esperte ed esperti sceglie i Comuni da premiare tra tutte le segnalazioni pervenute.

Seguendo l’esempio descritto

il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano incarica la Giunta provinciale

  1. di indire un concorso o assegnare un premio a livello provinciale, incentrato sulla promozione della biodiversità nella pianificazione comunale creando habitat che attirino gli insetti;
  2. di premiare ogni anno un Comune oppure ogni due anni tre Comuni che si sono dedicati con impegno alla sistemazione dei loro spazi pubblici creando habitat che attirano gli insetti;
  3. di diffondere e sostenere con misure idonee il premio e il messaggio alla base dell’iniziativa, vale a dire la varietà delle specie e la biodiversità.

Bolzano, 01.02.2019

Consiglieri provinciali

Brigitte Foppa

Riccardo Dello Sbarba

Hanspeter Staffler

MOZIONE

Da alcuni anni i grandi predatori hanno fatto capolino anche in Alto Adige, nel contesto del loro ritorno su in tutta l’area alpina. Si tratta di un fenomeno europeo che ovunque crea allarmi e preoccupazioni, ma che è ampiamente prevedibile e per questo è possibile e utile adottare piani di gestione e di prevenzione.

I grandi predatori sono specie protette sia dalla normativa europea che da quella italiana.

L’ORSO

Nella Convenzione di Berna del 19 settembre 1979 “Sulla Conservazione della vita selvatica e degli Habitat in Europa”, ratificata dall’Italia con legge 5 agosto 1981, n. 503, l’orso è elencato nell’allegato II (specie particolarmente protette).

Nella Direttiva comunitaria Habitat: (92/43/CEE, 22.7.92) l’orso è elencato nell’allegato IV (specie di interesse Comunitario che richiedono una protezione rigorosa).

Eccezioni sono previste solo nel caso di individui che causano danni gravi o il cui allontanamento risulta necessario per motivi di sicurezza. L’orso figura anche nell’allegato II che prevede l’istituzione di zone speciali di protezione.

In Italia il D.P.R. n.357 del 1997 dà attuazione della citata Direttiva Habitat e nella legge quadro sulla protezione della fauna selvatica n. 157 del 1992 l’orso è compreso tra le specie “particolarmente protette”, prevedendo sanzioni penali nel caso di abbattimento.

IL LUPO

La Convenzione di Berna, inserendo il lupo nell’Allegato II (specie strettamente protette), ne prevede una speciale protezione e ne proibisce in particolare la cattura, l’uccisione, la detenzione ed il commercio.

Direttiva comunitaria Habitat: inserisce il lupo nell’Allegato II (specie d’interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione) e nell’Allegato IV (specie di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa), proibendone la cattura, l’uccisione, il disturbo, la detenzione, il trasporto, lo scambio e la commercializzazione.

In Italia la Legge 11 febbraio 1992 n. 157 “Norme per la protezione della fauna selvatica”, inserisce il lupo tra le specie particolarmente protette (art. 2, c. 1).

Il D.P.R. 8 settembre 1997 n. 357, di recepimento della Direttiva Habitat, in Italia inserisce il lupo nell’Allegato D, tra le specie di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa.

La normativa italiana richiede l’autorizzazione del Ministero dell’Ambiente, sentito l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), per ogni intervento di cattura/abbattimento occasionalmente e in circostanze particolari (es.: lupi ritenuti problematici per la pressione predatoria sul bestiame localizzata in particolari aree o situazioni), purché sia mantenuto lo “stato di conservazione soddisfacente” e sia fornita la dimostrazione della corretta e scrupolosa applicazione delle misure preventive e alternative al prelievo.

Dovendo dare dunque per acquisite queste norme di tutela dei grandi predatori, il compito fondamentale delle regioni e province autonome è quello di garantire la convivenza tra questi animali e la popolazione e soprattutto la protezione di tutte altre specie animali da allevamento che di questi predatori possono costituire facile preda.

L’esperienza di diversi paesi d’Europa ci dice che ciò è possibile, anche se in zone come la nostra che sono state prive per molto tempo di grandi predatori presenta una serie di problematiche dovute alla necessità di recuperare una cultura adeguata, di proteggere persone e animali e risarcire possibili danni. In tutta Europa, dove esistono (esiste anche piano d’azione del Consiglio d’Europa), i piani di gestione prevedono in particolare la mitigazione dell’impatto dei predatori sulle attività antropiche attraverso 4 azioni: prevenzione del danno, indennizzo del danno, sostegno agli allevatori e interventi di gestione.

