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DISEGNO DI LEGGE PROVINCIALE n. 9/19

Modifica della legge provinciale 19 marzo 1991, n. 5

La Provincia di Bolzano è impegnata da sempre nella cooperazione allo sviluppo con progetti propri, o sostenendo quelli di associazioni e volontari, in diversi paesi del Sud del Mondo. Nel corso del tempo si è consolidato un ottimo gruppo di funzionari e funzionarie provinciali che alla professionalità aggiungono la passione e l’impegno personali e una rete di associazioni che continuano a gettare un ponte di solidarietà tra il nostro territorio e il resto del pianeta. Il risultato sono progetti la cui caratteristica principale consiste nel fatto che le risorse disponibili sono impegnate tutte a beneficio di chi ne ha bisogno.

Paradossalmente, però, tale settore rappresenta ancora una sorta di “Cenerentola” tra le voci del bilancio annuale della Provincia. I fondi disponibili vengono decisi anno dopo anno senza un vincolo preciso. Così, da 25 anni la media degli investimenti è stata di circa 2 milioni all’anno. Se si calcola l’inflazione, il valore reale dell’investimento è dunque diminuito progressivamente.

Su pressione di diverse associazioni, della Caritas, dell’OEW e dello stesso “Comitato provinciale per la cooperazione allo sviluppo” (che è nominato dalla giunta provinciale stessa) nel 2016 e 2017 l’investimento è finalmente salito a circa 4 milioni. Per il 2018 invece l’impegno è di nuovo calato a 3.5 milioni di euro.

Negli ultimi anni si è discusso molto in Europa, e anche in Alto Adige, del tema della migrazione e su un punto l’opinione è unanime: uno dei modi per affrontare questo fenomeno è quello di creare le condizioni per uno sviluppo durevole nei paesi di provenienza.

A questo fine, nel settembre 2015 più di 150 leader internazionali si sono incontrati alle Nazioni Unite e hanno approvato l’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile, i cui elementi essenziali sono i 17 “Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS/SDGs, Sustainable Development Goals)”, che mirano a porre fine alla povertà, a lottare contro l’ineguaglianza, a promuovere sviluppo sociale ed economico nei paesi terzi, ad affrontare i cambiamenti climatici e costruire società pacifiche entro l’anno 2030.

Questi obbiettivi ONU sono esplicitamente citati nell’accordo per il governo provinciale sottoscritto da SVP e Lega, che indica il programma per la XVI legislatura 2018-2023. “La Giunta provinciale – recita l’accordo SVP-Lega – punta a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità fissati dalle Nazioni Unite (UN sustainable development goals). Per il perseguimento di tali obiettivi l’Alto Adige si assume responsabilità a livello sovraregionale ed internazionale, mediante la partecipazione attiva a progetti di cooperazione e collaborazione allo sviluppo”.

Prendiamo dunque sul serio questo impegno. Che cosa possiamo fare come Provincia? Un obbiettivo che ci riguarda direttamente è l’ultimo, il n. 17, che fissa l’impegno finanziario richiesto ai paesi avanzati e che così recita: “Garantire l’intervento dei paesi sviluppati al fine di adempiere pienamente agli obblighi di assistenza allo sviluppo ufficiali, tra cui l’impegno di raggiungere l’obiettivo di destinare lo 0,7% del PIL all’aiuto pubblico allo sviluppo  ai paesi in via di sviluppo e comunque di prendere in considerazione l’ obiettivo di fornire almeno lo 0.20 % di PIL per i paesi meno sviluppati ”.

Con le cifre messe a disposizione finora, l’Alto Adige resta ben lontano da questo obiettivo: sul nostro PIL provinciale, che ammontava nel 2018 a 23 miliardi di euro, 3,5 milioni rappresentano solo lo 0,015%!

Se invece si dovessero prendere sul serio “gli obiettivi di sostenibilità fissati dalle Nazioni Unite (UN sustainable development goals)” citati dal programma della nuova Giunta provinciale, la Provincia dovrebbe mettere a disposizione somme pari allo 0,7% del nostro PIL, che per il 2018 dovrebbero corrispondere a 161 milioni (lo 0,7% di 23 miliardi), o almeno pari allo 0,2% del PIL per i paesi meno sviluppati, che corrisponderebbero a 46 milioni!