È dunque fondamentale preparare una strategia organica di prevenzione, di informazione e di gestione, uscendo dalla semplice emergenza, anche perché i grandi predatori possono costituire un indubbio interesse naturalistico, ambientale, turistico e dunque anche economico per la nostra provincia.

Dal 2015 per la Provincia di Bolzano si è riunito saltuariamente un apposito gruppo di lavoro, mai istituito in forma ufficiale, con la partecipazione a titolo gratuito di funzionari provinciali e rappresentanti di categorie potenzialmente “danneggiate”. Nell’ultimo incontro del dicembre 2018 (che è stato anche il solo di quell’anno) la composizione del gruppo era più larga ed equilibrata: accanto a rappresentanti degli uffici provinciali erano stati/e invitati/e rappresentanti del Verband Südtiroler Kleintierzüchter, dell’associazione cacciatori, dell’associazione albergatori HGV, dell’Alpenverein, del Consorzio dei Comuni, del   Bauernbund (compresi singoli contadini e contadine interessate), del Parco dello Stelvio, del Dachverband für Natur- und Umweltschutz, del museo delle Scienze naturali, dell’ Istituto per lo sviluppo regionale dell’Eurac, dell’associazione apicultori e della Azienda Sanitaria. Una composizione certamente molto positiva, che però non è garantita per il futuro, perché il gruppo non è ufficialmente istituito.

Per questo motivo,

il Consiglio provinciale impegna la Giunta provinciale

  1. a elaborare entro sei mesi dall’approvazione della presente mozione, e poi presentare in Consiglio provinciale – in una audizione presso la Commissione legislativa competente, aperta a tutti/e i/le consiglieri/e interessati/e – un “piano di gestione per i grandi predatori”, elaborato in collaborazione con le amministrazioni dei parchi naturali altoatesini, del Parco dello Stelvio e di analoghi interlocutori delle altre regioni alpine, acquisendo anche i pareri delle associazioni ambientaliste della Provincia di Bolzano e di almeno un/a esperto/a in campo scientifico, come ad esempio un/a teriologo/a specializzato/a in grandi carnivori. Tale piano di gestione dovrà affrontare adeguatamente il ritorno dei grandi predatori, con l’obbiettivo di informare e coinvolgere la popolazione interessata in un progetto condiviso e in azioni comuni.
  2. a istituire un “Comitato provinciale grandi predatori” incaricato di seguire con continuità e affrontare tutti gli aspetti derivanti dal ritorno di questi animali nel nostro territorio, nominando al suo interno, accanto a rappresentanti dell’amministrazione provinciale, delle categorie e associazioni e dei territori interessati (nella varietà presente nell’ultimo incontro del dicembre 2018), anche uno o più esponenti del mondo scientifico, come ad esempio un teriologo specializzato in grandi carnivori. Tale comitato, con funzione di consulenza verso la Provincia, dovrà darsi un programma di lavoro che affronti tutti gli aspetti che comporta il ritorno dei grandi predatori sul nostro territorio.

Bolzano, 20 dicembre 2018

Cons. provinciali

Riccardo Dello Sbarba

Brigitte Foppa

Hanspeter Staffler

MOZIONE.

Il trend delle case fatte di paglia si sta diffondendo anche in Alto Adige, ma vantano una lunga tradizione negli USA, in Canada, in Australia, dove le più antiche risalgono a oltre 100 anni fa. Con la paglia e il legno si possono realizzare edifici resistenti, confortevoli e su più piani. In Europa questa tecnica costruttiva ha nel frattempo preso piede in Francia, Gran Bretagna, Olanda, Austria e Svizzera. E anche in Germania sta crescendo l’interesse per questo tipo di costruzione.

La paglia è una materia prima rinnovabile, a basso costo, facilmente procurabile e che consente quindi la creazione di una filiera corta e ad alto valore aggiunto per il territorio. Le case costruite con la paglia, al contrario si quanto si crede, sono resistenti al fuoco e sismicamente sicure, anche perché la struttura portante deve essere in legno o in cemento armato.

La tecnica della costruzione con la paglia assicura un ridotto impatto ambientale contribuendo a tutelare il clima in tre modi diversi:

  • Durante la crescita, la pianta sottrae anidride carbonica all’atmosfera.
  • In fase di costruzione viene emessa molta meno CO2 rispetto alla produzione di altri materiali isolanti come la lana minerale o il polistirolo.
  • Grazie alle ottime caratteristiche di isolazione termica delle pareti realizzate con balle di paglia, l’edificio consuma meno energia per il comfort termico riducendo le emissioni inquinanti.