Lo scopo di questo disegno di legge (che modifica la legge provinciale n. 5/1991 sulla cooperazione allo sviluppo) è più modesto: ancorare a una quota fissa del bilancio provinciale l’investimento per la cooperazione internazionale, impegnando nel comma 1 la Provincia a destinare a questo scopo almeno lo 0,25% del bilancio annuale (attualmente l’investimento si aggirerebbe intorno ai 12,5 milioni all’anno, che corrispondono allo 0,05% del nostro PIL – ben lontano dalle cifre necessarie a raggiungere sia lo 0,7%, sia lo 0,2% richiesti dall’Onu), valorizzando ed incrementando così un settore di eccellenza della nostra amministrazione.

Nel comma 2 la proposta di legge cita esplicitamente gli obiettivi di sostenibilità fissati dalle Nazioni Unite (UN sustainable development goals), impegnando la Provincia a aumentare progressivamente il proprio impegno per raggiungerli, ma lasciando alla Giunta provinciale di stabilire con una certa libertà l’entità di questo aumento.

Qui trovate il disegno di legge completo.

Bolzano, 12.02.2019

Cons. prov.

Riccardo Dello Sbarba

INTERROGAZIONE

A fine novembre il Parlamento ha convertito in legge il Decreto 4 ottobre 2018, n. 113, recante “Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica ecc…”

La nuova norma peggiora notevolmente il sistema attuale di accoglienza, poiché, tra l’altro:

  • abroga, di fatto, il permesso di soggiorno per motivi umanitari e introduce una tipizzazione delle tipologie di tutela complementare che non riconosce l’accesso alle misure di accoglienza;
  • non specifica se questi nuovi permessi di soggiorno permettano l’iscrizione obbligatoria al Servizio Sanitario Nazionale (SSN), come invece garantiva il permesso per motivi umanitari;
  • riserva l’accoglienza nel sistema SPRAR ai soli titolari di protezione e minori stranieri non accompagnati, escludendo i richiedenti asilo e protezione internazionale e i titolari di protezioni complementari;
  • impedisce per i detentori di permesso di soggiorno per richiesta di asilo e protezione internazionale l’iscrizione all’anagrafe dei residenti;
  • di fatto, riporta il grosso delle persone richiedenti asilo nei centri di accoglienza straordinaria (CAS) e ridimensiona i centri di accoglienza del sistema SPRAR (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati) che nella nostra Provincia sono gestiti dalla fine del 2016 direttamente dalla Comunità comprensoriali in modo diffuso sul territorio con percorsi di integrazione reale ed efficace di piccoli numeri.

I rischi per il sistema di accoglienza costruito con grande fatica nella nostra provincia sono evidenti:

  • vengono compromessi i molti sforzi fatti sinora e in particolare negli anni 2017/2018 dal sistema di accoglienza provinciale volti ad un’equa distribuzione sostenibile su tutto il territorio e non solo nella Città di Bolzano come era prima del 2017: il provvedimento nell’immediato favorirà nuovamente la concentrazioni di persone nei CAS, con minori possibilità di percorsi di integrazione e con impatti fortemente negativi per la percezione dei cittadini;
  • l’esclusione dai percorsi di integrazione, che adesso le ospitano, aumenterà ulteriormente, specialmente a Bolzano, le persone in strada in condizione di estremo disagio, potenzialmente preda di attività illecite e quindi con ripercussioni in termini di sicurezza;
  • è altrettanto prevedibile l’aumento delle persone in condizione di clandestinità esposte alla marginalità estrema.

Per tutti questo motivi il cosiddetto “decreto sicurezza” è stato ribattezzato “decreto insicurezza”, poiché otterrà l’esatto contrario delle intenzioni con cui è stato presentato.

Le associazioni di volontariato e diversi referenti comunali hanno calcolato che, alle attuali 200 persone senzatetto in strada a Bolzano, alcune anche richiedenti protezione internazionale, si aggiungeranno a causa del decreto ulteriori 250 persone prive di assistenza e dimora con conseguente ricaduta sui servizi di bassa soglia e con rischi per la legalità.

L’ANCI nazionale ha stimato in 280 milioni di Euro i costi amministrativi che ricadranno su Servizi Sociali e Sanitari territoriali e dei comuni in conseguenza del decreto, per l’assistenza di quei soggetti vulnerabili, oggi a carico del sistema nazionale.