L’indice di impatto ambientale LCA (Life Cycle Assestment) della paglia è bassissimo, rispetto ad altri materiali isolanti molto diffusi come le fibre minerali e il polistirene: è un materiale di scarto dell’agricoltura, quindi richiede pochissima energia in fase di produzione della materia prima, i trasporti sono molto ridotti vista la produzione di paglia diffusa in tutta Italia e sono gli stessi contadini a imballare la paglia nella misura e compattezza adeguata agli scopi edili. E anche a fine ciclo di vita la paglia può essere portato al compostaggio perciò è un materiale da costruzione che si allinea perfettamente agli obiettivi dell’economia circolare.

I costi contenuti, rispetto a un edificio standard, e la salubrità degli ambienti interni costituiscono il vero valore aggiunto di questo materiale. In una casa di paglia si vive bene per il grande isolamento termico e acustico e per la qualità dell’aria. La paglia non rilascia nessuna sostanza nociva, in più, se abbiniamo un intonaco in argilla all’interno, questo assorbe parte degli inquinanti e regola l’umidità, aumentando il comfort idrotermico.

Nel 2015 presso il TIS era stato realizzato un laboratorio su questo tema da cui era emerso che questa materia prima e la relativa tecnica vengono troppo poco sfruttate in Alto Adige/Südtirol. Secondo gli esperti le case in paglia avrebbero grande potenziale di sviluppo nella nostra provincia, perché permetterebbero di combinare le esigenze locali di mantenimento della tradizione e l’apertura all’innovazione, punto di forza e di attrazione turistica di molte località.

Per questo motivo, il Consiglio provinciale impegna la Giunta provinciale

  1. ad avviare in collaborazione con CasaClima, TIS, Laimburg e l’Università di Bolzano un percorso di ricerca, informazione e promozione delle costruzioni in paglia per la nostra provincia.
  2. A proporre dei corsi di formazione rivolti ad artigiani e progettisti sulle tecniche di costruzione con la paglia.
  3. A individuare delle misure concrete di sostegno anche economico per chi decide di costruire con questo tipo di materiale ecosostenibile.

Bolzano, 15.12.2018

Cons. prov.

Brigitte Foppa
Riccardo Dello Sbarba
Hanspeter Staffler

La mozione è stata emendata e approvata il 16.05.2019.

MOZIONE

L’Alto Adige è una terra da sempre impegnata nella tutela della natura e della biodiversità. I boschi  e gli alpeggi non servono solo per la silvicoltura e l’agricoltura, ma sono anche luoghi di attrazione paesaggistica per i turisti e la popolazione locale. Le montagne e le valli della nostra provincia costituiscono l’habitat naturale di piante e animali. Molte delle nostre specie animali e vegetali sono però a rischio estinzione. La principale minaccia è rappresentata dalla distruzione degli habitat dovuta ai cambiamenti nell’uso del suolo, in particolare a causa di un’agricoltura sempre più intensiva o del- l’abbandono dell’attività di coltivazione. Stando al- la “Lista Rossa delle specie minacciate in Alto Adige”, 3.064 specie, e quindi all’incirca il 41% di tutte quelle prese in esame, vanno classificate come “a rischio estinzione”.

Questa pubblicazione sulla fauna in pericolo risale al 1994 e negli anni successivi è stata ristampata in edizione limitata. Ma da allora la lista non è mai stata aggiornata. Nel 2006 il Museo di scienze naturali dell’Alto Adige ha stilato un elenco delle piante a rischio di estinzione, ma anche questo ha ormai dieci anni. Come ci è stato confermato dall’Associazione biologi Alto Adige, soprattutto la Lista Rossa delle specie minacciate di estinzione avrebbe urgente bisogno di essere aggiornata.

Nel 2014 il Museo di scienze naturali si è nuova- mente occupato delle specie animali minacciate, creando un portale internet che mostra la distribuzione di oltre 4.000 specie animali e vegetali in provincia di Bolzano. Su questo sito si possono consultare i dati relativi alla loro diffusione, accompagnati da apposite cartine, e imparare a conoscere le varie specie animali e vegetali con le loro caratteristiche (www.florafauna.it).

Il sito internet delle ornitologhe e degli ornitologi italiani (www.ornitho.it) segue un principio analogo. Lì si trovano i dati relativi alla distribuzione di varie specie di uccelli e di altri animali, visualizzati su una cartina geografica. Il sito è stato creato per permettere a chi si occupa di ornitologia per professione, ma anche ai non addetti ai lavori, di inserire nelle cartine le informazioni derivanti dalle osservazioni ornitologiche e caricare le foto degli animali.