Tutte queste criticità sono state presentate anche dal Presidente della Provincia Kompatscher nel suo recente incontro col Ministro Salvini, cui va il demerito di aver concepito e voluto il decreto (in)sicurezza.

Si tratta adesso di capire quali conseguenze immediate ci saranno per la nostra provincia a causa di questa pessima normativa.

Per questo motivo, si chiede alla giunta provinciale:

  1. Quante persone attualmente sono accolte negli Sprar attivati in provincia di Bolzano (si chiede l’elenco e l’ubicazione dei singoli Sprar con il numero di persone corrispondente);
  2. Che tipo di titolo di soggiorno hanno le persone attualmente accolte negli Sprar attivati in provincia di Bolzano
  3. Quanti/e operatori/trici lavorano attualmente negli Sprar attivati in provincia di Bolzano;
  4. Quanti Sprar, dove e per quanti posti sono stati già richiesti e sono ancora in attesa di autorizzazione da parte dello Stato (si chiede l’elenco e l’ubicazione dei singoli futuri Sprar con il numero di persone previsto);
  5. Quante persone attualmente sono accolte nei CAS attivati in provincia di Bolzano (si chiede l’elenco e l’ubicazione dei singoli CAS con il numero di persone corrispondente);
  6. Che tipo di titolo di soggiorno hanno le persone attualmente accolte nei CAS attivati in provincia di Bolzano.
  7. Quanti/e operatori/trici lavorano attualmente nei CAS attivati in provincia di Bolzano;
  8. Quali saranno le conseguenze del citato Decreto “sicurezza” sul sistema di accoglienza della nostra provincia?
  9. In particolare, come cambierà la situazione delle persone attualmente accolte nei citati Sprar in conseguenza del Decreto “sicurezza” (resteranno, dovranno uscirne, verranno spostate nei CAS o cosa altro?).
  10. E come a sua volta cambierà la situazione delle persone attualmente accolte nei citati CAS in conseguenza del Decreto “sicurezza” (resteranno, dovranno uscirne, verranno trasferiti in centri di espulsione o cosa altro?).
  11. Che cosa ha intenzione di fare, e cosa può fare con le proprie competenze e risorse, la Provincia di Bolzano per ovviare alle conseguenze negative del “Decreto sicurezza”?
  12. C’è già un piano operativo e una previsione finanziaria per intervenire nel senso della domanda precedente?

Bolzano, 15 dicembre 2018

Cons. prov.

Riccardo Dello Sbarba

Hanspeter Staffler

Brigitte Foppa

Qui potete scaricare la risposta della giunta.

MOZIONE.

I profughi nel mondo, secondo l’ultimo rapporto dell’UNHCR, l’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, sono oltre 65 milioni. La maggior parte si concentra nei campi profughi dei paesi vicini, dove la situazione è molto difficile. Per questo molte persone decidono di riprendere il viaggio e a migliaia muoiono nel deserto, nel mare, nelle prigioni dei dittatori o nei lager dei trafficanti.

Per fermare questa assurda strage e garantire il soccorso alle persone che ne hanno il diritto, sarebbe necessario creare corridoi umanitari dai territori a rischio: invece che attendere che le persone arrivino in qualche modo da noi, dovremmo essere noi ad andare a prendere chi davvero è in pericolo là dove si trova, in particolare nei campi profughi intorno alle zone di guerra. Un piccolo passo in questa direzione è stato fatto da diverse organizzazioni religiose ed è importante incoraggiarlo, come già sta facendo il vicino Trentino.

Il 15 dicembre 2015 è stato sottoscritto un accordo tra il Governo italiano e i soggetti promotori, cioè la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, l’associazione Papa Giovanni XXIII, la Tavola valdese e i corpi civili di Pace dell’Operazione Colomba.

L’accordo prevede di aprire un canale umanitario straordinario, il primo in assoluto in Europa, e mettere in protezione immediata famiglie di profughi che si trovano in campi profughi assistiti dalle Nazioni Unite in Libano, a poca distanza dal confine siriano, persone registrate e conosciute dall’UNHCR, selezionate in base a diversi criteri, come la durata della loro fuga e la loro particolare vulnerabilità (bambini, persone in gravi condizioni di salute, persone che hanno subito violenze ecc…).

Questa iniziativa di corridoio umanitario aperto dall’Italia prevede in prima fase di applicazione l’arrivo di 2000 persone non solo dal Libano, ma anche da Marocco ed Etiopia. Al dicembre 2018 già 1.400 persone scelte tra quelle che hanno diritto all’asilo sono arrivate in Italia e sono state ospitate in diverse province, tra cui Trento, Reggio Emilia, Torino, Aprilia, Bologna. Soggetti promotori e governo italiano hanno già programmato di prolungare l’iniziativa e di allargarla ad altri territori. I costi sono coperti interamente dallo Stato a partire dal secondo anno di permanenza delle persone accolte, mentre per il primo anno i costi devono essere coperti dai soggetti attuatori.

Il vicino Trentino ci fa capire come il progetto funziona. Finora il Trentino ha accolto diverse famiglie siriane (60 persone circa) che hanno ottenuto un visto umanitario a territorialità limitata rilasciato dall’ambasciata italiana in Libano.

I costi, come detto, sono a carico dei soggetti promotori, nel caso del Trentino della Diocesi, che ha messo a disposizione a titolo gratuito, ad esempio, la struttura di Villa S. Nicolò, nei pressi di Ravina, un tempo residenza estiva dell’Arcivescovo. Le modalità di assistenza sono analoghe a quelle previste per la generalità dei richiedenti protezione internazionale: vitto e alloggio, beni di prima necessità, sostegno psico-socio-sanitario, mediazione linguistico-culturale, orientamento giuridico sulla protezione, corsi di lingua e cultura italiana, percorsi di facilitazione alla vita comunitaria, corsi di formazione al lavoro e al volontariato.

anche la Provincia di Trento ha deciso di fare la sua parte, coprendo finanziariamente i costi dell’assistenza per il primo anno, periodo in cui non interviene lo Stato. Il numero di persone accolte attraverso questo progetto è stato riconosciuto dallo Stato come facente parte della “quota” assegnata al Trentino nell’ambito della distribuzione nazionale delle persone richiedenti asilo. Quindi nessun onere in più, ma una quota di accoglienza gestita nell’ottica dei corridoi umanitari e non dell’assegnazione casuale di persone arrivate con mezzi di fortuna.

Si tratta di una esperienza piccola, ma esemplare di come si può governare il fenomeno dei profughi. Per questo sarebbe importante che anche la Provincia di Bolzano si inserisse in questo progetto e sostenesse chi, dotato delle necessarie garanzie, volesse realizzare anche sul nostro territorio un esperimento di accoglienza di persone provenienti da questo primo “corridoio umanitario” europeo.

Per questo motivo, il Consiglio provinciale

giudica l’iniziativa del “corridoio umanitario” previsto nell’intesa sottoscritta il 15 dicembre 2015 tra il Governo italiano e la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, l’associazione Papa Giovanni XXIII, la Tavola valdese e i corpi civili di Pace dell’Operazione Colomba come una buona pratica nell’affrontare in modo positivo il tema dell’accoglienza delle persone richiedenti asilo e auspica la sua prosecuzione oltre il biennio previsto;

e impegna la Giunta provinciale

  1. A verificare se esistano in Alto Adige/Südtirol soggetti interessati a inserirsi in questa iniziativa e, al contempo, a prendere contatto con la Provincia di Trento e con i soggetti promotori dell’iniziativa, come la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, l’associazione Papa Giovanni XXIII, la Tavola valdese e i corpi civili di Pace dell’Operazione Colomba, per conoscere i dettagli e le modalità del progetto.
  2. Nel caso la verifica di cui al punto precedente sia positiva, a mettere a disposizione la copertura finanziaria, per il periodo in cui non interviene lo Stato a copertura dei costi, a favore di chi, dotato delle necessarie garanzie che la Giunta provinciale verificherà con attenzione, voglia realizzare anche sul nostro territorio l’accoglienza di persone provenienti da questo primo progetto europeo di “corridoio umanitario” previsto nell’intesa sottoscritta il 15 dicembre 2015 tra il Governo italiano e la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, l’associazione Papa Giovanni XXIII, la Tavola valdese e i corpi civili di Pace dell’Operazione Colomba.

Bolzano, 6.12.2018

Cons. prov.

Riccardo Dello Sbarba

Brigitte Foppa

Hanspeter Staffler