Anche le applicazioni destinate all’interazione con gli appassionati del settore riscuotono un crescente successo. Attraverso l’app “OstSeeTiere“, (dedicata agli animali del Mar Baltico) è ad esempio possibile segnalare l’avvistamento di mammiferi marini nel Mar Baltico oppure il ritrovamento delle loro carcasse. Chiunque può accedere a queste informazioni attraverso una cartina interattiva. In questo modo anche i non addetti ai lavori possono contribuire alla tutela di queste specie animali e al loro censimento.

Accanto alla mappatura e alla raccolta dati, ai fini di un’ampia tutela della natura e delle specie è necessario effettuare una continua sensibilizzazione della popolazione nei confronti delle specie minacciate di estinzione. E qui la nostra provincia può vantare una lunga tradizione. I meno giovani ricorderanno i manifesti appesi nei più svariati luoghi pubblici e privati, dai rifugi alpini alle stazioni ferroviarie, dagli ambulatori medici agli atri degli uffici pubblici, dagli istituti di formazione alle scuole, in cui si evidenziava l’importanza della conservazione delle specie. Questi poster contribuivano a imprimere nella mente le immagini e i nomi delle specie animali e vegetali sotto tutela e minacciate di estinzione, e nel contempo si appellavano al senso di responsabilità comune.

Oggi invece temiamo ci sia meno consapevolezza al riguardo. Le giovani generazioni, i turisti e i no- stri nuovi concittadini spesso non conoscono le specie protette, e di conseguenza non sono in grado di distinguerle dalle altre.

Anche se la ripartizione Natura, paesaggio e sviluppo del territorio svolge un ottimo lavoro di sensibilizzazione, proponendo eventi nei centri visite dei parchi naturali dell’Alto Adige e distribuendo materiale didattico, queste campagne si concentrano soprattutto sulle specie animali più conosciute, sui diversi habitat e sulle informazioni specifiche relative ai parchi naturali.

Le informazioni sulle specie animali e vegetali meno conosciute sono invece poche. Per questo motivo sarebbe opportuno potenziare e ampliare l’attività informativa esistente, estendendola anche a coloro che sono meno interessati all’argomento delle specie animali e vegetali minacciate di estinzione, e di conseguenza sono meno sensibili nei confronti del tema della biodiversità. Ma come prima cosa bisogna aggiornare quanto prima l’elenco delle specie animali a rischio estinzione.

Infine le esperte e gli esperti del settore fanno notare che rispetto agli animali esistono molti più dati relativi alle piante ad alto rischio estinzione, e che le istituzioni che effettuano rilevamenti scientifici in ambito naturalistico (come il Museo di scienze naturali ovvero il suo Biodiversity Center, la ripartizione 28, l’ufficio caccia e pesca, l’Istituto per l’ambiente alpino dell’Eurac, il laboratorio biologico della Provincia, la LUB e, occasionalmente, il Centro sperimentale Laimburg e la ripartizione 32) non sono ancora collegate in maniera sufficiente tra di loro. Il ruolo del Museo di scienze naturali in quanto centro per la raccolta dei dati naturalistici andrebbe rafforzato, al fine di garantire continuità nella raccolta e gestione dei dati, e nel contempo un miglior collegamento tra le istituzioni succitate.

Per questi motivi il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano incarica la Giunta provinciale,

  1. di aggiornare la lista delle specie animali minacciate di estinzione, per quanto possibile suddivisa in categorie;
  2. di riproporre, con l’ausilio di manifesti, volantini o altro, le campagne informative incentrate sulle specie animali e vegetali sotto tutela e minacciate di estinzione che si trovano in Alto Adige, aggiornandone il contenuto, la presentazione e gli aspetti legati alla comunicazione;
  3. di integrare il sito web del Museo di scienze naturali dell’Alto Adige (www.florafauna.it), di migliorarne l’accessibilità in rete, di introdurre un’interfaccia interattiva e di creare un’applicazione per il cellulare;
  4. di valutare, insieme agli esperti e alle esperte, lo sviluppo di un’apposita applicazione che consenta di caricare su una cartina accessibile a chiunque i dati, con luogo e foto, delle osservazioni sul campo di specie animali a rischio di estinzione;
  5. di mettere a disposizione e di assicurare in mo- do stabile il personale necessario per svolgere tutte queste attività, al fine di garantire la continuità dell’attività di ricerca e del lavoro in rete.

Bolzano, 6.12.2018

Landtagsabgeordnete

Brigitte Foppa

Riccardo Dello Sbarba

Hanspeter Staffler

La mozione è stata approvata nella seduta del 5.06.2019.